Il Growth Hacking non riguarda solo le startup. Applicalo nel tuo lavoro

Non si tratta di una materia illegale, di pratiche segrete o della nuova stagione di Mr Robot. Il termine Growth Hacking è stato coniato da Sean Ellis, Marketer che è stato in grado di incrementare la crescita di aziende come Dropbox ed Eventbrite. Alla ricerca di un sostituto per la sua posizione, non trovò candidati adatti per il ruolo speciale che si era ritagliato.

Impossibile, direte. L’errore era nell’annuncio: il Growth Hacker non è né un Marketer tradizionale, né un Social Media o Online Marketing Manager.

Growth Hacking, una questione di cultura

Il Growth Hacking è una vera e propria mentalità, non si tratta solamente della capacità di utilizzare tool e metriche particolari. Mentalità che perlopiù viene associata alle startup perché caratterizzate dall’essere dinamiche e in continua evoluzione, ma anche dall’avere processi interni molto più rapidi rispetto alle aziende classiche.

L’introduzione di un nuovo prodotto in un’azienda classica passa infatti da molteplici reparti, ognuno più o meno indipendente dall’altro. Dalla progettazione alla vendita, dal marketing alla logistica: a ognuno il suo ruolo.

Al contrario, seguendo le tecniche del Growth Hacking, questa catena non avverrebbe più a reparti stagni, ma esisterebbe un unico team più ristretto e pluri-funzionale, che renda più fluidi i processi, minimizzando interruzioni e la perdita di informazioni.

Il Growth Hacking si è rivelato sempre più importante anche per le aziende, considerato che gli esperimenti, l’analisi e l’interpretazione dei dati a lungo termine possono incrementare il ROI.

Di fatto, Airbnb, Uber, Hotmail, Facebook e Dropbox hanno seguito e applicato la crescita secondo le strategie del Growth Hacking.

Dropbox, per esempio, ha utilizzato un metodo di referral tutt’altro che rivoluzionario, ma che è comunque diventato virale: l’assegnazione ai propri utenti di ulteriori 16 GB di spazio online, a condizione però di scaricare l’app e invitare amici a usare la piattaforma. Risultato: in 2 anni gli utenti sono passati da 4 a 100 milioni.

Esempio di Growth Hacking applicato da Dropbox

Via: dropbox.it

Come iniziare in materia di Growth Hacking?

1. Facendo passi piccoli ma decisi, ovvero ponendosi dei micro-goals.

Volendo fare un esempio, l’obiettivo “aumento del traffico sul sito” verrà suddiviso in micro-obiettivi che permetteranno di misurare e analizzare al meglio i dati, estrapolandone dei dati specifici. In base ai dati rilevati la strategia verrà modificata o eventualmente ampliata.

2. Non perdere di vista la concorrenza.

“Impara l’arte e mettila da parte” in questo caso non è sinonimo di “copia e incolla”, prevede piuttosto di imparare dalle scelte dei competitors, trarne degli insegnamenti e sviluppare poi una strategia personale. Per monitorare i competitor esistono svariati strumenti online, tra i quali Similar Web e MOAT.

3. Stare al passo con i tempi.

Rafi Chowdhury, esperto di Growth Hacking e startup formula due suggerimenti:

  • rimanere sempre aggiornati sui trend del momento
  • accogliere i nuovi trend a braccia aperte

Come diventare Growth Hacker

A.A.A. cercasi Growth Hacker

La richiesta di Growth Hacker è in continua crescita, ma trattandosi di una nuova professione, attualmente vi è un numero più basso di professionisti qualificati rispetto alla domanda. Essendo un campo molto vasto che richiede varie skills, non solo analitiche e di coding, ma anche creative, risulterà necessario approfondire la materia.

Scopri le tecniche e gli strumenti per ampliare il business ed ottimizzare le campagne nel Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing di Ninja Academy (formula Online + LAB): a 25 ore di didattica online puoi abbinare 16 ore di aula pratica a Milano

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Nokia 3310: le caratteristiche tecniche dell’operazione Nostalgia

L’edizione di quest’anno del Mobile World Congress è all’insegna della nostalgia: nonostante il lancio di molti nuovi prodotti interessanti, l’attenzione dei media è tutta per il ritorno del leggendario Nokia 3310.

E parlando di nostalgia, HMD si lancia in un’operazione di marketing rischiosa quanto interessante, proponendo nuovamente sul mercato dopo ben 17 anni un telefonino simbolo di solidità, robustezza e durata. E proprio queste caratteristiche sono alla base anche della nuova versione del cellulare, che si rivela ben più performante del suo predecessore.

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“The icon is back”: questa la tagline con cui si presenta il nuovo Nokia 3310, che arriverà nei negozi con un prezzo davvero accessibile: appena 49 euro, per avere in tasca uno status symbol.

Nokia 3310 revival: le caratteristiche del nuovo telefono-icona

260 ore in standby e 4 ore e 30 minuti in talktime: questa era la durata della batteria di Nokia 3310 nel 2000, quando il cellulare spopolava ed era il fido compagno di giovani e adulti. Un device che metteva d’accordo tutti, grazie soprattutto alle performance della batteria e ad un design che per l’epoca era il più ergonomico rispetto alla concorrenza: nessuna antenna esterna, forme arrotondate e dimensioni ridotte per entrare comodamente nelle tasche di tutti.

Il nuovo Nokia 3310 garantisce oggi una durata in standby fino a un mese,  e rispetto al predecessore offre fino a quattro colori per le finiture tra i quali scegliere.

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Update colorato per Snake

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Quante ore passate a giocare con Snake: ognuno aveva la sua tecnica preferita per riuscire a battere gli amici e migliorare il proprio record. HMD non ha dimenticato tutti gli appassionati di questo gioco e lo ha inserito tra le caratteristiche più importanti del nuovo Nokia 3310.

Dimenticate le schermate grigie e piatte: Snake ora è colorato, pur mantenendo il fascino originale di un videogioco arcade.

Caratteristiche tecniche nel dettaglio

Il telefono ha uno schermo leggermente più grande rispetto al suo omonimo e, se davvero ve lo state chiedendo, no, non è monocromatico ma colorato. Ha anche una fotocamera sul retro da 2 megapixel munita di flash. Ha la cover posteriore rimovibile ed ha una versione aggiornata del software S30 dell’originale. Il nuovo Nokia 3310 si ricarica con cavo micro USB e ha un ingresso per le cuffie.

Quella di HMD potrebbe essere solo un’operazione di marketing, ma la realtà è che ancora oggi i cellulari più venduti in tutto il mondo sono quelli di fascia bassa. Secondo Ben Wood, esperto di marketing mobile:

Una fetta della popolazione  vuole solo un telefono cellulare molto semplice: dal muratore che ha bisogno solo di fare telefonate e inviare sms e gli importa che il telefono non si rompa, a quelli a cui interessa avere un telefono di riserva da usare per le emergenze.

Nostalgia a parte, per la modica cifra di 49 euro, quanti di voi non cederanno al desiderio di acquistare nuovamente un Nokia 3310 come cellulare di riserva da portare con sè per ogni emergenza?

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L’importanza del racconto visivo nella tua strategia di Content Marketing. Partecipa gratis al Ninja Talk

Oggi vi presentiamo un nuovo Ninja Talk, l’appuntamento gratuito che potrete seguire online targato Ninja Academy, parte della collana ideata per i professionisti del Digital & Social Media Marketing.

Il 29 marzo 2017 dalle ore 13 alle ore 14, Alessandro Treves, Visual Director di Meritocracy, terrà il free webinar di 1 ora: Visual Identity e Content Marketing – L’importanza del racconto visivo”.

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L’importanza dei contenuti visivi

Durante il Ninja Talk esploreremo in che modo scegliere e definire la strategia di comunicazione visiva e di contenuto più adeguata alla propria natura d’impresa, per imparare a costruire l’immagine giusta con la quale presentarsi sul mercato, valorizzando natura ed unicità del brand e dell’azienda.

Grazie all’esperienza e ai consigli del Visual Director di Meritocracy scopriremo l’importanza del point of view, ossia la vicinanza che si vuole dare al fruitore dei contenuti, all’interno della comunicazione visiva.

Capiremo in che modo le aziende oggi possano scegliere la giusta comunicazione per il giusto canale: sui social, ad esempio, la comunicazione crea engagement e serve a creare una conversazione, a raccontare storie coinvolgenti e non solamente a vendere il proprio prodotto.

Comprenderemo il metodo utilizzato da Meritocracy per creare racconti visuali dell’azienda intesa nella sua vera natura di semplice ufficio, magazzino, produzione e persone che vi lavorano, per trasmettere la faccia migliore di ogni business, quello che riesce a comunicare in modo efficace l’essenza dell’azienda stessa, la sua cultura e la sua visione del futuro.

Dopo aver seguito il Ninja Talk, saprai:

  1. Analizzare i diversi toni di voce con cui si può presentare un’azienda
  2. Valutare il loro impatto
  3. Comprendere l’impatto del racconto visuale dell’azienda intesa per la sua vera natura

Ricapitoliamo:

Visual Identity & Content Marketing

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Alessandro Treves, Visual Director di Meritocracy
Mercoledì 29 marzo 2017, dalle ore 13 alle ore 14

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Farine Caputo, PornHub e WhatsApp: gli Epic Win e Fail della settimana

È lunedì, e rieccoci con il consueto appuntamento con la rubrica più epica del web, come sempre pronta a mostrarvi il meglio e il peggio che il meraviglioso mondo internet ci ha saputo generosamente donare nella scorsa settimana.
Ma non perdiamoci in chiacchiere e incominciamo subito con la nostra carrellata!

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È stata una settimana di grandi scoperte! L’annuncio della Nasa (quello della scoperta dei nuovi 7 esopianeti simili alla Terra) ha lasciato a bocca aperta moltissime persone, ed è stata l’occasione anche per far viaggiare la creatività dei content managers di alcune aziende italiane, come ad esempio quello la napoletana Caputo, produttrice di farine, che si offre per andare a panificare nel sistema solare di Trappist-1:

La scorsa settimana è stata anche quella che ha anticipato la premiazione della notte degli Oscar. Anche qui l’italica creatività non ha atteso ne si è fatta attendere più di tanto, come vediamo in questo caso con Molinari (produttrice della celeberrima sambuca).

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E non solo pianeti e statuette, la scorsa settimana è stata anche quella dello sbarco delle “Storie” su Whatsapp. Infatti, dopo Instagram e Facebook, il buon Mark continua la sua crociata nei confronti del rivale del momento Snapchat, dotando praticamente ormai tutte le sue piattaforme del sistema tanto amato\odiato dagli utenti dell’internet.
E anche qui però, abbiamo chi ha saputo cogliere la palla al balzo, tipo Pornhub, il celebre portale di… ehm avete capito no?

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Un plauso va infine, alla gestione della crisi social da parte di LIDL. La catena di numerosi discount presenti anche sul territorio italiano, la scorsa settimana è entrata nell’occhio del ciclone a causa della diffusione di un video (ormai celebre) che ha fatto molto discutere tutto il panorama mediatico. L’azienda dal canto suo, nonostante la gravità della situazione, ha mostrato subito freddezza e consapevolezza nella gestione della crisi nel moderare i tantissimi commenti negativi che stanno fioccando sulla sua pagina. Chapeau.

FAIL

Saremo onesti, questa non è stata una settimana all’insegna dei Social Fails. Però d’altro lato, non possiamo lasciarvi soli. Ed ecco che vi presentiamo il miglior (e unico) #EpicFail della settimana appena trascorsa.
Il failone della settimana va a WhatsApp, che con il post di lancio della funzionalità “Stato”, per l’emozione ha forse dimenticato come si scrive il proprio nome.

E in questo caso però, vista la gravità dell’errore, abbiamo già immaginato una situazione fantozziana nei confronti del malcapitato “stagista” reo di aver causato l’errore, che più o meno avrà immaginato così la sua punizione.

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Per questa settimana è tutto, appuntamento alla prossima con nuovi e strabilianti #EpicWinFail!

Oscar 2017: una diretta social piena di sorprese

Se anche voi avete seguito armati di caffè e junk food la cerimonia degli 89esimi Academy Awards, avrete sicuramente gioito, sospirato, esultato, imprecato. Perché proprio come in uno dei migliori film americani, questi Oscar hanno tenuto incollati allo schermo fino alla fine.

In principio il mondo si divideva in chi avrebbe voluto che a La La Land andassero tutte le 11 statuette e chi, invece, avrebbe gradito un po’ di diversità. Sicuramente  i vostri feed saranno carichi di spoiler, per cui tanto vale iniziare dalla fine, quando Warren Beatty e Faye Dunaway hanno annunciato che The Best Picture goes to La La Land.

Tutto il team è salito sul palco abbondando in ringraziamenti, per poi essere informato che la busta, in realtà, era sbagliata. Già, il miglior film è risultato essere Moonlight. Imbarazzo da parte di tutti, compreso il regista Barry Jenkins, che però si è ben presto rimpossessato del suo meritato momento di gloria ed emozione. Ovviamente è già meme.

Ok, ora che abbiamo parlato dell’elefante nella stanza, andiamo a vedere quello che ci interessa di più, ovvero come gli oscar e i social media hanno interagito durante lo show, perché è indubbio che siano stati dei co-protagonisti del peso di Viola Davis. Ma l’attesa, si sa, non è tanto centrata sui premi e sulle performance, quanto su quella striscia rossa sull’Hollywood Boulevard: la passerella. Charlize Theron ha stuzzicato la curiosità dei fashion addicted postando una foto del suo outfit 2016.

With a little help from my friends #FBF to Oscars 2016. Now, what to wear this Sunday…? Un post condiviso da Charlize Theron (@charlizeafrica) in data: 24 Feb 2017 alle ore 15:27 PST

Fortunato, invece, l’approccio più spontaneo di Barry Jenkins, che iniziava la giornata con un tweet dalla lavanderia automatica, intento ad asciugare i calzini.

Ma calate le luci e alzato il livello di glamour il presentatore Jimmy Kimmel ha accolto gli ospiti con una dolcissima sorpresa: “Siamo americani, quando guardiamo i film mangiamo caramelle” et voilà che centinaia di caramelle sono state paracadutate sugli ospiti. Cosa c’entra questo con i social: la gif dice tutto.

Altro momento inaspettato è stato quando Kimmel ha annunciato che un gruppo di turisti impegnati in un “bus tour a caccia di stelle” del cinema era stato dirottato al teatro. Il gruppo emozionato e armato di smartphone si è ritrovato davanti a un Ryan Gosling che educatamente ha offerto caramelle, a una Nicole Kidman un po’ infastidita e Jennifer Aniston che regalava occhiali da sole. E così una nuova star è nata: Gary from Chicago.

Gary e la sua fidanzata sono stati addirittura sposati in diretta mondiale da Denzel Washington, che, ahimè, ha raggiunto forse in quel momento l’apice della serata.

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Un altro grande protagonista della serata è stato ovviamente il grande assente: Donald Trump. Oltre all’hashtag #NoBanNoWallNoRaids e agli interventi di numerosi attori (direttissimo Gael García Bernal, che ha detto: “come migrante, come messicano, sono contrario a qualunque forma di muro che possa separarci”) Kimmel ha twittato in diretta proprio al presidente, con i saluti di Meryl Streep.

Ancora Twitter è il social scelto dall’Academy per testare le reazioni di alcuni attori ai troll online. Senza spiccare in freschezza, questo è stato l’intervento di Mean Tweet, che comunque ci offre un caso di interazione tra social e showbiz in versione red carpet.

Al di là dell’ironia, dell’amarezza di chi ha perso, della gioia di chi ha vinto, al di là delle caramelle, il momento più rilevante è stato probabilmente quando, al momento della premiazione del miglior film straniero, Asghar Farhadi non si è presentato in segno di protesta contro le misure restrittive imposte a sette Paesi dal governo Trump.

Il regista ha fatto però recapitare un messaggio:“Dividere il mondo fra noi e gli altri, i ‘nemici’, crea paure e crea una giustificazione ingannevole per l’aggressione e la guerra. E questo impedisce lo sviluppo della democrazia e dei diritti umano in paesi che a loro volta sono stati vittime di aggressioni. Il cinema può catturare le qualità umane e abbattere gli stereotipi e creare quell’empatia che oggi ci serve più che mai”.

Ora non ci resta che vedere cosa diventerà virale di questi turbolenti Oscar e cosa, invece, è già passato.

Un meme intanto è già stato rilasciato: la tecnica di applauso di Nicole Kidman ha destabilizzato il web.

via GIPHY

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Toyota, Volvo, Domino’s Pizza: i migliori annunci stampa della settimana

Cosa è successo nel mondo pubblicitario negli ultimi sette giorni? I creativi di mezzo mondo si sono dati da fare. Abbiamo deciso di proporvi le campagne stampa che questa settimana vincono perché hanno saputo trovare il giusto equilibrio tra ironia del messaggio e impatto grafico ed estetico.

Pronti a cominciare? Si va!

Domino’s Pizza: Plan two moves ahead

Dividere una pizza con un amico è come una partita a scacchi, bisogna sempre scegliere il pezzo migliore, anticipando le mosse dell’altro. Una campagna firmata McCann che, come sempre, non sbaglia un colpo.

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Agenzia: McCann, Tel Aviv, Israele
Creative Director: Nadav Presman, Lion Meiri
Art Director: Gal Porat
Copywriter: Lion Meiri
Fotografia: Ilan Bashor

Kiddo’s: No more diapers

I pannolini bagnati possono essere un vero incubo, non solo per i bimbi che li indossano ma soprattutto per i genitori che devono cambiarli. Tuttavia la nuova serie di annunci stampa ideati dalla J. Walter Thompson sembrano suggerirci che i pannolini Kiddo’s potrebbero risolvere il problema!

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Agency: JWT, Hyderabad, India
Managing Partner: Ram Gedela
Chief Creative Officer: Senthil Kumar
Executive Creative Director: Shyamsunder Goud, Hari Vedala
Art Director / Copywriter: Shyamsunder Goud
Fotografia: Aneel Boosa
Digital Image Retoucher: Vijay Nanaware
VP & EBD: John Thomas
Account Director: Abhishek Goud

Volvo: External airbag

Quasi una campagna di sensibilizzazione che un’annuncio stampa. Volvo ha appena introdotto nel modello V40 gli airbag esterni per la protezione dei pedoni. Sarà un’innovazione che prenderà piede anche con altre case automobilistiche?

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Agenzia: McCann, Tel Aviv Israele
Chief Creative Director: Nadav Pressman
Creative Director: Dror Nachumi
Art Director: Gal Porat
Copywriter: Dror Nachumi
Fotografia: Ilan Bashor

Odyssey: Not for those who prefer the taste of artificial food

Less is more. C’è altro da aggiungere?

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Agenzia: STIR, Milwaukee, USA
Executive Creative Director: Bill Kresse
Creative Director / Copywriter: Scott Shalles
Senior Art Director: Jeff Jasinowski
Fotografia: Chris Hynes
Ritocco: Gina Ferrise

Toyota: Whatever. Wherever. Whenever.

Una soluzione fotografica accattivante per rappresentare le mille possibilità della RAV4 Toyota: questo significa trovare il giusto compromesso tra concetto e realizzazione. Complimenti a Saatchi&Saatchi per questo annuncio stampa.

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Agenzia: Saatchi & Saatchi, Los Angeles, USA
Creative Director: Chris Pierantozzi
Art Director: Philip Samartan
Copywriter: Sammy Glicker
Fotografia: Andrei Stoleru

LEGGI ANCHE: Jeep, Diesel e Samsung: i migliori annunci della settimana

Ci siamo. Anche per questa settimana abbiamo finito il nostro giro del mondo in cinque campagne stampa. Ci rivediamo tra sette giorni!

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare “Abstract: the art of design”

Il progetto di Netflix è ambizioso, affascinante, ci mostra come l’arte possa far parte di ognuno di noi. Può forse non entusiasmare chi non ha mai amato particolarmente disegnare, chi non si è mai emozionato nel contatto con i pastelli, con i colori ma è una docuserie che incuriosirà gli imprenditori. Per quale motivo? Perchè ci sono delle affinità tra arte e imprenditoria.

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare "Abstract: the art of design"

La serie è composta da otto episodi, ognuno dei quali ci porta nella vita di un’artista, ci fa esplorare le sue ambizioni, la sua carriera e la sua filosofia. Ecco sei consigli degli artisti che possono essere applicabili anche agli imprenditori.

1) Identificare ciò che è essenziale per il successo

Christoph Niemann, graphic designer, ha illustrato le copertine per il New Yorker e Wired. Nella sua mente, quando deve iniziare un lavoro, si alternano una miriade di pensieri, man mano, li esamina e scarta quelli meno adatti, per poi passare a tre punti cruciali per cominciare. Tutto ciò è applicabile anche al business, dopo un brainstorming infatti, si scelgono le soluzioni più vantaggiose da applicare al proprio lavoro. La domanda essenziale è: Cosa vi serve per avere successo? Il resto è nulla.

2) Alzati, lavora, ma vivi la tua vita

Neimann, parlando di una giornata di lavoro, ci spiega che è fondamentale scegliere un orario dedicato ad esso, infatti, all’inizio di una nuova attività, si tende ad immergersi totalmente, andando anche oltre l’orario lavorativo che, secondo l’artista, dovrebbe essere tra le 9 e le 18, definendo tutto ciò che si crea in questo frangente, “l’essenza”. Non si può essere sintonizzati sempre sul proprio lavoro, anche perchè l’ispirazione può arrivare quando meno la sia aspetti, magari visitando una mostra ad un museo.

3) Quando tutto va bene, scegliere il cambiamento

A 35 anni, Neimann era felice, soddisfatto ed impegnato col suo lavoro, ma voleva una crescita maggiore, sia lavorativa che personale, così  decise di spostarsi da New York a Berlino. Qui iniziò una fase molto intensa dal punto di vista lavorativo, perchè quando si vive un periodo tranquillo e felice, il cervello è proattivo, ossia riesce ad andare oltre la status in cui ci si trova, ed è capace di intervenire in anticipo per prevenire situazioni, tendenze o problemi futuri. Si è spinti verso qualcosa di nuovo, innovativo ed è fondamentale riuscire a rinnovarsi costantemente.

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare "Abstract: the art of design"

Christoph Niemann (courtesy of Netflix)

4) Rinunciare al controllo

Un’altra cosa importante, è quella di riuscire a trovare un equilibrio, tra il continuo bisogno di pianificare tutto e lasciare le cose al caso, perchè l’assenza di piani, potrebbe portare a qualcosa di inatteso ed importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva o si pensava di trovare (Serendipty). Neimann sostiene che raggiunto questo equilibrio, si otterranno risultati migliori nel proprio lavoro, poichè è più facile mettersi in gioco.

5) Essere positivi tutti i giorni

Ogni volta che abbiamo un’idea brillante, si ha sempre la paura che questa non possa funzionare. Neimann incoraggia gli artisti ad essere positivi, a pensare a grandi idee giorno per giorno, perchè con la pratica e con l’iniziativa, i risultati si vedranno.

Perchè ogni imprenditore dovrebbe guardare "Abstract: the art of design"

Bjarke Ingels

6) Non guardare solo la meta

L’obiettivo da raggiungere non è unico, nel momento in cui abbiamo ottenuto una conquista, dobbiamo sempre prepararci a superare il prossimo step. L’artista, come l’imprenditore, non deve accontentarsi di ciò che ha, ma spingersi sempre oltre per migliorarsi.

Ed ora, siete pronti?

Flow machine - un pianoforte con i tasti in primo piano

Se Flow Machine compone, sarà un robot il Mozart del futuro?

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale è davvero sbalorditiva tanto che non solo si cerca di riprodurre i movimenti e il pensiero degli esseri umani, ma anche la più alta espressione del sentimento dell’intera umanità ovvero l’arte e, nella fattispecie, la composizione musicale.

I tentativi di rendere possibile la creazione di una melodia da parte dell’ I.A. che si annoverano ad oggi non sono pochi;  già a Settembre dello scorso anno, infatti, è stata prodotta “Daddy’s car”, la prima canzone scritta da un programma.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=14&v=LSHZ_b05W7o

Come potete tranquillamente ascoltare – anche se non è proprio il massimo – il motivo ricorda un po’ lo stile dei Beatles. Il software chiamato “Flow Machine” – prodotto dalla Sony Computer Science – ha realizzato la composizione grazie alla memorizzazione di circa 13.000 spartiti di generi diversi e alla loro analisi, imparando man mano a produrre autonomamente una nuova linea melodica. Il testo, invece, è stato realizzato grazie a un compositore in carne e ossa che si chiama Benoît Carré che ha anche deciso l’imprinting stilistico della creazione del programma.

Una seconda composizione di Flow Machine intitolata “Mr Shadow”, invece, come si può leggere dal sito, si è ispirata ai cosiddetti “American Songwriters” e cioè a una musica relativamente più sofisticata come quella di Irving Berlin, Duke Ellington, George Gershwin e Cole Porter.

https://www.youtube.com/watch?v=lcGYEXJqun8

L’album di Flow Machine e le altre I.A. compositive

Se avete ascoltato queste canzoni e non potete farne a meno (i gusti non si discutono) non potrete che tirare un sospiro di sollievo sapendo che ad Aprile uscirà l’album interamente scritto dall’I.A. Flow Machine e prodotto da Sony CSL: il fine, per il momento, sembrerebbe non tanto quello di vendere ma piuttosto di puntare pian piano alla produzione di musiche per pubblicità e videogiochi.

LEGGI ANCHE: I robot che imparano da altri robot sono sempre più umani

Anche Google ha poi diffuso il primo brano composto dai computer con Magenta, un software per la produzione musicale.

Mentre DeepMind – l’azienda britannica specializzata in A.I. e acquisita nel 2014 da Google – ha realizzato una sperimentazione con campioni di pianoforte inseriti nel programma “WaveNet” che produce file audio, realizzando così la composizione di una serie di brani da 10 secondi che sembrano frammenti di jazz.

LEGGI ANCHE: La morale di AlphaGo e Lee Sedol: l’Intelligenza Artificiale sostituirà davvero il lavoro umano?

L’idea di far produrre all’I.A. della musica che non si riesca a distinguere da quella composta dagli esseri umani ha comunque un’origine ben precedente da rintracciarsi nel software Experiments in Musical Intelligence di David Cope con le imitazioni di alcune composizioni di J.S. Bach effettuate una trentina di anni fa.

Nel frattempo che la tecnologia avanzi, il mio consiglio è continuare ad ascoltare Mozart.

Eyewear e street art: l’arte della calligrafia per Persol

di Silvia Scardapane

La ricerca di uno stile raffinato ma estremamente contemporaneo è alla base dei prodotti targati Persol. Non a caso il leggendario marchio dell’eyewear Made in Italy ha scelto di ispirarsi alla creatività dell’arte calligrafica per una nuova collezione di occhiali firmati dall’artista Paul Antonio Scribe. Nasce così “Calligrapher Edition”, capsule collection che mette insieme l’arte della scrittura con quella manifatturiera del brand nostrano.

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La calligrafia è un’esperienza estetica correlata al significato e significante delle parole e più vicina di quanto non si creda alla diretta evoluzione delle lettere e alla ricerca dello stile che caratterizza da sempre il mondo del Graffiti Writing. Calligrafo della corona inglese, attualmente Paul Antonio Scribe rappresenta uno degli esponenti più noti anche perché in grado di fondere storia e sperimentazioni moderne grazie alla sua specializzazione in Antiche Scritture. Molte sue opere illustrate sui geroglifici egizi sono infatti esposte al Metropolitan Museum di New York e il suo studio personale sito a Londra non è solo un luogo dove allenare l’esercizio di stile, ma anche un ambiente di lavoro stimolante dove nascono progetti per esposizioni internazionali e per installazioni su grandi lastre di vetro, una bella particolarità che caratterizza molti degli interventi realizzati negli ultimi anni.

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Il lavoro concepito per promuovere la collaborazione con Persol si intitola “Line flows in the arc of life”, che da un lato sintetizza la sua personalissima filosofia da calligrafico e dell’altro racconta molto della sua formazione e della tecnica: Scribe inizia il suo processo in studio partendo da un antico manoscritto per trascriverlo, infine, su differenti supporti e in tal caso sulla vetrata di un grattacielo. L’effetto rende il lavoro dell’artista facilmente riconoscibile ed è così subito evidente la connessione tra passato e presente.

Per questo, proprio come le lettere nella calligrafia diventano espressioni artistiche, anche l’estetica di Persol assume un nuovo significato, sicuramente più vicino all’arte di strada e alla sue evoluzioni. La parte interna delle aste è rifinita con il nome della collezione e le decorazioni si ispirano agli esercizi realizzati dai calligrafi con i tiralinee; l’esterno, invece, è impreziosito da incisioni sottili proprio come quelle che nascono dall’utilizzo dei pennini. Persol punta dunque su dettagli artigianali senza rinunciare alla qualità, presentando una collezione in acetato e metallo che strizza l’occhio al vintage, proponendo ricercati accostamenti e lenti polarizzate. Il risultato è un prodotto elegante e leggero, proprio come il gesto di un calligrafo.

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L’azienda è stata fondata nel 1917 (acquistata poi dal gruppo italiano Luxottica nel 1995) da Giuseppe Ratti e da sempre i prodotti sono legati al mondo della tecnologia e a quello del design; proprio per questo non stupisce che un marchio così moderno nelle intenzioni abbia scelto di ispirarsi al mondo della Street Art e più propriamente, come in questo caso, a quello del Graffiti Writing. La collaborazione con Paul Antonio Scribe rafforza infatti il legame del brand e dell’artigianalità italiana con quello dell’arte contemporanea, sottolineando l’unicità di ogni creazione.

Streetness aggiunge così l’ennesimo ed interessante case-study legato ai marchi storici che puntano sulla forza visiva dell’arte di strada per la realizzazione di prodotti esclusivi, frutto di un lavoro lungo e meticoloso che vede il pieno coinvolgimento degli artisti.

Native Advertising

Native advertising: 4 consigli per le tue campagne

Il native advertising continua a farsi strada anche grazie a un numero sempre maggiore di utenti che sceglie di installare sul proprio device soluzioni di ad-blocking, per non essere interrotto e disturbato durante la propria user experience.

Quando il tuo annuncio pubblicitario è perfettamente coerente con il contesto in cui è inserito e sembra essere parte integrante del contenuto che l’utente ha scelto spontaneamente di visualizzare, otterrai una maggiore capacità di generare engagement, che si traduce in un aumento del CTR e delle vendite.

Oggi ti accompagniamo con quattro suggerimenti da utilizzare quando progetti le tue campagne native advertising.

1. Contenuti generati dagli utenti

I consumatori sono portati a rispondere positivamente a ciò che considerano autentico e spontaneo. Quando un utente vede altre persone dare fiducia a un brand, sarà più incline a dare in cambio la propria lealtà.

Per generare questo tipo di fiducia nei confronti del tuo brand puoi integrare, durante la pianificazione delle tue campagne pubblicitarie, soluzioni che stimolino la creazione di contenuti spontanei da parte del tuo pubblico.

Sfrutta i contenuti generati dai tuoi utenti, considera questa possibilità come un word-of-mouth con un numero illimitato di possibili voci, un wor(l)d-of-mouth.

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2. Short is better

Qualunque tipo di contenuto tu abbia deciso di promuovere, sii breve!

Steve Olenski, nel suo articolo 4 Ways Brands Should Use Native Advertising In 2017 su Forbes, consiglia di prendere come metro di misura la quantità di tempo necessaria per controllare qualcosa su Snapchat.

Perché prediligere contenuti dalla durata più corta? Perché gli utenti hanno poco tempo a disposizione e prima di decidere se visualizzare un contenuto, ne controllano la durata: se supera il minuto, in molti decideranno di non aprirlo.

Comportati da vero ninja e non considerare la brevità come un limite alle potenzialità del tuo storytelling, ma come un’opportunità da sfruttare: pensa al contenuto che vorresti comunicare, coinvolgi i tuoi potenziali clienti e distribuisci il contenuto (creato ad hoc per ciascuna piattaforma, ne parlo al punto 4) in pillole brevi sulle tue piattaforme.

LEGGI ANCHE: Native advertising: la perfetta armonia tra contenuto e contenitore

3. Parola d’ordine: mobile first!

Più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone e più della metà del traffico web globale deriva da mobile, con una crescita 800% prevista per il 2017.

È evidente come lo smartphone sia lo strumento prediletto dalla popolazione globale per accedere ai contenuti online. Per queste ragioni è fondamentale ottimizzare le campagne pubblicitarie, soprattutto se native, per renderle perfettamente visibili da mobile.

Ricordati che l’utente che non è in grado di leggere il tuo contenuto su un piccolo schermo, probabilmente non ci cliccherà sopra e non recepirà per intero il messaggio che vorresti trasmettergli. Di fatto, molta della tua fatica verrebbe sprecata.

Smarphone

4. Native advertising: ad ogni canale il suo contenuto

Prima di pensare a come raggiungere il tuo potenziale pubblico di clienti, bisogna capire dove trovarlo. Effettuare ricerche di mercato ti aiuterà a capire quali canali sono più frequentati dal tuo target.

Una volta scelte le piattaforme adatte al raggiungimento degli obiettivi di business, dovrai creare contenuti diversi per ciascuna delle piattaforme scelte per la distribuzione del tuo messaggio.

Questo passaggio fondamentale racchiude l’essenza stessa del native advertising: creare contenuti su misura che calzino perfettamente con il flusso di contenuti dove sono stati inseriti.