Condividere foto online con Instagram: il percorso di una startup di successo

Condividere foto online con Instagram: il percorso di una startup di successoCondividere foto on line è senza dubbio uno dei trend più importanti degli ultimi 10 anni e sicuramente Instagram non è il primo attore ad entrare in gioco in questo settore, anzi. Bene o male nel corso degli anni ci hanno provato in molti: Yahoo grazie all’acquisizione di Flickr, Google con Picasa e molti altri. In quest’ultimo anno sembra però che si sia entrati in una nuova fase per quanto riguarda questo settore.

I social network da un lato e la diffusione dei dispositivi mobili dall’altra hanno infatti aperto la strada a tutta una serie di startup il cui core business riguarda la creazione di immagini. Basti pensare a Color, startup che recentemente ha ricevuto un cospicuo finanziamento e che si presenta come il primo vero social network che unisce le persone attraverso le immagini. Un altro esempio è Path, la nuova startup del mitico fondatore di Napster Shawn Fanning, che permette di condividere immagini con un gruppo ristretto di amici.

I punti forti e le ragioni del successo di Instagram

– l’estrema semplicità di utilizzo. Nel momento in cui apri l’applicazione hai ben chiaro a cosa serve e come si utilizza. Gli sviluppatori hanno lavorato moltissimo sull’usabilità dell’applicazione per renderla il più fluida possibile raggiungendo ottimi risultati. Non a caso le applicazioni per iPhone che solitamente hanno più successo sono quelle che risolvono molto bene 1 preciso bisogno degli utenti. Ciò ci insegna quanto sia molte volte inutile andare alla ricerca dell’applicazione perfetta e che risolva tutti i bisogni di una certa categoria di persone;

In un articolo di Fast Company il fondatore di Instagram Kevin Systrom afferma:

“When you’re introducing a mobile app, you look around and say, we could be doing 15 different things, but how do we communicate to someone why they would want to download and even sign up for this thing?” Systrom says. “In the mobile context, you need to explain what you do in 30 seconds or less because people move on to the next shiny object. There are so many apps and people are vying for your attention on the go. It’s the one context in which you’ve got lots and lots of other stuff going on. You’re not sitting in front of a computer; you’re at a bus stop or in a meeting.”

– la possibilità di condividere istantaneamente le proprie creazioni su tutti i social network. I filtri introdotti da Instagram hanno inoltre fatto sì che milioni di persone diventassero d’un tratto dei discreti fotografi. Ciò ha creato negli utenti una certa dipendenza e a quanto pare per molte persone Instagram è una delle applicazioni più utilizzate durante la giornata.

– l’introduzione (a gennaio scorso) degli hashtag e dei feed rss che permettono di seguire, come su Twitter, tutte le foto riguardanti uno specifico argomento. Per esempio cercando l’hashtag #starbucks vedrete tutte le foto scattate dai fan di Starbucks.

il rilascio delle API che hanno permesso a moltissime persone di costruire nuove applicazioni sfruttando le milioni di immagini che ogni giorno vengono caricate su Instagram. Vediamo qualche esempio:
– PRINTSTAGRAM, servizio che stampa in diversi formati e su carta fotografica le immagini scattate con Instagram;
– INSTAGREAT, servizio che ti permette di guardare le foto più popolari come se fosse un vero e proprio album fotografico on line;
– MAPSTAGRAM, servizio che visualizza in real time su Google Maps le foto scattate dagli utenti negli Stati Uniti;
– INSTAWAR, il quale mette in competizione due foto caricate in modo casuale, una sorta di Chatroulette per le immagini.

– la scalabilità, ovvero la capacità dei fondatori di gestire grandi flussi di utenti fin dal primo giorno. Forse un flusso così grande di utenti non era del tutto aspettato, ma sembra essere uno dei punti su cui i due fondatori di Instagram si siano concentrati di più e questo ha sicuramente giovato alla diffusione della loro applicazione. Nonostante ciò in fase di lancio il server ha avuto dei problemi e in un’intervista Kevin Systrom ha affermato “I have never felt so sick ever

Quali sono le tappe principali dello sviluppo di Instagram?

Instagram è stata creata meno di un anno fa dai due ventisettenni Kevin Systrom e Mike Krieger e rappresenta non solo uno dei casi di più grande successo dell’ultimo anno, ma anche un esempio di come una startup possa trasformarsi (pivoting) per avvicinarsi maggiormente ai gusti e ai bisogni di una grande quantità di utenti.

Kevin Systrom e Mike KriegerInizialmente i due fondatori stavano lavorando su un’altra Startup, Burnb, un servizio geolocalizzato ricco di funzioni e con alle spalle un finanziamento di 500,000 dollari da parte di investitori del calibro di Andreessen Horowitz e Baseline Ventures. L’idea iniziale era costruire un sistema che combinasse alcuni elementi di Foursquare con alcuni di Mafia Wars (uno dei più famosi giochi prodotti da Zynga). In circa otto settimane il prototipo era pronto per essere presentato ad alcuni amici ad una festa e proprio qui è avvenuto il primo incontro con gli investitori che hanno deciso di fare il primo seed invesment sul loro progetto.

A quel punto Burnb, interamente sviluppata in HTML5, permetteva di fare check in nei posti in cui si andava, pianificare i luoghi in cui si prevedeva di andare, guadagnare punti da sfruttare con gli amici e molte altre cose. Dopo poco tempo i due fondatori di Instagram realizzarono che se avessero voluto creare una vera e propria società, dovevano concentrarsi su una singola funzione. Dopo una serie di indecisioni sulla possibilità di buttare via tutto e ricominciare da capo oppure continuare a lavorare sul progetto iniziale, la decisione fu di tenere in vita solo tre funzioni dell’applicazione: scattare le foto, la possibilità di commentarle e quella di esprimere un giudizio istantaneo su di esse. Il nome della loro nuova creazione, Instagram appunto, serviva a chiarire meglio qual era la funzionalità principale dell’applicazione. Kevin Systrom in persona, in una risposta su Quora, afferma a proposito di questo:

We renamed because we felt it better captured what you were doing — an instant telegram of sorts. It also sounded camera-y

In soli tre mesi l’applicazione raggiunge il suo primo milione di utenti e circa un mese dopo il suo secondo milione. Addirittura il ritmo di crescita è stato più veloce di altri servizi come Foursquare, Facebook e Twitter e questo ha permesso loro di ricevere dopo pochi mesi un investimento di circa 7 milioni di dollari da parte di Benchmark Capital (uno dei maggiori fondi di investimento che ha scommesso su Facebook) e da molti altri business angel, tra cui Jack Dorsey, il fondatore di Twitter e Square. D’altra parte Instagram al momento non ha avuto alcun ricavo, ma come vedremo nel prossimo paragrafo i fondatori di Instagram hanno ben chiara la direzione verso cui stanno procedendo.

Quanti utenti ha al momento Instagram? Quanti sono gli utenti realmente attivi?

Ho deciso di inserire questo breve paragrafo perché sono rimasto colpito da alcuni dati riguardanti Instagrm riportati da Francesco Sullo (una delle persone più attive nel gruppo Italian Startup Scene) nel suo ultimo articolo in cui spiega le motivazioni per cui si trova a dover accantonare per un po’ la sua idea di costruire una sorta di diario personale utilizzando le foto scattate con Instagram.

Grafico Instagram - JmetricsA quanto pare oltre il 60% del totale degli utenti è inattivo e che solo il 5% delle persone ha caricato più di 50 foto su Instagram. Questi dati, provenienti da un’analisi del CEO di JMetrics sull’applicazione, fanno quanto meno pensare che forse sarebbe necessaria una maggiore cautela quando si valuta il successo di una startup. Inoltre sembra che gli utenti utilizzino l’applicazione principalmente per scattare foto in modo quasi compulsivo, ma non sembrano interessati alle funzionalità di social networking che il sistema prevede. Solo il 12% degli utenti infatti segue più di 10 utenti su Instagram.

A questo proposito, ho trovato anche molto interessante un thread comparso su Quora in cui si chiedeva proprio se Instagram rappresentasse davvero un caso di successo oppure fosse solo una moda passeggera. Di tutte le risposte riporto quella che mi è sembrata più interessante in quanto spiega come mai, nonostante tutto, questa startup, possa davvero avere un ruolo fondamentale nel settore del photo sharing:

“One way to distinguish a fad from a trend is to ask what would happen if you reversed the order in which technologies were invented.” So, if Flickr came out tomorrow would Instagram still continue to be successful? I think you could argue that it would, because the app makes sharing easier/more fun/more social than sharing photos via Flickr” (Adam Kazwell)

Qual è il futuro di questa applicazione e la vision a lungo termine dei due founder di Instagram?

In un’intervista di Techcrunch Tv i due fondatori ci parlano del futuro di quest’applicazione. Vediamo per punti che cosa ci aspetta:

– il newsfeed sarà l’elemento su cui si concentraranno maggiormente gli sforzi dei due fondatori. In particolare sono interessati a come le persone scoprono nuovi posti in cui andare o riconoscono degli elementi presenti all’interno delle foto;
– si apre uno spiraglio per quanto riguarda il modello di business. Al momento l’obiettivo è creare un servizio che da una parte crei valore per gli utenti e dall’altra possa essere appetibile per chi fa pubblicità. A quanto pare escludono totalmente che le revenue della startup verranno dalla vendita di filtri aggiuntivi per le foto. Ritengono infatti che Instagram debba puntare a qualcosa di più grande della vendita di filtri fotografici a 99 centesimi l’uno. Fanno riferimento al fatto che da sempre le immagini hanno avuto un ruolo fondamentale nel mondo della pubblicità e Instagram offre molte opportunità in questo senso (basti vedere alcuni brand che già ora utilizzano Instagram per fare marketing);
– l’obiettivo di Kevin Systrom e il suo confounder Mike Krieger è diventare una piattaforma per lo storytelling oppure una nuova piattaforma per l’intrattenimento. La cosa certa è che non sembrano voler fermarsi a ciò che vediamo oggi.
– facendo riferimento al lori servizio di Realtime Feed affermano che la loro vision sarà sempre di più orientata verso “seeing the world through someone else’s eyes”

Scopri chi viene gratis al corso in "Non-Conventional & Viral Marketing"! #ninjacademy

Venerdì 29 aprile si è concluso il Ninja Candy, il concorso per aggiudicarsi l’ingresso omaggio al corso in “Non-Conventional & Viral Marketing” del 6-7 maggio a Milano. Proprio così: i prossimi venerdì e sabato la Ninja Academy riaprirà porte, portoni e cassettini riproponendo il corso dedicato al marketing non-convenzionale e alle dinamiche che riescono a trasformare le idee in veri e propri fenomeni virali.

La due giorni avrà come colonne portanti Alex Giordano & Mirko Pallera, fondatori di Ninja Marketing, che ci guideranno alla scoperta degli strumenti e delle tecniche necessarie per affrontare e comprendere i principali stili del nuovo marketing, concentrandoci anche sulle variabili necessarie alla progettazione di una campagna virale e sulle linee guida pratiche per la sua realizzazione e diffusione.

Qualche settimana fa vi avevamo chiesto di pensare a qualcosa di assolutamente strabiliante, per soprenderci a suon di non-convenzionalità. Dovevate inoltre far diventare il vostro contenuto il più virale possibile, facendovi sostenere e supportare anche da amici, parenti, colleghi, per guadagnarvi la possibilità di vincere la caramellina Ninja e quindi l’ingresso omaggio al corso.

Dobbiamo ammettere che tutte le idee pervenute sono state all’altezza della situazione: come sempre siete stati creativi, originali, fantasiosi e avete usato tutte le armi a vostra disposizione, compresa una rivendicazione da brividi da parte delle Brigate del Cannolo per salvare il nostro Ninjetto Francesco Rabottini. Ah, se vi state chiedendo che fine abbia fatto, ovviamente l’abbiamo lasciato lì. :mrgreen:

Ninja Candy: Maurizio Zoppi

Stile: Spaventosamente non-convenzionale

Insomma, ognuno di voi è riuscito ad interpretare in maniera differente ma valida la nostra richiesta.. e avete fatto bene! La maggior parte ha dimostrato di preferire il video, ma c’è anche chi ha osato e ci ha provato con una foto, trovandoci assolutamente in linea con ciò che la foto stessa vuole dimostrare: è originale, colorata e coraggiosa. Ci immaginiamo le facce dei genitori che si sono sentiti chiedere: “Mamma, papà, la fate una cosina per me?

Ninja Candy: Clizia Capecchi

Stile: Giocosamente non-convenzionale

Tornando ai video, un altro ottimo esempio è quello che vedete qui sotto. Prima tra tutti a pubblicare il suo contenuto: nonostante il minor tempo a disposizione per pensare alla realizzazione, l’idea che ha dato i suoi frutti: il prodotto finale ha originalità e creatività da vendere. Complimenti!!

Ninja Candy: Manuela Spelta Mignosi

Stile: Ninjosamente non-convenzionale

Ma il contenuto che, oltre al fattore non-convenzionale, ha sapientemente saputo aggiungere anche quello virale – arrivando a più di 300 “mi piace”, è indubbiamente quello di…. MARIO GIARDINA, che proclamiamo dunque vincitore ufficiale del Ninja Candy per il corso in “Non-Conventional & Viral Marketing” del 6-7 maggio a Milano!! Congratulazioni Mario, ti aspettiamo! 😀

Ninja Candy: Mario Giardina

Stile: Patologicamente non-convenzionale

La Ninja Juria di Kwalità non ha saputo resistere: Mario ha davvero mobilitato gli amici Facebookiani per supportarlo in questa “viral mission” e non potevamo non essergliene riconoscenti! Inoltre, l’idea si presta perfettamente a ciò che avevamo richiesto e dimostra l’entusiasmo e l’impegno a favore di un’esperienza alla Ninja Academy che potrà servire a Mario per la sua formazione e, di conseguenza, per la sua crescita professionale.

Ma i nostri complimenti vanno davvero a tutti voi, che avete partecipato mettendovi in gioco, stimolando la vostra creatività e sorprendendoci come sempre. Quindi un grazie a ManuelaClizia e Maurizio, nella speranza di conoscervi presto 😉

Per tutti coloro che fossero ancora interessati e volessero iscriversi al corso, mi raccomando affrettatevi: sono disponibili gli ultimissimissimi posti!

Potete trovare il programma completo e il form di iscrizione sulla landing page di “Non-Conventional & Viral Marketing”!

Se qualche dubbio a riguardo tartassa la vostra testolina, non esitate a contattarci:

info [@] ninjacademy.it o 02 899 26 128

 

Be Unconventional. Be Ninja!

È morto Bin Laden? E i social network impazziscono

Proprio così: Osama Bin Laden è morto. Una notizia che l’America e il mondo intero aspettavano da 10 anni circa, dal maledetto 11 settembre 2001, ore 8.45 a.m. di New York, quando la Torre Nord dal World Trade Center fu colpita da un volo di linea partito da Boston.

Ovviamente, notizie di questa portata nell’epoca del Villaggio Globale del Social Network non vengono ignorate. E se i siti di news si riempiono di editoriali, commenti e cronache della festa scatenatasi in ogni parte degli Stati Uniti, Twitter e Facebook diventano la piattaforma di diffusione della notizia.

Partiamo da Twitter, e come nel caso del terremoto in Giappone in particolare dal numero di tweet rilasciati dopo l’annuncio.

Come si può osservare, il trend è pressochè azzerato prima delle 3 di questa mattina, quando con la conferenza stampa tenuta dal presidente Obama vi è una prima reazione molto corposa, nonostante l’annuncio sia stato dato in orario notturno. Il trend presenta poi una lieve discesa. Da dove arriva tutto questo traffico? Sbirciando su Tweet-o-Meter (ma era prevedibile) si può osservare, come nel caso di Tokyo lo scorso 11 marzo, il baricentro del flusso sia una città direttamente interessata dall’evento (anche se in questo caso, per ragioni morali): New York.

 

L’uomo che ha twittato inconsapevolmente della morte di Bin Laden è stato il pakistano Sohaib Athar (aka @ReallyVirtual) che si è reso conto che c’era qualcosa di strano che stava accadendo ad Abbottabad. Ecco il suo primo tweet, a cui sono seguiti aggiornamenti:

E Facebook? Ovviamente, il popolo di Mark Zuckerberg non sta a guardare.

Le fan page intitolate alla dipartita del terrorista più ricercato del mondo sono già molte, in particolare colpisce come si siano rianimate anche quelle che sono state aperte negli anni passati come forum di discussione.

Colpisce anche come vi sia, manco a dirlo, ironia nel commentare la morte di Bin Laden proprio attraverso l’apertura di spazi su Facebook: un esempio? The guy who killed Osama ora ha già 53.800 fan, e c’è da scommetterci, aumenteranno ancora.