Neuromarketing per le aziende italiane la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

Neuromarketing per le aziende italiane: la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

Il 2 e 3 marzo a Milano si terrà la seconda edizione del convegno nazionale CERTAMENTE Italian Neuromarketing Days, presso la Fondazione Riccardo Catella: un evento creato ed organizzato dall’agenzia Ottosunove e da BrainSigns per divulgare la base scientifica e dimostrare gli effetti positivi dell’applicazione dell’approccio di Neuromarketing al business attraverso la presentazione di casi studio nazionali ed internazionali.

Se ti interessa apprendere le tecniche di Neuromarketing che ogni marketer dovrebbe conoscere puoi partecipare al convegno approfittando della promozione riservata ai lettori di Ninja Marketing: utilizza il codice sconto NINJAFRIENDS per ottenere uno sconto del 20%!

In attesa di partecipare all’evento abbiamo avuto modo di conoscere alcuni degli speaker e porre loro alcune domande. Il primo intervistato è Fabio Babiloni, professore di Fisiologia dell’Università La Sapienza e Chief Scientific Officer di BrainSigns.

Neuromarketing per le aziende italiane: la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

In che modo utilizzare tecniche di Neuromarketing può fare la differenza nella promozione del Made in Italy?

La misura della percezione del consumatore di fronte al bollino esplicito del Made in Italy può sicuramente fare la differenza nella sua proposizione. Infatti, la misura delle componenti coscienti e non consce di percezione del prodotto restituiscono una risposta chiara a queste domande:

“Il bollino del Made in Italy è osservato sufficientemente nell’analisi del prodotto?”

“Tale bollino è posto in aree del prodotto che vengono notate nella manipolazione dello stesso prima dell’acquisto?”

“Una volta notato che il prodotto è Made in Italy il consumatore cambia atteggiamento emozionale verso lo stesso?”

È chiaro che ottenere risposte a tali domande può cambiare notevolmente la maniera di proporre tali informazioni al consumatore durante l’esposizione e la promozione del prodotto specifico.

Tecniche quali la misura del puntamento dello sguardo, mediante l’impiego di dispositivi di eye-tracking e tecniche di misura del percepito emozionale durante la manipolazione e l’osservazione del prodotto possono essere decisive in tal senso.

Neuromarketing per le aziende italiane: la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

Nell’economia italiana, caratterizzata da un gran numero di aziende con una gestione ancora di tipo familiare, come può inserirsi il Neuromarketing e aiutare queste realtà?

L’applicazione delle tecniche di misura delle componenti emozionali e di puntamento dello sguardo durante la manipolazione e la valutazione di un prodotto consentono l’individuazione di eventuali punti deboli nella comunicazione dei vantaggi dello stesso.

In un’azienda di tipo familiare la conoscenza di alcuni semplici elementi per il miglioramento della comunicazione è essenziale in quanto il budget a disposizione per la comunicazione non è elevato.

Si ha quindi un problema di miglioramento dell’efficienza della comunicazione, ancora più stringente di quello che possono avere le grandi aziende che dispongono di un budget più elevato per tale comunicazione. Comunicazioni poco efficaci associate ad una insufficiente pressione generata sono equivalenti a nessuna comunicazione.

Per le piccole aziende è quindi fondamentale impiegare molto bene il budget a disposizione per la comunicazione migliorando gli aspetti della sua efficacia.

Abbiamo poi intervistato Herbert Alastair, fondatore di Linguabrand e che a CERTAMENTE presenterà un business case di Adidas incentrato sulla linguistica cognitiva.

Neuromarketing per le aziende italiane: la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

In un mondo della comunicazione sempre più visuale, come possiamo attirare l’attenzione con le parole?

Nulla è cambiato nel mondo nel modo in cui le persone guardano e ascoltano. Ma è cambiato il modo in cui i brand veicolano la loro comunicazione: prima apparivano brutti, ora sono tutti bellissimi.

In questo nuovo mondo social la differenza la fa ciò che dici: sii chiaro, sii sensoriale e fedele al brand.

I Copywriter spesso fanno riferimento alla teoria della PNL, come è cambiato l’approccio odierno alla comunicazione persuasiva?

La Programmazione Neuro Linguistica è stato un brillante inizio per mostrare il modo in cui le persone reagiscono alle parole dette o scritte.

Ma ora siamo andati oltre, stiamo rovesciando tale insegnamento: il focus si è spostato dal parlare all’ASCOLTARE. In questo modo i brand non provano a parlare per manipolare i loro consumatori, che è comunque impossibile.

I migliori marchi ora connettono la loro voce ai bisogni emozionali dei consumatori: la Neuroscienza è la nuova PNL.

Neuromarketing per le aziende italiane: la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

Ultimo speaker intervistato è stato Jay Liebowitz, della Harrisburg University of Science and Technology, che sostiene che l’intuizione può alimentare l’innovazione.

Neuromarketing per le aziende italiane: la parola agli speaker di CERTAMENTE 2017

In un mondo data-driven, quanto è importante l’intuito degli imprenditori e dei manager?

Se si è guidati solo dalle statistiche e dai dati, si possono perdere nuove e migliori strategie: opportunità e metodi per essere più efficienti, efficaci e di successo.

C’è bisogno del giusto mix di analytics e intuizione: le due componenti devono essere complementari in un business.

Ma l’intuizione del manager e i dati devono essere integrati con altri aspetti che contribuiscono al processo decisionale, tra cui:

  • la capacità di collaborazione, per poter sfruttare al meglio la sinergia col team;
  • il pensiero laterale, ovvero saper guardare oltre gli schemi tradizionali;
  • l’abilità nella comunicazione, avere buone idee non basta, serve saperle comunicare;
  • il learning by doing, ovvero migliorare le proprie capacità intuitive con l’apporto dell’esperienza.

Partecipa a CERTAMENTE Italian Neuromarketing Days 2017

Partecipando a CERTAMENTE Italian Neuromarketing Days 2017 potrai apprendere nuove nozioni per il tuo business dai business case di aziende internazionali e mediante gli speech e le domande ai relatori.

Sarà inoltre possibile prendere parte all’esclusivo aperitivo con le prove pratiche di test con apparecchiature di eye-tracking.

L’appuntamento è a Milano, il 2 e 3 marzo, prenota il tuo posto al convegno utilizzando il codice promozionale NINJAFRIENDS per ottenere lo sconto riservato ai Ninja!

Starbucks piazza duomo Milano

Starbucks arriva a Milano e debutta con le palme in piazza Duomo

Proprio ieri, in piazza Duomo a Milano, hanno fatto la loro apparizione le palme e i banani promessi da Starbucks già da qualche tempo.

Il colosso americano del caffè che sta per aprire un megastore in piazza Cordusio, ha infatti sponsorizzato la risistemazione del boschetto con palme, banani e begonie che prenderanno il posto delle vecchie piante.

Nella visione dell’architetto che ha realizzato il progetto per il giardino, Marco Bay, le piante creano una vera e propria scenografia grazie alle loro grandi foglie sempreverdi contestualizzate nella base di piante perenni che durante le fioriture alternate nelle varie stagioni coloreranno la piazza in varie tonalità di rosa, mentre un tappeto di ghiaia scura, che coprirà il sistema di irrigazione automatica, creerà un contrasto cromatico.

Starbucks

Starbucks e Milano: piazza Duomo si trasforma

Starbucks ha vinto un bando di sponsorizzazione indetto da Palazzo Marino, e proprio ieri ha cominciato a realizzare le nuove aiuole che cambieranno il modo dei milanesi di percepire la piazza più amata, quella sulla quale si stagliano le guglie del Duomo.

Nei prossimi giorni, secondo il progetto dovrebbero essere piantati anche arbusti, graminacee e le piante perenni. L’area verde durerà tre anni, secondo i piani, ma non è detto che non diventi uno dei simboli di Milano proprio come la suggestiva stazione di Atocha a Madrid.

Per prevenire qualsiasi polemica social, postando una foto della piazza su Instagram il sindaco Giuseppe Sala ha commentato: “Milano si risveglia con palme e banani in piazza Duomo. Come nella tradizione ottocentesca. Buona o cattiva idea? Certo che Milano osa eh…”.

Il successo del giardino di Starbucks è già evidente, dato che sui social sono subito comparse decine di foto, mentre turisti e milanesi cercavano di capire quale fosse la curiosa novità. LEGGI ANCHE: Di chi è la campagna del Palazzo Ghiacciato a Milano?

Palm beach?! Ah no #milano #piazzaduomo #italy #workinprogress #picoftheday #morning #goodmorning Un post condiviso da Ayrton Landeo (@ayr_the_king) in data:

L’operazione, a metà strada tra campagna pubblicitaria e riqualificazione urbana, tra ambient e green marketing, mostra che le forme di collaborazione pubblico-privato funzionano anche in Italia, mentre Starbucks punta a farsi già perdonare il suo caffè “esotico”, che di certo non potrà mai competere con la tradizione napoletana, ma che permette a chiunque di sentirsi a casa in qualsiasi parte del mondo entrando in uno dei ristoranti della catena.

Bend the Knee, la birra ispirata a Game of Thrones

Il bere scandisce i momenti e le personalità dei vari personaggi all’interno della serie Trono di Spade.
Quindi perchè non brindare alle glorie, i dolori, le morti e le resurrezioni insieme ai nostri personaggi preferiti durante la puntata?

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HBO e Ommegang Brewery collaborano già dal 2013, per offrire birre speciali ai fan della serie e per celebrare le varie stagioni. Infatti, per la 3° stagione annunciarono la loro prima collaborazione con una speciale Blond Ale dal nome “About Iron Throne” ed una black stout “Take the Black Stout”.

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Nel 2014, per la 4° stagione, fu il momento di “Fire and Blood”, una Red Ale.

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L’anno seguente, ci fu “Three-Eyed Raven”, un’altra black stout.

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Ed infine, nel 2016, in attesa dell’uscita della 6° stagione, furono annunciate “Valar Dohaeris”, Tripel Ale, e “Valar Murguris“, una rossa Dubbel Ale.Ommegang-Brewery-Valar-Morghulis-and-Dohaeris

 

Mentre i fan sono in trepidante attesa dei nuovi episodi che usciranno il 25 Giugno, è stato annunciata la nuova birra in edizione speciale: “Bend the Knee”, una Golden Ale, con gli stemmi delle famiglie della serie: Targaryen, Lannister e Stark. Sarà acquistabile per il Memorial Day (ovvero l’ultimo weekend di Maggio) ma disponibile solo negli USA.

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La birra è “regale” dal sapore delicato e fruttato, ma con una gradazione forte, insomma adatta per l’estate, mentre si guarda il nuovo episodio della serie. In pratica, con un unico prodotto sono riusciti a soddisfare tre diverse categorie di fan ed un efficace sistema per capire se il proprio amico è un simpatizzante della casa Lannister.

Ma visto che i personaggi della serie bevono sempre vino, non era meglio creare un’edizione speciale di questo?

Già fatto! Infatti in primavera uscirà anche la prima linea di vini dedicati alla serie.

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Insomma, non ci resta che attendere la nuova serie per brindare ai sopravvisuti.
Pronti?

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Dark social: Il lato oscuro della condivisione in Rete

Avete presente tutte le volte che avete copiato e incollato un link in un messaggio o un’e-mail e inviato a persone specifiche, non servendovi dei pulsanti “share” su social? Ecco, in questo modo avete partecipato alla condivisione via “Dark social”, che avviene di solito quando pensiamo che uno dei contenuti visualizzati online possa interessare delle persone specifiche e non necessariamente tutta la nostra social community.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di marketing RadiumOne, il Dark social è responsabile dell’84% di traffico in uscita condiviso. Ma vediamo più dettagliatamente che cos’è il Dark social e perché, cari marketer, non possiamo ignorarlo.

Fonte: RadiumOne

Fonte: RadiumOne

Che cos’è il Dark social?

Il termine è stato coniato da Alexis Madrigal in un articolo del 2012, e si riferisce al traffico in uscita condiviso dagli utenti tramite vie private come programmi di messaggistica istantanea, messaggi di testo ed eMail.

La condivisione privata è molto più difficile da rintracciare rispetto a quella pubblica che avviene sui canali social come Facebook e Twitter, e capita di essere troppo concentrati su quello che possiamo facilmente rintracciare, le social analytics a disposizione in questo caso, per rendersi conto di quanto traffico venga trasmesso per vie private.

Tra i canali di Dark social più comunemente utilizzati spiccano ovviamente le app di messaggistica istantanea come WhatsApp, WeChat e Facebook Messenger, messaggi di testo, eMail e altri canali social provvisti di messaggi privati come Instagram.

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In altre parole, il Dark social si riferisce a tutto il traffico internet non è attribuibile ad una fonte precisa, come i social network o una ricerca in Google, o traffico che avviene tramite referral (un link, banner o altro che rimanda  alla vostra pagine), che è solitamente identificato con alcuni tag collegati al link condiviso.

Quando condividete un articolo o cliccate su un link condiviso su Twitter, sarete spesso diretti ad un url con il tag &utm_medium=social&utm_source=twitter, il quale segnala che la condivisione è avvenuta direttamente dal post originale tramite uno strumento di condivisione social. Questo è sicuramente il referral tag più comune che avrete incontrato: si chiama codice UTM, e fornisce informazione più dettagliate sul traffico a Google Analytics.

Il Dark social non contiene nessuna informazione del genere. I metodi comuni di condivisione via dark social, quindi copia e incolla, messaggi ed e-mail, non includono nessun  tag a meno che il link non sia copiato con il tag incluso, ad esempio se è un URL da un articolo che avete trovato originariamente su Twitter e postate includendo il codice UTM.

Studiando attentamente le analaytics di una pagina web, ci si trova molte volte davanti ad un punto di domanda: da dove proviene tutto quel “direct traffic” che conta spesso più delle condivisioni social? Beh, anche noi ninja possiamo ben immaginare che la probabilità che migliaia di utenti abbiano digitato nel loro browser http://www.ninjamarketing.it/2017/02/01/google-sorpassa-apple-dopo-5-anni-apple-non-e-piu-il-marchio-di-maggiore-valore-al-mondo/ è molto bassa, se non inesistente. Questo traffico è etichettato come “direct” in Google Analytics, ma è quasi interamente traffico proveniente via dark social.

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Il Dark social è dappertutto e non possiamo fare a meno di ignorarlo

Secondo l’agenzia marketing RadiumOne, la maggior parte delle risposte al Dark social che chiameremo clickback (click che rimandano alla nostra pagine) provengono da dispositivi mobili. I clickback su traffico condiviso via Dark social provenienti da dispositivi mobili sono aumentati dal 53%  al 62% nell’ultimo anno e mezzo. Il restante 38% proviene da desktop.

L’impatto sul traffico

In una ricerca effettuata lo scorso febbraio da RadiumOne è emerso che la percentuale delle condivisione Dark social rispetto alla condivisione pubblica è salita dal 69% all’84% nell’ultimo anno e mezzo.
Inoltre, solo l’11% delle condivisioni da mobile avviene sulla pagina web ed il 21% di clickback provenienti da mobile avvengono tramite Facebook. Dato molto interessante è che, nello stesso intervallo di tempo, l’82% delle condivisioni dalla pagina web ed il 67% di clickback sono avvenute tramite canali dark social. 

Fonte: RadiumOne

Fonte: RadiumOne

Perché il Dark social è ultra importante per i marketer?

Perché ci fornisce una rappresentazione specifica del reale interesse dei consumatori. Familiarizzare con questi dati ci permette di avere un’idea ancora più chiara e targettizata della nostra audience.

Il Dark social raggiunge audience specifiche: il 46% dei consumatori dai 55 anni in su condivide solo così, in opposizione al 19% dalla fascia di età tra i 16 e i 34 anni.

La condivisione tramite Dark social è prevalente in molti settori.

Ad esempio, se il vostro business fa parte del settore della contabilità, alimentazione, turismo, o risorse umane, più del 70% della condivisione social avviene per vie “dark”. 

Cosa può fare il vostro business per tenere sotto controllo i canali Dark social?

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Per chiunque condivida contenuti online è importante sapere da dove proviene la maggior parte della loro audience, se si tratta di Dark social, che sia il 60% o il 16% del proprio traffico.

Accorciare gli URL

Usate link abbreviati. Utilizzate strumenti come Bitly o Ow.ly di Hootsuite per accorciare i link  dei contenuti in uscita ed avere un’analisi più dettagliata dell’engagement rate. Inoltre fate uso dei link abbreviati anche nelle email o nella vostra pagina web per verificare i click ricevuti.

Rendere la condivisione semplice

Pensate attentamente a dove posizionare i pulsanti di condivisione sulla vostra  pagina in modo che sia semplice individuarli. Su alcune pagine gli utenti devono scorrere per trovare il pulsanti, su altre non di distinguono immediatamente i pulsanti “follow” da quelli “share”.

Utilizzare strumenti ad hoc per monitorare il traffico

Ci sono alcuni strumenti che permettono ai marketer di tracciare le origini del dark social ed analizzarne i risultati:

Po.st è uno strumento di RadiumOne, che permette agli utenti di condividere contenuti in modo più semplice aumentando e favorendo il traffico organico e fornisce opportunità e strumenti unici per analizzare il traffico nascosto.

ShareThis è uno strumento che ti da la possibilità di condividere qualsiasi contenuto in Rete tramite i classici strumenti di condivisione pubblica ma anche tramite via email, messaggi o sms. I pulsanti possono essere personalizzati con testo e condivisioni ad hoc.

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GetSocial.io
 invece, è una piattaforma di performance analytics che aiuta marketer ed i media publisher a monitorare, promuovere ed intensificare i vostri migliori contenuti sui social, e soprattuto ad identificare il 100% del traffico condiviso, incluso ovviamente il traffico condiviso privatamente tramite canali Dark social.

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Vuoi approfondire l’argomento?
Why Your Business Can’t Ignore Dark Social

strategia di content marketing

6 errori da non commettere nella progettazione di un logo

“Uno dei primi aspetti a cui il pubblico presta attenzione è, oltre al nome dell’azienda, il logo che la rappresenta”.

Lo dice uno dei grandi guru del branding, David Brier. Siamo d’accordo?

Ogni azienda, piccola o grande che sia, ha bisogno di un logo che identifichi i propri valori, la propria personalità, che funga in sostanza da biglietto da visita e da presentazione.

Molte aziende commettono degli errori riguardanti il design del proprio logo e pregiudicano irrimediabilmente l’immagine veicolata sul mercato.

Scopriamo insieme quali sono i sei errori più frequenti.

#1 Un design troppo complesso o, al contrario, troppo semplice

È vero che i loghi semplici sono più facili da ricordare ma differenziarsi e lasciare il segno è essenziale.

I loghi non devono essere nemmeno troppo complessi o astratti, per non generare confusione nel consumatore. Inoltre, i design con molti orpelli e ricchi di dettagli non si adattano a tutti i supporti di stampa e spesso risultano irriconoscibili nelle dimensioni di icone e favicon sul web.

Secondo questo studio, il logo della Nike è quello più riconosciuto negli Stati Uniti: è semplice, non è legato alla natura del business in cui l’azienda opera, ma funziona dannatamente bene.

logo Nike

#2 Investire troppo poco nel logo

Ci sono siti online che forniscono loghi gratuitamente o a basso costo. Questi loghi a buon mercato finiranno in realtà per essere molto costosi nel lungo periodo.

Alcuni imprenditori risparmiano sul design di un logo, pensando che non sia necessario assumere un professionista che lo progetti.

Il prezzo dell’elaborazione grafica di un logo non è necessariamente garanzia di successo, basti pensare a quello ideato per le Olimpiadi di Londra 2012, costato oltre 500.000 dollari e rivelatosi un enorme fallimento, ma le soluzioni home-made non sono mai la strada giusta.

logo londra olimpiadi 2012 errori da non commettere

#3 Usare immagini di scarsa qualità

Un logo efficace deve rispettare le caratteristiche tecniche basilari per la riproduzione sui supporti di stampa di diverse dimensioni, ma deve anche essere compatibile con la distribuzione in formato digitale.

Per questo, la qualità del prodotto è indispensabile: affidarsi a un designer professionista per la progettazione del logo aziendale ti permetterà di acquisire i materiali in formato vettoriale, realizzati con i software professionali come CorelDraw e Adobe Illustrator.

Poiché l’uniformità visiva è importante, la qualità dell’immagine deve essere curata con attenzione, al fine di trasmettere integrità, coerenza e precisione.

sezione aurea logo apple

#4 Sottovalutare il legame brand-logo

Il brand e il logo non sono altro che due facce della stessa medaglia. Entrambi devono comunicare lo stesso messaggio al consumatore, uno attraverso la parola l’altro attraverso l’immagine.

È necessario ascoltare il cliente e comprendere le sue esigenze prima di arrivare alla progettazione logo. Solo in quel modo si potrà definire un logo corretto: dalla selezione dei colori a quella delle forme, fino a giungere al posizionamento del marchio. I requisiti devono essere chiari ed espressi  per iscritto, in modo tale che il designer sia guidato in maniera chiara e precisa fin dall’inizio.

Un esempio lampante di quanto appena detto è il logo di Adidas: è stato progettato pensando ad una scarpa sportiva, per trasmettere l’idea di dinamicità, sport e in generale di movimento.

Un logo non è solo un’immagine: è una storia, un universo di valori che concorrono a comunicare in modo efficace la value proposition dell’azienda ai propri consumatori.

logo adidas

#5 Usare troppi colori e troppi effetti

Attenzione a non eccedere con il colore!

Ogni volta che si progetta un logo, si parte da una base mono-colore. La motivazione è semplice e ricalca la necessità di universalità del logo su ogni supporto. Progettare il logo aziendale in nero o in bianco, permetterà di posizionarlo su qualsiasi base colore senza perdere lo stacco col fondo.

Una volta impostata la linea grafica, è possibile associare il colore in base ai valori del brand e al messaggio che si intende comunicare: alcuni dei più famosi loghi in circolazione sono in realtà in bianco e nero, come quelli di Nike e Apple, tuttavia gli aspetti cromatici hanno spesso rappresentato le chiavi del successo in altre realtà, come il colore rosso in Mc Donald’s e Coca-Cola.

Ogni settore ha le sue scale cromatiche di riferimento. Se stiamo progettando un logo aziendale nel settore food, per esempio, probabilmente sceglieremo un rosso, un verde o un arancione, colori che sono associati agli stimoli della fame, secondo gli psicologi.

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#6 Copiare loghi altrui

Si tratta forse di uno dei peggiori fra gli errori elencati. Significa mancanza di personalità, poca creatività e poco coraggio.

La copia palese del logo di un altro brand, magari in un settore commerciale affine, non è solo un reato (Sony Ericsson vs Clearwire Corporation ne è un esempio), ma anche uno dei motivi principali per cui i loghi falliscono. Come pensi di connetterti con il tuo target se sei identificato da un logo già in circolazione?

Clearwire-Sony-Ericsson-logo

Siediti e pensaci bene. Valuta cosa funziona e cosa non funziona, ma non avere fretta di “ispirarti” alle idee altrui.

Dato che sostituire in corsa o modificare troppo frequentemente i loghi senza una reale necessità di aggiornamento è considerata una pratica poco ortodossa, l’idea dovrebbe essere quella di sviluppare un logo evergreen duervole negli anni, da riattualizzare seguendo i trend del design di anno in anno.

il senso di pinterest per il marketing

Il senso di Pinterest per il marketing

Considerata in passato una piattaforma più orientata ad un pubblico femminile ed utile per trovare principalmente contenuti legati a matrimoni e ricette di cucina, nel 2017 Pinterest potrebbe essere uno dei social da tenere sotto osservazione.

Spesso, quando si parla di social media marketing, le aziende si sentono più al sicuro con nomi come Facebook o Instagram, i quali mettono a disposizione strumenti dedicati alla comunicazione e all’advertising. In questo contesto Pinterest sembra più un outsider che però sta registrando numeri interessanti: nel 2016, è cresciuto del 50% superando i 150 milioni di utenti attivi mensilmente. Ora che le cose stanno così non pensate sia il caso di approfondire la questione?

Econsultancy propone una carrellata di interessanti risposte al perché quest’anno i brand  dovrebbero prestare un po’ più di attenzione a Pinterest.

Pinterest favorisce il processo d’acquisto

Pinterest si sta rivelando un social a forte vocazione commerciale, il 55% degli utenti utilizza la piattaforma per cercare o acquistare prodotti. Per fare un confronto, la percentuale di chi compie queste azioni su Facebook è del 12%. Pinterest risulta quindi un interessante strumento per gestire il processo d’acquisto anche grazie all’introduzione di funzionalità come il Buy Button ovvero il bottone che rende acquistabili i prodotti rappresentati nelle pin.

il senso di pinterest per il marketing

L’arrivo dell’intelligenza artificiale

Pinterest ha recentemente annunciato che sta introducendo nella piattaforma una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale la quale, mediante un processo di deep learning, migliorerà la funzione delle “pin correlate”. Attingendo ai dati dell’utente, il sistema sarà in grado di proporre quelle pin più attinenti al contesto e alle attività in corso.

La personalizzazione di contenuti effettivamente rilevanti per l’utente è un tema molto caro al marketing, i primi test stanno già dando esito positivo registrando un aumento dell’engagement sulle pin correlate del 5%.

I video promozionali

L’anno scorso Pinterest ha lanciato la funzione che consente di inserire nelle board video promozionali. I brand ora possono quindi arricchire le loro bacheche con questo formato migliorando ulteriormente l’esperienza di shopping per l’utente.

Combinando gli annunci video con la promozione delle pin, le aziende creano nuove opportunità. Lo strumento video risulta particolarmente efficace nel settore del beauty in cui viene utilizzato come veicolo per tutorial e recensioni dei clienti.

Arrivano anche i maschi

Sebbene categorie tipicamente femminili come moda, bellezza e matrimoni restino tra le più popolari, la presenza maschile è in aumento arrivando a rappresentare oggi il 40% degli utenti attivi mensilmente.

E cosa ci fanno qui? Verrebbe da chiedere. Semplicemente quello che fanno tutti, ovvero curare e scoprire contenuti relativi ai propri hobby e interessi.

I brand sono sempre più consapevoli di questa tendenza. Un esempio interessante è il mini-sito web creato da Pinterest in occasione del Super Bowl con l’obiettivo di offrire agli appassionati dello sport contenuti già targetizzati sulla base dei loro interessi.

Ancora scettici sulle potenzialità di Pinterest? Andate a visitare le bacheche di alcuni brand come Etsy, Lonely Planet o Tesco, tre ottimi esempi di come utilizzare in maniera efficace questo social media tutto da scoprire.

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Crea uno spazio senza connessione per stare finalmente in pace, con Ransomly

La vita iperconnessa ci ha portato indubbiamente moltissimi vantaggi, possiamo accedere a tutte le informazioni che vogliamo in pochi secondi, possiamo scattare e editare le foto con due click, oppure condividere qualcosa d’interessante nel momento stesso in cui ciò avviene ma tutto questo ha un costo: ci sentiamo spesso disconnessi da ciò che ci interessa davvero, se non ci imponiamo di “staccare” la spina rischiamo di perderci emozioni, relazioni, insomma un bel pezzo di vita reale.

BBC News ha dichiarato che i ragazzi da 5 a 16 anni passano circa 6,5 ore al giorno a guardare uno schermo, uno studio delll’Università di Derby sostiene che il 13% sono dipendenti dallo smartphone.

Ecco perché è nato Ransomly, un beacon bluetooth e una app che bloccano l’home screen del tuo telefono ogni volta che sei nel raggio d’azione del dispositivo.

Immagina soltanto gli utilizzi che puoi fare con Ransomly: una cena tranquilla, una camera da letto senza distrazioni, oppure qualsiasi altro luogo in cui hai bisogno di pace e di tenere le persone disconnesse.

Pensa anche all’importanza di insegnare ai tuoi figli che esistono momenti in cui è necessario essere scollegati da internet e di rimanere fisicamente connessi con le persone che in quel momento stanno condividendo lo spazio con loro.

Con Ransomly puoi fare tutto questo in automatico, senza dover ripetere continuamente di metter via il telefono.

In sostanza, Ransomly permette di limitare app selezionate dagli smartphone di amici o familiari, per esempio puoi bloccare l’app di Facebook al telefono del tuo fidanzato fino a che non ha finito di svuotare la borsa del calcetto.

Confesso, avrei dei seri problemi in questo caso.

Oppure puoi bloccare Instagram a tuo figlia finché non ha terminato di fare i compiti. Le possibilità dipendono soltanto dalla tua immaginazione.

Come limitare la connessione

Un “semplice” beacon bluetooth

Una volta che hai installato l’app di Ransomly sul tuo device Android e sei nel raggio d’azione, la schermata di home sarà bloccata.

Chiedi un riscatto per lo sblocco di singole app

Grazie a Ransomly Messenger puoi impedire l’accesso a singole app finché non viene terminata un’attività.

Android e iOS

Ransomly funziona perfettamente su terminali Android: blocca la schermata di home e la connessione alle app degli amici che hai collegato.

Su dispositivi iPhone gli utenti riceveranno una notifica che li avviserà di essere entrati in una zona di “silenzio”. Questo può essere comunque un incentivo veramente potente a spegnere o mettere via i propri device.

Ransomly attualmente è ancora in versione beta, ma è già disponibile al prezzo di 40$.

Specifiche tecniche

  • Tecnologia bluetooth con software brevettato;
  • Alimentato a batterie con in media due anni di vita;
  • Conforme allo standard iBeacon™;
  • Raggio d’azione circa 70 metri.

E tu, quali “riscatti” vuoi chiedere per sbloccare le app dei tuoi amici?

Facebook Video, da oggi nel news feed l’audio partirà automaticamente

Ieri Facebook ha annunciato sul suo blog ufficiale alcune novità riguardo la fruizione dei video sulla piattaforma.

L’audio dei video nel News Feed

Mentre fino ad oggi occorreva attivare l’audio dei video presenti nel news feed (silenziati di default), dopo alcuni test con feedback positivo è stato deciso di attivare automaticamente l’audio a tutti i video.

Se il tuo smartphone è impostato su “silenzioso” i video ovviamente non avranno l’audio attivo. Potrai inoltre disattivare questa feature nelle Impostazioni dell’app.

Video Verticali

I video verticali saranno ottimizzati per i device mobile. Questo nuovo formato più grande è disponibile sia per iOS che Android.

Guarda il video mentre continui a navigare il News Feed

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Questa feature, precedentemente già utilizzata da molte app (come per esempio Netflix), è stata integrata nell’app di Facebook. È ora possibile mantenere una miniatura del video mentre navighi altre storie nel news feed. Deciderai tu dove posizionarla in qualsiasi angolo dello schermo. Se possiedi un device Android potrai anche mantenere il video in esecuzione anche al di fuori dell’app mentre stai facendo altro.

Facebook Video App per la TV

Oggi è stata annunciata anche la Facebook video app per la TV per ora riservata ad Apple TV, Amazon Fire TV e televisori Samsung Smart TV.

In questo modo potremo fruire dei Facebook Video su uno schermo più grande. Dopo aver introdotto lo streaming dall’app verso la TV sarà possibile ora guardare i video condivisi dai tuo amici o dalle Pagine che segui direttamente in Tv con delle raccomandazioni specifiche basate sui tuoi interessi.

Snapchat: Il vero innovatore di UX Design, Content, Adv e UGC

Questo post è stato scritto da Giuliano Ambrosio, Creative Strategist Freelance @AQuest e Docente del Master Online in Social Media Marketing di Ninja Academy.

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Snapchat ad oggi conta oltre 160 Milioni di utenti attivi al giorno, ed è diventato in poco tempo il regno dei teenager grazie soprattutto alla sua caratteristica del contenuto a scomparsa.

Dopo ben 5 anni sul mercato, Snapchat si sta preparando a diventare un vero adulto con la sua quotazione alla Borsa di New York per un valore di 3 Miliardi di dollari.

Se ci fermiamo un attimo e diamo uno sguardo a quello che ha creato Snapchat possiamo osservare come abbia totalmente rotto gli schemi di quasi tutte le piattaforme social, da Facebook a Twitter, in termini di UX Design, Contenuti, formati ADV e UGC.

Snapchat non è per tutte le aziende, qui trovi un mio articolo dove ti spiego come funziona Snapchat.

Possiamo dire che Snapchat oggi è innovatore di diversi tematiche nel panorama delle piattaforme di social Network. Pronti a scoprire qualcosa che forse avevate intuito?

UX Design

Diciamolo, la prima volta che siamo atterrati su Snapchat l’impressione è stata: “WTF?”

Uno dei primi Social Network ad atterrare direttamente in modalità CAM attiva e senza utilizzare nessuna forma di menu fisico per orientare l’utente.

La navigazione di Snapchat infatti non utilizza un classico menu visivo come ci ha abituato Facebook, Twitter o Instagram, per fare qualche esempio. Su Snapchat basta uno swipe in alto, in basso o a destra, sinistra per accedere alle schermate.

Questa tipologia di navigazione e UX Design si definisce “cognitiva”, ovvero la persona si abituerà e ricorderà che con una gesture come un primo swipe da sinistra a destra è possibile acceder alla Chat.

Se ci pensate la navigazione a swipe, con un semplice movimento di un dito, è molto intrinseca nel DNA dei nativi digitali. Fate caso quando un bimbo piccolo si approccia per la prima volta a un tablet, inizia subito a scorrere il dito sullo schermo per navigare o attivare funzionalità. Snapchat ha adottato questo schema.

Content

Snapchat ha centralizzato la produzione dei contenuti nella camera del proprio dispositivo mobile.

Tutti i contenuti generati dagli utenti passano dalla camera fotografica, che mi permette di scattare una foto o produrre un video, successivamente post-produrlo e aggiungere elementi aggiuntivi.

L’utilizzo della camera ha facilitato la generazione di contenuti soprattutto con la sua caratteristica fondamentale del contenuto a tempo.

La prima piattaforma di social media che ha introdotto la formula del contenuto a tempo, infatti su Snapchat, sia la Chat che i propri contenuti pubblici sono governati da una visibilità temporale, dopo la quale lo stesso contenuto scompare. Questa metodologia fa scattare un meccanismo psicologico che incentiva le persone ha essere connessi alla piattaforma per non perdere un contenuto dei propri amici o di brand nell’arco temporale delle 24 ore.

Localizzazione

Ormai siamo abituati, lo facciamo quasi senza pensarci, ad attivare la Localizzazione su un’applicazione non è più un qualcosa di estraneo nella nostra cultura digitale.

Snapchat ha ottimizzato al massimo l’uso della localizzazione, tanto nel costruirci attorno una modalità di business che come incentivo nel produrre contenuti.

Fonte: ADWEEK

Stiamo parlando di Geo Filters e nel mondo ci sono oltre 800 milioni di visualizzazioni al giorno su questa tipologia di comunicazione applicata sopra ai contenuti degli utenti.

Una volta che viene prodotto un contenuto, immagine o video, tramite uno swipe a destra o sinistra è possibile applicare dei Filtri, tra i quali anche quelli in base alla localizzazione. Tra questi filtri localizzati è possibile trovare anche quelli sponsorizzati da Aziende, con lo scopo di agevolare UGC con il nome del brand. Questa tipologia di format è uno dei mezzi di monetizzazione di Snapchat, che presto nel mondo sarà a disposizione di tutti, sia Aziende che persone comuni.

Advertising

Introducendo un formato nativo, Snapchat anche in campo Adv ha saputo innovare i classici formati utilizzati da tutte le altre piattaforme.

Su Snapchat infatti oltre i Geo Filters, sono presenti altre tipologie di formati pubblicitari, le Lenti e le Sponsored Snap.

Le Sponsored Snap sono delle pubblicità, spesso video, tra un contenuto e un altro di un nostro amico che seguiamo o contenuto snap di magazine che stiamo visualizzando nella sezione Discover.

Introdurranno a breve anche link attivi nell’Adv e modalità di lead generation, per generare in facilità contatti email interessanti al prodotto promosso.

Come altra tipologia di business abbiamo le Lenti, che affronterò nel capitolo UGC.

UGC

Snapchat ha riscosso molto successo anche grazie alle LENSES (lenti) e deve ringraziare una startup ucraina, comprata per $150M, che lavorava sul riconoscimento facciale. Funzionalità nata per abbellire agevolare la condivisione di contenuti (UGC) in modalità selfie, ha avuto un grande successo.

lenti

Interessante notare come poco tempo dopo le lenti più usate siano quelle che ridicolizzano il proprio aspetto. Ad oggi le lenti di Snapchat sono tutte gratuite per gli utenti e diverse per paese.

Questi lenti hanno permesso di agevolare la produzione di contenuti generati dagli utenti (UGC), soprattutto quelli in cui l’Azienda viene riconosciuta grazie alle Sponsored Lenses.

Una volta riconosciuto il volto dalla camera in Snapchat, è possibile visualizzare una lista di lenti da applicare sul volto di una persona o oggetto. Tra quelle che troviamo, possiamo anche imbatterci in lenti promosse da Aziende che pagando una cifra consistente a Snapchat, possono promuovere una lente brandizzata per 24 ore di tempo. Riguardo i casi di successo su Snapchat con le lenti vi consiglio di visionare la pagina dedicata sul sito ufficiale.

Conclusione

Snapchat in questi cinque anni è stato capace di innovare metodologie, componenti e funzionalità date ormai per scontante in diversi player social. Vedremo nei prossimi anni come il fantasmino cercherà di emergere ancora di più, soprattutto nel nostro paese. Aspettiamoci grandi novità in arrivo.

sconto bimbi educati

Un’enoteca di Padova propone lo sconto “bimbi educati”

Schiamazzi, corse, passaggi sotto i tavoli. Per chiunque non abbia figli guardare cosa combinano i bambini degli altri clienti in un ristorante può essere uno spettacolo divertente ma anche un po’ fastidioso. Per questo, ormai stanco dei pranzi dei suoi clienti interrotti da bambini chiassosi, un ristoratore di Padova ha deciso di trovare una soluzione a metà strada tra marketing e ingegno: uno sconto per le famiglie con bimbi educati.

L’idea dello sconto “bimbi educati”

sconto bimbi educati

L’idea è nata, in realtà, da un’esperienza positiva del ristoratore, Antonio Ferrari, che ha avuto l’idea quando un gruppo di commensali piuttosto numeroso è arrivato nel suo locale con ben cinque bambini da gestire al tavolo. Tutti molto composti ed educati i bimbi hanno reso più bello il suo lavoro e hanno ispirato l’offerta, estesa poi a tutte le famiglie con bimbi educati.

Nessuna punizione per i clienti maleducati, insomma, ma un incentivo a spiegare ai bambini come comportarsi in un ristorante, senza creare problemi nel servizio per i poveri camerieri costretti a dribblare orde di bambini scatenati.

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Individua il target, osserva i comportamenti dei clienti, proponi la tua offerta dedicata

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Prendendo in considerazione una classica tradizione italiana, quella del pranzo in famiglia con lunghe tavolate di parenti felici di vedersi e desiderosi di chiacchierare tra loro, Ferrari ha trovato il modo giusto per suggerire una linea di comportamento ai propri clienti,  senza dare giudizi su chi non riesce proprio a tenere a bada la vivacità dei propri figli, ma guadagnandosi una grande pubblicità anche su testate internazionali come The Guardian e dichiarando comunque “Immagino quanto sia difficile essere genitori oggi”.

Una storia simile a quella accaduta a Washington qualche anno fa ad un’altra coppia di genitori modello, premiati con 4 dollari di sconto sul loro menu, che ci permette di capire in che modo un ristorante possa sempre trovare la carta giusta con la quale promuoversi, lo sconto più efficace ed adatto alla sua clientela, una volta che si sia individuato il target, con beneficio di tutti e con un effetto a catena di armonia e reciprocità dei comportamenti.