Come rispondere alla trasformazione digitale e migliorare la tua attività

Il mondo del Digital è in continua evoluzione. Spesso siamo costretti (se non vogliamo restare tagliati fuori) a dover adattare il nostro business ai trend che ci impone il mercato, ormai in continuo movimento.

Oggi vi parliamo quindi di Digital Disruption, dall’inglese “interruzione, cambio di paradigma”: un termine poco noto ma che tendenzialmente può diventare una vera bomba ad orologeria per il vostro business. Fare i conti con il cambiamento è inevitabile e tante volte difficoltoso, ma tuttavia sappiamo che spesso dalle “difficoltà” e dagli imprevisti può nascere un’occasione, soprattutto se siamo capaci di affrontare il tutto strategicamente.

Come? In questo caso con una digital strategy studiata a tavolino e con altrettanta proattività. Ecco quindi alcuni consigli per non restare impreparati e far si che la vostra attività sia sempre sulla cresta dell’onda!

1. Riconoscere come la Digital Disruption stia influenzando il vostro business o settore

Sappiamo bene che il termine sembra dare un’accezione negativa. Ma d’altronde, come detto anche nell’introduzione, molte volte dagli scossoni che la tecnologia e i nuovi trend danno al mercato “tradizionale” si può riuscire ad ottenere risultati eccellenti, soprattutto se siamo in grado di riconoscere e trasformare le minacce in opportunità.

Spesso infatti, ciò che può apparire come “il canto del cigno” di un’attività, si rivela poi “l’asso nella manica” che consente di accrescere il valore differenziale rispetto ai competitor: la vostra Digital Strategy deve essere studiata per funzionare dapprima come paracadute per limitare i danni causati dalla Digital Disruption e successivamente come grimaldello per forzare le porte del vostro business consentendovi di accedere a nuove e fruttuose opportunità.

Volete un esempio lampante? Kodak!

Tutti ricorderete Kodak, l’azienda che ha monopolizzato il mercato delle macchine fotografiche e delle pellicole. Ebbene, proprio il caso Kodak è stato definito come l’emblema dell “i don’t care” riguardo al digitale.  L’azienda infatti ha posto il proprio focus sui prodotti analogici per troppo tempo, per poi tentare un approdo al mondo del digitale (quando questo era ormai già in rapida espansione), ma troppo tardi: infatti nel 2012 l’azienda ha presentato istanza di fallimento.

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2. Digital Strategy: la fedele alleata del nostro business

Certo, se non siamo abituati a ragionare nell’universo del Digital, l’idea di dover creare una Digital Strategy da zero può spaventare non poco. Ma in realtà, bisogna solo armarsi di buona volontà e di tanta voglia di apprendere le tecniche basilari di un campo vasto e in perpetua espansione!

Ma quali sono i quattro elementi fondamentali di una digital strategy?

Definire la presenza online del Vostro Business

Cosa si intende per presenza online? Tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo dell’internet: sito web aziendale (ottimizzato per il mobile), profili social (Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest, YouTube, LinkedIn, ecc) e tutto ciò che possa contribuire ad accrescere la vostra reputazione e peso nel campo inerente al vostro settore, attraverso le esperienze di chi ha già avuto a che fare con la vostra attività (le celeberrime “recensioni”).

È appurato infatti che una forte presenza online (specie se gestita in modo ottimale) è capace di infondere fiducia nei clienti, potenziali o attuali, che effettuano ricerche inerenti al campo dei vostri prodotti\servizi. Il passaparola dunque anche nel mondo digital, non è ancora passato di moda.

Dare i numeri: statistiche e report analitici

Tenere sotto controllo le statistiche dei nostri canali online è fondamentale: l’utilizzo di strumenti d analisi gratuiti come Google Analytics sono alla base di qualsiasi processo decisionale che riguarda la nostra Digital Strategy: valori come il traffico verso il vostro sito web, le fonti di provenienza e la misurazione delle conversioni, sono dati che si possono ottenere monitorando le analisi del tuo sito web regolarmente, e che possono essere fondamentali per capire quali possono essere punti di forza o di debolezza e quindi agire studiando strategie e tattiche da utilizzare nell’immediato o nel futuro.

I motori di ricerca sono nostri amici: la SEO Strategy

L’ottimizzazione dei nostri siti nei confronti dei maggiori Search Engine (Google, Yahoo, Bing etc) è diventata ormai fondamentale, soprattutto quando l’obiettivo è emergere nel mare magnum dell’offerta presente sul web. La sfida? Riuscire ad ottenere il posizionamento più alto nelle ricerche attraverso i motori di ricerca.
Il fattore principale da considerare durante lo sviluppo della strategia SEO è formato principalmente dalla scelta delle parole chiave maggiormente utilizzate quando un potenziale cliente si mette alla ricerca dei prodotti o servizi da noi offerti.
Scegliere infatti le parole chiave vincenti per modellare il contenuto dei post del nostro blog, degli articoli on-line e del nostro sito, è alla base di una moderna Digital Strategy.

La tecnologia ci aiuta: la scelta degli strumenti giusti!

Ah, la tecnologia, che gran cosa! A differenza di qualche anno fa, oggi c’è un software quasi per tutto: contabilità, CMS, e-mail marketing, etc. etc.
Riuscire infatti ad individuare quali sono gli strumenti giusti per il nostro business può significare un gran risparmio di risorse, di tempo e di capitale umano, riuscendo a garantire nello stesso tempo massima efficacia ed efficienza

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3. Pensa da cliente, agisci da Imprenditore

Non c’è tanto da aggiungere rispetto al titolo del punto. È una fondamentale in una Digital Strategy solida riuscire a capire di cosa ha bisogno il consumatore e ovviamente darglielo: le imprese molte volte scelgono di vendere il prodotto e non la soluzione ad un problema.
Possiamo avere il prodotto più buono di questo mondo, ma se non riusciamo a regalare un sogno oppure essere in grado di far vivere un’esperienza o a soddisfare un desiderio, il nostro business non riuscirà mai a spiccare il volo.

Come sintetizzare tutto questo? Generare un bisogno, offrire una soluzione, appagare il desiderio.
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4. Tieni vicini gli amici ma ancor di più i tuoi nemici

In una digital strategy, tenere sempre sotto controllo tutto ciò che riguarda la vostra attività è fondamentale, ma altresì è importante monitorare i comportamenti dei nostri Competitors.
Come stanno agendo? Quali strategie stanno utilizzando su facendo sui loro siti web, profili social, blog? Quali sono i trend che possiamo applicare anche noi al nostro business per aumentare le vendite di prodotti\servizi? Quali sono invece quelle da evitare?

Quindi, tenete sempre d’occhio i vostri competitors, soprattutto per quanto riguarda le opinioni dei clienti nei loro confronti, ad esempio monitorando le loro pagine Facebook o i loro profili Twitter: è da li che possiamo ricavare tante, tante, tante informazioni utili per il nostro business!

 

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SMS e customer journey: 7 punti di contatto ideali con i tuoi clienti

Nato nel 1992, l’SMS ha attraversato un’intera era tecnologica, per giungere fino a noi con efficacia e potenzialità intatte, passando attraverso l’ascesa di internet, dei social network e degli smartphone. Ancora oggi, con oltre 20 anni di storia di marketing sulle spalle, l’SMS è un ottimo alleato per le aziende, soprattutto per lo stretto rapporto che è possibile sfruttare tra SMS e customer journey.

Guardando i dati, solo l’SMS è in grado di garantire ancora oggi tassi di apertura che oltrepassano la soglia del 98%. Superando decisamente le metriche delle notifiche push delle app. Il 90% delle aperture, inoltre, avviene entro tre minuti dal recapito.

In Italia, nello specifico, il bacino dei potenziali destinatari di SMS, tra smartphone e cellulari, rappresenta circa il 97% della popolazione sopra i 16 anni.

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Come riuscire, dunque, a utilizzare al meglio il rapporto tra SMS e customer journey, lungo tutto il percorso del cliente e non solo nella fase post-vendita?

Seguendo l’ultimo eBook di MailUp, “SMS per il tuo business. Segreti e strategie per strutturare campagne SMS efficaci”, scopriamo i possibili touchpoint con i clienti, per promuovere prodotti, offrire sconti, recuperare carrelli eCommerce abbandonati, fare up-selling, seguire il customer care.

Grazie ad alcune best practice e a strumenti adeguati, anche gli SMS saranno un perfetto alleato per il tuo business.

Il ciclo di vita del cliente: un SMS per ogni touchpoint

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Nella relazione brand -cliente è possibile identificare otto fasi, dal primo contatto al primo acquisto, fino alla brand advocacy. Sono questi i touchpoint che compongono il percorso del customer journey, lungo il quale gli SMS diventeranno i tuoi nuovi strumenti di marketing.

Gli hot-point del funnel sono quelli centrali e proprio nel cuore della relazione dovrai concentrare l’incisività degli SMS, per accompagnare il cliente dalla comprensione all’acquisto e infine fidelizzare.

1. Dalla conoscenza alla comprensione

Una volta raccolti i dati che ti permetteranno di entrare in contatto con il cliente, il primo passo è quello che ti consentirà di passare dalla semplice conoscenza alla fase di comprensione.

La relazione brand-cliente va approfondita, per permettere a quest’ultimo di apprezzare il tuo prodotto o servizio.

Proponi una prova gratuita o un omaggio per far testare con mano la tua qualità.

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2. Dalla comprensione all’interesse

Dopo aver provato in prima persona il tuo prodotto o il tuo servizio, il cliente attenderà di essere nuovamente invogliato all’acquisto.

Un SMS per proporre uno sconto, vincolato ad una ulteriore azione del cliente per esprimerne l’interesse, ti consentirà di passare dalla semplice comprensione alla manifestazione di interesse attiva.

3. Dall’interesse alla selezione

Un SMS è anche la chiave della diffusione del tuo messaggio promozionale. Invita il tuo cliente a inoltrare l’SMS ai suoi contatti per ricevere in cambio un beneficio.

Sarà lui stesso a selezionare per te altri potenziali clienti, inviando il messaggio ai suoi amici probabilmente interessati a quel prodotto o a quel servizio.

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4. Dalla selezione all’acquisto

Questa è la fase più classica del customer journey per l’utilizzo di SMS promozionali.

Il tuo cliente sarà ormai più disposto all’acquisto, dopo aver provato e usufruito di alcuni benefici, dunque lo sconto in questa fase verrà percepito come un vero plus e incentivo all’acquisto.

5. Dall’acquisto alla soddisfazione

Durante il percorso del cliente, non potrai assolutamente tralasciare il potenziale degli SMS come strumento di customer care.

Utilizzali per chiedere informazioni rispetto alla loro soddisfazione per il servizio, si sentiranno coccolati e la relazione con il brand passerà ad un livello successivo, trasformandosi in vero e proprio dialogo.

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6. Dalla soddisfazione al mantenimento

Il viaggio del tuo consumatore non è ancora  terminato, anzi passa adesso alla sua fase più delicata, quella della fidelizzazione.

Un codice dedicato solo ai componenti di una community esclusiva, quella del brand, che dia accesso a servizi accessori, è un utile sistema per far sentire il cliente ancora più a proprio agio, utilizzando canali preferenziali ideati proprio per lui.

7. Dal mantenimento all’advocacy

Il consumatore è diventato un cliente fedele, pronto a parlare bene del tuo servizio o del tuo prodotto, perché soddisfatto della sua esperienza in prima persona.

Come stimolarlo a manifestare la sua soddisfazione anche ad altri? Uno sconto per ogni raccomandazione che sarà disposto ad accordarti è sempre lo strumento migliore per raggiungere un win-win.

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SMS e customer journey: come utilizzarli al meglio

Gli SMS sono uno strumento flessibile, adatto a diversi tipi di utilizzo, a seconda dell’obiettivo, della fase all’interno del customer journey e della tipologia di comunicazione che si vuole trasmettere.

> Scopri di più su come utilizzare gli SMS all’interno della tua marketing strategy, scarica l’eBook di MailUp “SMS per il tuo business”.

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Dalla Svezia arriva il Billboard che tossisce se gli fumi accanto

In Svezia, la catena di farmacie Hjartat ha ideato un advertising interattivo davvero particolare, per incoraggiare i fumatori a rinunciare a questo dannoso vizio durante il nuovo anno. Un cartellone letteralmente con la tosse, che si anima e tossisce non appena qualcuno gli fuma vicino.

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Un colpo di tosse per attirare l’attenzione

L’intelligente pubblicità, oltre a comunicare un messaggio importante in modo diretto ed esplicito, ha il pregio di far sentire al centro dell’attenzione proprio il fumatore. A causa sua il cartellone si accende e “Cough, cough”, un colpo di tosse dopo l’altro fa notare che quella della sigaretta è davvero una pessima abitudine.

Il billboard ha dei sensori che rivelano il fumo di sigaretta, reagendo attraverso l’attivazione del manifesto, che improvvisamente comincia a tossire.

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Ma il messaggio della divertente e curiosa pubblicità non termina qui, dato che ai fumatori vengono suggeriti una serie di consigli sui prodotti più giusti per smettere di fumare: sostitutivi della nicotina disponibili proprio in farmacia.

La campagna, ideata dall’agenzia Akestam Holst sta già facendo il giro del web, per la portata virale delle reazioni dei tanti ignari passanti, filmate e montate in un divertente video.

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Una campagna destinata agli award della pubblicità?

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Lo stesso brand e la stessa agenzia avevano già progettato una campagna di affissioni nel 2014, nella quale erano i capelli di una donna a muoversi e svolazzare, ogni volta che un treno della metropolitana passava in una stazione.

Allora l’Adv era stato premiato anche con i Cannes Lions e un D&AD pencil.

Chissà che anche questa nuova campagna non riscontri altrettanti consensi da parte della comunità di creativi. Certamente al pubblico dei social piace già moltissimo.

Video 360°: ecco i brand che li stanno utilizzando al meglio

Agli sgoccioli del 2016 Twitter ha annunciato la più recente funzione della sua app Periscope: senza cedere il passo a Facebook Live, infatti, anche la popolare app di live streaming permette ora di trasmettere video a 360°.

Il formato video 360° sembra quindi affermarsi sempre più come standard per quei brand decisi ad oltrepassare la soglia del rumore comunicativo, offrendo a chi li segue dei contenuti più coinvolgenti e che possano essere un buon motivo per trattenersi sul feed. Molte aziende hanno infatti già ben compreso come sfruttare questa tecnologia per mostrare e condividere la user experience derivante dall’utilizzo del proprio prodotto o servizio. In questo post abbiamo raccolto alcuni esempi di video 360° che ci hanno particolarmente colpito.

Toyota

La novità è stata subito colta da Toyota, che il 5 Gennaio, durante il CES, ha mostrato il progetto di una macchina “futuristica” che potrebbe essere lanciata nel mercato nel 2030. Il post ha raggiunto oltre 1 milione di visualizzazioni:

Airbnb

Il giorno successivo, Airbnb ha subito deciso di proporre video in cui vengono mostrate le esperienze dei suoi utilizzatori in diverse città, per ispirare i propri follower a scoprire diverse mete.

Il primo video è ambientato in un appartamento di Londra, dove i suoi coinquilini, di diverse nazionalità, stanno cucinando insieme per organizzare una festa camerunese. Il video ha quasi raggiunto il milione di visualizzazioni.

Il secondo video racconta la serata di una ragazza in visita a Detroit per la prima volta.

Il terzo video ha infine per protagonisti due giovani home-rental e una spettacolare struttura di Kauai.

National Geographic

Anche Facebook, che orami da mesi supporta il caricamento di video 360°, ha annunciato l’integrazione della funzionalità sui suoi video Live. Il primo esperimento è stato realizzato in collaborazione con National Geographic.

GoPro

Grande innovatrice del settore, anche GoPro ha saputo sfruttare a pieno le potenzialità dei video 360°.

Star Wars

Forse uno dei 360° più popolari su Facebook è quello di Star Wars, che circa un anno fa pubblico questo video, oggi con più di 84 mila visualizzazioni.

McDonald’s

Già da tempo anche YouTube permette di inserire video a 360° sulla propria piattaforma. Questi sono alcuni tra gli esempi più interessanti.

McDonald’s ha realizzato un tour virtuale del nuovo ristorante a Marine Cove a Singapore, mostrandoci l’esperienza dei clienti che si godono non solo il cibo, ma anche le tecnologie offerte dalla location, insieme alla cortesia dei lavoratori all’interno.

Oreo

Che dire poi del tour della “fabbrica” Oreo, in stile “Fabbrica di cioccolato”, che grazie ad un’animazione semplice ma suggestiva ci fa tornare bambini?

Nike

Stupendo anche il video di Nike, che riprende gli spogliatoi della squadra di calcio turca mentre i giocatori si preparano ed il capitano li incita alla vittoria.

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Come la realtà aumentata cambierà il futuro dell’eCommerce

Il 2016 sarà senza dubbio ricordato come uno degli anni più cruciali nella storia della realtà aumentata. Aziende del calibro di Google, Facebook, Sony hanno dedicato una grande attenzione alla realtà virtuale, regalando a questa nuova tecnologia un ruolo sempre più importante.

I dispositivi che supportano la realtà virtuale si sono sempre più evoluti, e non sono più un qualcosa per pochi eletti, ma sono accessibili ad un maggior numero di utenti. Anche da un punto di vista economico, il 2016 è stato un anno vincente per questa nuova tecnologia, che nel corso degli ultimi dodici mesi è riuscita ad essere supportata da un gran numero di investitori, con un importo pari a 1,7 miliardi di dollari.

Il successo ottenuto poi da Pokémon go è un chiaro segnale di come le persone vogliano avvicinarsi a questo nuovo mondo virtuale: non solo destinata al gioco, la realtà aumentata potrebbe dare una nuova dimensione alla shopping experience online. Realtà virtuale ed eCommerce potrebbero camminare insieme.

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A darci un’anticipazione di come questi due mondi possano legarsi è stata l’azienda Magic Leap, che ha mostrato come è possibile sovrapporre oggetti virtuali nel mondo reale, dimostrazione molto interessante soprattutto nel settore design e arredamento.

Uno dei principali fattori di svantaggio di un eCommerce rispetto ad un negozio reale sta nel fatto che molti degli elementi sensoriali che le persone utilizzano nelle loro decisioni d’acquisto svaniscono. Quando lo shopping si fa online, il cliente non può toccare, non può vedere come funziona.

La perdita di questa interattività è spesso causa dei carrelli abbandonati, soprattutto per gli utenti più incerti, ed è qui che entra in gioco la realtà virtuale, capace di motivare le decisioni d’acquisto, e di far entrare il consumatore in contatto con i prodotti. Vediamo come la realtà virtuale può essere integrata in una strategia di eCommerce marketing.

Realtà aumentata: provare per credere

È facile pensare alla realtà virtuale come ad un gioco, ma in realtà se saputa applicare può migliorare notevolmente  l’esperienza d’acquisto degli utenti, sopratutto di quelli più indecisi.

Uno studio condotto nel 2015 ha dimostrato come  il 35 % dei soggetti intervistati sarebbe propenso ad acquistare più frequentemente online se solo potesse interagire in modo virtuale con i prodotti. Ed è proprio quello che ha fatto Sephora, con la sua applicazione mobile ModiFace.

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Fonte @ModiFace

Il funzionamento dell’app è molto semplice: basta che l’utente si scatti un selfie per provare in tempo reale sullo schermo del proprio dispositivo mobile una serie di prodotti cosmetici, tra ombretti, rossetti, e così via. L’applicazione ha portato un incremento delle vendita pari al 31% allo shop online di Sephora.

L’elemento vincente di ModiFace sta nella sua capacità di semplificare il processo d’acquisto: le clienti utilizzando la nuova tecnologia della realtà aumentata, testano i prodotti evitando inutili ore d’indecisione in profumeria, e scelgono comodamente da casa il make-up perfetto da acquistare.

Così come accade con il Virtual Mirror  di Ray-Ban , grazie al quale è possibile provare virtualmente sul proprio viso tutti i modelli disponibili prima di procedere con l’acquisto, accorciando così le distanze tra il mondo reale e quello virtuale.

Parola d’ordine: personalizzazione

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Nordstrom, la nota catena di distribuzione statunitense, si è distinta dai competitor nel 2016 offrendo un’esperienza di shopping personalizzata, mettendo a disposizione degli utenti un esperto che in base allo stile, alla taglia e alle preferenze dei clienti è capace di guidarli nelle scelte d’acquisto.

Il risultato? Nordstrom è diventato noto per il suo eccellente servizio clienti. La realtà aumentata ha le stesse potenzialità per fornire servizi di personalizzazione rivolti ai clienti.

Le persone amano sentirsi uniche agli occhi dei brand, e apprezzano i servizi esclusivi,  che si tratti di un’ app che permetta loro di testare diverse combinazioni di colori, o che offra dei suggerimenti per l’outfit perfetto  in base alla cronologia degli acquisti effettuati in precedenza, l’importante è che siano personalizzati.

E voi avete già pensato come integrare la realtà virtuale al vostro shop online?

Original is never finished

Original is never finished, lo spot sexy ed elegante di Adidas

Adidas segue la sua strada, letteralmente, con un nuovo emozionante spot per la campagna di rilancio della linea di scarpe EQT.

Una campagna globale costruita intorno all’idea di originalità e creatività.

Un video di 90 secondi con guest star eccellenti: Snoop Dogg, Stormzy, la stella del basket Kareem Abdul-Jabbar e Petra Collins, sulla base rielaborata della mitica My Way di Frank Sinatra.

Original is never finished

Original is never finished

A modo mio, appunto.

Lo spot, diretto da Terence Neale via RSA, contiene tante citazioni ed Easter Eggs, come la rivisitazione di Petra Collins della Venere di Botticelli e l’auto-citazione di DoggyStyle, con la copertina dell’album di di Snoop Dogg.

Per la prima volta in assoluto, abbiamo deciso di puntare l’attenzione, e sfidare la stessa filosofia del nostro marchio e la nozione di ciò che significa essere un vero originale” ha spiegato Alegra O’Hare,  VP-global communications di Adidas Originals & Core.

Wes Phelan, direttore creativo di Johannes Leonardo, l’agenzia newyorkese che ha realizzato il video, ha dichiarato che lo spot nasce dall’idea che il passato influenzi e crei il futuro:

Abbiamo scelto questo tipo di video per riflettere il ricco, ricchissimo passato di tutti i campi creativi: musica, cinema, teatro, sport, arte. A partire dalla musica, abbiamo volutamente scelto una pista già battuta molte volte, proprio per dimostrare il nostro personale punto di vista: l’originalità non finisce mai.

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Original is never finished – Il nuovo spot di Adidas

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Negli ultimi anni Adidas ha scelto di puntare ai creativi e raggiungere questo target tanto variegato con ADV efficaci.

“Original is never Finished” rappresenta infatti la naturale evoluzione della campagna dello scorso anno, sempre ad opera di Johannes Leonardo,  “Your Future Is Not Mine” .

Adidas ha da tempo smesso di rivaleggiare con Nike per seguire strade diverse, una own way vincente: ha vissuto una vera e propria rinascita grazie anche all partnership con  Kanye West e ha registrato un aumento del 20% in Nord America per il terzo trimestre del 2016 e raggiunge una ragguardevole fetta del 9% nel mercato delle calzature sportive negli USA.

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Morphing e Zoom, l’advertising che si trasforma sotto i tuoi occhi

Creare annunci che abbiano valore per il consumatore oggi diventa sempre più difficile. Il classico print advertising è ancora utile per comunicare con i potenziali clienti, ma è necessario attribuirgli caratteristiche tali da renderlo distinguibile all’interno della massa di comunicazioni che ogni giorno passano sotto gli occhi delle persone. Colpire i potenziali clienti può diventare più semplice, ad esempio, grazie ad un advertising che si trasforma, letteralmente, sotto i loro occhi.

In termini di pubblicità stampata, il fattore distintivo assume ancora maggiore importanza rispetto all’interattività del digitale. Come coinvolgere, nella pratica, il consumatore con una cartolina o un grande formato outdoor?

Grazie alla stampa lenticolare e a una tecnologia rinnovata sia nei materiali che nella resa tecnica, oggi è possibile attribuire diverse funzioni ai nostri materiali pubblicitari da stampa. Esattamente come se utilizzassimo diversi tool di un programma grafico, potremo essere in grado di comunicare nel modo giusto messaggi diversi, in contesti differenti, ai nostri potenziali clienti.

effetto morphing, l'advertising che si trasforma con la stampa lenticolare

Per essere più chiari, ecco quattro esempi dei prodotti realizzati da H3D System, per suggerirci come usare al meglio la tecnologia della stampa lenticolare con effetto morphing ed effetto zoom, per un advertising più coinvolgente e interattivo.

Advertising che si trasforma per raccontare una storia in un attimo

Come condensare un’intera storia nell’attimo della fruizione di una comunicazione visiva? Come catturare l’attenzione di chi passeggia per strada, comunicando attraverso un solo manifesto la trama di un film?

Grazie all’effetto morphing è possibile ottenere la graduale trasformazione di un soggetto in un altro, proprio come mostrato da questa pensilina per la promozione del film La bella e la Bestia. Il protagonista, Alex Pettyfer, si trasforma sotto i nostri occhi, raccontandoci in parte quale sarà la storia che vedremo al cinema e stuzzicando la nostra curiosità.

Morphing e Zoom, l'advertising che si trasforma sotto i tuoi occhi

Tecnicamente, tramite uno speciale software vengono creati una serie di file intermedi per rappresentare la trasformazione.

Uno zoom per avvicinare la comunicazione alle persone

Per comunicare la flessibilità di un’azienda sempre più vicina alle persone e sempre più attenta alla sostenibilità dei propri servizi, Eni ha scelto di stampare calendari che suggerissero la possibilità di approfondire la conoscenza da parte dei clienti, attraverso un effetto zoom.

pubblicità che si trasforma effetto zoom

Questo tipo di effetto permette di effettuare un ingrandimento di un particolare della scena: generando diverse immagini l’effetto è più fluido e dinamico.

LEGGI ANCHE: La città si trasforma in esperienza interattiva grazie alla stampa lenticolare 3D

La gioia di un regalo e di una bella sorpresa grazie all’advertising che si trasforma

La comunicazione scelta da Sambonet per il grande formato nei corridoi della metropolitana esprime al meglio le potenzialità di un advertising che si trasforma sotto i nostri occhi. Come esprimere l’effetto sorpresa di un pacco regalo appena scartato e far tornare tutti bambini? Un effetto zoom ben utilizzato porta gli oggetti in primo piano e attira l’attenzione di un pubblico in genere frettoloso e poco attento alle pubblicità che lo circondano.

stampa lenticolare applicazioni in advertising

La comunicazione di un concetto molto specifico avviene in modo immediato e in grado di stupire, attraverso un unico supporto.

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La semplicità di un gesto è tutta in un effetto zoom

“Pulire un pavimento è più semplice e leggero grazie al nuovo sistema di Vileda. Eccolo qui il messaggio dietro l’oscillante supporto grafico per gli stand del brand all’interno dei supermercati.

Quale migliore scelta di uno zoom sulla scena per comunicare visivamente il classico avanti e indietro di una ramazza che pulisce i pavimenti? Stavolta però il fastidioso impegno quotidiano diventa più leggero grazie ad un nuovo strumento a vapore e senza fili.

Advertising che si trasforma

Come rendere percepibile la nuova leggerezza data al compito casalingo? Grazie a una cartolina che, muovendosi naturalmente, consente al cliente di vedere realmente la scena accadere davanti ai suoi occhi e gli consente di immaginare subito i benefici per la sua vita domestica.

Le potenzialità sono infinite, non resta che scegliere l’effetto più adatto al nostro messaggio.

Clicking clean, la classifica delle aziende tech più green secondo Greenpeace

Greenpeace Usa ha da poco pubblicato il report “Clicking Clean: Who is Winning the Race to Build a Green Internet?” che analizza l’impronta energetica dei grandi operatori di data center, web company e provider di ricerca.

Sotto esame sono finiti oltre settanta tra siti web ed applicazioni.

A vincere per la sostenibilità nel tech Apple, Google, Facebook e Amazon (Web Services). Mentre queste stanno compiendo grandi passi in avanti per diventare le aziende tech più green del pianeta, le altre non possono certo dirsi tranquille.

Le aziende tech più green secondo Greenpeace

Clicking clean, la classifica delle aziende tech più green secondo Greenpeace

Apple si conferma al primo posto anche quest’anno e non un caso.

Da diversi anni l’azienda di Cupertino ricorre a forme di approvvigionamento energetico proveniente da fonti rinnovabili. Sul podio delle migliori aziende tech in termini di sostenibilità troviamo anche Facebook e Google.

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Secondo l’analisi di Greenpeace Usa queste aziende hanno fatto i migliori passi avanti verso forme di energie sostenibili e rinnovabili.

Greenpeace Usa ha fatto sapere, inoltre, che molte aziende del settore informatico si stanno impegnando ad utilizzare energia completamente rinnovabile.

Fra gli operatori di data center l’americana Switch è l’azienda che a fatto registrare i progressi migliori verso l’utilizzo di energia totalmente pulita.

Le aziende tech prese di mira da Greenpeace

Credits: Adobe Stock #ID129229862

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Sotto accusa sono finite un gran numero di aziende tech, realtà molto importanti che hanno trascurato gli investimenti in energie rinnovabili.

I giudizi di Greenpeace tengono conto di diverse caratteristiche, tutte legate ad unico tema: la riduzione dell’impatto ambientale.

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Luca Iacoboni, responsabile campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia, fa notare che:

“nonostante gli annunci in fatto di rinnovabili, Amazon continua a mantenere i suoi clienti all’oscuro sulle proprie decisioni energetiche. Tutto ciò è alquanto preoccupante in quanto l’azienda sta allargando le proprie attività in aree geografiche in cui sono utilizzate prevalentemente energie sporche”.

Non solo Amazon, anche Netflix ha i suoi grattacapi.

Secondo Greenpeace sembrerebbe che, nonostante l’azienda abbia più volte annunciato la sua intenzione di ridurre le emissioni di CO2, stia solamente bilanciandole attraverso l’acquisto di crediti di compensazione delle emissioni.

Raccontare grandi storie unendo dati e creatività

Siamo abituati a pensare che i dati, i numeri, siano qualcosa di freddo e slegato da ogni tipo di emozione.

Sono di certo un’ottima base da cui partire, un inizio necessario, ma non sufficiente, per sviluppare strategie e definire implementazioni, ma è a questo che ci fermiamo di solito.

La stretta relazione tra dati e creatività

Al contrario, Jennifer Brett, boss del reparto American Insights presso LinkedIn Marketing Solution, propone una visione alternativa: un dualismo formato da dati e creatività, una relazione biunivoca che può far nascere risultati stupefacenti.

“Penso che i big data possano portare moltissime informazioni ed insights ad una qualunque campagna di marketing. Se si ha la disponibilità e l’accesso a grandi quantità di dati, non si deve aver paura che questi possano limitare la nostra creatività. Non guardate a questi due concetti come entità separate: uniteli e fate in modo che i vostri dati vi aiutino a raccontare una storia indimenticabile”.

Ci ha pensato Spotify a darci un esempio lampante del potenziale di successo dell’unione di dati e creatività.

Grazie 2016, è stato strano”, l’ultima geniale campagna del colosso della musica on demand, mostra infatti come l’immensa quantità di dati in possesso dell’azienda possano essere catalizzati per una campagna di marketing unica e geniale.

Alla base, la personalizzazione e la localizzazione dei dati e, soprattutto, una rielaborazione mirata ad un obiettivo preciso e ben definito.

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Proprio quest’ultimo, anche secondo Jennifer, è uno dei punti cruciali per il successo di una campagna di marketing basata sui dati:

“Il trucco è non lasciarsi emozionare e sommergere dalla grande quantità di dati a disposizione. Occorre sempre chiedersi qual è il nostro obiettivo, dove vogliamo arrivare. Se si riesce a partire dall’obiettivo finale, non sono preoccupata che le persone sviluppino un focus eccessivo sui dati piuttosto che sulla parte creativa, perché so che hanno ben chiaro in mente il punto di arrivo. Ed in questa situazione, i dati possono solamente rafforzare e migliorare le campagne di marketing”.

dati e creatività

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Ovviamente, avere il supporto di un gran quantitativo di dati è un buon inizio, non però necessariamente sinonimo di buon risultato. Occorre infatti, sempre seguendo i consigli di Jennifer, essere autentici e offrire realmente valore ai consumatori.

Senza autenticità un brand perde di fiducia e di credibilità.

L’autenticità alla base dei dati

Senza una promessa di valore unica e distintiva, il brand diventa uno tra tanti.

Dati, autenticità e promessa di valore sono dunque tre elementi imprescindibili per l’ideazione e lo sviluppo di una campagna di marketing creativa, che risulti distintiva e indimenticabile: fondamentale rimane sempre l’avere un chiaro obiettivo finale e la rara capacità di non perdersi nell’oceano di dati che oramai tutte le aziende hanno a propria disposizione.

Week In Social: Facebook sarà un incubatore di Startup, Vine diventa Camera, YouTube avrà una chat?

Bentrovati cari Ninja con l’attesissima #WeekinSocial! Scopriamo insieme tutte le novità social di questa settimana.

Facebook

La sfida di Facebook per il 2017? Il Digital Marketing

Ormai siamo abituati alle novità da parte di Zuckerberg che anche questa settimana non ci delude: è infatti di pochi giorni fa la notizia che Facebook vuole aprire un incubatore di startup a Parigi. Il mega-campus per le nuove imprese, all’interno della Station, costerà 250 milioni e sarà il primo vero spazio fisico in Europa del colosso digitale Menlo Park.

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Nel nuovo centro, saranno ospitate un migliaio di startup, un auditorium, ristoranti aperti h24 e un laboratorio di stampa 3d.
Facebook si occuperà nello specifico di avviare uno studio, lo Startup Garage, che offrirà un’ottantina di postazioni e spazi di lavoro per 10/15 startup, specializzate nel campo del data economy. A differenza degli altri progetti nei quali Zuckerberg mette lo zampino, in questo caso Facebook offrirà supporto come mentor e guide. Insomma, nessuna partecipazione finalizzata ad altri obiettivi di marketing, ma un lavoro mero e puro di incubazione.

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Seconda notizia dal mondo “Big F”. È già della settimana scorsa la notizia del Facebook Journalism Project, l’iniziativa che rafforza il rapporto tra gli editor e Facebook. All’interno di questo contesto, Facebook si sta muovendo per cercare di ovviare al problema delle bufale diffuse sul social. È infatti fondamentale che le notizie che circolano in Rete siano affidabili. Per questo motivo, verranno adottate delle misure che renderanno più facile il riconoscimento delle bufale, rendendole modificabili agli utenti. Verranno poi tagliati tutti gli introiti pubblicitari a siti che diffondono notizie false che non potranno quindi essere sponsorizzate. La prima organizzazione “ricercatrice di bufale” sarà la Correctiv tedesca, ma ci sono tutti i presupposti per cui questo fenomeno si espanda a macchia d’olio in breve tempo anche negli altri paesi.

Instagram

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Vi siete già abituati alle stories di Instagram? A dire dalle statistiche sì. Stanno infatti riscontrando un enorme successo, al punto da renderle misurabili e sponsorizzabili. Le Stories infatti potranno presto essere utilizzate come strumento di business. Saranno infatti uno strumento utile per dare visibilità e sponsorizzare i prodotti e raccogliere informazioni su interazioni e utenti realmente raggiunti da ogni contenuto.

I dati raccolti e resi disponibili per i profili business daranno indicazioni circa la reach – le persone raggiunte – e le impression – le visualizzazioni vere e proprie -, il numero di commenti o di utenti che hanno invece deciso di abbandonare la visualizzazione del video. Sarà inoltre possibile una targetizzazione vera e propria del pubblico al quale destinare le inserzioni: il solito Facebook style, insomma.

YouTube

Sempre più social! TechCrunch riporta che la piattaforma video di proprietà di Google sta testando una nuova funzionalità di messaggistica in-app su iOS e Android che permetterà agli utenti di scambiare clip, testi e link, senza mai dover lasciare l’applicazione. C’è un però: per ora la funzionalità è disponibile solo in Canada.
Vi abbiamo incuriosito abbastanza? Guardate questo video per avere una piccola preview di quello che ci aspetta!

Vine

Infine, la lenta agonia di Vine, o per meglio dire, la veloce trasformazione: da questa settimana infatti, se avete effettuato l’aggiornamento dell’app, non sono più accessibili i vostri video (a proposito, avete fatto il backup?) ma ritroverete una semplice “Vine camera“, ossia un’app per realizzare microvideo di sei secondi in loop, esattamente come permetteva di fare il social network nato nel 2012.

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Insomma, Twitter ha fatto un’operazione in stile Instagram, replicando ciò che fece il social network delle fotografie creando Boomerang, Layout e HyperLapse, app in grado di generare particolari contenuti video & foto. Il contenuto creato con Vine Camera potrà essere poi condiviso su Twitter. Rimane l’amaro in bocca per la fine di una piattaforma, Vine appunto, che forse non è stata capita fino in fondo e che poteva veramente dare tanto, in termini di contenuti e anche di strumenti a disposizione delle aziende. Ma si sa, il mondo dei social network non ha pietà, e chi rimane indietro, rischia di scomparire.

Queste sono tutte le novità che abbiamo trovato per voi questa settimana: segnalateci le vostre sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!