Land Rover, Martin Firrell, Clover: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì, abbiamo confezionato per voi la lista dei migliori annunci stampa della settimana appena trascorsa, le più belle campagne dalle agenzie in giro per il mondo, i Best Adv of the Week, insomma.

Siete pronti ad una carica di creatività anche questa settimana? Partiamo!

Surfers Against Sewage: Mushroom Cloud, Submarine, Gas Mask

La plastica in eccesso è la protagonista di questa campagna di sensibilizzazione contro la spazzatura che ogni anno si accumula nei nostri mari. Secondo Surfers Against Sewage, questi accumuli di plastica potrebbero creare un’isola di nome “Wasteland”.

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Advertising Agency: M&C Saatchi, London, UK
Chief Creative Officer: Justin Tindall
Art Director: Angelo An
Copywriter: Alan Jones
Head of Art: Grant Parker
Deputy Executive Creative Director: Mark Goodwin
Additional Credits: Nathan Sam Long, Barney Ferguson

Martin Firrell: Remember 1967

Per il 50esimo anniversario della depenalizzazione del reato di omosessualità nel Regno Unito, Martin Firrell ha ideato la campagna “Remember 1967”, tappezzando l’Inghilterra di cartelloni pubblicitari.

La campagna mira ad aprire nuovi dibattiti riguardanti il tema della sessualità e a discutere i possibili pro e contro di una futura società più aperta in termini di appartenenza di genere.

Remember 1967 migliori annunci stampa

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Remember 1967 migliori annunci stampa della settimana

Media Brands: Clear Channel and Primesight

Land Rover: Urban traffic

Il traffico cittadino, i segnali stradali, i convenzionali simboli della guida hanno un nuovo significato per chi guida una Land Rover, in questa campagna creata da M&C Saatchi, Israele per Land Rover.

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Advertising Agency: M&C Saatchi, Israele
Creative Director / Copywriter: Tzur Golan
Art Director: Alon Avni
Group Account Director: Idit Zemmer
Account Manager: Rotem Pockard

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Clover Long Life Milk: Tortoise, Elephant, Whale

Il marchio Clover vuole trasmettere ai consumatori l’idea che il latte a lunga conservazione ha davvero una lunga durata. Ecco come è nata l’idea del packaging a forma di tartaruga, elefante e balena, tre animali noti per la loro lunga vita. Voi cosa ne dite, è chiaro il messaggio?

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Advertising Agency: Joe Public, Johannesburg, South Africa

Chief Creative Officers: Pepe Marais, Xolisa Dyeshana
Executive Creative Director: Roanna Williams
Art Director: Tshepo Mogorosi
Copywriter: Buyani Duma
Illustrators: Robert J. Lang, Lorne Schnugh
Photography / Retouching: Hue Grey
Retouching: Simon Keeling

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MBA, la scelta formativa che può rivoluzionare la carriera

È il più prestigioso corso di specializzazione post lauream: frequentare un Master in Business Administration è una scelta importante per la vita e la carriera. Riconosciuto a livello internazionale, il diploma MBA è il titolo che può fare la differenza se vuoi diventare un Top Manager. Lo scopo del Master è fornire ai partecipanti alta formazione in tutte le tematiche che riguardano la gestione d’impresa. Perché un aspirante business man deve avere una visione ampia della macchina aziendale per poter risolvere tutti i problemi.

credits: Deposiphotos #68863947

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Com’è strutturato un MBA

Il percorso di specializzazione va da 12 ai 24 mesi. Un periodo intenso e impegnativo, con frequenza obbligatoria, che vede i partecipanti sostenere esami, ad esempio, di finanza, logistica e marketing. A seconda dei programmi, l’MBA prevede anche lo studio di ambiti specifici della gestione d’impresa: restructuring, banking and financial markets, business strategy e ancora altre materie, scelte in base all’orientamento della business school. A dare prestigio al master anche laboratori, stage, presentazioni e lavori di gruppo, tutte occasioni utili a migliorare in particolar modo la capacità di gestire il tempo, asset importante per qualsiasi ruolo di leadership.

Frequentare un MBA è un biglietto da visita indispensabile per chi ambisce a lavorare in una grande azienda, è un percorso ricco di sfide che aiuta ad acquisire competenze fondamentali per accedere a ruoli manageriali in aree come ad esempio marketing, consulenza aziendale, comunicazione, gestione delle risorse umane, logistica. Il corso è quindi una scelta che può facilitare la carriera ancor di più se si ha già esperienza con il lavoro di gruppo e le presentazioni, elementi indispensabili per un manager nella maggior parte delle aziende.  Ma come si accede all’MBA? Sembrerebbe strano, eppure il momento più importante e difficile è ancor prima dell’inizio del master e riguarda la scelta dell’Università e l’ammissione al programma: bisogna valutare bene l’offerta formativa delle business school e prepararsi al meglio per superare le difficili selezioni.

The MBA Tour a Milano

Per non sbagliare può essere utile confrontarsi con gli ex alunni partecipando al The MBA Tour che lunedì 18 settembre si terrà a MilanoDalla Bocconi passando per la Columbia e la Harvard University fino all’ESADE Business School: a Milano sarà possibile parlare anche con i docenti dei più prestigiosi Master, partecipare a colloqui individuali e di gruppo, avere importanti consigli, ad esempio, in merito alla compilazione dell’application e sulla preparazione alle selezioni. I partecipanti che si iscriveranno prima all’evento avranno maggiori possibilità di essere invitati da parte delle business school a colloqui prestabiliti.

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The MBA Tour è un’organizzazione con esperienza ventennale che promuove il prestigioso Master con incontri a New York, Ottawa, Panama, Tokyo, Manila, Sydney e in molte altre città del mondo, perché è un percorso di specializzazione che può rivoluzionare la carriera lavorativa. Se sei interessato a frequentare un Master in Business Administration la tappa europea di Milano, in programma il 18 settembre, è un’occasione imperdibile!

Per partecipare all’evento, gratuito, è necessario iscriversi sul sito web.

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THE MBA TOUR

Lunedì 18 settembre, 2017
17:00 – 22:00

Westin Palace Milano
Piazza della Repubblica 20
Milan, 20124 Italy
(39)(02) 63361

Iscriviti Qui

La manifestazione è gratuita

Mailup Marketing Conference mondo digital

MailUp Marketing Conference: presente e futuro del mondo digital

Il rapporto tra brand e clienti è sempre più mediato da strumenti e tecnologie in costante mutamento: utilizzo dei dati personali, data driven strategy, messaging, sistemi di machine learning e nuovi modelli di conversazione con l’utente, sono solo alcuni dei trend per il mondo digital del prossimo futuro.

Parlare di Digital Marketing, significa, quindi, confrontarsi sempre di più con questi strumenti e tecnologie, non solo per restare al passo con i tempi, ma soprattutto per continuare a costruire relazioni con clienti e potenziali tali.

In questa prospettiva, l’aggiornamento continuo e la formazione diventano momenti fondamentali per la crescita aziendale e per il miglioramento della produttività.

Per questo motivo, oltre all’aggiornamento costante fornito attraverso la pubblicazione dei sui eBook, MailUp ci dà appuntamento il prossimo 12 dicembre a Milano, presso Palazzo Mezzanotte, con la MailUp Marketing Conference, una giornata di condivisione e formazione scandita da approfondimenti, case study, panel tematici a cura di speaker italiani e internazionali e con uno spazio dedicato al networking, in cui sarà possibile seguire demo, presentazioni ed entrare in contatto con gli sponsor dell’evento.

mondo digital mailup marketing conference

Tutto quello che devi sapere sul mondo digital alla MailUp Marketing Conference

Per fare luce sul rapporto tra brand, tecnologia e clienti, l’evento si snoderà tra un ricco panel di speaker italiani e internazionali, per condividere conoscenze e know-how su architettura dei dati, nuove normative, messaging e scenari futuri.

Lungo tutta la giornata, dalle 8.30 alle 18.00, approfondiremo i fondamentali temi di Digital Marketing che caratterizzano il rapporto tra brand e clienti oggi: dalle nuove prospettive nell’utilizzo dei dati personali alle data driven strategy, fino ai futuri scenari del messaging.

MailUp Marketing Conference è promossa da MailUp con il supporto di Meet the Media Guru e Osservatori Digital Innovation, Wobi, TVN Media Group e Digital4Marketing.

Per maggiori informazioni puoi consultare la pagina dedicata del sito web e fino al 30 agosto puoi approfittare del prezzo early booking.

>>> Cosa aspetti a iscriverti? Scopri tutti i trend del mondo digital con la MailUp Marketing Conference!

Epic Win & Fail: fra Megan Gale, laureati in lotta e vestiti verdi

Non potevamo però non aprire l’ultima settimana prima delle meritate ferie con la rubrica più epica del nostro magazine: Epic Win e Fail. Il clima di vacanza sembra aver moderato il numero di colpi d’autore, mentre paiono esser aumentati gli strafalcioni social su Facebook, Twitter & co. Dopo la ricarica di creatività fatta in vacanza potremo avere un’edizione speciale di soli epic Win? Chissà. Intanto cominciamo questa carrellata!

Win

Grande successo (e aggiungiamo, meritato) per la campagna #RiscattaLaurea lanciata dalla pagina Facebook @RiscattaLaurea, il coordinamento nazionale che “nasce con l’intento di vincere insieme una importantissima battaglia: il riscatto gratuito degli anni di laurea ai fini pensionistici senza distinzione anagrafica e di reddito!!!

La pagina è stata aperta a maggio e conta migliaia di fan, che postano continuamente fotografie dove richiedono ad alta voce il riscatto gratuito degli anni di studio.

 

Un bel modo per segnalare un’operazione che certamente aiuterebbe non poco i giovani italiani, non trovate?  

Epic fail

E che ne dite della firma del contratto tra AS Roma e Nainggolan? Che siate tifosi o no, quello che ha colpito noi ninja è che la firma sia stata apposta su un tavolo addobbato con una tovaglia… interista! Distrazione, scaramanzia o un interista che si è infiltrato per trollare?   La cosa non è passata inosservata fra i supporter giallorossi, che per certi versi l’hanno anche presa sul ridere. Considerando che Radja è soprannominato “il ninja”, non possiamo non solidarizzare con lui! Altro giro, altro fail, questa volta “a luci rosse”. Megan Gale continua a turbare i sogni di molti maschietti, ninja e non, soprattutto dal suo account Instagram. Forse per troppa fiducia nella traduzione automatica, uno degli ultimi post post ha saputo accendere le fantasie di molti, ma soprattutto il sarcasmo dei tanti commentatori che, fan o no, sono rimasti favorevolmente divertiti dalla cosa.

Feeling refreshed thanks to a bit of blow wavin’ hair love from @marieuva & @uvasalon ? Un post condiviso da MEGAN GALE (@megankgale) in data:

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La prossima volta Megan disattiva la traduzione automatica!

Da soubrette a cantante: “la piccola meraviglia”, come si definisce nella sua pagina Rita Pavone, ha scatenato un flame niente male pubblicando una foto scattata mentre era in vacanza a Maiorca. La foto è stata interpretata denigratoria, considerando lo scatto come tentativo di deridere una persona per il suo aspetto.

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Sembra però che il body shaming fosse lontano dalle intenzioni di Rita, che ha invitato chi commentava contrariato ad essere meno ipocrita e a non interagire più con lei.
 Il post è poi sparito, rimane però il fatto che il fenomeno del body shaming sia fin troppo diffuso e sottovalutato.

Prossima volta, Rita, occhio a cosa condividi!

Da oltreoceano invece arriva il fail di Sarah Huckabee Sanders, nuovo portavoce della Casa Bianca, che ha avuto l’idea di usare un bel vestito verde durante una conferenza stampa.. A sue spese e grazie al video realizzato dal comico Jesse McLaren, ha scoperto perché il verde non sia un colore da usare se si apparirà in un video.

Il verde è il colore usato per un effetto speciale (chroma key) usato anche al cinema, in cui lo sfondo colorato (di solito verde appunto, qualche volta blu) può essere sostituito da altre immagini.

Ecco nel video di Jesse McLaren una bella dimostrazione di questo effetto. Probabilmente la nuova portavoce della Casa Bianca non userà mai più il verde, anche se non ci saranno telecamere in giro!

Un Fail (offline) che diventa Win online

Chiudiamo la nostra carrellata con un ultimo fail (offline) che grazie ai social si rivelato win per qualcun’altro.

La Nazione, quotidiano di Viareggio, strilla all’invasione straniera con una foto di tre belle ragazze, di cui una con tratti somatici orientali. Sembra apparentemente l’ennesimo manifesto populista che colpisce a caso stranieri la cui unica colpa è non essere italiani, ma… Oplà, la ragazza in questione è invece italianissima, e ci tiene a ribadirlo chiaramente dal suo account Facebook.

Irene, questo è il nome dell’interessata, pubblica una lettera che ben presto diventa virale: considerando che la ragazza sembra essere una fotomodella, possiamo tranquillamente dire che grazie all’assenza di verifiche sulle fonti di cui si è resa protagonista da La Nazione, abbia guadagnato un bel po’ di pubblicità gratuita (oltre ad affermare un sacrosanto diritto, quello della propria identità).

Che dire? Brava Irene.

Con questa bella notizia chiudiamo questa puntata: non dimenticate che però potete segnalarci tutti gli #EpicWinFail che troverete scrivendoci su Facebook, su Twitter o su LinkedIn! E ora, chiudete le valigie, fra poco si parte!

Buone vacanze!

Facebook Messenger, il decalogo per il customer service

Messenger, il software di messaggistica istantanea sviluppato da Facebook, si è evoluto in modo tale da offrire numerosi servizi per il business e può dimostrarsi un canale comunicativo performante per brillare nel customer service. Abbiamo creato un decalogo che potrà permetterti di sfruttarlo per offrire un corretto servizio clienti, creando engagement e fidelizzando i tuoi clienti. Se ti stai chiedendo perché dovresti preoccupartene, ti convinceranno gli ultimi dati su Facebook Messenger: ogni mese vengono scambiati due miliardi di messaggi tra clienti e brand e il 53% degli utenti afferma di preferire un’interazione by chat con un’azienda.

Coniuga tecnologia e tocco umano

Fai coesistere il feeling umano con la prontezza di un bot.

LEGGI ANCHE: Chatbot su Facebook Messenger: 6 consigli prima di lanciarne uno

Per quanto possa essere d’aiuto, la tecnologia non può bastare per empatizzare con un cliente: le persone che si rivolgeranno alla tua attività per risolvere un problema si stuferanno velocemente se capiranno di parlare con un programma che gli invia messaggi preimpostati. Per ovviare al problema, usa entrambi. Puoi sfruttare i bot di Messenger per il primo step, indicando al cliente le diverse vie con cui può interagire con la tua attività, inserendo tra queste un contatto diretto con un operatore che si occuperà di lui/lei.

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Rispondi a tutti

Seppur non debba mai mancare il tocco umano, i chatbot sono utili per rispondere a ogni tuo cliente, in modo da non ignorare nessuno. Un utente che presenta un problema e che non riceve risposta è quasi sicuramente un cliente perso. Chiunque può connettersi con te in qualsiasi momento e l’uso di programmi, oltre a ridurre i costi per il customer service del 30%, ti daranno la possibilità di iniziare una conversazione con ogni tuo cliente. Messenger può aiutarti nella selezione e costruzione del bot giusto per te. Inoltre, il software ti permette di sfruttare su browser una piattaforma da cui gestire contemporaneamente più interazioni: i commenti nella pagina Facebook, le chat attive e i commenti che ricevi su Instagram nel caso tu abbia associato un profilo.

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Rispondi velocemente

Altro vantaggio dei bot: la tempestività. Avrai sicuramente notato che in alcune pagine Facebook è presente un badge che attesta una “elevata reattività ai messaggi”. Questo è ottenibile con un tasso di risposta del 90% (Vedi punto 2) e un tasso di risposta di 15 minuti (Bada bene, le risposte programmate dalla sezione “Impostazioni” della tua pagina non vengono conteggiate). La velocità di risposta è importante: Freshsparks ha riportato che il 42% dei clienti si aspetta una risposta dal customer service in 60 minuti. La delusione per mancata risposta potrebbe avere più effetti: la stessa fonte riporta che statisticamente il 56% dei delusi non vorrà più usufruire dei tuoi servizi; il 52% ne parlerà a parenti e amici; il 54% tenterà di riportare il problema ad un supervisore.

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Sii sempre cortese

Per quanto una domanda o una lamentela possano essere poste in modo sbagliato, fai della gentilezza il modus operandi del tuo customer service. Ricorda sempre che lo screen è dietro l’angolo e la scortesia fa più notizia di 100 problemi risolti! I social network site sono spesso la prima finestra con cui il cliente si interfaccia, la professionalità nella risposta accompagnerà il cliente verso un grado di soddisfazione che gioverà al tuo nome.

Usa il nome di battesimo dei clienti

Ricorda, non sei un robot! E al cliente gli automi non piacciono. Chiamare per nome le persone che si rivolgono a te getterà le basi per un dialogo con il quale il cliente si sentirà preso in considerazione e l’engagement ne trarrà benefici.

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Firmati e fai firmare

Il tuo team di moderatori dovrà ovviamente seguire direttive specifiche per ogni situazione, ma è anche importante che ognuno di loro firmi le proprie risposte. Per lo stesso motivo del punto 5, far usare il nome di battesimo a chi risponde per conto della tua azienda instaurerà un rapporto più umano con l’utente. Quest’ultimo sentirà maggiormente di ricevere una risposta diretta e mirata a sé stesso e la seconda persona singolare farà eco ad una giusta friendly online culture.

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Distingui pubblico e privato

Non tutti i panni vanno lavati in casa! L’educazione non è una prerogativa comune, tanto meno la calma per un cliente insoddisfatto. Nel caso in cui una conversazione pubblica (un commento ad un post della pagina Facebook, un post di un utente sulla medesima) dovesse scadere nei toni o comunque divenire spinosa, usa repentinamente la conversazione privata. Il tuo brand potrà beneficiarne sul piano immagine.

Evita il copia-incolla selvaggio

Se un cliente espone un problema spiegato nel dettaglio e se la soluzione è una risposta mirata, partire con un messaggio copia-incolla è da evitare. Seppur sia consigliato preparare una serie di risposte a seconda della tipologia di problema (esempio: “Ciao Andrea! Se desideri contattare telefonicamente un operatore chiama al numero 01234567” in risposta ad un’esplicita richiesta di contatto telefonico), costringere il cliente a ripetersi, esponendo una seconda volta il problema perché il copia-incolla non ha risolto nulla, scalderà ulteriormente l’utente.

Il cliente ha sempre ragione

Proprio così, non vale solo offline! Attaccare un cliente non porterà mai a nulla di buono. Il customer service entrerà in gioco sempre in presenza di un problema reale di un cliente o di un potenziale tale. In caso di lamentela, ricorda sempre che l’utente potrebbe essere incappato in una mancanza della tua azienda o di una falla nel percorso di fruizione del servizio.

Conosci i tuoi clienti con Messenger

Creare una community online potrà solo far bene al tuo brand. Alcuni clienti si rivolgeranno a te in più occasioni e parte della pubblicità passerà proprio da loro. Oltre ad aver ben chiaro quale sia il tuo target, crea una lista dei tuoi clienti più affezionati e regala loro attenzioni particolari. Un cliente coccolato è un cliente che non ti abbandonerà mai. Per iniziare puoi sfruttare la finestra che trovi sulla destra nella plancia citata nel punto 2: essa ti darà informazioni base sul cliente in questione, ti darà la possibilità di scrivere note su di lui/lei (visibili solo dagli amministratori della pagina), ti elencherà le attività dell’utente sulla pagina.

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In sintesi

Il decalogo è costituito da semplici regole, ma come avrai notato non tutte le aziende sparse per il web sanno applicarle correttamente. In alcuni casi vengono date per scontate o applicate solo in parte. Con la giusta formula potrai contenere costi e giovare del passaparola tra clienti e se saprai adattarle alle piattaforme con cui ti interfacci sul web, oltre a Messenger, i benefici cresceranno esponenzialmente. Se il volume di utenti da gestire è troppo ampio, circondati di un team capace e valorizza le qualità di ogni collaboratore in modo da indirizzarle coscientemente alla risoluzione di qualsiasi problema possa presentarsi ai tuoi clienti. In bocca al lupo!

Migrazione del sito web, buone prassi SEO

In questo articolo affronteremo il tema della migrazione di un sito web strutturando il contenuto in 3 parti, ovvero:

  • cos’è la migrazione di un sito web e perché è così importante gestirla correttamente (utenti e motori);
  • buone prassi: pre-migrazione, migrazione e post-migrazione;
  • risorse utili da Google.

Prima di affrontare l’argomento è però necessaria una breve premessa.
Per parlare in modo davvero esaustivo di migrazione, attività che per altro trova un posto d’onore nella lista delle preoccupazioni di SEO e webmaster, sarebbe necessario più che un articolo addirittura un intero libro/ebook o un webinar di un paio di ore.

In questo contesto, quindi, non ci soffermeremo sui dettagli, ai quali comunque rimandiamo inserendo gli opportuni riferimenti alle guide ufficiali di Google. In questo articolo guarderemo alla migrazione del sito come a una macro tematica che merita tutta l’attenzione possibile, e ora vedremo anche perché.

Cos’è e perché è importante

“Spostare” o “trasferire” sono i verbi maggiormente utilizzati per spiegare cosa si intenda con il termine “migrazione”. Sostanzialmente si tratta di, appunto, trasferire i contenuti e non solo quelli testuali, ma tutti i file, da “qualcosa” che Google e/o gli utenti già conoscono a “qualcosa” che, in alcuni casi, né Google né gli utenti conoscono ancora.

Questo “qualcosa” può essere, ad esempio, il dominio A che diventa il dominio B, il cambio di CMS, il restyling che interessa l’architettura informativa, ma anche il dominio che passa dal protocollo http al protocollo https, ecc… Non tutte le attività hanno lo stesso grado di “rischio”, ma qualsiasi attività tra quelle elencate richiede la medesima attenzione.

Multiple ways for going from A to B, reaching destination or solution, alternatives - concept presented with sticky notes, white chalk on blackboard

credits: Depositphotos #2057401

Nel caso del passaggio da http a https, e qualora a cambiare fosse solo e soltanto il protocollo, gli utenti fidelizzati non avranno problemi a riconoscere il brand (con accesso diretto) ma Google potrebbe averne qualora questo passaggio non dovesse essere gestito correttamente.

Ed ecco perché, in generale, la migrazione gioca un ruolo decisivo per la corretta archiviazione delle pagine web da parte del motore di ricerca.
Non fornendo al motore di ricerca chiare indicazioni in tal senso, il rischio è che il traffico acquisito vada perso.

Possiamo immaginare il sito web come un negozio il cui proprietario decida di spostarsi altrove, in un’altra città o in un’altra via. Deve però fare in modo, ovviamente, che i suoi clienti, i potenziali clienti e fornitori, possano ancora trovarlo.

Quel che è importante è che la strada per arrivare al nuovo negozio non sia accidentata altrimenti dopo un paio di tentativi i clienti si rivolgeranno altrove.

Buone prassi: pre-migrazione, migrazione e post-migrazione

Per svolgere il lavoro in modo che nulla sfugga al nostro controllo possiamo ordinare le attività in tre fasi principali considerando che stiamo accingendoci a passare da un dominio a un altro.

Pre-migrazione

Per riprendere l’esempio del negozio fisico, pensiamo a questa prima fase come fosse un inventario: “… ricerca, classificazione, descrizione e valutazione …” (Treccani).

In pratica, riassumendo, si tratta di:

  • mappare il sito web (tutti i file);
  • verificare le regole scritte nel file .htaccess;
  • associare pagina a pagina per le redirezioni;
  • correggere eventuali errori 404;
  • verificare i linking interno;
  • verificare i link esterni (backlink);
  • analizzare in modo approfondito il traffico (organico e non solo; script e log analyzer).

Si tratta di fare una vera e propria fotografia degli elementi on-site e off-site del sito web e di organizzarli evitando, appunto, la perdita di traffico.

L’analisi del traffico ci fornirà preziose informazioni sulle pagine migliori e peggiori e quindi ci servirà anche per capire se e dove “tagliare”. Il test del sito in ambiente locale dovrà essere poi svolto per verificare la correttezza delle implementazioni.

Un paio di consigli
Se sappiamo già quando andrà online il nuovo sito web cerchiamo di abituare gli utenti alla nuova struttura e/o alla nuova grafica, ad esempio inserendo nel vecchio sito un link a una pagina web che racconti e mostri la nuova versione.

La questione “redirezione da pagina a pagina corrispondente” è molto rilevante, tuttavia può accadere che per alcune non vi sia questa possibilità. Evitiamo quanto più possibile la redirezione delle pagine verso la home e in tal caso optiamo invece per la redirezione verso la categoria più vicina all’argomento della pagina. In alternativa utilizzare il 404 o il 410.

Migrazione

Dopo aver opportunamente verificato:

  • txt;
  • index, follow;
  • canonical;
  • corretto funzionamento delle redirezioni;
  • nuova mappa xml (che contenga solo url canoniche e nessun errore né pagina che nel robots.txt fosse in disallow);
  • corretto e reale status code 404 per le pagine not found;

possiamo dunque provvedere a informare Google della presenza di un nuovo sito web registrandolo e configurandolo su Search Console.

In Search Console occupiamoci della voce Scansione

  • diamo in pasto al motore le pagine più importanti (visualizza come Google);
  • segnaliamo la nuova mappa xml (Sitemap).

Un paio di consigli.
Utilizzando le informazioni che provengono dalle statistiche di accesso al sito per almeno un anno, possiamo renderci conto se ci sono periodi in cui vi è un normale calo di traffico. Se possibile è consigliabile effettuare in questo periodo (giorno, ora) la migrazione. E se il sito web è di notevole dimensione potremmo pensare di effettuare un trasferimento graduale partendo dalle categorie meno scansionate/modificate in modo da avere almeno un’idea degli effetti.

Se si tratta dell’attivazione del protocollo https è necessario aggiungere una nuova proprietà ma non eliminiamo la proprietà http. Nel tempo vedremo una normalissima oscillazione dei dati relativi alle Analisi delle ricerche.

credits: Depositphoos #84032458

credits: Depositphoos #84032458

Post-migrazione

Per facilitare l’analisi sia nella fase pre che nella fase post esistono tool e strumenti gratuiti o a pagamento che possono esserci di aiuto, oltre, ovviamente, a Search Console.
Ma in questa fase non possiamo accontentarci solo di un’operazione automatica, dobbiamo integrare anche con un controllo manuale.

Un primo controllo manuale può essere quello di verificare la corretta indicizzazione del sito utilizzando l’operatore site. Quindi operiamo poi più o meno i medesimi controlli effettuati nella fase pre-migrazione avvalendoci anche dell’utilizzo di Search Console (Indice di Google e Scansione) e monitoriamo queste informazioni di frequente.

Contestualmente dedichiamo del tempo a navigare il sito web per verificare cosa accade sulle pagine e come queste rispondono.

In questa fase potremo richiedere la modifica dei vecchi backlink indicando le nuove URL corrispondenti alle vecchie.

Un paio di consigli
Il monitoraggio di un sito web è una delle attività più rilevanti a prescindere dall’avvenuta o meno migrazione. In questa occasione, se possibile, diventa ancora più rilevante. Search Console, per adesso, mantiene i dati “Analisi delle ricerche” degli ultimi 3 mesi, per poter avere uno storico più esaustivo è possibile scaricarli mensilmente e crearsi un proprio file oppure utilizzare strumenti o componenti aggiuntivi del browser.

Quando analizzeremo le statistiche di accesso ricordiamoci di confrontare non tanto il periodo attuale con quello precedente, ma lo stesso identico periodo in anni diversi.

Risorse utili da Google

Come indicato all’inizio di questo articolo, alcune tematiche inerenti la migrazione possono richiedere un approfondimento. Google offre a tal proposito diversi contenuti utili che suddivide essenzialmente per due diversi casi di migrazione:

Inoltre troviamo anche indicazioni utili su best practice https.

Infine, un ultimo consiglio.
La migrazione di un sito web può comportare diverse problematiche e di diversa natura, possono esserci casi in cui non riusciamo a capire bene perché le cose non stanno andando come dovevano. In questo caso basta utilizzare il motore di ricerca del Forum ufficiale di Google per l’assistenza ai webmaster cercando la problematica di nostro interesse e magari ordinando i risultati per data.

River Island Man punta sulla street art di Felipe Pantone

di Silvia Scardapane

Ultimo case study della stagione per la nostra rubrica dedicata alle più interessanti collaborazioni tra street artisti e aziende. Questa settimana ci concentriamo su una delle più intriganti collezioni fall-winter 2017/2018: la nuova street art collaboration firmata dall’artista argentino-spagnolo Felipe Pantone per la famosa catena d’abbigliamento britannica River Island.

Felipe Pantone si è avvicinato al mondo del graffiti writing all’età di dodici anni. Attualmente il suo studio è nel cuore di Valencia, in Spagna, città dove ha conseguito la laurea presso l’Accademia di Belle Arti. Il suo stile, a cavallo tra i graffiti, l’arte tipografica e l’astrazione, ha recentemente raggiunto numerose gallerie in Europa, America, Australia e Asia. L’intento dell’artista è quello di creare un nuovo linguaggio comunicativo intrinseco di forza cinetica; da una parte attingendo dalla storia degli anni Ottanta, dall’altra ad un’estetica geometrica legata al mondo del design grafico.

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Anche River Island ritorna allo stile 80’s puntando su una nuova rilettura dei capi che hanno fatto la storia delle generazioni passate. Protagonista della collezione River Island Man è proprio il denim back-print della cultura b-boy dell’epoca, caratterizzato da un taglio oversize (disponibile nelle tonalità del blu e del bianco) ed arricchito da una grafica tridimensionale in pieno stile ultra-moderno, tipico dello street artist.

“L’arte solleva domande ed il design crea soluzioni. Volevo mettere insieme queste due forme di espressione per creare qualcosa di artistico ma anche di utile. In più, con River Island ho avuto la libertà di controllare la mia produzione, per questo la collaborazione è stata molto piacevole: è così che dovrebbe essere!” Felipe Pantone, street artist

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Le giacche in denim dipinte sul retro sono, oramai, un capo classico nel mondo dello streetwear. Tuttavia la scelta di puntare su uno degli artisti più noti nel campo dell’arte urbana contemporanea vuol dire potenziare l’immagine creativa dell’azienda per ampliare il raggio dei giovani acquirenti. Tra l’altro la collezione in edizione limitata sarà acquistabile in tutto il mondo tramite il sito web ufficiale del rivenditore.

I forti contrasti, i colori vivaci, il mix di tecniche impiegate rendono immediatamente leggibile il messaggio artisitico di Pantone, che si rivolge proprio ai più giovani, appassionati di arte urbana oppure no. Emerge per questo una particolare attenzione all’era digitale e alla velocità con cui si sviluppa la tecnologia ai nostri giorni.

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Come ha riportato il fotografo Omar Quiñones, chiunque voglia aspirare a fare qualcosa di importante nell’arte, deve riuscire a capire il mondo e il tempo in cui vive. “Felipe Pantone ci riesce perfettamente”, ha scritto. Possiamo aggiungere che lo stesso vale per River Island e per tutti quei marchi che hanno scelto di arricchire la propria produzione ispirandosi al mondo dell’arte contemporanea e della street art.

5 consigli per restare fiduciosi quando si cerca lavoro

Foto professionale scattata, curriculum preparato e aggiornato, profilo LinkedIn in due lingue pronto, abbigliamento adeguato al colloquio già pronto nell’armadio. Quando si cerca lavoro si parte sempre con una buona dose di ottimismo. Dopo i tanti anni passati all’università, finalmente con la laurea in pugno, si può partire. La ricerca di lavoro può avere inizio.

Eppure, con tutta la carica e l’entusiasmo di cui si può essere forniti, quando si cerca lavoro si può correre il rischio di stancarsi, restare delusi e perdere la fiducia nelle proprie capacità, perché si tratta di un periodo davvero sfidante, anche per il neolaureato più brillante.

Fare i conti con la concorrenza nel mondo del lavoro e affrontare la realtà che non si è gli unici ad essere davvero preparati per il posto a cui si ambisce, senza perdere la spinta a continuare a cercare, può essere davvero dura. Dopo molto tempo in cui si è di fatto “inoccupati” può diventare sempre più difficoltoso mantenere uno spirito positivo e trovare ogni giorno l’energia per guardare annunci di lavoro, scrivere lettere di presentazione e inviare candidature.

Per questo motivo, se si cerca lavoro, proprio come in una gara ad ostacoli, l’allenamento, la costanza e il raggiungimento di singoli obiettivi sono essenziali.

Ti forniamo una serie di consigli utili che potranno aiutarti a restare carico, motivato e fiducioso anche dopo lunghi mesi di dura ricerca di lavoro. Perché quello perfetto per te arriverà senz’altro!

5 consigli per restare fiduciosi quando si cerca lavoro

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1. Imposta i tuoi obiettivi: realistici e giornalieri

Anche quando si cerca lavoro, proprio come quando stiamo impostando gli obiettivi per un progetto aziendale, dobbiamo essere molto precisi e dettagliati. Poniti obiettivi misurabili, per tenere traccia dei progressi compiuti, per capire cosa si è già portato a termine e trarne soddisfazione. Anche i piccoli passi sono gratificanti per raggiungere l’obiettivo finale.

Pensa ad esempio ad ampliare il tuo network, ti permetterà di avere molte opportunità in più di contatto e di candidatura. Potresti pensare di compiere questo passo non solo sui social network, ma anche offline, partecipando ad eventi e iniziative che ti garantiscano nuovi contatti.

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2. Trova un compagno, anche qualcuno che non cerca lavoro

Un compagno per la ricerca di lavoro può essere anche qualcuno che non sta cercando lavoro come te. Dovrebbe però aiutarti a tenere traccia di candidature inviate e risultati ottenuti, dovrebbe motivarti e aiutarti a tenere alto il morale quando inizi a subire la frustrazione.

Con il tuo compagno di ricerca di lavoro potrai condividere strategie, consigli e idee su come perfezionare la ricerca e migliorare il curriculum.

3. Fai una pausa, recupera le energie

Quando si cerca lavoro è facile sentirsi demotivati se non si ottengono subito risultati. Ma bisogna tenere sempre ben presente che è necessario del tempo prima di rendere efficiente la ricerca di lavoro, definendo obiettivi precisi e ragionando per step successivi, un colloquio alla volta.

Stabilire uno o due giorni di pausa, in cui concedersi un po’ di riposo, dedicarsi ad attività diverse e rilassarsi, può essere davvero molto produttivo, per ricominciare la ricerca ancora più carichi di prima e tenere sempre presente che la ricerca del lavoro va tarata su noi stessi e deve gratificare le nostre ambizioni.

5 consigli per restare fiduciosi quando si cerca lavoro

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4. Fatti ispirare da chi ha avuto successo

Leggi le storie di personaggi di successo che possano ispirarti e offrirti utili suggerimenti per la tua crescita personale. Compra la biografia di un businessman o cerca la sua storia su Google, guarda un film che parla della vita di grandi leader. Scoprirai con sorpresa che molti di loro hanno fallito e ricominciato da capo prima di raggiungere l’apice della carriera.

Quando pensi di rinunciare ricorda che anche i più grandi hanno iniziato da zero, e punta in alto!

5. Dai indietro qualcosa

Se non ti sei mai accostato al volontariato, questo può essere il momento migliore per farlo. Non si tratta di prestare il proprio lavoro gratis, ma di spendere il proprio tempo per la comunità, costruendo qualcosa di tangibile con un piccolo impegno personale.

Ti sentirai gratificato e ne trarrai beneficio in termini di nuove energie da spendere nella ricerca del tuo lavoro ideale. Non tutto ha un valore economico e rendersi utili per gli altri in modo gratuito ti ripagherà a livello di motivazione.

Sei pronto a ricominciare? Cerca lavoro con una nuova carica, mantieni sempre traccia dei risultati e facci sapere come è andata!

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing, ampliare il business ed ottimizzare le campagne

Il Growth Hacker ha come sua stella polare la crescita di un business. Questo termine è stato coniato da Sean Ellis nel 2010: nell’era della trasformazione digitale, diventa prioritario lavorare ad una strategia online che possa sostenere e far crescere un business nel tempo.

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Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing [15 ORE On Demand]

Il Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing di Ninja Academy, con Raffaele Gaito e Luca Barboni, è studiato per aggiornare le competenze aziendali necessarie per mettere a punto strategie e tecniche di crescita del business basate sulla massimizzazione delle conversioni nel proprio mercato e sull’ottimizzazione di attività e campagne di marketing.

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Ecco cosa saprai fare dopo questo corso:

  • Progettare un funnel che attrae, converte, e fidelizza i tuoi clienti, impostando metriche per ogni step
  • Creare degli automatismi che convertano nel tempo chi non ha acquistato al primo colpo
  • Ottimizzare una campagna in base ai diversi obiettivi
  • Individuare le metriche che contano nel proprio business ed utilizzare sistemi di tracciamento
  • Impostare un processo di Growth Hacking basato sulla sperimentazione continua
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Come funziona il Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing?

Il Corso consta di 15 ore di didattica: le lezioni sono fruibili On Demand in qualsiasi momento ed ovunque ci si trovi.

  • I moduli – rappresentati da videolezioni e slide didattiche – saranno sempre disponibili e consultabili, senza limiti di tempo, nella propria area utente.
  • Puoi seguire i corsi comodamente da casa o dall’ufficio, nell’orario che preferisci
  • Nessuno spostamento nè viaggio da intraprendere
  • Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
  • Impara al ritmo giusto per te: decidi tu quando e dove imparare!
  • Scarica il Certificato dopo aver completato il Questionario finale

L’entusiasmo dei Guerrieri che hanno seguito le precedenti edizioni del corso:

GrowthTestimonianze

Quanto costa il Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing?

Prezzo Lancio 249€ invece di 349€

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Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

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Sarahah: l’instant messaging anonimo che sta spopolando nel mondo

Sarahah è una nuova app di instant messaging che è stata lanciata lo scorso 13 giugno sul mercato USA e subito divenuta un successo: è infatti l’app più scaricata per iOS e seconda in classifica tra le più scaricate per Android secondo App Annie, il sito che analizza quotidianamente il mercato delle app.

La grande e repentina affermazione di Sarahah | صراحة, che in arabo significa “candore”, “onestà”, sta tutto nel fatto che i messaggi vengono inviati in forma anonima: inizialmente usata dai dipendenti delle aziende per dare feedback più onesti sui propri superiori, si è diffusa viralmente tra amici e conoscenti fino ad abbattere ogni barriera di età e stato sociale.

Ma non è mai tutto oro quello che luccica, questa crescita virale impressionante di Sarahah non fa altro che riproporre i problemi che da anni affliggono le app di Instant Messaging anonime (e non solo): rispetto della privacy, cyberbullismo e discorsi violenti o che incitano all’odio.

Libertà d’espressione a tutti i costi?

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Il più grande problema di internet, in termini sociologici, sta proprio nello schermo che separa le persone dalla vita reale rendendole anonime e questo permette il fenomeno dei cosiddetti “leoni da tastiera”, cioè quelle persone che tengono comportamenti aggressivi, intimidatori e violenti online, dove sono difesi dall’anonimato o da un nickname, e che difficilmente sarebbero socialmente accettati offline.

Per questo motivo molte app o siti che hanno fatto dell’anonimato il loro cavallo di battaglia, pensiamo ad esempio a Yik Yak o Ask.fm, sono state irrimediabilmente chiuse o hanno dovuto cambiare policy e perdere così il loro vantaggio competitivo finendo nel dimenticatoio.

Se la storia ci insegna qualcosa, quale sarà il futuro di Sarahah? Il fondatore, l’arabo-saudita Zain al-Abidin Tawfiq, ha già predisposto dei filtri per le parole offensive, la possibilità di bloccare messaggi o altri termini indesiderati e la scelta di un pubblico specifico per lanciare i propri messaggi. Basterà? Vedremo, intanto aspettiamoci il successo di Sarahah anche sul mercato italiano!