Lamborghini: 3 anni di digital strategy made in Italy [INTERVISTA]

Roberto Ciacci Lamborghini

Roberto Ciacci ricopre il ruolo di Global Head of Digital Marketing di Lamborghini. Sul web è presente dal 1995 ed è riuscito a coniugare due passioni: tecnologia e marketing. Un’esperienza in CINECA a Bologna (il più grande centro di calcolo italiano), per poi avvicinarsi a quella che con gli anni sarebbe diventata una leva strategica aziendale: il digital marketing.

Prima di approdare a Sant’Agata Bolognese, Roberto è stato consulente per Granarolo, Alfa Wassermann, Regione Veneto, PA ed enti locali, per associazioni (ASTER, AVIS), e piccole imprese.

Parla di innovazione, tiene corsi nelle principali business school e incontra gente. Nel 2010 compare nella rosa dei tre finalisti dei Linkedin European Business Awards. Una personalità lungimirante, per certi versi rivoluzionaria, da cui c’è molto da imparare. Roberto Ciacci è un uomo concreto, che dopo una stretta di mano passa subito al “tu”, molto più autentico e diretto, come si fa sul web, d’altronde.

I ninja hanno avuto il piacere di intervistarlo e dobbiamo ammettere che dalle risposte, si sentiva che il nostro interlocutore aveva proprio intenzione di condividere una conoscenza aziendale, frutto di esperienza sul campo, studio ed esperimenti, perché possa essere fonte di ispirazione per chi già crede nel digital e per chi invece, ostentando diffidenza, preferisce fare come si è sempre fatto.

Abbiamo sempre più bisogno di innovatori cultural,  che fanno della diffusione della conoscenza, un valore aziendale. Ecco l’intervista a Roberto.

1. Quali sono i digital KPI che un colosso dell’automotive misura per le proprie strategie di marketing?

I KPI dipendono sempre dall’obiettivo di business. Lamborghini è un’azienda che appartiene al gruppo Audi-Volkswagen, opera nel settore delle auto super sportive di lusso e ha l’ambizione di diventare il brand più desiderato del suo segmento. La domanda allora diventa: quali metriche restituiscono il termometro del desiderio? Noi riteniamo che siano principalmente le metriche qualitative come l’engagement e la loyalty. Abbiamo definito questi due KPI sia sulle embassy social che sulle property web. Operazione non banale dato che non esistono metriche standard, ogni piattaforma e ogni tipo di contenuto ha le sue metriche e i nostri due indicatori di performance sono sempre il risultato di una composizione di metriche.

D’altra parte, non siamo insensibili agli aspetti puramente quantitativi. L’audience che si è raccolta attorno ai punti di contatto digitali del brand è sorprendente: abbiamo triplicato in 3 anni i visitatori unici del sito corporate, abbiamo raccolto intorno alla pagina globale Facebook oltre 11 mln di fan, su Twitter siamo vicini al milione di follower, Instagram cresce a ritmi pazzeschi. Puntiamo a diventare il brand numero 1 del segmento anche in valore assoluto.
I dati di competitive analysis (disponibili dal 1/6/2013) ci dicono che siamo il brand che è cresciuto più di tutti su Facebook e Twitter. Di fatto, siamo il brand con il miglior digital footprint del Gruppo Audi-Volkswagen e i numeri due del nostro segmento. Non male in poco più di 3 anni di lavoro!

2. Partiamo da questo scenario: Lamborghini è un marchio complesso, perché interagisce sui social con una pluralità internazionale di pubblici: dai brand ambassador, ai dealer, agli appassionati. Ora, come si pianifica un piano editoriale all’interno di questo ecosistema?

In effetti è complicato. Da un punto di vista strategico seguiamo un approccio di brand journalism, che ci permette di raccontare quello che facciamo in maniera puntuale. In quest’ottica, il piano editoriale è uno stream narrativo che documenta l’evoluzione del brand e ne riafferma i valori e l’identità. La parte difficile è creare il racconto, “unire i puntini”. Ricordo per esempio l’estate del 2012, in cui inventammo la “season of speed”: un’idea editoriale che ci permise di collegare con un unico fil rouge una serie di eventi di brand experience in pista sparsi fra vari continenti e slegati fra loro.

Operiamo in un contesto globale: 50 mercati, tre Regioni principali, varie agenzie marketing & pr coinvolte. La scelta di gestire i profili social dall’interno dell’azienda ha contribuito ad accorciare la filiera e a rendere possibile quello che facciamo, con le risorse che abbiamo a disposizione. Uno degli aspetti più importanti da considerare in tema di piano editoriale è il content design. Il team digital per prima cosa ha identificato i potenziali produttori di contenuto presenti in azienda.

Ogni pezzetto dell’azienda (enti e persone) può avere qualcosa di interessante da raccontare e può offrire una prospettiva diversa sul brand e sul prodotto, purché rilevante e autentico. Abbiamo invitato questi stakeholder a lavorare in forma collaborativa alla costruzione della narrazione di brand, trasformando la complessità organizzativa in opportunità.

Coinvolte le persone, abbiamo lavorato sulle linee guida. Come deve essere prodotto un video se è destinato (anche) al web? Come devono essere fatti gli scatti per il web e per Instagram? Quando devono essere consegnati? Il tempismo è il 50% del lavoro. Il digital marketing team svolge continuamente, non solo in un’azienda come la nostra, un ruolo di evangelizzazione alla cultura digitale. E va fatto a 360 gradi: fornitori, colleghi, manager dell’azienda.

Una buon esempio di content design è la web series con cui abbiamo lanciato la Lamborghini Huracán: è una serie ambientata nella nostro sede, in un contesto reale con personaggi autentici (a parte i tre attori principali, s’intende). Format innovativo (per l’automotive) e concept molto diverso dalle consuete campagne di lancio.

lamborghini digital strategy

3. Digital policy interne: perché sono indispensabili?

Perché si possono verificare situazioni spiacevoli, sia a danno del brand che delle persone. In un’azienda come la nostra, per esempio, i temi della confidenzialità e della segretezza sul prodotto sono centrali. D’altra parte, ogni persona è un media. Ogni dipendente di un’organizzazione può essere un media. Immaginate l’impatto comunicativo di un’organizzazione con migliaia di dipendenti, se potesse far “risuonare” le voci delle persone che la compongono.
Si tratta di un potere di amplificazione affascinante. Ancora poco studiato, mi sembra.

4. Crisis Management: fermare la goccia, prima che si trasformi in nubifragio. Come?

Tema molto caldo. Noi siamo partiti dalla mappatura dei rischi. Quali sono i fronti potenziali da cui potrebbe scaturire una crisi? Ogni azienda, ogni mercato, ogni prodotto ha i suoi punti deboli.

Noi abbiamo individuato i nostri e li teniamo monitorati. Poi abbiamo cercato di capire se, a fronte delle situazioni di rischio, esistessero già dei processi di gestione. In alcuni casi abbiamo trovato una buona base su cui innestare una social media crisis policy. In altri casi abbiamo dovuto definire il processo da zero. Infine servono gli strumenti. Fra questi posso citare un buon sistema di social media intelligence, una policy di moderazione, linee guida, training ad hoc e strumenti di comunicazione aziendale rapidi, immediati. Esistono anche dei tool di simulazione delle crisi: testare l’ecosistema con uno stress test non è mai una cattiva idea.

goccia d'acqua

5. Noi siamo fan di Frank Underwood e tu? Quali lezioni di strategia possiamo trarre dalla sua scalata al potere?

House of Cards ha spodestato Mad Men dal prime time di Casa Ciacci. Il quote, che trovo più azzeccato e che campeggia anche sullo sfondo del mio Mac, è “Run the Marathon. Not the sprint.” Riassume molto bene l’approccio strategico che abbiamo seguito in Lamborghini. Abbiamo lavorato pazientemente di puro content marketing per oltre 3 anni, facendo crescere organicamente e senza investimenti pubblicitari le nostre embassy social. C’è stata una primissima fase, a partire dall’estate 2011, in cui ci siamo dedicati al recupero (“Retrieval”) dei profili sociali. I profili “lamborghini”, in assenza di una presenza ufficiale del brand, erano stati “squattati” praticamente ovunque.

Ci sono voluti quasi 12 mesi, ma abbiamo potuto recuperarli tutti, studiando minuziosamente i termini di servizio delle varie piattaforme e sfruttando il grande lavoro di tutela del trademark a livello internazionale, portato avanti del nostro ufficio legale. Oggi “lamborghini” è il nostro username, senza possibilità di confusione, da Facebook a Vine.

Dopo il recupero c’è stata la fase del “Trust”, in cui abbiamo lavorato per costruire la credibilità social del brand. È impensabile costruire un rapporto di fiducia con la fan base se non riesci a dimostrare che dietro il nome del tuo brand ci sei veramente tu.
Qundi c’è stata la fase della crescita, in cui abbiamo sviluppato la nostra strategia di brand journalism puntando a raccogliere fan e follower attorno alle nostre embassy social, valutando la reach e l’engagement di ogni ambito di attività.
Oggi siamo nella fase della governance e della brand protection. Più i profili sono importanti e “pesanti” in termini di audience, più è importante avere strumenti idonei per gestirli (pensate soltanto ai volumi dei commenti, centinaia o migliaia per ogni post) e workflow aggiornati.

6. Si è da poco concluso l’Automotive Digital Marketing Congress. Quali sono le novità?

Tanti casi di studio, fra cui quello di Lamborghini. Sono stato invitato a presentare il caso del lancio della Lamborghini Huracán. Penso che rappresenti uno dei pochi esempi di lancio di prodotto automotive senza il supporto dei paid media. Il lancio è avvenuto dapprima online e poi offline e ha coinvolto tutti gli owned media del brand.

È stato caratterizzato da un unveil progressivo del prodotto, che ha inizialmente seguito una logica “share to unlock: the more you share, the more you discover”: i contenuti di prodotto venivano sbloccati dai fan solo condividendo su Facebook, Twitter, Weibo e Youku. I numeri generati sono stati molto buoni.
Fra gli altri brand presenti, mi ha molto colpito la campagna #withDad di Nissan. Si è parlato anche di sentiment analysis delle immagini, con un’attenzione particolare a Instagram, e di programmatic media buying. La tecnologia sta cambiando radicalmente il mercato dell’advertising.
Di nuovo. Non si smette mai di studiare! 🙂

Grazie Roberto!

Se vuoi saperne di più, twitta con lui @robertociacci

10 pubblicità in cui visual e copy spaccano

Ogni giorno ci troviamo di fronte a decine di campagne pubblicitarie. In una marea di visual e copy più o meno accattivanti, ce n’è qualcuna che resta impressa nella nostra memoria per più di 10 secondi?

In base a questo pensiero, in ufficio abbiamo deciso di fare un esperimento: qual è la campagna che non dimenticherai mai per la sua capacità di integrare un visual che attira l’attenzione e un copy indimenticabile?

Ecco la shortlist della redazione di Ninja Marketing:

Apple – 1984

“e vedrai perch il 1984 non sarà come “1984”. Geniale.

Budweiser – Whatsuuuup

Impossibile dimenticare i mesi in cui a telefono, al citofono e in qualsiasi occasione lo richiedesse rispondevamo “Whatsuuuuuup” – senza neanche ben capire cosa volesse dire, ammettiamolo. E se uno spot del genere viene ripreso per una campagna elettorale, allora merita di essere in questa classifica.

Absolut Vodka

visual storytelling

Passiamo agli annunci stampa: qui art & copy vanno a braccetto, impossibile dimenticarla! E anche questa non è per niente male 🙂

Jesus Jeans – Chi mi ama mi segua

corso copywriting

L’abbiamo studiata tutti nei nostri manuali di pubblicità, altro che Martini e Charlize Theron.

Old Spice – The Man Your Man Could Smell Like

“Profuma come un uomo, uomo”. Noi lo amiamo, e voi?

Telecom – Gandhi

Brividi.

Alfa Romeo – Giulietta

Prendi un’icona della bellezza internazionale e falle recitare i versi più famosi de “La tempesta” di Shakespeare: e chi la dimentica?

Acqua Sangemini- Salute Sangemini


Vi sfidiamo a non restare incantati guardando il sorriso del bambino sulle note di Barbara Ann. A proposito, chissà dov’è quel bambino ora!

Acqua Lete- La Particella di sodio


C’è nessuuuuuunoooooo?

Poste Italiane – Perché tu mi piaci

Adorabile, semplicemente adorabile.

Mark Zuckerberg presenta Connectivity Lab: "Invieremo internet dal cielo con aerei senza pilota" [BREAKING NEWS]

In questi giorni tutto il mondo social è in allerta per F8, la conferenza per sviluppatori in cui Facebook annuncia tutte le novità in vista.

In attesa della conferenza di oggi – stanotte per noi – poco più di un’ora fa Mark Zuckerberg ha pubblicato un’interessante post su Facebook

As part of our Internet.org effort to connect the world, we’ve designed unmanned aircraft that can beam internet access…

Posted by Mark Zuckerberg on Giovedì 26 marzo 2015 

Traduciamo il messaggio:

Come parte del nostro impegno con Internet.org di connettere il mondo, abbiamo progettato degli aerei senza pilota che possono inviare “fasci di internet” dal cielo verso il basso alle persone.

Oggi, io sono entusiasta di condividere che abbiamo completato con successo il primo volo di prova di questi aerei nel Regno Unito.

Il design finale avrà un’apertura alare maggiore di un Boeing 737, ma peserà meno di un’auto. Sarà alimentato da pannelli solari sulle sue ali e sarà in grado di rimanere ad altitudini superiori a 60.000 piedi per mesi ogni volta.

Aircraft come questi aiuteranno a collegare il mondo intero, perché possono servire il 10% della popolazione mondiale che vive in comunità remote, senza infrastrutture internet esistenti.

Parleremo di questo in un keynote alla conferenza F8 che inizia alle 10 del mattino PST. È possibile guardaro su fbf8.com. #f8

Tra poche ore scopriremo qualcosa di più, seguiteci per ulteriori dettagli!

Facebook a supporto di Pmi e professionisti del marketing con nuovi strumenti di training

Thank you, è stato il titolo della nota ufficiale con cui Sheryl Sandberg e Mark Zuckerberg hanno ringraziato oltre 2 milioni di PMI, piccole e medie imprese in tutto il mondo, che hanno deciso di utilizzare Facebook per incrementare il loro business. Il social grazie alla facilità di utilizzo, al semplice accesso dai dispositivi mobili e all’efficacia delle campagne, si sta ponendo come un efficiente partner negli affari e Zuckerberg ha ormai un’attenzione sempre crescente verso la “Facebook economy”. In questo piano di supporto professionale, ha lanciato ufficialmente nuove risorse educational, finalizzate alla formazione di tutti i professionisti del marketing che lavorano nelle Piccole e Medie Imprese, grandi brand e agenzie. Vediamole subito in dettaglio.

Blueprint:piattaforma di training per agenzie e grandi brand.

La prima novità si chiama BluePrint ed è dedicata ad agenzie, partner e professionisti del marketing che vogliono capire come ottimizzare le loro campagne sulla piattaforma e imparare ad usare i video. Si tratta di un programma basato su una piattaforma e-learning con più di 35 corsi online e programmi formativi suddivisi per categoria come il marketing a risposta diretta o guide per acquisti digitali. La piattaforma è disponibile sia per computer sia per dispositivi mobile, al momento solo in lingua inglese ma verrà presto tradotta in altre lingue. Attraverso il programma Blueprint è anche possibile ottenere una certificazione che attesta la frequentazione ai corsi.

 

Learn How: programma per piccole/medie imprese e nuovi marketers.

Alle Piccole e Medie Imprese e a tutti coloro che per la prima volta si occupano di attività di marketing sulla piattaforma, Facebook presenta Learn How, nuovo centro di learning online che aiuta le aziende a ricavare il massimo dalle fanpage e dalle inserzioni sponsorizzate. Fornendo video, immagini e dettagliate istruzioni  Learn How risponde alle domande più frequenti, come ad esempio “come creare una pagina” o “il modo per targettizzare il pubblico”.
Il centro di learning, disponibile sul desktop e su mobile in 14 lingue, è organizzato per essere facilmente consultabile sia per un approfondimento specifico su un determinato topic, sia per una semplice e veloce ricerca.

 Nuovo layout per “Facebook for Business”

Il social ha inoltre effettuato un restyling alla pagina dedicata al Business con un layout razionalizzato e ricco di nuovi contenuti  per guidare e supportare le aziende in tutti gli step necessari al raggiungimento degli obiettivi di business. Nella nuova strutturazione della pagina vengono mostrate case history di successo,  news di marketing, novità e guide sulle inserzioni.

Ads Manager App per gestire annunci in mobilità.

Facebook è ormai sempre più impegnato a supportare le aziende e a fornire strumenti efficaci, semplici da usare e che permettano loro di raggiungere il proprio target anche in mobilità. Il mese scorso, infatti, ha annunciato il rilascio di Ads Manager app, un’applicazione destinata agli inserzionisti che realizzano campagne sul social network e possono così gestirle anche dai dispositivi mobile. Con l’applicazione è possibile monitorare gli annunci attuali o creane di nuovi e:

  • avere traccia del rendimento degli annunci;
  • modificare gli annunci esistenti;
  • modificare il budget degli annunci e l’orario di pubblicazione;
  • ricevere le notifiche push.

L’applicazione è disponibile già negli Stati Uniti e sarà rilasciata nel resto del mondo nelle prossime settimane.

Insomma tanti e nuovi strumenti per supportare le PMI e i nuovi professionisti del marketing in un percorso di crescita online. Il futuro di Facebook sarà sempre più business oriented secondo voi amici Ninja?

Armi usate con storie fatali: uno shop di NY le "vende" per buoni motivi

armi usate

Quello del possesso domestico di armi da fuoco negli Stati Uniti è un argomento particolarmente spinoso che l’associazione non profit SUPGV (States United to Prevent Gun Violence) ha scelto affrontare con una campagna particolare, “Guns With History“: essa ha avuto il merito di attirare l’attenzione dei cittadini grazie alla capacità di comunicare il suo insight, ovvero la pericolosità del possesso di armi, in maniera non retorica.

Molto di frequente finiscono sulle pagine di cronaca nera tragici episodi legati all’utilizzo inconsapevole di armi, spesso pistole di piccolo calibro, acquistate per legittima difesa e finite per essere veicoli di morti accidentali. Il messaggio su cui poggia la campagna è già noto, è quello su cui da sempre si costruisce la comunicazione delle associazioni come la SUPGV: possedere un’arma da fuoco espone i comuni cittadini a grandi rischi, e mette in pericolo le loro famiglie. Per superare il rumore di un discorso pubblico e mediatico forte e complesso, l’associazione ha aperto a New York un negozio che vende armi con una storia tragica, poiché coinvolte in alcuni dei casi di omicidio accidentale di cui più si è parlato negli USA per via della loro drammatica portata.

Nel video a corredo della campagna vediamo i primi acquirenti che, interessati ad acquistare un’arma, chiedono informazioni al finto proprietario del negozio, che senza apparenti tentennamenti o difficoltà racconta loro la violenta storia si ognuna di quelle armi usate. Le reazioni delle persone sono molto eloquenti e bastano da sole a chiarire la posizione e il messaggio della SUPGV.

Cosa pensate di questo approccio? Lo ritenete efficace?

Periscope: la live streaming app per esplorare il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro

È passata solo qualche settimana dall’uscita di Meerkat, la live streaming app che ti permette di condividere video in streaming su Twitter, e oggi vogliamo parlarvi di un’altra app che segue il trend “voglio vedere cosa stai facendo in questo momento“.

Si tratta di Periscope, che si presenta come l’app che ti permette di “esplorara il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro”. Il team, affascinato dell’idea di poter vedere attraverso gli occhi di un manifestante in Ucraina o guardare l’alba da una mongolfiera in Cappadocia, un anno fa ha cominciato a lavorare ad un modo che permettesse di vivere un luogo in un dato momento.

Per chi trasmette, Periscope consente di condividere un’esperienza con gli altri, che siano i primi passi del primogenito o una manifestazione politica. Basta premere un pulsante per avvisare i propri seguaci che si è in diretta. Le “emittenti” su Periscope sono direttamente collegate al loro pubblico, in grado di sentire la loro presenza e interagire.

Agli spettatori, Periscope offre occhi e orecchie. Attraverso l’app è possibile viaggiare per il mondo e vedere ciò che chi trasmette vede e sentire ciò che sente. Ma non si tratta di un’esperienza passiva come quella televisiva: gli spettatori possono interagire con l’emittente inviando messaggi ed esprimere il loro supporto toccando lo schermo per inviare “cuori”.

Vi avevamo detto che Meerkat è una minaccia per Twitter perché Periscope è stata acquisita da Twitter proprio a gennaio. Che la guerra del live streaming abbia inizio!

TIM WCAP Accelerator, un milione di euro per i talenti innovativi [CALL FOR IDEAS]

Ha preso il via il 4 marzo la Call for Ideas 2015 di TIM #WCAP Accelerator, il programma di open innovation di Telecom Italia che accelera startup con idee disruptive in ambito digitale.

Un milione di euro da TIM #WCAP Accelerator

Un Grant di impresa del valore di 25.000 euro e un programma di  accelerazione con la supervisione di mentor qualificati e del supporto di tutor dedicati.

Tutto questo per sostenere 40 progetti in vari settori dell’economia digitale, tra cui mobile, smart cities, smart home, automotive, gaming, health&wellness, data analysis, green solutions, social impact, digital payments, it security, social network e wearable.

Entrare nella filiera dell’economia digitale con TIM #WCAP Accelerator

Il contributo del programma TIM #WCAP all’intera filiera dell’economia digitale è davvero forte: le startup accelerate stabiliranno immediatamente un rapporto con il gruppo Telecom Italia. Attraverso una procedura agevolata,verranno iscritte all’Albo Veloce che le certifica per diventare fornitori di Telecom italia e beneficeranno del Basket Innovazione, un budget a disposzione delle business unit di Telecom Italia per l’acquisto dei servizi e delle soluzioni prodotti dagli startupper potranno essere acquistati più agevolmente.

Dal 2009, TIM #WCAP ha supportato 220 progetti di business, selezionandoli tra circa 7.000 idee, e ha inserito tra i fornitori delle business unit oltre 20 startup tra quelle accelerate.

TIM Ventures, un’ulteriore opportunità di crescita

Il programma inoltre è forte di un nuovo strumento a supporto della sua mission. Le startup TIM #WCAP godranno di una speciale visibilità da parte di TIM Ventures, la nuova società del Gruppo Telecom Italia nata per effettuare seedinvestment in startup innovative per 4,5 milioni di euro e che, al tempo stesso, si propone di stimolare l’intervento di altri investitori, nazionali e internazionali.

Come partecipare alla Call for Ideas 2015

Fino all’11 maggio sarà possibile presentare la propria idea sul sito di TIM #WCAP Accelerator e partecipare alla selezione per l’ingresso in uno dei quattro acceleratori sparsi sul territorio nazionale: potrai scegliere di innovare nella tua terra d’origine o di vivere una esperienza lontano da casa, sperimentando nuove connessioni e creando nuovi network fuori dal tuo territorio.

Per conoscere meglio il mondo di TIM #Wcap Accelerator, leggi le interviste dei responsabili degli acceleratori di Milano, Roma, Catania.

Ceres: tutto quello che avreste voluto chiedere ai loro Social Media Manager [INTERVISTA]

Quando noi ninja intervistiamo qualcuno, chiediamo una foto dell’intervistato. Per farvi capire con chi stiamo avendo a che fare, ecco cosa ci hanno risposto i responsabili dei social media di Ceres:

“Per la foto… siamo troppo belli, o forse troppo brutti. Preferiamo lasciarvi nel dubbio. Questo è il nostro capo.”

Definire perché una strategia digitale ha avuto un certo successo è sempre difficile. Potremmo dire che è merito del newsjacking, potremmo parlare di straordinaria ironia del brand o di perfetta sintonia di prodotto e brand personality. Per quanto riguarda Cerès però una cosa è certa: , dalla campagna “prima si beve e poi si vota” alla foto delle rovine della barcaccia di Roma, non hanno sbagliato un colpo.

La comunicazione portata avanti da BCube Italy, agenzia digitale milanese che si occupa della digital strategy di Ceres, è decisa, ironica, dissacrante poichè riesce a prendere in giro aspetti della realtà e ad inserirci il prodotto Ceres. Siamo riusciti a rintracciare il team creativo di BCube, guidato dall’executive creative director Sergio Spaccavento, composto da Andrea Stanich, Federica Nanni, Silvia Savoia e dal social media strategist Alessandro Sciarpelletti.

 

Proviamo a fare due sobrie chiacchiere insieme:

1. Quanto è difficile portare avanti una temibile strategia editoriale quando si è in hangover?

Siamo un team, sappiamo sostenerci a vicenda nei momenti più temibili. Poi la corretta educazione alcoolica ci aiuta, soprattutto nel non limitarci e censurarci nei momenti più “audaci” da cavalcare.

2. Alcuni pensano che siete coraggiosi e geniali. Noi pensiamo semplicemente che siete solo coerenti con il linguaggio del brand. Qual è il vostro segreto?

Giochiamo semplice, cerchiamo di tenere bene a mente cosa interessa al nostro pubblico, e quando nei suoi interessi troviamo un twist coerente con il brand ci buttiamo a capofitto. Ma soprattutto Ceres è un brand che rende tutto più semplice, perché ha un carattere definito e poco disposto a scendere a compromessi, capace di osare e non limitarsi mai.

Poi abbiamo anche tanti segreti, scheletri nell’armadio, pozioni magiche e casse di Ceres nel frigo.

A proposito di assoluzioni.

Posted by Ceres on Giovedì 12 marzo 2015

3. In quanto tempo è stato concepito, approvato e realizzato il lancio “E allora la Ceres è analcolica”?

Beh, abbiamo iniziato a prepararci nel 2013, quando abbiamo saputo della vicenda, era abbastanza prevedibile come sarebbe andata a finire, poi dopo 2 anni di rework, ricorsi e appelli, le spese legali erano così alte che abbiamo deciso di uscire con il post. No dai, in realtà l’abbiamo concepito in davvero poco tempo. Ci prepariamo prima in base ai possibili temi da trattare, ma poi osserviamo fino all’ultimo le conversazioni e il mood sull’argomento.

Nel caso specifico il post “E allora la Ceres è analcolica” è stato concepito e approvato nel giro di 2 ore. In tutto questo fondamentale è la grande reattività del nostro cliente, capace di cogliere al volo ogni opportunità proposta e spingerla nel momento più opportuno.

4. Ceres Soft Ale al lampone e zenzero, il primo aprile si avvicina: mica ci riproverete?

Noi ci riproviamo solo se voi ci cascate. Deal?

Soft Ale: un pesce d’aprile che rimarrà nella storia di Ceres.

Posted by Ceres on Mercoledì 2 aprile 2014

5. Che a Ceres non piacessero troppo i gattini si era capito. Ora però, su che base decidete la vostra strategia di real time marketing? Come decidete su quali argomenti vale la pena cavalcare l’onda?

Siamo una birra che si beve in strada, siamo una birra da compagnia, da serate all’aperto, da condivisione e votata al divertimento, cerchiamo quindi solo di essere coerenti con noi stessi. Crediamo che specialmente nei canali social le persone cerchino con i brand un rapporto meno istituzionale.

Va tanto di moda dire “non più BtoB o BtoC ma HtoH” beh, noi ci crediamo e per questo abbiamo scelto di parlare come parla chi ci ama e beve ogni giorno.

6. Quanti copy e quanti art sono necessari per portare Ceres sulla cresta dell’onda social?

Alla quantità preferiamo la qualità e comunque noi abbiamo Chuck Norris che vale per 20. A parte gli scherzi, la cosa più importante per noi è raccontare storie che interessino e per farlo la nostra organizzazione è più simile a quella di una piccola redazione piuttosto che a un reparto creativo di un’agenzia.

7. Per la campagna #civuoleuneroe eravate su Facebook, Flickr e YouTube, assenti su Twitter ed Instagram. Come scegliete i canali sui quali agire?

Se qualcuno ti dice che conosce esattamente il panorama offerto dai nuovi media ti sta raccontando una cazzata. Una volta cambiano le metriche di Facebook, il giorno dopo Twitter embedda i video e nel frattempo ecco la possibilità di paid media su Instagram.

Evolve tutto talmente rapidamente che la presenza digital di un brand per noi è per sempre Beta. In parole povere, stiamo tutti cercando di capirci qualcosa. Cerchiamo quindi di scegliere a seconda dell’obiettivo che ci siamo proposti di raggiungere per quell’attività e cerchiamo di creare contenuti che vivano in armonia nei canali scelti.

A volte ci riusciamo e siamo contenti, altre ci riusciamo meno e cerchiamo di imparare qualcosa. Ceres oltre a essere un’ottima birra, è un’azienda che non smette mai di cercare l’innovazione e il miglioramento, l’asticella è sempre molto alta e noi cerchiamo in tutti i modi di superarla, anche quando siamo in hangover.

Ringrazio Nicoletta Crisponi ed Emanuela Goldoni per aver collaborato nella stesura di questo articolo.

I migliori tool per gestire i contenuti digitali del tuo brand [INFOGRAFICA]

Tool per gestire i contenuti digitali

Creare, curare e pubblicare contenuti rilevanti per la propria audience è l’obiettivo di ogni marketer che voglia mettere in piedi una content strategy efficace. Molto spesso, oltre ad una buona dose di idee, necessitiamo di tool in grado di assicurarci una certa utilità per aiutarci in questo lavoro.

Il contenuto può essere di vario tipo, un testo, un video o uno storify. L’obiettivo da centrare però, è sempre la connessione tra storia del brand da raccontare e utilità per il lettore. Come dice la Ninja Miko Rei:

Elaborare e pianificare una strategia mirata alla creazione di contenti di qualità è funzionale a generare traffico e interazione con i clienti. In termini di tempo e risorse, le aziende hanno il dovere di percorrere la strada giusta.

Un’infografica, 25 tool

Da digital marketer tutte queste cose però le sappiamo. Ogni giorno ci capita di confrontarci con la storia del nostro brand, il raggiungimento dei potenziali clienti e la messa in ordine dei contenuti. Ma esiste qualcosa in grado di facilitarci il lavoro? Esistono degli strumenti per misurare l’engagement degli utenti? E un tool che mi aiuti a creare ex novo dei contenuti quando non so proprio cosa dire?!

Date un’occhiata a quest’infografica prodotta da business2community.com

App of the Week: Pixelmator trasforma il tuo iPad in una tela d'artista

Gli amanti del photo editing da Mac la conosceranno già: Pixelmator è uno dei software più apprezzati dagli Apple users, per alcuni un valido sostituto di Photoshop e molto più intuitivo. Per quelli che poi amano lavorare sulle immagini anche on the go, esiste una validissima versione per iPad che rende la modifica di immagini con touch molto simile a quella da desktop.

LEGGI ANCHE: Instagram lancia Layout, l’app per creare collage di foto

Ed ecco una novità dell’app che la rende ancora più originale e interessante: il team di Pixelmator, nel suo aggiornamento 1.1 dell’app per iPad, ha lanciato una nuova tecnologia di pittura ad acquarello caratterizzata da un assortimento di pennelli nuovi di zecca e una potenziata cattura dei colori.

Il nuovo prodotto presenta numerose tipologie di pittura come per esempio la Matita, il Pastello, l’Evidenziatore, l’Inchiostro, il Pennello, lo Spray, l’Acquerello e la Macchia, e all’interno di ogni categoria si possono avere nove scelte di base.

 

Nuova tecnologia Aquarelle

Una volta scelto il pennello, ci sono varietà infinite di utilizzo. Potrete applicare dimensioni piccolissime e aggiustamenti di opacità per ogni pennello e rendervi conto di come i colori si mescolano sulla tela.

Proprio la nuova tecnologia per il pennello da acquerello, Aquarelle appunto, è la feature di questa nuova versione su cui Pixelmator ripone molto entusiasmo. E dal video qui sotto si può facilmente intuire perché…

Pixelmator 1.1 Aquarelle – Watercolor Painting from Pixelmator Team on Vimeo.

Questo aggiornamento è caratterizzato inoltre da un potenziamento nel catturare i colori. La barra di cattura sulla palette campione permette di alternare tra i colori attuali e quelli precedenti, mentre un colpetto rivela una griglia con una gamma di tonalità e la sua combinazione a 6 numeri. Un’icona quadrata fornisce l’esatta combinazione per i colori sotto di essa, e cambia a seconda di come ci si muove all’interno della tela con le nostra dita.

L’interfaccia di Pixelmator non modifica l’immagine danneggiandola, bensì permette di agire sui livelli delle pennellate e di cambiare la loro posizione, proprio come in Photoshop, per mostrare o nascondere altri livelli sulla tela.

Ideale anche per modificare file in formato Photoshop

In aggiunta, la nuova versione può adesso aprire file da 16 bit-RGBCMYK, e la scala di grigi delle immagini di Photoshop, come anche le immagini di Photoshop che contengono maschere di livello. Pixelmator 1.1 permette di inserire una foto dal proprio drive iCloud come nuovo livello e di poter aprire anteprime in formato Raw. Questa nuova versione lanciata sul mercato delle app è arricchita dallo strumento contagocce in una versione aggiornata, dalle anteprime delle pennellate in diretta, e dal supporto aggiornato dello stilo.

 

 

Pixelmator 1.1 è disponibile solo per iPad e richiede iOS 8.1 al costo di 9.99 euro.