Cinque consigli per trovare lavoro su Facebook

Sebbene Facebook sia più famoso per far perdere il lavoro, non sono da sottovalutare le potenzialità del social network anche per la ricerca del lavoro. Con 500 milioni di utenti, non si sa mai che uno di loro sia pronto ad assumervi!
Abbiamo parlato di come le imprese utilizzino Facebook per fidelizzare i consumatori o per trasformare i fan in consumatori reali. Ma la rete sociale per eccellenza può anche rappresentare un modo per l’azienda per interagire con i futuri impiegati. Sono molte le aziende che se ne sono accorte e c’è da scommetterci che saranno sempre di più.
Gli utenti continuano ad aumentare vertiginosamente e con loro l’importanza di essere presenti e attivi all’interno di Facebook. Quindi quale posto migliore per scoprire talenti che Facebook stesso?
Nella settimana del personal branding, abbiamo pensato bene di darvi cinque consigli per sfruttare Facebook per cambiare o trovare lavoro.

1. Creare un personal brand di successo

Avete preso la saggia decisione di cercare lavoro su Facebook. Il primo passo è quello di costruire un’immagine di successo.

1.1. Completare il profilo

Innanzitutto il nome: utilizzate il vostro vero nome. Il che è preferibile sia nel caso in cui l’azienda abbia una politica molto rigida, sia per farvi trovare facilmente nel caso in cui sottoporrete il vostro curriculum.
Utilizzate una foto del profilo adatta. Se volete essere assunti da IBM non sarebbe l’ideale avere una foto del profilo in cui state pomiciando con qualcuno o in cui mostrate la lingua, ostentando un bicchiere di Mojito, non vi pare?
Se il vostro sogno è invece quello di scrivere per Rolling Stone, allora una foto estremamente informale potrebbe non essere una cattiva idea.
La regola d’oro in ogni caso resta: essere coerenti con l’immagine delle aziende per cui volete lavorare.
Facebook ci offre l’opportunità di inserire diverse informazioni riguardo al nostro percorso accademico e lavorativo e di creare quindi un mini curriculum all’interno del profilo. Riempite tutti i campi, compresi i dettagli.
Stesso discorso vale se avete un sito web o account in altri social network: sono da inserire, sempre che siano coerenti con l’immagine che volete dare, altrimenti vanno omessi o modificati.

1.2. Impostazioni per la privacy

.Se non vi va di aggiornare i vostri status in maniera brillante con argomenti, che potrebbero essere d’interesse per l’azienda, non permettete all’azienda di vederli. Stesso discorso vale per post, link e foto.
Fate attenzione anche alle foto e ai post in cui siete taggati, che possono diventare fuori controllo: impostazioni per la privacy altamente consigliate.

2. Controllare i feed

Sono molte le persone che per mancanza di tempo e sottovalutando il mezzo non controllano i feed degli amici nell’homepage. Se state cercando un lavoro, fatelo!
Amici d’infanzia, vecchi compagni di scuola, colleghi dell’università potrebbero ricoprire incarichi manageriali in aziende che potrebbero essere di vostro interesse. Se le loro aziende stanno assumendo, è possibile che lo scrivano negli status di Facebook. Perché in fondo è sempre meglio fare affidamento su qualcuno, che si conosce per davvero.
Pensateci, voi stessi avete sicuramente degli amici, degli ex primi della classe, con cui magari avete collaborato ad un progetto ai tempi dell’università, a cui non esitereste ad offrire un lavoro.

3. Essere attivi in un gruppo, in una fan page o diventare “amico” di un’impresa

Se il vostro sogno è quello di lavorare in un’azienda in particolare, non esitate ad iscrivervi al suo gruppo, alla sua fan page o di diventare “amico” dell’azienda su Facebook. Il seguente passo è quello di non perderli mai di vista, aspettando l’occasione buona per farvi notare.
Un commento brillante potrebbe far incuriosire qualche capo, che potrebbe chiedervi di mandargli il vostro curriculum. Inoltre potrete essere i primi a sapere se un’azienda sta assumendo.

Alcune aziende utilizzano le fan page e i gruppi per lanciare dei contest per trovare il candidato ideale per un lavoro o uno stage. Non esitate a partecipare!
A questo proposito, date un’occhiata alla fan page L’Oreal Italia, Business for Beauty. Illuminante.

4. Instaurare un dialogo

Sembrerebbe quasi superfluo dirlo ma può rivelarsi molto utile stabilire un vero e proprio dialogo con l’azienda attraverso un gruppo, una fan page o un utente. Il colpo di fortuna può arrivare subito o può metterci un po’. Nel secondo caso occorre essere costanti e non lasciarsi demoralizzare.
Nessuno vi ha notati? Non vuol dire che nessuno vi noterà mai.
Non siete stati selezionati per uno stage? Non vuol dire che non sarete selezionati per il prossimo.
Ma se riuscite ad instaurare un dialogo con l’azienda, ci sono buone possibilità che, quando si presenterà l’occasione giusta, sarete presi seriamente in considerazione.

5. Marketplace e Facebook careers

A proposito di cercare lavoro su Facebook, sarebbe ingiusto non menzionare la sezione Jobs dell’app Marketplace, in cui si possono trovare (poche) offerte interessanti in ogni settore.

Per gli smanettoni si consiglia anche di dare un’occhiata a Facebook careers, in cui è proprio Facebook a segnalare le assunzioni in corso nei vari uffici sparsi per il mondo.

Se qualcuno nella blogsfera è riuscito a trovare lavoro grazie a Facebook, le testimonianze sono benaccette. Fatevi avanti e commentate!

Per approfondimenti:
http://mashable.com/2010/10/30/facebook-jobs/
http://mashable.com/2009/04/02/facebook-personal-brand/

Newsmap: ad ogni notizia la giusta grandezza

Newsmap è un sito web che presenta in maniera differente le notizie date in tempo reale.
Queste vengono aggiornate continuamente e hanno tanto spazio grafico all’interno della “mappa” quanto maggiore è la loro importanza. Basta poi far scorrere il mouse sul riquadro per averne un riassunto. Le notizie provengono per lo più dai grandi portali di news e avvenimenti nazionali.
E’ possibile trovare informazioni scegliendo fra sette temi differenti tra cui intrattenimento, sport, salute .
Dal suo esordio in inglese il sito ora vanta tra le sue lingue anche l’italiano.

Trovato qui.

Fenomeno Guerrilla Restaurant, la nuova linfa del "mordi e fuggi" 2.0

La moda dell’absolut guerrilla coinvolge, da qualche tempo, anche l’insospettato settore della ristorazione. Nascono in America e Gran Bretagna i guerrilla restaurant, veri e propri ristoranti temporanei (e spesso illegali!) ricavati da ambienti non-convenzionali come magazzini dismessi, appartamenti privati e garage, all’interno dei quali si consumano piatti di ottima qualità ed a bassissimo costo. L’idea nasce da alcuni chef americani con l’obiettivo di fornire, ai propri commensali, pietanze economiche e di grande qualità ed inoltre favorire la socializzazione tra estranei, trattandosi di ambienti molto intimi. Alcuni di questi ristoranti hanno riscosso un successo mondiale, basti pensare al temporary Flash di Londra, realizzato all’interno della Royal Academy of arts, per ben 80 giorni, ospitando la GSK Contemporary con le sue 20 mostre, 40 permormance e 100 proiezioni!

oppure il mini ristorante “trasportabile” di Parigi, allestito sopra il tetto del museo “Palazzo di Tokio”:

Ma chi sono i clienti dei guerrilla restaurant? Semplice, gente comune che condivide la passione della cucina, utilizzano i social network ed il passaparola per rimanere in contatto ed aggiornarsi su questi incontri gastronomici clandestini.

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Come conciliare Personal Branding e Corporate Branding? Quando i dipendenti diventano ambassador

Le aziende sono fatte di persone e le persone rappresentano se stesse e poi l’azienda per cui lavorano.
Ogni persona, nel relazionarsi con il mondo esterno per conto dell’azienda, dà un’immagine prima di se stessa, e di riflesso dell’azienda.
Una delle criticità nate con la crescita esponenziale dei social network è proprio quella di bilanciare il proprio brand con quello dell’azienda.
Fin dove si può spingere il dipendente senza danneggiare l’immagine aziendale?
E quali strumenti può adottare l’azienda per evitare che dipendenti “egoisti” eclissino l’immagine aziendale in favore del proprio brand?

Due diversi scenari.

Nel primo, l’individuo si costruisce un brand attorno ad un argomento non inerente per l’azienda per cui lavora.
In questo caso il brand personale diventa un costo per l’azienda, che deve porre in essere iniziative per contrastare il fenomeno.
Nel secondo, il Personal Brand dell’individuo appartiene alla stessa categoria del Brand dell’azienda.
Il rischio in questo caso è che il brand della persona diventi talmente forte che il dipendente diventa “oggetto di desiderio” di aziende concorrenti che potrebbero sottrarlo lasciando un vuoto da colmare.

Consigli per l’azienda…

Alcune aziende potrebbero pensare (e alcune lo hanno già fatto), che vietando l’utilizzo dei social network ai propri dipendenti, il rischio che il personal branding danneggi il brand aziendale, si riduca… niente di più sbagliato.
Ogni azienda dovrebbe avere un “manifesto sociale” in cui indicare le linee guida da seguire da coloro che utilizzano il web in maniera personale.
In un epoca di conversazione e trasparenza le opportunità di un dipendente che esprime liberamente il suo punto di vista, ed entri in contatto con altri professionisti potrebbe comportare seri rischi.
Avere un canale twitter, anzichè un pagina su facebook, aiuta l’azienda a trasmettere un’immagine di se stessa, e avere persone dedite a curare il brand aziendale sui social media facilita l’integrazione e la coesione dei due brand.
Un blog animato dai propri dipendenti, inoltre, permette al brand aziendale di accrescere la propria awareness sfruttando i personal brand più forti dei propri dipendenti.

… e per i dipendenti

Tutto parte dal rispetto del brand.
Una persona che lavora per un’azienda di acque minerali, ad esempio, non può essere un fautore dell’acqua di rubinetto, descrivendone i vantaggi sul proprio blog personale. Coerenza innanzitutto.
Essere entusiasti del lavoro che si fa e condividere la mission e la vision aziendale, incoraggiando gli altri colleghi a fare lo stesso.
La partecipazione attiva ai social media aziendali, può accrescere il proprio brand sfruttando un’immagine aziendale già forte, stando attenti però a non diventare troppo deboli e correre il rischio che se muore la società si muoia con essa.

Il caso Fastweb

Un esempio lampante di come il brand aziendale e quello personale siano legati tra di loro è quello di Fastweb.
L’arresto del fondatore della compagnia di telecomunicazioni, portò l’azienda a perdere credibilità, trascinandosi dietro tutti i dipendenti.
Prontamente però, iniziò una campagna promozionale dove i dipendenti ci misero letteralmente la faccia per difendere l’azienda e… il propio posto di lavoro.

Non esiste la ricetta perfetta valida per tutti in questo gioco di equilibrio tra le parti, ma bilanciare le due cose è possibile senza correre grossi rischi.

Per concludere, un avviso, illustrato da una vignetta di Hugh MacLeod

La storia dei motori di ricerca [INFOGRAFICA]

Dal 1990 (con il lancio del primo search engine, Archie) ad oggi, successi ed insuccessi di tutti i motori di ricerca mondiali.

In questa infografica evoluzioni, curiosità e quote di mercato (aggiornate al 30 settembre):

– Google 84.73%

– Yahoo! 6.35%

– Baidu 3.31%

– Bing 3.30%

– Ask 0.71%

– AOL 0.40%

– Other 0.20%

Trovata qui.