MEGA, l'app di Kim Dotcom da 50GB che sfida i giganti del cloud

Chiunque, in un modo o nell’altro, avrà già sentito parlare di Megaupload: un servizio che, ormai anni fa, offriva servizi per lo storage di file in tutto il mondo. Il suo fondatore è il tedesco Kim Dotcom, reso celebre soprattutto dopo l’arresto da parte dell’FBI per la diffusione di file protetti da copyright tramite il suo sito web.

Dopo i vari problemi legali, nel gennaio 2013 Kim è tornato all’assalto con un nuovo servizio per l’hosting ed il file sharing internazionale chiamato MEGA. Con il nuovo sito web sono cambiati i metodi di criptazione dei file e successivamente, l’imprenditore informatico, ha deciso di puntare anche sul mercato mobile.

In questi giorni sono arrivati nuovi aggiornamenti per l’app con il maggiore spazio disponibile in modalità free: a partire dalla versione 2.0 per Android e ad una nuova app per Windows Phone. Per questo, con i nuovi software, MEGA è pronta a sfidare colossi del file sharing come Dropbox, Google Drive o Onedrive di Microsoft.

Il vero punto di forza su cui si basa tutta la strategia è la grande quantità di spazio che permette di avere con un account free e la sua copertura su qualsiasi tipo di sistema operativo per smartphone. Con l’account free si possono sfruttare 50 GB di spazio, in cui, grazie alle nuove versioni rilasciate in questi giorni, si potranno attivare i backup automatici delle foto, dei video, e di tutti i propri documenti in completa sicurezza.

Tutto quello che si carica in MEGA è completamente criptografato, nessun altro ha la chiave per guardare i vostri file. Potete trovare maggiori dettagli o creare un account da MEGA a https://mega.co.nz/
Ecco le attuali caratteristiche:
– navigare nel tuo account di archiviazione MEGA
– caricare e scaricare velocemente file nel tuo dispositivo Android
– Sincronizzare automaticamente la fotocamera per foto e video
– cercare file all’interno del tuo accaunt
– condividere e scaricare con link MEGA
– eliminare file
– rinominare file
– spostare file
– creare le cartelle

Considerando che i vari competitors non superano i 15GB per un account free, come reagiranno a questa vera e propria sfida?

Download: Android
Download: iPhone
Download: Windows Phone 

Fenomeno Dubsmash: è iniziata l’invasione dei video-selfie playback

La vostra bacheca Facebook o il vostro contatto Whatsapp sono stati invasi da video esilaranti in cui i vostri amici, con espressioni drammatiche o comiche, cantano o interpretano scene famose di film o video musicali? State tranquilli, non sono del tutto impazziti. Sono stati semplicemente travolti dal fenomeno Dubsmash. Vi spieghiamo subito cos’è!

Dubsmash è un modo divertente per comunicare sui socialnetwork. È un app made in Germany, gratuita e disponibile sia per Android sia per iOS, che porta una ventata di novità alla staticità del fatato mondo dei selfie, con un coinvolgente sistema di intrattenimento. Nell’app, infatti, si mescolano video e citazioni cinematografiche che consentono all’utente di impersonare/doppiare personaggi famosi. Pensate cosa potrebbe scatenarsi con la famosa frase tratta dal cult Gomorra “Sta senza pensier!”.

È divertente notare la scelta delle location predilette dagli user e mostrate ad oggi nei numerosissimi Dubsmash Video: quasi sempre il bagno o la camera da letto fanno da sfondo alle facce degli utenti calati nel ruolo di personaggi o cantati famosi. Facce come queste, per intenderci…

Dubsmash app

Come funziona l’App?

Facilissimo! Non dovete fare altro che scaricarla sul vostro smartphone o tablet direttamente dal PlayStore o dall’App Store.

Una volta installata, dovrete seguire una semplice procedura iniziale nella quale inserire la vostra lingua di appartenenza, così da far comparire le citazioni famose in quella lingua. Dal lancio dell’applicazione ad oggi sono state implementate citazioni per diverse lingue e, seguendo la tendenza, le citazioni sicuramente verranno ampliate.
Potrete selezionare anche più di una lingua, ad esempio italiano e spagnolo, in modo da visualizzare le citazioni disponibili nel database di Dubsmash in entrambe le lingue.

All’interno della scheda “All Sounds” troverete le cartelle con tutti i suoni e le citazioni in voga come Party, Reality TV, Comedy, Cartoon, Internet Hits, Love, Sport e tanto altro ancora.

Premi “Start” e inizia a registrare il tuo video da star…

Selezionato un suono comparirà un pulsante “start” con l’inquadratura della fotocamera frontale del vostro dispositivo e premendo start inizierà l’audio della citazione.
Tutte le volte che premerete Start registrerete un video, ma alla fine avrete la facoltà di salvarlo o cancellarlo. Alla fine potrete salvarlo anche sul vostro dispositivo, condividerlo direttamente su Facebook, Instagram o inviarlo ad un utente/gruppo di Whatsapp.

Lasciatevi travolgere, fate più prove, ascoltate più volte la citazione. Insomma realizzate un doppiaggio fai da te.

Dubsmash app how to

Perché è diventato subito un fenomeno virale?

Dubsmash sta letteralmente invadendo il web grazie alla facilità di condivisione. Questo modo di comunicare contiene elementi chiave per coinvolgere gli utenti particolarmente avvezzi alla goliardia e alla socialità:

  • è divertente (le espressioni dei faccioni selfie ne sono la riprova);
  • è personalizzabile (mette a disposizione la possibilità di inserire testo, sticker e dressup che si adattano anche al movimento del viso);
  • è invasivo e condivisibile sui social (irrompe con lo sharing sulla tua bacheca facebook o tramite whatapp ed è impossibile non darci un’occhiatina);
  • è gratis (non c’è bisogno di aggiungere altro).

State pensando che non utilizzerete mai quest’app? Non vi crediamo.
Anzi scommettiamo che vedendo alcuni video su Youtube vi verrà voglia di provarlo. Enjoy!

Quanto spende la Pubblica Amministrazione italiana? Scopritelo con Soldipubblici Reloaded

I comuni italiani spendono troppo: solo dicerie, o realtà?

A sfatare miti e leggende attraverso dati e analisi specifiche ci pensa SOLDIPUBBLICI-RELOADED, il nuovo progetto digitale elaborato da The Fool – società specializzata in strategie e strumenti per l’analisi, gestione e tutela della reputazione e degli asset digitali online – per consentire ai cittadini interessati di comprendere in modo chiaro e puntuale come la Pubblica Amministrazione impiega il denaro.

Eccone una video-presentazione.

SOLDIPUBBLICI-RELOADED riaggrega i dati originati e proposti da http://soldipubblici.gov.it/it/home, parte del progetto Open Data iniziato nel 2011. Citiamo dal comunicato stampa:

In modo migliorativo rispetto a quanto proposto dal sito del Governo, sul portale http://soldipubblici.thefool.it gli utenti possono visualizzare in un’unica comoda interfaccia tutte le voci di spesa di ogni singolo Comune italiano, ordinate per importo totale nonché raffrontate tra di loro per avere un’immediata percezione del peso di ogni capitolo di spesa all’interno del bilancio comunale. 

Il nuovo portale offre, inoltre, arricchimento dei dati e analisi non presenti sul sito governativo come il “costo medio per abitante” delle spese comunali, la classifica dei “top spender” tra i Comuni italiani, sia in termini di totale di bilancio che di singola voce di costo, nonché la classifica delle voci di spesa che – in aggregato – gravano maggiormente sui bilanci della Pubblica Amministrazione locale.

Un progetto digitale molto interessante, che sta facendo discutere e “muovendo” gli animi di comuni ed opinione pubblica.

Nei primi 5 giorni sono state visualizzate 120.000 schede! I comuni più visualizzati? Roma, Milano, Pescara, Piacenza e Mira e alcuni comuni (tra cui Milano e Pomezia) hanno diramato comunicati stampa per commentare e precisare i dati pubblicati.

Lo avete già testato? Cosa ne pensate?

Webfonts: la tipografia di un sito migliora con Google e Typekit

typekit-webfonts

Croce e delizia di ogni webdesigner, la tipografia è un aspetto essenziale su cui un sito si gioca il primo impatto e la leggibilità, usando i font come strumento ma anche come elemento grafico.
Chiunque progetti siti web sa quanto le incompatibilità cross-browser possano rendere un lavoro difficile e i risultati frustranti, per questo due giganti di internet e del design, ossia Google e Adobe, sono venuti incontro agli architetti del web fornendo uno strumento che semplifica la loro attività e migliora l’esperienza dell’utente.

I webfonts

I font definiti “websafe”, serif e sans-serif, sono relativamente pochi, in quanto devono essere già installati sul computer dell’utente per essere visualizzati in un sito; questo significa che, con la varietà di sistemi operativi e browser in circolazione, si riducono a poco più di una decina: Arial, Helvetica, Verdana, Geneva, Times New Roman e pochi altri. Tuttavia, volesse il webdesigner utilizzare un font non incluso tra questi, esiste una soluzione per caricarlo sul proprio server e far sì che l’utente, nel visualizzare il sito, scarichi automaticamente quel font e riesca a visualizzare correttamente la tipografia come nelle intenzioni di chi l’ha progettata. Così facendo si creano degli webfonts: con la direttiva @font-face, nel rispetto completo delle specifiche fissate dal W3C, lo standard CSS3 permette tutto questo.
Purtroppo c’è ancora un altro ostacolo: quello della compatibilità cross-browser dei formati di font. Tramite @font-face si utilizzano i formati TrueType (TTF), OpenType (OTF), WOFF, SVG e Embedded OpenType (EOT), ma il supporto sui principali browser non è omogeneo. Allora o si converte il font dal formato di cui si ha disponibilità in tutti gli altri mancanti, lo si carica sul proprio sito – se se ne hanno i diritti per farlo; moltissimi font sono protetti da diritto d’autore, anche se spesso lo si ignora – e si incrociano le dita nella speranza che la connessione dell’utente sia abbastanza potente da non soffrire il peso di questi file; oppure si fa ricorso a un servizio online che si fa carico al posto nostro di questi inconvenienti.

Google WebFonts

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Raggiungibile da ogni dove, dalla stabilità indiscussa e dall’eventualità di un crash inpensabile, Google offre sicuramente ogni garanzia dal punto di vista del supporto tecnico. Google Fonts, oltre alla solidità, ha anche una vastissima collezione di caratteri: serif, sans-serif, display, calligrafici e monospace per quasi – ad oggi – 700 famiglie di font tra cui scegliere per il proprio sito. E’ sufficiente richiamare il server di Google, dichiarare il nome del font nel proprio foglio di stile e le API faranno tutto il resto.
«Un web con gli webfonts è più bello, leggibile, accessibile e aperto», dice il team di Mountain View. «Google Fonts rende facile e veloce per tutti usare web fonts, inclusi designers professionali e svluppatori. Crediamo che tutti dovrebbero poter usare una tipografia di qualità nelle loro pagine web e applicazioni». Tutti i fonts di Google sono open source, possono essere usati liberamente sia per fini privati che commerciali, c’è libertà di scaricarli, distribuirli e modificarli a piacere, addirittura assieme al designer che li ha prodotti, se si vuole. E ovviamente si possono creare font da distribuire al mondo tramite questa piattaforma.

Adobe Typekit

Typekit è stato uno dei primi servizi apparsi sulla scena e oggi è uno dei più utilizzati nel panorama che, nel frattempo, si è densamente popolato. Attualmente di proprietà di Adobe, offre un migliaio di famiglie di font navigabili per filtri che soddisfano anche i più esigenti (dalla classificazione all’uso per web o desktop, dall’orientamento a titoli o paragrafi alle proprietà della costruzione della lettera).
Wired, Aol, The New York Times o WordPress sono alcuni dei testimonial di questo servizio professionale, pensato per la completa integrazione con la Crative Suite Adobe ma a pagamento: si va da 50 dollari l’anno a 30 dollari al mese, nei piani tariffari proposti; una piccola selezione di font, tra le centinaia disegnate «dai migliori type designers in commercio», è disponibile in versione prova.

L’unione fa la forza

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Nonostante la concorrenza, dal 2010 Google Fonts e Adobe Typekit collaborano per creare una tecnologia webfont migliore e ottimizzare la qualità dei font open source: Adobe Edge Web Fonts è il risultato di questa collaborazione, oltre 500 font totalmente gratuiti e garantiti da Google e Adobe. Prodotti come il font Rosario o il Source Sans Pro sono proprio il risultato di questa unione basata su professionalità e libertà, ottimo punto di incontro delle migliori esperienze di web type designing degli ultimi anni.
Vero che con l’Helvetica non si sfigura mai, ma con una scelta così ampia perché non osare sulla tipografia? Basta un minimo di buon gusto e gli strumenti per rendere il web più bello sono alla portata di tutti.

La tecnologia mobile per l'istruzione ai Verizon Powerful Answer Award

Il 27 gennaio saranno annunciati i quattro vincitori del Verizon Powerful Answer Award, uno dei concorsi più autorevoli per il settore Tech, organizzato da Verizon Enterprise Solution, che grazie a questa iniziativa aiuta le aziende a perseguire nuove strade di sviluppo e innovazione, apportando benefici non solo ai clienti ma al mondo intero.

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato di Talkitt, l’app che aiuta le persone con disturbi del linguaggio, che concorre per i Verizon Powerful Answer Award.

LEGGI ANCHE: Talkitt, l’app che darà voce alle persone con  disturbi del linguaggio

I settori protagonisti del concorso sono: Istruzione, Sanità, Sostenibilità e Trasporti. Per ognuno si sono candidate tre aziende, per un totale di 12 finalisti già annunciati a fine 2014. Il primo premio nelle rispettive categorie otterrà 1 milione di dollari mentre i restanti otto vincitori riceveranno 250.000 dollari ciascuno, per un totale di 6 milioni.

Quello che questa volta ha attirato il nostro interesse è stato il settore “Istruzione” in cui appaiono sulla scena due proposte mobile assolutamente innovative e interessanti.

Con Books that grow leggere è più facile per tutti!

Books that grow è una piattaforma che raccoglie libri a diversi livelli di difficoltà, in grado di aiutare i bambini a diventare lettori migliori. Attraverso un sistema responsive, la piattaforma è usufruibile su qualsiasi dispositivo mobile (smartphone, tablet e pc).

Il suo utilizzo è semplicissimo: basta creare un account personale, scegliere un livello di partenza e subito comparirà sullo schermo una storia da leggere. Il genere è vario e spazia dalla letteratura, scienza, grandi classici fino ad arrivare alla storia e a molti altri ancora. All’interno di ogni capitolo ci sono degli esercizi di comprensione, che aiutano il bambino a fissare le conoscenze apprese e a valutare i miglioramenti nelle proprie capacità di lettura.

E’ una piattaforma che offre supporto sia ai genitori sia agli insegnati. I genitori possono utilizzare questo strumento come pratica di lettura supplementare e per facilitare l’istruzione a casa.

Ma i veri protagonisti di questa tecnologia innovativa sono gli insegnanti. Oggi le aule scolastiche sono sempre più popolate da bambini che presentano capacità e abilità differenti. Padroneggiare una competenza di base come la lettura può risultare molto facile per uno studente ed estremamente difficile per un altro. Gli insegnanti sono spesso costretti a dividere la classe in due gruppi, in base alle loro conoscenze, creando però delle “pericolose” differenze tra chi è dotato di abilità inferiori e chi superiori.

Grazie a Books that grow questo problema scompare perché finalmente ogni bambino può leggere la stessa storia ma con livelli di difficoltà differenti e adatti alle sue capacità, può imparare dai suoi coetanei attraverso un dialogo ed uno scambio continuo.

L’utilità indiscussa di questa piattaforma è dimostrata dalle testimonianze di alcune insegnanti americane, come Ellen Darensbourg di Manhattan, la quale dice:

Con Books that grow, tutta la mia classe è ora in grado di leggere ad alta qualità, interessanti testi complessi insieme. Non importa quale sia il loro livello di lettura, tutti i miei studenti possono partecipare attivamente alle discussioni in classe.

Sesame Phone, il primo smartphone touch-free

La società Sesame Enable ha realizzato il Sesame Phone: il primo smartphone completamente touch-free del mondo. Progettato da e per le persone con disabilità, il prodotto nasce con l’obiettivo di rendere lo smartphone accessibile a chiunque abbia difficoltà con l’uso delle mani.

Il suo utilizzo è semplice quanto geniale: una volta detta la parola d’ordine, “Open Sesame”, lo smartphone si accende. A questo punto basta fare alcuni movimenti con la testa, la fotocamera frontale li segue e li combina con algoritmi all’avanguardia, per creare un cursore che appare sullo schermo del telefono, simile alla “freccetta” del pc. L’interfaccia touch-free si estende a quasi qualsiasi applicazione del Play Store di Google mentre l’hardware riprende quello di Google Nexus 5.

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Quanto detto finora è già in grado di dimostrare l’enorme importanza di questa proposta, ma facciamo un passo avanti. Collegando la maggior parte degli elettrodomestici a Sesame Phone, sarà possibile a chiunque avere il controllo della propria casa e godere di maggiore autonomia.

Lo smartphone, comandato con i soli movimenti della testa, permette infatti di cambiare i canali della TV, accendere o spegnere le luci, controllare la temperatura dell’ambiente e molto altro ancora. Insomma un’innovazione nel mondo della tecnologia in grado di “regalare” a tutte quelle persone meno fortunate una vita il più normale possibile.

Di fronte a delle idee così utili e lodevoli, chi vincerà il Verizon Powerfull Answer Award va in secondo piano. I veri vincitori sono tutte quelle aziende che in questa occasione e in tante altre mettono le loro capacità a disposizione delle persone per aiutare chi ne ha più bisogno.

Social media, i migliori amici del tuo business

 

Se credete che sia Blackberry il presente del business vi sbagliate di grosso. Sincronizzate gli orologi e tornate nel 2015, il business ormai è social.

Le relazioni di lavoro non avvengono più come un tempo attraverso lunghi viaggi lavorativi, noiose mail e incessanti chiamate via Bluetooth. Oggi le connessioni in ambito lavorativo sono del tutto cambiate e le riunioni non sono più come abbiamo sempre immaginato. I rapporti personali hanno sempre avuto un ruolo importante nella costruzione dei business e attraverso i social, adesso, hanno messo la quinta: non è un caso che nel mondo digitale, i social media possano accelerare il processo di costruzione di relazioni lavorative. Piattaforme social come Facebook e LinkedIn negli ultimi dieci anni hanno migliorato il modo di comunicare con i potenziali partner commerciali. In questo modo hanno generato connessioni più rapide, divenendo il mezzo principale di ricerca clienti e partner per lo scambio di relazioni lavorative e commerciali.

 

Una grande azienda sa sempre quali società contattare per avviare una collaborazione o una particolare iniziativa. Una volta fatto questo passo, tradizionalmente si partiva con le classiche mail lunghe e noiose per tentare un primo approccio conoscitivo. Siamo seri, nel 2015 quanta attenzione viene dedicata alle fredde mail lavorative? Poca o non abbastanza, non importa; il dato relativo è che ormai sempre più spesso i social network sono in grado di migliorare questo metodo di connessione. Grazie ai social media siamo in grado di trovare esattamente l’impresa da contattare, stabilire se ci sono connessioni reciproche, capire il background societario e vedere cosa fanno i relativi protagonisti.
Detto in questo modo sembra una roba da niente, ma non è proprio così. Qualche consiglio può sempre tornare utile: ecco dei pratici suggerimenti per usare al meglio i social network in ambito business.

LEGGI ANCHE: Dimensioni immagini social: istruzioni per l’uso

Pensate ai social media come a una lente d’ingrandimento

Le piattaforme social offrono la possibilità di vedere ciò che i potenziali partner, concorrenti e clienti stanno facendo in prima persona. I social si rivelano un modo concreto per vedere in che modo le aziende lavorano e possono illuminarci sui possibili modi di lavorare insieme, o allo stesso tempo farci capire perché non farlo. Anche i potenziali partner sfruttano i social media proprio come una lente d’ingrandimento per capire nel dettaglio le vostre mosse. Assicuratevi di posizionare al meglio la vostra azienda sui social. Condividete perciò contenuti che siano in grado di stimolare serie riflessioni e non esitate a mostrare i vostri traguardi e successi.

Ogni social ha il suo target

Ogni social network è differente. Le persone cambiano il modo di comportarsi in base al canale di riferimento. Per le aziende è indubbiamente importante estendersi su molte piattaforme di social media, ma allo stesso tempo è essenziale adattarsi al diverso tipo di target, offrendo contenuti di qualità per ogni tipo di canale.
La flessibilità è importante, non esiste un metodo universale di gestione dei social: ogni social network deve essere sfruttato in maniera differente sia per la diversa tipologia dei clienti, sia per le caratteristiche del social.

Le relazioni sono essenziali

Social media, i migliori amici del tuo business

Se cercate di connettervi con un rappresentante societario, controllate sempre per vedere se qualcuno nella vostra azienda ha un rapporto prestabilito con quella persona. Avere un collegamento in comune può essere molto utile per intavolare una trattativa lavorativa con un’altra società nello sviluppo di piano di business.

I social media sono importanti ma non sono tutto

I social non sono ovviamente l’unica chiave per il successo, ma rappresentano delle ottime risorse da aggiungere alle pratiche tradizionali di lavoro. Ad esempio, tutti abbiamo inevitabilmente inviato un’e-mail o messaggio vocale a un’altra società senza avere risposta; ma non per questo bisogna smettere di farlo.
È opportuno continuare sulla “classica” via lavorativa e nel frattempo seguire, separatamente, tramite LinkedIn o altre strade digitali, nuove opportunità di rapporti con i potenziali partner.

Che sia su internet o meno, l’elemento fondamentale di sviluppo del business sarà sempre quello di instaurare relazioni forti e durature con i propri partner. Il saper fare lavoro e comunicare con le altre aziende non si misura solamente su come utilizziamo i nostri social ma anche su come sfruttiamo ogni tipo di canale.

Conquista la tua tribù con il Tribal Marketing. L'esperienza in-house di Jeep

Mirko Pallera Corso Tribal Marketing Jeep

Secondo Bernard Cova, con il tribal marketing non si intende creare un vincolo personale con il consumatore, piuttosto, si cerca di  “mantenere il legame fra i clienti stessi, aiutandoli a condividere le loro passioni grazie […] a un prodotto o un servizio che abbia valore di legame”.

Ora, pensa a un lovemark come quello di Jeep e alla sconfinata galassia di microcosmi, i Jeep club, sorti grazie agli entusiasti e agli appassionati del brand. Non a caso ho parlato di microcosmo, o meglio, di neo-tribù, ossia “ insieme di individui non necessariamente omogenei fra loro” accomunato da “un’identica soggettività, affettività o etica, capaci di svolgere azioni microsociali”, proprio per definire i confini netti di una comunità. Ora, se un brand ha a che fare con una moltitudine di tribù, diverse per ragioni culturali, geografiche e linguistiche, che cosa deve fare per affermarsi e diventare la voce guida di tutte queste comunità? L’ho chiesto a Luna Bondesan, del marketing team di Jeep.

L’anno scorso Jeep ha seguito il corso in-house in Tribal Marketing di Ninja Academy con il professore Bernard Cova. Da che cosa è nata questa esigenza?

Ci siamo interessati al corso in Tribal Marketing, perché avevamo una necessità: rendere il nostro brand il punto di riferimento per tutti i Jeep Club non ufficiali sparsi per il mondo. Jeep è un marchio molto amato sia dagli owner che dagli entusiasti e proprio grazie a loro sono sorti diversi realtà e gruppi accomunati dalla stessa passione per il mondo Jeep. Ci siamo trovati di fronte a uno scenario variegato, una tribù appunto, con cui dovevamo giocoforza dialogare. La vera esigenza in realtà è stata quella di coordinarci internamente per comunicare in maniera uniforme con tutti gli appassionati di questa grande community. Ma come? Per questo abbiamo scelto Ninja Academy, affinché ci guidasse in un progetto chiamato JOG (Jeep Owners Group).

jeep tribal marketing ninja academy

 

Il successo non sta nell’idea, ma nella sua realizzazione. Come vi ha aiutato Ninja Academy a implementare il progetto Jeep Owner Group?

Ci sono brand che fanno davvero innamorare le persone e Jeep è uno di questi. I docenti del corso in Tribal Marketing ci hanno aiutato innanzitutto a trasmetterci il senso di consapevolezza nei confronti di una così nutrita tribù, che doveva essere coccolata e seguita. Quando si instaura un rapporto con una community che ha un senso di appartenenza così forte ed è accomunata da simboli valoriali così radicati, dobbiamo considerare la delicatezza dell’operazione e trovare canali di comunicazione che possano aprirci al dialogo con essa per poter alimentare le discussioni generate attorno al brand. Noi, dovevamo capire quali canali adottare.

tribal marketing ninja academy jeep

Il corso si articolava in due moduli: tribal marketing e il modulo in marketing non-convenzionale. Raccontaci quali lezioni vi sono rimaste impresse e perché

La parte preliminare sul tribal marketing spiegata da Bernard Cova è stata sicuramente quella che personalmente ho più apprezzato. Devo dire però che il modulo sul marketing non convenzionale è stato illuminante. Sarà stato per la presentazione delle case history o per l’approccio molto pratico e interattivo, ma il corso in sé ci ha permesso di allargare i nostri orizzonti e considerare il nostro lavoro da una prospettiva diversa. I video con gli esempi pratici ad esempio, si sono dimostrati davvero utili e ci hanno ispirato alla realizzazione del nostro progetto.

Tutto quello che un Brand Manager deve sapere sui Social Media

Il mondo dei Social Media si sta implementando ed evolvendo così esponenzialmente che spesso risulta difficile poter tenere il passo con loro. Alla stessa velocità ed intensità aumenta il loro potere nel mondo della comunicazione; si fa quindi necessario per ogni buon Brand Manager conoscerne ogni retroscena per tenere il passo con il futuro.

Oltre l’aspetto emozionale dobbiamo anche basare le nostre strategie su statistiche in modo da plasmare ad arte il nostro ruolo sui social.

Sapevate già che il venerdì è il giorno più divertente su Pinterest? O che i brand hanno al massimo un’ora di tempo per poter rispondere ai followers su Twitter? O che, sempre il social dei cinguettii, ha ben sei reti di comunicazione distinte?

LEGI ANCHE: 5 casi in cui l’uso del testimonial ha fatto discutere

Ecco 10 nozioni sorprendenti da conoscere per utilizzare al meglio i Social Media

1. I tuoi più grandi sostenitori hanno il minor numero di followers

La stragrande maggioranza delle interazione sulle pagine relative alle vostre aziende o brand, non arrivano dai grandi Social Player. Dopo un monitoraggio di due anni su un campione di oltre 1 miliardo di menzioni social, il Social Monitoring Website Mention ha scoperto che il 91% di esse provengono da profili con meno di 500 seguaci.

Non bisogna tralasciare quindi l’interazione con il vostro più grande bacino d’utenza. Cercate di essere presenti e dare risposte veloci e piacevoli a tutti i vostri utenti.

2. Twitter ha sei reti di comunicazioni distinte

Le conversazioni su Twitter creano networks con contorni identificabili; queste strutture di conversazioni sono diverse a seconda dell’oggetto del discorso e delle persone che guidano la conversazione. Sono osservabili sei strutture diverse: Polarized Crowds, Tight Crowds, Brand Clusters, Community Clusters, Broadcast Network, Support Networks. Queste strutture si creano in base a come i partecipanti alla discussione scelgano di rispondere e a chi e – la struttura della conversazione – racconta sempre  la natura della stessa.

Analizzate quindi qual è il vostro posizionamento per constatare quale vi si addica, altrimenti, cambiate strategia.

 

3. Hai un’ora per rispondere ai tweet

Secondo una recente indagine di Lithyum Technologies i vostri utenti si aspettano molto da voi.  Il 53% degli utenti che decide di twittare ad un brand si aspetta una risposta entro un’ora. La percentuale sale di oltre venti punti percentuali se il tweet è stato fatto per un reclamo.

4. I marketers affermano che le parole trionfano sulle immagini

Non tutti i social fondano la loro fortuna sulle immagini, specialmente perchè utilizzati in prevalenza dal mobile dove è più difficile vederle e coglierne ogni sfumatura. Un copy accattivante è invece sempre un ottimo lasciapassare soprattutto se a disposizione hai “solo”140 caratteri.

Questa affermazione è supportata dall’indagine annuale di Social Media Examiners da dove è emerso chiaramente che un claim scritto è la forma più importante di social content (58%). I contenuti visivi sono arrivati solo secondi e con un ampio margine (19%).

5. La notte è il momento migliore per i retweet

Secondo una ricerca condotta da TrackMaven, il picco massimo dei retweet si ha dalle 22 alle 23. Se volete che il vostro tweet venga condiviso al massimo, cinguettate a tarda sera!

6. Venerdì è il giorno migliore per aumentare il proprio engagement su Facebook

Il Social Intelligence Report di Adobe, analizzando i dati degli ultimi due anni, ha decretato che il venerdì è di gran lunga il giorno in cui si ricevono più commenti, like e condivisioni di qualsiasi altro giorno della settimana.

Assicuratevi che la vostra posting schedule includa l’invio di almeno un post il venerdì. Considerate anche di concentrare nel fine settimana i vostri post migliori o che desideriate abbiano maggior risonanza.

7. Le foto veicolano il maggiorr engagement su Facebook

Social Bakers dichiara che ben l’87% delle interazioni di una pagina Facebook si hanno quando l’oggetto è un post fotografico. Tutti gli altri tipi di contenuti riceve invece più del 4% di interazioni.

Il consiglio più ovvio è quello quindi di postare il maggior numero di foto. Scegli foto a supporto del tuo post o che includano un visual storytelling.

 

8. Facebook, Pinterest e Twitter sono i social con maggior traffico

Shareaholic, sito di social sharing, ha rivelato un interessante spaccato sul modo in cui i social media veicolino il traffico sui siti web: i social che veicolano il maggior traffico (in termini di quantità) sono Facebook, Twitter e Pinterest. YouTube, Google+ e Linkedin si classificano come primi tre social per tempo trascorso su di essi, frequenza di rimbalzo e pegine per visita.

 

 

9. Puntare a 28, 118 o 385 interazioni per post (dipende dal numero totale di fans)

Social Bakers ha analizzato più di 40.000 pagine Facebook di tutte le dimensioni per poter calcolare l’engagement medio, ed è risultato che: pagine da 1 a 9.999 fan 28 interazioni per post, pagine da 10.000 a 99.999 fan 118 interazioni per post, da 100.000 a 499.999 fan 385 interazioni per post.

Con interazioni si intendono il totale dei commenti, delle condivisioni e dei likes. Oltre ai dati di cui sopra, Social Bakers ha anche sottolineato che le interazioni su un particolare post sono direttamente proporzionate alla sua portata. Più engagement avrà un post, più la gente lo vedrà.

10. Su Pinterest c’è un giorno adatto a qualsiasi cosa

Il blog di Pinterest ha recente rivelato quali siano gli argomenti che riscuotono il maggior engagement ogni giorno della settimana; una tabella di marcia da seguire per avere il maggior riscontro possibile. Prendete carta e penna e segnate!

Lunedì: fitness

Martedì: Hi-tec

Mercoledì: citazioni

Giovedì: fashion

Venerdì: humor

Sabato: viaggi

Domenica: food craft

Create una Pinterest Board che tocchi ciascuno di questi sette temi e costruite un programma di condivisioni specifiche nella vostra pianificazione.

Marketing: i trend del 2015

L’unica costante è il cambiamento” dice Philip Kotler, fondatore del marketing riguardo la sua scienza. Per questo, c’è assoluto bisogno per i marketer di anticipare cambiamenti e trend del mondo intorno per essere sempre competitivi, stare al passo e produrre novità.

Internet ha drasticamente cambiato il modo in cui le informazioni vengono condivise, le persone si connettono sempre più velocemente, sempre più spesso sono consapevoli di ciò che cercano e gli input ricevuti si moltiplicano. È normale dunque che con il cambiamento di internet cambiano le abitudini dei consumatori e deve cambiare il modo in cui imprese e brand si relazionano ad essi.

In quest’ottica, cosa possiamo aspettarci dal 2015? Quali sono i trend da tenere d’occhio in questo nuovo anno?

1. Video adv

La video strategy è una fondamentale forma di new digital marketing, intesa come forma di comunicazione, ironica, virale, utilizzata per veicolare contenuti unconventional, che non si riescono a esprimere negli spot da 30″. Già nel 2014 abbiamo avuto modo di vedere la rapida crescita di questo strumento, perché è sicuramente ciò che più di ogni altra cosa consente di fare branding ed in quest’ottica il video seeding è uno strategico per ogni ottima video strategy.

Perché i video? A differenza della singola immagine, i video sono perfetti per mostrare come funziona un prodotto od un servizio. Già con Vine si è assistito alla rapida crescita degli instant video ma questo trend crescerà fortemente nel 2015 quando tanti brand su questa scia si doteranno delle piattaforme necessarie per la veicolazione efficiente di questo tipo di contenuto.

2. Le PMI adotteranno finalmente e correttamente il SMM

Sono proprio le PMI, a poter trovare nel Social Media Marketing uno strumento valido e a buon mercato per raggiungere la propria target audience, aumentare la propria visibilità e guadagnare clienti mediante la propagazione virale dei pareri positivi attorno ai loro prodotti, ma soprattutto targetizzare e localizzare il proprio pubblico.

E tutte queste opportunità fanno si che il Social Media Marketing non resti ad appannaggio solo dei grandi brand ma possa essere sfruttato anche dalle piccole e medie imprese. L’attività sui Social Media sarà un’attività di Content Marketing: tesa, quindi, a creare e condividere contenuti che risultino utili al pubblico di riferimento. Ciò che è sempre più importante è la crescita della propria audience e l’aumento del livello d’interazione dei contenuti. Linkedin ha rilasciato una interessante ricerca, Priming the Economic Engine, che si è occupata di analizzare il rapporto delle PMI con i social per capire se questa relazione genera dei margini di successo in termini di crescita e ritorni. Negli USA, l’81% delle aziende, infatti, già utilizza una strategia social mentre solo il 9% non la usa ma ha l’obiettivo di farlo. Si deduce che l’utilizzo dei social media è in crescita come la spesa destinata ad esso anche nelle aziende europee ed italiane.

3. Il Social CRM sarà essenziale

In alcuni settori come le Telecomunicazioni, il sevizio clienti via Twitter e Facebook è già molto attivo ed in fase avanzata. Stessa cosa si può dire di alcune banche e società di trasporti pubblici (vedi Atac, ATM, Trenitalia). Non è così per tutte le imprese ma è certo che i risultati che sta dando in termini di soddisfazione del cliente sono molto alti e fanno immaginare che il Social CRM nel 2015 sarà la regola, non l’eccezione.

Il motivo per il quale il social CRM funziona ed è apprezzato dagli utenti è presto detto: è rapido, costa poco ma soprattutto coinvolge gli utenti. Grazie a questo strumento inoltre è possibile realizzare azioni di comunicazione multicanale, misurare il ROI e rilevare ambasciatori o diffamatori del brand.

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4. Marketing sempre più localizzato grazie alle GPS app

L’ampia diffusione del mobile, cioè della navigazione da smartphone e tablet fa si che con l’utilizzo delle GPS app si riescano sempre di più ad avere dati sulla posizione geografica degli utenti e dunque a fornire sempre di più un’offerta correlata anche alla loro localizzazione.

“promozioni e notifiche Geo-mirate saranno aggiunte al marketing mix poichè le aziende iniziano a vedere il vantaggio del targeting dei clienti basato sulla posizione fisica di negozi, ristoranti ed eventi” – dice Chatterjee. “Le reti di social media saranno il principale canale di real-time location based marketing, fornendo piattaforme pubblicitarie chiave sia per aziende che per clienti”.

Già con iBeacons di Apple o dispositivi Bluetooth simili, i rivenditori sono in grado di inviare segnali agli smartphone dei clienti che hanno scaricato l’applicazione necessaria ma in futuro, il segnale mostrerà se un cliente è nel reparto di elettronica, consentendo ai rivenditori di inviare messaggi specifici al dispositivo mobile del cliente, come ad esempio sconti e comparazione di prodotti.

5. Pagamenti mobile e Apple Pay

A causa della diffusione in rapida crescita di smartphone e tablet, è necessario che le aziende creino contenuti che accessibili agli utenti mobili. Secondo Forbes, l’87% delle vendite di dispositivi entro il 2017 saranno tablet e smartphone.

Che si tratti di creare una versione alternativa mobile di un sito web o utilizzando sito web responsive, è importante fornire un’esperienza positiva per gli utenti che stanno navigando attraverso un dispositivo mobile. Anche le transazioni monetarie saranno fatte sempre con maggiore velocità e mentre si sta facendo altro. Secondo un recente rapporto di comScore, la spesa on-line retail è cresciuto del 14% lo scorso anno, il che significa che ora che 1/3 di tutti gli acquisti online sono realizzati con i dispositivi mobili. Con l’introduzione di Apple Pay, questi numeri andranno ad aumentare, ed i marketers devono agire in fretta accanto alla nuova iniziativa di Apple. Tutto quello che bisogna fare è semplicemente posizionare il telefono su una macchina chiamata Near Field Communication (NFC) che si trova presso il registro, e poi si trasferirà le informazioni di pagamento in modalità wireless e quasi istantaneamente.

6. Wearable e Internet of Things

Colmare il divario tra l’esperienza online e offline sarà un grande passo, non solo per il marketing online, ma per Internet in generale. Una delle prime possibili applicazioni tecnologiche destinate ad unire online e offline sono le tecnologie di micro-localizzazione, come iBeacon di Apple. Ma non è tutto. Il wearable, cioè la tecnologia indossabile diventerà molto più popolare. L’Internet delle cose creerà un nuovo tipo di ambiente ed i marketer dovranno tenere il passo con il suo rapido sviluppo, al fine di rimanere in contatto con le mutevoli esigenze dei consumatori. Città intelligenti, sensori ad alta sensibilità, geolocalizzazioni automatiche: il 2014 è stato l’anno in cui abbiamo iniziato a parlare di tutto ciò, il 2015 è l’anno in cui lo vedremo.

7. Contenuti, contenuti, contenuti

Uno dei principali modi in cui le aziende guadagnando la fiducia dei consumatori è da sempre la creazione di contenuti di valore attraverso una varietà di canali. Si tratta in genere le informazioni rilevanti industria che permette di comprendere o di intrattenere il pubblico. La popolarità di strategie di marketing dei contenuti continuerà senza sosta nel prossimo anno, il che significa che i marketer abbandoneranno le tradizionali tattiche di marketing digitale a favore della creazione di contenuti più pertinenti e stimolanti.

Invece di basarsi su soluzioni prestabilite, le aziende presteranno maggiore attenzione alla customer experience e il contenuto curato in maniera orientata al cliente più enfatico. In questo modo un’azienda può costruire costantemente il rapporto con il suo pubblico e sviluppare un seguito fedelizzato. Secondo il Content Marketing Institute, le strategie di marketing migliori contenuti B2B sono i social media, articoli sul sito web di un’azienda, eNewsletters, casi di studio, video e articoli su altri siti web.

8. Marketing VS Branding

Grazie all’importanza sempre maggiore della reputazione del marchio, l’importanza del brand a dispetto del maketing cresce sempre più. Ma cos’è branding? Cos’è marketing? Il marketing promuove attivamente un prodotto o servizio. Spinge fuori un messaggio per ottenere risultati di vendita: “compra il nostro prodotto, perché è meglio di loro”. Questo non è il branding. Branding precede ed è alla base di ogni sforzo di marketing. Branding non è spingere, ma tirare.

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Branding è l’espressione della verità essenziale o il valore di una organizzazione, prodotto, o servizio. È la comunicazione di caratteristiche, valori e attributi che chiarisce cos’è questo particolare marchio. Ma le aziende ormai hanno bisogno di strategie non ti tattiche, di visioni a lungo termine e così il valore del marchio aiuterà incoraggiare qualcuno a comprare prodotti, e supporta direttamente qualsiasi vendita o attività di marketing.

9. La personalizzazione e le targeted ads

Le Ads personalizzate provengono da una tecnica piuttosto recente. Funzionano utilizzando i cookie del browser per tenere traccia dei siti che gli utenti visitano. Una volta che lasciano un certo sito, i prodotti o servizi che hanno visto saranno mostrate nuovamente in forma di pubblicità su altri siti web. È abbastanza ovvio il motivo per cui questa tecnica può essere così efficace. Questa tecnica serve anche a mantenere il servizio, il prodotto o il marchio nella mente del consumatore. Studi psicologici hanno dimostrato che l’esposizione a semplice i marchi ei loghi crea familiarità, che costruisce la fiducia e rende i consumatori più propensi a fare un acquisto. Anche se non c’è acquisto immediato, potrà davvero ripagare nel lungo periodo. Grazie al successo avuto nel 2014, c’è una buona probabilità che diventerà più mainstream nel 2015.

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Vuoi aumentare le vendite? Allora smetti di usare queste 5 frasi

Vi sarà capitato di leggere delle newsletter con evidenti punti critici, spesso arricchite da messaggi di marketing senza senso, capaci solo di allontanare il possibile cliente. Molti di questi contenuti spesso esplodono in frasi che creano confusione o che focalizzano l’attenzione su aspetti poco interessanti, perdendo così di appeal e automaticamente diminuendo la forza di vendita.

Siete pronti? Iniziamo!

1. “Il nostro prodotto è stato progettato / realizzato / concepito per …”

La potenza dello storytelling è ormai coscienza comune; raccontare l’origine di un brand crea automaticamente un heritage (valore) e un’affezione, soprattutto se fonte di ricordi comuni a chi legge. Ma occhio a non esagerare,  i clienti – soprattutto negli ultimi anni- sono interessati alla progettazione, ai processi o qualsiasi altra cosa che è parte della vostra organizzazione, ma in fase di vendita è importante spiegare loro e sottolineare “cosa il prodotto è stato progettato a fare”.

Meglio puntare su ciò che effettivamente fa, piuttosto che su cosa -o come- è stato progettato.

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2. “Il nostro prodotto abilita / potenzia / consente agli utenti di …”

Questo fraseggio presuppone che i clienti hanno desiderato qualcosa e che voi l’avete reso possibile. Sbagliato! I clienti non pensano in questo modo; essi sono concentrati sui propri obiettivi e desideri, in cui il vostro prodotto potrebbe – o non può – svolgere un ruolo. Vogliono sapere che cosa significa per loro comprare il vostro prodotto, come riuscirà a rendere la loro vita più facile o… più felice!
Meglio utilizzare: “Con il nostro prodotto, è possibile …”

3. “Il nostro prodotto ha queste caratteristiche / funzioni …”

I chilometrici elenchi corpo 6 che mettono in primo piano le caratteristiche e funzioni del prodotto confondono i clienti perché noiosi come tutte le liste, dove non si spunta ciò che manca in credenza ma si cerca qualcosa che soddisfi le proprie esigenze. Ad ogni modo è inequivocabile che i dati tecnici (composizioni, funzioni, capacità, compatibilità…) e tutto ciò che ne garantisce utilizzo e funzionamento sono aspetti pratici fondamentali da indicare ma meglio lasciarli alla mercè di chi è prettamente interessato, senza metterli in “vetrina”.
Meglio ricorrere a escamotage più moderni, come infografiche capaci di trasformare persino un dato tecnico in qualcosa di “accattivante”.

4. “Sentitevi liberi / Non esitate a chiamare …”

Questa frase trasforma un azione che il cliente potrebbe desiderare in qualcosa che il cliente ha paura di fare. Ma ciò che è peggio, è che suona un pò retrò, ricorda difatti le pubblicità radio o TV degli anni ’50. È quasi come dire: “Ma aspettate, c’è di più!”
Meglio omettere questa linea del tutto; mettere il recapito telefonico sotto la firma, se i clienti vogliono chiamare lo faranno.

5. “Non vedo l’ora di ri-sentirvi …”

Questa frase è confidenziale e  presuntuosa. Al di là di questo, garantisce un margine di riuscita perché pochi clienti si preoccupano delle vostre emozioni o delle vostre aspettative, e questi pochi possono acquistare perché imbarazzati dalla situazione ma poi scappare (per sempre) reduci di un cattiva compravendita. Allora perché non “fidelizzarli”?
Meglio: “Se questo ti interessa, posso …”