La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

C’era una volta una ragazza che si occupava di cosplay (pratica che consiste nell’indossare un costume che rappresenti un personaggio dei comics o dei manga, interpretandone il carattere e lo stile), poi, grazie alla crescente attenzione della moda all’immaginario dei comics, ed al successo del suo blog e del suo originalissimo Snorlax dress (vestitino ispirato ai Pokemon, nella foto qui sopra) è diventata una guru del fashion a fumetti: è Betty Felon.

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

E’ sempre più seguita nel web sul suo Fashion tips from Comic Strips  (Consigli di moda dalle strisce a fumetti), dove segnala tutte le soluzioni moda più interessanti per avere un look originale e divertente, guardando alle autoproduzioni, ai pezzi da mercatini vintage, e ai prodotti dei grandi brand, come  Diesel che firma la linea di intimo ispirata a Batman e Flash.

La moda veste fumetto parola di Betty Felon

Ogni aspetto del look è curato,  con accessori e cosmesi sempre più curati ed eccentrici.

Dalla manicure personalizzata assolutamente pop:

La moda veste fumetto parola di Betty Felon

All’accessorio indispensabile per il look più elegante ( qui il ciondolo Kryptonite è consigliato a tutte le ragazze che vogliono far cadere ai piedi il Superman di turno)

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

E per rendere meglio le idee, Betty non disdegna di creare e proporre ai suoi lettori  delle proposte total look, dedicate a chi ama osare.

La moda veste fumetto, parola di Betty Felon

Copyright: il 2012, tra buone notizie e la possibile censura del SOPA [DIRITTI DIGITALI]

E’ uno degli argomenti più dibattuti del web e inevitabilmente finisce, a periodi alterni, per occupare le prime pagine dei giornali e le home page dei siti, specializzati e non.  Parliamo del chiacchierato, chiacchieratissimo copyright, oggetto di molte delle novità in materia, non tutte positive. Di alcune di esse, soprattutto negli ultimi giorni, si sta parlando in maniera massiccia anche nei social network, innescando un effetto domino che ‘rischia’ di sfociare, anche qui da noi, in un vero e proprio movimento civile.

Benvenuto, sia inteso.

Il rinfocolato interesse per la materia è scatenato da alcune proposte di legge in fase di approvazione negli USA che rischiano, ancora una volta, di frenare la rete e censurare molte delle attività che in essa si svolgono. E qui in Europa, per diversi aspetti, la situazione non è migliore.

Si riparla di censura? E’ possibile.

Ma procediamo con ordine, e iniziamo con un breve riassunto delle ultime notizie in tema:

Olanda

Nel paese fiammingo, il file sharing di opere dell’ingegno in violazione dei relativi diritti di proprietà intellettuale è consentito, se per uso personale, dalla normativa in vigore, tramite le disposizioni sul fair use – l’uso lecito.

La proposta di riforma presentata al Parlamento, tesa a modificare l’attuale normativa vietando l’uso lecito anche se a scopo personale, è stata bocciata sulla base di tre – a mio avviso solide – argomentazioni: la limitazione alla libertà personale e la forte riduzione delle informazioni circolanti che deriverebbe dal divieto di scaricare opere protette per uso personale; la necessità di procedere all’analisi del traffico, con conseguente violazione della privacy, per effettuare il blocco delle opere protette; la possibilità, per i detentori di diritti sulle opere, di esercitare azioni contro i singoli individui rei di scaricare opere protette.

Alla base della decisione, un rapporto governativo che dimostrerebbe l’elevata fruizione dei contenuti a pagamento da parte dei cosiddetti ‘pirati’ e il ritorno – in termini di maggiore visibilità – della pirateria per gli artisti.

Svizzera

Il governo elvetico è tra quelli che maggiormente si sono interessati allo studio del fenomeno della pirateria digitale. Proprio su tale argomento,  il 30 novembre 2011 il governo ha rilasciato un comunicato dall’inequivocabile contenuto: la legge vigente, che consente il download di opere protette per uso personale, non necessita di essere riformata o integrata.

Basandosi su  un rapporto commissionato dal Senato nel marzo del 2010 – analogo a quello alla base della bocciatura della legge di riforma olandese – il Governo ha ribadito che non ci sarebbe l’evidenza del danno prodotto dalla pirateria al mercato. Pertanto, scaricare opere protette per uso personale resta lecito.

Svezia

Il paese nordeuropeo ci ha da sempre abituati a vicende quantomeno peculiari in tema di copyright (da The pirate bay al PiratPartiet, solo per citre due esempi tra i più noti). Non fa eccezione la notizia, apparentemente di costume, che riconosce il file sharing come religione: il Kopimism, o, meglio, The Missionary Church of Kopimism, fondata nel 2010 dallo studente di Filosofia Isak Gerson e riconosciuta ufficialmente come culto nel mese di dicembre 2011 dall’Agenzia per i servizi legali, fiscali e amministrativi svedese.

Il nome del nuovo credo deriva da’ copy me‘ – copiami – e da ciò è facile intuire la filosofia che ne è alla base. I sostenitori – circa tremila, a quanto è dato sapere –  credono nella libertà di copia e nello scambio delle opere anche se protette, in nome della libertà di informazione e della diffusione del sapere.
Per i curiosi, il primo comunicato stampa del movimento è disponibile qui.

Spagna

Grandi movimenti nel paese Iberico, sulla scia degli Indignados partiti da Plaza Catalunya in Madrid e delle grandi riforme peviste dalla Ley Sinde – la contestatissima legge per lo Sviluppo. Approvata nel febbraio 2011 sotto il governo Zapatero, la Ley Sinde è divenuta operativa il 30 dicembre 2011, con l’approvazione del regolamento attuativo, e inizierà ad esplicare i propri effetti a partire dal mese di marzo 2012.

La legge si pone in netta controtendenza rispetto alle decisioni della magistratura spagnola, che fino ad oggi si è più volte pronunciata per l’irresponsabilità degli ISP in merito all’indicizzazione dei file in violazione di copyright e per la liceità del P2P di opere protette, per uso personale e senza scopo di lucro, quale diritto alla copia privata.

La legge Sinde, mutando radicalmente l’orientamento fino ad oggi seguito, consente al Comitato per la Proprietà Intellettuale, quindi ad un organo amministrativo – vi ricorda qualcosa? – di disporre la chiusura, entro 10 giorni dalla denuncia del titolare dei diritti presuntivamente lesi, dei siti ritenuti illeciti, o di bloccarli tramite la forzosa cooperazione degli ISP.

Da notare come le previsioni della Ley Sinde – era già accaduto in Italia per la deliberazione AGCOM 668/2010 – vadano ben oltre le già contestate previsioni della francese Hadopi – al momento l’unica in fase applicativa – la legge dei ‘three strikes’ – che prevede la disconnession dell’utente dalla rete dopo tre violazioni della normativa sul diritto d’autore.

La legge Sinde non obbliga l’Autorità Amministrativa procedente a distinguere tra contenuti ad uso personale e senza scopo di lucro, contenuti per profitto, contenuti in pubblico dominio, opere diversamente licenziate: le norme, infatti, fanno esclusivamente riferimento ad un presunto danno economico del titolare dei diritti. E su tale presunzione di danno, legittimano il titolare dei diritti alla richiesta e l’autorità amministrativa alla rimozione/inibizione degli stessi.

I dietrologi – e sono tanti – vedono nell’approvazione della legge spagnola la forte pressione del governo americano e delle major dietro di esso. Ancora di più ora che all’orizzonte di profila il possibile arrivo di SOPA.

USA

Per parlare di copyright negli Stati Uniti, in questo periodo basta una parola, o meglio un acronimo: SOPA, ossia Stop Online Piracy Act, la proposta di legge

To promote prosperity, creativity, entrepreneurship, and innovation by combating the theft of U.S. property, and for other purposes

presentata alla Camera dal deputato Lamar Smith, che recita, come scopo, “favorire benessere, creatività, imprenditorialità, innovazione, e per contrastare il furto di proprietà e per altri scopi”, ma che rischia seriamente di cambiare il web come oggi lo conosciamo. Insieme alla PIPA – Protect Ip Act – analoga proposta di legge pendente dinanzi al Senato Usa, conosciuta in una precedente versione con il nome di COICA e già bloccata –  SOPA, se approvata, legittimerebbe l’oscuramento dei siti – qualsiasi sito – per violazione di copyright.

Tra le norme più contestate, la procedura prevista che abiliterebbe i detentori dei diritti alla richiesta di un’ordinanza contro i siti rei di violare (o facilitare la violazione de) il copyright. Per violazione si intenda qualsiasi attività non legittimamente licenziata dai titolari dei diritti: dalla vendita di opere protette, allo streaming; dalla contraffazione, alla semplice indicizzazione di file.

Il governo, a questo punto, potrebbe chiedere agli ISP il blocco di tali siti. Il presunto reo avrebbe cinque giorni di tempo per presentare appello; ma è probabile che nelle more il sito venga già bloccato dagli ISP.

Le conseguenze, com’è facile immaginare, potrebbero essere devastanti: una legge che, nelle intenzioni palesi, si propone di promuovere, tra le altre cose, la ‘prosperità e l’innovazione’, avrebbe la pesantissima conseguenza di bloccare la nascita di molte start up del settore, paventando lo spauracchio della responsabilità – anche penale – nella eventuale veicolazione/indicizzazione di contenuti protetti. E che dire dei motori di ricerca?

La possibilità di un concreto oscuramento della rete ha prodotto la veemente reazione dei giganti del web, da Google a Yahoo, da Amazon a Facebook, pronti a scendere in sciopero – un primo programmato per domani 18 gennaio, di 12 ore, forse un ulteriore blackout il 23 gennaio – alla vigilia della discussione in commissione della proposta di legge.

Contro il SOPA si sta muovendo non solo l’opinione pubblica: secondo le notizie delle ultime ore, sembrerebbe che  anche la stessa presidenza Usa stia assumendo una posizione più attendista verso il SOPA: in un comunicato diffuso il 14 gennaio sul blog della Casa Bianca, l’Amministrazione Obama è consapevole che

to combat online piracy must guard against the risk of online censorship of lawful activity and must not inhibit innovation by our dynamic businesses large and small

e che

the openness of the Internet is increasingly central to innovation in business, government, and society and it must be protected“.

Pertanto, pur senza prendere una posizione netta contro la nuova  proposta di legge, l’Amministrazione Usa invita le parti al dialogo ed a trovare soluzioni condivise, possibilmente evitando qualsiasi modifica dell’architettura del web così com’è oggi.

Un bell’auspicio, non c’è che dire. Ma una battaglia che, anche qualora dovesse essere vinta, non eliminerà un problema – quello della riforma del copyright nel mondo digitale – che deve essere affrontato seriamente e senza ulteriori differimenti. Se si vuole vincere la guerra.

Anno nuovo, social network nuovo: De Revolutione

Siamo da poco entrati nel 2012 decretato l’anno chiave per le reti sociali e già c’è aria di novità per quanto riguarda i social network. Che dire, sembra il preludio di un anno ricco di aspettative, alla faccia dei Maya.

Per esempio, ci sono lavori in corso per la piattaforma De Revolutione, attualmente sul web  in versione Alpha. Grazie ad un accurato passaparola, conta attualmente più di 40000 iscritti in attesa dell’apertura pubblica del sito (stabilita verso la fine del mese).

Dal significato latino “sulla rivoluzione”,  la web startup è stata fondata da Roberto Esposito, un esperto conoscitore della rete che da anni ne analizza sia la psicologia che l’evoluzione, per capire come il web stia cambiando il nostro modo di vivere e socializzare. De Revolutione nasce per integrarsi con gli altri social network formando una rete dalla trama sempre più intricata che facilita le connessioni, i progetti di gruppo e lo scambio di idee.

È proprio questa la prerogativa: stimolare la collaborazione di gruppi per raggiungere obiettivi comuni provenienti ‘dal basso’, grazie a una sorta di struttura circolare di tipo orizzontale. In breve, idee che vengono dalla gente  per la gente.

Un’interazione viva che dà la possibilità di trasformare le idee migliori in Rivoluzioni di massa, termine ben lontano dalla massificazione di inizio Novecento:  qui si parla di individui che prendono coscienza del proprio ruolo di cittadini del mondo, dando il via ad un confronto su temi che possono essere di natura globale.

Magari si scopre di avere gli interessi artistici di qualcuno che sta oltreoceano e creare un progetto comune, coordinare volontariato in caso di emergenza e calamità naturali, oppure aprire una raccolta di beneficienza sino ad improvvisare un flashmob in una stazione dei treni. Persino il crowdfounding risulta essere uno dei punti chiave su cui si pone l’accento nella pagina di benvenuto. Cosa stiamo aspettando? Varchiamo i confini delle miserrime reti civiche e pensiamo in grande. Let’s do it!

Per iscriversi  basta inserire la propria e-mail nell’apposito campo e cliccare “Iscriviti” e il gioco è fatto, in attesa dell’apertura ufficiale del sito è possibile seguire De Revolutione sia su Facebook che Twitter.

De Revolutione è un social network made in Italy che punta ad assumere rilevanza globale; visti i nuovi propositi che si fanno con l’anno nuovo perché non dare fiducia a questo possibile butterfly effect dedito a rendere il mondo un posto migliore?

Presa della Bastiglia

Nike e l'ambient che ti obbliga a fare sport

Siete in strada, avete appena acquistato un panino iper calorico e siete pronti a divorarlo. Cercate una panchina per stare comodi, la vedete, vi avvicinate, ma notate che manca qualcosa.

Quella panchina è il nuovo modo che Nike ha di incitare a praticare sport. Il celebre logo è chiaramente riconoscibile e accanto ad esso c’è la parola RUN, quasi a dire: “che aspetti? Fallo e basta!”

La campagna prende il nome di “Don’t be lazy”. Si tratta di una trovata originale, d’effetto, ma non invadente di diffondere un messaggio che non è solo pubblicitario, ma che riguarda una tematica fondamentale e per nulla scontata, ovvero quella della salute fisica.

EntrareFuori: dal 18 al 20 gennaio nuovo appuntamento con Urban Experience a Roma! [EVENTO]

Ormai l’interattività  e le tecnologie innovative sono dappertutto, anche nell’arte e la cultura.

Ed è anche questo quello che l’Associazione di Promozione Sociale Urban Experience ci vuole dimostrare con “EntrareFuori. Scrivere storie nelle geografie“.

Le azioni di Urban Experience vi aspettano a Roma dal 18 al 20 gennaio al Parco del S.Maria della Pietà – ospedale psichiatrico chiuso nel 1999 – per entrare nel vivo del rapporto tra Memoria/Reti/Territorio e “sentire con mano” l’emblema dell’alterità e dell‘evoluzione di una società che può interpretare le differenze come  risorsa.

Il progetto è caratterizzato da un percorso interattivo che da Sala Basaglia arriva fino al Museo della Mente.

Al centro dell’evento ci sono: i walk show, una sorta di giochi radiofonici in cui valorizzare il territorio attraverso i nuovi media e trattare la memoria del Santa Maria della Pietà, il geoblog con percorsi emozionali, videotag, rappresentazioni teatrali via radio, il Tag Cloud Live così da seguire le keyword su twitter inviate con #entrarefuori, mobtag e brevi estratti dal film di Ascanio Celestini “La Pecora Nera”.

Ma l’evento non finisce qui, perchè il 19 gennaio, inoltre, sarà presentato un Talk-Lab su Performing Media per la cultura dell’innovazione, un seminario di studio con applicazioni di visual thinking per esplicitare le nuove potenzialità della creatività connettiva.

Che aspettate? La partecipazione è libera ed aperta a tutti ma con prenotazione consigliata!

Billie Archilleois crea l'Arca di Louis Vuitton

Che siate fashion addicted, stilisti in erba, giovani designer o che facciate parte di quel vasto gruppo di persone che non spenderebbe mai così tanti soldi per una borsa, dovrete ammettere che questa volta Louis Vuitton ha colpito nel segno. La nuova collezione Maroquinaris Zoologicae, creata per celebrare il Centenario della pelletteria made in France, vi lascerà senza parole.

 

Billie Archilleois – giovane e brillante designer inglese – ha creato per il noto brand francese una collezione a dir poco sorprendente. Le borse forse più agognate del pianeta prendono vita, assumendo le sembianze di simpatici e buffi animaletti:

Gli aspetti più incredibili di questa collezione che unisce creatività ed arte sono l’attenzione per i dettagli e la vasta gamma di materiali utilizzati:

La corsa per aggiudicarsene una – a caro prezzo, si intende – è iniziata. Tutti gli altri, possono ammirare queste geniali creazioni in mostra allo store ufficiale di Parigi.

Vendere Online, il libro sull'ecommerce di Gianluca Diegoli [RECENSIONE]

Dopo aver letto “Vendere Online” di Gianluca Diegoli, consulente e blogger (tra le altre cose) molto conosciuto sul web anche come Gluca, viene da pensare una sola cosa: finalmente!

Il manuale si posiziona come una delle più belle novità italiane 2011 in tema di Web Marketing, e spiega in maniera chiara e professionale le strategie efficaci e le tattiche più interessanti per avviare un e-commerce di successo.

Il libro ha il grande pregio di essere rivolto a chiunque abbia un’idea di distribuzione online e voglia concretizzarla, riesce ad essere comprensibile a tutte le tipologie di lettori (più e meno esperti) fornendo loro tutti gli strumenti e i consigli per avviare le proprie attività. L’obiettivo è raggiunto anche grazie al continuo confronto con i punti vendita online, che sensibilizza l’utente in relazione ai grandi cambiamenti portati dal web e alle modalità con cui le tradizionali dinamiche ‘offline’ possono essere replicate in rete. Gli altri punti di forza sono veramente tanti, tra cui ricordiamo:

> Velocità e semplicità di lettura: in circa 150 pagine Gluca riesce a dirci tutto, ma proprio tutto quello che serve, trovando anche lo spazio per stressare i punti cruciali e più interessanti.

> Chiarezza: i tecnicismi sono alternati a un linguaggio scorrevole e chiaro, il lettore chiude il manuale senza troppi sforzi e con tante idee in più in testa.

> Aggiornamento di dati e tecniche: sono presentate le statistiche 2011 e i nuovi orizzonti più interessanti in tema di e-commerce (Social Media, etc.).

> Completezza: nel manuale trovate tutto, ma proprio tutto quello che può servire per partire subito con la vostra idea di business.

Infine, il discorso generale è ben integrato da molti esempi e dalle ‘pillole’ dei maggiori esperti italiani in tema di Web Marketing, tra i quali ricordiamo Nereo Sciutto e Alessandra Farabegoli (di cui vi abbiamo presentato il nuovo e-book sul buonsenso in rete poco tempo fa), e i manager di società (ING, Ducati, etc.) scelte tra quelle che hanno avviato i progetti di e-commerce più interessanti.

Per concludere, ci sentiamo proprio di consigliare “Vendere Online” e i consigli di Gluca a tutti: non ve ne pentirete e anzi, vi verranno in mente molte idee efficaci e di successo! Se non lo avete ancora fatto, acquistatelo asap 😉

Fotoshop by Adobé "smaschera" il fotoritocco [VIRAL VIDEO]

I più famosi brand di cosmesi non avrebbero saputo fare di meglio. “It’s you, perfected” sembrerebbe proprio il claim adatto per la campagna dell’ennesima miracolosa crema antirughe. Salvo poi scoprire che lo strabiliante prodotto che cancella dal nostro viso imperfezioni di ogni tipo è Photoshop, anzi Fotoshop by Adobè. Il nome del famosissimo (e utilizzatissimo) software è stato modificato quanto basta per rendere l’idea che sta alla base del finto spot: ironizzare sull’utilizzo oramai inevitabile del fotoritocco, non solo da professionisti sulle riviste patinate di moda, ma anche dai singoli utenti che vogliono rendere le proprie foto belle come quelle delle ‘celebs’,  e “esprimere sé stessi al meglio” sui social grazie al supporto di queste tecnologie.

Jesse Rosten, il film maker autore di questo video, ha progettato la sua parodia nei mini dettagli: ed ecco allora che gli strumenti feticci di Photoshop, come ‘Liquify’ o ‘Healing brush’, diventano gli ingredienti prodigiosi della linea cosmetica Fotoshop, che non solo rende la pelle “come plastica”, ma ti fa apparire “proprio come dovresti essere”.

Sul suo blog Rosten scrive:

“I was watching TV one sleepless night and stumbled upon an infomercial for some beauty product. The commercial showed before and after portraits, that to my eye, looked like the same photo just photoshopped. I laughed to myself. Then I made this video”.
(Stavo guardando la tv una sera in cui non riuscivo a dormire e mi sono imbattuto in un infomercial –spot pubblicitario televisivo strutturato come un brano di notiziario– di un qualche prodotto di bellezza. Lo spot mostrava foto “prima e dopo”, che ai miei occhi sembravano proprio la stessa foto, ma ritoccata. Ho riso tra me e me, e ho realizzato questo video).

Geniale, no?

Facebook, Twitter e MySpace: le differenze tra vecchi e nuovi profili secondo gli utenti

Recentemente i maggiori siti di social networking hanno presentato ai propri utenti un restyling completo dei loro profili.

Per avere un idea più precisa di come questi restyling possono influenzare il comportamento degli utenti durante la navigazione, EyeTrackShop in collaborazione con Mashable, ha condotto uno studio per comparare l’impatto visivo di un utente su Facebook, Twitter e MySpace prima e dopo il restyiling dei siti (vedi anche “Facebook Timeline vs. Old Profiles: How People View Them Differently [STUDY]”).

L’agenzia di ricerca EyeTrackShop ha condotto questo studio con la tecnica dell’eye tracking utilizzando un capione di 30 persone, cui è stato chiesto di visitare i loro profili social prima e dopo i restyling.

Qui alcune interessanti osservazioni dai risultati della ricerca per i tre social network:

  • Nella nuova versione di Facebook, il primo elemento che viene notato è la nuova foto di copertina della “Timeline”: in ogni caso è risultato che i partecipanti allo studio hanno dedicato mediamente più tempo per guardare le foto dei profilo di Facebook rispetto alle foto copertina.
  • Le pubblicità su Facebook riscuotono maggiore attenzione da parte degli utenti nella nuova versione Timeline: infatti nella versione precedente il 43% del campione di studio prestava attenzione alle ”sponsored stories”, mentre nella versione “Timeline” ben il 63% del campione presta attenzione alle pubblicità. Quanto all’attenzione sulle inserzioni pubblicitarie, i partecipanti hanno speso in media lo stesso ammontare di tempo su ogni profilo.
  • Nella nuova versione di Facebook le informazioni personali, come l’occupazione e luogo di residenza, ricevono piu attenzione: i visitatori impiegano in media circa 2.2 secondi a guardare questa sezione nel nuovo formato, che include anche immagini, ma passano solo 1.6 secondi a guardare la stessa sezione nella vecchia versione di Facebook.
  • Su MySpace, i testi vengono letti meno e per ultimi: in entrambe le versioni di MySpace, le foto vengono notate per prime e i visitatori spendono la maggior parte del tempo a sfogliarle.
  • La nuova veste grafica di MySpace dona maggiore risalto alla sezione dedicata ai brani musicali: nella nuova versione ben il 97% dei visitatori nota la sezione musicale dove con un click si può ascoltare un brano, mentre nella vecchia versione solo 53% dei visitatori la notava.
  • Le informazioni sul profilo di utente sono più facili da trovare nel nuovo Twitter. Nel vecchio Twitter, i partecipanti allo studio notavano prima i tweet dei profili. Nella nuova versione questa tendenza è stata rovesciata.

Allora cosa ne pensate voi dei nuovi profili di questi social network?

 

Considerazioni SEO sulla "Search, plus Your World" di Google

Google si stà muovendo in svariate direzioni per cercare di migliorare i risultati di ricerca. In un recente post apparso sul blog ufficiale possiamo apprendere le novità inerenti alla ricerca sociale. Proprio così, Google cerca di fornire informazioni sempre più “precise” e per farlo cerca di “scovare” informazioni e collegamenti all’interno dei nostri profili Google+. Ecco le tre novità introdotte:

1. Personal Results

Grazie a Google+ è possibile ottenere informazioni dettagliate partendo dai post e dalle foto della nostra cerchia di collegamenti. Quindi se cercheremo per esempio un oggetto elettronico, potrebbero essere proposti risultati condivisi e presi dai post provenienti dalla nostra cerchia sociale (quindi dati che un utente condivide solo con i propri “amici..”).

2. Profiles in Search

Attraverso le nuove funzionalità di Google sarà possibile trovare una persona partendo dalla nostra rete di contatti di Google+. Ovviamente questa ricerca funzionera solamente per gli utenti appartenenti alle tue cerchie sociali di Google+.

3. People and Pages:

Se cerchiamo un particolare argomento potrebbero apparire, nel lato destro nei risultati di ricerca, le persone che su Google+ stanno discutendo su tale tema. Questo dovrebbe aiutare a scoprire nuove comunità e persone che discutono di temi di nostro interesse.

Infine sarà possibile attivare o disattivare la “Search, plus Your World” agendo sul pulsante rappresentato qui sotto. Questa configurazione potrà poi essere pre-impostata scegliendo la preferita come default.

Le novità saranno attive per il momento su Google.com e arriveranno piano piano ad essere operative anche nelle versioni degli altri paesi.

In pratica Google cerca di diventare più “intelligente” e per questo motivi correla le informazioni presenti sul nostro profilo Google+ e ne fa tesoro per fornirci risultati di ricerca personalizzati. Questo sarà un grosso cambiamento anche lato SEO, infatti varranno sempre di piu i “+1” effettuati su una notizia o su un sito web per assicurarsi un corretto posizionamento anche nelle varie sfere sociali.

Tutto questo è molto bello ma vi è sempre un “mha…”

A mio avviso Google sta cercando di utilizzare informazioni più o meno “personali” al fine di influenzare la SERP (pagina dei risultati del motore di ricerca) dell’utente, ma ciò porterà veramente un miglioramento nella qualità della ricerca? Non rischierà di “nascondere” informazioni che potrebbero essere utili?

Sono tutti interrogativi da porsi, anche perchè abbiamo già visto come le pagine ed i profili di Google+ stiano, anche in assenza di backlink, dominando le posizioni della SERP.

Inoltre Google non è nuovo a trascurare siti web, nonostante l’introduzione di Google Panda, siti web che utilizzano pratiche SEO non corrette (link nascosti, testo colore su colore ecc) posizionati in prima pagina per keyword anche competitive.

Per esempio cercate “scatole natalizie” e vedrete subito un posizionamento “anomalo” per un sito web.

Questa nuova trovata di Google potrebbe essere una mossa di marketing per interagire con le informazioni e i collegamenti personali degli utenti per poi sfruttarle in AdWords rubando “clientela” a Facebook…oppure un reale miglioramento della qualità dei risultati di ricerca.

A mio avviso sarebbe opportuno che il colosso della Mountain View sistemasse gli erroroni della Serp e analizzasse realmente i dati delle query, per cercare di capire se la mossa social+serp sia la strada vincente.

Voi cosa ne pensate?