Microsoft Skype presto in vendita nei migliori negozi

Microsoft Skype confezioni retail

La prima cosa che ho pensato dopo che la cosa era stata resa nota – alludo alla notizia di Microsoft che acquista Skype – è stato “$8.5 billion sono un sacco di soldi”. La seconda cosa è stata: “bene…ora Skype ha smesso di funzionare”.

Sia chiaro, non che funzioni alla grande e chi lo usa su Mac ne sa qualcosa (vista l’interfaccia? e il test che salta fuori solo quando la chiamata fila liscia e mai quando va storta?).

La stessa cosa devono averla pensata Nitrozac and Snaggy che hanno realizzato l’ennesimo esaustivo disegno sull’infausto destino del nuovo prodotto Microsoft.

Epic Fail? Intanto me la rido…a cambiare software si fa sempre in tempo 🙂

Ah! Io compro la Blue Scream of Death Edition (Xbox 360 docet 😉 )

Se anche Disney inciampa sulla privacy online [PRIVACY]

Avete mai sentito parlare della COPPA?
Stavolta non parliamo di vittorie sportive: chi segue questa rubrica sa che ci occupiamo di Diritti dell’era digitale.
COPPA, in questo caso, è l’acronimo di Children’s Online Privacy Protection Act, la normativa statunitense che dal 1998 tutela la privacy dei bambini online. Minori e Rete. Rapporto delicato per una categoria tra le più a rischio, spesso tra le meno tutelate, nonostante siano frequenti i pubblici proclami e le campagne di sensibilizzazione. Ebbene, stavolta nel mirino della FTC – la Federal Trade Commission, che tra le altre cose vigila sul rispetto della COPPA – è finita una delle società più amate dai bambini: la Disney.
La casa madre di Topolino e Paperino nel luglio 2010 ha acquistato la società Playdom, specializzata in servizi di social gaming.  Secondo le fonti americane, i servizi di Playdom, in particolare giochi amatissimi dai bambini come Pony Stars, 2 Moons, 9 Dragons, Age of Lore e My Diva Doll hanno attirato una mole enorme di minori tra il 2006 e il 2010 – si parla di centinaia di migliaia di minori. Peccato che l’iscrizione non dovesse essere consentita a chi non aveva ancora compiuto 13 anni, senza il necessario consenso da parte dei genitori per la raccolta, l’utilizzo e la divulgazione di informazioni personali dei figli minori, come previsto dalla sezione 1303 del Protect Act.

Secondo la FTC, che ha curato l’istruttoria dell’inchiesta, il sito avrebbe consentito ai bambini di postare informazioni personali – nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e email – e di scambiarle tra di loro e con terzi. Cosa che, se consideriamo l’ancora irrisolto problema della verifica delle identità online, pone anche interrogativi inquietanti.
Jon Leibowitz, Presidente della FTC, ha ribadito la necessità che qualsiasi rete sociale o mondo virtuale o sito che si rivolge ai bambini debba sempre e comunque ottenere il preventivo e adeguato consenso da parte dei genitori, ribadendo che tale previsione è espressamente prevista dalla COPPA, e che in corretta applicazione della normativa il caso della Disney sarebbe stato adeguatamente trattato.
Oltre a pagare una sanzione di 3 milioni di dollari, la FTC ha inibito a Playdom la prosecuzione delle violazioni del Protect Act.

E in Italia?
Come è tutelata la privacy dei minori online?
Gli strumenti a disposizione nel nostro Paese sono molteplici, e sicuramente partono da quelli più pratici – i classici meccanismi di parental control – per approdare a strumenti normativi. Non dimentichiamo, infatti, che per la legge italiana sono minori tutti coloro che non hanno ancora compiuto 18 anni, e che quindi la tutela è più estesa che nel diritto statunitense.
La nostra legislazione, però, non contempla una normativa di settore specifica per i minori: della questione si è recentemente parlato anche durante un interessante incontro a Bari all’interno del ciclo di incontri ‘Minori e Spettacolo, nelle sue molteplici forme.

Le norme applicabili, pertanto, sono le stesse previste per il mondo adulto, con applic azione, in primis, del Testo Unico Privacy. Diverso l’approccio della normativa comunitaria, a cominciare dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 settembre 2006 relativa alla tutale dei minori e della dignità umana e al diritto di rettifica relativamente alla competitività dell’industria europea dei servizi audiovisivi e d’informazione in linea e dalla Comunicazione della Commissione Europea del 2008 sulla protezione dei consumatori, in particolare dei minori, per quanto riguarda l’utilizzo dei videogiochi, che segue in particolar modo le vicende che riguardano il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. La Commissione Europea, ad ogni modo, ha già comunicato la propria intenzione di voler riformare tali atti per aumentare gli sforzi a tutela dei minori. Impegno che è anche alla base dell’Agenda Digitale Europea: come sottolineato dalla Vicepresidente Noelie Kroes, bisogna sempre tener presente che la vita online potrebbe far irruzione nella vita reale. E con i tanti minori ‘social’ presenti sul web, pericoli di questo tipo non devono essere sottovalutati.

Intervista a Paolo Bordino alias Pao, l'artista dei pinguini metropolitani.

Pao, alias Paolo Bordino, grazie alla sua fantasia riesce a trasformare il triste e grigio arredo urbano in qualcosa che stupisce e rende meno mesta la nostra grigia città. Ecco allora che da un paracarro nasce un pinguino, dal palo di un metanodotto una margherita e da una pallina da golf un armadillo.
Con il sorriso sulle labbra, l’abbigliamento casual, e la simpatia che lo contraddistinguono ha risposto alle domande che gli abbiamo posto con l’intento di carpire il suo segreto: come fa a vedere ed estrapolare tanta vivacità da oggetti che spesso passano inosservati; ma come leggerete non si è sbilanciato troppo con le riposte.

Parliamo della tua ultima creazione “Armadillo da Golf”, com’è arrivata quest’idea?
Cercavo qualche nuova creatura per la mia isola di Paopao, che è il mondo a cui mi ispiro quando dipingo, e siccome nel mio mondo nulla è realmente ciò che sembra una pallina da golf è in realtà un simpatico armadillo.

Torniamo un po’ indietro. Che tipo di formazione hai avuto?
Ho fatto il Liceo Scientifico, dove ho imparato a disegnare sul banco. Mi sono poi iscritto a sociologia, mentre nel frattempo frequentavo un corso di Tecnico del suono. Ho vissuto un anno a Londra a fare il lavapiatti, poi richiamato per il servizio civile sono stato assegnato all’archivio dell’attrice Franca Rame e del premio Nobel Dario Fo. Lì ho imparato tantissimo. Ho iniziato a lavorare con loro come tecnico del suono, poi siamo andati in tournee e sono diventato macchinista teatrale. Sucessivamente ho frequentato presso i laboratori del Teatro alla Scala un corso di costruttore di scenografie teatrali. Avevo intrapreso quella carriera, ma poi la pittura mi ha portato su un’altra strada.

Qual è il primo lavoro che hai svolto?
Aiutante in cucina presso una pensione estiva, poi operatore telefonico per l’allora TELE+.
Sono passato tra mille lavori: cleaner all’ospedale a Londra, lavapiatti, allestitore di stand fieristici, decoratore, fonico, macchinista… pittore.

Quando hai fatto il primo disegno e cosa rappresentava?
Ah! I disegni dell’asilo… Ne ho uno scatolone dei ricordi pieno. Belli come sono tutti i disegni dei bambini, niente di più.

Quando ti sei reso conto che da passione poteva diventare un lavoro?
E’ stata una cosa graduale; lavoravo già come macchinista teatrale, un lavoro bellissimo ed un mondo affascinante. Disegnando per strada ben presto sono arrivate le prime commissioni, come decorare gli stand fieristici, alcune serrande dei negozi. Così ho iniziato a lavorare anche come decoratore per gli allestimenti e pian piano la parte artistica ha preso il sopravvento.
Nel 2005 è nato Paopao Studio, come naturale conseguenza della mia attività artistica e, con l’arrivo di Laura (graphic designer), si è ampliato collaborando anche con diverse agenzie.

Che difficoltà hai incontrato durante il tuo percorso, dalla scuola ad ora?
Ho iniziato molto presto a lavorare, lasciando quasi subito l’università. Franca Rame mi ha aiutato tantissimo, avendo fiducia in me, permettendomi di imparare un lavoro. Stando con lei e Dario Fo ho avuto la possibilità di imparare tanto sia da un punto di vista artistico che umano.

Come ti consideri: artigiano, artista pittore, scultore…
L’approccio è quello dell’artigiano. Artista invece è una parola ormai svalutata, quindi ho imparato ad usarla senza troppo imbarazzo.

Perchè, e da cosa è nato il pinguino?
E’ nato da un uovo di cemento, concepito dal colore e da un briciolo di follia.

A cosa ti ispiri per i tuoi soggetti?
Ho cartelle piene di immagini, che quando cerco ispirazione consulto: fotografie di alberi, di animali, schemi geometrici, fumetti, videogiochi, cinema, altri artisti. C’è di tutto.

In quante parti del mondo sono finite le opere? Dove troviamo la più lontana?
Per ora sono di base sopratutto in italia, dove hanno girato parecchio. Poi qualche lavoretto in giro per l’europa.

Che tipo di persone sono gli amanti della tua arte e i tuoi clienti?
Sono un pubblico variegato. dal bambino di 7 anni che mi scrive al collezionista aperto alle nuove tendenze.

Quanto la vita privata ha influito sull’evolversi del tuo lavoro? Il fatto di essere padre ha cambiato il tuo modo di vedere e interpretare le cose? E’ stato un momento che ti ha fermato, magari per l’emozione o il poco sonno, o che ti ha spronato a produrre opere nuove?
Ha influito tanto, in positivo. E’ una fonte di motivazione notevole, la qualità e l’impegno sono migliorati. Ho dovuto rinunciare un po’ alle scorribande notturne, ma per il resto sono contento. Lavorare con Laura, la mia compagna, fa sì che siamo molto uniti, e a detta di tutti i miei amici è solo grazie a lei che il nostro studio ce la fa ad andare avanti!

Progetti per il futuro?
Una mostra personale all’estero.
I pinguini conquisteranno il mondo ahahahahah (Pao fa una risata imitando un cattivo da cartoon, NDR)

Libro, musica, artista e film preferito?
Siddartha di Herman Hesse, Blues Brothers e Bob Marley, M.c. Escher, Il mio vicino di casa Totoro.

Hai un consiglio per chi volesse intraprendere un percorso simile al tuo?
Il talento è necessario, ma conta di più la determinazione ed il lavoro.

Che altro dire, anche il pataniello è stato felice di conoscere Pao e per l’occasione è diventato un Ninja Penguin! 🙂

Gli amanti del baratto si incontrano al Festival della Felicità [EVENTO]

Primo Raduno nazionale dei barter in occasione del Festival della Felicità a Pesaro Urbino: l’incontro è per domenica 5 giugno al Pesonetto.

Barter?
Festival della felicità?
Pesonetto?
Meno di 150 caratteri sono pochi per capire di che cosa si tratta. Segnate l’appuntamento in agenda che ora ve lo spieghiamo

Barter: chi presta e dona i propri oggetti

Dove si trovano i barter? Su Zerorelativo: la prima community italiana di baratto riuso e prestito gratuito.
Nato alla fine del 2006 da un’idea di Paolo Severi, Zerorelativo è il primo portale italiano per barattare online ed oggi conta 19.143 barter iscritti, 52.696 baratti, 67 prestiti e 2.868 doni conclusi.

Attraverso semplici azioni come il baratto, il prestito e il dono, infatti, Zrorelativo vuole favorire un consumo intelligente e promuove stili di vita che tengono conto dell’impatto ambientale e sociale delle nostre scelte quotidiane.

Il nome zerorelativo è stato scelto perché ogni oggetto ha un proprio valore, a prescindere da quello attribuito dal mercato. Baratto, prestito e dono sono azioni ad alto valore educativo, non fa guadagnare nulla, se non l’oggetto di scambio.

Quando e dove ci sarà il Festival della felicità

Dal 27 maggio al 5 giugno la provincia di Pesaro Urbino ospiterà il festival dedicato alla felicità “in tutti i sensi…”.
Dieci giorni di incontri, confronti, spettacoli, riguardo a una tematica su cui tutto il mondo sta discutendo: l’opportunità di sostituire il concetto di PIL con un indice che meglio rappresenti lo stato di Benessere di una Nazione.


Il volto del festival sarà quello di Roberto Benigni, designato quale testimonial della manifestazione. Il suo momento sarà il 28 maggio. Il 31, invece, farà tappa a Pesaro Gianna Nannini e l’1 giugno Carlo Petrini.

Ricco il calendario degli eventi, che prevede presentazioni editoriali, incontri con grandi nomi della cultura, economia, giornalismo, spettacolo.

Il Pesonetto:un negozio per i prodotti a Kilometro Zero

Il primo negozio alla spina delle Marche, dove si possono trovare tutti prodotti a filiera corta, senza imballaggio, biologici e a km zero.
Pesonetto è un negozio di prodotti sfusi, prodotti del territorio, stoccati in spinatori,dispenser e cassette, per dare la possibilità alle persone di stabilire autonomamente le quantità ottimali al proprio fabbisogno.
Selezionando prodotti del territorio, pesonetto propone un sistema di acquisto consapevole per chi compra e compatibile con l’ambiente.

Se le idee ora sono più chiare, segnate anche l’orario: ci si troverà alle 17.

Per coloro che eventualmente decideranno di fermarsi in zona per una notte o più sono stati concordati prezzi agevolati negli alberghi convenzionati. Per usufruirne è sufficiente compilare ed inviare via mail o fax questo modulo, a questo indirizzo: info@apahotel.it – Tel: 0721-67959 0721-67959 – Fax: 0721-65135.

LinkedIn: 10 cose che non sapevi di poter fare


La notizia del successo del suo approdo a Wall Street ha fatto sì che negli ultimi giorni si destasse molta curiosità intorno a LinkedIn.

Eppure, se la maggior parte di noi conosce il social network business-oriented che ci permette di entrare in contatto con la nostra rete professionale, non tutti hanno familiarità con le molteplici funzionalità offerte dal sito che, se ben utilizzate, possono aiutarci a ottimizzare il nostro profilo e a supportare il nostro business.

Qui una lista di dieci possibilità, riportate dal sito Business Insider, realizzabili con gli strumenti messi a disposizione degli utenti, che molti di noi non sanno ancora di poter sfruttare.

1. Condividere e visualizzare notizie su LinkedIn Today: LinkedIn Today raccoglie le news e i link condivisi su LinkedIn e li organizza in un resoconto quotidiano, consultabile anche per argomenti. LinkedIn Today si trova sotto il tab news, in alto nella nostra finestra LinkedIn.

2. Ricercare gli status update con LinkedIn Signal: la casella di ricerca in alto a destra non permette di cercare soltanto nomi e cognomi: impostandola su “Aggiornamenti” possiamo digitare il topic che ci interessa e scoprire chi ne sta parlando in quel preciso momento.

3. Mantenere aggiornata la pagina della propria azienda: le pagine aziendali sono largamente personalizzabili e possono essere utilizzate per pubblicare notizie, offerte di lavoro e link ai prodotti e servizi dell’azienda.

4. Ottimizzare la propria URL: la URL che LinkedIn assegna di default ai profili è formata da una serie di lettere e numeri, ma può essere personalizzata in modo da migliorare la nostra posizione nei risultati di ricerca di Google.

5. Entrare a far parte di gruppi di settore: su LinkedIn sono presenti molteplici gruppi organizzati intorno a professionalità e settori specifici. Diventarne membri ci aiuta a rimanere aggiornati e a entrare in contatto con persone che condividono la nostra stessa sfera di interessi.

6. Posizionarsi nei risultati di ricerca di Google: Google premia LinkedIn e i suoi iscritti nei suoi risultati di ricerca, e questo fornisce una certa visibilità che può rivelarsi un vantaggio al momento della ricerca di un impiego.

7. Mantenere un profilo sempre aggiornato: dal momento che, quando qualcuno digita il nostro nome su Google, il nostro account LinkedIn compare in testa ai risultati di ricerca, mostrare un profilo non aggiornato rischia di essere addirittura imbarazzante. Completarlo indicando le posizioni più recenti che abbiamo ricoperto aiuta a fornire di noi una descrizione semplice e opportuna.

8. Individuare una posizione desiderata e le skill adeguate: se siamo interessati ad un particolare lavoro o ad una promozione, uno sguardo al profilo di chi già ricopre il ruolo a cui ambiamo può darci un’idea delle capacità che dobbiamo sviluppare per realizzare il nostro obiettivo.

9. Ricercare personale: la pagina Corporate Recruiting Solutions offre la possibilità di individuare i migliori candidati tra gli utenti del social network.

10. Compilare un CV: il Resume Builder permette di costruire in un attimo il nostro CV a partire dai dati inseriti nel nostro profilo.

Semplice no? Non ci resta allora che esplorare tutte le funzionalità che LinkedIn mette a nostra disposizione e testarne in prima persona l’efficacia.

Egg machine: l'ambient contro lo sfruttamento animale

Sotto gli occhi strabuzzati dei passanti, a Francoforte è stata realizzata una campagna ambient per sensibilizzare la popolazione sul tema dello sfruttamento animale e più in particolare sullo sfruttamento delle galline in allevamento, costrette in gabbie di pochi centimetri quadrati e trattate proprio come delle macchine distributrici di uova.  Proprio questa frase è lo slogan della manifestazione organizzata dal gruppo animalista NOAH: “il 68% delle galline di tutto il mondo viene trattato come una macchina per deporre uova”.

Per fortuna le sedici galline sono rimaste per un tempo breve in bella mostra ma, inizialmente, i primi “spettatori” pensavano si volessero offrire loro uova fresche di giornata.

Un ambient assolutamente riflessivo che pone un banale quesito:  Chi sono a questo punto i polli??

Disintermediazione Turistica e portali alberghieri: Freshcreator.it

Disintermediazione Turistica e portali alberghieri: Freshcreator.it

Disintermediazione Turistica e portali alberghieri: Freshcreator.itLa startup di cui parlerò in questo post è forse la prova tangibile di quanto il web abbia mutato i modi di fare business nel mondo dei viaggi.
Una startup con sede a Bologna, ma con un team di 8 giovani provenienti da tutta Europa, ha messo in piedi un sistema che permette ad una struttura ricettiva di creare un sito web con features avanzate con la stessa semplicità con la quale si crea un personal blog.

In sostanza il sistema prevede un periodo di prova di 30 giorni al termine dei quali si possono acquistare pacchetti per usufruire di servizi specifici per l’albergo.
I punti di forza del servizio di freshcreator.it sono costituiti da una serie di tools che permettono di creare immediatamente un sito multilanguage, essere posizionati in automatico sui motori di ricerca e poter parametrizzare sulla base delle esigenze dell’albergatore l’Ottimizzazione sui motori di ricerca, e la possibilità di servirsi di un Booking Engine, completamente sviluppato dal team di Freshcreator, vera chicca innovativa della startup.
Un video introduttivo spiega in una manciata di secondi quali siano le principali caratteristiche del servizio.

La tendenza

Il servizio messo a punto da freshcreator si inserisce a pieno titolo in un contesto economico mutato grazie al web, il Travel 2.0.
L’interazione sempre più spiccata e frequente dei turisti con le strutture ricettive e le destinazioni, che aumenta proporzionalmente con la crescita della rete, ha portato molte strutture ricettive, servizi nelle destinazioni e sistemi turistici interi, a doversi rapportare con la rete secondo le regole che i mercati online stanno dettando.

In questo contesto nascono servizi come TripAdvisor e Nozio, ed è nello stesso contesto che si sono venuti a creare alcuni standard qualitativi che hanno costretto le strutture a dover essere presenti online con servizi avanzati e customer-oriented.

Di questa necessità messa in piedi dal mercato e cui hanno dovuto far fronte le filiere turistiche locali, FreshCreator ne ha fatto un business, inserendosi a pieno titolo tra i servizi che possono contribuire al processo di Disintermediazione Turistica.

Disintermediazione significa più qualità percepita dal cliente, e se vogliamo in generale, più valore percepito, poiché prevede la riduzione al minimo degli intermediari come On Line Travel Agency, o tour operator più in generale, che tendono ad assorbire quote di spesa del cliente offrendo in cambio un servizio di intermediazione, grazie alla rete, non più necessario.

Il servizio dal lato dell’utente

Logo FreshcreatorGli albergatori che decidano di usufruire del servizio, possono partire da un servizio base completamente gratuito, ed eseguire una serie di upgrade sino ad un costo massimo di 360€ annui.
Il servizio è inoltre completamente interfacciabile sia con i consueti sistemi di Information Technology frequentemente utilizzati dai gestori delle strutture ricettive, sia con i Global Distribution Systems, attraverso una serie di API.

Il servizio può essere individuato come esempio delle possibilità offerte dal web nel campo turistico, in quanto è in grado di portare ad una sostanziale riduzione dei costi che sino a questo momento dovevano essere sostenuti da un albergo per ottenere un buon posizionamento online, sfruttando economie di scala possibili solamente grazie al web 2.0.

Unico limite, non invalicabile, è la mancanza di un tool standard che permetta ad un albergo di gestire una parametrizzazione ed una connessione del sito web con i canali di social networking, sfruttando tecnologie come il facebook frame nelle pagine, attualmente indispensabile per poter gestire delle corrette politiche di Travel 2.0.

Ben&Jerry's Good Ideas: il gelato che fa bene al mondo [CASE STUDY]

Ben&Jerry’s arricchisce la sua strategia di ingresso sul mercato italiano: dopo il successo del Free Cone Day a Firenze, è ora del crowdsourcing! Non un concorso o una competizione ma semplicemente una chiamata a raccolta per chiunque abbia un’idea che possa rendere il mondo un posto migliore.

Nella sezione Good Ideas del sito Ben&Jerry’s ogni associazione, cooperativa sociale, fondazione, ONG, Onlus o start-up può caricare (o segnalare) una buona idea che contribuisca o abbia l’obiettivo di migliorare la vita delle persone, degli animali o della nostra preziosa madre terra.

Ben & Jerry’s metterà a disposizione un budget complessivo di € 50.000 che verrà suddiviso in 25 donazioni dal valore di € 2000 ciascuna da destinare alle 25 “good ideas” più meritevoli di essere promosse e incoraggiate. Gli utenti potranno esprimere il loro gradimento per le buone idee che ritengono più interessanti, attraverso una “like application” – sia attraverso il sito che sulla pagina Facebook -, fino ad un massimo di tre preferenze a persona. Una commissione composta da alcuni rappresentanti ed esperti del brand, ragazzi amanti di Ben & Jerry’s, selezionerà le “good ideas” più innovative, originali, e che, secondo loro, avranno più possibilità di crescita: in parole povere, quelle più meritevoli. (Esplora le idee al top in questo momento!)

I fondatori e la loro filosofia

In realtà, se si conosce un po’ la storia dei fondatori Ben Cohen e Jerry Greenfield non è difficile comprendere quanto le strategie di branding ideate ed applicate nel tempo da Ben&Jerry’s siano vicine al loro universo valoriale ed identitario. La loro amicizia inizia a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, un periodo che il giornalista Hunter Thompson descriveva così: negli Stati Uniti

… la metà degli anni sessanta erano un posto speciale ed un momento speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione, nessuna miscela di parole, musica e ricordi poteva toccare la consapevolezza di essere stato là, vivo, in quell’angolo di tempo e di mondo, qualunque cosa significasse. C’era follia in ogni direzione, ad ogni ora, potevi sprizzare scintille dovunque, c’era una fantastica, universale, sensazione che qualsiasi cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo. E quello, credo, era il nostro appiglio, quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del vecchio e del male, non in senso violento o cattivo, non ne avevamo bisogno, la nostra energia avrebbe semplicemente prevalso, avevamo tutto lo slancio, cavalcavamo la cresta di un’altissima e meravigliosa onda“.

E quell’onda Ben&Jerry decisero di cavalcarla accoppiando la bontà dei loro gelati con la bontà verso le comunità locali toccate dai loro prodotti e dal brand (che fa la sua prima comparsa ufficiale nel Vermont nel 1978). Una consapevolezza locale animata da una forza di volontà globale ha poi, negli anni, fatto da filo conduttore all’intensa attività di responsabilità sociale collegata ai gelati Ben&Jerry’s ed ai suoi due imprenditori tanto hippy quanto positivamente visionari! Ben ha fondato Business Leaders for Sensible Priorities, un gruppo di 700 manager che lavorano per ordinare le priorità sull’allocazione degli investimenti federali e, pochi anni dopo, TrueMajority (un’organizzazione online di attivisti politici). Sullo sfondo, la partecipazione continua ai board di diverse organizzazioni come Social Venture Network, Business for Social Responsibility, Oxfam e Greenpeace.

Dopo l’acquisizione da parte di Unilever, Ben e Jerry continuano a trasformare il modo in cui il mondo conduce il business ed a supportare le principali iniziative sociali in giro per il mondo. Come ha testimoniato la conversione totale dei propri ingredienti al sistema Fairtrade in UK ed Europa quest’anno (mentre avverrà nel 2013 per il global portfolio di prodotti).

Con la sua riconoscibilissima iconografia rurale, familiare a chiunque riesca ad immaginare una fattoria in stile Woodstock, il gelato Ben&Jerry’s è un vero e proprio simbolo culturale. Sarà un caso ritrovarlo spesso nei blockbuster hollywoodiani?

La filantropia come driver del marketing

La volontà di percorrere l’asse del goodwill come contatto col proprio pubblico di riferimento pervade la catena del valore Ben&Jerry’s. Basti pensare alla strategia di distribuzione esclusiva implementata in USA in partnership con Target: due gusti realizzati ad hoc (Berry Voluntary e Brownie Chew Gooder) sono stati venduti per tutto il 2010 sono nei punti vendita Target con la promozione Scoop it Forward. L’obiettivo? Incentivare nelle comunità locali la partecipazione attività di volontariato attraverso il portale VolunteerMatch.org. Coinvolgendo 5 amici, ci si conquistava un coupon per un gelato gratis, sempre da Target ovviamente.

Le strategie di differenziazione

A guidare l’attività Ben&Jerry’s c’è la volontà sì di creare prodotti di qualità eccezionale ed in maniera tale da consolidare la propria base finanziaria ed aumentare il valore per gli stakeholder; ma la strategia generale è quella di riconoscere il ruolo fondamentale che il business può interpretare nel restituire qualcosa al contesto sociale nel quale opera. Ed è un brand diverso dagli altri a farlo: non si posiziona mai “nel mezzo”, sia dal punto di vista di pricing che di politica di prodotto. Nessun gusto ha mai imitato quelli della concorrenza e nessuna iniziativa targata Ben&Jerry’s può dirsi conservativa o tipica.

Ad esempio, quando l’azienda ha deciso di supportare una nuova legge dello stato del Vermont che avrebbe legalizzato i matrimoni gay. Il popolare gusto Chubby Hubby è stato rinominato “Hubby Hubby” (cioè “maritino maritino”, ndr) e per 30 giorni dopo l’entrata in vigore della legge è stato distribuito nello stato con due uomini in smoking raffigurati sul pack.

Il tone of voice è sempre stato alla pari con il consumatore, senza mai aver paura di affrontare tematiche difficili. Una posizione all’avanguardia, senza mai sembrare però futuristici, finti ed esclusivi. Non c’è mai stato spazio, nella comunicazione Ben&Jerry’s, per quel tipico linguaggio aziendalistico che spopola in molte headline.

Questo è uno dei rari casi in cui la brand personality rispecchia in pieno chi a quel brand ha dato vita: amichevole, casual ed avvicinabile; intelligente ed irriverente, onesto, autentico, creativo, freaky e divertente. E’ il caso di dirlo: peace, love & ice cream!

Social media metrics: ecco come misurare le attività sul web 2.0 [RICERCA]

Misurare il successo delle attività sui social media è sempre più importante per le imprese di qualsiasi dimensione, che impostano ormai frequentemente progetti web based (a proposito, se siete a corto di idee forse non avete letto i preziosi consigli di 8 internet guru internazionali!)

D’altra parte diventa anche fondamentale adottare una Continua a leggere

Mc Donald's Italia su iPhone: l'app ufficiale punta su valori nutrizionali e trasparenza

Arriva la app ufficiale di McDonald’s Italia che punta tutto sulla genuinità del prodotto. A distanza di 7 anni dall’uscita di Super Size Me, film-documentario diretto ed interpretato da Morgan Spurlock che denunciava i disastrosi effetti sulla salute e la psiche causati dallo “junk-food” servito nei ristoranti McDonalds, la grande multinazionale di Chicago punta con l’uscita della app ufficiale italiana ad approcciare al mercato nostrano con una comunicazione basata sulla cultura del mangiar sano. Approfondiamo la app nel dettaglio.

Appare subito molto più semplice ed immediata di quella ad esempio spagnola, che prevede un menù d’entrata con la foto 3d di un punto McDonalds che cambia angolazione muovendo semplicemente lo smartphone. La versione italiana è improntata alla funzionalità e si presenta più testuale con un menù a tre chiamate:  calcolatore Kcal –  M news –  Store Locator. Il disclaimer alla voce Calcolatore Kcal dà subito l’idea del taglio che si vuole dare alla app, rafforzato da un messaggio in prima pagina in cui affermano:

Crediamo che una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo siano la base di un comportamento corretto per la salute, così come indicato da tutti gli esperti. Decidere quale alimento preferire in piena consapevolezza, comunque, significa conoscerne il valore nutrizionale. Per questo, ci impegniamo da anni nel fornivi informazioni complete su tutti i nostri prodotti ovunque possibile: confenzioni, opuscoli, tovagliette dei vassoi e nel calcolatore di calorie. Dopo aver aggiungo i prodotti al vassoio, premi il tasto “calcola” e otterrai i valori nutrizionali corrispondenti e la loro relazione (percentuale) con il fabbisogno giornaliero di un adulto o di un bambino.”

La sezione M news riporta una ricca serie di informazioni sui prodotti McDonalds, la storia del brand e dei ristoranti, mentre lo Store Locator è una semplice mappa che segnala i “McPOI”. Non c’è dubbio che la parte più interessante sia il calcolatore di calorie, impossibile non testarlo.

Si presenta con un vassoio su cui poter aggiungere tutti gli ingredienti previsti dai menù McDonalds al momento, compresi condimenti, dressing per insalate, e dessert. Una volta selezionato il proprio pranzo ideale, è possibile calcolare il contenuto calorico totale, o dei singoli cibi. Ecco cosa salta fuori se si mette a confronto un normalissimo cheeseburger, un’insalata con pollo alla piastra e un’insalata caprese.

Il risultato è abbastanza eloquente. Un cheeseburger (prima screenshot a sinistra), che nell’immaginario collettivo è necessariamente identificato come più calorico, “nocivo”, rispetto ad un’insalata, fa infatti registrare un apporto di kcal nettamente superiore, ma una percentuale di grassi saturi (quelli che causano il colesterolo) solo del 5% più alta rispetto alla Caesar Salad con pollo, e addirittura del 9% più bassa rispetto ad una semplice Insalata Caprese.

Nel messaggio di introduzione alla app, leggendo tra le righe, sembra quasi che si stia tentando di mettere le mani avanti. Cercando di mettere in luce tutti gli sforzi fatti per fornire ai consumatori gli strumenti e le informazioni su quello che mangiano presso i fast-food Mc Donalds, ma sottilineando di credere “… che una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo siano la base di un comportamento corretto per la salute”. Un po’ come con le pubblicità per gli alcolici, ci dovremmo aspettare la chiusura degli spot tv con un laconico “McDonald’s vi raccomanda di mangiare responsabilmente”.

Senza per nulla dubitare dei buoni propositi in termini di sensibilizzazione verso uno stile di vita più salubre come promosso da McDonalds in occasione del lancio della app per iPhone, c’è da chiedersi se un giorno vedremmo mai realizzata una campagna di sensibilizzazione non del consumatore, ma del marchio. Qualcosa che reciti una bodycopy del tipo:  “Siamo consapevoli che i nostri prodotti non siano il massimo in termini nutrizionali. E con il tempo lo avrete di certo imparato anche voi a vostre spese. Ma perché negarsi il piacere di un attimo di libertà che fagocitare un nostro panino può offrire? Venite a trovarci. Non tutti i giorni, non tutti i week-end, ma venite.

Ecco il link per scaricare l’app: