Kia ed il trio di criceti hip hop [VIRAL VIDEO]

Davvero accattivante il nuovo spot Kia, che ha visto il suo debutto pochi giorni fa in occasione dei Video Music Awards su MTV.

Lo spot, porta la firma di Mark Romanek ,veterano nel mondo dei video clip musicali e di promozione pubblicitaria. Il brillante regista, ha in attivo collaborazioni con artisti del calibro di Michael Jackson e Madonna oltre ad aver collaborato per gli spot dell’iPod.
Le pubblicità Kia ricalcano lo stile di una vera e propria saga cinematografica.

I protagonisti, simpatici criceti, passano da un’atmosfera drammatica e malinconica di “Non lasciarmi” verso un universo futuristico in cui una spettacolare guerra fra macchine viene interrotta grazie al loro arrivo, ovviamente al volante della nuova Kia Soul.

Occhi puntati sull’’icredibile trio hip hop!
Per rendere credibili i criceti ,il regista ha ingaggiato dei ballerini hip hop che sono stati fondamentali per rendere convincenti i passi di danza. Così come è stata centrale la scelta della musica, che alla fine è caduta sulla hit dell’estate Party Rock Anthem degli LFMAO.

Il nonsense è talmente palese che lo spot ha attirato subito l’attenzione di tantissimi utenti catturati da un’appeal irresistibile…

Siete pronti a lasciarvi rapire anche voi?

Il TG3 annuncia lo sbarco degli alieni [VIRAL VIDEO]

Il 4 agosto scorso “avvistamento” su YouTube di un video decisamente virale: la giornalista del Tg3, Maria Cuffaro, che annunciava lo sbarco degli extraterrestri sul nostro Pianeta.

Immediata la smentita di veridicità dello stessoTG3 sul proprio sito internet. Si è trattato di una (neanche troppo originale) trovata pubblicitaria della Fandango per promuovere il film di Gian Alfonso Pacinotti (noto al grande pubblico come Gipi) intitolato “L’ultimo terrestre“, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e la cui uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il 9 settembre.

Chi attendeva il fatidico momento d’incontro con gli omini verdi, dovrà rassegnarsi ad aspettare ancora: è solo una scena tratta dal film.

Si sperava, forse, in un remake della  Guerra dei mondi, quando  OrsonWelles nel1938 seminò il panico tra i radioascoltatori all’annuncio dell’arrivo degli alieni?

Troppo  tempestivamente informati e smaliziati per cascarci davvero.

Piuttosto viene da chiedersi:  dopo tutti questi fake, quando e se avverrà l’ annuncio dell’invasione aliena, saremo ancora in grado di crederci?;)

Il valore delle sponsorizzazioni sui social media [RICERCA]

L’incremento esponenziale della diffusione dei social media è cosa ormai nota a tutti. Le statistiche degli ultimi anni parlano chiaro: secondo i dati dell’Online Publishers Association, aggiornati a Gennaio 2010 (dunque da modificare con un forte incremento) e riportati nel Social Media Sponsorships Forecast 2010-2014 di PQ Media (scaricabile qui), i consumatori dedicano il 27,5% del tempo online utilizzando i social media. Altri numeri di una ricerca TNS, riportati in Febbraio da Jeff Esposito, sostengono che il 46% degli utenti internet worldwide interagisce giornalmente con i social media.

Queste sono solo due delle tante prospettive (a volte divergenti) che riportano un unico grande fenomeno destinato a crescere sempre più. Professionisti ed esperti di marketing e comunicazione non possono permettersi di stare a guardare! Non è dunque un caso se, in accordo con il report 2011 della Social Media Marketing Industry prodotto da Social Media Examiner (di cui vi abbiamo parlato ad Aprile), il 58% dei marketer trascorre sui social media 6 ore o più a settimana e il 34% 11 o più. L’obiettivo è sempre quello di trovare nuovi modi per avvicinare e intercettare gli utenti-consumatori.

Le sponsorizzazioni sui social media

Una delle attività al momento più interessanti e che sta facendo registrare rapidi aumenti di utilizzo è la sponsorizzazione sugli stessi social (social media sponsorship). Citando e traducendo liberamente una definizione convincente data da PQ Media e ripresa da IZEA, possiamo descrivere la SMS come

una strategia di Word of Mouth Marketing che sta emergendo rapidamente, tramite cui i brand garantiscono compensi (cash, prodotti etc.) ai creatori di contenuti sui social media allo scopo di promuovere/menzionare/recensire i propri prodotti e/o servizi attraverso post, aggiornamenti, check-in ed altre esperienze.

La definizione ci permette di identificare le due principali tipologie di sponsorizzazioni:

  • Cash-sponsored: prevedono un rimborso economico;
  • Non cash-sponsored: sono forniti campioni, sconti sui prodotti/servizi ed altri incentivi di natura non monetaria.

E’ possibile comprendere come i target a cui questa attività viene indirizzata da aziende e agenzie devono essere persone ascoltate e seguite, credibili (influencer, opinion leader, etc.) affinché si generi buzz. Solo così essa può diventare realmente interessante e integrabile al marketing mix, anche grazie all’elevata misurabilità del ritorno sugli investimenti.

Nel 2010 un rapporto PQ Media aveva quantificato i trend degli investimenti in SMS, registrando un’importante crescita dal 2004 al 2009 con un incremento medio del tasso annuale del 77,6% (dai 2,6 milioni di $ nel 2004 ai 46 milioni di $ cinque anni dopo) guidato dalle sponsorizzazioni a pagamento (cash-sponsored).

Nel 2009, i settori più interessati e attivi negli investimenti sono stati quello dei consumer packaged goods (soft drink, etc.), dei prodotti ad elevato contenuti tecnologico e della categoria bellezza e salute.

Lo stato della SMS aggiornato al 2011

Una ricerca (scaricabile gratuitamente qui) svolta questa estate da parte di IZEA ha fatto il punto sullo stato attuale delle sponsorizzazioni sui social media, analizzandone l’evoluzione sia dalla prospettiva dei marketer che da quella dei creatori di contenuti (publisher), per un totale di circa 4000 rispondenti.

Circa la metà dei professionisti di marketing e comunicazione ascoltati ha detto di avere ricompensato qualcuno per una menzione online, in particolare per blog post e tweet in cambio di cash e prodotti gratuiti. Queste prime statistiche sono in linea con il valore accordato alle menzioni sui diversi media, dove però emerge anche la rilevanza degli sponsored video (valutati oltre 112$ l’uno).

Inoltre, la rilevazione ha sottolineato come non tutti gli opinion leader sono uguali: prima di formalizzare un’offerta viene infatti valutata in primis la qualità dei contenuti prodotti fino a quel momento, per poi passare alla congruenza degli argomenti trattati in relazione al prodotto/servizio da promuovere ed al tasso di engagement dei lettori.

Come già scritto, inoltre, per i marketer diventa molto importante valutare anche il ritorno sugli investimenti: in questo caso gli indicatori preferiti sono la qualità del contenuto, il numero di share ed il click-through rate.

Qual’è invece la situazione dal lato publisher? La ricerca mostra come in questo caso si possa parlare di un vero e proprio business: nel 2011, infatti, il 91,1% di questi sostiene di aver ricevuto compensi in cambio di citazioni o di volerlo fare. Chi lo ha fatto ha seguito tre principali modelli:

La pratica è così diffusa che oltre il 77% dei soggetti intervistati dichiara di non gradire quando un pubblicitario o un’azienda chiede loro di “lavorare gratis”. Addirittura, il valore del compenso è il secondo driver che guida le decisioni dell’opinion leader in merito alla SMS. Questo può causare incomprensioni tra domanda e offerta: per esempio, mentre gli advertiser valutano (come già scritto) un tweet sponsorizzato circa 63$, i publisher arrivano a più del doppio, 134$. Per quanto riguarda i post, siamo invece a 147$ vs 190$.

Conclusioni

Le analisi presentate e sviluppate nell’articolo hanno messo in evidenzia un fenomeno che, nonostante i dubbi avanzati da qualcuno sul suo sviluppo futuro e sulla questione “etica”, è vivo e in forte crescita. Anzi, sembra proprio che la sua diffusione sia direttamente legata a quella dei social media in almeno due accezioni:

> Aumento del numero di utenti che utilizza uno specifico mezzo (es. trend del numero di persone che apre un blog/un account Facebook/etc.);

> Aumento del numero e delle tipologie di nuovi strumenti progettati e sviluppati (es. Google +).

Cosa ne pensate? Sentiremo parlare sempre più di social media sponsorship?

Service Design Thinking: una prospettiva user-centered

Una panoramica

Il Service Design rappresenta l’attività con cui vengono pianificate e organizzate persone, infrastrutture e strategie comunicative di un servizio, al fine di migliorarne la qualità e l’interazione tra service provider e clienti. Lo scopo delle metodologie del service design è quello di progettare secondo le esigenze dei partecipanti, in modo che il servizio sia facile da usare per i clienti stessi. Il punto cruciale  di questo processo è quello di comprendere il comportamento dei clienti, i loro bisogni e le loro motivazioni. I service designer progettano metodologie per diversi settori quali ad esempio l’etnografia e il giornalismo per raccogliere maggiori informazioni sugli utenti attraverso interviste. Molte osservazioni sono sintetizzate per generare concetti e idee che sono  raffigurate visivamente, ad esempio in schizzi. Il service design inoltre può informare delle modifiche fatte ad un servizio esistente o sulla creazione di nuovi servizi.

Vi mostriamo un’infografica creata dal progetto Service Design Tools del Politecnico di Milano, il quale prende forma da un processo multidisciplinare, fondendo diverse figure e competenze. Gli strumenti utilizzati nel corso di questo processo sono state prese dai campi che hanno dato luogo alla pratica del service design: scienze sociali, economia, design e tecnologia.Il maggior contributo è venuto dal design industriale, che ha visto lo sviluppo e la creazione di diversi metodi e tecniche nel corso degli anni, anche se questi strumenti non si adattavano bene alla progettazione e comunicazione di soluzioni più complesse.

 

Caratteristiche

Il raggio di azione del service design si estende a diversi campi come ad esempio nel mondo sanitario o educativo attraverso la promessa di nuovi servizi. Può essere sia materiale che immateriale, può coinvolgere artefatti e altre cose compresa la comunicazione, l’ambiente e comportamenti. E’ inoltre considerato l’attività che suggerisce modelli di comportamento o uno script per le parti che interagiscono nel servizio, lasciando un maggiore livello di libertà di comportamento dei clienti.

Insieme ai metodi più tradizionali di product design, il service design richiede metodi e strumenti per il controllo di nuovi elementi del processo di progettazione, come ad esempio il tempo e l’interazione tra gli attori. Una panoramica delle metodologie del service design viene proposto da  (2006 Morelli), che definisce tre direzioni principali:

• Identificazione dei soggetti coinvolti nella definizione del servizio, con adeguati strumenti di analisi

• Definizione di scenari di servizio possibile, casi di studio, sequenze di azioni e il ruolo degli attori, al fine di definire i requisiti per il servizio e la sua struttura logica e organizzativa

• Rappresentazione del servizio, utilizzando tecniche che illustrano tutti i componenti del servizio, inclusi gli elementi fisici, le interazioni, collegamenti logici e le sequenze temporali.

Strumenti di analisi che fanno riferimento all’ antropologia, agli studi sociali, all’ etnografia e alla costruzione sociale della tecnologia.

Un altro progetto sul service design l’abbiamo scoperto grazie al blog di Luca Mascaro, che per chi non lo seguisse, è un user experience designer, vi invitiamo infatti a dare un’occhiata al suo blog  perché molto interessante!

Parliamo del libro This is Service Design scritto e ideato da 23 designer europei, assemblato per descrivere l’emergente campi del service design, creato usando gli stessi approcci co-creativi e user-centered di cui è possibile leggere all’interno. Per principianti e professionisti, si distingue infatti per il linguaggio semplice e  si divide in 3 grandi parti:

– Le nozioni di base del service design thinking che danno luogo a 5 principi fondamentali;

– La seconda parte che riguarda i Tools descrive infatti una grande varietà di strumenti e metodi utilizzati nel service design thinking, inoltre il contenuto di questo capitolo è stato creato da un sito web attraverso un approccio di crowdsourcing, lavorando così in maniera co-creativa;

– L’ultima parte fornisce esempi vivaci per i fondamenti introdotti con reali casi di studio di 5 aziende che hanno realizzato progetti ispirandosi al Service Design.

Vi mostriamo grazie alla realizzazione di un motion video il contenuto del libro!

In basso trovate altri link inerenti al service design.

Lanvin Autunno Inverno 2011, un video comico per presentare la collezione

La moda ci ha abituato ad atmosfere patinate, modelle nevrotiche, sceneggiature ispirate, video astratti e sofisticati. Quest’ampio margine di differenziazione visiva è stato colto da Lanvin che ha da poco presentato un video online diretto da Stephen Meisel per introdurre la collezione AI 2011 del marchio. Nel film, modelli un po’ imbarazzati improvvisano coreografie timide: il risultato è un branding più ironico e scanzonato.

Apps per Piccole e Medie Imprese [INFOGRAFICA]

Anche se le apps più scaricate restano quelle dei giochi, sta crescendo la cultura e l’adozione delle apps tra le imprese e nel mondo degli affari. Infatti il comparto delle applicazioni business (e per l’aumento della produttività) è in forte fermento. Sempre di più le persone, se ne hanno occasione, preferiscono accedere alle apps più che a siti web, in mobilità o meno.

Questa infografica di Intuit ci racconta cosa sta accadendo nel mondo delle piccole e medie imprese.

Apps per Piccole e Medie Imprese

via Intuit

 

Fashion victim di tutt'Italia unitevi: arriva il Vogue Fashion's Night Out! [EVENTO]

A settembre si ricomincia con il tram tram quotidiano, e oltre alla disperazione per il ritorno alle normali attività quotidiane, per una fashion victim la tragedia arriva con la fine dei saldi. Ma non disperate giovani amanti della moda, c’è pur sempre la collezione autunno-inverno in arrivo e in più… a settembre c’è il Vogue Fashion’s Night Out!

Non perderti l’8 settembre a Milano e il 15 a Roma l’evento-celebrazione della moda! Negozi e boutique di mezzo mondo (ben 17 Paesi!) resteranno aperti per dare luogo al “più grande party della moda al mondo” (parole di Eva Hughes, editor di Vogue Mexico); confrontati con stilisti, designer e celebrità nella serata interamente dedicata allo shopping.

La notte firmata Vogue si presenta piena di iniziative speciali, eventi e, soprattutto, tanto, tanto shopping eccezionale con prodotti esclusivi.

Ebbene prima di iniziare a spulciare interamente il sito ufficiale per avere qualche anteprima sul cosa vi aspetterà … ve lo diciamo noi!

Allora, iniziamo col precisare che ciascun negozio avrà in serbo qualcosa per voi, dalla presentazione della nuova collezione, alla sfilata con modelle, ai cocktail, … ma ci saranno anche degli eventi speciali, sia a Roma che a Milano.

Ci sarà l’assegnazione del Campari Red Passion Prize, la premiazione al personaggio che meglio incarna la passione e l’eccellenza italiana nel mondo ed a Bianca Balti ed Elio Germano, i due che hanno saputo interpretare al meglio l’Italian Style.

Grazie alla collaborazione tra Biffi Boutique & WHO IS ON NEXT? – progetto di scouting creato da AltaRoma e Vogue Italia5 designer emergenti potranno esporre e vendere le loro creazioni per Milano ed il cavato sarà devoluto all’ associazione Amici di Brera.

Ma il Vogue Fashion’s Night Out è anche per gli amanti della musica, e, proprio per questo, ad animare la serata ci sarà DiscoRadio (a Milano) e Dimensione Suono Roma (a Roma), che saranno le voci di questo VFNO, capaci di mixare l’euforia dello shopping all’entusiasmo della musica, e che si uniranno ad eventi live a Milano.

Ancora non siete sazie? Allora, ultima anteprima al VFNO oltre alla moda e alla musica, sarà protagonista della serata anche la fotografia … come? Con set fotografici in giro per i negozi e con la Portfolio Night in cui fotografi, curatori e photo editor saranno a tua disposizione per consigliarti e per valorizzare il tuo portfolio.

Mi raccomando controllate la mappa per vedere quali sono i negozi che aderiranno e, in caso non siete amanti del camminare, chiamate il “Fashion Taxi”, il taxi gratuito per rendere più comodi e facili i tuoi spostamenti!

Non hai scuse … se sei glamour, sei Vogue Fashion’s Night Out!

Quante cose si possono fare in un Apple Store?! [VIRAL VIDEO]

Per gli Apple Addicted un Apple Store è veramente il paese dei balocchi!
Per i “comuni mortali” è uno store tutto speciale
: oltre ai gioiellini tecnologici, relativi accessori e persone in estasi di fronte a MacBook e I products, si possono incontrare ragazzi che danzano davanti ai monitor, animali domestici a spasso con i padroni ma anche serpenti, pappagalli e chi più ne ha ne metta!

Mark Malkoff, il protagonista di questo video, si è chiesto quali altre improbabili cose possano essere fatte dentro un Apple Store ed è iniziata la sfida.

Siete nell’Apple Store e vi viene fame? Niente paura, potete ordinare una buona pizza che in 30 minuti sarà da voi, direttamente in negozio, dove potrete consumarla e offrirla ai simpatici shop assistant.
State cercando qualcosa di speciale per festeggiare un romantico anniversario? C’è L’Apple Store! Mark organizza una romantica cenetta con la moglie, con tanto di cenetta romantica, serenata e ballo guancia a guancia.

Nell’Apple Store potreste addirittura incontrare Dart Vader (per chi non lo sapesse, il cattivo della celebre saga Star Wars), alla ricerca di assistenza per riparare l’I phone rotto, nel caso in cui il lato oscuro della forza lo abbandonasse.
Se, infine, volete portare la vostra capra a fare spese tecnologiche, nessun problema: l’Apple Store è a vostra disposizione; sappiate solo che, al momento, sono sprovvisti di erba!

Insomma, questo video ci dimostra che nell’Apple Store possiamo fare praticamente di tutto e di più! E se avete qualche altra nuova sfida da proporre, teneteci aggiornati!

Il futuro del gaming? Immaginatelo così!

Il video parla da solo, come si dice in gergo. Cosa ne pensate voi?

Guardate un po’:

A me piace molto, immaginate un futuro prossimo in cui potremmo giocare sfruttando un mix di 3D, realtà aumentata, sensori di movimento, wireless, ecc.

Uno spettacolo!

Foursquare: tutte le novità di agosto

Ormai Settembre è arrivato e le vacanze sono finite per quasi tutti…ma sappiate che Foursquare in vacanza non ci è proprio andato! Sono diverse ,infatti, le piccole grandi novità che il geo-social network ha introdotto ad Agosto.

Ad esempio, a luglio vi avevamo accennato ai rumor sulla possibilità di poter fare check in negli eventi (vedi anche “Foursquare: dal check-in nel luogo al check-in nell’evento” e “Foursquare: Now You Can Check Into Events” su Mashable).

E così è avvenuto. Foursquare ha pensato a eventi topici, come ad esempio concerti o grandi raduni, e nel suo blog ha scritto che “in momenti come questi, un luogo è spesso molto più di un semplice luogo”.  E così la prossima volta che andrete a sentire Vasco (o il Liga) a San Siro, potrete fare check in direttamente sull’evento..e chissà, magari così sarà più facile sbloccare un Super Swarm Badge (dove servono almeno 250 check in di persone nella stessa venue) 🙂

Per riuscire ad ottenere le informazioni sulle date e i luoghi dei prossimi “grandi eventi” nel mondo, Foursquare ha deciso di appoggiarsi ad alcuni partner come, ad esempio, Tickets.com e Songkick (per tutto quello che riguarda l’ambito “concerti”). E già si parla di quasi 50.000 eventi in database!  La nuova funzione, poi, oltre ad essere disponibile su iPhone, è entrata in funzione anche per Android proprio qualche giorno fa.

Ma non è finita qui. Perché, come ha subito riportato Mashable (vedi anche “Foursquare Updates iPhone App With Inline Photos“), Foursquare ha sfruttato il mese di Agosto  per rifarsi il look. I check in-addicted avranno, infatti, notato che lo stream delle attività è più colorato ed è stata aggiornata l’app con l’aggiunta di foto ai check in.

Ora gli utenti possono vedere le foto caricate dagli amici  e i check in insieme nell’”activity stream”, come già è possibile da un po’ dal sito Foursquare.com.    E’ stata aggiunta anche la sezione “here now”, per vedere in un’unica sezione tutte le foto e gli shout che gli amici fanno in una stessa venue.

Sembra proprio che le modifiche al design puntino a migliorare la user experience. E in questa direzione sembra andare un’altra importante novità di ferragosto: le liste.  Si tratta di liste di posti che si vogliono condividere con gli amici, liste con le cose che vogliamo fare e con quelle che abbiamo già fatto.

Ogni utente può creare delle liste e può, a sua volta, seguire quelle di altri.

Si tratta di una nuova funzionalità non banale che può rivelarsi molto strategica, anche e soprattutto per i brand. Immaginate un marchio con alcuni punti vendita in città e immaginate che in ognuno di questi posti ci sia una promozione che dà diritto a premi diversi per i major. Il brand può usare la sua lista per “comunicare” con i propri fan su tutto quello che riguarda i suoi prodotti e Foursquare. I brand che gestiscono più prodotti possono fare liste diverse a seconda dei loro target. E’ qualcosa di simile al meccanismo delle liste che troviamo anche su Twitter. Con così tanti followers, a volte, era difficile ricordarsi nello specifico di tutti. Anche su Foursquare il numero di venue attualmente registrato è davvero impressionante. Con la nuova feature delle liste è possibile avere un po’ più di ordine e, magari, trovare prima quello che cerchiamo.

Ebbene le liste, lanciate da poco più di due settimane, hanno avuto un successo così grande che ne sono già state create diverse centinaia di migliaia. E allora Foursquare non è stato a guardare. Venerdì scorso ha, infatti, reso un altro omaggio a Twitter e ha introdotto il Follow Friday delle liste (#4sqFF per i Twitter addicted), per mettere in evidenza le migliori.

L’esperimento del #4sqFF per ora è nato con le liste create dalle università. Il fenomeno del social media marketing che le Università e i College fanno attraverso Foursquare è ancora quasi totalmente sconosciuto in Italia. Negli Stati Uniti, invece, quasi ogni Università ha la sua brand page. Un modo alternativo e al passo con i tempi per comunicare il proprio “brand” con gli stessi strumenti usati da chi in quel brand (il campus universitario) ci vive. Insomma, un nuovo modo di fornire servizi.

Foursquare, nel suo blog, ne ha citati alcuni. Solo per fare un paio di esempi, vi segnaliamo la Duke University, a Durnham, North Carolina, che tra liste create ne ha una specifica per dare info su tutti i luoghi dove trovare stampanti wireless.


O ancora, la West Virginia University ha creato una lista con i posti consigliati per chi ha voglia di fare escursioni all’aperto, nel campus e nelle zone limitrofe..con tanto di link a cartine e sentieri.

 

Foursquare ha poi creato uno specifico account twitter, @4sqoncampus, per chi è interessato a conoscere altri grandi usi da parte delle Università. E, ovviamente, non poteva mancare l’hashtag per consigliare le liste preferite, #4sqFF.

Le possibilità di utilizzo di questi strumenti sembrano davvero infinite. L’unico limite è la creatività…e forse anche il fatto che ancora in troppi, in Italia, sembrano non vedere le potenzialità di Foursquare. Ma noi non disperiamo che un giorno qualcosa di simile a quello che accade nelle università americane con Foursquare possa accadere magari anche qui in Italia.