Share your life: condividi il tuo modo di essere con i capi QRTribe!

Le connessioni moda – tecnologia cominciano ad affacciarsi sempre di più nella nostra vita. La settimana scorsa vi avevamo parlato di ZIP, il giubbetto che tramite proprio la zip, permetteva di regolare il volume del lettore mp3.
Oggi vi proponiamo qualcosa di più “light”, ovvero la digital wear collection QRTribe.

Cosa ha di particolare?

Questa collezione, interamente Made in Italy, presenta la tecnologia QR incorporata, con un codice univoco e sempre personalizzabile.



Come funziona?

Grafica ironica ed accattivante più il codice QR sono i segni distintivi di questi capi. Collegandosi al sito www.qrtribe.com ed entrando nell’area riservata si può associare al codice della propria t-shirt o felpa il contenuto multimediale che si vuole condividere: un file audio, video, foto, testi o il proprio profilo presente sul social network preferito (Facebook, YouTube, Twitter).

Chi fotograferà con il reader del cellulare il QR code presente sul capo potrà così ottenere immediatamente tutte le informazioni a esso collegate.

I contenuti possono essere aggiornati anche quotidianamente e sul sito www.qrtribe.com è possibile monitorare giornalmente quanti contatti ha ricevuto il proprio QR code.

La filosofia QRTribe

Share your life!” è la filosofia della linea QRtribe: quindi l’invito a condividere con gli altri il proprio modo di essere.

Da Starbucks arrivano le vetrine interattive

Starbucks è sempre molto attenta alle nuove forme di marketing, e anche stavolta non si è smentita.

Recentemente ha installato sulle vetrine di due punti vendita di Vancouver e Toronto dei luminosissimi pannelli interattivi, coi quali i passanti possono interagire alla scoperta del mondo Tazo, la linea di tè distribuiti presso gli store della catena: l’utente sceglie un’affascinante creatura –a scelta tra colibrì, libellula o farfalla- e col tocco delle dita sul pannello la guida poi passo passo, scoprendo tutti gli ingredienti di ognuno degli infusi Tazo attualmente commercializzati da Starbucks.

Un’efficace campagna di ambient marketing

Una campagna di questo tipo è sicuramente tra le più adatte ad un brand come Starbucks, che fa dell’atmosfera e del contatto tra persone i suoi punti forti. Sappiamo bene che oggi l’atto di consumo in sé è diventato secondario rispetto al servizio del legame tra individui, e questo è quanto mai vero per una catena come Starbucks, punto di incontro quotidiano di migliaia e migliaia di persone nel mondo. Qualità dell’ambiente dunque: grazie ad un’interfaccia colorata e immediata, ma attentamente curata, chi si ferma a “giocare” con questi pannelli è proiettato in un’atmosfera fiabesca ed esotica (che richiama, non a caso, le particolarità delle linee di prodotti Tazo). Un’esperienza all’insegna del reincanto insomma, in grado di rendere fonte di gratificazione edonistica ogni esperienza di consumo.
Anche il posizionamento dei pannelli risponde ad un’attenta strategia: sono stati scelti punti vendita collocati in zone ad alto traffico, in cui la luminosità e la qualità degli schermi funzionano da eccezionale richiamo per i passanti.

Una mossa azzeccata per la brand reputation

La catena di caffetteria più famosa al mondo si dimostra essere ancora una volta un passo avanti rispetto agli altri. Starbucks sembra intenzionata ad accrescere sempre più la fedeltà dei suoi consumatori fondata sull’unicità dell’esperienza qui esperibile, caratterizzata dal contatto tra i consumatori, prodotti di qualità, il design delle location, un merchandise originale. Ed oggi, dopo aver provveduto a fornire di copertura wi-fi ogni locale, l’installazione di questi pannelli contribuisce a rendere sempre più unica l’esperienza Starbucks.
La campagna, a cura di The Media Merchants, durerà fino al 26 febbraio: quale sarà la prossima trovata di Starbucks?!

Samsung Galaxy Tab 10.1 [REVIEW]

Se per caso siete tra quelli che non hanno voglia di attendere la nuova release dell’iPad dopo aver scoperto che non è ancora stata fissata una data precisa o se, semplicemente, non siete poi così tanto appassionati dei prodotti della mela allora questo post fa per voi (si accettano anche i semplici curiosi).

Non è stata una sorpresa, erano mesi che si attendeva la presentazione del nuovo tablet della Samsung all’evento MWC spagnolo tutto dedicato al mobile e così è stato.

Più sottile e leggero del suo diretto concorrente, il display del nuovo anti-iPad avrà una grandezza di 10.1 pollici (deducibile dal nome del device) di tipo capacitivo con tecnologia crystal clear e una risoluzione pari a 1280×800 in grado di riprodurre contenuti in 3D. Sarà presente una fotocamera esterna di 8 megapixel e una interna di 2. Potrà inoltre sfoggiare una registrazione in full HD con dual surround: un cinema insomma, ma con meno di 600 grammi di peso. Il punto forte del Galaxy Tab 10.1 sarà, senza ombra di dubbio, la doppia antenna wi-fi che consentirà di incrementare (del doppio appunto) la velocità di trasmissione dei dati.

Il nuovo tablet supporterà Android 3.0 Honeycomb che dovrebbe fare la sua comparsa proprio in questi primi mesi del 2011 associato a delle funzioni specifiche create appositamente per i nuovi tablet. Finalmente una versione con i codici studiati proprio per soddisfare gli appassionati dei device di ultima generazione.
I rumors parlano di un sistema operativo velocissimo, in grado di superare di gran lunga le prestazioni fin qui dimostrate da tutti i competitors; ma sembra anche che, una volta provato sul nuovo Galaxy Tab, Android 3.0 si sia dimostrato molto poco intuitivo, costringendo la stessa Google a dichiarare l’effettiva “difficoltà d’uso” della versione attuale di Honeycomb.
Dove sta la pecca? Manca la porta USB, identico problema presentato dall’iPad di Steve Jobs e che fa tanto dannare tutti gli utilizzatori abituali dei tablet.

Se non volete attendere il 10.1 e avete un pò di fantasia sicuramente potrete usare il Galaxy Tab (unico tablet da giacca disponibile negli store) anche per scaldare il caffè ogni mattina come suggerisce Alessandra Cosimato nel suo esperimento, nato per descrivere i processi di produzione audiovisiva nell’età del web: una semplice clip per dimostrare la versatilità del Galaxy Tab anche in situazioni fantasiose e distanti dal suo normale utilizzo.

More possibilities on the go!

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Per il 10.1? Lo volete? Dovete aspettare ancora poco. La sua uscita è infatti prevista nei primi mesi di quest’anno, in concomitanza con l’inizio della nuova stagione, in esclusiva per Vodafone. Il prezzo? Vi conviene scrivere direttamente alla Samsung.

Uqido e il valore del tempo. L'omino rosso si mette in fila per te! [Startup Hunting]

Io odio le attese. Scommetto anche voi.

Facciamo un gioco. Immaginate una lunga coda. Non è difficile! Vi posso dare un piccolo aiuto: pensate alla posta nel giorno del ritiro pensioni oppure alla segreteria dell’università a ridosso delle immatricolazioni. Paura, vero?

La start up di oggi viene in nostro aiuto, insieme al web ed a un servizio sms.

Di cosa parliamo? Presto detto. Uqido

Uqido nasce nel 2010 da un’idea di Pier Mattia Avisani e Alberto Siletti. Fa parte del gruppo M31, all’interno del quale si raccolgono alcune aziende e start up. Padovana, Uqido cerca di organizzare le code degli uffici attraverso un servizio sms. Gratuitamente, qualsiasi azienda, ufficio pubblico, polo museale può iscriversi al sito e utilizzare il software Uqido per la gestione dei clienti.

Il cliente, infatti, può prenotare via web o via telefono fino al giorno della visita, oppure presentarsi in ufficio e prenotarsi direttamente. Il resto del tempo è libero. Un caffè, una passeggiata, un giro per negozi sono tutte attività finalmente possibili perché il sistema ti avviserà con un sms quando è previsto il proprio turno.

C’è davvero bisogno di elencare i benefits previsti da questo servizio? Pensiamo anche solamente ai benefici in apporto di qualità e di efficienza se Uqido fosse utilizzato in tutte le pubbliche amministrazioni. Il sistema del servizio agli sportelli, infatti,  rimane invariato, non c’è bisogno di una formazione specifica del personale, oltre al monitoraggio delle attività e del flusso degli utenti. Ma Uqido è anche ristoranti, musei, studi medici.

Certo, si presuppone, dal punto di vista dell’utenza, una fiducia nel sistema o una conoscenza del web che non tutti dispongono. Ma per chi dispone di queste competenze di base, il valore del tempo e dell’attesa acquista un sapore diverso.

Per saperne di più qui la pagina Facebook, Twitter e Vimeo, i social network sempre presenti. E voi aziende, usate Uqido? Qualcuno di voi ha prenotato con un sms? L’omino rosso si mette in fila per te!

Uqido from Uqido on Vimeo.

L'Italia tra nuovi (e vecchi…) media [DIRITTI DIGITALI]

Dal sito di Agendadigitale.orgC’è grande fermento sulla scena digitale italiana.

A partire dall’Agenda Digitale europea – al via proprio in questi giorni la consultazione pubblica sull’identificazione elettronica, l’autenticazione e la firma nel mercato digitale europeo – lo scenario è movimentato da una serie di proposte normative, tutte con il fine di provare a modernizzare il Paese. La prima in ordine di tempo, l’11 febbraio, ad opera del Sen. Alessio Butti del PDL che ha presentato, infatti, un disegno di legge dall’eloquente titolo “Disposizioni per garantire i principi di neutralità della rete e promuovere condizioni di concorrenza e sviluppo sostenibile nel contesto di internet“, che ruota intorno ai due maggiori problemi di internet, la neutralità della rete e il digital divide.

La proposta/risposta ad opera del Partito Democratico non si è fatta attendere: l’iniziativa dell’On.le Gentiloni, partita in seno al forum ICT promosso dallo stesso Partito Democratico lo scorso autunno,e resa nota il 14 febbraio, si articola su quattro punti chiave:
– diritto di accesso al digitale per tutti i cittadini;
– investimenti sulle reti, per un’offerta seria e competitiva;
– sviluppo dei contenuti digitali e crescita della relativa domanda interna;
– salvaguardia della neutralità delle Rete, mediante l’aggiornamento del quadro normativo e regolatorio.

In questo caso, anche il PD è stato tempestivo, rispondendo – dall’altra parte dell’emiciclo – all’invito che Agenda Digitale aveva lanciato al Governo lo scorso 31 gennaio dalle pagine del Corsera: “entro 100 giorni la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia. Basta con l’Italia fanalino di coda nell’uso del web e delle nuove tecnologie. Come al solito, nel paese dei guelfi e dei ghibellini, bianco o nero, più che parlare di contenuti ci si è divisi tra sostenitori e detrattori.

Mai si era visto, fino ad oggi, un tale rinnovato interesse per la materia. Che i nostri governanti abbiano finalmente capito quale motore per il Paese siano le nuove tecnologie?

Fatto sta che non tutto è  come a prima vista sembra: leggo dalle colonne de L’Espresso un articolo a firma del sempre informatissimo Alessandro Longo, il quale pone l’attenzione su un emendamento al decreto milleproroghe (eh si, abbiamo parlato anche di questo…), nel testo appena approvato al Senato, che toglierebbe 30 milioni di euro destinati al finanziamento della Larga Banda – oggetto di vicissitidini ormai notorie, un susseguirsi senza requie di tagli ed incentivi – per dirottarli….sulla televisione digitale.

Ecco qui la norma ‘incriminata’ : “4-decies. Sono prorogati per l’anno 2011 gli interventi di cui all’articolo 1, commi 927, 928 e 929, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Per le finalita` di cui al periodo precedente e` autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2011, da destinare al rifinanziamento del Fondo per il passaggio al digitale di cui all’articolo 1, comma 927, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Ai relativi oneri, pari a 30 milioni di euro per l’anno 2011, si provvede nell’ambito delle risorse finalizzate ad interventi per la banda larga dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, nell’importo complessivo deliberato dal CIPE in data 11 gennaio 2011“.

Chiaramente, il provvedimento passerà ora alla Camera per la definitiva approvazione, ma su di esso è stata posta la fiducia…

A volte temo (o  dovrei augurarmelo?) che il tutto sia solo  frutto di confusione terminologica: è vero che la nuova televisione è digitale, ma, a mio modesto avviso, con l’Agenda, che pure è Digitale, centra ben poco.
Privilegiare il vecchio media, seppure nella sua forma più evoluta, non sembra portare nella direzione tanto auspicata dal Paese reale, quello che con i disagi e le limitazioni connesse, per esempio, al digital divide, lotta ogni giorno.

La questione è molto più complessa e, a volte, apertamente contraddittoria: senza voler ampliare ulterioremente il discorso, e senza voler essere disfattista- visto che questa visione del mondo e delle cose non mi appartiene – mi unisco semplicemente all’appello di chi chiede un Paese più moderno.
Oggi, volenti o nolenti, la modernità passa dalla Rete e dalle sue infinite possibilità.
Nord Africa docet…

Heineken "The Entrance": inaugurata la nuova strategia di marketing globale

Lo spot “The Entrance” è, dopo 5 anni, la nuova campagna globale targata Heineken su TV, web e cinema. L’asse valoriale del brand si sposta sul concetto di “naturalezza dalla mente aperta”. “Heineken vuole elevare i suoi consumatori mostrando loro comportamenti di aspirazione – loro sì che sanno come navigare il mondo, essere fiduciosi, dalla mente aperta e pieni di risorse”, ha dichiarato la portavoce Tara Carraro su Ad Age. Lo spot è stato girato in una settimana a Barcellona da Wieden & Kennedy Amsterdam e più di 280 attori sono stati selezionati per mostrare visivamente l’impatto della copertura globale del brand. Heineken sta anche preparando il roll out di una nuova bottiglia: il packaging rinnovato sarà disponibile in Europa Occidentale a breve, per completare la sua diffusione entro il 2012.

Nicoletta Crisponi e 1Kiss4NewYork, 500 baci in 6 ore per la tesi a New York [INTERVISTA]

Il suo appuntamento fissato per Domenica 20 Febbraio nei dintorni del Duomo di Milano ha fatto davvero il giro del social web (Facebook, Blog e non solo).

Sto parlando di Nicoletta Crisponi, la studentessa trentina di 24 anni, che ha dispensato 500 baci in sei ore per volare a New York e preparare la tesi di laurea sulla “socialità dei non luoghi”.

Vorrei attirare l’attenzione del gruppo americano Improv Everywhere e cercar di convincerli ad accogliermi nella Grande Mela per svolgere parte della mia tesi di laurea, il tutto con la possibilità di usufruire di una borsa di studi messa in palio dal Politecnico.

La mia tesi si occupa di analizzare le relazioni all’interno dei così detti “non-luoghi”, concentrandomi principalmente sulla socialità, non-socialità che li impregna cercando di portarvi un carattere più “umano”. Quello che questo gruppo americano fa è esattamente questo attraverso delle piccole rappresentazioni teatrali, piuttosto che attraverso l’uso di flash mob. Parlerò con le persone e cercherò il loro sostegno in questo mio desiderio di poter andar a studiare a New York per poi, magari, cercar di portare qualcosa di nuovo, divertente e che ci aiuti a spezzare la quotidianità anche qui da noi.

Ninja Marketing l’ha intervistata per voi!

Elena Silvi Marchini (aka Hana Kawa)Ciao Nicoletta, non è un pò contradditorio che un gruppo come Improv EveryWhere, che fa del contatto sociale un cardine della sua azione, non si riesca a contattare? Non sono anonimi, sul sito ci sono nomi e cognomi!

Visto così in realtà un po’ si; preferisco, invece, pensare che sia per via dei troppi messaggi che ricevono, magari sono in vacanza o ancora vicini ad un evento e quindi impegnatissimi in qualche nuova missione!

Probabilmente prima o poi mi avrebbero risposto comunque, purtroppo però io devo rispettare i termini di un bando e non posso assolutamente aspettare troppo a lungo o non rientrerò nei termini per la presentazione della domanda. Ho provato a contattarli in ogni canale in cui avessero un link per comunicare con loro, nessuna risposta? Allora agiamo!

In fin dei conti è, comunque, un ottimo modo di presentarmi a loro dimostrando il mio reale interesse a collaborare con loro, nonchè la mia attitudine a mettermi in gioco; in fin dei conti per fare cose di questo tipo ci vuole una predisposizione, credo.

Giovanna Minini (aka Sakura Jo): Perchè hai pensato proprio ai baci? Perchè non qualcosa che avesse una relazione diretta con improv Everywhere per attirare la loro attenzione? Cosa ti ha condotta a questa scelta?

In realtà all’inizio quando si hanno ancora quelle discussioni con gli amici in cui si scherza su quello che si potrebbe/si vorrebbe fare era anche uscita l’ipotesi di presentarmi in mutande in metropolitana a Milano.

Poi ho pensato alla telefonata che dalla questura sarebbe arrivata a casa dei miei genitori nonchè al fatto che, occupandomi proprio di analisi della metropolitana nella mia ricerca sui nonluoghi, la possibilità di esser inserita nella lista nera dell’atm e giocarmi così qualsiasi ipotesi di collaborazione, non era proprio una grande idea!

Poi, comunque, volevo fare qualcosa di carino, nuovo e fresco che coinvolgesse le persone in modo attivo e non solo come spettatori. Così mi sono chiesta quale fosse un gesto semplice, riproducibile e immediato per approcciarmi alle persone e la scelta è ricaduta sul bacio, ovviamente sulla guancia.

E’ una delle prime cose che si insegnano ai bambini e preso nella sua purezza poteva esser un buon modo di relazionarmi con la gente. In più ha la grande potenzialità di lasciar un segno, se dato con un rossetto, che potesse esser la prova della partecipazione attiva di chi ha voluto farsi promotore della mia causa; una specie di raccolta firme al contrario dove, invece, si distribuiscono baci!

Silvia Carbone (aka Yukiko): Abbiamo visto in tv e letto sui giornali che il tuo obiettivo di domenica è stato ampiamente raggiunto, anzi, ci hai impiegato la metà del tempo previsto! Complimenti 😉
Sei riuscita quindi a metterti in contatto con Improv Everywhere? Adesso cosa farai?

Grazie mille, si è andata davvero molto bene, sopra ogni mia più rosea aspettativa! Per ora ancora nessuna risposta, devo proprio esser pieni di lavoro questi di Improv everywhere!

In ogni caso sto lavorando alla raccolta dei feedback per la realizzazione di un piccolo dossier che racconti che cosa, come, perchè, quando e dove. Sarà un cd con una parte più organizzativa ricca di tabelle riassuntive delle diverse fasi, una parte fotografica di tutti i baci pre evento e quelli proprio di domenica 20 febbraio in Piazza Duomo a Milano, una parte di video con un corto di 3 minuti ca. che racconti il tutto sulle note di Celentano e i suoi 24000 baci e uno un pochino più lungo con più testimonianze e l’audio reale, infine, una parte che tenga traccia di tutto quello che è successo sui media.

Appena pronto invierò tutto (ora vediamo se far un bel pacco fisico o affidarci al più rapido ma forse meno immediato web) e speriamo di aver una risposta al più presto!
Altrimenti… beh ci si ingegna di nuovo… in fondo mancano ancora tre settimane e dalla vita ho imparato che non bisogna mai desistere se davvero si vuole qualcosa e poi la fortuna aiuta gli audaci, non può che andare bene!

In ogni caso è stata davvero un’esperienza ottima per me, la prima volta in vita mia che organizzo qualcosa per parlare con la gente e se questa è la risposta non può che andare sempre meglio e tutto questo farà sicuramente parte della mia formazione personale!

***

Un grande in bocca al lupo da parte nostra!

xòxò

Angry Birds diventa una torta di compleanno! [VIDEO]

Mike Cooper, un ingegnoso papà americano, per il sesto compleanno del figlio Ben, ha realizzato una torta in versione giocabile del viralissimo e tribalissimo Angry Birds.

Alla Ninja Academy in Tribal Marketing, Bernard Cova ci ha parlato di diverse Tribù, tra cui quella degli AFOL (“Adult Fans of Lego”).

Certo che anche la community di fan di Angry Birds sta facendo parecchio parlare di se! Sbaglio? Vi dico solo questo, 10 ore per farla, 2 minuti per distruggerla!

Android Low-Cost? Samsung Corby Smartphone!

Continuiamo a tenere d’occhio la conquista di ogni tasca da parte del nostro Android! Oggi diamo uno sguardo ad uno degli smartphone più economici in commercio, il Samsung Corby Smartphone: un altro importante passo verso la diffusione di questi sistemi di nuova generazione!

Unboxing

Il piccolo Android si presenta in una scatola del tutto simile a quella dei suoi fratelli maggiori, con un contenuto analogo. Avendolo fra le mani per la prima volta, si nota come sia un pò più spesso rispetto ad altri device. Niente Flash (purtroppo) e una pulsantiera composta da otto tasti più navigatore. Considerando lo schermo touch, è abbastanza largo per questa fascia di prezzo.

Parlando di caratteristiche più tecniche, lo smartphone è equipaggiato con ancora la versione 2.1 di Android, che mal si accosta alla memoria interna di soli 100 MB. Fortunatamente è presente uno slot per scheda SD da 16 GB o inferiore, che, una volta aggiornato il tutto alla versione Froyo, dovrebbe ben risolvere i problemi legati alle app troppo pesanti. Troviamo su questo modello tutti gli strumenti di connettività necessari ad ogni uso: Bluethoot, GPS, Wireless e MicroUsb pronta all’uso. La fotocamera è solo da 2 megapixel, ma nel complesso, si allinea con il prezzo: sotto i 200 euro

E’ importante dire che il device è acquistabile anche senza essere costretti ad aderire a nessun operatore di telefonia mobile.

Samsung e Google uniti per un solo obbiettivo

Come si è a lungo discusso alla Ninjaccademy durante il corso di specializzazione in Social Media e Mobile Marketing, è diventata ben visibile la strategia di Google riguardo ad Android, in questo caso patrocinata da Samsung. “Democratizzare gli smartphone”, posizionandosi sulla massa e offrendo prezzi sempre più accessibili. (Ps. Non perdetevi il prossimo corso in Tribal Marketing, qui trovate tutte le informazioni) Mentre il mondo Iphone sta diventando sempre di più legato al concetto di lusso, l’ OS di casa Google procede a passi svelti verso la diffusione totale. Al momento dunque gli sviluppatori sono più attirati verso l’app store della grande mela, più appetibile e vicino a consumatori con ampio margine di spesa, a cui non poco importa di spendere 1 euro in una qualsiasi app. Ma quanto durerà questo trend? Riuscirà Android a mettere le mani sulla maggior parte degli utenti con la strategia attuale? E’ presto per dirlo, ma grazie ad operazioni come questa e quella del Vodafone Ideos di cui parlavamo qui, sembra proprio che il futuro sarà verde e robotico.

Google prosegue per la sua strada: e’ ufficialmente aperta la caccia all’iPad

La fame del colosso non si placa mai, e infatti, ha già aperto la caccia all’altro mostro sacro di casa Apple: Ipad. E’ stato annunciato pochi giorni fa il nuovo sistema operativo Android (3.0), sviluppato per tablet Pc: Honeycomb. In occasione del superbowl sono usciti una serie di spot dal gusto decisamente comparativo (le cuffie bianche non possono che rimandare a quelle dell’iPod) dove Motorola presenta il suo tablet PC: Xoom. Qui trovate tutti i dettagli.  Questo nuovo tablet sarà venduto a 800 $ (attualmente circa 600 euro) in America. Date uno sguardo anche a questo nostro articolo sui tablet fresco fresco!

Considerate le operazioni di Corby e Ideos, è possibile pensare che in un futuro non lontano verranno commercializzati Tablet pc più “Democratici” allo stesso modo degli smartphone?  Noi ninja saremo sempre allerta, pronti a cogliere ogni segnale dalla grande G.

Dall'idea al business: il progetto Easyfields, la piattaforma per i centri sportivi

Dall idea al business. Il progetto EasyfieldsLa scorsa settimana ho avuto la fortuna di conoscere tutto il team di Easyfields, una piattaforma web/mobile che aiuta i gestori dei centri sportivi a gestire la propria attività. A parte il prodotto in sè la loro storia è interessante per il modo in cui il progetto si è sviluppato e per la determinazione con cui il team lo sta portando avanti. Sicuramente una fonte di ispirazione per gli startupper e un buon esempio da seguire. Ho sezionato la loro idea in piccole parti con lo scopo di scoprire la ricetta del loro successo. Non aggiungo altre parole, buona lettura!

Dall’idea al business: il progetto Easyfields, la piattaforma per i centri sportivi by NinjaStartup

La genesi dell’idea

L’idea di Easyfields nasce circa due anni fa quando due centri sportivi del paese da cui proviene James Burr , uno dei founder della startup, chiedono a YMEE, la società da cui nascerà poi questo progetto, di avere un sistema che gestisca il servizio di prenotazione on line delle loro strutture. Fin da subito i fondatori capiscono che l’idea potrebbe essere interessante, ma allo stesso tempo che sviluppare una soluzione completamente ad hoc aveva dei costi eccessivi. Da questa riflessione scaturisce l’idea di costruire una soluzione “white label” che possa funzionare su più centri e che fosse replicabile allo stesso costo su diversi clienti.

Il team: storia, competenze e ruoli

La storia del team e come esso è composto è sicuramente un aspetto molto interessante. I founder di Easyfields sono James Burr e Giancarlo Bozza, due ragazzi italiani che nel 2005 subito dopo il liceo si trasferiscono negli Stati Uniti per studiare Economia e Design presso la Parsons School of Design, una delle università di design più prestigiose del mondo. Durante il percorso di studi si lanciano su diversi progetti web, tra cui Jamspire, una piattaforma per artisti emergenti che offre loro la possibilità di lavorare per la realizzazione grafica dei siti commerciali di ristoranti, club e molto altro. In contemporanea nasce Ymee, la società madre di Easyfields, specializzata in progetti web, campagne di social media marketing e applicazioni mobile. La prima grande campagna su cui lavorano è per la Fiat 500 e questo permette all’agenzia di acquisire una grande visibilità a livello internazionale. A questo punto arriva l’opportunità di Easyfields e accolgono volentieri la sfida.

Il team di Easyfield

Ai due founder si aggiungono altre persone, tra cui Luca Bellino, attuale Direttore Commerciale di Easyfields, ovvero colui che si sta occupando di creare una vera e propria rete distributiva sul territorio italiano. Luca ha avuto diverse esperienze lavorative prima di Easyfields, tra cui Oreal e Micheal Page (come head hunter). Inoltre il progetto è sostenuto da un gruppo di sviluppatori ucraini che lavorano a tempo pieno sul progetto e si occupano esclusivamente degli aspetti legati alla codistica.

Oltre a loro, altri personaggi girano attorno al progetto, ma ne parleremo meglio dopo. Ho avuto modo di conoscere i principali attori del progetto Easyfields e da subito ho avuto l’impressione di avere a che fare con persone molto determinate e con le idee chiare. Caratteri diversi mi dicono, ma ognuno bravo nel proprio specifico ambito di operatività. James lavora più sul prodotto e sull’information architetture e svolge il ruolo di project manager. Giancarlo (o Charlie) si occupa di marketing e strategie commerciali, ha un approccio più analitico ed è fissato con le statistiche e il tracking.

Le fasi di sviluppo del progetto e le sue evoluzioni nel tempo

Il progetto nasce ufficialmente nel settembre 2009, anzi prima, ma rimane nel cassetto per un po’ di tempo. La scintilla che scatena la voglia di esplorare a fondo l’idea arriva dopo il loro viaggio di laurea quando Charlie comincia a credere nell’idea e lo comunica al suo socio. Durante la loro permanenza in Italia hanno la possibilità di raccontare l’idea ad un paio di imprenditori molto conosciuti a Torino, i quali rimangono affascinati dal loro progetto e li spingono a provarci per davvero.

Il primo passo è un periodo di ricerca di circa sei mesi. Il prodotto non è ancora pronto, ma realizzano una brochure che ne illustra le funzionalità e con la quale in cinque giorni si presentano ad una quarantina di centri sportivi, dai quali ricevono anche in questo caso un feedback molto positivo. A novembre iniziano a lavorare sulla piattaforma, in particolare sul design, l’information architecture e la definizione del target a cui è rivolto Easyfields. Il progetto è totalmente autofinanziato da loro e per per sostenersi economicamente continuano a lavorare per Ymee.

Come spesso succede in una startup, il loro progetto evolve nel corso dei mesi successivi. Le funzionalità cambiano, ma il concept dell’idea rimane lo stesso. Durante questo periodo ricevono diversi feedback e questi vengono sfruttati al 100% con il fine di migliorare il prodotto. A fine settembre del 2010 esce la prima versione Beta di Easyfields.

Screenshot Easyfield

Vediamo ora la timeline di sviluppo fino ad oggi. All’inizio era solo un sito internet per centri sportivi con la possibilità di effettuare prenotazioni on line delle strutture. Da subito però i due founder capiscono che per rendere il servizio davvero utile era indispensabile sviluppare un sistema di amministrazione che sincronizzasse non solo le prenotazioni effettuate on line, ma anche quelle telefoniche e di persona. L’obiettivo era quello di costruire una piattaforma che il gestore del centro possa utilizzare nell’arco di tutta la giornata. Successivamente viene sviluppato il modulo di CRM per gestire i clienti e inviare loro qualunque tipo di comunicazione o notizia.

Le altre due componenti sviluppate sono un dashboard in stile Facebook con un servizio di notifiche in tempo reale sempre disponibile al gestore e l’integrazione del Facebook Connect. Quando me lo raccontano si vede che sono molto orgogliosi e si capisce subito perché. Ovviamente questo componente è rivolto agli utenti consumer e permette loro non solo di prenotare in maniera veloce la struttura in cui giocare, ma con pochi click di invitare i propri amici ad una partita di calcetto o di qualsiasi altro sport. Questo porta un vantaggio notevole anche al centro sportivo che attraverso questo componente si fa pubblicità sulle bacheche Facebook di molti utenti e allo stesso Easyfields

La scelta di tenere la base del business negli Stati Uniti

Based in New YorkI founder mi raccontano che la scelta di rimanere negli Stati Uniti è legata principalmente a YMEE, ma non solo. Come abbiamo detto la società madre al momento è il principale e unico finanziatore di Easyfields, ma non è questo l’unico motivo per rimanere lì. Dopo qualche secondo di chiacchierata esce fuori una cosa che ormai tutti quanti sappiamo riguardo il nostro paese. La realtà degli Stati Uniti è sicuramente più all’avanguardia tecnologicamente rispetto alla nostra, anche se è molto difficile stare dietro alla velocità con cui si evolvono le cose da quelle parti.

Il posizionamento della società in una città come New York permette ai ragazzi di entrare in contatto con persone, tecnologie ed eventi che permettono loro di sviluppare la piattaforma di Easyfields in maniera veloce e utilizzando le ultime tecnologie disponibili. Inoltre a New York negli ultimi anni si sono sviluppate diverse startup di successo come per esempio Foursquare e questo anche solo dal punto di vista psicologico ti aiuta molto. James e Charlie non hanno dubbi, al momento New York è il miglior posto dove innovare, ma mi confessano che se Easyfields dovesse prendere la piega giusta, non escludono di tornare in Italia a tempo pieno. Vedremo come va in futuro, ma sicuro sarebbe bello se dei ragazzi così intraprendenti tornassero nel nostro paese. Sarebbe un bel messaggio per i giovani imprenditori.

C’è stato un momento difficile nella storia della vostra startup?

Mi raccontano che secondo loro è proprio nel dna di una startup passare momenti di delusione, di frustrazione e ovviamente anche di grande soddisfazione. A quanto pare il loro modo di lavorare è proprio basato sul battibecco, ma un battibecco costruttivo e semplicemente dovuto ad un approccio alle cose molto diverso da parte dei membri del team. James mi dice che Charlie è più sul “fare ricerca”, lui invece sostiene più la filosofia del “fare, fare, fare, e se canni puoi sempre riaggiustare”. C’è stato un momento difficile all’inizio dello sviluppo della piattaforma dovuto ad una scelta sbagliata per quanto riguarda lo sviluppatore. Ciò ha portato allo spreco di un po’ di risorse, ma quando ho chiesto loro se hanno pensato di arrendersi mi hanno risposto in coro e senza esitazione: “MAI ARRENDERSI“.

La strategia di marketing e la distribuzione sul mercato italiano

Per quanto riguarda la strategia commerciale l’obiettivo principale al momento è sviluppare il mercato per la piattaforma di Easyfields sul territorio italiano. Luca Bellino mi racconta che i centri sportivi nel nostro paese hanno come caratteristica peculiare quella di non essere molto avanzati tecnologicamente per quanto concerne la gestione dell’attività. D’altra parte le persone hanno sempre meno tempo e un sistema per semplificare un’attività come quella di organizzare la partita di calcetto con gli amici diventa indispensabile. Easyfields con la sua strategia commerciale mira strategicamente a cambiare un po’ le abitudini di chi gestisce questi centri e rendere la vision dei gestori un po’ più imprenditoriale (per es: sfruttare le strutture durante l’arco di tutta la giornata).

A causa di queste caratteristiche, ci spiega Luca, sono indispensabili due cose: da una parte il contatto diretto con il cliente business per spiegargli bene i vantaggi derivanti dall’utilizzo della piattaforma e dall’altra un servizio di supporto tecnico e morale con massima reperibilità per andare incontro ai gestori poco “tecnologici”. L’approccio con cui si avvicinano ai loro clienti è quella del “prova e valuta”, ovvero la piattaforma viene offerta per 30 giorni gratuitamente al gestore. Chiamano questa fase “periodo di collaudo” proprio perché il gestore ha la possibilità di sperimentare senza alcun costo i vantaggi di Easyfields e in cui può persino fare delle richieste di personalizzazione della piattaforma. Gli obiettivi sono due: da una parte offrire un prodotto che si avvicini il più possibile alle esigenze del gestore del centro e allo stesso tempo sviluppare delle funzionalità che potrebbero interessare anche ad un gruppo più allargato di clienti.

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Charlie invece ci parla più di ciò che gli compete, ovvero del marketing di Easyfields. Ci spiega che lavora in stretta sinergia con Luca per dare alla strategia di marketing una certa coerenza con quella strettamente commerciale appena illustrata. Ci ribadisce che è un mercato vecchio e in cui è molto difficile entrare, ma nonostante ciò lo strumento principale che utilizzano per promuovere Easyfields è il Facebook Advertising. Si trasuda passione anche in questo caso e chiarezza di idee. Attraverso un analisi attenta è riuscito a individuare un cluster di potenziali clienti di circa 18.000 persone a cui targettizzare comunicazioni pubblicitarie molto specifiche e dirette ottenendo 100 click giornalieri. La seconda parte della strategia di marketing è ovviamente lo sviluppo di una rete di agenti che stanno già sviluppando anche grazie a partnership strategiche come quella con Time Out, il più grande organizzatore italiano di tornei amatoriali. Gli agenti vengono formati in remoto in due settimane di corso, di modo da preparali a vendere il servizio più consapevolmente.

Finanziamento del progetto e mentorship sullo sviluppo

Il finanziamento di EasyfieldEasyfields è stata interamente finanziata da Ymee, ovvero da James e Giancarlo. James in particolare ci dice che fin adesso non si sono rivolti a venture capital perché il loro business non è ancora pronto per questo tipo di investimenti. Ci spiega che in base ad esperienze personali quando un’azienda non ha nessun prodotto o nessun business da dimostrare, ma ha comunque una buona idea, i venture cap tendono in qualche modo a “sfrattarti” perché hanno il coltello dalla parte del manico. Grazie all’autofinanziamento i founder mirano a posizionare l’azienda in una situazione in cui sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico e quindi in parole povere avere un potere contrattuale maggiore con questi investitori che giustamente fanno i loro interessi.

Per quanto riguarda il mentorship i ragazzi di Easyfields sono molto fortunati e devo ammettere che non capita tutti i giorni, almeno qui in Italia. Le due persone principali che hanno fatto da mentor al progetto sono il padre di James, ex ingegnere elettronico con un’esperienza trentennale nel settore dell’hi-tech e Giancarlo Rocchietti, fondatore di Euphon, società quotata in borsa, presidente di Piemontech e che da quando ha venduto la società si applica nell’investire in attività e imprese innovative.

Non sono aspetti da sottovalutare quando si cerca di capire il segreto del successo di una startup.

Lo stato attuale del progetto, i successi e i piani per il futuro

Al momento sono sei i centri sportivi che utilizzano la piattaforma, ma ricevono dalle quattro alle cinque richieste giornaliere. James conclude la chiacchierata svelandoci la loro visione a lungo termine: diventare il network di riferimento per tutti gli sportivi. Allo stesso tempo sono consapevoli che il primo obiettivo, come se fosse una partita di Risiko, è conquistare quanti più centri sportivi possibili per poi rivolgersi successivamente agli sportivi.

Che dire? Auguri per il vostro futuro e complimenti!