5 app da Ninja per il Mondiale 2014

Se non volete perdervi proprio nulla dei famosi 90 minuti, abbiamo scelto 5 app fondamentali per seguire ed immergersi nell’atmosfera del torneo più atteso dell’anno!

1. FIFA

L’app ufficiale, immancabile, se non volete perdervi nessun risultato in tempo reale o il risultato dell’ultima schedina giocata, impossibile non averla nel proprio smartphone. Al suo interno trovate dalle News in tempo reale, ai risultati del girone, ai momenti chiave della partita.
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2. Mondiali Do Brasil vs. LiveScore

Due alternative all’app precedente della FIFA, ma molto più schematica ed ampliate: potete visualizzare i calendari completi, i marcatori, i post partita in tempo reale e le schede di ogni squadra in gara con tanto di caratteristiche tecniche di ogni giocatore della Nazionale degli azzurri. Per i più appassionati anche le schede sugli stadi e sulle città che ospitano l’evento.

Mondiali Do Brasil: iOSAndroid
LiveScore: iOSAndroid

3. TOK.tv – TOK Italia

La social television made in Italy, vi permetterà, con le sue applicazioni di seguire le partite tramite levirtual room e commentare in tempo reale con i vostri amici ogni azione. Spesso non è possibile guardare la partita tutti insieme ma grazie a questo servizio potrete condividere il tifo caloroso per la vostra squadra insieme ai migliori amici, lontani e non.

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4. FanSounds for the World Championship 2014

Un’app particolare, se avete bisogno di qualche suono particolare (ricordate le famose vuvuzela?), per festeggiare un goal, o semplicemente tifare la nazionale, eccovi un insieme di suoni tipici da stadio!

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5. Stickman Soccer 2014 vs. FIFA 2014

Se tra una partita e l’altra non riuscite a star fermi, con questi due giochi non vi annoierete di sicuro. Stickman Soccer, nel suo ultimo aggiornamento con l’inclusione della World Cup, vi permetterà di portare in finale la vostra squadra preferita, il tutto condito da una grafica simpatica e leggera. Con FIFA 2014 si va sul pesante, anch’esso aggiornato per la Coppa Mondiale, vi permetterà di giocare il vostro personale mondiale!

Stickman Soccer 2014: iOSAndroid
FIFA 2014: iOSAndroid 

Sergio Tacchini di nuovo innovatore: restituire il Made in Italy agli italiani

Sergio Tacchini è un marchio mondiale, da quasi cinquant’anni veste i grandi del Tennis e dello sport, rappresentando lo stile italiano, perfettamente equilibrato tra qualità e essenzialità. Da Ayrton Senna a Marc Girardelli, da John McEnroe a Novak Djokovic, Tacchini ha vestito i grandi del tennis e dello sport, arrivando ad essere alla metà degli anni Novanta una realtà da 220 miliardi di fatturato e 450 dipendenti.

Sette anni fa il marchio è stato ceduto ai cinesi di Hembli. Adesso è solo una brand company, con sede a Milano, che sta pian piano sparendo dal mercato. Ma il 28 maggio scorso, a Novara, Sergio e Alessandro Tacchini (padre e figlio) hanno esposto l’attuale situazione e il loro desiderio di riportare l’azienda in mani italiane.

Dalla carriera sportiva al marketing, l’anticipazione di un grande trend

Recita Wikipedia che Sergio Tacchini, ex tennista, divenuto poi imprenditore e stilista italiano, è considerato un innovatore poiché, anche come imprenditore, ha dato impulso all’introduzione dei colori nell’abbigliamento tennistico, mondo dominato negli anni Sessanta dal bianco.

La carriera sportiva di Sergio Tacchini iniziò presto, avvicinandosi al tennis a soli 17 anni e, e già nel 1960, fu segnata del titolo di campione d’Italia infliggendo la sconfitta a Nicola Pietrangeli.

Partecipò per cinque volte in Coppa Davis tra il 1959 e il 1960 e sei anni dopo l’ultimo torneo, nel 1966, fondò la Sandy’s S.p.A., che diventerà poi la Sergio Tacchini S.p.A. a Caltignaga, Novara.

Il marchio crebbe velocemente grazie ai contatti di Tacchini, che anticipò la strategia dei campioni dello sport al servizio del marketing. Presto ingaggiò come testimonial John Mcenroe, dopo un’estenuante trattativa con il padre in un pub di Londra. Il successo fu incredibile e la ditta novarese, con il tennis nel dna, vinse le forniture alle Olimpiadi di Montreal e Atlanta, così il marchio era su occhiali e profumi.

La delocalizzazione di Sergio Tacchini di fine anni’90

Tacchini fu anticipatore, oltreché nel marketing, nella tendenza alla delocalizzazioni delle produzioni italiane. La concorrenza da Europa dell’Est e Asia diventa serrata e lui diventò, nel 1997, tra i primi produttori italiani a portare le produzioni in estremo oriente, Grecia e Portogallo mentre in Italia apriva una serie di negozi monomarca. Fino a che, nel 2007 cedette tutto a Hembly, colosso della moda cinese. La casa di Bellinzago ha visto smantellare la propria rete di negozi e si è passati da 250 a 13 dipendenti nel settore commerciale.

L’anno scorso la decisione di cedere il ramo d’azienda che detiene il marchio a Wintex Italia, che a sua volta fa capo alla Wintex di Honk Kong. Wintex Italia ha aperto una sede a Milano e il futuro di Bellinzago si è fatto più incerto che mai. Nel frattempo la società cinese proprietaria della Tacchini è finita in debito d’ossigeno finanziario e deve presentare da mesi un piano per il concordato preventivo.

La famiglia Sergio Tacchini ci ripensa

In questo modo si è arrivati al 28 maggio 2014, quando Sergio e Alessandro Tacchini hanno annunciato l’offerta fatta a Wintex Italia per acquistare il marchio a 5 milioni di euro.

Ma la Sergio Tacchini International, la società che detiene attualmente il marchio affittato lo scorso anno dalla Wintex Italia, ha respinto al mittente l’offerta.
Siamo sicuri che la trattativa proseguirà e che questo è solo il primo “assalto alla diligenza” portato avanti dai Tacchini. A prendere la testa dell’azienda sarebbe il figlio Alessandro, ma il padre tornerebbe per rilanciare il marchio nel settore Tennis.

Delocalizzione, probabilmente il marchio Sergio Tacchini rimarrà caso isolato

La famiglia Tacchini in conferenza stampa il 28 maggio 2014 per annunciare la volontà di riportare il marchio in Italia

Alla luce di questa storia, possiamo affermare che questa sia una battaglia in controtendenza rispetto al trend del periodo, e ci piace. La banca del popolo cinese con Zhou Xiaochuan che si butta su Eni e Enel, Bernard Arnault che investe 2 miliardi in Loro Piana, Cova, Vicini e Marco De Vincenzo, Francois Pinault che vuole l’81% di Pomellato: insomma, continua il grande shopping di fondi e banche verso i varchi e le eccellenze italiane.

Seguiremo la vicenda, ma saremmo ben felici di vedere sforzi per riportare in mani italiane un marchio che rappresenta un’Italia industriale che fu e che potrebbe essere simbolo dell’Italia che sarà.

Dipendenza da internet, 8 sintomi per riconoscerla

tratto dal film "China's Web Junkies" di Shosh Shlam e Hilla Medalia

Il cambiamento socio-tecnologico in atto ci spinge a stare sempre più tempo connessi. Per lavoro, per coltivare relazioni, per giocare: per molte persone ormai l’attività principale durante la  giornata ha a che fare con internet.

Dal 1996 la comunità scientifica si interroga se possa esistere una dipendenza dal Web; tuttavia solo da quest’anno, gli scienziati hanno ufficializzato questo disturbo, mettendolo però l’accento solo sui videogame e specificando che c’è bisogno di ulteriori studi.

Come e dove si manifesta la dipendenza da internet?

Mentre i ricercatori fanno questo, moltissime persone nel mondo (3%-10% della popolazione), giovani e meno giovani, soffrono a causa di Internet. Un documentario per comprendere il fenomeno:

Spesso il disagio non è “generico” ma legato ad applicazioni specifiche come:

Videogiochi online (soprattutto giochi di ruolo e sparatutto a squadre)

Gioco d’azzardo online (dal poker ai casinò virtuali)

Cybersex addiction (cioè fruizione compulsiva di filmati porno e/o di chat erotiche)

Social network

Ma come si fa a capire se si tratta di vera e propria dipendenza? Riportiamo i criteri diagnostici della Dr. ssa K. Young, la prima e più influente studiosa del fenomeno a livello globale. Si devono verificare 5 o più di questi effetti per un periodo superiore a 6 mesi.

1. Salienza

La persona è eccessivamente assorbita da Internet: il Web è diventata la principale attività e anche il principale pensiero; anche quando non si è connessi si pensa a quando succederà di nuovo; è un’ossessione che decide tutti i ritmi della giornata. Facciamo tutto in funzione del momento in cui potremo andare online.

2. Effetto tolleranza

Come per le sostanze, la dose necessaria alla soddisfazione aumenta; mentre prima bastava qualche ora, dopo servono 6/7 ore; fino all’estremo di persone dipendenti dai videogiochi online che sono connessi anche per 24/36 ore di seguito

3. Mancanza di controllo

La persona ha provato a ridurre il tempo o a non frequentare determinati siti ma non ci riesce, l’ossessione è più forte e fa perdere il controllo. Non è più l’uomo che controlla la tecnologia, ma la tecnologia comincia a controllare la persona.

da Google images

4. Effetto sull’umore

Se provate a togliere la connessione ad una persona dipendente, il suo umore cambierà: diverrà depresso, nervoso, irritabile e minaccioso.

5. Perdersi in Rete

La persona perde la cognizione del tempo, del tutto incapace di distinguere se è rimasto online per mezz’ora o tre.

6. Conseguenze sulla vita offline

La persona rende meno a lavoro e rischia di comprometterlo; perde o scialacqua somme di denaro; si isola e si chiude in casa, dove ha numerosi litigi con partner, famiglia o amici; oppure tali relazioni iniziano a perdersi perché si passa troppo poco tempo con loro a favore del Web.

7. Nascondersi

Dire bugie sul quanto è stato connesso e per quale motivo (“Ho fatto una ricerca su Google per la tesi” è una motivazione più accettabile che “ho giocato 6 ore a Call of Duty“). Oppure connettersi quando si è da soli – di notte, al lavoro – o sfruttando gli spazi (chiudersi in bagno).

8. Fuga dai problemi

Internet viene usato come mezzo per sfuggire dai problemi o per alleviare le emozioni negative (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)?

E ora?

ATTENZIONE! Se vi riconoscete in questi aspetti non siete AUTOMATICAMENTE Internet-dipendenti. Consultate degli esperti!

Le regole della perfezione secondo Wim Wenders e Stella Artois [VIDEO]

Le regole della perfezione secondo Wim Wenders e Stella Artois [VIDEO]

Stella Artois ha appena lanciato la sua ultima campagna di comunicazione firmata da Mother London, dal titolo “The Perfectionist“. Una serie di video che vede protagonisti diverse figure di spicco in campo culturale e sportivo, tutti legati ai più importanti eventi sponsorizzati da Stella Artois.

Star del primo video della serie è Wim Wenders. Realizzato durante l’ultima edizione del Festival di Cannes, sponsorizzato appunto dall’azienda belga, il video vuole essere un ironico compendio dei “si fa e non si fa” in campo cinematografico.

Ad esempio? Non citare altri film. Non fare film western se non ti piacciono i cavalli. Evitare di girare scene con animali, non fanno mai quello che tu vuoi che facciano. Non innamorarti mai dell’attrice protagonista.

Le regole della perfezione secondo Wim Wenders e Stella Artois [VIDEO]

Le regole della perfezione secondo Wim Wenders e Stella Artois [VIDEO]

L’ultima regola? Non ci sono regole. Tranne una: aspettate sempre 5 secondi prima di urlare “stop”. Non si sa mai.

The Game Before the Game, lo spot Beats SOLO 2014

spot SOLO 2014Ecco il nuovo spot per Beats SOLO14, il vero vincitore di questo mondiale

Dei mondiali in Brasile è già stato detto tutto (o quasi): l’inno ufficiale, le formazioni e da tempo molti dicono di sapere già chi vincerà. Ma se “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza” ciò di cui dobbiamo davvero preoccuparci è quello che rimarrà quando il triplice fischio dell’arbitro decreterà il vincitore e la sbornia Carioca finirà.

The Game before the Game.

Allo stato attuale c’è stata solo più polemica che festa e, se il risultato è davvero così scontato, l’inno (con buona pace di J.Lo e Pitbull) non sembra travolgente come lo fu il Waka Waka con l’ancheggiare  di Shakira. Niente paurà però: arriva “The Game Before the Game” lo spot delle cuffie Beats SOLO 2014 di Beats Electronics – la società del rapper americano Dr. Dre di recente acquisita dal gigante Apple – che sfrutta la volata di FIFA 2014 ma senza citarla direttamente in quanto non è sponsor ufficiale dell’evento.

Realizzato dall’agenzia R/GA, possiamo vedere un video di cinque minuti, un crescendo verdiano fatto di amore paterno, calcio, religione, blasfemia, muscoli sudati e sesso il tutto condito da un sound pazzesco (per la colonna sonora si è scelto The Jungle di X Ambassador e Jamie N Commons) un iphone 5s e le mitiche Beats SOLO 2014. Ed ecco la ricetta del successo, forse il miglior spot realizzato per questa Coppa del Mondo.

Ecco i protagonisti!

La parte più emozionante – difficile scegliere tra tutte – rimane la telefonata tra Neymar Jr. (probabilmente il futuro eroe di questo mondiale) e suo padre che con quel “Corri come fosse l’ultimo giorno della tua vita“, unito all’immagine della luce che si intravvede alla fine degli spogliatoi fa tanto gladiatore che entra nell’arena per sfidare l’impero. Dopo di lui tantissimi grandi nomi dello sport e tifosi impegnati in una miriade di rituali pre-partita, tutti però caricandosi con la musica giusta e soprattutto con le cuffie giuste. Tra gli altri protagonisti spiccano la tennista americana Serena Williams intenta a laccarsi le unghie, Luis Alberto Suarez che bacia il tatuaggio che ha sul polso con i nomi dei figli e Cesc Fabregas che poggia le labbra  sull’anello donatogli dalla fidanzata.

Un video tutto da godere.

Thomas Cook regala un matrimonio in volo [VIDEO]

Thomas Cook regala un matrimonio in volo

Era il giorno di San Valentino quando Thomas Cook Airlines chiese ai suoi fan su Facebook se avrebbero mai accettato di sposarsi su un aereo in volo.

If you could marry your love on a plane, would you do it?“. Tra i tanti utenti che hanno interagito, il brand ha scelto di realizzare il sogno di Alexander, aiutandolo ad organizzare il suo matrimonio a sorpresa.

Thomas Cook regala un matrimonio in volo

Thomas Cook regala un matrimonio in volo

Thomas Cook regala un matrimonio in volo

Con la complicità della famiglia della futura sposa Marieke (che credeva di volare verso Rodi dopo aver vinto un viaggio organizzato da Thomas Cook), la coppia ha convolato a nozze in viaggio verso la Grecia.

Sempre più compagnie aeree si affidano ad iniziative di questo genere per creare una connessione emotiva con le persone. Cosa ne dite, preferite questa romantica iniziativa di Thomas Cook o quella di WestJet dello scorso Natale?

Twitter dà il benvenuto ai Mondiali con alcune funzioni speciali

Ieri sera sono iniziati i Mondiali in Brasile e Twitter sembra avere ogni intenzione di sfruttare l’evento per generare un traffico immenso. E anche la FIFA stessa ha raccontato la prima partita con tweet, foto e video.

 


D’altronde quale posto migliore per sentirci anche noi un po’ Fabio Caressa, un po’ allenatori, o per scrivere “GOOOOOOL” fino a sfruttare tutti i 140 caratteri – o perfino più di un tweet – come farebbe un vero telecronista brasiliano? Quante ne avremmo scritte a Moreno nel 2002?

Quindi, per incentivare gli utenti ad usare Twitter durante la manifestazione, sono state introdotte alcune piccole funzioni dedicate.

La prima sono gli hashflag: ogni volta che useremo come hashtag la sigla della nostra nazione, il sistema gli affiancherà automaticamente la bandierina corrispondente. Ecco gli hashflag divisi per gironi:

La seconda sono le timeline dedicate alle singole partite e ai Mondiali in generale. Visto che ogni partita avrà il proprio hashtag (es: ITAvsENG), Twitter ha pensato di creare una pagina dedicata ad ogni incontro in cui raggruppare tutti i tweet inerenti.

Questo vale anche per tutte le altre notizie riguardanti il Mondiale: tutti i tweet contenenti l’hashtag #WorldCup o #WorldCup2014 saranno inclusi in una timeline dedicata, anche su mobile.

 

Ecco un video pubblicato da Twitter per l’occasione:

Buoni Mondiali a tutti!

La nuova app Peel ora trova anche ciò che ti piace in tv

app Peel

Già da qualche anno la televisione sta assumendo le caratteristiche del mezzo interattivo, includendo pulsanti particolari sul telecomando e aprendosi sempre di più ad un tipo di fruizione on demand.

All’inizio del 2009 l’app Peel, attraverso accordi con i produttori, era riuscita a sostituire il tradizionale telecomando della TV fino a proporsi come universal remote control utilizzabile attraverso alcuni smartphone e tablet.

Un esempio è Samsung, che ha aggiunto la possibilità di controllare TV e decoder attraverso i suoi smartphone Galaxy S4 e S5 fornendoli dell’app Peel sotto il marchio WatchOn.

L’app telecomando ora vuole portare la sua idea al livello successivo, offrendo alle reti televisive un nuovo formato di annunci pubblicitari che permette effettivamente agli spettatori di sintonizzarsi sul programma pubblicizzato o programmare una registrazione DVR.

app Peel

L’applicazione ha debuttato nell’ultimo weekend di maggio in occasione della settimana del Memorial Day con le pubblicità della mini serie realizzata da History Channel The World Wars.

In America, Peel conta più di 70 milioni di utenti e la società ha testato questo approccio con alcuni programmi nel corso degli ultimi mesi.

Thiru Arunchalam, il CEO, ha suggerito che per i programmi dei più piccoli, Peel può effettivamente spostare  l’ago e far raggiungere share significativi. Per i programmi cult probabilmente non si sentirebbe la differenza, ma in un programma di nicchia potrebbe fare la differenza.

Ma non è finita qui. Peel trova velocemente il programma televisivo perfetto per te in base alle tue richieste fino ad imparare i tuoi gusti televisivi. Puoi taggare i tuoi programmi preferiti, esprimere giudizi su quello che  non ti piace e condividere ciò che stai guardando con gli amici su Facebook e su Twitter.

Dangerdust, la rivoluzione creativa si fa con il gesso [INTERVISTA]

Dangerdust

Al Columbus College of Art and Design due ex studenti stanno creando un vero e proprio creative riot.
Il duo è completamente anonimo e ogni domenica notte sgattaiola all’interno del college per creare ogni settimana un’opera d’arte diversa, realizzata sulle lavagne delle aule con nient’altro che gesso: per questo si chiamano Dangerdust.
I due artisti scelgono una frase famosa, una “quote”, e iniziano a disegnare, completando i capolavori d’un fiato, in una notte.
Il loro lavoro può durare fino a 11 ore consecutive.
Si tratta di opere d’arte non convenzionali, ad alto potenziale virale per l’anonimato e le modalità, e dal valore espressivo molto alto.
Il loro nome, Dangerdust, voleva essere inizialmente uno scherzo per far pensare a chi vedeva le loro opere che il loro lavoro fosse vandalismo.
Attualmente il progetto ha quasi 10mila fan su Facebook e sta andando molto bene anche su Instagram. Potete trovarli anche su Behance.

Noi li abbiamo incontrati virtualmente. Ecco la chiacchierata che abbiamo fatto con loro.

1. Da qualche tempo state creando un effetto virale intorno alle vostre opere. Conosciamo la vostra intenzione di rimanere anonimi, quindi, senza rivelarci la vostra identità, come definireste “Dangerdust”?

Dangerdust è un progetto iniziato come due amici che volevano creare alcuni lavori per il loro portfolio e prendere una pausa dai progetti scolastici. È diventato una design partnership e adesso che ci siamo laureati siamo freelance sotto lo stesso alias.

2. Qual è il significato più profondo del vostro progetto?

Dunque, abbiamo iniziato perchè pensavamo fosse divertente e stimolante. Il gesso oltretutto era un materiale conveniente e avevamo molte quotes da condividere con il corpo studentesco. Volevamo che fosse qualcosa di leggero e non permanente, il gesso ci è sembrato un mezzo perfetto per rendere questo concetto.

3. Pensate che la passione per l’arte debba essere risvegliata anche nelle menti giovani e più fresche?

Sì, decisamente.

4. E poi: perchè il gesso? C’è una ragione particolare per utilizzare un materiale così particolare, anche complesso se vogliamo?

Sicuramente non consideriamo il gesso complesso. Infatti, ne siamo sempre stati molto attratti proprio per il suo carattere basic. Siamo stati a contatto col gesso sin dalla scuola elementare – gli insegnanti lo usavano per scrivere sulla lavagna – e quindi ci sembrava il materiale giusto per questo tipo di progetto, proprio perchè è sempre stato parte della nostra carriera scolastica.

5. Come scegliete le frasi, le vostre “chalk quotes”?

Prestiamo attenzione agli eventi di attualità, sia nel mondo reale che all’interno di quello scolastico e facciamo del nostro meglio per “incapsularlo”. La board su Nelson Mandela ad esempio era dedicata alla sua scomparsa. Quella su Julia Child invece era puro divertimento.

6. Cosa vi ispira di più quando disegnate?

Troviamo l’ispirazione nella musica, in altre opere d’arte, nei nostri amici.

7 – La classe in cui esponete è sempre la stessa o cambiate location ogni volta per sorprendere gli studenti?

Lavoriamo sempre sulla stessa lavagna, collocata in uno stesso luogo. Ci piace dare consistenza al progetto mantenendo lo stesso posto all’interno del campus. In questo modo le opere sono semplici da trovare, gli studenti e la facoltà si aspettano di vedere una nuova opera ogni lunedì.

8. Facciamo un breve confronto. State creando una sorta di “effetto Daft Punk” correlato agli studi artistici? Il vostro obiettivo è rendere l’arte virale e condivisibile anche all’interno di un’istituzione come un college?

No, tutto quello che vogliamo fare è dedicarci all’arte e continuare a lavorare liberamente, in forma di freelance.

9. Avete mai pensato a voi stessi come…ninja?

Certo. Ci piace immaginarci ninja! 🙂

I dieci nuovi curiosi lavori che faremo nel 2030

Il susseguirsi di scoperte scientifiche ed evoluzioni tecnologiche portano continue trasformazioni nella società e nell’ambiente che ci circonda. Il Canadian Scholarship Trust Plan si è interrogato su come queste rivoluzioni sociali ed ambientali modificheranno il mondo del lavoro, dando vita a nuovo professionalità, nuovi lavori che prenderanno piede da qui al 2030 e che ora andremo a scoprire insieme.

Lavori del futuro: allevatore di pesci ed ortaggi in modalità acquaponica

L’acquaponica è un sistema che permette contemporaneamente di allevare e pesci e coltivare specie vegetali, grazie ad un apposito sistema idrico che consente il passaggio dell’acqua dalla vasca per l’acquacultura alle serre i cui vengono coltivate piante ed ortaggi. L’allevatore di pesci in modalità acquaponica si impegnerà a vigilare l’intero percorso di produzione ed allevamento. Questo innovativo sistema è stato già messo a punto da Roman Gaus a Basilea, che attraverso un contratto con Migros (fra le maggiori catene di ditribuzione in Svizzera) riesce a distribuire i propri prodotti in un negozio della città a prezzi competitivi.

Designer per il riciclo dei materiali

Il designer per il riciclo dei materiali si occuperò di trasformare la spazzatura, trasformando gli oggetti per dare loro nuova vita, con un occhio sempre rivolto alla sostenibilità di questi. Già dal 2009 a Milano alcuni ragazzi con questa sensibilità hanno sviluppato il marchio Garbage Lab, la cui filosofia è “Assembled with re(f)used parts”. Nelle loro collezioni propongono borse, zaini e pochette eco-friendly realizzati con PVC di recupero dalla affissioni pubblicitarie.

Guida al sistema sanitario

Per destreggiarsi all’interno di un sistema sanitario sempre più complesso occorrerà rivolgersi ad una guida, punto di congiunzione fra le aziende sanitarie ed il paziente. Per intraprendere questa carriera occorrerà intraprendere il percorso di studi di infermieristica, o in alternativa ne verrà creato uno ad hoc. Negli Stati Uniti, AdvoConnection ti permette di trovare l’avvocato dei pazienti più vicino a te, si tratta di persone con una grande passione per il proprio lavoro e con il desiderio di rendersi disponibili per aiutare i malati e le loro famiglie a districare tutto i loro dubbi.

Ufficiale addetto alla vigilanza del quartiere

Nel futuro piccoli droni verranno utilizzati per pattugliare le città ed offrire così ai cittadini una maggiore sicurezza e libertà di movimento. Ci saranno droni buoni ma anche droni cattivi, legti alla criminalità locale. L’ufficiale addetto alla sorveglianza del quartiere vigilerà sui droni buoni e sugli imput che questi gli fornirà, ed insieme con loro combatterà la lotta alla criminalità.

Lavori da nostalgico

Il nostalgico sarà l’interior designer del futuro e verrà chiamato a riportare alla vita scene d’interni appartenenti ad epoche e periodi passati. Si ipotizza che tale professionista troverà impiego anche all’interno delle case di riposo del futuro, creando ambienti che permettano agli anziani di vivere letteralmente all’interno dei loro ricordi. Peri nostalgici di “fifties” in Italia sono già presenti ristoranti come American Diner in Toscana, basta varcare la soglia del locale per fare un tuffo nel passato accolti da cameriere su pattini a rotelle.

Renaturalizzatore

Erano gli anni ’60  e Celentano cantava “là dove c’era l’erba ora c’è una città (…) non so perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba (…) e non so se andiamo avanti così chissà come si farà“. Il renaturalizzatore nasce con l’obbiettivo di sopperire ai danni dell’urbanizzazione, strappando via il cemento delle strade per riportarvi il verde degli alberi e dei prati. Da qualche anno sono arrivati anche in Italia i guerrieri dal pollice verde, che nel nome del Guerrilla Gardening compiono “attacchi verdi” per riqualificare l’ambiente urbano.

Robot HR

Pensate a quanto sia ponderata la scelta di acquistare un determinato computer piuttosto che un altro. Provate ora ad immaginare quanto possa essere ancora più complessa la scelta di un robot che ci seguirà nelle nostre case e/o in ufficio. La figura del Robot Hr nasce proprio per affiancarvi in questa decisione, aiutarvi a capire qual’è il robot che meglio risponde alle vostre esigenze e rimanere poi a fianco durante tutto  il periodo di vita condiviso insieme a lui, sempre pronto ad intervenire in caso di malfunzionamenti e problemi di ogni sorta.

Il semplificatore

Parola d’ordine: snellire! Di questo si occuperà il semplificatore in ambito business: arrivare dritti all’obiettivo senza perdere tempo, ottimizzando le procedure amministrative e burocratiche, riducendo le telefonate, impattando così sui “giorni lavorativi sprecati”. Possiamo identificarlo come un esperto di logistica-umana, poiché andrà a razionalizzare tutti i processi che coinvolgono dipendenti e dirigenti.

Ingegnere in tecnologia solare

Le fonti di energia rinnovabile come il sole verranno sfruttate sempre di più. L’ingegnere in tecnologia solare sarà chiamato non oslo a migliorare gli odierni pannelli solari da un punto di vista di sostenibilità e design, ma anche a gestirne la manutenzione. Dovrà inoltre occuparsi della progettazione di nuovi metodi di raccolta energetica, andando ad abbattere i costi di tali impianti.

Chirurgo robotico

La chirurgia robotica è già realtà, solo in Italia nel corso di 2 anni sono stati operati 600 pazienti in 13 diversi centri ospedalieri. Le nuove frontiere tecnologiche prevedono che in futuro possano esistere dei chirurghi robotici, in grado di comandare le console a distanza, così da permettere ai grandi luminari della medicina di operare pazienti dall’altro capo del mondo.