Master Online in Social Media Marketing Free Masterclass On Demand

5 campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione. Recupera la Free Masterclass On Demand

Mercoledì 15 febbraio, Lorenzo Viscanti, Giuliano Ambrosio, Alberto Maestri, Orazio Spoto ed Emanuela Zaccone, cinque dei tredici docenti che si alterneranno in cattedra durante il Master Online in Social Media Marketing,  hanno offerto una preziosa anteprima del Master firmato Ninja Academy.

Se non hai potuto seguire la diretta non preoccuparti, da oggi puoi recuperare On Demand la Free Masterclass “5 Campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione – le tattiche innovative da implementare nel 2017”.

Seguendo la Masterclass scoprirai come creare strategie memorabili per emergere dal rumore dei social, trovare l’insight giusto da applicare a strumenti editoriali e di advertising efficaci e massimizzare la portata dei messaggi sia in modalità paid che organica.

Ma anche case history di successo per rinnovare la tua vision e strategia in Social Media Marketing.

Ancora qualche anticipazione, perché avrai l’occasione di imparare a rinnovare la strategia in Social Media Marketing per il 2017, ad includere nuove tattiche e funzionalità nella tua attività di Social media Management e a catturare gli insight giusti per il tuo business dalle più recenti campagne di successo.

Social Media Marketing Free Masterclass

Come recuperare la Free Masterclass del Master in Social Media Marketing

Per recuperare la Free Masterclass On Demand vai sul sito Ninja Academy e iscriviti alla Free Masterclass – 5 campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione. Dopodichè comparirà nella tua area utente e potrai accedere al webinar.

Ricorda che hai tempo fino al 23 febbraio 2017 per iscriverti al Master Online in Social Media Marketing al prezzo speciale di 999 € in Early Booking anziché 1299 €. Se al corso online vuoi aggiungere la Social Media Factory i posti sono al momento esauriti ma puoi provare a prenotarti: nel caso si liberasse un posto verrà data la precedenza in ordine di prenotazione.

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Week in social: dalle Facebook Stories a Google Maps che diventa social

Settimana florida per il mondo dei social network, caratterizzata da alcuni importanti trend topic, che hanno animato e coinvolto le social community a suon di like, share ed emoji varie. In primis, la vittoria di Francesco Gabbani a Sanremo, con la sua Occidentali’s Karma, tormentone fin dal primo ascolto, che ci tormenterà anche sui social con la #ScimmiografoChallenge.

#ScimmiografoChallenge @noughaf, la scimmia di #OccidentalisKarma, vi lancia una sfida! Fatevi sotto… Le più belle “scimmiografie” le condividerò qui! . . . Ciao a tutti! Sono Filippo Ranaldi (Filippo Ranaldi Full / Filippo RanaldiTwo) , “la Scimmia” che ha condiviso il palco del Festival di Sanremo insieme a Francesco Gabbani e oggi voglio lanciarvi una sfida! Se anche voi non riuscite a star fermi sulla sedia quando ascoltate #OccidentalisKarma, fate un video della vostra “SCIMMIOGRAFIA” e condividetelo su Facebook, Twitter o Instagram! Mi raccomando, non dimenticate di inserire l’hashtag #ScimmiografoChallenge e di sfidare i vostri amici! I più bei video verranno ricondivisi sui social ufficiali di Francesco! ____ Per ripostare su Instagram i vostri video preferiti, scaricate quest’app: @repostapp.official https://appsto.re/it/orL_H.i

Un post condiviso da Francesco Gabbani (@francescogabbani) in data: 13 Feb 2017 alle ore 11:12 PST

Non meno importante, il buzz generato dall’evento più romantico dell’anno, dedicato agli amori più narcisisti del web, a tutti i “soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi”, il #SanValentino.

L’amore ai tempi di Instagram

Protagonista indiscusso di ogni lieto – e virale – evento è Instagram. Per l’occasione, il social visuale per eccellenza, ha messo a disposizione dei suoi utenti svariati simpatici sticker a tema, da poter aggiungere alle proprie Storie per renderle più romantiche o più #maiunagioia. Milioni di persone comuni, influencer e celebrità hanno scelto il social come vetrina per festeggiare pubblicamente la Festa degli Innamorati. Del resto, condividere e visibilità sono le parola chiave che guidano la nostra società: un’esaltazione per l’egocentrismo e una condanna per l’intimità.

Quindi, cos’è l’amore? Sono i piedi sporchi di sabbia di Barack e Michelle Obama, è Fedez che balla sulle note di All you need is love, con indosso una pelliccia rossa a forma di cuore.

 

My Valentine @fedez ❤

 

Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data: 14 Feb 2017 alle ore 05:22 PST

Per fortuna, l’amore ai tempi di Instagram è anche il percorso degli igers negli scavi di Pompei, i quali hanno omaggiato l’amore, attraverso fotografie a domus e costruzioni ispirate all’amore. Come di consueto, gli Instagramers lasciano che siano le immagini a farci conoscere i luoghi e avvicinare gli utenti alle risorse del territorio. Gli hashtag dedicati all’operazione sono: #ILovePompeii, #DiscoverPompeii e #CastiAmanti.

Facebook introduce la nuova fotocamera e le Stories

Nel frattempo, sono arrivate anche novità importanti dal macro-mondo, in continua espansione ed evoluzione, dei social network. Ancora una volta, Facebook dimostra di essere disposto ad evolversi pur di rimanere al passo con i tempi – e un passo avanti agli altri social network.

Quello che per anni è stato il nostro “archivio dei ricordi più reconditi”, oggi accoglie la sfida di dare spazio alle emozioni usa-e-getta. Mark Zuckerberg lo aveva già fatto con Instagram, ed è stato proprio il successo e la popolarità delle Instagram Stories ad averlo convinto a introdurre i “mini-video a scadenza” sul suo social di punta. Inoltre, Facebook introdurrà anche una nuova fotocamera in-app, con la quale sarà possibile scattare foto e video originali, cui sarà possibile applicare effetti e filtri inediti. I contenuti potranno essere inviati anche in privato, tramite Direct, e saranno fruibili fino a due volte. Inutile dire che, una volta esaurite le 24 ore, questi contenuti non saranno più recuperabili. Sembra proprio che il futuro dei social media saranno i video.

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Questa non è l’unica novità. L’azienda ha anche in progetto di creare un’app tv – sulla scia di Google con Youtube e di Snapchat con Discover. La vera sfida sarà popolare l’applicazione con contenuti di qualità e renderla appetibile per i publisher.

Un’altra sfida è quella che Facebook lancia a LinkedIn: negli Stati Uniti e in Canada (per ora solo lì), le aziende potranno aprire delle offerte di lavoro sulle loro pagine Facebook, complete di pulsante “Candidati” e di form parzialmente compilato attraverso Facebook Connect, e i recruiter potranno mettersi in contatto con i vari candidati attraverso Messenger.

Mr. Facebook è inarrestabile. Politically correct? Non sempre, ma in un contesto così dinamico come il mondo dei social network, caratterizzato da cambiamenti repentini, continue rivoluzioni, che non sarà mai possibile conquistare totalmente, bisogna imparare che non vince chi arriva prima – o meglio, non sempre – poiché il vero vincitore è chi riesce a cogliere le intuizioni geniali, cavalcare i trend, appropriarsene e migliorarli.

Oggi è Snapchat, domani sarà LinkedIn: è innegabile che, con il tocco di Re Mida di Zuckerberg, Facebook continuerà a inglobare funzionalità, servizi, nuove tecnologie e diventerà sempre più completo, sempre più potente.

Twitter: l’amara planata

L’uccellino di Twitter non sembra più riuscire a spiccare davvero il volo. Nonostante gli svariati anni di attività, l’azienda non riesce a ottenere un profitto, il numero degli iscritti è stantio e non sembra aumentare, ed è stata surclassata dal competitor cinese Weibo, che oggi vale decisamente di più (11.3 miliardi contro 1.1 miliardo di dollari di Twitter).

Di recente, tra l’altro, il social network cinguettante ha commesso un passo falso nei confronti della sua community, bloccando le notifiche agli utenti nel momento in cui questi venissero aggiunti a delle liste – i propositi erano positivi, poiché le liste potrebbero essere usate da troll al fine di tediare gli utenti, tuttavia questo ha generato un polverone e Twitter si è visto obbligato a revocare l’iniziativa nel giro di poche ore.

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Tuttavia, c’è una nota positiva, figlia anche del love is in the air di questi giorni: per San Valentino, Jack Dorsey, Ceo di Twitter, ha comprato azioni per un valore di 7 milioni di dollari che ha donato alla società. Lo stesso Dorsey, lo ha reso noto in un tweet con l’hashtag #LoveTwitter. Che valga ancora la pena credere in un lieto fine?

Peanut: il social network per cuori (di mamma) solitari

È Michelle Kennedy, ex Ceo di Badoo, la personalità dietro al lancio di questa inedita app di dating, dedicata alle mamme single. Quello che è già noto come “il Tinder di chi ha figli” è appena sbarcato in USA – e prossimamente sarà disponibile anche in Italia – ed è dedicato a quella comunità di donne, troppo spesso considerata di nicchia dai social network. In realtà non si tratta solo di un’app per il dating, poichè il progetto si presenta così: “Qui a Peanut, vediamo la maternità come un’avventura nella vita di una donna. Il migliore capitolo del tuo libro, ma non l’unico. Anche se sei entrata nella maternità, non hai smesso di essere te”.

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Lo scopo principale dell’app è quello di “costruire una comunità di donne, a cui è capitato di essere anche mamme”, le quali hanno anche pieno potere decisionale: solo le donne possono avviare un primo contatto con i pretendenti.

Google Maps diventa un quasi-social network

Si vocifera che, con l’ultimo aggiornamento, le nuove funzionalità di Google Maps lo avvicinino molto a quelle di un classico social network. La grande novità consiste nel dare la possibilità agli utenti di salvare i propri “luoghi preferiti” – quel negozietto che abbiamo visto di sfuggita, dal finestrino del tram, o quel ristorantino assolutamente da provare – e condividerli con gli amici. Le iconcine dei luoghi salvati appariranno, poi, sulla mappa di Google.

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Zach Maier, Product Manager di Google Maps, lo descrive in questi termini: “Ogni volta che amici e parenti vengono in città, cliccate sul tasto per la condivisione e tirate fuori tutto ciò che conoscete del posto. Chi riceve il link potrà fare clic su “Segui” per attingere all’elenco dei vostri luoghi preferiti ogni volta che ne avrà bisogno”. Non male come evoluzione, no?

Tutte le caratteristiche, le evoluzioni e le potenzialità del sistema Blockchain

Questo articolo è stato scritto da Roberto Ferrari, General Manager CheBanca!, Chairman of the board YellowFunds Sicav, Board Member Mediobanca Innovation Services, autore di “L’era del Fintech. La Rivoluzione Digitale nei Servizi Finanziari”.
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Negli ultimi 12-18 mesi i termini blockchain e distributed ledgers hanno prepotentemente preso la ribalta all’interno del novero delle tecnologie reputate di poter più significativamente rivoluzionare i servizi finanziari e non nel prossimo futuro. Oltre 1 miliardi di dollari sono stati investiti nell’ultimo anno su questa tecnologia, e non c’e’ dibattito sull’innovazione finanziaria (e ormai non solo) dove non se ne parli. Ma cosa è effettivamente una blockchain, e perché c’è tanto interesse?

Innanzitutto la Blockchain – la categoria più generica dei distributed ledgers – è ciò che sta dietro al Bitcoin e alle criptocurrencies. Il Bitcoin nasce operativamente nel 2009, per cui si tratta di una tecnologia giovane ma non giovanissima, ha già 7 anni di vita nei quali si sono provate concretamente sul capo le sue caratteristiche principali. Cerchiamo di analizzarle, mettendo da parte il glamour tipico del Bitcoin e guardando a cosa effettivamente stiamo trattando.

Volendo essere sintetici, una blockchain può essere definita un diffuso registro pubblico, un database permanente, nel caso dei Bitcoin di tutte le transazioni in Bitcoin che sono state eseguite, che opera attraverso un network di blocchi (blocks,  i ledger, da cui la parola blockchain e la definizione di distributed ledger) legati tra di loro in ordine lineare e cronologico.

Attenzione: le transazioni possono riguardare qualsiasi asset, qualsiasi diritto o contenitore di valore e informazione, non solo le criptovalute come il Bitocoin.

Questa costruzione rende il database, la blockchain, sicuro ed affidabile, in quanto l’informazione è presente in tutti i nodi, i server distribuiti della catena, e quindi “trustable”, cioè affidabile (non modificabile né cancellabile). Ed espandibile dal mondo delle criptomonete ad altri utilizzi.

Non c’e’ bisogno di un’entità centrale, una clearing house – come nei mondi transazionali odierni –  che ne verifichi la congruità e validità, questa avviene per consenso del network, del “distributed ledger”, ossia del data base decentralizzato[1].

Non solo, è una soluzione completamente digitale che elimina tempi, controlli, carta, back-office, rischi operativi, tutto il brutto, inefficiente e pesante che c’è dietro ai tradizionali processi bancari.

Queste caratteristiche di open source, decentralizzazione, velocità di riconoscimento, non modificabilità,  hanno fatto si che l’attenzione degli operatori, non solo finanziari, si stia progressivamente spostando dal solo Bitcoin e dalle critpovalute alla tecnologia sottostante, la blockchain, a tal punto da far cominciare a prevedere che questa stessa soluzione possa in realtà essere utilizzata sia per molteplici usi finanziari sia anche per servizi che vanno oltre il semplice ambito bancario.

La blockchain ha conquistato così la copertina dell’Economist già nell’Ottobre 2015.

La blockchain crea un archivio di dati accessibile attraverso qualsiasi tipo di network si voglia costruire, sia esso fatto di persone, come nel caso di individui che scambiano Bitcoin, che di istituzioni o attori economici. Il suo potenziale pertanto non è limitato alla circolazione di moneta digitale ma a qualsiasi cosa, asset, ed informazione possa essere trasferita, riconosciuta o assegnata digitalmente. Da qui, il grande fascino e i recenti investimenti nella tecnologia.

Secondo un recente rapporto di Tractica[2] il giro di revenue generato da startup vendor di tecnologia blockchain raggiungerà nel 2025 circa 20 mld di dollari.

Diversi modelli di blockchain

Sono diversi i tipi di blockchain o distributed ledgers ormai diffusi in via di sviluppo[3].

Partiamo dal primo modello, quello più famoso e diffuso quello open, pubblico e completamente decentralizzato.

Ovviamente i Bitcoin nascono su un’ idea non solo open-source ma anche di catena aperta, pubblica, a cui tutti possono avere accesso, possono scrivere (sempre che questo “work” sia approvato dal network): un sistema completamente decentralizzato e aperto. Questa è la definizione oggi usata di public blockchain/distributed ledger.

A questo è possibile però anche affiancare un’altra categoria di ledger, una blockchain privata, dove solo l’owner, il proprietario ne gestisce i diritti e l’accesso, mantenendo però poi al suo interno le altre caratteristiche della blockchain, del network che abbiamo visto. Si crea in pratica un network privato, amministrato da uno o più soggetti amministratori. Ad esempio questa blockchain può svilupparsi all’interno di un’istituzione finanziaria per gestire i propri asset o per ragioni di controllo e auditing.

Questo è il secondo modello, che a sua volta può ulteriormente svilupparsi nel momento in cui il network privato prenda forma di consorzio, dove il consenso è quindi, ad esempio, fornito, dalle istituzioni finanziarie facenti parti del consorzio e che possono decidere di avere un sistema permissione o permissionless.

Come appena accennato, un ulteriore differenziazione, a matrice rispetto ai modelli sopra esposti è data dai concetti di permissionless o permissioned blockchain o ledger.

La blockchain permissionless più famosa è certamente il Bitcoin, che incorpora come sappiamo tra le proprie caratteristiche principali quella di mantenere anonima l’identità dei partecipanti, anche se si sono cominciati a sviluppare sistemi per consentire l’identificazione degli pseudonimi utilizzati nella blockchain, in qualche modo riconoscibili, sulla base dei loro pattern di utilzzo.

Questa della irriconoscibilità è una delle primissime preoccupazioni del mondo finanziario sui Bitcoin, essendo la riconoscibilità degli attori delle transazioni registrate un forte requisito di tutta la normativa sull’antiriciclaggio e dell’identificazione della clientela (AML e KYC, know your customers).

Il modello di permissioned blockchain nasce quindi come possibile alternativa in quanto, mantenendo le altre caratteristiche del sistema blockchain permette la partecipazione di legal entities riconosciute per validare le transazioni e i dati contenuti dell’archivio distribuito, ed attraverso queste di procedere al KYC dei clienti finali e dei possessori degli asset registrati nei ledgers.

Su questa base di possibili alternative al modello madre del Bitcoin l’appeal della tecnologia blockchain si è quindi espanso, sia dal lato delle startup FinTech che si sono sviluppate, sia dal lato dei Venture Capitalist ed altri investitori che hanno cominciato a finanziarle, sia anche dal lato delle stesse aziende tecnologiche e finanziarie che hanno cominciato esse stesse ad investirci ed a sperimentare, sia dal lato degli stessi regulator e Banche Centrali che, partendo dal fenomeno Bitcoin stanno poi allargando le analisi alla tecnologia nelle sue sfaccettature, tra le quali anche quelle di un suo impiego nelle stesse attività di monitoraggio dei mercati finanziari.[4]

La stessa Banca D’Inghilterra[5] ha  pubblicato un suo paper sulle Blockchain affermando che in futuro l’infrastruttura esistente del sistema finanziario potrebbe essere nel tempo progressivamente sostituita da un nuovo sistema costituito da una varietà di distributed ledgers, archivi decentralizzati collegati tra loro. Molteplici sono anche gli utilizzi delle blockchain fuori dall’ambito bancario che si cominciano a sperimentare in giro per il mondo.[6]

Su questa enorme scommessa si sta registrando una fortissima crescita negli investimenti innanzitutto nelle startup operanti sui ledger. Come detto, solo nell’ultimo anno sono stati investiti circa 1 mld di dollari nella tecnologia, a fronte di solo 2 milioni di dollari nel 2012. Soldi che quindi vanno ad aggiungersi agli investimenti nel mondo FinTech relativo ai pagamenti, al lending, al digital investing ed all’alternative finance.

Una nuova corsa all’oro

Una nuova corsa all’oro spinta dalla speranza di aver trovato una tecnologia dirompente, anche se il suo sviluppo sarà ancora lungo, capace innanzitutto – ma non solo – di “portare la fibra” al sistema finanziario. Cambiare i vetusti rail, i fili di rame con doppino, sostituirli con una nuova fibra ultra-veloce ed efficiente, volendo fare un parallelo con un settore delle telecomunicazioni comunemente più familiare.

Non solo. Secondo il report di Capgemini[7]:

“[la tecnologia] Blockchain ha il potenziale di fornire un sistema di gestione delle transazioni in sicurezza senza precedenti, grazie alla crittografia, che consente di evitare i costosi mainframes e data center di oggi… (la blockchain) cambia completamente il modello dei costi dei sistemi di processing delle transazioni finanziarie.”

Visti i livelli di investimento la corsa sembra effettivamente essere partita, anche con l’ingresso di big player sia del mondo finanziario, che sono entrate pesantemente anche nel finanziamento diretto di startup blockchain, ma anche del mondo tecnologico e del software che si affiancano al numero crescente di startup impegnate nel  segmento[8].

Il ritmo delle iniziative è aumentato vertiginosamente dalla seconda metà del 2015, quindi il trend è recentissimo ma decisamente imponente.

Ad oggi si registrano ad esempio 25 consorzi global di aziende e istituzioni (per un totale di 550 partecipanti) che lavorano sui distributed ledgers, di cui solo la metà relativi a servizi finanziari. 22 di questi nati solo nel 2016.

Giusto per dare qualche esempio: IBM, Intel, Cisco insieme a Wells Fargo, JP Morgan, lo stesso London Stock Exchange hanno fatto partire un progetto open source sotto la supervisione della Linux Foundation per creare un nuovo  distributed ledger da zero: the Open Ledger Project[9] 

Microsoft, dopo aver già lavorato sull’utilizzo di Ripple, un distributed ledger privato già in alta fase di avanzamento, ad Ottobre 2015 ha annunciato piani per fornire sul proprio cloud una piattaforma blockchain, utilizzando Etherum anch’essa nuova piattaforma blockchain ma pubblica, con l’intento di fornire un ecosistema software rapido ed economico per testare soluzioni per i consumatori; lo stesso sistema finanziario si è mosso in gruppo a dimostrazione di come un modello cooperativo sia quello che possa davvero guidare la trasformazione: oltre 40 diverse Banche di tutto il mondo (tra cui anche le italiane Banca Intesa e Unicredit) si sono unite a R3 CEV una neo startup, lanciata solo nell’estate 2015, che ha l’obiettivo di costruire un’architettura condivisa basata sulla tecnologia blockchain focalizzata per servire il mondo finanziario. Proprio a inizio 2016 R3 CEV e Microsoft hanno annunciato una collaborazione attraverso la quale il primo consorzio ha fatto una prima sperimentazione con la piattaforma cloud blockchain Azure di Microsoft.

La lista delle iniziative nate solo da inizio 2015 è lunghissima. La velocità con cui le sperimentazioni stanno raggiungendo una scala cosi’ importante a livello anche globale, ed anche attraverso un modello collaborativo, aiutato dalla natura open source della blockchain, è per alcuni versi sorprendente.  Le stesse istituzioni finanziarie, sempre tacciate di immobilismo, stanno fungendo da catalizzatori.

L’evoluzione del sistema blockchain e i principali ambiti di applicazione

L’ecosistema blockchain di sta quindi sviluppando molto rapidamente – ormai ci sono più di 300 startup operanti nel segmento, concentrate in USA e Europa – superando i primi confini del bitcoin e delle criptomonete e quindi della sola arena dei pagamenti e del send money, che comunque resta di alto interesse e potenziale sviluppo, passando quindi su altri segmenti sia B2C ma anche e soprattutto B2B – o comunque B2B2C.

Ecosistema Blockchain per il settore finanziario [10]

I primi campi di applicazione individuati vanno dal trading e capital markets, un mercato dal fortissimo potenziale data la dimensione del mercato (da quadrillion di dollari).  Nasdaq forse la più attiva in questo verticale.

Il trading è un’altra area di fortissimo interesse. Non solo trading di bitcoin, per chiarire, ma proprio come gestione delle attività di compravendita titoli. Il settlement (la riconciliazione contabile con relativo pagamento) della compravendita di titoli tra venditore e compratore negli attuali sistemi normalmente richiede giorni. Tre giorni per il mercato titoli americano due di norma per quelli Europei.

Giorni che impongono la costituzione di una corrispondente riserva di capitale per le banche fino alla chiusura della transazione. Con la blockchain il tempo di processing della transazione è stabilito al momento a dieci minuti e non vi sono necessità di azioni di processing e conferme da terze parti. E’ tutto basato sulla decentralizzazione digitale del trust attraverso il network digitale del ledger. Trattenere capitale inutilizzato costa. Avere un “middleman” una clearing house costa. Si avrebbe così un risparmio notevole per l’intero sistema finanziario, oltretutto costretto dalle nuove normative ad aumentare i propri livelli di riserve di capitale. In questo ambito una startup (overstock.com) ha avuto a Dicembre 2015 autorizzazione dalla SEC (l’organo regolatore del mercato titoli Americano) ad operare attraverso la sua piattaforma pubblica di distributed ledger per la gestione e compravendita di titoli. L’ownership dei titoli appartenenti a questa piattaforma sarà quindi verificata e certificata digitalmente da un sistema di trading alternativo (“ATS”) gestito da ProSecuritesLLC proprio attraverso la piattaforma di Overstock, chiamata t0 (t zero), proprio per evidenziare la velocità di performance della stessa, la stessa utilizzata da Overstock per collocare qualche mese prima una emissione di corporate bonds (obbligazioni corporate).

Stesso ragionamento su tempi e disintermediazione va applicato nel settore dei pagamenti già visto, e soprattutto in quello delle remittances e del send money cross-border. Anche qui l’eliminazione della necessità di terze parti denominate “clearing house” che provvedono al processing delle transazioni può produrre notevoli tagli di tempi e di costi, oltre che una user experience sia B2B che B2C senza precedenti, realmente digitale. In pratica, stanno nascendo le prime fibre…

Affine a questa è l’area degli “Smart contracts”, di notevole potenziale, attraverso la quale un archivio digitale distribuito può verificare automaticamente le condizioni inserite nei contratti, e quindi implementare real time quanto da essi previsto. Molti sono i segmenti di applicazione nel settore finanziario, dal syndacated lending, al trade finance (il finanziamento delle imprese nelle loro attività di esportazione e commercio) nella gestione dei derivati, agli stessi mutui ed in genere in tutto quei contratti dove una determinata prestazione può essere pre-determinata nel contratto e successivamente innescata in automatico e quindi eseguita da un determinato fattore tracciato e monitorato dall’archivio digitale).

Ogni contratto o asset può essere trasformato in un codice che a sua volta può essere archiviato e gestito in un distributed ledger. Con implicazioni quindi non solo nel mondo finanziario ma in generale in tutto ciò che possa registrare e regolamentare la proprietà di un asset.

Anche il mondo assicurativo ne verrà impattato ma anche tutto il mondo dei pubblici registri ad esempio per arrivare anche ai sistemi di voto elettronico e di tutto quanto possa essere basato su un data base pubblico. Nel mondo finanziario, la blockchain avrà un effetto anche nell’area della compliance e della riduzione dei rischi operativi derivanti dalla presenza di processi lunghi, spezzettati, e con terze parti coinvolte.

Blockchain nel banking: da sfida a potente leva di efficientamento

Partita come quasi un nemico del mondo regolamentare – l’anonimato dietro Bitcoin –  la tecnologia blockchain si sta evolvendo verso un potente ed efficiente strumento invece a favore dei regolatori, specie nelle loro attività di verifica e monitoraggio. Un archivio digitale “parlante”, trasparente e automaticamente attivo e protetto è potenzialmente un grande strumento a favore degli strumenti regolatori.

In un recente paper, (“the FinTech 2.0 Paper: rebooting financial services[11]“) scritto da Santander Innoventures con Oliver Wyman e Anthemis group si arriva a stimare un risparmio di costi nell’ordine di 15-20 miliardi di dollari annui dal 2022 grazie all’introduzione della tecnologia blockchain in questi segmenti operativi così importanti del banking. Ne riparleremo brevemente nel prossimo capitolo, sul 2020-2050, la sintesi di tutto questo è che siamo difronte a qualcosa che potrebbe, in congiunzione con altri elementi infrastrutturali di sistema, davvero rappresentare la svolta digitale del mondo dei servizi finanziari, forse oggi la blockchain davvero rappresenta per il mondo bancario – e non solo –  quello che il web ha rappresentato per il retailing.

Da un lato oggi abbiamo dopo venti anni l’affermazione definitiva dell’ecommerce che sta stravolgendo i modelli di business, distributivi e di servizio del retailing tradizionale fino ad arrivare alla sharing economy, dall’altro nel mondo finanziario, rimasto più indietro in virtù di una maggiore complessità e da grosse legacy infrastrutturali potrebbero nascere quelle soluzioni che trasformeranno radicalmente non solo la parte del “fronting” dell’interfaccia digitale grafico e multicanale con cui interagiamo con le nostre banche come clienti, e che andrà avanti ad aumentare la propria ubiquità, ma proprio anche  i modelli di business e le infrastrutture sottostanti, l’intera filiera, attraverso una macchina completamente digitalizzata che liberi il potenziale ancora inespresso della digitalizzazione in questo settore e quindi nella globalizzazione dell’economia nel suo insieme e dell’aumento sensibile nel modo dell’inclusione finanziaria.

E non è finita: i recenti sviluppi fanno intravedere come non sarà solo l’industria finanziaria a essere trasformata dai distributed ledgers. Traccia nel suo report individua ben 19 industrie coinvolte dalla tecnologia dal mercato energetico, ai giochi on line dai semplici sistemi elettorali e di identità personale ai registri immobiliari, di brevetti e cosi’ via. Sarà una vera rivoluzione?

 

[1] Si veda per approfondimenti il paper di Santander Innoventures: The FinTech 2.0 Paper: rebboting the financial services , 2015 da cui è tratto lo schema seguente e IMF Staff discussion notes: Virtual currencies e beyond: initial considerations,  January 2016.

[2] Tractica: Report: Blockchain for enterprise application, 2016

[3] Si veda anche il paper IMF Virtual Currencies and beyond già citato e il paper Capgemini: Blockchain: a fundamental shift for financial services institutions, 2015.

[4] E’ in recente sviluppo l’applicazione delle blockchain e di altre tecnologie a obiettivi di tipo regolamentare: Il  c.d. “regtech” . Si veda il paper di Deloitte Regtech is the new FinTech : http://www2.deloitte.com/ie/en/pages/financial-services/articles/RegTech-is-the-new-FinTech.html

[5]http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q3digitalcurrenciesbitcoin1.pdf

[6]Ad esempio tutto il mondo degli “smart contracts” si sta sviluppando anche per gestite registri pubblici di asset, ad esempio l’Honduras sta spostando il proprio registro di proprietà dei terreni.

[7] Paper già citato: Deloitte a fundamental shift for financial services institutions, 2015  Pg 3.

[8] Si veda: CB Insights:The march of financial services giants into Bitcoin and Blockchain startups, dicembre 2015 https://www.cbinsights.com/blog/financial-services-corporate-blockchain-investments/ da cui è tratto il seguente grafico

[9] Si http://www.linuxfoundation.org/news-media/announcements/2015/12/linux-foundation-unites-industry-leaders-advance-blockchain

[10] Tabella tratta da http://startupmanagement.org/2015/10/22/the-global-landscape-of-blockchain-companies-in-financial-services/

[11]http://santanderinnoventures.com/fintech2/

Scopri come dominare i mostri del futuro: unisciti a noi al Ninja Camp!

Il 24, 25 e 26 marzoScilla, in Calabria, raccoglieremo la nostra community di autori, lettori, fan e studenti in un raduno nazionale dei Ninja della comunicazione, powered by Enel. Un evento dedicato alla nostra grande e meravigliosa community per formarsi, autoformarsi e progettare le battaglie professionali del futuro.

Un’occasione imperdibile per conoscerci e vivere da veri Ninja, fare networking con grandi professionisti del digital e assorbire il metodo e la motivazione che ha portato tanti giovani ad essere stimati professionisti del campo.

Prenota qui il tuo biglietto per partecipare!

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Cosa imparerai?

Come sta cambiando lo scenario del marketing turistico grazie agli strumenti digitali e all’applicazione dello storytelling? 

 Il digitale sta trasformando un pilastro del Made in Italy: come vendere e comunicare il cibo e la sua cultura?

Storytelling, marketing e giornalismo: quali sono le principali evoluzioni che coinvolgono i professionisti dell’informazione?

Tre domande a cui vogliamo dare una risposta grazie ai professionisti del settore che condivideranno idee, consigli e trend per aiutarci ad utilizzare le armi del digital per combattere i mostri del futuro, le sfide che ci riservano i prossimi anni.

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Networking tra borghi antichi, startup competition e party epici

Sai che agli eventi targati Ninja non possono mancare momenti di scambio e di divertimento e stavolta abbiamo pensato proprio in grande. Non possiamo darti molte anticipazioni, ma possiamo assicurarti che sarà epico!

Non poteva mancare una startup competition, il Premio SpinUP dedicato alle startup del settore turismo e agrofood che potranno presentare le loro idee di business a investitori e imprenditori, organizzato da Associazione Reboot, NaStartup e Confindustria Reggio Calabria Terziario Innovativo.

Scilla, una perla del Sud tutta da scoprire (anche a marzo!)

Secondo leggenda, Scilla è “colei che dilania”, che strappava i marinai dalle loro navi ogni volta che passavano vicino la sua tana nello Stretto di Messina. Ma non è sempre stata un mostro: come in molte tragedie dell’antichità, l’amore è capace di trasformare bellissime ninfe dagli occhi azzurri in esseri mostruosi.

Comune della città di Reggio Calabria, Scilla è un’importante località turistica e balneare dalle origini antichissime, confuse tra mitologia, storia, leggenda e poetiche immagini alimentate per millenni dalla suggestività dell’ambiente naturale.

Il Ninja Camp si inserisce nel calendario di Scilla365, il progetto che mira a destagionalizzare la presenta dei visitatori all’interno del comune per favorirne lo sviluppo economico.

Prenota subito un posto!

Il costo del biglietto è € 120 per accedere ai tre giorni di formazione e al party epico! Prenota subito un posto e dai un’occhiata anche ai pacchetti turistici (comprensivi anche di pernotto e pasti) riservati da Scilla365 qui!

Sei un’azienda e vuoi essere a bordo?

Ninja Marketing e Ninja Academy stanno cercando partner e sponsor dell’evento: aziende come la nostra che credono nell’importanza della formazione e del digitale per combattere i mostri, ovvero le sfide, che ci riserva il futuro. 

Molti sono già dei nostri, ma c’è ancora un po’ di posto per chi non vuole perdere l’occasione di essere protagonista di un evento così importante per la nostra community. Contattaci a info@ninjamarketing.it!

“Un’amore”, tutto quello che c’è (di vero) da sapere sull’ultima campagna di Real Time

Se ne parla ancora oggi, a distanza di tre giorni dal lancio. C’è chi storce il naso, c’è chi l’ha definita geniale e chi nonostante le prove crede ancora ad un salvataggio in extremis. Fatto sta che il web si è letteralmente spaccato in due, come previsto aggiungiamo noi. Di cosa parliamo? Di “Un’amore” ovviamente. La campagna di Brand Portal per Real Time.

L’agenzia guidata dall’AD Francesco De Guido, ha realizzato una campagna cross mediale sui canali Discovery, sui social, su stampa quotidiana e radio. Con quali risultati?

Numeri da capogiro. Oltre 29.000 like, dopo un solo giorno dal debutto mediatico. Oltre 260.000 visualizzazioni e 2000 condivisioni del video su Facebook, senza contare il trend topic su Twitter per ben due giorni.

Campagna Real Time

Abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione per vederci meglio e scambiato quattro chiacchiere con Marco Gucciardi, Direttore Creativo di Brand Portal, e ideatore della tanto discussa campagna e quello che ci ha detto ha sorpreso anche noi.

Per un giorno intero il dubbio se quell’apostrofo fosse voluto o un errore grammaticale ha diviso letteralmente il web. Era quello che volevate? Avevate previsto una risposta così sentita? Cosa volete dire a chi ancora crede che sia stato un errore corretto nel giro di poche ore?

L’obiettivo era spiazzare, suscitare dubbi e domande. Direi che abbiamo raggiunto lo scopo oltre le nostre stesse aspettative. L’allarme degli accademici sulle carenze linguistiche degli italiani, soprattutto dei più giovani, è sicuramente fondato, ma questa operazione ha ottenuto un’interessante levata di scudi. Abbiamo stanato e stuzzicato il “grammar nazi” che cova in ciascuno di noi.

Campagna Real Time

Che invece sia stato un vero errore, nessuno che lavori nel settore della comunicazione può crederlo con onestà. È un progetto iniziato mesi fa. Il 14 sono usciti in contemporanea spot TV, spot radio, video e operazione social, coinvolgimento dei talent di Real Time, stampa e affissione di svelamento. Nemmeno con la macchina del tempo avremmo potuto preparare tutto in 12 ore.

Cambiamo le regole: UN'AMORE È GIUSTO, perché l'amore non è mai un errore! Firmate la petizione all'Accademia della Crusca ? http://3ld.it/LoVe #PerOgniGenereDAmore

Gepostet von Real Time am Montag, 13. Februar 2017

Durante la conferenza stampa avete rivelato che l’idea è nata in agenzia e che solo in seguito è stata proposta a Real Time. Come è nata e come è stata adattata l’idea iniziale al brand?

Si, l’idea della petizione è nata in agenzia, i valori che rappresentava e l’obiettivo della petizione sono stati subito chiari. Ho quindi cercato nel panorama italiano quale fosse il brand che meglio avrebbe potuto sostenere la nostra petizione e ci siamo presentati con l’idea in mano.

Lo sviluppo sui diversi media e l’operazione teaser con l’errore grammaticale sono nati successivamente, quando il cliente ci ha chiesto di sviluppare il progetto.

Quale obiettivo volevate raggiungere con questa campagna?

Lanciare una provocazione, anche giocosa e ironica, per trasmettere un messaggio importante e molto serio. L’amore è universale. Le discriminazioni non sono un retaggio del passato, ma toccano da vicino la vita di tante e tanti italiani.

Siamo partiti da un errore grammaticale (voluto) per affermare con forza che l’amore non può mai essere considerato un errore. La “violenza” alla lingua è una provocazione. La violenza che nasce dal pregiudizio e dall’odio lascia ferite vere. C’è chi si accanisce sui vizi di forma e c’è chi vuole una società inclusiva e aperta. Noi e Real Time facciamo parte del secondo gruppo.

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La campagna integrata che ha coinvolto molteplici mezzi ha spopolato soprattutto sui social. Come avete gestito l’apparente crisi iniziale?

Non c’è stata una crisi, perché c’era un progetto preciso. Noi e Real Time abbiamo soppesato, pianificato, lanciato e monitorato l’operazione in ogni momento. Ne è nata una discussione di proporzioni enormi, abbiamo aperto un dibattito e messo in gioco dei valori. Non vale il “purché se ne parli”, ma il “parliamo di questo perché ci crediamo”.

Una bambina di 7 anni ha inviato la sua candidatura per lavorare in Google ed è arrivata la risposta

Chloe Bridgewater desidera davvero lavorare in Google (ok, forse anche in una fabbrica di cioccolato o diventare una campionessa di nuoto olimpionica) ed ha quindi deciso di inviare una job application scritta direttamente con le sua mani. Oltre ad essere felici di constatare che i bambini americani sanno ancora scrivere con la penna, vi riportiamo un estratto della lettera.

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Caro boss di Google, – il mio nome è Chloe e quando sarò grande vorrei lavorare da Google […] Mio padre dice che in Google posso sedermi su Bean bags e andare giù con gli scivoli e girovagare con i go-Kart. Mi piacciono molto i computer ed ho un tablet su cui gioco. Mio padre mi ha dato un gioco in cui devo muovere su e giù un robot per le strade, dice che questa cosa mi aiuterà ad utilizzare i computer. […] Ho 7 anni e i miei insegnanti dicono che sono molto brava in ortografia, a leggere e a fare somme. Mio padre dice che se continuo così potrò avere un lavoro in Google. […] LA LETTERA COMPLETA QUIclohegoogle

La risposta di Google direttamente dal CEO

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Cara Chlore, grazie mille per la tua lettera. Sono contento che ti piacciano computer e robot, e spero che continuerai a studiare e conoscere la tecnologia. Credo che se continui a lavorare sodo e a seguire i tuoi sogni potrai realizzare tutto ciò che hai in mente – dal lavorare in Google a nuotare alle Olimpiadi. Non vedo l’ora di ricevere la tua job application quando avrai finito la scuola! 😉

Ancora una volta le big company si divertono ad interagire con i bambini e con i loro sogni (in passato vi avevamo parlato di LEGO). Questa volta si tratta di un’operazione creata a tavolino o una buona strategia di comunicazione da parte di BIG G?

Le 11 virtù del Social Media Manager

L’ex giocatore del Real Madrid e campione del mondo con l’Argentina nel 1986 Jorge Valdano, ha pubblicato nel 2014 un libro dal titolo “Le undici virtù del leader“. Una sorta di guida, basata sulla sua esperienza di calciatore, e poi di dirigente sportivo, per accompagnare il lettore nel comprendere come non possono bastare le qualità innate e naturali per essere un leader.

Occorre altro, in qualsiasi ambito lavorativo. Non è un libro con un banale elenco di consigli, ma una comprensione frutto di un viaggio personale, scritto in maniera chiara e semplice, una raccolta di riflessioni da tenere sempre tra i preferiti nella propria libreria, per rispolverarla quando la fiducia in se stessi viene meno, o quando i risultati paiono non arrivare.

Le 11 virtù del Social Media Manager
Un Social Media Manager è chiamato, ogni giorno e spesso per molte più ore del previsto, a compiere un mestiere affatto banale, critico, spesso demotivante, e il cui valore molte volte non viene riconosciuto. Quando permesso dal committente, sa anche essere stimolante, creativo, divertente, affascinante.

Il libro di Valdano propone 11 virtù, che tu, caro ninja e Social Media Manager, puoi far tue, per migliorare il tuo lavoro, il tuo workflow creativo, e la tua relazione con il team, con cui condividi gioie e dolori quotidiani.

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Ecco che parleremo della virtù della credibilità, della speranza, della passione, dello stile, della parola. Ma non bisogna mai perdere la virtù della curiosità, dell’umiltà e del talento, della semplicità e del successo, che passa inevitabilmente dalla virtù dello spogliatoio.

“Lo spogliatoio è popolato di personaggi che rappresentano l’intera umanità: furbi, stupidi, gentili, ombrosi, buoni, cattivi, coraggiosi vigliacchi, vanitosi, leader, gregari… ma il cemento che unisce quei tasselli così diversi è la generosità di alcuni. Quel tratto è imprescindibile perché la squadra richiede sempre un tributo personale

La virtù della credibilità

Per un Social Media Manager la credibilità è fondamentale. Un percorso che va dalla conoscenza del mestiere e dei suoi strumenti, e arriva all’integrità morale con cui si svolge la professione.

“La credibilità è la conseguenza e la ricompensa di una traiettoria impeccabile da un punto di vista etico. Si impara attraverso l’emulazione, e si imita solo ciò che si ammira. Detto questo, poche cose sono degne di essere ammirate come le condotte nobili: di quel delicato materiale è fatta la leadership morale”

Racconta e scrivi di ciò che conosci: quello che non sai rimandalo a fonti (verificate) esterne. Non ingannare la tua community, che altrimenti sarà impietosa nel giudicarti. La credibilità è accompagnata dalla fiducia, e la fiducia nel nostro tempo è la cosa più importante da mantenere e coltivare, e mai tradire.

Le 11 virtù del Social Media Manager

La virtù della speranza

La qualità del professionista se c’è si manifesta. Quando i risultati non arrivano nell’immediato, non perdiamo la speranza. Le persone, che possono essere consumatori o no del prodotto che proponi attraverso i canali social, riconoscono sempre la qualità. Devi solo saper aspettare e tenerti pronto per quando raggiungerai il risultato.

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze”

Il Social Media Manager è chiamato a una sfida: raggiungere un traguardo, che deve essere concreto per non cadere in quella dispersione degli obiettivi che finisce per confondere il professionista e il suo team. Se gli obiettivi sono chiari e la qualità del lavoro è buona, non si deve perdere la speranza.

Le virtù della passione e dello stile

La passione come virtù è il motore che ci muove a rendere meglio, nel costante tentativo del superamento delle nostre possibilità. La passione fa essere ambiziosi, e il voler ottenere risultati migliori è la prima regola di ogni buon professionista, e ovviamente di ogni buon Social Media Manager.

Per poter migliorare i risultati, e dar così sfogo alla propria passione, un Social Media Manager deve avere stile. La virtù dello stile è quella che ci fa essere riconoscibili, ci differenzia dagli altri, porta i nostri contenuti a mettersi in evidenza nel flusso infinito delle bacheche social. Ogni brand ha certamente un proprio stile: il Social Media Manager deve essere bravo a coniugare la sua personalità con quella del brand, senza mai prendere il sopravvento.

Le 11 virtù del Social Media Manager

La virtù della parola

Fino a che punto i social media hanno bisogno della parola? È davvero tutto riconducibile al postare un bel video, una bella fotografia o una GIF, oppure è altresì necessario utilizzare bene la parola?

Un Social Media Manager deve prima di tutto conoscere la lingua in cui scrive, evitare gli errori ortografici e di punteggiatura, coniugare i tempi verbali nel modo corretto, e mantenere un linguaggio appropriato, educato, non discriminatorio, non violento. Anche quando verrai attaccato senza ragione e senza argomenti, e con parole di odio, mantieni la calma e non perdere mai la virtù della parola. La gentilezza e il saper parlare bene sono qualità che pagano.

Le virtù della curiosità e della semplicità

Non sappiamo mai abbastanza, e siamo in costante apprendimento. Il Social Media Manager, per la struttura stessa dell’ambiente digitale in cui lavora che è in continuo mutamento, deve essere un innovatore, deve portare cambiamento anche e soprattutto quando la strategia di comunicazione adottatta fino a quel momento sta portando ottimi risultati. La curiosità di sperimentare e di imparare trasforma il Social Media Manager in un professionista vincente.

“Le trasformazioni bisogna farle quando le cose funzionano […] nel momento della vittoria, quando l’ambiente si fa più disteso”

Niente è più difficile da ottenere della semplicità. Liberati dalle cose inutili, per arrivare all’essenziale. Cosa devi comunicare? Fallo bene, con poco. Less is more.

“Non importa che si parli di arte, di impresa o di sport; la semplicità ci rimanda alla purezza massima”

Le 11 virtù del Social Media Manager

Le virtù dell’umiltà e del talento

“Anche l’umiltà si allena. Ancora oggi, nel calcio inglese, esistono squadre nelle quali i giocatori devono lavarsi gli indumenti e lucidarsi le scarpe come parte di una vecchia e sana tradizione”

Essere umili aiuta i componenti di un team a migliorarsi vicendevolmente, cosicché ognuno può trarre beneficio dal sapere dell’altro. Solo con l’umiltà è possibile migliorarsi, ed è l’unico freno possibile per contenere le tentazioni sempre frivole della vanità. Un Social Media Manager che conosce la virtù dell’umiltà non giudica il lavoro di suoi colleghi, ma lavora con costanza per mantenere alta la qualità del suo lavoro.

L’umiltà sprigiona inoltre il talento, un’altra virtù raccontata da Valdano nel suo libro. Il talento va coltivato, con il sapere e la cultura, con la concorrenza, con la sollecitazione degli altri membri del team. Il talento è vitale, e un buon Social Media Manager deve saper esprimere il proprio.

La virtù dello spogliatoio

“Lo spogliatoio come habitat”

Spiega Valdano, riferendosi ovviamente allo sport del calcio. Ma traslato sulla comunicazione online, lo spogliatoio è il team con cui lavoriamo e ci confrontiamo. All’interno di un team dobbiamo essere generosi, tutti. Quando tendiamo la mano è per dare, ma anche per ricevere. Senza collaborazione non si possono ottenere risultati importanti. Ogni dinamica all’interno del team si ripercuote sull’efficacia e l’efficienza del lavoro. Il team, lo spogliatoio, deve essere una priorità per ogni componente. Se funziona quello, funziona tutto.

La virtù del successo

Infine la virtù del successo, che deve esprimere il merito. Avere successo con click facili, con attacchi a colleghi o brand concorrenti, può avere effetti positivi nel breve periodo, ma non nel lungo. Caro Social Media Manager, costruisci il successo sul tuo merito, non sul demerito degli altri.

Il successo racchiude un’ulteriore virtù: quella di fornire ispirazione.

cercare lavoro su Facebook Jobs

Su Facebook inizia il Recruiting: la nuova funzione permetterà di trovare lavoro

Che Facebook punti sempre di più a diversificare le funzioni presenti all’interno del social network, inglobando ogni attività della nostra vita quotidiana è ormai chiaro da qualche tempo. La strada è quella segnata da compagnie come WeChat, con l’integrazione di una serie di servizi all’interno di un unico spazio virtuale, ma per Facebook Inc. significa soprattutto mettere in relazione brand e utenti. E stavolta lo fa consentendo di cercare lavoro su Facebook, mentre le aziende saranno in grado di trovare talenti direttamente attraverso i canali del social network.

Trovare lavoro su Facebook: il nuovo luogo di incontro tra domanda e offerta

Il 40% delle piccole imprese degli Stati Uniti segnala che trovare i candidati ideali per le posizioni aperte è molto più difficile di quanto si aspettassero. Facebook si è quindi concentrata su questo problema e ha costruito un nuovo modo per consentire alle aziende di interagire con più di 1 miliardo di potenziali candidati, gli stessi utenti, cioè, che visitano le pagine aziendali ogni giorno.

Sul social network era già possibile inserire i dati relativi al curriculum per gli utenti, con le informazioni principali sulla propria formazione e sulle esperienze lavorative, ma oggi Facebook aggiunge una nuova feature, Facebook Jobs, che permette di trovare lavoro su Facebook, candidandosi direttamente attraverso la sezione dedicata.

A partire da oggi, le aziende di Stati Uniti e Canada potranno inserire le posizioni aperte nelle loro sedi e i potenziali dipendenti potranno facilmente consultare le offerte di lavoro grazie ad un apposito tab sulla fan page aziendale.

Domanda e offerta, in pratica, si incontreranno in un luogo che già frequentano da tempo e nel quale tutti ormai si muovono con semplicità, anche da mobile.

Come creare e come cercare un annuncio di lavoro

cercare lavoro su Facebook Jobs

Per gli admin delle pagine sarà facile creare un’offerta di lavoro e tenere traccia delle candidature, comunicando direttamente con i candidati.

  • Dopo la pubblicazione di una posizione aperta gli amministratori della pagina potranno rileggere le candidature e richiedere un contatto su Messenger
  • Anche gli annunci di lavoro si potranno sponsorizzare per raggiungere un pubblico più ampio e rilevante
  • I candidati troveranno le offerte di lavoro nel loro News Feed, o potranno cercarle all’interno del nuovo tab, vicino ai messaggi delle pagine aziendali
  • Cliccando su “Candidati ora”, si aprirà un form pre-compilato con le informazioni rilevate dal profilo su Facebook, che potranno aggiornare, rivedere e modificare prima di inviarlo

Concorrendo anche con Microsoft-LinkedIn, Facebook sta tentando di ritagliarsi nuovi spazi nel mercato. Staremo a vedere se la nuova funzione potrà davvero competere con il social network professionale, che dopo il recente aggiornamento desktop è diventato più semplice e immediato nell’utilizzo.

Ora più che mai, comunque, iniziamo a rimuovere tutte le foto più imbarazzanti da Facebook!

Leader del futuro

7 buone pratiche per identificare i leader del futuro

In un’epoca di Digital Trasformation più che mai è fondamentale il valore umano dei talenti che saranno i leader del futuro. Ma vista la loro importanza, come possiamo identificarli più rapidamente?

Ci sono alcuni tratti nelle persone che ci circondano che ci affascinano e che, pure se non lo ammettiamo pubblicamente, ci fanno mettere in discussione alcune nostre convinzioni profonde.

Questo succede quando abbiamo a che fare con qualcuno che è potenzialmente quello che viene definito leader, o che comunque riassume in sé alcuni dei caratteri della leadership.

Quanto sarebbe importante ritrovare persone simili all’interno della nostra azienda?

E allora proviamo ad indossare i panni dell’imprenditore che deve assolutamente cercare di sviluppare delle politiche che incentivino lo sviluppo di questi caratteri all’interno della propria impresa, piccola o grande che sia.

Molto spesso i budget per chi si deve occupare di Human Resource non sono molto ampi e quindi non è pensabile reperire continuamente potenziali leader sul mercato. Quali sono le strategie per ottimizzare questa ricerca all’interno della propria azienda invece che all’esterno?

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1. Focus sul potenziale e non sulla performance

Senza dubbio la performance di un lavoratore è un parametro fondamentale per l’azienda, ma per identificare un leader è necessario fare uno step ulteriore e guardare alle attitudini, alla visione, alla capacità di coinvolgere e gestire un team. Talvolta la performance è raggiunta più per la capacità di approfittare di condizioni ambientali positive ereditate nel tempo, che per meriti oggettivi.

2. Valutate i vostri talenti sulla loro capacità di coaching

Se è vero che i leader sono persone in grado di ispirare chi li circonda, è altrettanto vero che i futuri leader sono quelli in grado di apprendere dai leader di oggi.

Quindi risulta fondamentale saper valutare sia le capacità di insegnamento che di condivisione del know-how personale, tanto quanto la disponibilità alla formazione continua da parte delle proprie risorse di talento.

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3. Coltivate in casa i vostri futuri leader aziendali

Abbiamo già evidenziato come il costo da sostenere per andare sul mercato a trovare portatori sani di leadership sia decisamente più alto rispetto a quello che si dovrebbe sostenere per creare un percorso di leadership interno all’azienda.

Non fate però l’errore di affidarvi in toto a tool di valutazione o a consulenti esterni per assessment più o meno validati a livello internazionale, sperando di trovare la soluzione al problema.

Concentratevi prima di tutto sul clima aziendale e su valori condivisi non negoziabili. Solo sulla base di questi elementi si può costruire una strategia virtuosa che crei le condizioni per l’emersione dei talenti aziendali e quindi dei futuri leader.

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4. La Job Rotation è un valore

Inizialmente la pratica della Job Rotation potrebbe creare un senso di sgomento e di inadeguatezza in chi viene inserito in un contesto diverso da quello di provenienza. Il punto è stimolare, mettere in discussione e stretchare le capacità delle risorse con alto potenziale in modo che mettano in evidenza quegli skill che Emilie Wapnick in un bellissimo Ted definisce: skill multipotenziali.

Così facendo vi ritroverete in azienda un tesoro che i vostri competitor invidieranno.

5. Restate in contatto con i vostri ex collaboratori

L’importanza di un network solido e ampio è una risorsa per ognuno di noi, ma ancor di più per tutti quelli che fanno impresa.

Quanti però restano in contatto con gli ex collaboratori? Pochi.

Un ex dipendente al di fuori del contesto aziendale ha ovviamente la possibilità di fornire informazioni e giudizi di merito libero da alcuni condizionamenti che precedentemente inevitabilmente viveva.

Ogni ex collaboratore è quindi una miniera di informazioni di cui far tesoro e che sarebbe così facile intercettare.

6. Cercate persone ispirate da passione e risultato per creare i leader del futuro

Tutte le risorse high-potential che sono orientate al risultato – condizione imprescindibile per generare valore per l’azienda – sono anche guidate da un sentimento di passione. Queste sono le persone su cui investire per incentivare: il loro entusiasmo per l’apprendimento continuo, la passione per un lavoro ben fatto e la capacità di pensare fuori dagli schemi per raggiungere una meta comune.

Bisogna guidare queste persone al di là delle aspettative stesse. Le loro e le vostre.

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7. Imparate a riconoscere la resilienza

“In psicologia la resilienza rappresenta quella capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di saper riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”.

Probabilmente questa definizione più di ogni altra coglie la qualità da identificare, coltivare e far emergere nello spirito di tutte quelle risorse di talento che potranno assicurare il futuro della vostra azienda.

Ragionare su queste sette best practice e mettere in campo subito una strategia adeguata, potrebbe essere il motivo principale per cui la vostra azienda esisterà anche domani.

Facebook Media Company, come risponderanno brand e marketer?

È ormai lontano il tempo in cui Facebook era una paginetta semplice su cui chattare e condividere fotografie con i nostri amici senza pubblicità. Da quegli anni, abbiamo assistito alla progressiva trasformazione del social network in una sorta di browser e broadcaster, intento a distribuire i contenuti prodotti dai singoli utenti quanto quelli dei brand. E da contenuti statici si è passati ad altri più dinamici, con il proliferare dei video, al punto che possiamo quasi parlare di una Facebook media company.

E fin qui tutto chiaro: non c’è nulla da stupirsi, visto che la fruizione dei contenuti video online è un fenomeno in salita negli ultimi anni e che, secondo eMarketer, è destinato a crescere costantemente nei prossimi anni.

emarketer digital video viewers europe

È di ieri l’annuncio di alcune novità per i Facebook video, tra cui ricordiamo ad esempio l’audio automatico nel news feed, il formato verticale e la Facebook video app for TV. 

Ma come si vanno a inserire queste specifiche novità all’interno della più ampia strategia che il colosso tech ha in programma per il settore video?

Nel breve periodo, Facebook continuerà a rappresentare una risorsa privilegiata per i video brevi, ma il CEO Mark Zuckerberg ha lasciato intendere agli investitori che si va verso una lenta transizione verso contenuti lunghi. In linea con questa direzione, la piattaforma ha recentemente modificato i propri algoritmi  e starebbe virando il focus dai video live a contenuti più complessi e di maggiore qualità, in grado di competere ad esempio con Netflix.

Facebook app TV

Se in passato Facebook è stato principalmente un mezzo attraverso il quale editori, emittenti e centri media riuscivano a distribuire i propri contenuti ad un’ampia fetta di pubblico non più raggiungibile solamente attraverso i tradizionali mezzi di comunicazione di massa, ora sembrerebbe proprio che la creatura di Zuckerberg stia cercando di trovare, acquistare e forse addirittura creare i contenuti proprietari in stile televisivo.

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Il CEO inoltre ha annunciato che una nuova sezione “video” (già presente sulla piattaforma americana) verrà presto lanciata in tutto il mondo e Facebook incentiverà i creatori di contenuti sia in anticipo, che attraverso uno schema di divisione dei guadagni pubblicitari (che potrebbero anche arrivare da formati mid-roll).

Le implicazioni di un Facebook Media Company

Il passaggio di Facebook da distributore a creatore di contenuti creerebbe di fatto un’entità finora inesistente nella galassia dei mezzi di comunicazione e pertanto non regolamentata aprendo una serie di quesiti sulle responsabilità dei contenuti: il passaggio da mero distributore a committente e creatore di contenuti condivisi sulla piattaforma implicherebbe una maggiore responsabilità da parte di Facebook rispetto ai contenuti live?

Facebook media company video live
La diretta di Facebook, è ben lontana infatti da quella delle trasmissioni televisive, dove comunque si era in un ambiente controllato e professionale, appare quindi evidente come Facebook Live sia al contempo una delle armi più potenti e allo stesso tempo pericolose: editori e marketers hanno discusso sulla possibilità di produrre contenuti di valore in diretta e sono preoccupati delle ricadute sui propri brand di video di bassa qualità.

Qualità dei contenuti e dialogo tra gli utenti, le opportunità per brand ed editori

Non bisogna quindi stupirsi se Facebook sta spostando l’attenzione dai contenuti live ai contenuti lunghi e di qualità durante le contrattazioni con gli editori.

In questa ottica un contenuto lungo intervallato da pubblicità mid-roll potrebbe rappresentare una soluzione più interessante per i marketers, che grazie a questo nuovo “canale” potrebbero evitare il fenomeno del secondo schermo e nel contempo offrire l’opportunità all’audience di commentare e dialogare con gli altri utenti che stanno guardando lo stesso contenuto.

Questo aggiornamento potrebbe rappresentare una particolare opportunità per editori e brand, perché permetterebbe il dialogo con il pubblico/consumatore in tempo reale, aumentandone l’ingaggio e permettendo di raccogliere feedback veloci sia su programmi e contenuti, che sulle pubblicità in esso contenute, e rappresentando pertanto un’importante risorsa in termini di insight.

C’è da sperare che in questa ottica Facebook abbia anche in programma di stabilire metriche di misurazione dell’efficacia dei propri Ads in modo trasparente e condiviso… ma questa è un’altra storia!