Da Volkswagen la Shopping shirt [VIRAL VIDEO]

Volkswagen vi stupirà con la sua Shopping shirt … e non solo! Una serie di prodotti un po’ improbabili a sostegno dell’ambiente.
Ovviamente si tratta di video virali, ma per promuovere un’automobile che esternamente si presenta identica ad una Golf col vantaggio, però, di coniugare attenzione all’ambiente (grazie alla sua nuova tecnologia BlueMotion) e semplicità di guida.

La campagna Volkswagen Australia Think Blue non si ferma qui. Promuove una vera e propria filosofia di guida che incentivi gli automobilisti ad una condotta più serena al volante che, oltre al vantaggio di salvaguardarne i nervi, è d’aiuto anche all’ambiente. Quindi:

Take it easy and save

Wi-Fi: è l'iPhone il device più utilizzato per connettersi!

La società statunitense di cloud networking Meraki, che si occupa di installare le reti Wi-Fi di mezzo mondo (basti pensare che grandi catene come Starbucks e Burger King si affidono a lei) ha recentemente completato un sondaggio anonimo sui dispositivi che si collegano alle loro reti. Dal momento che Meraki raggiunge ben 40 milioni di utenti, avendo implementato negli ultimi 5 anni ben 17.ooo reti in tutto il mondo, i dati sono più che interessanti.

Dal 2010 al 2011 le piattaforme mobile hanno superato le piattaforme desktop per quanto riguarda le connessioni Wi-Fi pubbliche. IOS e Android insieme ora rappresentano il 58% dei dispositivi Wi-Fi, rispetto al 33% solo un anno fa. L’iPhone è ora il device Wi-Fi più popolare con il 32% di share.

Sempre dalla ricerca di Meraki emerge un altro dato importante dalla comparazione dei dispositivi mobile connessi alle loro reti Wi-Fi:  gli iPad consumano sensibilmente più dati Wi-Fi che tutti gli altri devices, il 400% di dati in più sono scaricati dai tablet Apple.

Sembra che il divario tra Apple e i suoi rivali sia ancora molto marcato a livello mondiale, ma se non fosse sufficiente questa analisi di Meraki, possiamo guardare la tabella di maggio 2011 del report di comScore Device Essentials che mette in luce il traffico dati dei dispositivi mobile diviso per aree geografiche. Una delle tendenze che emerge dal report sul traffico digitale è l’impatto dell’ iPad sugli altri dispositivi.

L’iPad anche per questa ricerca è attualmente il dispositivo tablet dominante in tutte le aree geografiche, generando più dell’89% del traffico proveniente dalle tavolette. Siamo a metà 2011: basteranno 6 mesi ai rivali di Apple per mettersi al passo con l’iPad? Android Honeycomb cambierà le carte in gioco? Voi che ne pensate?

Turntable.fm quando il music discovery diventa virale

Un nuovo fenomeno si sta scatenando su internet, coinvolgendo amanti della musica e social media geeks: si tratta della nuova creatura di Seth Goldstein e Billy Chasen, prima creatori di Stickybits (piattaforma sociale che propone un’innovativa fusione tra meccaniche ludiche e barcode scanning): Turntable.fm.

Il servizio si inserisce nettamente nel filone del “music discovery” la cui prima finalità è da sempre la scoperta di nuova musica; questa volta però, le “recommendations” (i suggerimenti pertinenti ai propri gusti musicali, tipici dei sistemi di questo genere) non arrivano da un sistema che analizza il comportamento d’ascolto dell’utente ma bensì da veri e propri “DJ” che altro non sono se non l’emanazione digitale di utenti reali.

Il funzionamento di Turntable.fm è tanto semplice quanto coinvolgente: dopo aver effettuato il login (attualmente il servizio è in closed beta, è possibile accedere solo attraverso Facebook Connect ed è necessario che uno o più dei propri amici siano già utilizzatori) si ha la possibilità di scegliere una “room” o crearne una.

Le “room” non sono altro che le “stanze” in cui si tengono i dj-set virtuali che hanno reso così popolare il servizio. In genere una stanza raggruppa ascoltatori di un particolare ambito musicale, ma non solo: per esempio molte startup hanno dato vita alle proprie stanze “aziendali” (Twitter, Facebook, Zynga, sembra che Turntable.fm sia diventato un rapido fenomeno anche in seno alla comunità startup).

All’interno di ogni stanza si trova un pannello per la chat ed uno per la composizione della propria playlist; l’area centrale è la visualizzazione di un dancefloor fronteggiato da un palco con 5 postazioni DJ. Tutti gli utenti presenti in una stanza vengono visualizzati come avatar sul dancefloor, e sono in grado di ascoltare la selezione riprodotta dal DJ. Per diventare DJ (i posti massimi sono 5) è sufficiente cliccare su una postazione del palco e iniziare a proporre la propria musica.

Vi è infine un vistoso indicatore di gradimento, che permette a tutti di votare le canzoni proposte come “awesome” o “lame”. I voti positivi permettono ai DJ di acquisire punti ed ottenere bonus come avatar esclusivi.

Turntable.fm ha già superato i 140.000 utenti unici ed è in rapida crescita, un vero e proprio fenomeno virale. Ancora una volta è chiaro come la futura evoluzione di internet non potrà non tenere conto della potenza del “social graph” già teorizzato da Facebook: la rete invisibile di relazioni digitali che ogni giorno aggiungono un valore incalcolabile alla nostra esperienza di utenti internet, rendendola sempre più personale, coinvolgente, e infine unica.

5 ottimi esempi di Lighting Design

Cos’è il lighting design?

Il lighting design si occupa della progettazione di sistemi di luce (artificiali o misti, artificiali-naturali) per fini domestici, urbanistici, spettacolari, cinematografici, televisivi, artistici. Si tratta del settore del design industriale più in evoluzione in questo momento, vista l’enorme varietà di nuove soluzioni luminose legate alle tecnologie che stanno prendendo piede nel mondo dell’illuminazione. È nato soprattutto negli ambiti industriali e lavorativi, a seguito dei primi studi di ergonomia ed ergotecnica del posto di lavoro.

Oggi comprende anche studi sull’illuminazione urbana, particolarmente utili ai fini della sicurezza sociale e del contenimento dei consumi elettrici, e studi sull’uso spettacolare della luce come l’impiego in installazioni urbane, performance, eventi, spettacoli, ecc.

La finalizzazione di un progetto di arredamento non può non essere abbinato ad un attento progetto di illuminazione di design, funzionale, confortevole e performante. Tutto questo si rende possibile proprio se ci si avvale di professionisti della luce che hanno evoluto le loro conoscenze tecniche proprio per offrire servizi professionali all’avanguardia e per ottenere il massimo dalla luce a 360°.

Vi mostriamo 5 esempi di lighting design sia per ambienti interni che esterni, date un’occhiata!

1) Blossom Bulbs


L’artista Pierre Ospina ha realizzato i Blossom Bulbs, presentandoli al Salone del Mobile di Milano di quest’anno. I bulbi rispecchiano le diversità della natura, e nascono da una ricerca scultorea in grado di creare un’atmosfera affascinante. La struttura è stata realizzata utilizzando vecchi pneumatici per auto che la ricoprono, mentre le parti interne sono in ghisa e alluminio, ed assumono una forma simile al bamboo, sul cui fusto appaiono incisioni a forma di foglia da dove sembrano uscire globi di luce led.

2) Light Drop

Light Drop è un progetto ideato da Rafael Morgan, product e industrial designer, che dovrebbe far riflettere sulle risorse naturali del nostro pianeta. Il messaggio che il designer vuole comunicare attraverso l’associazione dell’acqua e dell’energia è appunto l‘importanza dell’acqua come risorsa energetica. Non a caso il rubinetto stesso funge da interruttore della lampada: più si apre il rubinetto, più luce viene emessa; tentativo questo di concettualizzare la responsabilità del consumo di energia qualunque essa sia. Questa installazione ha vinto il Terzo Premio al concorso di progettazione Bright LED internazionale (fonte design boom). E ‘attualmente in vendita e prodotto da Wever & Ducré, con l’aiuto del partner Studio Mango.

3) Field Of Light

Bruce Munro ha realizzato un vero e proprio campo di luce: l’installazione è composta di 6.000 tubi acrilici contenenti 24.000 metri di fibra ottica. L’intento di Munro era ricreare le atmosfere intense e quasi surreali scoperte grazie ad un viaggio nel deserto australiano, e come potete vedere dalle immagini l’effetto è stato spettacolare. Questo progetto è stato presentato all’Eden Project la quale, co-fondata dal suo amministratore delegato Tim Smit nella metà degli anni 1990, accoglie oltre un milione di visitatori l’anno con mostre, eventi, workshop e programmi educativi, per ricordare alla gente ciò che la natura ci da e per aiutare le persone ad imparare come destreggiarsi in un momento di cambiamento radicale.

4) Fabricate


Henny van Nistelrooy è un product designer che è riuscito a guardare il mondo tessile con altri occhi, ha trovato il modo concepire la luce insieme al tessuto, e grazie a questa sua prospettiva ha realizzato Fabricate, un nuovo lampadario tessile self-assembly: è costituito da un telaio di filo vestito con un attillato tessuto speciale in 3D che si adatta molto bene alle nuove applicazioni. Il processo di produzione dietro le sfumature di tessuto 3D intrecciato elimina ogni necessità di taglio e cucito per la creazione di sfumature. Il principio di questa lampada è molto semplice, ma il risultato è una varietà di luce e colori infinita. Fabricate è stata inoltre presentata alla mostra “Variability” come parte dell’ Icon Design Trail al London Design Festival 2010.

5) Carbon 451 Lamp

Realizzata in fibra di carbonio e carta elettroluminescente, riesce a creare una serie di volute molto morbide e ampie, tanto da ricordarci una specie di nastro in tessuto lasciato pendere dal soffitto. Progettata dal designer americano Marcus Tremonto, questa lampada è unica nel suo genere per forma e realizzazione.

France24 è su Twitter pronta a raccontare la prossima Rivoluzione [VIRAL VIDEO]

Il 2011 sarà ricordato per le grandi rivoluzioni nei Paesi Nord-Africani: in Egitto, in Tunisia, in Libia la popolazione è insorta, guidata soprattutto dai giovani di questi Paesi e dalla loro voglia di cambiamento. Ciò che ha reso particolare questa rivoluzione è stato l’importante ruolo della rete per veicolare l’informazione nel Paese in rivolta e soprattutto all’estero: nonostante i numerosi tentativi di mettere a tacere il web, i potenti di questi Paesi nulla hanno potuto fare per fermare la diffusione delle informazioni.
Questo video vuole celebrare il ruolo fondamentale che ha avuto Twitter nella ormai nota “Primavera Araba”. I numeri parlano chiaro: 15.362 Tweets e 34.789.924 Retweets per portare la voce di questi Paesi fuori dai confini nazionali.

E’ indubbio il richiamo al celebre “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock: cinguettanti uccellini blu, tanto carini quanto spietati, hanno discretamente osservato i signori del Nord Africa, aspettando che i tempi fossero maturi per scatenarsi su di loro.

Il video, forse un po’ inquietante ma che descrive in maniera diretta e inequivocabile la “Arab Spring”, è stato scelto dal canale di informazione di fama internazionale France 24 per celebrare il suo account su Twitter, un’occasione in più per fare vera informazione!

Business Center o Coworking? L'analisi del fenomeno.

Anche se ad oggi non esiste una versione univoca e condivisa sull’origine della nascita dei business center, possiamo serenamente affermare che le prime pratiche di condivisione dei luoghi di lavoro, si sono registrate negli Stati Uniti a seguito della grande crisi del 1929. I primi business center sono stati realizzati da alcuni studi legali che per abbattere i costi di gestione dei propri uffici hanno deciso di condividere oltre agli spazi di lavoro, l’utilizzo in comune delle librerie, di formulari e codici, delle segreterie.e delle sale riunioni.

Nel corso del tempo l’attività dei business center si è evoluta sia per numeri ed espansione territoriale, ad oggi si contano circa 8000 business center in tutto il mondo, che per modalità di attuazione del modello, sfociano in alcuni casi in pratiche di coworking. Il coworking si differenzia dal business center per una maggiore livello di socialità e condivisione degli spazi, in quanto nel modello di organizzazione del coworking diventa centrale il momento dell’interazione (e con esso della relazione) finalizzato allo sviluppo di sinergie istantanee tra individui.

I professionisti che utilizzano questo genere di servizi accedono, solitamente, ad una struttura che mette loro a disposizione uffici completamente arredati con una o più postazioni di lavoro, corredati di linee telefoniche, di connessione ad internet, e di tutti i servizi di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria, in un ‘ottica di totale flessibilità e scalabilità in modo tale da venire perfettamente incontro alle esigenze del cliente.

In Italia i primi business center nascono a Milano nel 1970. Il processo di diffusione si sviluppa molto lentamente e nel 2006, secondo una ricerca condotta dall’ANIUR (Associazione Nazionale Imprenditori Uffici Residence), risultano attivi complessivamente circa 185 business center di cui la maggior parte dislocati nel Nord Italia (anche se Roma resta la città con il più alto numero di centri).

Quali sono i vantaggi di lavorare in un Business Center

Naturalmente i vantaggi di lavorare in un business center sono molteplici e possiamo distinguerli in due categorie: economici (diretti e indiretti) e relazionali. Innanzitutto tra i vantaggi economici diretti possiamo segnalare: i minori costi da sostenere per la gestione ordinaria e straordinaria dell’ufficio, il risparmio nella gestione operativa derivato dalla possibilità di scegliere esclusivamente i servizi nei luoghi e nei tempi di cui si ha bisogno, l’immediata operatività e disponibilità degli spazi con relativo azzeramento delle perdite di tempo.

I vantaggi economici indiretti sono riconducibili: all’aumento della produttività e dell’efficienza dovuto alla possibilità di delegare attività di segreteria al personale del business center, l’opportunità di concentrarsi esclusivamente sul proprio lavoro senza doversi perdere in preoccupazioni riguardanti la gestione degli uffici, l’opportunità di aumentare e diminuire l’estensione dell’ufficio in funzione della dimensione del proprio business.

Ed infine, last but not least, i vantaggi di natura relazionale derivanti dalla condivisione dei luoghi di lavoro: uno stimolo alla circolazione delle informazioni relativamente a competenze, professionalità e trend di mercato, una spinta psicologica superiore dovuta al piacere di confrontarsi con figure professionali eterogenee, una continua condizione di aggiornamento e consolidamento della propria rete di relazioni dovuta all’alto turnover di professionalità che caratterizza un business center.

Esami di stato 2011: e poi finalmente liberi! [VIRAL VIDEO]

E anche quest’anno è arrivato il tempo degli esami di maturità. Tempo, quindi, di bilanci, di paure, di progetti per il futuro … e di video virali!

Ricordate i  Nirkiop e il video “E tu che tipo di studente sei?”, beh non si sono lasciati sfuggire l’occasione di realizzare una parodia proprio sul momento più temuto, ma anche più importante per tutti i liceali, con un risultato assolutamente virale.

Per chi gli esami di stato li sta già affrontando, ma anche per chi (come me) li ha già superati (…e, nel mio caso, aggiungerei anche da un bel po’!) o per chi li vivrà in futuro, una serie di momenti, situazioni e personaggi in cui riconoscersi … e tutte da ridere!

Le App battono il Web: è l'età d'oro del Mobile! [BREAKING NEWS]

Ha 20 anni ma è già vecchio: il World Wide Web esiste da due decenni esatti eppure deve già lasciare il passo alle più giovani tecnologie, alle applicazioni mobile. Noi di Ninja Marketing vi avevamo già predetto questo cambiamento, ricordate? Mirko Pallera vi aveva parlato di era post browser grazie al Mobile ad ottobre 2010, in seguito alle considerazioni fatte dal direttore di Wired Chris Anderson ad agosto dello stesso anno: “The Web is Dead. Long live the Internet”!

Ora per gli scettici arriva la conferma del sorpasso che avviene proprio nei tempi predetti da Anderson: Flurry, attraverso un incrocio di analisi dei dati di comScore e Alexa mostra come negli USA il rapporto del tempo trascorso al giorno su internet è di 81 minuti navigando sulle apps rispetto ai 74 minuti trascorsi sul Web.

Perché in un anno questo cambiamento, che ha addirittura fatto quasi raddoppiare il tempo trascorso sulle applicazioni dagli utenti americani dai 43 minuti del 2010 agli 81 un anno dopo? Intanto Flurry ci spiega che nei 74 minuti spesi sul web gli americani ne trascorrono ben 14 su Facebook. Un social network dunque è al primo posto tra gli interessi degli internauti. Questo può influire molto anche sul balzo fatto dalle applicazioni mobile, tra le quali Facebook è tra le più scaricate e usate, insieme alle gaming apps. Guardate il grafico qua sotto per avere un quadro delle categorie di apps che occupano più tempo dei consumatori.

E in Europa? La “Smartphone revolution”

Per gli analisti di Flurry non ci sono dubbi: gli smartphones sono l’ottavo mass media: nel 2007 l’iPhone ha cambiato il mercato della telefonia e non solo, ha modificato i trend di tutto il mercato tecnologico. Un altro cambio decisivo è stato quello decretato dall’App Store e l’arrivo dei suoi concorrenti BlackBerry, Windows Phone e J2ME.  Guardate i numeri di utenti in Europa di internet attraverso le Mobile app nel solo mese di maggio 2011.

Insieme, i cinque principali mercati europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna – utilizzano attivamente le applicazioni su 46 milioni di dispositivi al mese.

Cari Lettori, è solo l’inizio: continuate a seguirci perché la cronaca di questo sorpasso storico è solo al primo episodio!

I migliori giochi per iPhone, iPad ed Android: Order & Chaos Online MMORPG

Il Videogioco “Order & Chaos Online” è un’app gaming di grande successo (dell’importante casa sviluppatrice francese Gameloft) attualmente disponibile sia per iPhone e iPad che per smartphone Android.  Appartiene allo specifico genere MMORPG (Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game, ossia Gioco di Ruolo Online Multigiocatore di Massa) nella tipica ambientazione medievale dal carattere fantasy.

(Trailer della fazione dell’Ordine).
[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=9mamkauXJZI’]

(Trailer della fazione del Caos).
[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=u1uX9Y-PV_I’]

Completamente in 3D, il videogame permette di esplorare in tempo reale un vasto mondo insieme a migliaia di altri giocatori. Ogni giocatore potrà scegliere d’interpretare il proprio personaggio tra 4 razze di 2 fazioni opposte: Elfi e Umani combattono per l’Ordine, mentre Orchi e Non-Morti per il Caos. Si deciderà il sesso, le sembianze e la classe (4 quelle disponibili: guerriero, mago, ranger e monaco) per raggiungere il 60° livello.


Per i primi 3 mesi l’abbonamento sarà gratuito, successivamente  bisognerà rinnovarlo spendendo 0.79 euro per 1 mese, 1.59 euro per 3 mesi o 2.39 euro per 6 mesi.

Il mondo sarà un realtà persistente online che garantisce una significativa e coinvolgente esperienza di gaming entertainment. Esperienza che si prolungherà nel tempo tra le più di 1.000 abilità differenti e i più di 2.000 pezzi d’equipaggiamento da collezionare insieme ai nostri amici virtuali, unendoci in gruppi di collaborazione, lanciare delle sfide ai nostri nemici , o formare addirittura una gilda per diventare più forti e uniti con i nostri compagni d’avventura. Si interagirà con centinaia di personaggi non giocanti (detti in gergo PNG) per affrontare più di 500 missioni. Si viaggerà alla scoperta di luoghi ben strutturati come deserti, giungle, foreste oscure e montagne, sia a piedi che con mezzi magici.

Il gioco è usufruibile online tramite Wi-Fi su “Gameloft LIVE” (il servizio di gaming online per le partite multi giocatore in iOS e Android).

Order & Chaos Online ha saputo incassare ben 1 milione di dollari a soli 20 giorni dal suo rilascio.

Sapevamo che questa prima vera esperienza di MMORPG per iPhone e iPad avrebbe riscontrato gli standard di qualità desiderati dei nostri clienti”, ha dichiarato in merito Gonzague de Vallois, Vice-Presidente Senior del publishing di Gameloft. “Siamo lieti di sapere che i nostri clienti hanno accolto con entusiasmo questo nostro innovativo modello di business, e siamo ansiosi d’arricchire ulteriormente l’esperienza di gioco di tutti i nostri fan con l’impaziente attesa del primo aggiornamento”.

Aggiornamento gratuito che includerà nuove missioni, una chat di canale distinta per ciascuna lingua oltre a un servizio di server migration. Futuri aggiornamenti attualmente in sviluppo, includeranno nuovi dungeons e le arene PvP (Player versus Player) che permetteranno ai giocatori di combattersi reciprocamente in aree dedicate.

Alla luce di questo grande successo Gameloft ha pensato bene di sviluppare e immettere sul mercato (disponibile da Lunedì 20 Giugno 2011) anche la versione per gli smartphone Android.

Acquistabile su Android Market a 4.89 euro, nella versione HD 1.0.0 per gli smartphone e i tablet:

  • HTC: Desire HD (Ace), Inspire 4G, Desire S, Desire Z (G2, Vision), Evo Shift 4G, Incredible 2, Incredible S, MyTouch 4G, Thunderbolt 4G.
  • LG: P990 Optimus 2X (Star), P999 (Star, G2x).
  • Motorola: Droid X.
  • Samsung: Google Nexus S, Google Nexus 4G, GT-i9000 (Galaxy S, i9000B, i9000T), GT-i9100 (Galaxy S II), SC-02B (Galaxy S), SCH-i400 (Continuum), SCH-i500 (Fascinate, Galaxy S), SGH-T959 8Vibrant), SPH-D700 (Epic 4G), GT-P1000 (Galaxy Tab),  SCH-i800 (Galxy Tab), SGH-T849 (Galaxy Tab), SPH-P100 (Galaxy Tab).
  • Sony Ericsson: Xperia Arc, Xperia Neo

E da bravi Ninja sottolineiamo che manca al momento la compatibilità per Xperia Play, lo smartphone Android dei gamers più accaniti per eccellenza. Ma conoscendo da vicino la politica marketing del publisher francese (leader nella Mobile & Social Gaming Experience) sicuramente non tarderà ad arrivare anche l’attesa ottimizzazione specifica sul Gameloft Market.

Aspettiamo infine con impazienza l’aggiornamento che consentirà di sfidare soprendentemente i nostri amici “giocatori iOs” da dispositivi Android, e viceversa.

In definitiva, lo possiamo definire un un “World of Warcraft portatile” per l’estrema somiglianza con il famoso titolo per PC, che di conseguenza non l’ha fatto brillare per l’originalità, ma che nonostante tutto è stato davvero un successo commerciale di dimensioni planetarie nel grande intuito di Gameloft di essere stati i primi a riuscire a trasporre su dispositivi mobile un genere videoludico così affermato da tanti anni.

Affilate le armi e stay Ninja..  😉

Qui di seguito potete scaricare, cliccando sulle immagini, le 2 diverse versioni (iOS e Android) di questa mobile app gaming:

Social tv, consigli di vita da Google, crowdsourcing e l'umanità dei brand per Leo Burnett: Report di Cannes 2011

Si inizia la giornata affrontando il tema della smart TV, grazie ad un intervento coordinato da Samsung e Cheil Worldwide.

Jeremy Kaiman Director of Sales and Marketing, Visual Display Department - Samsung Electronics - Jason Choi Director of Global Crossover Group, Digital Marketing - Cheil Worldwide

E’ sempre più facile porre l’accento sul dominio del web sulle nostre vite, così com’è facile dire che la televisione stia morendo. In realtà, la piattaforma televisiva è viva e vegeta e sta subendo una trasformazione radicale che modificherà strutturalmente le logiche di mercato. Basti pensare agli studi ed alle nuove funzionalità delle smart tv Samsung.

Cos’è la smart tv? Ci sono diverse sfumature di significato e definizioni “concorrenti”: quelle tecnologiche che si concentrano su hardware ed OS, quelle che per analogia si ricollegano a smartphone ed alle web tv. O le definizioni che passano per le interfacce (telecomandi e touch screen di nuova generazione). L’approccio Samsung è diverso perché guarda unicamente ai consumatori. E quindi smart significa poter andare online, installare app, ritrovare sullo schermo televisivo contenuti significativi ed illimitati, un controllo più intelligente, una migliore esperienza di visione.

Ed è precisamente questo il momento cruciale per lo sviluppo e la diffusione delle smart tv, data la contemporaneità di uno shift sia tecnologico (banda larga, DRM, nuovi paradigmi UI) che dei comportamenti di consumo (improntati a controllo, scelta, immediatezza, condivisione e personalizzazione).

Senza mai dimenticare il bisogno latente alla base: le persone quando guardano la tv oggi aggiornano Facebook, scrivono su Twitter e leggono blog. Non vogliono qualcosa di meglio della tv, vogliono semplicemente una tv migliore.

E la Samsung Smart TV combina applicazioni TV native (5 milioni di download effettuati sinora dal loro app store), un web browser, una funzione di ricerca (potenzialmente estendibile ai contenuti presenti su altri device in casa), sistemi personalizzati ed intelligenti di recommendation, funzioni social specialmente per quanto riguarda i media events.


Per immaginare gli sviluppi, adottiamo la logica del what if. Con una semplice webcam integrata al monitor televisivo, le implicazioni per l’advertising sono rilevanti. Posso scattare una foto dei vestiti che indosso ogni giorno ed utilizzare il televisore come guardaroba virtuale; orientare i consumi del food o della musica in base ai suggerimenti dei miei amici. Un brand dell’automotive potrebbe arricchire l’esperienza dei test drive sfruttando l’ambiente confortevole di casa. Si intuisce che in questo modo può nascere un nuovo ecosistema pubblicitario basato su display advertising, app brandizzate, rich media, ad serving & tracking.

A raccontare l’influenza dei social media sulla televisione è anche Piers Morgan, conduttore CNN e volto noto di giudice di America’s Got Talent, al seminario Time Warner. Nel periodo di meltdown di Charlie Sheen Morgan riesce a convincerlo a farsi intervistare nel suo talk show serale. Problema: Sheen non si presenta se non 5 minuti prima dell’inizio dello show. Piers scrive un tweet nel giro di pochi secondi per aggiornare i suoi 500.000 follower dell’effettiva presenza di Sheen. Il risultato di ascolto? Notevole, soprattutto se si nota che circa 500,000 persone in più si sono sintonizzate nei minuti che predevedano l’inizio della trasmissione.

Jesse Eisenberg, Actor

E’ il turno poi di Jesse Eisenberg, attore protagonista di The Social Network, ospite MOFILM. Si riflette sul ruolo che può giocare il crowdsourcing nella reale costruzione dei brand del futuro e partendo dal portale ideato dallo stesso Eisenberg (oneupme.com, che sarà rilanciato lunedì), vengono citati alcuni degli spot più riusciti realizzati grazie al contributo di utenti e filmmaker freelance.

The Keeper
The Pitch

 

 

Occhi aperti sul nuovissimo contest Chevrolet Route 66: lo spot vincitore sarà on air al prossimo Super Bowl.

David Alberts, chief creative officer MOFILM, riflette sulla complementarietà del modello di crowdsourcing nei confronti di quello dell’advertising tradizionale. Per evitare problematiche di PR o deviazioni pericolose dall’essenza del brand, Alberts sottolinea i benefici del curated crowdsourcing: in questo caso, l’azienda verifica gli script prima di passare alla fase produttiva del contest e innesca un processo di feedback continuo con gli utenti.

E’ poi la volta di Eric Schmidt, executive chairman Google, di parlare del futuro di Big G in relazione ad internet, innovazione ed immaginazione. Il grande shift in questo caso riguarda l’empowerment rivoluzionario dei consumatori, il cui impatto può muovere mercati, economie, tecnologie ed informazioni come mai prima d’ora. Basti pensare al ruolo che ora internet può giocare nel disciplinare il livello di onestà dei governi nazionali.

Il segreto sta nel riconoscere ed accettare il datamining delle nostre vite: generiamo enormi quantità di informazioni online sulle nostre attività quotidiane e, col nostro permesso, far utilizzare questi dati alla tecnologia può contribuire a migliorare la nostra vita. Come spiegato da Coca Cola ieri, anche in Google esiste il modello 70-20-10, secondo il quale il 70% delle risorse è dedicato al core business, il 20% alle attività collegate ed il 10% alle idee pure e senza vincoli.

Schmidt riflette poi sulla rivoluzione che sta per bussare alle nostre porte con forza: le valute digitali ed i pagamenti via mobile. Immaginiamo un cellulare che sappia e ricordi le mie preferenze di brand a tal punto da avvisarmi per strada che, se entro nel negozio alla mia sinistra ora, posso acquistare una t-shirt della mia marca preferita col 20% di sconto. Entro, chiedendo di comprare la maglietta (ad un commesso che probabilmente è stato avvisato sempre via mobile del potenziale acquisto) e semplicemente con un tap del cellulare sulla cassa, la maglietta è mia. Stiamo parlando di un mercato da un triliardo di dollari almeno, se applicato sulla vasta scala del retail, ad esempio, che coinvolge produttori di cellulari, Google Wallet, servizi cloud, accordi con le carte di credito e chi crea il location based advertising.

Quanto può valere, economicamente, un annuncio che ti suggerisce di andare a sinistra verso la tua maglietta preferita?

Per finire, Schmidt elargisce il consiglio più prezioso che abbia mai ricevuto: provare a dire sempre sì, perché il potere del sì è sottovalutato. E’ attraverso il sì che la nostra vita evolve.


Barry Wacksman EVP, Chief Growth Officer - R/GA; Bob Greenberg Chairman, CEO, Global CCO - R/GA

R/GA porta avanti un concetto interessante, nello spiegare le prospettive per il prossimo decennio pubblicitario. Se nel ventesimo secolo ha imperato l’integrazione orizzontale (cioè, come Coca Cola, il tentativo di dominare un’intera categoria merceologica) o verticale (come Exxon Valdez ed il suo controllo sulla filiera e sulla supply chain) oggi occorre concentarsi sugli ecosistemi di valore e sull’integrazione funzionale, resa possibile attraverso la tecnologia.

Si guardi ad Apple, che ha legato funzionalmente tra loro prodotti diversi come iTunes, iPod, Music Store, iPad, App store e ora la cloud: prodotti concettualmente e tecnologicamente uniti nei quali il consumatore ottiene valore aggiunto se li utilizza in maniera integrata ed in stato di flusso.

Apple ma anche Amazon (Kindle, Audible, web services) e Google (Blogger, Youtube, Docs, Android). E’ l’era dei networked media, terreno fertile per l’integrazione funzionale pena la mercificazione di brand e prodotti; era in cui i brand saranno sempre più definiti dalla mission e non dalla stretta appartenenza ad una categoria merceologica.

Le campagne da segnalare all’interno del seminario condotto da Leo Burnett si basano sul concetto di idee che migliorano col passare del tempo. E sono New York writes itself (brillante progetto di storytelling territoriale)

e il font sviluppato per l’anniversario della nascita di Gandhi, che ha permesso alla nuova generazione indiana di guardare il mondo attraverso le sue lenti.

I brand che migliorano col tempo sono quelli che evolvono il proprio linguaggio e lo fanno dimostrando di saper agire e di agire in base ad uno scopo. Il resto è solo rumore e, secondo Mark Tutssel (Chief Creative Officer Leo Burnett Worldwide) Facebook, Youtube ed Old Spice sono dei brand “noisy”.

I brand umani? Coca Cola, Canon, Nike, le Olimpiadi; brand che in media guadagnano il doppio di visitatori unici e Twitter follower, otto volte le mention positive, dieci volte il numero di fan su facebook, 33 volte il numero di video online e 44 volte il numero di foto su social media rispetto ai brand rumorosi. Per approfondire la capacità dei brand di parlare non alle persone, ma con loro: alphabetoftoday.com

Carolyn Everson Vice-President, Global Marketing Solutions - Facebook

Tra le novità presentate da Facebook, nella persona di Carolyn Everson (VP Global Marketing Solutions), vi sono campagne come che permettono di “incendiare il social graph” e di massimizzare il media landscape disponibile per gli inserzionisti. Sfruttare in pieno cioè le potenzialità di condivisione della piattaforma: la campagna per il Samsung Galaxy e l’app JetBlue GoPlaces. Ma anche Nike Write the Future, nata precisamente con l’obiettivo di riunire davanti alla tv padre e figlio: il padre apprezza lo spot e il figlio risponde “sì, ma l’ho già visto e condiviso coi miei amici stamattina su Facebook”.

Presto ci abitueremo agli sponsored comments all’interno delle sponsored stories.

Un’intuizione nata dalla collaborazione con Leo Burnett, che a sua volta ha innescato la scintilla per la creazione del Facebook Client Council: un consiglio composto da una dozzina di inserzionisti Facebook che, con Zuckerberg, lavoreranno per trasformare in maniera creativa il business sul più popolare social network.