I manifesti pubblicitari di Beck's si possono suonare [VIDEO]

I manifesti pubblicitari di Beck's si possono suonare

Pochi giorni fa la divisione neozelandese di Beck’s ha presentato “il primo manifesto del mondo che si può suonare“, uno speciale poster che, se toccato, può suonare e remizare musica. Come è possibile? Grazie a uno speciale inchiostro conduttore collegato a diversi sensori e altoparlanti.

La campagna, che si estende anche online, invita i fan a scaricare i brani utilizzati per i suoi manifesti pubblicitari #PlayablePoster, pezzi di The Phoenix Foundation, Lawrence Arabia, Doprah, Little Bark, Two Wolves, Super Villains (RMC), Janine and the Mixtape, Ash Graham, Ghost wave e Third3ye.

I manifesti pubblicitari di Beck's si possono suonare

I manifesti pubblicitari di Beck's si possono suonare

I social data al servizio del marketing

kbuntu/fotolia.com

Informazioni = potere: la formula è semplicissima, è sempre stato così e sempre sarà così. Ma come si raccolgono i dati?

In tempi antichi gli uffici marketing dovevano spremersi le meningi e lavorare moltissimo per trovare i dati e le informazioni necessarie per creare una campagna pubblicitaria efficace. Più il segmento di popolazione che si stabilisce come target di riferimento è vasto, più bisogna allargare il senso del messaggio, in modo da poter raggiungere un numero di persone tale da soddisfare i costi di budget.

Il sogno per tutti gli addetti ai lavori del marketing sarebbe avere un audience riunita in un solo bacino pronta per essere infarinata di proposte commerciali. Dall’entrata nell’era digitale dell’umanità, e in particolare dalla diffusione dei social media, è possibile creare un bacino di questo tipo.

Infatti grazie ai dati relativi alle abitudini, ai gusti e alle opinioni delle persone è possibile selezionare e restringere il segmento di persone che si vuole coinvolgere con una campagna pubblicitaria.

Cifotart/fotolia.com

Dal marketing tradizionale al marketing personalizzato

Secondo uno studio pubblicato da Morgan Stanley e l’analista Benjamin Swinburne, gli spettatori televisivi in America sono diminuiti del 50% dal 2002 ad oggi e la carta stampata come è tristemente noto sta pian piano scomparendo.

Ma come è sempre successo nella storia se un sistema non soddisfa più le esigenze del marcato, un nuovo servizio è pronto a subentrare portando innovazione. Per quanto riguarda la raccolta di dati e informazioni necessarie ai pubblicitari per indirizzare una campagna, i social media rappresentano una manna dal cielo. Basti pensare che la stima percentuale dell’incremento di utilizzo dei social media tra la popolazione di adulti in America ha raggiunto l’ 800% in 8 anni.

I social media non solo permettono di poter analizzare un’infinita quantità di dati, ma anche capire il tipo di pubblico a cui la campagna si dovrà rivolgere attraverso lo studio delle abitudini. Con informazioni più accurate e precise a loro disposizione, i pubblicitari hanno per la prima volta la possibilità di studiare pubblicità fatte su misura per il target di riferimento utilizzando i dati raccolti sui social, passando così dal marketing tradizionale ad un marketing personalizzato.

Prima dell’arrivo dei social media, i pubblicitari erano costretti a trovare un messaggio che andasse bene per tutti e che fosse in linea il più possibile con una molteplicità di persone diverse tra loro. Questo tipo di approccio richiede una distribuzione del messaggio intensiva e allargata, un investimento cospicuo di capitale e nonostante tutto non fornisce alcuna garanzia di successo in relazione al numero di contatti e all’efficacia del contenuto.

Al contrario il marketing personalizzato restringe il target di riferimento riducendolo ad una nicchia confinata di persone, massimizzando così il numero di contatti. Utilizzando i dati che si possono raccogliere sui social media e studiando il comportamento online degli utenti è possibile creare campagne mirate e incredibilmente più efficaci.

bloomua/fotolia.com

Da tenere bene a mente nel marketing personalizzato…

Fare da spettatori passivi nel marketing personalizzato non è la strategia vincente, al contrario partecipare a discussioni, registrarsi a gruppi e mettere il like alle pagine di riferimento serve ad immergersi nelle abitudini del target per meglio comprenderne il modo di pensare e lo stile di vita. Così facendo si fornisce una concreta possibilità di poter raccogliere dati reali il più dettagliati e accurati possibili.

Dopo aver raccolto i dati c’è un’altro lavoro da fare: bisogna comprendere al meglio le abitudini e gli usi del target scelto, analizzarli alla luce del messaggio e utilizzarli per creare campagne personalizzate. Infine occorre rielaborare tutte le informazioni ottenute per adattarle alle piattaforme di marketing che vengono utilizzate solitamente, come ad esempio softwere CRM e network pubblicitari.

I social media stanno offrendo ad una sempre più vasta scala di persone la possibilità di poter esprimere gusti e preferenze  e di conseguenza offrono anche l’occasione per i pubblicitari di studiare campagne più mirate ed efficaci, concentrando le energie in un unico punto invece che puntando alla massa e sperando di fare centro.

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Il colosso coreano torna sugli schermi di YouTube per promuovere la sua più recente “Next Big Thing”, ovvero la tv curva Samsung. Progettata per offrire una user experience qualitativamente superiore rispetto agli ormai tradizionali schermi piatti, Curve è protagonista di uno spot che utilizza frammenti di famose pellicole per costruire il suo copy.

L’intero segmento parlato del video è costituito infatti da una mega-citazione hollywoodiana, dove ogni scheggia di film si unisce all’altra per costruire l’elogio del nuovo Samsung Curved UHD TV. Come a dire che per capire il valore aggiunto di questo televisore rispetto alla tecnologia precedente, basta farlo parlare :).

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Una super citazione da film: ecco lo spot della tv curva Samsung

Non a caso lo spot presenta segmenti di film amati e davvero coinvolgenti (o solo molto molto famosi) come “Gravity“, Jurassic Park”, “Ragazze a Beverly Hills“, “Ritorno al futuro“. Gli altri diteceli voi!

Credits:

Agency: 72andSunny
Director: Rian Johnson
DP: Claudio Miranda

Spotlime: seed funding per l'app che trova i migliori eventi [INTERVISTA]

Spotlime è il primo selezionatore di eventi intelligente in Italia che impara dalle tue scelte per proporti il tipo di esperienza più adatta per te, anche all’ultimo momento. L’app infatti mette a disposizione una selezione personalizzata dei dieci migliori eventi ogni giorno (non il solito aperitivo o la discoteca di sempre), permettendo di acquistare o prenotare in soli due click dallo smartphone. 

Lanciata nel dicembre 2013, attualmente disponibile su App Store e Google Play, ha annunciato un seed funding da parte di un gruppo di business angels di IBAN (Italian Business Angel Network) per 200.000 euro.

Per questa occasione, abbiamo intervistato il CEO della società, Francesco Rieppi.

Come avviene la curation degli eventi giornalieri?

Spotlime vuole regalare qualcosa di unico ai propri utenti ogni giorno: non raccogliamo semplicemente eventi già presenti su altri portali, ma portiamo i nostri utenti alla scoperta delle perle nascoste a Milano, sconosciute ai più.

Gli eventi sono selezionati uno ad uno internamente dai nostri event specialist, il cui compito è identificare ogni giorno solo il meglio che Milano può offrire. Tutto quello che vede l’utente – dalle immagini alle descrizioni dell’evento – è opera del nostro team, per garantire la migliore esperienza possibile utilizzando l’app.

Dal punto di vista degli utenti con quali attività di marketing li state raggiungendo ?

L’attività di marketing si sviluppa attraverso un canale online e uno offline. Per il canale online, utilizziamo sia strumenti a pagamento per acquisire nuovi utenti, quali Facebook Ads, AdWords e iAds, sia strumenti gratuiti per creare una community e aumentare l’interesse degli utenti già attivi, ad esempio mediante l’interazione con la nostra pagina Facebook.

Come attività offline, organizziamo invece volantinaggi mirati in zone specifiche di Milano ed eventi legati a Spotlime. Durante il Salone del Mobile, ad esempio, abbiamo girato per le strade di Brera travestiti da hipster, offrendo ai passanti di camuffarsi e realizzando foto personalizzate. Questi hanno quindi trovato la loro foto sulla nostra pagina Facebook, dove hanno potuto taggarsi, pubblicizzando quindi Spotlime al loro gruppo di amici.

Cosa vi differenzierà, a lungo termine, da Yplan?

Sicuramente la personalizzazione degli eventi in base alle preferenze dell’utente. La nostra app si propone come “selezionatore intelligente” e permette all’utente di vedere velocemente eventi che sono in linea con i propri gusti. Stiamo lavorando da diverse settimane con alcuni laureati del Politecnico di Milano per realizzare un algoritmo all’avanguardia in questo senso.

Come vi posizionate rispetto ai i principali aggregatori di eventi in Italia come tonight e zero, ma anche eventbrite e meetup?

Spotlime è un selezionatore di eventi; ciò significa che un utente non troverà sull’app tutti gli eventi in corso a Milano, a differenza di aggregatori come MeetUp o Zero, ma solamente una selezione basata sulle preferenze dell’utente stesso. Questo permette all’utente di Spotlime di risparmiare tempo, cosa fondamentale quando si deve scegliere come passare la serata all’ultimo momento.

Spotlime inoltre permette di acquistare o prenotarsi per un evento direttamente sull’app in due click, cosa che per altre piattaforme non è invece possibile, o richiede molteplici passaggi.

Infine, permettiamo ai nostri utenti di ricevere vantaggi esclusivi attraverso l’app, come drink omaggio, ingressi in lista o sconti sull’ingresso.

Avete dei progetti per expo ?

L’Expo è una splendida occasione per Milano per mettersi in luce e per arricchirsi di cose da fare. Spotlime punta a diventare il principale strumento, per milanesi e non, per trarre massimo vantaggio delle migliori opportunità che questo offrirà.

La formula magica sarà sempre la stessa: puntare sulla personalizzazione. Come abbiamo già sperimentato durante il Salone del Mobile, per le persone il problema non è trovare eventi, ma scegliere il migliore sulla base dei propri gusti. Per questo abbiamo già iniziato a muoverci per lo sviluppo di partnership che assicurino ai nostri utenti le migliori opportunità durante l’Esposizione.

Ora che avete ottenuto questo investimento, come lo impiegherete e con quali obiettivi di utenti nel 2014 e per il 2015 ?

Grazie all’investimento potremo concentrarci sulla crescita del nostro numero di utenti ed organizzatori di eventi, prima a Milano e quindi in altre grandi città. Roma, Berlino, Parigi, Madrid e Barcellona sono tutte città estremamente interessanti per un’app come Spotlime. Le opportunità per crescere non mancano: il mercato dell’invenduto vale oltre 35 miliardi di euro e Spotlime vuole diventare la prima app capace di capitalizzare questo potenziale.

 

 

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Non c’è bambino sul quale treni, aerei, e qualsiasi altro enorme mezzo di trasporto non esercitino un un grande fascino. Soprattutto quando non si ha la possibilità di ammirarli da vicino, come i piccoli protagonisti dell’ultimo spot di Turkish Airlines.

Affascinati dai giganti del cielo che sfrecciano sopra le loro teste ogni giorno, i quattro ragazzini turchi si ingegnano per costruire una pista d’atterraggio appena fuori dal loro paese, con tanto di segnaletica e luci. E un giorno, il loro sogno si avvera.

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

Turkish Airlines: niente prezzi o promozioni, si raccontano sogni [VIDEO]

La morale della storia? Ce la raccontano Lowe Istanbul e Turkish Airlines alla fine dello spot: “Che senso ha volare verso così tante destinazioni nel mondo, se non arriviamo dappertutto in Turchia?“.

Lo spot, che vuole quindi pubblicizzare le nuove destinazioni locali della compagnia di bandiera turca, si differenzia nettamente dai precedenti che facevano sfoggio di grandi protagonisti internazionali come Lionel Messi o Kobe Bryant.

Un ritorno alle origini che si adatta bene al messaggio di comunicare e al suo pubblico.

Dipendenza da smartphone: la vita è Not Available on the App Store!

Mai come in questo periodo il numero dei possessori di smartphone è in continua crescita. Spesso, uno solo non basta ad assecondare il costante bisogno di collegarsi alla rete ed esser rintracciabili in qualsiasi momento. Secondo lo studio realizzato in Regno Unito per conto di BigBrandBeds, il 95% delle persone dorme con il telefono affianco al letto. Eccessivo senso di protezione o una dipendenza da smartphone?

Oggi allora vi parliamo di due iniziativa davvero curiose nate per aiutare i mobile addicted a disintossicarsi almeno per un po’ dai loro smartphone (e anche tablet, ovviamente)!

iDon’t, l’app che ti dice se sei un Mobile Addicted!

Diverse iniziative ed app sono state appositamente studiate per combattere il fenomeno dei “Mobile Addicted”, soprattutto in America, dove questo sintomo è in espansione tra i più giovani. Un’app arriva direttamente dall’Italia, paese natale di Tommaso Martelli, ideatore di iDon’t, app tutt’ora disponibile sul Play Store.

Ogni giorno attorno a noi vediamo persone immerse nel loro mondo virtuale: sarà capitato anche a voi di non ricevere attenzioni da un amico troppo impegnato col suo smartphone tra un unlock e l’altro. Per questo nasce iDon’t, in grado di monitorare il tempo della giornata passato a controllare il display del telefono e ad utilizzare la rete mobile.
Come scritto nella descrizione dell’app:

“Con un rapido test di 10 domande puoi scoprire quanto sei dipendente dal tuo telefono e renderti conto del tempo che sottrai ad altre attività. In questo modo puoi decidere di limitare le ore di utilizzo, impostando manualmente o tramite il test il limite massimo.”

Dopo aver impostato i vari parametri, se viene superato il 75% del tempo prefissato, appare un avviso prima che il telefono entri in una pseudo modalità offline. In questa modalità, le “uniche” funzionalità attive del telefono saranno gli sms (qualcuno li usa ancora?), le email e le chiamate. Finché non scocca la mezzanotte, il telefono sarà riutilizzabile in modalità online solo con una password inserita dall’utente.

Inutile dire che se avete comunque intenzione di sbloccare il telefono durante il divieto,evitate pure di installare l’app!

“Not available on the App Store”: non c’è un’app per ogni cosa!

La dipendenza da smartphone non ruba soltanto il nostro tempo: quante attività, per fortuna, non sono ancora sostituibili con l’uso di un telefono?

A questo ha pensato l’iniziativa americana: “Not on App Store“. Con 1 dollaro, è possibile acquistare, tramite il sito web dell’iniziativa, un adesivo ispirato esplicitamente all’etichetta “Available on App Store”  di Apple. L’iniziativa è diventata ben presto virale, raccogliendo tantissime foto di vita quotidiana che mai potranno esser sostituite dall’uso di uno smartphone.

Se avete scelto di dare un taglio alla vostra dipendenza da smartphone, provate almeno una settimana con l’app “iDon’t”, potete scaricarla direttamente cliccando sull’immagine qui sotto:

Facebook lancia una campagna contro il bullismo #stopwebviolence

Come sappiamo la rete è veicolo di messaggi di ogni tipo e molti, purtroppo, non sono tra i più amichevoli. Proprio per questo qualche tempo fa abbiamo lanciato un’iniziativa per cercare, insieme a voi, di scatenare una piccola rivoluzione il cui motto fosse #stopwebviolence.

Oggi vogliamo segnalarvi una campagna simile, questa volta lanciata da Facebook, in particolare contro il bullismo.

Per spiegarvi meglio a chi è rivolto questo aiuto, riportiamo le parole usate da Facebook sulla sua pagina dedicata alla campagna.

Cos’è il bullismo?
Con bullismo si intende qualsiasi tipo di atteggiamento aggressivo che comporta uno squilibrio di potere, dovuto ad esempio allo status sociale o alla stazza fisica. Oltre ad attacchi fisici o verbali, il bullismo comprende le minacce, la diffusione di dicerie o l’esclusione intenzionale di una persona da un gruppo.

Quindi il bullismo non è qualcosa presente solo nelle scuole o tra i più giovani. Questi atteggiamenti possono essere trovati anche sul posto di lavoro e nel sociale in generale.

Comportamenti simili si sono fatti spazio anche sul web, con forti forme di discriminazione, di derisione e di umiliazione pubblica, vista l’agorà che è diventata la nostra bacheca. È per questo che Facebook ha deciso di entrare in campo con quest’iniziativa volta a tutelare chi è vittima di questi soprusi.

Nella pagina che ci presenta la campagna, Facebook ci offre strumenti e consigli per affrontare il problema all’interno e al di fuori del social network.

In Italia l’iniziativa è promossa da Save the Children Italia e dal Telefono Azzurro già attive in questo campo.

Tre consigli di Garrett Camp per un business di successo

Garrett Camp, cofondatore di Uber e StumbleUpon, due app molto popolari in America che in breve tempo si sono trasformate in business di successo, ha recentemente rilasciato un’intervista circa la sua esperienza di startupper su 99u.com.

Sono tre le dritte che Camp, in questa occasione, ha suggerito di tenere sempre a mente per ogni iniziativa imprenditoriale, vediamo quali.

1. Ricercare sempre dati e feedback

Camp racconta che è sua abitudine mettere nero su bianco tutte le sue idee e dividerle in categorie. Poi decide di rivederle a distanza di tempo, per verificare se funzionano ancora. Per quella più convincente non rinuncia a sollecitare le opinioni di amici, parenti e colleghi, investitori e consulenti per perfezionarla e testarne le reazioni.

In particolare nel caso di Uber, stava lavorando al prototipo dell’app quando Travis Kalanick se ne appassionò tanto da diventare il suo principale collaboratore e fautore del suo successo. Il desiderio di Camp, infatti, era proprio quello di trovare persone molto appassionate alla sua idea, che potessero lavorare con entusiasmo e dedizione; qualcuno che ci credesse come ci credeva lui.

2. Lavorare con entusiasmo sin dalle fasi iniziali

Le idee, anche quelle grandi come Uber, non si sviluppano da un momento all’altro; è facile che la gente si entusiasmi per qualcosa che ha già raggiunto il successo, ma operare con entusiasmo sin dai periodi di gestazione della nuova idea è solo per gli audaci. Per Camp l’ingrediente fondamentale che ha veicolato le sue idee verso la buona fortuna del business è stata proprio la volontà del suo team di lavorare sodo e con energia.

Specialmente nei momenti di “oscurità”, quelli iniziali, quando il progetto prende vita ed emergono problemi, incertezze e il tempo passa senza che accada nulla. Camp ribadisce più volte nell’intervista che passarono almeno due anni prima che Uber capitolasse negli smartphone degli utenti, oggi così tanti da non contarli nemmeno più.

3. Valutare le opinioni degli altri senza dimenticare la propria

L’obiettivo di Camp era di realizzare un prodotto sostenibile e tecnologicamente possibile che soddisfacesse un bisogno reale. Succede però, quando si lavora ad un prodotto e si cercano feedback, che ci sia chi dubiterà dell’idea e dello spazio che questa possa riempire nel mercato, demoralizzandovi. Camp risponde che, talvolta, questi outsider respingono le buone idee più per superficialità che per una vera analisi del prodotto.

In ogni caso il consiglio che dà è quello di costruire l’idea inizialmente per se stessi, e ricordarsi che: “stai costruendo qualcosa che nasce da una necessità e ci metti passione perché, personalmente, vuoi che esista. Questo è quello che ho fatto con Uber. Ho praticamente creato l’app perché non riuscivo a trovare un taxi. Ed ora un sacco di gente lo usa per la stessa ragione”.

Ninja social oroscopo dal 29 maggio al 4 giugno

In questa settimana che inaugura il mese di Giugno e festeggia la Repubblica ci sono ben due movimenti astrologici: Venere passa nel segno del Toro e Mercurio nel segno del Cancro.
Così, una Vergine si scioglierà tra le vostre braccia smettendola di farvi domande, un Toro vi prenderà per la gola e persino un Capricorno si lascerà scappare un bacetto.

Non perdete d’occhio un Cancro che potrebbe avere un’idea geniale mentre l’avrà sicuramente uno Scorpione. I Pesci prenderanno le loro decisioni sempre di pancia ma questa volta saranno quelle giuste… Il Gemelli dovrà tornare a rimboccarsi le maniche, l’Ariete potrebbe ripensarci e cambiare rotta, l’Acquario è pronto a tutto per difendere il suo territorio e la Bilancia userà un battito di mascara per raggiungere i suoi scopi.Leone e Sagittario dormono… ma non insieme!

Patrick Dempsey, da Grey’s Anatomy alla startup CrowdMed

 

Pochi giorni dopo il grande finale di stagione, che ha dato l’addio ad una delle storiche protagoniste, Grey’s Anatomy torna sulle prime pagine. Stavolta, però, nella sezione economica. A San Francisco, infatti, la startup medico-tecnologica CrowdMed ha attirato un insolito investitore: il dottor Derek Shepherd, alias Patrick Dempsey.

L’attore, che evidentemente dopo anni nel ruolo del geniale neurochirurgo si è avvicinato alle problematiche legate al vero lavoro dei medici, ha annunciato la sua prima volta come angel investment.
CrowdMed, infatti, aiuta i pazienti con malattie non diagnosticate ad ottenere diagnosi più rapide e meno costose.

Patrick Dempsey investe spinto dalla malattia della madre

“Dopo l’incontro con diverse startup di ambito sanitario della Silicon Valley, sono stato immediatamente attratto dalla mission di CrowdMed, che vuole aiutare coloro che sono a corto di alternative”, ha spiegato Dempsey, che ha anche sottolineato l’altro motivo che l’ha spinto ad investire proprio in una startup medica: la malattia della madre, a cui era stato diagnosticato un cancro alle ovaie. “So quanto può essere difficile cercare di prendere le migliori decisioni mediche per se stessi o una persona cara”, ha detto l’attore.

Dempsey è, in effetti, già fondatore insieme ai fratelli del Patrick Dempsey Cancer Center for Hope & Healing, che offre assistenza gratuita per le persone che stanno vivendo la propria sfida contro il cancro.

 

 

CrowdMed è stata fondata da Jared Heyman, la cui sorella era quasi morta per una malattia non diagnosticata. La startup veniva fuori dall’incubatore di Y Combinator e l’investimento di Dempsey era parte dei 2,4 milioni dollari di finanziamento che comprendevano anche NEA, Andreessen Horowitz, Greylock Partner , Y Combinator e SV Angel.

Detective medici per segnalare i casi difficili

CrowdMed funziona su segnalazione dei pazienti, che presentano i loro casi difficili. I cosiddetti “Detective medici“, cioè persone con un background medico, possono proporre per ogni caso la propria diagnosi e più “detective” possono studiare uno stesso caso, sfruttando la potenza del crowdsourcing. Il servizio è gratuito, anche se è possibile acquistare “diagnosi del caso da parte di esperti” per 99 dollari o offrire una ricompensa in denaro.

 

 

Il mitico dottore di Grey’s Anatomy è il primo testimonial per CrowdMed a due anni dall’avvio e forse più che la cifra dell’investimento, che non è stata comunicata, ciò che conta è proprio l’enorme potenziale pubblicitario implicito in questa incursione di Dempsey nel mondo del business.
Lui stesso ha dichiarato di voler consapevolmente sfruttare il fatto che la gente lo percepisca come un vero medico per richiamare l’attenzione sulla startup, ma anche sui suoi utenti. Il dottor Shepherd ha anche aggiunto che proporrà agli sceneggiatori di considerare una trama legata all’uso della tecnologia in medicina per la prossima undicesima stagione della serie.

Ma il suo impegno sembra non volersi limitare a questo. Dempsey prevede infatti di investire in altre startup di salute e benessere in futuro: “Questo è il mio primo affare, e dà l’idea di quello che farò in futuro” ha dichiarato.