Come mantenersi in forma con 3 Apps! [HOW TO]

Marzo è, senza ombra di dubbio, il mese di dead line entro il quale è necessario iniziare a riflettere sulla propria forma fisica in vista dell’arrivo della bella stagione. Marzo è anche il mese per inizire a programmare le attività per rimettersi in forma. Ma allora perché non rendere più facile la programmazione della dieta e dell’attività fisica ad essa connessa usando le infinite possibilità messe a disposizione dalla tecnologia?

Se siete dei fortunati possessori di uno dei tanto prodotti Apple sono infinite le applicazioni che potete usare per costruire la vostra tabella di marcia utile a migliorare quella prestanza fisica che ad oggi vi manca, partendo dall’alimentazione per finire sulla bilancia:

Food Scanner: Good Food or Bad Food?

Alla base di una buona salute fisica c’è sicuramente una sana nutrizione. Per costruire un’alimentazione che fornisca allo stesso tempo l’energia per affrontare la giornata e che però non pesi troppo sul fisico è disponibile una semplice applicazione che consente, attraverso il codice a barre dei prodotti, di valutare se il nostro acquisto alimentare è adatto alla dieta che stiamo con fatica seguendo. Con Food Scanner serve solo il vostro iPhone del cuore che, una volta passato sul prodotto alimentare, si trasformerà in un fido nutrizionista svelandovi le proprietà di ogni alimento.

Fitness Class

Sicuramente è necessario abbinare all’alimentazione anche una giusta dose di attività fisica per impedire che i muscoli si addormentino troppo e vi facciano apparire come un novantenne davanti alla tv. Per venirvi in soccorso è stata creata FitnessClass, una app specifica per iPad che promette di seguirvi passo passo come un vero personal trainer elettronico. Tra lezioni di yoga e di aerobica offre tutto ciò che uno sportivo neofita può desiderare…l’unica pecca? Il prezzo molto simile ad un mese di sana attività in una palestra reale!

Weightbot — Misuratore Progressi del Peso

Volete vedere se avete raggiunto qualche progresso o se forse è meglio abbandonare tutto e darsi agli scacchi? E’ semplice, basta Weightbot: una semplice applicazione in grado di tenere traccia dei vostri progressi (facendo gli ottimisti) attraverso le misurazioni del peso e dell’Indice di Massa Corporea (reale indicatore della salute del nostro corpo). Se poi vi piace essere sadici potete tranquillamente impostare i vostri obiettivi e quindi sapere quanto sacrificio vi separa ancora da loro!

Se invece preferite informarvi da un punto di vista più scientifico a Cape Town, dal 6 al 9 giugno prossimi ci sarà il Mobile Health Summit, un incontro per discutere di studi e risultati già raggiunti riguardanti l’uso del settore mobile a supporto della salute umana.

Ora tocca a voi scegliere la app che preferite…o prenderle tutte!

Ancora brand reputation: il tweet della discordia di Chrysler

Loggarsi è un’operazione così semplice che viene naturale, soprattutto se si è dipendenti da social network e di account se ne hanno a bizzeffe. Ma se il log sbagliato fosse effettuato sull’account aziendale di Twitter? E se il tweet fosse, combinazione, una violazione della policy della stessa azienda?

Beh, nel mondo dei social network succede anche questo: è il caso di Chrysler.

I fatti, intanto: lo scorso 9 marzo appare un simpatico tweet, dove ci si chiede come mai a Detroit la gente non sappia guidare: “I find it ironic that Detroit is known as the #motorcity and yet no one here knows how to fucking drive.”, con tanto di hashtag per farsi leggere il più possibile. Mittente? Chrysler Auto, incredibilmente. Ecco il tweet della discordia:

Il danno è stato compiuto da un dipendente inconsapevole di scrivere a nome dell’azienda per cui lavora (o lavorava?), e nonostante il tweet sia stato immediatamente rimosso gli utenti hanno fatto in tempo a retweetarlo, di fatto dando in pasto alla Rete questa vicenda così curiosa e, se vogliamo, divertente.

Ecco il tweet “riparatore”:

La responsabilità è da imputarsi a NMS, l’agenzia di marketing che gestisce il profilo Twitter di Chrysler e le strategie di comunicazione dell’azienda di Detroit: a scusarsi per l’inconveniente, il CEO Pete Snyder, che pubblica sul sito web dell’agenzia il proprio rammarico per quanto accaduto.

Dietro questo piccolo episodio ci sta un concetto più ampio, quello di Brand Reputation e come proteggerla. Un modo, adottato anche da molte aziende che producono automobili – visto il casus belli che vi stiamo raccontando – ci sono piccoli gruppi aziendali che operano nel mercato dei social network: produttori di contenuti che fanno approvare i propri post prima di condividerli, proteggendo l’immagine del marchio rappresentato sui social network: è il caso ad esempio di Jaguar e Land Rover, entrambi con una presenza on line massiva e completa, sia su Facebook, che su Twitter.

Pensate cosa direbbe Eminem, scelto per lo spot Chrysler proiettato al SuperBowl, riguardo a questo tweet sugli automobilisti della sua amata Detroit?

Are you typical? Il video virale di National Geographic [VIDEO]

Are You Typical? Il video virale di National Geographic
Ciò che definiamo tipico è sempre relativo. E questo bel video prodotto da National Geographic, dal titolo “7 Billion: Are You Typical?”, ce lo dimostra!

Le statistiche ci dicono che oggi l’essere umano tipico sulla Terra è un uomo cinese di 28 anni. Ma non per molto. Il mondo cambia, tutto è relativo.

E ciò vale ogni giorno, ovunque, in ogni angolo del mondo. National Geographic ci manda un messaggio chiaro (assolutamente non relativo!): se un americano tipico consuma 400 litri d’acqua ogni giorno nella mura domestiche, in alcune parti d’Etiopia si può sperare di averne al massimo 10 litri, e dopo aver impiegato otto ore della giornata per poterla trasportare fino a casa.

Le nostre scelte sono importanti, anche nello “stabilire” ciò che nel futuro sarà tipico, anche nel cambiare le cose.
In pochi giorni il video ha raggiunto su Youtube oltre 1 milione di visualizzazioni. Vale la pena diffondere questi contenuti, non credete?

Twestival 2011: l'evento universale di raccolta fondi sarà anche a Milano [EVENTO]

Twestival 2011: l'evento universale di raccolta fondi sarà anche a MilanoTwestival Twestival Twestival Twestival Twestival Twestival Twestival Twestival Twestival…il tam tam sulla rete è già cominciato, ma il passaparola non basta, dobbiamo agire!

Ninja, il 24 marzo a Milano, si svolgerà l’evento di raccolta fondi più importante a livello mondiale: il Twestival, non potete mancare!
Partecipare è semplicissimo: collegandosi al sito www.milano.twestival.com è possibile acquistare il biglietto d’ingresso per la serata milanese che vi regalerà tanto divertimento in cambio di un’azione generosa a sostegno di chi ne ha davvero bisogno.

L’evento, nato nel 2008 da un’idea di Amanda Rose ed alcuni amici, utilizza Twitter per coinvolgere la rete di contatti in un’importante iniziativa di generosità umana. L’obiettivo, infatti, è di sostenere la Fondazione G. & D. De Marchi Onlus nella lotta costante alle più diffuse malattie infantili.

Per la prima volta a Milano, l’evento di raccolta fondi più grande al mondo avrà inizio alle 20.30, presso l’11Clubroom di via Toqueville, nell’esclusiva zona Corso Como.
In contemporanea con le più importanti città del mondo, Milano è pronta a farsi portavoce di un appuntamento unico nel suo genere: un’iniziativa nata per opera degli utenti di Twitter, ma che è uscita dalla rete per diventare un’occasione vera di contatto tra coloro che vogliono partecipare in maniera concreta alla raccolta fondi.
La serata è aperta a tutti coloro che, unendosi alla campagna di solidarietà, vogliono trascorrere una divertente serata in compagnia, incontrando dal vivo i bloggers milanesi e appoggiando una buona e soprattutto concreta causa. Perché Twestival non è soltanto solidarietà, ma è condivisione, spettacolo, intrattenimento!


L’intero ricavato del Milan Twestival sarà devoluto alla Fondazione G. & D. De Marchi Onlus. Quest’organizzazione è impegnata nella costante lotta contro le più gravi malattie infantili, tra cui tumori, talassemie, leucemie e molte malattie del sangue. E lo fa presso il Centro di Ematologia ed Oncologia della Clinica Pediatrica De Marchi di Milano.
Le donazioni saranno utilizzate per pagare le borse di studio ai medici che operano nel day hospital e in reparto, oltre che ad aiutare le famiglie dei bambini malati e bisognosi di sostegni economici.

Dal 2008, il Twestival si è propagato velocemente per centinaia di città a livello globale, contandone finora 202 e riuscendo a raccogliere più di un milione di dollari in sostegno di diverse associazioni benefiche.

Twestival su YouTube

Coraggio ragazzi, è arrivata la nostra occasione: dimostriamo al mondo il nostro valore!

Rimuovere le protezioni ai file Pdf? Ecco a voi gratis PDF Decrypter Pro! [SOFTWARE]

Da bravi Ninja oggi vi proponiamo un bel programma che vi consentirà di togliere le protezioni ai vostri file pdf. Avete scaricato un documento protetto da password, oppure con divieto di stampa? Bene, grazie a PDF Decrypter Pro potrete togliere queste protezioni.

Il programma costerebbe circa 30 dollari, ma è in promozione GRATIS fino a fine marzo! Volete ottenere la licenza? E’ molto semplice, seguite questi passi:

  • Andate sul sito e scaricate PDF Decrypter Pro
  • Installatelo sul vostro pc e, quando apparirà la finestra che vi chiederà il codice per attivare la versione completa, incollate il codice suggerito dal sito (il codice è quello nel riquadro colorato nella prossima figura)

Ora avete la versione completa gratis e per sempre! 🙂

Il programma è semplice da utilizzare. Fatelo partire e vi apparirà questa schermata:

Cliccando su Decrypt PDF (nel riquadro colorato) si potranno selezionare i documenti protetti, in modo da poter togliere le limitazioni.

Il programma (5,7 Mb circa) è compatibile con XP, Vista e 7.

Buon download!

[BREAKING NEWS] Google Circles: il social network di Big G non esiste. Per ora.

C’è stato un grande tam tam sulla rete nel week end appena trascorso: tra rumors, gossip e vivaci dichiarazioni correva infatti la voce che Google stava per lanciare Google Circles, il social network che avrebbe permesso a Big G di battere Facebook, grazie ai contenuti e, soprattutto, livello di privacy. Tutti si aspettavano quindi grandi novità al South by Southwest Interactive, il festival della musica e delle tecnologie emergenti di Austin, Texas. Sempre secondo le voci, Google Circles sarebbe previsto per maggio e permetterebbe di condividere aggiornamenti di status, fotografie, video e quant’altro con i contatti più stretti. Una sorta di Facebook super-personalizzato, insomma. Anche Tim O’Reilly, noto guru social-tecnologico, avrebbe confermato l’esistenza di Google Circles con un messaggio sul suo account Twitter: “Ho visto Google Circles  e sembra impressionante“… ma se stiamo usando ancora il condizionale un motivo c’è.

E infatti poco dopo lo stesso Tim cancella il tweet e spiega che “non si tratta nè di un prodotto nuovo, nè di un nuovo social network, ma solo di qualche pensiero su come si potrebbero gestire meglio le reti sociali”. Allo stesso evento prende poi parte Google che, attraverso Chris Messina (secondo il gossip implicato nel progetto), ha dichiarato che non sta sviluppando nessun social network, confermandolo anche attraverso Twitter. Di fatto, Chris Messina non è coinvolto in nessun team di produzione dell’azienda. Facebook può tirare un sospiro di sollievo: Google Circles non è una realtà. Almeno per ora.

Creare la propria "Treebo" per viaggiare

Treeboo utilizza abilmente le logiche dei social network e dei gruppi d’acquisto e con il suo nome, semplice, ma carico di significato, richiama immediatamente il marketing tribale e il concetto di community. Infatti, sfruttando il motto “L’unione fa la forza” , questo progetto presentato al BTO 2010, permette di acquistare pacchetti viaggio a prezzi davvero scontati grazie alla creazione di gruppi di utenti interessanti all’offerta.

Ovviamente tutto avviene on-line, superando così le distanze geografiche, creando comunità di utenti che condividono gli stessi interessi e preferenze di viaggio.Ogni giorno sul sito, ancora in beta, vengono pubblicate diverse offerte proposte dalle agenzie di viaggio e una volta scelta la destinazione, basta coinvolgere altri utenti nell’acquisto per ottenere il prezzo vantaggioso.Quest ultimo è indirettamente proporzionale al numero degli utenti che esprimono la loro preferenza per cui, è proprio il caso di dirlo, stavolta “L’ unione fa….lo sconto!”.

Facebook per i blogger [HOW TO]

facebook per blogger

Quando si apre un blog, all’inizio è sempre deprimente. Specialmente se siete dei neofiti – anche se ormai è raro trovarne – potreste essere assaliti dallo sconforto dovuto all’assenza quasi totale di commenti. Che porta a pensare che a nessuno importi di voi e del vostro povero blog. E proprio mentre sul punto di “suicidare” il blog, ecco che un angelo – o un ninja – vi spiegano l’importanza delle statistiche. Se usate WordPress, le scoprite quasi subito. Chi utilizza altre piattaforme in genere si affida a Shinystat, utilizzandone la versione free.

Perchè questa premessa? Quando iniziamo a parlare di Facebook e di quello che può fare per il mio blog? Queste cose le so già” è sicuramente quello che state pensando.
Se questa premessa vi ha solo fatto spazientire, siete sulla strada giusta: vi state trasformando da semplici grafomani romantici a veri e propri Scrooge ossessionati dal numero di visualizzazioni e visitatori.

Se volete sfruttare i vostri contatti Facebook per aumentare la vostra audience non basta certo condividere sporadicamente i post sul vostro profilo personale. Vi serve assolutamente una fapage. E un logo come si deve. Perchè l’immagine che vi rappresenta su Facebook non può essere casuale e un logo va studiato necessariamente.Quando ne avrete uno, potrete procedere – non c’è nulla di più fastidioso di una fanpage con il punto interrogativo nel frame dedicato all’immagine. Ma non è questo l’unico strumento. Ecco step by step cosa fare per promuovere il vostro blog.

facebook per blogger

FANPAGE. Per crearne una basta andare su facebok.com/pages e procedere come se si trattasse di un profilo. Potete sfruttare la nuova visualizzazione – simile in tutto e per tutto a quella dei profili personali – per personalizzare al massimo il vostro spazio attraverso le cinque foto che vengono visualizzate sotto l’intestazione. Create 5 immagini “composte” – 97×68 pixel è la dimensione ideale – per comporre messaggi o mosaici. L’effetto è assicurato.

Ma al di là dell’immagine, la fanpage è fondamentale perchè i fan visualizzeranno gli aggiornamenti e i link che pubblicherete direttamente nello stream della loro homepage: questo facilita moltissimo l’interazione e stimola la visualizzazione del contenuto. Vi accorgerete molto presto che post privi di commenti sul blog sono in realtà commentatissimi su Facebook. Una bella soddisfazione e un ottimo feedback sul gradimento dei contenuti.

Grazie alla fanpage, inoltre, potrete vedere quante volte è stato condiviso un singolo link: un altro ottimo strumento per verificare i feedback che hanno i singoli argomenti.

Una pecca. Ovviamente è importante invitare i propri amici a diventare fan.  Le nuove impostazioni di Facebook non consentono a chi non è amministratore della pagina di suggerire la stessa agli amici. Potete ovviare a questa situazione contattando i vostri amici più fidati: rendeteli amministratori per una decina di minuti, cosicchè anche loro possano invitare i loro amici.

facebook per blogger

STATISTICHE. La fanpage è la gioia dei bloggers drogati di statistiche: grazie alla funzione Insights avrete contezza di quante volte un contenuto è stato visualizzato sulle home dei vostri amici. Per visualizzazione, in questo caso, si intende il numero di volte che il post è comparso nel news stream dei vari utenti facebook. E non solo. Con questo tool avrete un quadro chiaro del vostro pubblico suddiviso per area geografica, fasce d’età, numero di interazioni e gradimento dei vari contenuti – audio, video e testo. Utilissimo per aggiustare il tiro se puntate ad essere un opinion leader nella vostra città o tra i vostri coetanei.

 

WIDGET. Sono sostanzialmente tre quelli principali, che potrete utilizzare a piacimento, ma sempre tenendo conto del codice supportato dalla vostra piattaforma di blogging.

facebook per blogger

Fan box: Comodissimo widget da posizionare in una delle sidebars del blog. Permette ai vostri lettori di diventare fan del blog su facebook senza lasciare la pagina. Il box mostra quanti sono i likers e l’ultimo aggiornamento postato sulla pagina. Gli utenti possono cliccare su “mi piace” e continuare tranquillamente la navigazione sul blog.

Facebook connect. Più che uno strumento utile alla promozione in senso stretto, è una grande comodità per gli utenti del vostro blog, che non dovranno inserire credenziali d’accesso per poter commentare i post. Questo widget consente di mantenere la propria “facebook identity” mentre si surfa sul web.

Che ritorno ne avete voi? Semplice. Tutto quello che gli utenti faranno sul vostro blog – like, commenti e quant’altro – apparirà sul loro profilo Facebook. E di conseguenza nello stream dei loro amici. Ottimo sistema per amplificare al massimo la vostra creatura.

facebook per blogger

Facebook comment box. Questo widget vi permette di inserire un box nel quale i visitatori possono inserire dei commenti, che verrano postati nei loro profili. È utile perchè permette la moderazione e la possibilità di replica al singolo commento direttamente dal vostro profilo Facebook. Ovviamente il tutto finirà sotto gli occhi degli utenti del social network: altra ottima cassa di risonanza per il vostro blog.

Per installare sul vostro sito questi giocattolini social dovete masticare un minimo di codici e sapere dove “mettere le mani” per evitare disastri. Potete procedere per tentativi, aiutandovi con delle guide, durante la notte. Così pochissimi utenti vedranno cosa state combinando e potrete fare pasticci in tranquillità. E poi si sa che le ore notturne sono le preferite dai ninja!

Dalle chiappe di Terry Richardson alla creatività del Barcellona: 8 idee per l'advertising italiano da Till Neuburg

Copio e riproduco un titolo da Pubblicità Italia del 7 marzo 2001:
Silvian Heach fa ricorso contro lo stop alla campagna” – “Iap: in attesa della sentenza definitiva l’affissione va avanti

Aggiungo di mio:

Più questa storia va avanti nei tribunali, sulla stampa, nella tv, più i proprietari di questo brand si fregano le mani. Non voglio assolutamente dire che non se ne deve parlare (ovviamente questo vale soprattutto per noi professionisti della pubblicità). Dico solo che in un sistema sociale e di comunicazione dove non prevale chi argomenta meglio, ma chi grida di più, il nostro involontario supporto all’amplificazione di questa operazione è paradossalmente inevitabile.

Giustamente, più che di una trovata brutta e facilona, almeno da parte nostra, si è discusso dell’umiliazione delle donne.

Nei giorni scorsi ho visto su la Repubblica una nuova pubblicità, a pagina intera, di questa marca dove si vedono due ragazze vestite in modo “perbene” (per non dire, quasi castigato). Viene spontaneo pensare che tutta la faccenda delle natiche nude e dei gelati a forma di pene, sia stata messa in atto solo per accelerare la conoscenza di un brand che ai più era ancora sconosciuto.

Anche con la discussa modella anorressica di Toscani (nel frattempo deceduta, con il conseguente suicidio di sua madre), la marca Nolita (nome che non deriva certo da Nabokov) nata nel 1998 ma ancora poco nota, era riuscita a farsi ri-conoscere di colpo da milioni di cittadini, con una sola unica affissione. L’indotto tam tam mediatico ha reso mille volte di più delle stesse “campagne”.

In ambedue i casi sarebbe sbagliato parlare di brutta pubblicità (almeno come la intendiamo noi, che di solito la avversiamo), ma piuttosto dovremmo considerarle efficaci “operazioni di branding accelerato” – dove non contano assolutamente nulla la creatività, gli argomenti, la fantasia, l’execution, il prestigio, la bellezza, la comodità, la qualità del prodotto, il prezzo, ma solo ed esclusivamente una sguaiata e dirompente identità. Si tratta di una tecnica che (almeno nel periodo breve) può funzionare. E’ un meccanismo di identificazione che, per esempio in campo televisivo, è praticato da anni (anche lì con risultati eclatanti) dai vari Sgarbi, Ferrara, Santanché, Mussolini: non importa COSA dicono, ma solo COME mettono in pratica le loro operazioni di P.R.

Credo che per noi creativi italiani sia venuto il momento di analizzare e capire finalmente a fondo questi meccanismi. E’ sterile (se non addirittura controproducente), prendercela sempre con chi non è creativo – ma solo aggressivo. Se posso usare una metafora calcistica, impariamo invece dal Barcellona – un team che fin dai tempi dell’Ungheria di Puskas, del Brasile di Pelé, dell’Olanda di Cruyff, non s’era mai visto giocare così:

1) A parte il caso Messi (“importato” ancora ragazzino malaticcio dall’Argentina, ma poi cresciuto e coccolato da loro per parecchi anni), il Club blaugrana investe per tradizione nel cosiddetto vivaio: i giovanissimi, le promesse, i ragazzini con grande personalità, vengono addottati, incoraggiati, accuditi, perfezionati, fino al loro esordio nella prima squadra. Due terzi di questa squadra-meraviglia proviene da lì.

I nostri stagisti (usciti o non usciti dalle scuole di pubblicità) vanno seguiti, formati e incoraggiati con convinzione. Mandiamoli al più presto “in campo” se sono bravi. Assumiamoli perché la loro creatività arricchisce anche il futuro nostro.

2) Il possesso-palla non è un dogma tattico. E’ una cosa molto più banale: quando il pallone ce l’hai tu, l’altra squadra non ce l’ha. Sei tu che detti l’andamento della partita e non è nemmeno detto che facendo così, tu debba per forza correre di più. Nell’ultima partita contro l’Arsenal, la proporzione era 70 a 30. Una differenza mai vista da anni nella Champions League.

Ogni giorno, ogni momento dobbiamo insistere ad anticipare i tempi – i nostri, quelli della tecnologia, dei media, dei concorrenti, di chi paga. Non dobbiamo mollare mai. L’iniziativa deve sempre rimanere nostra – non dei committenti.

3) Non devi mai scoraggiarti. Anche quando sei sotto di un goal. Siccome sai di essere (più) bravo, sai anche che i conti si fanno alla fine. Se insisti a rincorrere ogni singolo pallone, prima o poi l’iniziativa te la riprendi tu. Prima di demonizzare l’avversario, fai in modo che lui tema te.

Perdere un budget o persino un cliente non significa che per forza abbia sbagliato tu. Una volta si diceva che mantenere un cliente è più importante che conquistarne uno nuovo. Io credo sia vero l’opposto. Vincere una gara o avere un’assegnazione diretta è una magnifica soddisfazione.

4) La tattica e l’allenatore sono importantissimi, ma in campo ci vanno i giocatori. Le idee che portano al goal nascono sul campo, spesso in modo illogico e imprevedibile. Piuttosto che dominare e condizionare lo spogliatoio, conviene incoraggiare incessantemente i giocatori. Fargli capire che loro sono infinitamente più importanti della presidenza, di chi è proprietario del Club, è l’incoraggiamento più potente.

IL DIRETTORE CREATIVO NON DEVE ESSERE UN PROTAGONISTA, UNA STAR. DEVE ESSERE UN ESEMPIO, UN ISTIGATORE, UNO CHE E’ SEMPRE DALLA PARTE DEI CREATIVI.

5) Non è detto che un bravo allenatore debba per forza essere stato anche un bravissimo giocatore. Ci sono gli uni e gli altri. Liedholm e Cruyff erano grandi in tutti e due i ruoli, Mourinho e Guardiola no.

Non sempre i grandi direttori creativi, anche tra quelli che avevano che avevano fatto la storia della pubblicità, erano stati dei grandi creativi. Bill Bernbach, Raymond Rubicam, Steven Frankfurt, non avevano strabiliato come creativi, ma poi avevano cambiato la storia della pubblicità.

6) Anche se in una squadra vincente c’è una grande star (Sivori, Maradona, Pelé, Platini, Ronaldo, Messi), senza il grande talento dei loro compagni, probabilmente questi campionissimi sarebbero rimasti solo dei campioni. Si perde e si vince insieme. L’invidia e le gelosie sono sempre controproducenti. Il calcio ciappanò non rende. Il difensivismo a oltranza castra la creatività, ma l’invidia verso i compagni è anche peggio.

In un’agenzia conta moltissimo la qualità dei creativi. Ma conta ancora di più la motivazione e l’orgoglio dell’intera squadra – compresi la segreteria e il producer, l’art buyer ed il planner. Quando si vince un premio, è sempre un traguardo che appartiene a tutto il reparto. I coni e i leoni vinti devono essere esposti nella reception o nella sala meeting – non nel soggiorno a casa di chi ha “firmato” il lavoro.

7) Quasi mai i giocatori del Barcellona se la prendono con l’arbitro, con i guardalinee, con i giornalisti. Per loro, il calcio è ancora “il gioco del calcio”. Se vinci così tanto – e in quel modo – una svista o un errore di chi ti giudica fa, appunto, parte del gioco.

Prendercela con l’account, con i clienti, con le giurie è stato per anni il nostro gioco preferito – un gioco dove alla fine perdono tutti. Per Flaubert, il successo è una conseguenza, non un obiettivo.

8) Giocando, ti devi divertire. Non basta segnare, non basta vincere, non basta essere ricchi e famosi. Giocare deve essere la cosa più bella che ti càpita di fare nella vita (ovviamente in posizione eretta…).

Fare il creativo è un mestiere unico, bellissimo, appagante. Siamo molto più fortunati dei nostri clienti. La famosa frase di Séguéla del pianista nel bordello è solo un vecchio calembour che va bene per chi non capisce una mazza del nostro lavoro – mai per noi.

L’altro giorno ho visto Arsenal – Barcellona. Come succede sempre, i nostri giornali hanno poi parlato degli errori di Wenger, della presunzione dei giocatori dell’Arsenal, dei palleggi “leziosi” degli spagnoli, dell’insistenza nel possesso palla, delle tantissime occasioni “sprecate” dai blaugrana… che pena. L’unica cosa da scrivere sarebbe stata questa: se il nostro calcio tentasse di emulare solo minimamente il gioco, la gioia, la complicità, la velocità, l’insistenza a cercare sempre e comunque il goal, di questi splendidi creativi della palla, forse i nostri stadi tornerebbero a riempirsi.

La parabola tra la nostra creatività e quella dei ragazzacci blaugrana, mi sembra facile, convincente e, forse, pure divertente.

– Till Neuburg
co-moderatore ADCI-list

{noadsense}

Dilma Rousseff e la campagna elettorale 2.0 in Brasile

Molti sanno che Dilma Roussef è la prima “donna presidente” del Brasile, ma non tutti conoscono le strategie 2.0 adottate durante la campagna elettorale della “rossa” più famosa della politica brasiliana.

Nonostante il fortissimo appoggio del suo predecessore Lula infatti, Dilma Rousseff all’inizio della campagna era ben lontana dall’occupare nella mente dei brasiliani il posto di nuovo presidente e anzi per alcuni era sconosciuta poiché rimasta sempre in ombra nella sua trentennale carriera politica. Fu per questa ragione che la Rousseff decise di rivolgersi ad un’agenzia di comunicazione digitale brasiliana, la Pepper Communication, che a sua volta chiese aiuto alla più autorevole Blue State Digital (l’agenzia che ha curato la campagna presidenziale online di Barack Obama).

Gli obiettivi della BSD erano inizialmente due:

  • Avvicinare la candidata ai suoi sostenitori fornendo loro l’opportunità di interagire direttamente con lei condividendo proprie idee, storie e speranze per il futuro.
  • Presentare alla community online la candidatura come una continuazione del lavoro svolto da Lula fino a quel momento.

Per ottenere “l’engagement” necessario la BSD decise di utilizzare diversi canali: innanzitutto i social network che in Brasile vengono identificati principalmente con Orkut (il cui 53% di iscritti è di origine brasiliana) e solo successivamente con Twitter e Facebook; fu poi creato un programma di Email Marketing per tenere sempre aggiornati i sostenitori sugli spostamenti di Dilma e gli eventi offline (legato al sito istituzionale ).

Risultati della campagna:

Oltre ad aiutare Dilma Rousseff a diventare presidente del Brasile, la breve campagna ha registrato più di 4,5 milioni di contatti sul sito ufficiale della candidata, con più di 200,000 iscrizioni alla newsletter. Il programma di Email marketing ha raggiunto oltre 1 milione di persone in 6 mesi. Il  profilo Twitter di Dilma oggi supera i 470,000 followers, la fanpage di Facebook supera il milione di fan.

Questi sono tutti risultati importanti in un paese come il Brasile dove il digital divide è ancora una drammatica realtà. Da qualche settimana infatti Dilma Rousseff ha annunciato la volontà di portare la rete nelle case di tutto il Brasile, con un “Piano nazionale della banda larga” mirato all’abbattimento delle costose tariffe di accesso al web e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie ancora assenti in molte parti del paese.