Best Practice ed errori da evitare per fare un buon Piano Marketing

Molto spesso mi è capitato di sentire la definizione di “Piano Marketing” associata ad un lavoro prettamente di comunicazione, ma non è proprio così.

Per questo motivo ho deciso di scrivere questo articolo, per capire insieme cos’è davvero un piano marketing e quali sono i passaggi minimi dei quali tener conto.

Il piano di marketing è il documento che formalizza la strategia, ne spiega i presupposti e la traduce in programmi operativi: è importante all’interno di ogni azienda (anche e soprattutto nelle PMI) poiché consente di raggiungere quattro importanti risultati:

  • permette di formulare in modo esplicito gli obiettivi e definire un budget preventivo di azione, e questo è molto importante soprattutto se abbiamo un budget contenuto;
  • è  un efficace strumento di comunicazione interna per la condivisione degli obiettivi e delle strategie;
  • è uno strumento di comunicazione esterna per il coinvolgimento dei soggetti portatori di interessi;
  • è  uno strumento di controllo dell’effettivo concretizzarsi degli obiettivi formulati.

Da dove iniziare concretamente il Piano Marketing

Dall’analisi del mercato: in questa sezione dovrai inserire informazioni su di te, sulla concorrenza e sul mercato.

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1. La tua impresa:

  • Obiettivi generali della tua azienda a lungo e a breve termine.
  • Focus della tua impresa.
  • Punti di forza e di debolezza della tua  azienda.
  • Quota di mercato stimata.

2. Clienti:

  • Dimensioni della base clienti.
  • Fattori demografici della tua base clienti (età, classe sociale, sesso).
  • Vettori dei valori (i tuoi prodotti e/o servizi forniscono un vero valore alla tua base clienti?).

3. Analisi della concorrenza:

  • Posizione sul mercato (i tuoi competitori coprono totalmente il mercato o si rivolgono solo a segmenti specifici? Sono grandi o piccoli?).
  • Punti di forza e di debolezza.
  • Quote di mercato.

4. Ambiente:

  • Ambiente politico e legale (esistono dei regolamenti specifici o delle leggi riguardanti i tuoi prodotti?).
  • Ambiente economico, ambiente sociale e culturale.
  • Ambiente tecnologico (i tuoi prodotti sono aggiornati tecnologicamente? Sono previsti degli aggiornamenti?).

5. Analisi SWOT:

Ti permetterà di avere un quadro chiaro dei punti di forza e delle debolezze, ma soprattutto di come andare ad agire sulle opportunità e le minacce.

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Una volta, che il mercato che ti circonda è ben chiaro e hai compreso perfettamente come ti collochi in esso, devi segmentarlo per individuare il tuo target.

Non starai davvero pensando di destinare il tuo budget (magari anche limitato) a tutti?! Individua il tuo target obiettivo, capisci di cosa ha bisogno, cosa lo influenza nell’acquisto e cosa e no, solo così saprai come attuare il marketing mix.

Terminato questo processo potrai passare, finalmente alla parte del marketing operativo, le famose 4P: Product, Price, Promotion e Place.

In questa fase avrai ben chiaro su quali di queste leve andare ad agire in base a quanto analizzato prima.

Questo processo completo è importante perché ti permette di non perdere risorse: se non individui alla svelta le possibili criticità del tuo prodotto, continuerai a spendere tutti i tuoi soldi nella direzione sbagliata.

Potresti avere un prodotto fantastico ma invenduto, perché è semplicemente sconosciuto a causa di una errata valutazione nell’investimento in comunicazione, o un prodotto mediocre venduto ai quattro venti come la rivoluzione del secolo.

Senza un’analisi davvero approfondita continuerai ad andare a naso ed inevitabilmente sbaglierai, continuando a chiederti: “cosa e dove ho sbagliato?! ”

La risposta a queste domande è contenuta solo in un buon piano marketing!

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In un piano di marketing  che si rispetti è bene non scordare di includere le proiezioni a breve e lungo termine, le entrate e le uscite, l’analisi del punto di pareggio e gli scenari futuri dal punto di vista economico e finanziario.

Non vorrai mica avere sorprese spiacevoli per il tuo portafogli?!?

Tutto chiaro? Non ti resta che metterti all’opera: ora lo sai che un piano di marketing non è solo comunicazione!

Peroni in piazza con The Interaction Box: in “Campagna” con Chef Rubio

Come connettere i contesti urbani con le realtà rurali?

È questa la sfida dell’ultima campagna di comunicazione di Birra Peroni, da sempre la bionda più amata dagli italiani. E come realizzare fattivamente un’azione del genere? Grazie alla tecnologia ovviamente.

Tra tecnologia e storytelling

The Interaction Box è un’affissione interattiva, un cubo con un’innovativa metodologia di Dialogica che riuscirà a portare nelle Piazze italiane Chef Rubio e Paolo, un vero agricoltore della filiera Peroni che svelerà segreti e curiosità della vita dei campi. A cominciare dalla coltivazione dell’orzo, la materia prima alla base del malto 100% italiano con cui Peroni produce la sua birra.

E non è un caso se il compagno di viaggio di Chef Rubio sarà Paolo, contadino 35enne di Deruta (PG). È lì, infatti, che ha sede la sua azienda agricola. Ed è da Deruta che sabato 10 giugno Chef Rubio, accompagnato da Paolo, si collegherà in diretta sui canali social Birra Peroni e con le piazze di tre città italiane – a Roma, Napoli e Bari – per guidare i suoi fan alla scoperta della qualità Peroni e dei suoi ingredienti, dalla viva voce di chi li coltiva.

Il cubo attraverso i suoi sensori farà muovere le immagini di Paolo seguendo i passi dei curiosi che si avvicineranno, ricordando loro giorno e ora dell’appuntamento di sabato. Le interazioni dei passanti con il cubo e – soprattutto – le loro reazioni nel giorno della diretta saranno raccontate in un video che sarà successivamente diffuso sui canali social Birra Peroni e nella sezione del sito dedicata.

Come avverrà tutto questo? Grazie ai sensori dell’Interaction Box che, in tempo reale, rileverà i KPI (dalle OTS ai GRP) incrociando tutti i dati in real time. Il sistema, inoltre, può triggerare i contenuti in funzione dell’utente che si presenterà davanti al cubo. In questo modo la struttura riesce a creare contenuti tagliati su misura degli utenti, ad esempio in funzione dell’età e del sesso.

Come partecipare

L’appuntamento, quindi, è per sabato 10 alle ore 11:00, alle 13:00 e alle 18:00 quando dalla Galleria Alberto Sordi a Roma, da Piazza Dante a Napoli e da Corso Cavour a Bari tutti i fan dello Chef potranno seguire la diretta, con la possibilità di interagire live e inviare domande a Rubio e Paolo. In che modo? Attraverso i canali social Birra Peroni partecipando alla sfida dedicata a “Campagna Peroni”, attiva sulla piattaforma “Cuore Peroni”.

In attesa del giorno della diretta il cubo è già attivo nelle tre città. E attraverso i suoi sensori farà muovere le immagini di Paolo seguendo i passi dei curiosi che si avvicineranno, ricordando loro giorno e ora dell’appuntamento di sabato.

Stories: da Snapchat a Facebook passando per Instagram

La trama di questa storia la conoscete già e anche come tutto ebbe inizio: nel 2013 Snapchat fa da pioniere a un fenomeno che nessuno mai avrebbe pensato potesse allargarsi così a macchia d’olio. Parliamo ovviamente delle Stories e di come siano passate da essere uno strumento appannaggio dei giovanissimi snapchatter a marketing tool indiscusso per Instagram. E le Facebook Stories? Anche loro fanno parte del racconto ma nei panni di un attore fin troppo sopravvalutato.

Stories: davvero sono così indispensabili?

Alcuni impavidi social-dipendenti vogliono sfruttare tutti gli strumenti a loro disposizione, molti non hanno nemmeno mai buttato un occhio alle Stories degli amici, ma ancor di più si chiedono quale sia delle tre piattaforme la migliore non solo per uso personale ma anche per i brand che vogliono creare contenuti all’altezza di una campagna pubblicitaria competitiva.

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Le Stories sono diventate indispensabili per i marketers, sono un mezzo innovativo e dinamico con cui condividere aggiornamenti quotidiani e soprattutto creativi e capaci di trasmettere brand personality. Sono una porta aperta verso il pubblico che permette di connettersi con i consumatori mostrando lati nascosti e più umani di un di un marchio.

Ma le Stories no sono tutte uguali ed essere costantemente presenti su ognuna delle piattaforme a disposizione potrebbe non essere d’aiuto vista l’enorme diversità di utenti di ognuna.

Snapchat e Instagram: quando l’alunno supera il maestro

Snapchat è l’origine, ciò da cui tutto il successo ebbe inizio. Un successo che Facebook aveva fiutato provando addirittura a comprare il gioiellino di Spiegel per 3 miliardi di dollari. Il ventitreenne disse no e Zuckerberg incassò il rifiuto iniziando a copiare alcune delle caratteristiche migliori di Snapchat per il suo Instagram.

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Ma Snapchat rimane un grande classico: la formula e l’impronta delle sue Stories rimane invariata e le Story Playlist imbattibili. Mantiene un’audience molto giovane e fedele e può sempre vantare il suo ruolo di gran maestro che ha introdotto i Social Media nell’universo delle Stories.

Dall’altra parte c’è l’allievo Instagram: silenzioso, acuto osservatore e paziente. Ha dalla sua parte una fetta molto più ampia e diversificata di audience, molti dei quali non usano Snapchat. Le Stories sbarcano inaspettatamente su Instagram e inizia un successo che nessuno avrebbe mai potuto prevedere.

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Il vantaggio di Instagram non è solo demografico: il social che ci rende tutti fotografi vanta 700 milioni di utenti attivi, 400 milioni di user al giorno (contro i 158 di Snapchat) e più di 40 miliardi di foto condivise.

Eppure le storie non hanno sempre un lieto fine e Snapchat, ma soprattutto Facebook, lo dimostrano.In fin dei conti volendosi soffermare sul nostro Bel Paese, la popolarità di Snapchat in Italia non ha mai del tutto superato quella di Instagram. Forse per la sua poca intuitività, forse perché troppo esclusivo nell’utilizzo e nella condivisione.

Qual è la peggiore app per le Stories? E perché proprio Facebook?

Dopo il successo delle Stories su Instagram anche lo stesso Facebook ha voluto fare la sua parte. Se fosse vero che il punto di forza di Instagram sia l’ampio seguito e i grandi numeri, allora Facebook avrebbe vinto a mani basse, o no?

https://twitter.com/yak_sp/status/871120846450028544

Non sono bastati i numeri a supportare un progetto tanto ambizioso quanto folle. Perché Zuckerberg che già possiede Instagram con la quale ha copiato Snapchat ha voluto implementare le Stories anche su Facebook? Probabilmente in un periodo in cui tutti cercano di condividere storie, il papà dei social media moderni non poteva rimanere indietro.

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Ma Facebook non è un semplice social media: Facebook è l’establishment dei social media. È il luogo dove si cerca di rimanere il più possibile decorosi vista la variegata qualità di amici (dai colleghi di lavoro ai genitori). Inoltre Facebook non è una piattaforma dove condividere contenuti originali: la sua potenza sta proprio nella condivisione e fruizione di materiale già pronto.

Non è bastato nemmeno riempire la barra sopra i feed deputata a ospitare le Stories dei vostri amici con delle icone opache. Al posto del vuoto assoluto, in attesa che si riempi lo spazio, meglio inserire icone prive di contenuti.

https://twitter.com/MacleodSawyerMS/status/868510508445519873

Già una settimana dopo il lancio le Stories di Facebook subiscono i giudizi peggiori: nessuno le usa ma tutti ne parlano. Zuckerberg cavalca il trend del momento ma sbaglia luogo e tempi.

E voi cosa ne pensate delle Stories? Ma soprattutto quale piattaforma preferite per dar vita alla vostra creatività? Potete raccontarcelo sulla nostra pagina Facebook, su Linkedin o con un tweet, e se conoscete qualche coraggioso che usa le Facebook Stories fatecelo sapere!

come si racconta la digital transformation diginnova

Come si racconta la Digital Transformation in Italia?

Parlare di digital transformation sembra ancora difficile in Italia, dove, secondo uno studio del Censis, la trasformazione digitale delle PMI italiane procede ancora troppo a rilento.

La digitalizzazione resta una condizione irrinunciabile per lo sviluppo soprattutto delle piccole e medie imprese e dei tanti centri produttivi artigianali che costellano il Paese e il modo migliore per colmare questo gap è quello della creazione di uno strumento di dialogo e di confronto sul tema dell’innovazione, che si proponga di facilitare la lettura e la divulgazione di temi affini alla trasformazione digitale.

Diginnova, un blog per la diffusione della digital transformation

Da questa considerazione parte l’idea di Diginnova, il progetto powered by Dimension Data e  Cisco, che si è concretizzato nella forma di un blog partecipativo, ideato e realizzati da Viralbeat, dal logo alla strategia editoriale.

L’idea è quella di parlare di grandi temi legati alle opportunità offerte dalla digitalizzazione, in maniera agile e accessibile al vasto pubblico, non necessariamente specializzato, coinvolto dalle innovazioni digitali e interessato alle prospettive di new business che ne nascono.

Abbiamo raccolto con entusiasmo l’invito di Dimension Data perché siamo convinti che non esista innovazione che non sia digitale. Con Diginnova abbiamo voluto coniugare il ‘digitale’ espresso dalle prime sillabe, con appunto ‘innovazione’ e con il termine “Nova” (dal latino: novità), per esprimere, in estrema sintesi, in modo autorevole e positivo, il connubio fra innovazione e mondo digitale.

Ivan Parlongo – Project Manager Viralbeat

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Il progetto editoriale di Diginnova si focalizza su tematiche fortemente verticali, che offrono risposte ai grandi temi di cambiamento che attraversano la società moderna.

Digital Transformation, Workspace for Tomorrow, Internet of things e Cyber Security: sono queste le quattro aree di interesse del Blog, che si presenta come un mezzo di approfondimento, un punto di incontro e di confronto per una community di esperti che offre la propria competenza a chi vuole fare impresa in modo efficace.

Lo spazio online di confronto punta a diventare una community consulenziale che rappresenti una guida per lo sviluppo delle competenze digitali, grazie a una natura partecipativa che vedrà alternarsi diversi contributor che metteranno in campo le proprie competenze nell’ambito della digital transformation.

La community di esperti illustrerà case study concreti, modelli, trend e riflessioni con competenza ed expertise maturate sul campo, presentate con un linguaggio semplice e chiaro e proposte a chi oggi fa impresa e vuole prepararsi al futuro facendo tesoro dell’innovazione e dei suoi strumenti ITC.

come si racconta la digital transformation diginnova

Il ruolo dei social media nel progetto di Diginnova

I social media, infine, saranno parte integrante del progetto Diginnova. I canali di Facebook e Twitter, gestiti da Viralbeat, permetteranno di costruire e rafforzare la relazione con i pubblici online, sviluppare la narrazione del nuovo progetto digitale e aumentarne l’engagement.

Attraverso infografiche, che raccontano statistiche e scenari inerenti i trend in Italia, temi di attualità, lo storytelling dei contributor, che fanno parte del team di redazione, si alimenteranno conversazioni e confronti tra gli utenti, gettando le basi per la costruzione di una community verticale.

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Halide: come trasformare in premium la fotocamera del tuo iPhone

Hai un iPhone e sei un vero appassionato di fotografia? Forse non sai che la fotocamera del tuo device potrebbe essere sfruttata molto di più usando app esterne, una di queste è Halide.

La paternità di questa app appartiene a due veterani delle tecnologie e non agli ultimi arrivati: Benjamin Sandofsky, ex engineer di Twitter e Sebastiaan de With, ex designer di Apple.

Foucs peaking e livelli

Come altre app, Halide offre ai suoi utilizzatori la possibilità di intervenire manualmente su alcuni parametri come l’esposizione, la messa a fuoco, l’ISO, il bilanciamento del bianco e la velocità dell’otturatore.

La feature più interessante dell’app è il focus peaking, lo strumento che evidenzia le aree che sono messe a fuoco, permettendo così anche la messa a fuoco manuale. Inoltre l’app evidenzia i livelli orizzontali, verticali e top-down per aiutare a mantenere le vostre composizioni dritte.

Raw e metadata

Se ti piace manipolare le tue immagini con applicazioni come Adobe Lightroom, sarai felice di sapere che Halide include il supporto per la ripresa RAW. La ripresa RAW include molto più dati di immagine rispetto alle immagini compresse JPEG. Ciò significa che hai molto più margini di manovra per regolare e modificare le tue foto.

Halide inoltre rende facile rivedere le tue immagini dopo averle scattate, fornendoti anche utili metadati tipo, data e ora, velocità dell’otturatore e valore ISO di ogni foto.

Stando ai suoi creatori, quello che la differenzia dalle altre è il fatto che sia stata progettata per essere utilizzata anche dai fotografi novizi: mette a disposizione una fotografia di qualità, con strumenti professionali senza rinunciare alla semplicità.

In questa video review di 9to5Mac potete vederla in azione:

Halide è un’app gesture-based e permette di cambiare le sue impostazioni spostandosi sullo schermo. L’idea è quella di una photo app da usare come telecamera.

Apple è famosa per l’attenzione ai dettagli e i creatori di Halide non potevano essere da meno progettando un’app per iPhone: moltissima cura è stata dedicata all’esperienza utente, pensando anche ad un tutorial in-app ispirato ad una fotocamera retro. Potrà sembrare un surplus ma la filosofia è sempre la stessa, aiutare a rendere le foto migliori anche tramite questi espedienti che possano essere apprezzati anche da chi non è esperto.

Disponibile per iPhone a 2,99 $, ovvero 3,49 euro; dal 6 giugno il costo salirà a 4,99 $.

Banksy regala un’opera inedita a chi voterà contro i conservatori

Banksy offrirà gratuitamente una sua opera originale a chi voterà contro i conservatori alle prossime elezioni del Regno Unito. Qualche giorno fa sui social dello street artist britannico sono comparsi alcuni messaggi indirizzati agli elettori inglesi: “Questa opera ad edizione limitata è disponibile solo fra i votanti di Bristol North West, Bristol West, North Somerset, Thornbury, Kingswood e Filton. Semplicemente inviando il giorno delle elezioni una foto della vostra scheda elettorale che dimostra che avete votato contro i conservatori”.

Banksy regala un’opera inedita a chi voterà contro i conservatori

La stampa al centro dell’iniziativa “anti-Tories” ha come soggetto il disegno di una ragazza con il palloncino, in stile Banksy. In questo caso il palloncino ha la forma di un cuore. Il rosso è stato sostituito con la trama della bandiera Union Jack.

Banksy regala un’opera inedita a chi voterà contro i conservatori

Si terranno domani le consultazioni politiche per cambiare il governo inglese. Il partito vincente, tra le altre cose, supervisionerà l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, un processo che interesserà l’intero stato per tre anni. A questo proposito, qualche giorno fa, è comparso un nuovo murales sulla Brexit in cui è raffigurato un operaio mentre si cimenta a smontare una stella della bandiera europea.

Banksy regala un’opera inedita a chi voterà contro i conservatori

Che le espressioni artistiche di Banksy avessero sfumature politiche era già noto. Dopo essere stato avvertito che potrebbe “invalidare il risultato delle elezioni”, Banksy ha ricordato a tutti l’importanza della libertà di stampa.

Intanto un portavoce della Commissione elettorale ha messo in guardia gli elettori di non prendere parte all’iniziativa, lanciata e poi ritirata dall’artista, raccontando alla BBC: ”Dato il rischio che qualcuno possa scattare una foto all’interno del seggio elettorale può essere una violazione della legge, intenzionalmente o meno, il parere della Commissione è contro di prendere qualsiasi foto all’interno seggi elettorali”.

Al momento in effetti nessuno risulta indagato: l’identità di Banksy resta comunque anonima. Gli investigatori inglesi avvertono che chiunque prenda parte all’iniziativa o accetti l’offerta potrebbe essere “perseguito”.

10 contenuti visuali per il Content Marketing

La tua strategia di Content Marketing funziona davvero? Quanto ti impegni ogni giorno nella content curation dei tuoi contenuti visuali? Probabilmente non a sufficienza, starai pensando. O forse, non possiedi un repertorio abbastanza ampio da cui prendere spunto ogni giorno.

Ogni Content Manager conosce la potenza di un contenuto visivo in termini di engagement e di capacità di attrarre gli utenti. Una immagine, ma anche un video, possono essere lo spartiacque tra una strategia di successo e un fallimento.

Se la tua content curation non ti ripaga con i risultati sperati, non prenderla sul personale, potrebbe semplicemente trattarsi di un gap nella tua strategia. Per questo, oggi ti forniremo una serie di indicazioni per rendere ancora più efficaci i tuoi contenuti visuali.

La content curation è una sfida per tutti i professionisti del settore e i contenuti visivi sono sempre la parte più impegnativa. Per capire come migliorare la tua presenza online, quindi, partiamo dagli obiettivi da raggiungere: il tuo obiettivo principale sarà quello di essere presente con contenuti visuali intelligenti e che funzionino per il tuo brand.

Comincia quindi a sperimentare questa serie di format visuali e scopri quale funziona meglio all’interno della tua strategia di Content Marketing. Quali contenuti sono in grado di aumentare l’engagement e l’attenzione del tuo pubblico, quali generano più traffico? Quali ti garantiscono maggiore interazione e ti consentono di acquisire nuovi clienti?

Partire da queste domande ti aiuterà a capire quali sono immagini e video che funzionano meglio per te, per rendere sempre più definita ed efficace la tua content curation.

1. Video originali, utilizzando YouTube, Vimeo e TED

I video possono aiutare a migliorare la tua attività in molti modi. Un video, infatti, è più espressivo di una singola fotografia, e genera circa il 1200% di engagement in più rispetto ad una immagine. I video sono il trend visuale di quest’anno sui social media, per questo motivo è necessario utilizzarli frequentemente.

Per esempio puoi produrre video how-to, video esplicativi o video che mostrino i casi di successo del tuo brand. Indipendentemente dal contenuto, cerca di mantenere sempre uno stile coerente con l’azienda e studia un format ben definito da poter riutilizzare in ogni contenuto.

Se produrre personalmente i video è troppo impegnativo e non è semplicissimo, però, puoi sempre utilizzare risorse come YouTube, Vimeo e TED.

Il consiglio è quello di stabilire le pubblicazioni dei video su base bisettimanale o mensile.

Guida alla Content Curation: 10 format visuali che dovresti usare

2. GIF, sono sempre divertenti

Per quanto il tuo brand possa essere serio, c’è sempre spazio per un po’ di umorismo. Potresti ad esempio pensare di dedicare il venerdì a questo tipo di contenuti, utilizzando le GIF.

Un’utile risorsa da cui iniziare è GIPHY, che ti consentirà di cercare contenuti sulla base di un argomento o lasciandoti ispirare da quelle in evidenza.

L’intervallo di attenzione richiesto da una GIF è più breve rispetto a quello di un video, per questo motivo sono un ottimo strumento di comunicazione visiva. Usare GIF nel tuo blog o sui tuoi account social può potenzialmente aiutarti a creare contenuti virali, quando accompagnerai la GIF con un copy divertente.

Prendi in considerazione i diversi temi e argomenti che potrebbero essere applicati al tuo settore o correlati al tuo brand e crea contenuti sulla base di questi.

via GIPHY

3. La fotografia è perfetta, ma la fotografia che segue i trend è meglio

Le fotografie in stock sono ormai utilizzate da tutti e hanno conosciuto un’enorme diffusione negli ultimi dieci anni. Difficile non riconoscerle subito come tali, specie quando si vedono riutilizzate da tanti marchi in contesti differenti. Per questo i marketer cominciano sempre di più ad apprezzare le foto “autentiche”, quelle cioè non omologate con le solite applicazioni di scritte e colori vettoriali, ma naturali e più ricercate.

La parte più difficile del lavoro, naturalmente, è quella di trovare queste immagini in librerie da milioni di file.

Uno dei trucchi che puoi utilizzare per trovare le immagini meno inflazionate è quello di usare combinazioni di parole particolari nella barra di ricerca, per trovare immagini davvero specifiche che richiamino le tue idee. Utilizza aggettivi ed emozioni per accompagnare la parola chiave principale.

Un altro utile strumento è la collezione di immagini selezionate della settimana di Depositphotos, un utile strategia per risparmiare tempo e trovare immagini originali, sfruttando anche le gallerie tematiche.

Un esempio? La gallery intitolata SUMMERTIME, dedicata all’arrivo della bella stagione.

Immagini e foto sono il formato visuale che probabilmente utilizzerai più spesso nella tua content curation, quindi prendi il tempo necessario per studiare la strategia dei tuoi competitor, analizza la tipologia di immagini che funziona per loro.

Cerca ispirazione tramite Pinterest e scopri cosa piace davvero alle persone.

4. Illustrazioni per un riepilogo completo dei tuoi contenuti

Forse pensi che per creare illustrazioni sia necessario assumere un grafico o avere un background artistico molto forte. E in parte questo è vero, ad esempio per creare contenuti originali molto complessi. Ma ci sono alcune ottime alternative che ti consentiranno di avere grafiche altrettanto efficaci, grazie ai microstocks.

Depositphotos, ad esempio, offre anche un’ampia raccolta di illustrazioni, che possono essere cercate esattamente come le fotografie all’interno dell’archivio.

Scegli lo stile che si coniuga meglio al tuo brand e utilizza le grafiche come base per costruire i tuoi contenuti social.

5. Immagini personalizzate con un editor di foto

Un’altra grande strategia è quella di personalizzare le tue immagini. Puoi personalizzare grafiche e fotografie già predisposte a questo scopo, con un piccolo sforzo artistico, rendendo ogni immagine più rilevante ed espressiva, perché ancora più in linea con il tuo marchio.

Non è necessario utilizzare software professionali complicatissimi, sarà sufficiente un editor di foto online come Canva o Fotor per avere subito una immagine personalizzata, aggiungendo testi, filtri e cornici.

Guida alla Content Curation: 10 format visuali che dovresti usare

6. Infografiche per rendere più chiare le informazioni

Un’infografica è in grado di combinare i vantaggi dell’apprendimento con un format visivo immediato, rafforzando il messaggio che vuoi trasmettere.

Secondo le statistiche, le infografiche hanno maggiore probabilità di essere condivise rispetto ad altri tipi di contenuti visuali (un po’ come i video).

Se vuoi condividere molte informazioni con il tuo pubblico, trasforma le informazioni in una immagine facile da leggere e immediata grazie all’aspetto grafico. Aiuterai a elaborare nuove conoscenze in modo più rapido pur comunicando un concetto molto complesso.

7. Screenshot per spiegare

Gli screenshot sono adatti soprattutto per gli articoli, ma puoi utilizzarli anche come immagine di copertina per un blog post o condividerli sui social media. Ti aiuterà a mostrare senza bisogno di giri di parole per spiegare quello che vuoi dire.

Una delle regole della content curation è quella dell’immediatezza dell’informazione, quindi mostra anziché descrivere, il tuo pubblico coglierà meglio le informazioni e potrà trovare utile ricondividere l’immagine.

Utilizzare un’immagine, come uno screenshot, ogni 75-100 parole in un post in un blog aumenterà il numero di azioni sull’articolo. Se le tue informazioni saranno utili per risolvere un problema, sarà più probabile che vengano condivise sui social media.

Utilizza una buona applicazione per la cattura dello schermo e avrai nell’arco della tua content curation un’altro utile strumento.

8. Citazioni personalizzate che parlano al pubblico

Ogni settore ha i suoi eroi, i suoi fondatori e i suoi ispiratori. Condividere citazioni particolarmente significative è un altro modo per garantire like e condivisioni.

Raccogli le citazioni più famose, quelle più popolari sul web e crea una grafica personalizzata in cui inserirle.

Saranno un contenuto visuale facile da creare e molto apprezzato dagli utenti.

Guida alla Content Curation: 10 format visuali che dovresti usare

9. Contenuti generati dagli utenti

Ci sono attività divertenti che puoi organizzare per coinvolgere la tua community. Un ottimo esempio in questo senso è quello di Starbucks: la maggior parte dei contenuti online del brand è generata dagli utenti.

Questa strategia ti aiuterà a costruire una relazione di fiducia con i tuoi potenziali clienti, rendendo più credibili i tuoi contenuti, perché generati dalle persone stesse.

Ispirare la creatività del tuo pubblico ti aiuterà ad avere contenuti originali da condividere, creando uno user generated project, che darà la giusta predisposizione per avere una vera e propria community, cioè un gruppo di utenti accomunati da sentimenti, emozioni e interessi.

Guida alla Content Curation: 10 format visuali che dovresti usare

10. Grafici per mostrare i dati

Per presentare informazioni complesse e impegnative, prova a creare un’illustrazione seria e ordinata per mostrare i tuoi dati. Questo format visuale si rivela molto utile soprattutto se la tua azienda produce dati su base giornaliera.

È più facile comprendere i dati quando sono visivamente rappresentati da un grafico. Se non disponi di dati sufficienti per una infografica, scegli questa opzione.

Il tuo pubblico otterrà nuove conoscenze in una frazione di tempo decisamente inferiore rispetto a quella che servirebbe se dovesse leggere un report dettagliato.

Guida alla Content Curation: 10 format visuali che dovresti usare

Quali contenuti visuali scegliere per la tua content curation?

Ora che conosci tanti nuovi formati visuali per la tua content curation, inizia ad utilizzarli quotidianamente su blog e social media. Sperimentando e proponendo nuove soluzioni capirai come ingaggiare in modo più efficace il tuo pubblico, e potrai ridefinire la tua digital strategy visiva.

Cosa preferisce il tuo pubblico? Quali sono i formati con i quali interagisce più volentieri? Quali contenuti sono più retwittati?

Crea una solida base di alternative e monitora sempre i risultati per migliorare la tua content curation e rendere la tua strategia vincente.

commenti negativi sui social

Come rispondere ai commenti negativi sui social? Niente panico, prima di tutto

Se ti occupi della gestione dei canali social aziendali – o di qualunque altra attività – sai bene che uno dei problemi principali (e più temuti) è la gestione dei commenti negativi, per evitare che possano sfociare in vere e proprie crisi. Sui social, in fondo, è un attimo.

Già all’idea ti viene la pelle d’oca? Prima di tutto, anche se può sembrare scontato, niente panico. Ci sono una serie di best practice che puoi seguire per affrontare a testa alta eventuali s***storm, senza lasciarti prendere dall’emotività. Anzi, in alcuni casi potrai anche trasformare un commento negativo in qualcosa di positivo, e un hater in un sostenitore convinto del brand.

Monitora e ascolta

Non farti trovare impreparato. Un commento negativo potrebbe arrivare in qualunque momento, ed è bene saperlo il prima possibile per poter correre ai ripari. Solitamente i canali più utilizzati dagli utenti in questi momenti sono Twitter e Facebook.

Il primo, in particolare, è molto usato per rivolgere lamentele dirette: quante volte per un ritardo di un treno, un disservizio in un negozio, un difetto di prodotto, ci fiondiamo sul social e citiamo l’account aziendale per sfogare la nostra frustrazione e ricevere una risposta? In quel caso è facile accorgersene.

Ma su altri canali, come può accadere più spesso su Facebook, i commenti negativi possono passare anche inosservati nel flusso continuo di commenti di ogni tipo sulla pagina. E a volte si può trattare anche semplicemente di una critica o di una informazione errata sul brand che può rappresentare comunque un problema di immagine, anche se non è diretta espressamente a te e l’azienda non è chiamata in causa sui suoi canali ufficiali.

Diventa fondamentale allora, in questi casi, avere il controllo della situazione e monitorare costantemente quello che si dice di te (aka del tuo brand). Affidati a tool appositi per il Social Listening, per essere sempre al corrente di quello di cui parlano gli utenti. Sarà un modo, oltre che per tenere d’occhio gli aspetti critici, anche per avere preziosi insight sulla percezione del brand e i punti di forza su cui puoi fare leva in caso di crisi.

Pensaci due volte, ma non aspettare troppo

Quando noti qualcosa di negativo, il panico è dietro l’angolo. Soprattutto se dopo il primo commento ne sono seguiti altri sulla stessa scia, e non sai bene come sono andate le cose. Trovare la giusta risposta richiede tempo e mente lucida, non c’è dubbio. In fondo, in quel momento la tua voce è quella del brand, e quello che scrivi rimane, a prova di screenshot. Ma allo stesso tempo rapidità e prontezza sono indispensabili. Più aspetti e più l’onda rischia di aumentare e travolgerti.

Non rispondere non è un’opzione

Se la risposta proprio non arriva, perché non sei al corrente dei fatti citati o non sai che pesci pigliare, gira immediatamente la questione a chi può risolverla (magari sei proprio tu, ma ti serve più tempo), ma ricorda: sei tu che gestisci i social. Quindi intanto rispondi comunque, facendo presente che hai ricevuto il feedback e che stai cercando di accertare la situazione e trovare una soluzione il primo possibile.

In ogni caso, non puoi ignorare i commenti negativi. Devi sempre rispondere. Semplice, lineare, imperativo categorico. C’è solo un’eccezione, e ne parliamo più avanti.

Rimani professionale, non cedere alle tentazioni

Il cliente ha sempre ragione? Sappiamo che non è sempre così, nei fatti. Quando la critica è gratuita, o il commento semplicemente falso, la tentazione di rispondere a tono, o con un almeno una frecciatina, l’abbiamo avuta tutti. E a volte ci starebbe proprio.

Ma nella maggior parte dei casi…no, non è proprio il caso. Certo, dipende sempre dal tone of voice e dall’immagine del brand: ce ne sono alcuni che hanno fatto delle proprie risposte agli utenti un epic win dopo l’altro e un marchio di fabbrica – ma non tutti possono permetterselo e sono in grado di farlo.

La regola generale, in ogni caso, è di mantenere professionalità e tono cortese e disponibile. Quanto può peggiorare la situazione una risposta imbruttita ad un utente già mal disposto?

Porta la discussione offline

Se la risposta richiede molto più della lunghezza di un tweet, e soprattutto va sviscerata e ricostruita anche con dettagli personali dell’utente, la soluzione migliore è cercare di portare la conversazione offline. Rispondi prima pubblicamente, chiedendo di essere contattato in DM o via email. In questo caso potrai dare la giusta attenzione al caso in questione, e fare in modo anche di dirottare la richiesta al reparto competente – che in molti casi è il Customer Service.

L’utente apprezzerà, perché dimostrerai di voler davvero risolvere il problema e capire il motivo dei commenti negativi sui social, e anche gli altri utenti vedranno che ti prendi cura di ogni singolo utente in modo accurato.

Ammetti l’errore e non temere di chiedere scusa

A nessuno piace ammettere i propri errori. Ma se una volta ricostruita la situazione è evidente che l’utente aveva i suoi buoni motivi per manifestare disappunto, la cosa migliore è chiedere scusa. Non cercare inutili giustificazioni, vai dritto al sodo. Ammetti l’errore, ringrazia per il feedback e precisa che ti sarà molto utile per migliorare ed evitare che si ripeta. Sì, fallo anche pubblicamente. Sarà un segnale positivo per tutti quelli che avevano letto il commento negativo.

Se puoi, offri un rimedio

A volte chiedere scusa non basta. Non sempre si può rimediare alla situazione, ma ci sono volte in cui puoi venire in contro all’utente con un piccolo gesto. Può essere qualsiasi cosa. Un omaggio, uno sconto, ad esempio. Non è certo una cosa che puoi fare ogni volta, ma se ne vale la pena e non comporta grandi problemi, è un’occasione per trasformare un cliente insoddisfatto in un tuo sostenitore.

I troll? Non esistono!

Esistono, esistono eccome. Ma se capisci che un commento è di un troll, ignoralo. In alcuni casi è palese, in altri meno. Se hai il dubbio, concedergli una prima risposta, rimanendo professionale. Se persiste e diventa evidente, allora sì, fai come se non esistesse. Non cedere alla tentazione.

Haters gonna hate, in fondo.

Impara dagli errori

Sbagliando si impara. Alcuni proverbi hanno proprio ragione. Dai commenti negativi sui social vorremmo stare sempre alla larga, ma spesso possono essere anche uno strumento per capire cosa non va, o addirittura un modo per riacquistare la fiducia del tuo pubblico di riferimento. Prendi nota di queste situazioni che si verificano nel corso del tempo: tieni traccia di come hai affrontato la situazione, di quali criticità hai vissuto, delle soluzioni trovate e dell’esito che poi hai avuto nel breve e nel lungo termine. Ne scaturirà una sorta di manuale pratico di crisis management da riutilizzare in futuro.

humanification

World Business Forum 2017: a Milano si parlerà di Humanification

Il World Business Forum torna in Italia con l’edizione 2017 che si terrà a Milano dal 7 all’8 novembre. Esperti e opinionisti di fama mondiale spazieranno dall’economia alla creatività trattando del tema scelto per quest’anno, l’Humanification.

World Business Forum

Il World Business Forum è parte di un programma di distribuzione di know how relativo al settore business targato WOBI, che si avvale di una rivista di management, un canale televisivo, Internet ed eventi che si svolgono a Bogotà, Madrid, Messico City, New York e Sydney.

Le due giornate di Milano rappresentano un evento di primo piano nel panorama affaristico, che da ai partecipanti l’occasione di cogliere i contributi di CEO, imprenditori, innovatori, pensatori, artisti e sportivi.

“A business has to be involving, it has to be fun, and it has to exercise your creative instincts” Richard Branson, Founder di Virgin

In opposizione all’eccesso nozionistico dei tempi correnti, il World Business Forum offre un concentrato di informazioni di qualità elaborato per stimolare l’applicazione di pensieri e trend all’avanguardia alle realtà aziendali dei singoli.

Humanification
Mendelsohn 0851 WBF2016

L’evento offre nuove prospettive per affrontare le sfide dell’imprenditoria. Una di esse il ruolo della tecnologia, che in tempi recenti ha portato dapprima all’automazione (Industria 3.0) e poi alla connessione e l’analisi di dati grandi quantità di dati (Industria 4.0).

La possibilità di disporre e gestire di un numero così elevato di informazioni ha portato uno sforzo organizzativo notevole, che ha inevitabilmente penalizzato un altro elemento: l’uomo. Il problema presenta molte sfaccettature, frutto di un modus operandi che non parte dalle persone, siano esse dirigenti, lavoratori o clienti.

“La strategia è una questione di scelta: non si può offrire tutto a tutti.” Michael Porter, autorità mondiale in materia di strategia competitiva

Bilanciare questa situazione significa concentrarsi meno sulla tecnologia e più sui problemi per la quale è stata creata. Questa è la strada proposta dall’Humanification, un approccio al business parte dagli stakeholder, intesi come persone parte di un sistema sociale quanto di uno aziendale ed economico.

L’equilibrio si trova bilanciando efficienza, struttura e disciplina con diversità e potenziale creativo. In questo rapporto la tecnologia ha un ruolo subalterno: è un mezzo.

World Business Forum 2017: a Milano si parlerà di Humanification

Speaker

speaker world business forum milano 2017

Implementare quanto sopra nelle diverse realtà imprenditoriali significa costruire un ambiente stimolante, non caotico, attraverso individualità e creatività del capitale umano.

A spiegare i risvolti strategici, economici e sociali di questa affermazione, numerosi relatori si avvicenderanno sul palco del MiCo. Tra di essi:

  • Abigail Posner, Head of Strategic Planning in Google
  • Chris Anderson, imprenditore tech, ex Editor in Chief presso Wired
  • Chris McChesney, Global Practice Leader of Execution presso FranklinCovey
  • George Kohlrieser, autorità mondiale in materia di leadership
  • Jonah Berger, docente di marketing presso la Wharton University
  • Michael Porter, esperto di strategia competitiva
  • Nicholas Negroponte, cofondatore del MIT Media Lab
  • Rachel Botsman, esperta di economia collaborativa
  • Randi Zuckerberg, ex Director of Market Development presso Facebook

I rappresentanti di oltre 400 aziende hanno già aderito al World Business Forum 2017, confermando la validità degli speaker e del tema scelto.

“La presenza già confermata di così tanti imprenditori e senior manager ci dimostra che la centralità delle persone nel business non è solo una trovata di marketing ma soprattutto una scelta strategica. Questo non può non farci sperare anche sulla capacità del nostro sistema di imprese di riconquistare la centralità che merita nei mercati globali.” Francesco Manzullo, Marketing Director Europe di WOBI

Diventare mattinieri: istruzioni per l’uso

I nostri genitori, e forse anche i nostri nonni prima di loro, da bambini ce lo ripetevano sempre: svegliarsi presto ha molti vantaggi. Abitudine molto diffusa tra i top manager e le persone di successo, essere mattinieri permette di avere più tempo a disposizione e di riuscire a fare tutto in più tranquillamente, senza stress. Le prime ore del mattino, infatti, sono le migliori perché è possibile dedicarsi a se stessi, senza dover pensare a quella conference call delle 10 oppure a quel pranzo di lavoro delle 13.

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Non tutti però, sono attivi e produttivi fin dalle prime ore della giornata. Al contrario, sono in molti quelli che ogni mattina arrancano faticosamente verso la macchinetta del caffè. Se fate parte di questo numeroso gruppo, questo post fa per voi. Ecco 5 consigli per riorganizzare le proprie giornate ed essere persone mattiniere tratti da un video di Elite Daily.

1. Non toccare il tuo smartphone

La posta, le e-mail e tutto il resto possono aspettare. Resisti alla tentazione di controllare la posta elettronica ed i tuoi social networks almeno per 15 minuti.

2. Inizia facendo un po’ di stretching

Fare attività fisica nelle prime ore della giornata – yoga, oppure meditazione – scioglie i muscoli e attiva la circolazione, permettendoti di essere più concentrato per tutto il resto della giornata.

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3. Niente caffè

Sostituisci il caffè con un bicchiere di acqua e limone servirà a idratare il corpo e a dare una sferzata di energia.

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4. Parola chiave: pianificare

Usa le prime ore della giornata per organizzare i tuoi impegni. Tra le cose in sospeso, scegline tre da completare entro sera.

5. Ascolta musica

Mentre ti prepari alla giornata che sta per iniziare, ascoltare le tue canzoni preferite servirà a ridurre lo stress della giornata e regolarizzare il battito cardiaco.

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Una volta iniziato a seguire questi consigli diventerà tutto più facile e non riuscirai a farne a meno!