The Creators Project: un incubatore di creatività per artisti visionari

The Creators Project in Italia

Una partnership che celebra creatività e tecnologia. Una piattaforma digitale per le opere artistiche d’avanguardia nel mondo. Ma soprattutto, un network di visionari.

Parliamo di The Creators Project, un progetto che finalmente arriva anche in Italia grazie alla collaborazione tra VICE e Intel e  che promuove artisti che utilizzano in modo innovativo la tecnologia, al fine di “stabilire i nuovi confini della creatività.”

Un vero e proprio incubatore di arte online, che ruota intorno ai contenuti video originali che vedono protagonisti gli artisti più talentuosi del momento negli ambiti della musica, cinema, arte, design, moda e gaming – tutti Creators innovativi che operano al confine fra arte e tecnologia. Ad oggi, il canale ha raggiunto più di 405 milioni di visualizzazioni video e conta 460.000 iscritti su YouTube. Con un pubblico globale che raggiunge i 58 milioni di utenti mensili, The Creators Project è la piattaforma di riferimento nel suo genere.

Creators project Italia

Nato nel 2010,  ad oggi nel mondo vi sono più di 500 Creators. Tra gli artisti che collaborano al progetto possiamo citare Karen O, M83, Benh Zeitlin, Animal Collective, The xx, Chris Milk, Florence and the Machine, Spike Jonze, Amon Tobin, Matt Pyke, Anthony Wong, Supermarche, United Visual Artists, Sticky Monster Lab, Takeshi Murata, Andrew Huang, Vega Zaishi Wang, Mick Rock, David Bowie and Barney Clay.

The Creators Project ha prodotto centinaia di documentari, inclusa una serie acclamata dalla critica come The Collaborators, incentrata sull’album Random Access Memories dei Daft Punk, e il pluripremiato film This Must Be the Only Fantasy, nato dalla collaborazione tra la maison Rodarte e il filmmaker Todd Cole.

L’espansione internazionale di The Creators Project consentirà di diffondere i contenuti su uno spettro ancora più ampio. Inoltre, grazie alla produzione di contenuti specifici nei paesi in cui The Creators Project è attivo, sarà possibile conoscere Creators provenienti da tutto il mondo e arricchire di conseguenza il canale.

Creators Project Italia

D’altronde dall’imponenza di due partner com  Intel e Vice non avremmo potuto godere che di un progetto così ambizioso.

Commenta Andrea Rasoli, fondatore di VICE Italia” Siamo molto contenti di poter lanciare anche in Italia The Creators Project e di poterlo fare con Intel, negli ultimi anni questa piattaforma ha rappresentato il punto di riferimento globale per tutti i creativi che combinano la propria arte con la tecnologia. Con The Creators Project Italia, contribuiamo ad espandere globalmente il progetto ed ampliarne il network.

L’arrivo nel nostro Paese dell’iniziativa The Creators Project rappresenta per Intel Italia un passo significativo nell’ampliare il supporto ai giovani talenti che utilizzano l’innovazione tecnologia in modo creativo e fuori dagli schemi. Forti del successo che questo progetto ha avuto a livello internazionale, siamo certi che possa essere accolto con entusiasmo dal pubblico italiano, sempre attento a nuovi contenuti e percorsi in grado di unire inventiva e tecnologia, aggiunge Nicola  Procaccio, Direttore Marketing e Comunicazione Intel Italia.

Creators Project Italia

Tre, sono le keyword per diventare un Creator:  sperimentare, ispirare, innovare. Uno, il monito che dovrebbe accompagnare ogni giorno artisti e creativi di ogni sorta:

Solo chi è così folle da pensare di poter cambiare il mondo lo cambia davvero. –  A. E.

Come cambia il business musicale ai tempi dello streaming

© Kramografie - Fotolia.com

Grazie al progetto Kids react, un format web tv dedicato all’infanzia ideato e diretto da The Fine Brothers, si ricreano e si simulano situazioni in cui il web ancora non esisteva e si arrivano a comprendere quali competenze abbiamo perso e quali abbiamo acquisito attraverso il supporto della tecnologia nella vita di tutti i giorni.

La puntata “Kids react to walkmans” risulta particolarmente illuminante ai fini del nostro discorso: ad alcuni bambini vengono dati dei lettori musicassette e queste sono le loro reazioni.

I nativi digitali hanno ucciso il vecchio modello dell’industria musicale

Non posso negare che, non essendo una nativa digitale, ho provato tenerezza e nostalgia nel rivedere il walkman che, prima dell’arrivo di iPod, iPhone e soluzioni cloud, ha fatto parte della nostra vita fino a poco tempo fa (e ci faceva sentire molto moderni a portare in giro la musica con noi, prima importante innovazione che ha preceduto il concetto di “mobile”).
Ad ogni modo, questi sette minuti di video mostrano nel concreto quale grande cambiamento sia avvenuto nelle nostre società in pochi anni, e in che senso la “generazione internet” sembra aver definitivamente perso l’abilità di manipolare oggetti “antichi” preferendo la tecnologia.

Quel che è più emblematico in questa osservazione è che sì, i nativi digitali hanno praticamente già scelto quale sarà il futuro della musica, e il dibattito sul cambiamento del business discografico è ristretto soltanto fino alla mia generazione, quella degli anni ’80 e ’90.

Galeotto l’esempio usato da Mario Calabresi al 66° Congresso mondiale dell’editoria tenutosi pochi giorni fa e dedicato “Alla ricerca di un futuro digitale credibile”, in cui spiegava come il settore discografico sia stato il primo a essere colpito dalla disruption digitale e come stia riuscendo a rinnovarsi, ho deciso di approfondire meglio il processo di cambiamento del business musicale che stiamo vivendo.

Se da un lato infatti i vecchi metodi di produzione e distribuzione del prodotto discografico siano entrati largamente in crisi, di certo per questo la musica non è morta. E non morirà.

Come funziona la musica

© Silvano Rebai - Fotolia.com

Immaginiamo di poter smontare il risultato finale di una composizione musicale per poter capire come sia stato costruito: i musicisti solitamente compongono un brano in funzione del contesto in cui verrà ascoltato. Un tempo c’era Bruce Springsteen che restava in studio per tre anni per incidere Born to run – scrive David Byrne in How music works – quei giorni però sono finiti perché fare musica oggi ha un valore di per sé, con una compensazione che non è soltanto economica, e deve avere un suo tempismo rispetto a cambiamenti sociali in atto.

Infatti un tempo gli artisti anticipavano tendenze e mode dando vita a nuovi fenomeni culturali, mentre oggi sono i consumatori a indicare al mercato cosa desiderano e come preferiscono riceverlo, e i produttori, al contrario, ora seguono le nuove tendenze.

La scena musicale attuale è caratterizzata da nuovi modelli di contratto, nuovi obiettivi nel creare collaborazioni tra artisti e nuove funzionalità che un testo musicale deve avere in rapporto ai prodotti cinematografici e pubblicitari. È all’interno di questo contesto che il processo di produzione musicale si è drasticamente evoluto e, con la diffusione delle tecnologie e delle soluzioni digitali, la musica ha iniziato a fare i conti con le esigenze dei nuovi consumatori, trasformandosi in un racconto vero e proprio che viene scritto in base alla piattaforma di diffusione.

© keiry - Fotolia.com

In buona sostanza, la musica ha imparato a fare crossmedia, oggi è un nuovo prodotto della comunicazione e si avvale non poco degli strumenti social e crowdfunding.

Lo streaming è diventato il modo preferito per ascoltare musica

La generazione dei nativi digitali ha accesso tanto alla diffusione e all’ascolto di musica in massa, on-line e spesso gratuitamente, quanto ai modi di produzione, dando così il colpo di grazia agli ultimi sussulti di un’economia morente.

Fonte: lesinrocks.com

Con la digitalizzazione il fatturato dell’industria musicale è diminuito del 62% in dieci anni, e la spirale discendente ha toccato il fondo tra il 2011 e il 2012, con una leggera ripresa dell’1% nel 2013, la speranza è che il periodo più buio nella storia del settore sia finita.

Questi numeri si spiegano perché mentre le gradi etichette discografiche lottano per mantenere ancora il privilegio di vendere dischi in tutto il mondo, sia in analogico che in digitale, dal tempo i modelli peer-to-peer in streming, in aumento negli ultimi anni, hanno reso la vendita del disco alla base di un modello di business non più redditizio.
Parallelamente la generazione internet sta guidando i cambiamenti di mercato e controlla l’offerta avvalendosi delle nuove forme di distribuzione e di fruizione del prodotto musicale.

Fonte: lesinrocks.com

Scaricare musica, guardare video su YouTube, costruirsi playlist su Spotify, seguire gli account Soundcloud e Instagram dei musicisti, condividere le loro canzoni su Twitter o su Facebook, sono funzioni di una nuova società della comunicazione che la sociologia non ha ancora messo a fuoco.

Un nuovo marketing musicale

I giovani consumano di più, più velocemente e sono più propensi a fare zapping: i primi mercati che hanno deciso di beneficiare di queste pratiche sono stati quello dell’abbigliamento, delle bevande e della telefonia, concentrandosi sull’influenza capace di generare un artista, rispetto anche al numero di dischi che vende.

Il nuovo modello di business trae profitti dall’immagine dei musicisti, oltre che investendo direttamente nei loro progetti, sfruttando la musica come molti altri prodotti editoriali, cioè come un contenuto che consente di sviluppare nuove declinazioni di marketing.

Il mondo della musica rappresenta perciò una gallina dalle uova d’oro per le aziende in grado di fare un inventario di nuovi metodi di consumo musicale. Lungi dall’essere passiva, questa generazione sta sviluppando insomma nuovi modelli e nuovi circuiti che aiuteranno il rinnovamento di tutti i più importanti mercati, rapportandoli con le esigenze di sostenibilità.

Fonte: lesinrocks.com

I produttori indipendenti ringraziano, ma le major accusano un calo importante

Oltre a preferire la maggior parte della musica on-demand, i nativi digitali sono anche più propensi a creare un approvvigionamento e favorire la distribuzione dei prodotti musicali al di fuori dei canali tradizionali.

Registrare musica non è mai stato così facile come oggi: bastano un pc e alcuni software che riprodotto uno studio di registrazione in casa propria. Non c’è bisogno di un tecnico del suono, se non addirittura degli strumenti stessi in quanto il software ce li ha di default, per non parlare dell’immediatezza nell’imparare ad usarlo: basta fare un giro su Youtube e cercare qualche tutorial, e anche questo passaggio viene subito risolto.

Se consideriamo che uno dei programmi più efficaci e più facile da usare, Logic Pro di Apple, costa solo 200 dollari, e che questa cifra è l’equivalente di mezza giornata in uno studio di registrazione, i conti sono presto fatti.
Un esempio di tutto questo è rappresentata da Somebody That I Used To Know, singolo dei Gotye che si è classificato nella top 10 in 30 paesi e ha venduto 11,8 milioni di copie, fissando il record della più importante vendita digitale di tutti i tempi e vincendo il Grammy Award alla registrazione dell’anno: si tratta di una canzone che è stata registrata nella casa dei genitori dell’artista a Melbourne.

In questi ultimi anni il numero di produttori indipendenti è aumentato in modo esponenziale, gli artisti o le etichette emergenti che vogliono concentrarsi sulla produzione artistica spesso decidono poi di occuparsi anche del marketing, della strategia di sviluppo business e della distribuzione, oppure creano partnership ad hoc per farsi aiutare in uno di questi compiti specifici, evitando i contratti con le grandi case discografiche che acquisirebbero gran parte dei diritti e dei profitti sul lavoro finito.

Credo sia importante capire che questa metamorfosi non avviene contro le etichette, ma sta semplicemente creando un altro settore in ambito musicale, sviluppando un’intelligence discografica affidata alle scelte autentiche dei fruitori di musica, piuttosto che su costruzioni a tavolino di gruppi e di voci migliorate in studio, che onestamente mancava da molti decenni. Se consideriamo che la EMI, una delle quattro grandi case discografiche che sono riuscite a monopolizzare il mercato musicale, che esisteva dal 1931 (finché due anni fa la Universal ha rilevato la società, che con quest’azione ha raggiunto uno share di mercato del 42,9%), aveva un quota del mercato mondiale del 13,4%, e che nel complesso le major riuscivano a genera il 77% del fatturato nel settore della musica con solo l’1% degli artisti di tutto il mondo, appare normale che oltre alla convenienza economica di far musica da soli ci sia anche un’esigenza di superare gli ostacoli oggettivi che permangono nel settore.

Infine, un altro dei cambiamenti importanti che si registra nel mondo della musica è il crescente interesse per concerti e festival, in un mix di copertura economica che proviene dagli spettatori e un’altra che deriva dagli sponsor pubblicitari, evitando così anche il finanziamento pubblico di eventi culturali, altra piaga per la fruizione della musica.

Piattaforme di streaming: in base ai consumi, Spotify potrebbe uccidere iTunes

Secondo i dati diffusi da Nielsen e Billboard, lo scorso anno le vendite di download degli album sono aumentate del 6,3% mentre le vendite di CD sono crollate del 14%.

Tra le piattaforme di streaming, a parte la più popolare YouTube, che impone requisiti rigorosi per garantire l’indipendenza degli artisti, minacciando anche di censurare i video dalla piattaforma in caso di violazioni, il mercato è attualmente conteso da attori come Apple, con il music business proposto su iTunes, oppure come Spotify, Pandora e Rdio.

Tutti offrono grandi quantità di musica gratuitamente con diversi vincoli, che per la maggior parte vengono rimossi in cambio dell’acquisto di una versione pro dell’applicazione, oltre ad essere supportate dal digital advertising: è così che lo streaming continua a vivere una crescita enorme, con oltre 50 miliardi di audio e video stream scaricati durante la prima metà dell’anno, secondo dati Nielsen. Stando sempre a questa fonte, il numero totale di flussi è aumentato dall’anno scorso del 24%, ma quello che non sappiamo è se lo streaming potrà essere redditizio vendendo singoli download a 0,99 euro.

Considerando però anche che gli utenti sopportano sempre meno la pubblicità che interrompe l’ascolto e che Spotify consente di aggirare la questione offrendo un canone mensile di abbonamento, neanche iTunes radio -idea nata per fare promozione dei brani e aumentare le vendite su iTunes- riuscirà a conquistare più di tanto gli utenti che, al momento, preferiscono i servizi di Spotify.

Spotify ha così attirato più di 6 milioni di abbonati, consentendo loro di ascoltare qualsiasi canzone della propria biblioteca musicale grazie ad un abbonamento di 9,99 dollari al mese.
Per ora, comunque, nessun servizio streaming ha fornito dati sui guadagni reali per poter considerare questa contesa già risolta da qualcuno.

Ma in base alla produzione è GooglePlay che potrebbe avere la meglio su tutti

Google Access Music è un modello simile a Spotify, on-demand e che è molto più redditizio per le etichette.

Dal canto loro, infatti, le case discografiche e gli editori musicali non vogliono un altro servizio web radio che soddisfi solo i requisiti di consumo della musica, che ma non paga loro molto, ma ritengono molto importante che i nuovi servizi digitali li ripaghi con una quota equa delle entrate.

In questo modo l’industria musicale tende ad avvicinarsi di più ad aziende come Apple e Google, che si sono fino ad ora focalizzata sulla vendita del download singolo, abbracciando ciò che le etichette intendono per “modelli di accesso” al mercato della musica.

Le case discografiche sperano così che Apple e Google possano realizzare un lavoro migliore dei propri competitor, perché questi titani tecnologici sono gli unici player di mercato che possono permettersi una perdita intanto che si evolvano ancora i loro ecosistemi globali, che comprendono smartphone, tablet e set-top box per comprare musica direttamente sui propri device e ascoltarla dove si preferisce.

[Update: per completezza delle informazioni aggiungo che in un comunicato stampa del 5 giugno 2014, Dori Ghezzi, Presidente onorario di PMI – Produttori Musicali Indipendenti, ha dichiarato che “tale opportunità non va scambiata per totale subordinazione ai colossi come Google: non è possibile accettare compensi inferiori a quelli offerti alle multinazionali o a quelli che già si ricevono da servizi equivalenti”. Per questa segnalazione si ringrazia Andrea Corelli].

Dall’Italia la startup musicale che ha conquistato il mondo: musiXmatch

MusiXmatch è il player musicale numero uno sia del Play Store che dell’App Store di Apple, registrando oltre 20 milioni di utenti. Si tratta di un’applicazione che fa da player musicale e integra sistemi di riconoscimento dei testi in stile Shazam, permettendo automaticamente la sincronizzazione della propria collezione musicale con i testi delle canzoni. L’idea è innovativa e prima di questo momento non era stata ancora realizzata da nessuno: l’app abbina ad ogni canzone tutte le informazioni possibili, come autore, biografia, album e inoltre, andando a riprodurre la musica, fornisce tutto il suo testo corrispondente.

Il riconoscimento dei testi è utilizzabile anche al di fuori dei brani inseriti nel device e sono chiaramente condivisibili attraverso tutti gli altri social network, dulcis in fundo l’intero sistema funziona in crowdsourcing, cioè i testi vengono inseriti manualmente dagli utenti e non dalla software house.

Come si evolverà questo servizio e quali modelli di business svilupperà ancora? Possiamo aspettarci nuove contromosse da Google oppure big come questo seguiranno i trend nascenti? Come cambierà ancora la musica? Il discorso non finisce qui. Continuate a seguirci.

Celebrità, creativi e corsi di lingua: i migliori annunci stampa della settimana

La consueta  Ninja-rubrica sui migliori annunci stampa della settimana è qui per voi anche questo lunedì! Abbiamo raccolto la migliore pubblicità pubblicata negli ultimi 7 giorni nei circuiti internazionali!

Date un’occhiata e diteci se siete d’accordo con noi:

Glue-it: Jackson 5/Apollo/BayWatch

Ah! La celebrità! Con Glue-it sticky notes non dimenticherete più nulla, dalle cose importanti a quelle più frivole come il vero nome degli attori poco noti di Baywatch.

Indovinatissime le versioni dei guarda spiaggia californiani e quella dei Jakson5. Storciamo il naso sulla versione dell’Apollo. Davvero abbiamo già dimenticato i nomi del più celebre equipaggio spaziale!?

Advertising Agency: Maruri Grey, Guayaquil, Ecuador
Creative Directors: Pipo Morano, Alejandro Peré, Luis Campoverde
Agency Producer: Ana Puig
Photographer: Mauricio Candela
Production: The Blur Office
Photographer Producer: Michelle Jayme

Go Outside Outdoor Magazine: Shopping Mall/Office building/Subway Station

Ottima esecuzione per promuovere la rivista Go Outside che si occupa di avventura e tempo libero. La campagna stampa punta a mostrare dei tipici luoghi urbani come dei formicai asfittici dove le persone si muovono in spazi angusti.

Chiusi e grigi anche gli ambienti contenitori (laboratori e capannone industriale). L’unica nota di colore – via di fuga – il logo della rivista in basso a destra. Ottima esecuzione artistica, ottimo concept, ottima resa.

Advertising Agency: Talent, São Paulo, Brazil
Creative Directors: Eduardo Martins, Philippe Degen
Art Directors: Rodrigo Scapolan, Fabio Noremberg, Bruno Bomediano
Copywriter: Carlos Schleder
Illustrator: Gelmi Estúdio de Arte
Photographer: Mario Coelho
Retouching: Imagem Boreal

Area 23 Portfolio Review: Show us you’re nuts

Vi mostriamo la scelta creativa di una agency americana per il recruiting di nuove figure professionali da inserire nei propri uffici.

Si chiede ai candidati di mostrare il loro lato più pazzo inserendo delle foto su instagram con l’hashtag #showusyourenuts  Se volete vedere i risultati della call cliccate qui!

Advertising Agency: Area 23, New York, USA
Creative Directors: David Adler, Tim Hawkey
Art Director: Charlie Rategan
Copywriter: Ryan Goldberg

Coca-Cola: Piles/Friends/Kiss

La scelta di Coca-Cola per informare i propri fan sull’introduzione di una bottiglia ecologica che contiene il 30% di materiale vegetale.  Si gioca sul concetto di felicità (Happy) tanto caro alla multinazionale di Atlanta: “le piante ci rendono felici“. La parte testuale descrive le immagini sottostanti che presentano degli effetti ottici ben studiati.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, New York, USA
Chief Creative Officer: Calle Sjoenell
Executive Creative Director: Corinna Falusi
Design Director: Lucas Camargo
Associate Creative Directors: L Justin Via, Evan Slater, Abe Baginsky, Maite Alburquerque, Emily Clark
Art Directors: Anti-Anti, Lukas Lund, Andreas Hoff, Carl Versfeld
Producer: Jessica Fiore

English Classes Biblioteca EPM: Cybicle/Scossirs

Parliamo di corsi di lingua in inglese. Queste pubblicità mostrano in forma visuale la differenza fra esprimerlo e esprimerlo correttamente: “the difference between saying it and saying it right”.

Advertising Agency: McCann, Medellín, Colombia
Chief Creative Officer: Samuel Estrada
Creative Director: Germán Camelo
Art Directors: José Manuel Arango
Copywriters: Cristian Ovalles, Germán Camelo
Account Director: Margarita Echavarría
Production 3D Company: El Cisne

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

Cominciamo una nuova settimana con il testing del notebook MSI, modello “GE60 2PE Apache Pro”. Ringraziamo NVIDIA Italia per averci inviato il notebook in modo che potessimo svolgere al meglio e in maniera davvero approfondita questo testing ufficiale.

Prime impressioni / sensazioni dei materiali usati

Il colore nero lucido della cover posteriore in alluminio regala un’ottima sensazione di eleganza (alla vista) e di pregevole qualità (al tatto).
Sulla cover posteriore troviamo incastonato in rilievo il marchio rosso del dragone, che una volta acceso il prodotto si retroillumina.
Sul lato destro del notebook troviamo: il lettore ottico, un singolo ingresso USB 2.0, il connettore VGA e l’ingresso Gigabit LAN; mentre sul lato sinistro troviamo un altro singolo ingresso USB 2.0, il connettore d’uscita video HDMI, due ingressi USB 3.0 e due jack audio placcati in oro (per cuffie e microfono).
Nell’insieme il notebook risulta piacevole per il suo design semplice ma rifinito.

Specifiche Hardware / caratteristiche tecniche

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

Il display è un Full HD di 15.6 pollici, 1920×1080 pixel, con retroilluminazione LED, anti-glare.
Supporto garantito per il sistema di visualizzazione Matrix, permettendo il collegamento simultaneo del notebook a due schermi esterni utilizzando le connessioni HDMI 1.4 e VGA.
Il processore è un quad-core di 4a generazione Intel i7-4700HQ (che può raggiungere i 3.40 GHz con tecnologia Intel Turbo Boost).
La memoria conta su 16 GB RAM di tipo DDR3 (L).
La grafica è supportata da una NVIDIA GeForce GTX 860M con 2GB RAM di memoria video dedicata di tipo GDDR5.
La memoria d’archiviazione conta su 256 GB SSD (Super Raid) + 1 TB da 7200 rpm.
Il drive ottico è un masterizzatore DVD Super-Multi.
La connettività wireless supporta gli standard Bluetooth 4.0 e Wi-Fi 802.11 b/g/ n/ac.

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

Il comparto audio è dotato da speaker stereo 2x 2.1 + subwoofer, avvalendosi della tecnologia Dynaudio supportato dal software nativo Creative Sound Blaster Cinema. Per l’ascolto in cuffia troviamo 1 collegamento jack audio placcato in oro, supportato dalla tecnologia Audio Boost.
La batteria è agli ioni di litio a 6 celle ad alta capacità (49 Wh).
Tastiera retroilluminata a 103 tasti della SteelSeries.

Esclusive funzionalità native MSI

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

Poter personalizzare le proprie sessioni video-ludiche è davvero importante, oltre che molto piacevole, per tutto questo ci viene incontro il software System Control Manager che permette di ottimizzare in pochi semplici click diversi parametri del sistema,
Mentre la tecnologia di illuminazione MSI Keyboard Lead Manager riesce a trasmettere delle sensazioni visive davvero particolari perché ci consente di scegliere, a nostro piacimento, tra tante diverse colorazioni della tastiera oltre a darci la possibilità di personalizzare dei temi cromatici appositi.

La tecnologia NVIDIA GeForce GTX 860M

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

La tecnologia NVIDIA Optimus riesce ad ottimizzare in maniera intelligente ed automatica  le prestazioni grafiche in relazione alla durata della batteria. Quest’ultima è supportata ulteriormente da NVIDIA Battery Boost, che durante le nostre sessioni ci ha aiutati a mantenere attivo il computer al massimo delle impostazioni grafiche nei videogiochi per 1 ora di fila, tenendo collegato una tastiera retroilluminata esterna più mouse, oltre ad un ricevitore Wi-Fi usb ed un monitor LCD alimentato esternamente.

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

2 GB  di memoria video dedicata di tipo GDDR5 si sono dimostrati sufficienti per impostazioni alte sulla gran parte dei videogiochi attuali, facendo però attenzione nel ricordare che la scheda rientra nella linea notebook “Ultra light” delle GTX 800M per un miglior connubio tra performance e mobilità.

Inoltre per  dovere di cronaca nella tabella sottostante riportiamo dei valori prestazionali rispetto alla sorella più piccola 850M e a quella più grande 880M.

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

I settaggì più alti in full HD di Battlefield 4, Crysis 3 e Metro: Last Night riescono a metterla in crisi; ma del resto stiamo parlando di una scheda da gioco mobile, quindi nulla di preoccupante se terremo sempre ben presente i giusti limiti di utilizzo.

Performance da Gaming

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

In maniera più approfondita abbiamo potuto testare le performance del nostro MSI GE60 2PE con l’esclusiva versione alpha di “Heroes of the Storm” più tanti altri, e la 860M non ha assolutamente sfigurato.
Maggiori dettagli saranno disponibili all’interno di testing più specifici ed approfonditi che pubblicheremo nelle prossime settimane.  🙂

Giudizio complessivo

Notebook MSI GE60 2PE Apache Pro powered by Nvidia: il testing di Ninja Marketing

PRO: La qualità degli acuti e del surround dell’impianto audio integrato è davvero sorprendente (escludendo il fantomatico subwoofer).
Ottimo il display Full HD nella sua risoluzione ottimale di 1920×1080, nonostante risulterà piccolino per giocare; consigliato quindi l’utilizzo di un monitor esterno più grande.
Nel complesso il computer risulta elegante, leggero e potente.
Funzionalità native Nvidia garantite al 100% con la versione più aggiornata di GeForce Experience, incluso l’esclusiva feature ShadowPlay.
Fascia di prezzo competitiva (1400 € su Amazon la versione quasi identica nella variante da 125 GB SSD).

CONTRO: La ricezione WiFi tenderà a diminuire del 150% con il coperchio chiuso quando utilizzeremo un monitor esterno più grande; consigliato l’utilizzo di un controller wi-fi usb con antenna esterna.
Il mouse in dotazione è risultato davvero scadente, sarà decisamente meglio lasciarlo dentro la scatola, allo stesso tempo il touch pad non è sembrato dei migliori.
Il rivestimento in alluminio si sporcherà facilmente al tocco con le nostre dita.
L’uscita di areazione laterale sinistra tenderà a scaldare fin troppo la vicina porta usb 2.0.

Partecipa gratis al Free Webinar Advertising that Learns by Rocket Fuel Italia!

Pronti a scoprire il futuro del digital advertising e come i big data e l’intelligenza artificiale rivoluzioneranno le campagne online?

Mercoledì 25 giugno, dalle 18 alle 19, non perdete il Free Webinar Advertising that Learns by Rocket Fuel Italia, azienda globale che si occupa di media technology fondata in quella fucina di innovazione che è la Silicon Valley nel 2008 e sbarcata in Italia lo scorso anno. 

(c) Fotolia autore karandaev

La potenza dei Big Data applicata al digital marketing

Chi si occupa di marketing nell’attuale scenario digitale ha bisogno di rendere efficace ogni impression e minimizzare gli sprechi, su tutti i funnel e su tutti i canali pubblicitari. A tale scopo, è fondamentale comprendere a fondo lo strumento del programmatic buying, le sue dinamiche e le opportunità che offre per massimizzare l’efficienza delle campagne di digital advertising.

Insieme a Enrico Quaroni, relatore del webinar e Country Manager di Rocket Fuel Italia, scopriremo come sfruttare la potenza dei big data nell’advertising online, e capiremo quando il programmatic buying va utilizzato e su quali canali per raggiungere il pubblico giusto, al momento giusto sulla piattaforma giusta e mandare in orbita il ROI delle campagne online.

L’advertising del futuro infatti è un’advertising that learns: la piattaforma di Rocket Fuel  attraverso uno speciale algoritmo, apprende in real time e in modo automatico dal flusso dei big data e pondera gli investimenti pubblicitari online di conseguenza, producendo risultati reali.

Il media-buying diventa una scienza di precisione.

Siamo lontani anni luce dalla considerazione di John Wanamaker (1861) : “Metà dei soldi che spendo in pubblicità è sprecata. Il guaio è che non so quale metà!” 😉

Come fare per iscriversi?

Cliccando Qui si aprirà la landing page per l’iscrizione. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I ticket disponibili sono 500. Partite a razzo per prenotare il vostro posto 😉  

Ricapitolando

SAVE THE DATE

Free Webinar Rocket Fuel Italia

25 GIUGNO 2014, dalle 18 alle 19

BE NINJA!

Pomilio Blumm commenta la campagna 'Made in Italy' realizzata per ENIT [INTERVISTA]

Pomilio Blumm
Impossibile non averne sentito parlare. La campagna ‘Made in Italy‘, realizzata da Pomilio Blumm per l’Agenzia nazionale italiana del turismo ha creato un bel po’ di buzz in rete, prima per i dubbi sulla sua diffusione all’estero, poi per il fatto che per i visual siano state utilizzate delle immagini royalty free.

Un investimento così elevato da parte di un ente pubblico non può non far parlare il popolo della rete e non! Ed è per questo i Ninja hanno pensato di intervistare il Reparto Creativo di Pomilio Blumm, per scoprire le motivazione dietro le scelte effettuate.

Pomilio Blumm made in italy

Raccontare il Bel Paese all’estero non dev’essere stato un compito semplice. Diverse polemiche hanno accompagnato in rete il lancio della campagna: come rispondete?

L’assunto di partenza è perfettamente corretto, soprattutto se si pensa che ENIT torna in comunicazione dopo significativi anni d’assenza e la rete è il luogo della libertà di pensiero no limits Questa, a nostro parere, non è una notizia negativa, perché oggi promuovere un territorio significa promuovere un sistema e il Made in Italy resta uno di quelli più riconoscibili e positivi dell’Italia all’estero, oltre qualunque dibattito.

Per quale motivo avete utilizzato immagini non esclusive, royalty free, piuttosto che fotografie originali?

L’incarico era principalmente fondato sulla progettazione di un sistema di comunicazione, che costituiva e costituisce il vero valore aggiunto. La scelta delle immagini nasce da un coinvolgimento delle regioni e dei territori rappresentati che ENIT ha promosso affinché questo progetto fosse partecipato, condiviso, utilizzato e quindi diffuso.

Sin dalla pubblicazione del bando, che se avesse avuto finalità incentrate sul tema fotografico avrebbe dovuto essere diversamente concepito e finanziariamente dotato, questa ci è sembrata una scelta molto democratica, così come intelligente e funzionale è quella di non avere pregiudizi verso soluzioni efficaci ed economiche. Un segno di rispetto alla cultura della rete che ama la condivisione e il libero accesso, ma anche alla spending review.

A tal proposito ricordiamo che l’incarico all’agenzia, come riportato dai giornali più informati, è di 81mila Euro e non di 5 milioni e comprende traduzioni ed adattamenti nelle principali lingue e per i principali mercati, anche emergenti, a livello mondiale: una mole di lavoro enorme.

In realtà nessuna delle immagini può ritenersi trasposizione da cataloghi o banche fotografiche perché nel suo insieme e nella sua forma di drappeggio, tessuto, cucitura e di molti altri dettagli, ognuna è da considerarsi originale ed in qualche modo esclusiva.

Come mai la mancata indicazione del nome delle location ritratte nelle immagini?

Crediamo sia semplicemente la volontà di non rimarcare una selezione strategica o potenzialmente faziosa di questo o quell’altro territorio: la campagna in realtà è una cornice in grado potenzialmente di inquadrare un infinito numero di soggetti e suggestioni del nostro territorio. L’osservazione resta a nostro avviso comunque pertinente ed accettabile.

Pomilio Blumm milano

Descrivete la campagna come un “inedito mix di elementi concreti ed emotivi”: ci spiegate questa descrizione?

È una sintesi tratta dai documenti di gara. In realtà, meglio estrapolato, il concetto complessivo voleva segnalare come la scelta di un tessuto, con etichetta, cuciture, quasi ad ago e filo, per rappresentare l’essenza stessa del Made in Italy aggiungesse concretezza materica a una suggestione: quella dell’immagine di sfondo, ovvero i meravigliosi paesaggi italiani.

Come misurerete i risultati di questa campagna internazionale?

A noi spetta monitorare una pianificazione media pre-definita dagli uffici ENIT presenti sui diversi mercati. Il nostro compito è di verificare i dati di diffusione trasmessi dagli editori incrociati con quelli dei principali centri di rilevazione media. Avvieremo, ma questa è solo una nostra specifica e libera attitudine, un’analisi semiotica di quanto si produrrà sulla rete attraverso gli esperti semiologi del nostro reparto e in collaborazione con alcuni importanti osservatori universitari che con noi collaborano.

È un modo abituale che abbiamo adottato per valutare ex post la validità delle strategie comunicative attivate al di là del mero dato quantitativo, ma andando a interrogare il messaggio e i suoi effetti da un punto di vista qualitativo e culturale in senso lato. Un modo, aggiungeremmo, non solo per garantire l’efficacia delle scelte effettuate, ma anche per rilevarne eventuali difetti e correggere il tiro per il futuro.

Indubbiamente creativa è “l’iniezione” del copyleft nella campagna. Quali sono stati i risultati?

Il grosso dell’investimento previsto per la campagna è ancora da venire, quindi non è possibile per ora avere una visione d’insieme dei risultati, ma è già possibile avere esempi significativi di feedback dell’idea dell’etichetta “made in italy”.

Citiamo a tal proposito la web app selfie.italy.travel attraverso cui gli utenti della rete hanno “brandizzato” con l’etichetta della campagna le proprie foto per condividerle sui social, creando tante potenziali “campagne” quante sono le foto caricate e rendendo particolarmente viva l’idea creativa originaria: un marchio che fosse sintesi di un insieme di valori prettamente italiani, da applicare su qualsiasi soggetto/panorama/situazione in grado di esprimerne almeno uno.

Si tratta di una buona pratica di crowdsourcing che ha prodotto come risultato, dopo appena una settimana dal lancio, 1200 nuove campagne create dagli utenti della rete, senz’altro molto fresche e simpatiche, in alcuni casi anche molto interessanti. Questo numero di creazioni in soli sette giorni ha ancor più valore se si considera che ENIT non comunica in Italia.

Infine, parliamo del portale Italia.it: quali sono i punti di forza e di debolezza?

È un portale pre-esistente al nostro arrivo e che è frutto, crediamo, di una serie di politiche di promozione turistica assai complesse da cifrare. Resta un indirizzo semplice, intuitivo, ma meriterebbe una grande attenzione, come a tutto il resto, sul piano dei contenuti e dei linguaggi.

Henna Heals: un tatuaggio all'henné per far sentire più belle le donne con il cancro [INTERVISTA]

Henne Heals, associazione Canadesi di hennè-artist crea incredibili corone con decorazioni floreale, simboli religiosi e messaggi di speranza, tatuate con l’henné sulla testa di donne che hanno perso i capelli a causa della chemioterapia per aiutarle a superare la demoralizzazione che accompagna un momento tanto delicato.

L’henné – quello in polvere, non l’henné scuro creato con l’aggiunta di PPD ed illegale in diversi paesi tra cui Canada, USA e Australia – è un prodotto naturale che vanta origini lontanissime, utilizzato da più di 4.000 anni nelle culture islamiche, Indù, del mondo Arabo, dell’Africa e dell’India come decorazione e come benedizione durante la celebrazione di matrimoni, cerimonie pubbliche e religiose .

Incuriositi da questo progetto, abbiamo contattato Frances Darwing per farle alcune domande e avere maggiori informazioni.

Come è cominciata questa esperienza?

L’inspirazione è arrivata dopo una conferenza di un artista che usava l’hennè per creare quelle che chiamava “Henna Crowns”(corone di hennè) per pazienti con il cancro. Quando sono tornata in Canada  ho riunito quattro artisti e ho creato Henna Heals per fare la stessa cosa.

In cosa consiste il progetto?

Il nostro progetto intende dare potere/forza alle persone che hanno perso i capelli attraverso la creazione di corone di hennè personalizzate. Raccogliamo fondi nell’area di Toronto per finanziare le corone a persone che non possono permetterselo. Di solito una corona henné costa circa 120 dollari. Sono una forte sostenitrice del fatto che agli artisti debba essere pagato il loro valore, ma spesso le persone che si stanno sottoponendo alla chemioterapia non possono permettersi di pagare per la corona, così utilizziamo le donazioni della nostra attività di foundraising per pagare gli artisti.

Di recente abbiamo anche iniziato a indirizzare i nostri clienti ad artisti della loro zona con una buona reputazione.

In quale modo questo progetto aiuta le donne che soffrono di cancro a sentirsi meglio? Quali effetti ha questo progetto su di loro?

Penso che l’aspetto che favorisce maggiormente la guarigione è il modo in cui le persone intorno a te reagiscono. Invece di provare pena a causa della malattia, le persone sono sbalordite. Invece della pietà si riceve una forte energia positiva dalle persone che io penso è parte del processo di guarigione.

Quante donne che soffrono di cancro hanno preso parte a questo progetto?

Le corone di henné hanno un mercato di nicchia, ma sono una nicchia su una scala globale. Io non ho traccia delle corone di Hennè realizzate dagli artisti indipendenti, qui in Toronto abbiamo avuto circa 20 clienti che ci hanno richiesto una corona di Hennè. Grazie all’attenzione dei media abbiamo ricevuto molte più richieste, ma molte vengono dagli Stati Uniti e dall’Europa.

Quali sono le storie che ti hanno colpito maggiormente? Ci racconti un episodio che ti è rimasto impresso?

Ho incontrato una donna a cui avevano diagnosticato due diversi tipi di cancro. Nonostante uno di essi fosse incurabile lei era positiva ed incredibile. Abbiamo creato un film insieme e io per le prossime 12 settimane pubblicherò un episodio sulla nostra pagina Facebook.

Quali feedback avete raccolto dalle persone che soffrono di cancro e dal web?

Le persone pensano che sia una fantastica idea. Aiuta le donne a sentirsi più femminili.. Loro sono grate per avere la possibilità di fare un’esperienza come questa.

Da un punto di vista medico, quali sono gli effetti positivi per una persona che ha il cancro?

Da un punto di vista medico, l’henne ha davvero molte proprietà curative. È molto simile all’aloe vera nel senso che ha un effetto rinfrescante che può essere usato per le bruciature della pelle. Molte persone hanno alleviato gli effetti collaterali dei farmaci per il cancro al seno con l’henne.

I tatuaggi con l’henne sono pericolosi in qualche modo per le persone che hanno il cancro?

L’henne è un prodotto naturale, non può essere brevettato, così non si possono fare soldi da esso. A causa di questo ci sono pochi studi su l’henne ed i pazienti con il cancro, comunque i pochi che ci sono positivi. Come detto prima, aiuta ad alleviare gli effetti collaterali dei medicinali contro il cancro. È anche utilizzato come alternativa ad i tatuaggi permanenti se qualcuno ha bisogno di essere segnato per i trattamenti con le radiazioni. Poche persone sono allergiche all’henne, ma un artista deve sempre fare un piccolo test 48 ore prima. Molti artisti usano henne già pronto preso al negozio di alimentari, che contiene sostanze chimiche e conservanti e dovrebbe essere vietato. Anche peggio è l’henne nero, l’henne mischiato con tintura per capelli nera, che può causare serie bruciature e ferite. Ogni artista che realizza una corona di henne deve preparare la propria pasta con la polvere di henne, succo di limone (oppure acqua se la pelle del cliente è molto sensibile), zucchero e olio di lavanda che contiene meno del 1% di canfora. La canfora è tossica. Altri oli essenziali come l’olio di garofano, la pianta del tè e l’eucalipto sono di solito usati dagli artisti, possono turbare la pelle e non sono raccomandati.

Quale feedback avete raccolto dal mondo della medicina?

Sfortunatamente la scienza medica non può essere di molto aiuto perché sono stati fatti pochi studi sull’henne. Molti medici hanno familiarità con l’henne perché provengono da culture dove l’henne è considerato sicuro, molti altri non hanno familiarità e sono esitanti a parlarne.

Ultima domanda: progetti per il futuro?

Stiamo raccogliendo fondi per creare un sito dove i clienti possano entrare in contatto con artisti locali sicuri e di buona reputazione. È difficile andare avanti con una nicchia di mercato, così stiamo lavorando per dare ai nostri clienti tutte le conoscenze di cui hanno bisogno per trovare da soli artisti di cui fidarsi.  Stiamo raccogliendo le donazioni sul nostro sito: www.hennaheals.com

Image Credits:

Model – Munira; henna – Tarquin Singh; photography – Frances Darwin
Model – Maygan; henna – Olivia Darwin; photography – Katerina Shaverova
Model – K.; henna – Tarquin Singh; Photography – Tarquin Singh
Model – Diana; henna – Joanne Rumstein Ellis; photography – Katerina Shaverova
Model – M.; henna – Joanne Rumstein Ellis; photography – Frances Darwin
Model – Ashlyn; henna – Noofa Hannan; photography – Katerina Shaverova
Model – Karen; henna – Tarquin Singh; photography – Katerina Shaverova
Model – Melanie; henna – Tarquin Singh; photography – Katerina Shaverova
Model – Jennica; henna – Kyla Austin; photography – Katerina Shaverova
Model – Ana-Laura; henna – Tarquin Singh; photography – Katerina Shaverova
Model – Munira; henna: Tarquin Singh; photography – Frances Darwin

Sezione "Mondiali": segui Brasile 2014 su Facebook

Mondiali 2014 su Facebook

Sono milioni i tifosi che da tutto il mondo stanno celebrando l’evento sportivo più atteso del globo: la Coppa del Mondo di Brasile 2014. Dopo le statistiche delle conversazioni generate su Twitter durante la prima partita dell’Italia, vediamo cosa ci propone casa Zuckerberg 😉

La sezione “Mondiali – in evidenza”

Tra le varie possibilità per seguire la manifestazione calcistica è entrato in gioco anche Facebook, che ha presentato nella sua newsroom ufficiale la sezione “Mondiali – in evidenza“, un aggregatore di notizie con cui vivere i Mondiali in tempo reale. Quasi una risposta immediata alla mossa (simile) di Twitter di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.

Il team di Zuckerberg ha lavorato duro per regalare ai suoi utenti un luogo ideale in cui vivere tutte le emozioni Mondiali. La sezione “Mondiali”, infatti, comprende:

  • Gli ultimi risultati e gli highlights delle partite;
  • Un feed speciale con i messaggi in tempo reale relativi alla Coppa del Mondo dei nostri amici e dai giocatori e le squadre di nostro interessate;
  • Una mappa interattiva, che mostra dove i fan dei migliori giocatori si trovano nel mondo.

Inoltre, per ogni partita del Mondiale, è possibile condividere un messaggio legato alla stessa scegliendo l’opzione “sto guardando” dall’icona smiley (sia da desktop che da mobile). In questo modo il nostro status sarà incluso direttamente nella nuova sezione Mondiali.

La sezione “Mondiali” è raggiungibile all’indirizzo https://www.facebook.com/worldcup. Inoltre, ogni volta che un nostro amico condividerà un aggiornamento di stato relativo alla visione di una partita del Mondiale potremo raggiungere l’hub di notizie direttamente cliccando sul suo post.

Facebook Ref

Infine, è stata creata la pagina “Facebook Ref” (https://www.facebook.com/FacebookRef), una pagina dedicata agli aggiornamenti ufficiali di Facebook su ogni evento legato ad ogni singola partita del Mondiale, fatti in modo divertente ed ironico da uno stravagante arbitro.

E voi? Come seguite i mondiali sui social? Ditecelo nei commenti!

Ecco premi, partner e protagonisti de La Battaglia delle Idee!

Ninjas, si riscaldano i motori de La Battaglia delle Idee! Ecco le prime indiscrezioni su persone, connessioni, imprese ed opportunità per chi ci sarà! Ecco a voi il trailer ufficiale della #BattleSA 2014.

La Maestra di Cerimonia!

Madrina, guru, MC e volto femminile della #BattleSA sarà lei: la mitica Kris Grove! Nata a Pittsburg, Pennsylvania, e cresciuta in Indiana – dove, dice lei, scopre “la natura, i piedi nudi sui prati, le arrampicate sugli alberi, i dialoghi con gli animali selvatici..” – Kris si innamora prestissimo della musica. L’Italia l’ha conosciuta prima come VJ su Mtv (Dance Floor Chart, Stylissimo) ed oggi come speaker radiofonica di Radio 105 con Kris&Love.

Un applauso al nostro main sponsor, Rocket Fuel!

Siamo orgogliosi di organizzare la Battaglia del 2014 con Rocket Fuel, azienda globale leader nelle soluzioni di intelligenza artificiale per il marketing digitale. Fondata in Silicon Valley nel 2008, sbarca in Italia nel 2014 e Forbes la cita come quarta azienda americana più promettente. Ma ricordate: l’applausometro non ha intelligenza artificiale, dipenderà solo dalla vostra idea e dai vostri supporter 😉

Sono un guerriero delle idee. Cosa posso vincere alla Battle?

Dopo la Battle, ti aspetta l’avviamento del tuo progetto. Potrai farlo insieme a 56Cube che ti regala un mese di coaching presso il suo incubatore e Viralbeat che ti fornirà una consulenza su seeding e social media strategy. Come non menzionare poi le fornitura di servizi hosting OVH? Dario Flaccovio Editore penserà a rifornire il tuo team delle letture recenti ed indispensabili su social media e digital. Fotolia ti mette a disposizione un abbonamento trimestrale di 25 foto/mese. Infine, non ti resta che aprire il catalogo formativo Ninja Academy e scegliere un corso da far seguire al tuo team!

Sappiamo però che a volte ci vogliono anche premi “soft“: quale occasione migliore per un CEO di fare team building se non di regalare un weekend in Croazia alla tua squadra? Preparati a partire con SNAV! Ma in valigia non dimenticare lo Startupper Survival Kit targato Rocket Fuel ed il cofanetto premium dei servizi Mail Up!

Sappiamo anche che è giusto premiare chi partecipa: stay tuned per scoprire cosa vincono tutti, ma proprio TUTTI!

E la musica, maestro?

Vi abbiamo promesso una battaglia rap? Ecco la battaglia rap! Domenica 6 tenetevi pronti per l’esibizione di Francesco Paura, DJ Uncino e dei Funky Pushertz, esponenti di spicco della scena rap/hip-hop campana!


Non mi basta, voglio fare ancora festa!

Sì, lo sappiamo che i migliori affari ed i migliori round d’investimento si chiudono tra un drink ed un ballo 🙂 Per questo stiamo organizzando un beach party esclusivo! Come se ancora non bastasse, Spotify è il nostro official music partner – i Ninja sono al lavoro per creare la migliore playlist possibile per ispirare idee ed alimentare l’innovazione digitale!

Voglio esserci!

Vai su La Battaglia delle Idee, scegli e prenota il tuo ticket GRATUITO – ci vediamo a Salerno il 5 ed il 6 luglio! Per chi dovrà seguirci a distanza, la diretta streaming sarà su Tiscali mentre Ziguline racconterà l’evento per voi.

Italia-Inghilterra: analisi delle conversazioni su Twitter e gradimento del pubblico [INFOGRAFICA]

Italia-Inghilterra: l'analisi delle conversazioni su Twitter ed il gradimento del pubblico

Il primo e tanto atteso match dell’Italia al Mondiale in Brasile 2014 è archiviato: bella vittoria sui rivali dell’Inghilterra per 2-1 e un cammino che, visto il risultato di Uruguay-Costa Rica, si è messo sul giusto sentiero.

L’esordio in questo Mondiale di calcio è stato un test anche per quanto riguarda il pubblico e le conversazioni online. A farla da padrone ovviamente Twitter, che già con gli show televisivi ha mostrato le sue potenzialità di supporto per quanto riguarda il “second screen”.

I dati ufficiali globali, provenienti dall’account Twitter Data, parlano di un volume di tweet a livello mondiale che ha superato i 7 milioni (per la precisione 7.2M).

Mentre andando a stringere il focus, è interessante il lavoro pubblicato da Parterre (piattaforma second screen di interazione con la TV basata sull’utilizzo di smartphone).

Nell’infografica che segue, realizzata da Iquii, vengono illustrati alcuni dati riferiti al match di ieri sera:

  • volume dei tweet monitorati su determinati hashtag (#EngIta, #ForzaAzzurri e #ItaliaInghilterra tra gli altri, per un totale di oltre 35mila tweet)
  • gli hashtag correlati
  • influencer (per follower e menzioni ricevute)
  • tag cloud delle parole più ricorrenti

Tra gli account più influenti (come numero di follower) che hanno pubblicato tweet nell’arco temporale analizzato spicca al primo posto Piers Morgan, giornalista e personaggio televisivo britannico che vanta oltre 4 milioni di follower.
Dopo di lui l’account ufficiale della FIFA e del Liverpool FC.

Inoltre vengono forniti alcuni dati particolari, come il giocatore più applaudito e quello più fischiato. Oppure il momento del match che ha riservato più emozioni ed entusiasmo.

Italia-Inghilterra: l'analisi delle conversazioni su Twitter ed il gradimento del pubblico

In pratica, Parterre ha utilizzato le sue funzionalità all’interno dell’App per analizzare il gradimento degli spettatori sui singoli giocatori e leggere i momenti clou della partita. Con l’App è infatti possibile allargare l’esperienza di Twitter con applausi e fischi, da condividere con gli altri utenti. Ricreando un effetto molto simile, in questo caso, alla presenza allo stadio.

Come si evince, a sorpresa domina la classifica dei giocatori più apprezzati il difensore del Torino Matteo Darmian, che si è dimostrato il dominatore della fascia destra. Il giocatore più “fischiato” è stato il difensore Gabriel Paletta, autore di una prestazione non all’altezza di quella dei compagni.

Il momento di gioco più esaltante che ha visto gli utenti applaudire di più è stato quello riferito al primo goal di Claudio Marchisio, al 34° del primo tempo.
Il momento di gioco con più fischi si è rivelato il 90° tra le polemiche per i 5 minuti di recupero concessi dall’arbitro e un fuorigioco dubbio fischiato all’attaccante Ciro Immobile, lanciato verso la porta. Mentre il momento più entusiasmante del match è stato senza dubbio il secondo goal dell’Italia.

Le pagelle dei giocatori passano dai giornali a Twitter: i nostri giocatori sono avvisati! 🙂