Look around: l'interactive video firmato Red Hot Chili Peppers

Il titolo della canzone si conforma perfettamente con la geniale trovata dell’ultimo video dei Red Hot Chili Peppers: “Look around“, ovvero “guardati attorno”.

Guardarsi attorno è proprio ciò che è possibile fare nel video dell’ultimo singolo, terzo estratto, dall’album “I’m with you” della band Californiana. Premendo play avremo infatti l’occasione di immedesimarci nel regista e interagire con il video muovendo la telecamera, cambiando stanza e decidendo quale dei 4 artisti osservare all’opera.

Ma non finisce qui. Oltre ad avere la possibilità di zoomare sarà possibile anche cliccare, in ogni stanza,  su determinati particolari, accedendo a foto e video effettuati durante la ripresa del video.

Volete provare? Buon divertimento! 🙂

Tiwi, connubio vincente tra motion graphics e storytelling

Tiwi è una lingua molto sintetica del nord dell’Australia. Può esprimere concetti complessi in pochi suoni. Si può sintetizzare così l’idea di fondo alla base di questa start-up. Nata in Emilia-Romagna e parte della rete Emilia-Romagna Start Up, Tiwi realizza video per spiegare in modo semplice ed efficace contenuti complessi.

 

Grazie alla motion graphics e allo storytelling, Tiwi rende i contenuti interessanti e facili da ricordare. La motion graphics è una tecnica di animazione che combina grafica, effetti audio, musiche e parlato, mentre lo storytelling è un metodo per rappresentare contenuti complessi in forma di racconto.

Tiwi nasce nel 2009 vincendo, come migliore idea di business, la competizione Inmentor proposta da giovani imprenditori, patrocinata dall’Associazione Industriali, dal Comune di Reggio Emilia e dall’Università di Modena e Reggio.

I video di Tiwi possono essere distribuiti su qualsiasi piattaforma: canali video on-line, siti web, intranet aziendali, circuiti video fieristici, dispositivi mobili, network televisivi, segnaletica digitale.

Un potenziale enorme. Basti pensare che Tiwi figura come autore della serie “Beautiful Lab” di sky.it, che su Youtube ha avuto circa 4 milioni di visualizzazioni. La parola a uno dei fondatori, Nicola Bigi, per approfondire gli esordi dell’impresa, il target, gli obiettivi.

Quando e come nasce Tiwi?

“A fine 2009, con quattro soci fondatori. Tutti facevamo lavori completamente diversi: io lavoravo all’università con una borsa post-dottorato, Federico stava completando il suo dottorato in Economia, Gianluca stava terminando un master a Milano sulla promozione della musica e Lorenzo si era appena laureato al Politecnico di Milano.

Ci siamo conosciuti grazie a Federico, che ci ha ‘riuniti’ intorno a un tavolo, e da lì sono nate tante idee su cosa poter fare insieme. Poi il team si è allargato rapidamente: oggi siamo una decina di persone con profili molto diversi”.

Quali le competenze essenziali per la realizzazione del prodotto?

“Come spesso succede, è stato un mix di competenze e conoscenze. Siamo stati nella condizione fortunata di avere avuto fin dall’inizio gli strumenti fondamentali per costruire un prodotto unico: competenze di design, animazione e capacità di strutturare storie in modo innovativo.

Parallelamente, eravamo preparati anche sul versante organizzativo e manageriale, per essere pronti a gestire la crescita e lavorare in modo specifico sulle modalità di innovazione del processo di produzione dei video.

Tuttavia, non sono state solo le competenze tecniche a farci crescere, ma la capacità delle persone che lavorano in Tiwi di ‘mixare’ tutto il loro patrimonio di conoscenze e di metterlo al servizio dei nostri prodotti”

Come avete gestito la fase di start-up dal punto di vista finanziario?

“Dalla nostra costituzione in impresa, abbiamo vinto quattro bandi in Emilia-Romagna. Il bando ‘Inmentor’ è stato fondamentale, perché ci ha garantito una sede per tre anni, oltre a un piccolo capitale per coprire le primissime spese di inizio attività.

La sede ci ha permesso, poi, di gestire in modo intelligente la nostra crescita, potendo investire molto sulle persone. Poi abbiamo vinto il bando ‘Start up’, che è stato molto utile sul fronte della formazione specializzata, in particolare sulla tutela della proprietà intellettuale.

In seguito abbiamo partecipato con successo al bando Por Fesr, che ci ha permesso di investire ulteriori risorse nell’innovazione di processo, e al bando Spinner, che ci ha consentito di iniziare il lavoro su una nuova unit aziendale.

In definitiva, non sono stati fondamentali tanto i primi finanziamenti, quanto la rete di facilitazioni ottenute, che ovviamente hanno ricadute economiche, ma che si sostanziano in altre forme (corsi, sedi, ecc)”.

Il mercato in cui operate non è nuovo: qual è stato il vostro approccio?

“In pratica, quello che facciamo è oggetti complessi in modo semplice tramite video, principalmente costruiti in grafica digitale.

Ciò che ci distingue dai competitor è, quindi, un’attenzione particolare alla costruzione della storia, che si sostanzia in un processo anche molto complesso di raccolta dei contenuti.

A volte capita che i contenuti siano strutturati e disponibili, come nel caso del lancio di un prodotto. Altri casi riguardano però contenuti che devono ancora essere raccolti tramite interviste o focus group”.

Quali le ragioni alla base del successo di Tiwi?

“Quello che ci ha permesso di conquistare la fiducia di clienti molto importanti è stata la capacità di realizzare intere serie di video che possono sintetizzare contenuti complessi.

Questo tipo di prodotto ha bisogno della costruzione di un mondo narrativo molto più strutturato rispetto ad altri tipi di video.

In sostanza, il nostro elemento distintivo rispetto ai concorrenti è la capacità di essere ‘al servizio dei contenuti’, siano essi da spiegare con uno stile più infografico, o da illustrare tramite storie con personaggi più ‘virali’.

Questo ci permette di essere un punto di riferimento per tutte le ‘necessità di contenuti coinvolgenti’ espresse da un’azienda, siano tali contenuti rivolti all’esterno o all’interno dell’azienda stessa”.

Apple Scotland: Siri non capisce lo scozzese [VIRAL VIDEO]

Siri è nato nell’assolata California e parla (e capisce!) quel “friendly english” che ha contribuito a rendere Apple un brand amatissimo in tutto il mondo. Ma forse un pò ostico ad alcuni, come ad esempio chi l’inglese lo parla, ma con un accento decisamente particolare: gli scozzesi. TheGavin2000 ironizza proprio su questa incompatibilità tanto leggera (in fondo si tratta della stessa lingua!) quanto tuttavia proibitiva.

Come riporta infatti l’articolo del Los Angeles Times, dal quale Gavin2000 dice di aver preso spunto per il video, Siri proprio non comprende i poveri utenti scozzesi, a discapito del loro amore per i prodotti Apple che ha portato l’iPhone 4S in cime alle vendite nei mesi scorsi. E così anche la ricerca per un sandwich può trasformarsi in un inferno, se si parla lo “sham gabbit”, lo slang scozzese.

Qui trovate la “traduzione” in inglese del video che, in effetti, non è molto comprensibile neppure per noi umani! E se siete in vena di Siri-parodie, ecco l’ultima trovata di Andrew McMurry, conosciuto su YouTube come AndrewFilms: l’iPhone questa volta è un pericoloso assassino! Che dire…davvero americano!  😉

Google Chrome è su Android

Il noto browser di big G sbarca su Android!

Apprendiamo la bella notizia attraverso un video condiviso su Google + , Chrome è ora disponibile sull’ Android Market. La nuova app non solo promette un’ elevata velocità di browsing ma anche un’ esperienza di navigazione ottimizzata per tablet e smartphone grazie a molte funzioni swipe progettate  per i vari device.

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Purtroppo però, alcune note dolenti. Chrome sarà disponibile solo per Android 4.0 per ora (una fascia dunque molto piccola di device), limitato inoltre a alcuni paesi specifici nella cui lista non compare l’Italia. Qui trovate tutte le informazioni sull’app.

Per Chrome possiamo certo aspettare qualche tempo, speriamo che Big G apra la possibilità di utilizzarlo sia ad altri paesi che, magari, ad altre versioni di Android!

 

 

Icone della fotografia: chi si nasconde dietro l'obiettivo?


Ci sono alcune foto che rimangono impresse nella memoria. Icone della fotografia, impregnate di emozioni, che racchiudono universi, ritraggono persone o scorci di mondo. Scatti ai quali, però, non sappiamo collegare un nome o un viso. Tim Mantoani ha raccolto in un libro una rassegna di ritratti di grandi fotografi, accompagnati dalle immagini che li hanno resi celebri.

Ijle Owerko

Jeff Widener

Steve McCurry

Neil Leifer

Mark Seliger

Harry Benson

Douglas Kirkland

Brian Smith

Brent Stirton

 

 

Canal+ e gli spot a prova di armadio [VIRAL VIDEO]

Lo avevamo lasciato seminudo nell’armadio di una giovane coppia a raccontare come, inseguito dai soldati in una foresta, fosse finito in una fabbrica di legnami e poi, inspiegabilmente, proprio nella loro camera da letto. “Mai sottovalutare il potere di una grande storia” il titolo dello spot.

Questa volta Lucas G., sceneggiatore di Canal+, ritorna sugli schermi con un divertentissimo e originale spot per lanciare la nuova stagione di Kaboul Kitchen, la serie televisiva più vista in Francia. Durante le riprese lo scrittore trova una lampada che gli permette di teletrasportarsi in situazioni sempre più improbabili, ritrovandosi, questa volta, nell’armadio di Gilbert Melki, attore della serie.

Per la comunicazione vincente, innovativa e virale dello spot originale, Canal+ e l’agenzia francese BETC Euro RSCG si sono aggiudicati il premio Grand Prix Strategies nel 2010.

 

10 esempi internazionali di brand page su Pinterest

Pinterest, uno dei fenomeni social del 2012, non sta piacendo molto solo agli utenti (avete visto le statistiche e il confronto con Tumblr?): da qualche tempo anche i brand e le aziende stanno cominciando a posizionarsi sulla piattaforma.

Un articolo di Business Insider cerca di fare chiarezza e proporre linee guida su come una marca dovrebbe posizionarsi sul social, fornendo utili consigli:

  • Non parlare solo di sè stessi. E’ un social network, le interazioni sono importanti 🙂
  • Utilizzare le lavagne per segmentare l’audience. Sembrano fatte apposta!
  • Usare la piattaforma per avviare contest multi-social: avete visto il caso Land’s End?
  • Integrare Pinterest in una strategia multi-canale: stando ben attenti a differenziare i contenuti…
  • Aggiungere il “pin it” button: magari di fianco al like it, così l’utente avrà davanti una decisione davvero difficile da prendere 🙂

A tal proposito, ecco una ‘carrellata’ di esempi da tutto il mondo selezionati da un recente post di DreamGrow e dalle riflessioni del bravo Davide Licordari, da cui prendere spunto e da analizzare per comprendere le strategie migliori.

Mashable

Sony Music

The Wall Street Journal

Casa.it

Charity: Water

pinterest brand pages charity water 41 Great Examples of Pinterest Brand Pages

GAP

pinterest brand pages gap 41 Great Examples of Pinterest Brand Pages

Travel Channel

Amnesty International USA

Time Magazine

United Colors of Benetton

Ce ne sono comunque molti altri: la tendenza generale vede la naturale propensione a aprire uno spazio su Pinterest da parte di marche e aziende attive in settori in cui “l’immagine conta” (per motivi anche differenti), non solo i classici fashion e food ma anche architettura, ONG etc.

Una pecca? Forse manca ancora un po’ d’interazione: per ora la maggior parte dei casi prevedono un posizionamento tipo “vetrina”. Ma siamo solo agli inizi, il 2012 è lungo… 🙂

 

MOFILM: giovani filmaker incontrano grandi brand

Ciò di cui un filmmaker ha bisogno è la motivazione.
La motivazione è fondamentale quando tra te e “la-scena-da-portare-a-casa” si frappongono un branco di attori narcisi, tecnici rompiballe e week-end di cibi precotti in sala montaggio.

Ma nonostante tutto, sembra che 20.000$ e un biglietto A/R per l’altro capo del mondo sono più che sufficienti a mandar giù qualche sacrificio. Pronti per il MOFILM?

“Inspiring filmmakers to create videos for big brands and social causes”.
MOFILM è nato dall’idea creativa di Jeffrey Merrihue e Andy Baker nel 2009. Ogni anno lancia montagne di contest per tutti coloro che sognano di girare lo spot 7UP o la nuova campagna della Croce Rossa.

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Il progetto è il punto d’incontro tra grandi multinazionali e giovani cineasti sparsi nel mondo. Gli eventi MOFILM vedono la collaborazione con i più importanti brand, come Walmart, Chevrolet, Coca-cola, Microsoft, McDonald’s, mentre a Pepsi è addirittura dedicata un’intera sezione: il Pepsi Short Film Competitions, una serie di tappe da Barcellona a Shangai all’insegna del “Create it, share it, refresh your world”.

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Zero spese e alta interazione con i consumatori. Il crowdsourcing è un’opportunità troppo ghiotta per le aziende. Soprattutto se, grazie alla struttura del contest, riesce bene a filtrare il lavoro degli utenti e a promuovere i prodotti di qualità. E di fatto, è in questo modo che Chevrolet ha scelto il suo nuovo spot andato in onda al XLVI Superbowl. Guardare per credere!

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Gli OK Go con Chevrolet per il nuovo videoclip [VIRAL VIDEO]

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita l’ha fatto. Dilettarsi nell’arte della musica con strumenti musicali improvvisati: esperti nel tintinnio di bicchieri, maestri del cucchiaio sulla grattugia, rinomati musicisti dei coperchi delle pentole. In fondo, qualsiasi cosa emette un suono: perché non fare una canzone utilizzando i rumori? Ecco da dove parte l’idea alla base del video Needing/Getting degli OK Go.

La band statunitense, per questo video, ha voluto esagerare: a bordo di una Chevrolet si sono lanciati in un percorso con 1.000 strumenti, musicali e non, per comporre una melodia a dir poco unica e che si armonizza perfettamente con le voci del gruppo. Un modo di fare musica originale ed innovativo che non si avvale di effetti speciali o look stravaganti ma della semplice, seppur rara, genialità artistica.

Il filmato, diretto da Brian L. Perkins e Damian Kulash, Jr. con la collaborazione di Chevrolet, sta avendo un notevole successo nel web come tutti i video realizzati dagli OK Go (tra i più famosi “This too shall to pass” realizzato in due versioni, e “Here it goes again“). Il videoclip colpisce e stupisce grazie alla complessità della realizzazione e alla meraviglia di come un’auto possa diventare uno strumento musicale.

David Di Tivoli: i VIP si stocazzano su Twitter! [INTERVISTA]

“Sai chi ti saluta?”
“Chi?”
“Stocazzo!”

Questo è uno degli esempi più semplici del tormentone del momento, lo stocazzare! 😆
Se siete assidui frequentatori di Twitter vi siete sicuramente imbattuti in questo tipo gag più di una volta, soprattutto a discapito di personaggi famosi.

Chi di noi non è mai stato vittima, soprattutto da piccoli, di un stocazzo o di una pernacchia in seguito a un discorso sconnesso di un amico, al quale abbiamo chiesto chiarimenti con un “chi” o un con un “eh?

Se è vero che dentro ognuno di noi c’è un fanciullino, non c’è da meravigliarsi che lo stocazzare sia il tormentone del momento, che è diventato virale grazie a stocazzatori famosi come David di Tivoli.

David Di Tivoli, Cofounder & Director di ISayBlog (il network di nanopublishing che fa più visite in Italia), attivissimo su Twitter, con quasi 8.500 follower, con i suoi tweet al vetriolo su qualsiasi tema – dall’attualità alla tecnologia, dalla musica alla politica – ha portato il fenomeno dello stocazzare al successo.

Su internet si trovano vari stocazzatori in erba che cercano consigli su Yahoo Answer, altri, invece, creano pagine Facebook dispensando consigli da veri esperti su come stocazzare personaggi famosi e amici.

Anche le radio, Radio 101 e Radio DeeJay, hanno iniziato a parlare di questo fenomeno citando le stocazzate subite dai personaggi famosi.

Noi Ninja vi proponiamo sempre il meglio  😎 e così abbiamo contattato lo stocazzatore per eccellenza, David!

Ciao David! Ci racconti com’è nato il fenomeno dello stoccazzare su Twitter? Chi sono stati il primo stocazzatore e la prima vittima VIP?

Il primo stocazzatore è stato mio cugino a 6 anni 😀 È uno scherzo che si faceva tra bambini.
Recentemente ho visto lo scherzo fatto a Gerry Scotty su Twitter, e ho deciso di iniziare a farlo, insieme a degli amici, ad altri personaggi famosi che sono su Twitter.


Per diventare tormentone, però, il fenomeno deve essere carino e fatto in maniera organizzata, altrimenti non porta gli effetti desiderati e muore subito.

Per questo motivo abbiamo diffuso il fenomeno anche attraverso Attualissimo.it, portale sempre aggiornato in tempo reale sui contenuti più interessanti, dalla cronaca agli argomenti di gossip e calcio.

Da qualche giorno abbiamo aperto anche la pagina Facebook ufficiale di Stocazzo dove vengono pubblicate tutte le stocazzate migliori e i fan possono pubblicare le loro.

Alcune stocazzate vengono fatte in tandem: oltre a te chi sono gli stocazzatori più bravi? Come scegliete le vittime? Avete un “piano d’attacco” o nasce tutto in maniera estemporanea?

Due bravi stocazzatori sono Peppe Russo e Marco Vivanti.

 

La maggior parte degli stocazzatori agisce liberamente, contando poi sul mio retweet per avere eco. Alcuni sono ansiosi di beccare i personaggi famosi e a volte, quindi, sono un po’ scontati.

Io preferisco gli stocazzamenti più complicati, altrimenti il fenomeno stanca subito e ha vita breve.

Di solito si cercano le vittime più ingenue, quelle che credono a tutto, a volte però con quelli più attenti siamo in due a fare la stessa domanda ad un personaggio famoso, in modo da fargli credere che sia reale e non uno scherzo.

Tra le vittime famose degli stocazzatori troviamo Lorella Cuccarini, Gerry Scotti, Rudy Zerbi, Antonella Clerici, Luca Ward, Guido Meda e tanti altri. Chi si è divertito di più e chi invece se l’è presa seriamente? C’è qualche VIP che ha iniziato a stocazzare anche lui?

Generalmente i VIP non rispondono mai, solo Rossella Brescia ha risposto dicendo “Sei un principe”.

L’unico che forse ha tentato di stocazzarci a sua volta è stato Guido Meda, che ha iniziato a scrivere qualche frase sgrammaticata, ma non lo abbiamo calcolato, perché è bello che il discorso venga troncato così 😆

Chi se l’è presa e ha risposto per le rime è stata Paola Perego.

Altri, come Valentino Rossi e Andrea Pellizzari, sono miei follower quindi conoscono il meccanismo e non li posso stocazzare.

I personaggi famosi italiani non sono abituati ad essere presi in giro e soprattutto non sono abituati a stare su Twitter, la maggior parte pensa che sia un obbligo esserci visto il grande riscontro che hanno avuto personaggi come Fiorello.

La maggior parte di loro, però, improvvisa, oppure lascia che il proprio profilo sia gestito dall’agente, da un collaboratore o da un fan, come nel caso dello stocazzo fatto alla Clerici.

Il personaggio che non vedi l’ora di stocazzare?

Oggi ho provato con Alemanno, visti i gravi problemi causati dalla neve a Roma, ma non ha risposto, forse aveva troppe notifiche.

Il futuro è stocazzare il personaggio del momento!

In rete si trovano molte persone che chiedono o danno consigli su come stocazzare amici e personaggi famosi. Puoi darci un suggerimento da vero esperto?

Il metodo più semplice è quello di stocazzare una persona ingenua, che abbocca a qualsiasi cosa, dicendogli le solite frasi “Sai chi ti saluta?” “Sai chi ho visto?” ecc…

Ma il metodo più intelligente è quando non si va diretti al punto, quando si fa la domanda tra le righe e si cambia subito argomento, girandogli attorno, portando la vittima stessa a farti la domanda, questa è bravura.

Oltre ad essere una star di Twitter e un famoso stocazzatore, sei Cofounder & Director di ISayBlog, il network di nanopublishing che fa più visite in Italia. Hai mai avuto delle critiche da parte di possibili clienti che hanno giudicato la tua presenza sui social un po’ troppo “leggera”?

Mi sono reso conto del contrario, ho preso molti clienti grazie alla mia visibilità.
Ho molte richieste di amicizia su Facebook e molti follower su Twitter, alcuni di loro quando hanno avuto la necessità mi hanno contattato proprio perché mi conoscono.

È molto apprezzato il seguito che ottengono le cavolate, ma soprattutto è apprezzato il modo in cui vengono gestite, notando che vengono gestite in modo intelligente capiscono che non è controproducente.

È anche per questo motivo che su Twitter ho associato il mio nome a ISayBlog: su Twitter non ci sono molte informazioni personali, in questo modo chi legge i miei tweet legge anche ISayBlog e magari cerca delle informazioni con le quali contattarmi.

Ultima domanda: qualcuno è mai riuscito a stocazzarti?

Sì, soprattutto all’inizio, qualche amico in privato, via sms o dal vivo, oppure quando abbassi la guardia o non ti aspetti che quella persona lo faccia.

Grazie David!

Da bravi Ninja, quindi, state in guardia! La stocazzata è dietro l’angolo 😆