Scatto Italiano, il Made in Italy riparte su due ruote [INTERVISTA]

Scatto Italiano, un nuovo marchio di biciclette artigianali italiane, è la realizzazione di un progetto accurato e sviluppato con dedizione da due designer italiani, Pietro Coletta e Giuseppe Gurrado, che oggi raccontano a Ninja Marketing tutti i segreti del loro successo.

Due designer, un’idea, il coraggio di mettersi in gioco. Quali le altri componenti alla base di Scatto Italiano?

La possibilità di espressione data al gusto di ogni singolo cliente. La ricerca di partner di prestigio in grado di fornire componenti eccellenti e di sposare con entusiasmo la nostra idea. Un prodotto finale che non sia solo bello, ma anche affidabile, funzionale e di lunga vita.

A proposito di possibilità di espressione, sulla vostra fan page dichiarate “È quando scegliamo che cominciamo ad essere unici”. L’unicità è quindi una delle componenti primarie dei vostri prodotti.

L’unicità, come recita il copy del nostro video, è una complessa alchimia. Noi abbiamo disegnato un telaio e dei manubri dal design unico ed esclusivo assemblandoli con componenti di prestigio. Vi è quindi una grande attenzione alla qualità dei materiali, dei componenti e del prodotto finale. Ogni bicicletta è un pezzo unico e l’intera produzione è seguita da un responsabile che appone la sua firma sul prodotto finito.

<Scatto Italiano, il Made in Italy riparte su due ruote

Qualità e cura del dettaglio sono punti di forza di Scatto Italiano e di tutti i suoi fornitori. Quali altri criteri hanno guidato la scelta dei vostri partner?

Dietro i nostri partner c’è una lunga storia, fatta di sacrifici, di esperienza e di segreti i cui passi hanno la lunghezza di una vita. È una filosofia di produzione che predilige la qualità a discapito della quantità, guardando al valore intrinseco del prodotto piuttosto che alla sua competitività in termini di prezzo. È soprattutto una scelta che non tutti possono condividere. Ma in fondo, non abbiamo già detto che è quando scegliamo che cominciamo ad essere unici?!

Il mese scorso il sito di Scatto Italiano ha registrato un numero così elevato di accessi da non riuscire a soddisfare tutte le richieste di configurazione. Quando avete iniziato a muovere i primi passi – o le prime pedalate! – vi aspettavate un tale successo?

Il caso specifico del black-out del configuratore è coinciso con un passaggio su Radio DeeJay durante il programma Tropical Pizza. Nonostante abbiamo un servizio server di qualità, i 1000 e più utenti contemporaneamente online hanno letteralmente bloccato il sito per 4 minuti. Ad ogni modo, più che di successo parlerei di grande attenzione. Questo progetto affonda le sue radici nel 2012 e dal 2013 abbiamo lanciato il nostro marchio su Facebook e Twitter, conversando con costanza in quelle che oggi sono le piazze più grandi del mondo. In queste piazze il contenuto di un messaggio la fa da padrone ed in circa sei mesi abbiamo permeato un target di utenti informati, appassionati ed interessati. Quando abbiamo lanciato il video dichiarando chi davvero fossimo, abbiamo ottenuto una grande attenzione. Abbiamo avuto riscontro anche da testate di grande spessore ed in 40 giorni di tempo abbiamo ricevuto 3 ordini. Ma ritengo che il successo di questo genere di imprese si basi sulla sostenibilità nel medio periodo, soprattutto in un ambiente economico come quello italiano.

Scatto Italiano, il Made in Italy riparte su due ruote

Quale sarà la prossima tappa del viaggio di Scatto Italiano?

Abbiamo già una nostra scaletta. Innanzitutto vogliamo dar tempo a chi ne ha poco. Vogliamo intervistare i nostri artigiani, la cui sapienza è una risorsa critica che va non solo esaltata, ma anche e soprattutto documentata e conservata. Questo aprile saremo inoltre al Fuori Salone della Fiera del Mobile di Milano, dove presenteremo una serie di prodotti in stile Scatto Italiano che già stiamo anticipando sulla nostra pagina. Si tratta di applique e accessori per bici che si collocano su una precisa linea di evoluzione sulla quale intendiamo ampliare l’universo di opzioni e parametri, portando il numero di combinazioni possibili oltre l’attuale soglia dei 200,000.

Ringraziamo Scatto Italiano per il tempo dedicatoci e, se proprio non potete permettervi una delle loro biciclette esclusive, vi invitiamo almeno a inventarla attraverso il configuratore sul sito.

Affascinati dalla rinascita della curiosità, arte tipicamente italiana [GUEST POST]

UM presenta il suo studio “Power of Curiosity” al Festival of Media Global, che si tiene a Roma dal 6 all’8 Aprile. UM (www.umww.com) è un’agenzia media globale parte di IPG MediaBrands. UM si avvale di un approccio creativo e curioso, volto a dare valore al media: la sua filosofia si basa sulla curiosità guidata dalla forza dello storytelling e arricchita da intelligenza creativa e capacità di valutare gli insights.

A seconda dell’interlocutore, l’Italia può evocare un variegato mix di immagini: dai capolavori artistici di Firenze, alle magnifiche arcate del Colosseo, ai saloni consacrati del Vaticano. Il “Bel Paese” incarna l’essenza del “Rinascimento”, la cui paternità ci viene universalmente riconosciuta.  Non sorprende che un significativo 83% di italiani intervistati si definisca decisamente curioso*.

Secondo lo studio di UM “Power of Curiosity”, gli italiani sono tra i più curiosi del mondo, secondi soltanto agli abitanti di Messico, Brasile e India, tre paesi emergenti che stanno vivendo un periodo di vero e proprio fermento.
In Italia, più che in ogni altro paese europeo, la curiosità è vissuta come un viaggio tutto da assaporare: gli italiani sono più propensi (+24%) rispetto agli altri a considerarla un processo a lungo termine, piuttosto che una reazione sul breve termine. Gli italiani sono contenti di manifestare la propria curiosità e la trattano come un’arte.

Allo stesso tempo, ammettono che la curiosità è una necessità e un vantaggio nella vita. Significa provare esperienze nuove senza paura (il 60% approva questa visione, contro il 50% del resto del mondo) e partecipare a conversazioni con altri, soprattutto con coloro che potrebbero avere opinioni diverse rispetto alle proprie. In generale gli italiani sono più curiosi a livello social rispetto ai propri pari Europei, e sono più propensi (+20%) a provare interesse quando si trovano in un contesto nuovo, circondati da persone che non conoscono.

Questo atteggiamento trova riscontro anche sui media online. Anche se non sono necessariamente i primi ad iniziare una conversazione, quasi la metà degli italiani intervistati ha postato un commento su una piattaforma social nelle ultime 24 ore: +11% rispetto alla media globale e +34% rispetto alla media Europea. Sono felici di affrontare nuove esperienze e si dichiarano interessati ad ascoltare un nuovo artista musicale o a vedere un nuovo format TV.

Ma la curiosità non è solo una questione di incontri o conversazioni casuali, significa anche non essere superficiali e arrivare a comprendere le cose nei dettagli. Quasi la metà degli italiani intervistati hanno letto un articolo nelle ultime 24 ore, una media superiore rispetto ad ogni altro paese, e sono anche maggiori fruitori di enciclopedie online come Wikipedia.

Huw Griffiths - EVP, Chief Performance Officer, Universal McCann

Cosa significa questo per i brand

Lo studio “Power of Curiosity” dimostra che il tema della curiosità non è limitato soltanto alla sfera individuale, ma ha delle conseguenze anche per i brand. Quando una persona entra in contatto con un brand che stimola la sua curiosità, è molto più probabile (+118%) che si crei un’interazione online con quella marca e (+58%) che ciò si traduca poi in intenzione d’acquisto.

In particolare per gli italiani la curiosità è un valore che si desidera riscontrare nei brand preferiti, con più del 92% che si dichiara ben disposto (a comprare, consigliare, parlare…) verso un brand considerato genuinamente “curioso”.

Le marche valutate positivamente dagli italiani in termini di curiosità sono quelle che permettono di soddisfare le loro curiosità, come Google, ma anche quelle che curano molto l’aspetto creativo e il design, come Apple e BMW Mini. Ma non basta avere un prodotto creativo per avere successo: sono apprezzate anche quelle marche e prodotti che consentono alle persone di vivere nuove esperienze; tra queste Amazon e Disney.

In Italia le marche possono intercettare al meglio i consumatori attraverso i programmi TV e le piattaforme sociali (gli italiani, in media, spendono un’ora in più alla settimana sulle piattaforme sociali, rispetto al resto del mondo). Oltre a trascorrerci più tempo, trovano in questi canali i migliori alleati nell’appagare le proprie curiosità. Bisogna quindi tenere sempre in considerazione la curiosità delle persone e la loro sete di novità, introducendo nuovi concept o prodotti che stimolino l’interazione in ambiente social. Nei media online, si tratta di porre domande che favoriscano la partecipazione e far sì che i consumatori possano arrivare a comprendere i dettagli per loro rilevanti. Per i brand che cercano un livello di interazione che vada oltre la sezione standard dei commenti, una buona idea è quella di mostrare i più interessanti progetti fai-da-te su siti di condivisione social, come Pinterest.

Partendo dall’assunto che questi consumatori amano addentrarsi nei contenuti in misura sempre maggiore, i brand che “corteggiano” gli italiani dovrebbero cercare in particolar modo di soddisfare le loro curiosità e di fargli vivere un’esperienza completa di marca. E anche se sono grandi fruitori dei media online, gli Italiani sono anche molto propensi ad interagire in altri contesti e i media offline come l’Out of Home contribuiscono a catturare la loro attenzione.

Cercare l’interesse e la fedeltà del consumatore italiano, per le marche, significa scavare in profondità nella propria essenza più vera e scoprire modi sempre nuovi per suscitare curiosità nel pubblico. Quando un brand ci riesce con successo, nasce un nuovo rapporto con il consumatore, unico e speciale. Perché, come un giovane gentleman italiano ha eloquentemente affermato “la curiosità è il sale, l’acqua e il cibo della vita!”.

*Nello studio di UM “Power of curiosity” la curiosità viene definita così: “dimostrare interesse verso situazioni o informazioni non familiari, per comprendere meglio e generare progresso”. Siamo giunti a questa definizione al termine di una ricerca commissionata all’esterno e prendendo in considerazione svariate definizioni nel corso di un focus-group.

Codemotion Roma: il programma dell'evento e lo sconto riservato ai ninja

Codemotion Roma: il programma dell'evento e lo sconto riservato ai ninja

Codemotion Roma: il programma dell'evento e lo sconto riservato ai ninja

Innovazione e creatività saranno le parole chiave di Codemotion Roma, la conferenza internazionale dedicata alla tecnologia e aperta a tutti i linguaggi di programmazione. L’evento si svolgerà a Roma presso il Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre dal 9 al 12 aprile.

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Codemotion Roma: dal 9 al 12 aprile

Codemotion si articolerà su 16 track tematiche dedicate agli sviluppatori, ma non solo: le aziende saranno in prima linea grazie ai numerosi talk enterprise oriented.

Mobile, Web, BigData, Cloud, User Experience sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati durante la conferenza. Non mancheranno Angular JS e Dart, i nuovi framework che hanno già conquistato la scena del codice e i nuovi linguaggi, sia funzionali che object oriented.

Codemotion è organizzato in due giorni di workshop e due di conferenze per un totale di circa 100 talk, il 75% dei quali in inglese. “Dopo l’esperienza di Berlino e Madrid e in previsione dell’evento di Tel Aviv – spiega Chiara Russo, CEO e co-fondatrice di Codemotion – abbiamo sentito che il pubblico italiano era pronto a un evento di più largo respiro: ecco perché abbiamo voluto che almeno il 50% dei nostri speaker fosse internazionale. La presenza di partner strategici come Google, Microsoft, Amazon, Oracle, Intel, IBM, Paypal, Telecom, ha permesso la realizzazione di un evento al di sopra di ogni aspettativa”.

Codemotion Roma: perché partecipare

In un mondo in costante evoluzione come quello dello sviluppo del software, l’aggiornamento professionale e la possibilità di potersi confrontare con gli ultimi trend tecnologici è fondamentale per un’azienda che voglia rimanere all’avanguardia e per un professionista che desideri mantenersi aggiornato.

Solo in Italia il 3,1% del PIL è rappresentato dall’economia digitale secondo i dati Assintel, che rivelano anche anche una crescita del mercato mobile del 160% nel 2013. In Europa i posti di lavoro vacanti nel settore ICT sono oltre 400 mila, e sono destinati a raddoppiare entro il 2015. Numeri che da soli bastano a spiegare quanto sia importante partecipare a una conferenza come questa.

Codemotion conosce bene il mondo dei developer, anche dei più giovani, lavorando fianco a fianco delle startup ospitate dall’incubatore LUISS ENLABS e proprio alle startup hi-tech dedica uno spazio particolare. “Per una startup riuscire a entrare in contatto diretto con finanziatori o sviluppatori non è così semplice. La nostra iniziativa, StartupInAction, un contest rivolto alle startup ad alto tasso tecnologico, permette a questi ragazzi di presentare il loro progetto e le loro tecnologie a un pubblico selezionato e attento” spiega Mara Marzocchi, co-founder di Codemotion.

Un’attenzione particolare sarà rivolta durante l’evento ai piccoli programmatori. Dopo il successo dei corsi dedicati ai bambini, Codemotion Kids sarà presente a Roma per accogliere gli aspiranti developer che muoveranno i primi passi nel mondo della programmazione.

L’area Maker e Internet of Things, in collaborazione con Maker Faire Rome infine, sarà come sempre di grande richiamo per tutti coloro che vorranno vedere dal vivo educational toys e stampanti 3D.

Non mancheranno inoltre le occasioni di contaminazioni artistiche e ovviamente di networking, a partire dall’Opening party, che si terrà nella prestigiosa cornice del Tempio di Adriano a Roma: un’ottima occasione per conoscere dal vivo tutti gli speaker e gli ospiti internazionali che si avvicenderanno sul palco del Codemotion Roma.

Quando: dal 9 al 12 aprile;

Dove: Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre – Via della Vasca Navale, 79;

Ticket: Acquista il biglietto conference con il codice sconto del 40% riservato ai Ninja!

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale del Codemotion e non dimenticate il vostro CV!

A Roma un incontro per parlare di Made in Italy nell’era digitale [EVENTO]

Quando si parla di Made in Italy le prime parole chiave a cui lo si associa sono tradizione, qualità, creatività. Ma il Made in Italy è soprattutto un insieme di micro, piccole e grandi realtà imprenditoriali, legate dall’esigenza e dalla voglia di contrastare la crisi economica e di rilanciare l’economia del Paese. Come? Utilizzando l’innovazione e la creatività che la tecnologia consente.

Poiché è importante parlare di Made in Italy e soprattutto di come ci si possa avvalere delle innovazioni tecnologiche per rilanciare l’economia del nostro Paese, l’Associazione Laureati Economia Tor Vergata ci invita all’incontro “.IT: Il Made in Italy nell’era digitale”.

La tavola rotonda è in partnership col Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media e il think tank dell’innovazione sociale Societing.

Tra i partecipanti, istituzioni, rappresentanti di eccellenze e grandi aziende internazionali che investono sul Made in Italy per valorizzarne la straordinarietà.

Dopo un breve intervento di Carmine Vittorio Esposito, responsabile relazioni esterne di ALET, avrà inizio la tavola rotonda introdotta e coordinata dal prof. Marco Meneguzzo, docente di Strategia e Politica Aziendale a Tor Vergata.

Si alterneranno Diego Ciulli, Senior policy Analyst di Google, che illustrerà il progetto di una  piattaforma dedicata, per la prima volta, alle eccellenze produttive di un Paese; Francesco Cordani, Head of MarCom di Samsung,  che porterà l’esperienza di  Maestros Academy, piattaforma che  mette in contatto i maestri artigiani e i giovani, per sostenere il futuro di una nuova generazione di artigiani italiani; Cristian Coccia, Head of digital di Mindshare, con cui si esamineranno i possibili scenari nel mercato pubblicitario sul web.

Parlando di realtà che hanno nel proprio DNA la diffusione del Made in Italy nel mondo, saranno presenti Oscar Farinetti, fondatore di Eataly e Francesco Bottigliero, Chief Executive Officer FieraDigitale / e-Pitti.com e Chief Digital Officer Brunello Cucinelli.

Interverrà anche Giuseppe Roscioli, Presidente Confcommercio Roma, a testimonianza di Istituzioni che svolgono un ruolo fondamentale nella comunicazione e diffusione del Made in Italy.

Infine, con Adam Arvidsson advisory board di Rural Hub, ci si addentrerà in una eccezionale realtà (fisica e virtuale) del Sud Italia che consente lo scambio e la condivisione tra persone, idee e progetti dell’innovazione sociale applicata alla ruralità.

.iT: Il made in Italy nell’ era digitale from ALET on Vimeo.

Ninja romani, non perdete l’occasione di approfondire il tema Made in Italy con questo ospiti d’eccezione il 9 aprile 2014, dalle 14:00 alle 16:30 presso l’Aula Magna dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Il beauty endorsement della Statua della Libertà [VIDEO]

Si parla di quote rose, della posizione e del potere della donna nella società, il ruolo che essa può assumere in casa e sul posto di lavoro. L’hair stylist John Frieda con il video A Girl’s Got to Be Free e la sua campagna Free Frizz Ease, si concentra in particolare su una questione più legata all’apparenza, ma che in ogni caso gli compete visto il suo lavoro: mai più capelli legati!

A Girl’s Got to Be Free è l’ultima campagna della linea di prodotti creata dall’hair stylist John Frieda: inizia con immagini che sembrano provenire da uno storico cartone animato giapponese, “Occhi di gatto”, ve lo ricordate? Tre sorelle vestite in abiti attillati durante la notte entravano in musei e case di ricchi facoltosi, per mettere a punto colpi magistrali. Quale sarà, invece, la missione delle tre protagoniste del video?

La missione inizia di notte nella metropolitana di una città che non viene subito svelata e la telecamera, che loro stesse regolano per riprendere l’iniziativa, le segue mentre scalano quello che potremmo pensare essere un palazzo. L’obiettivo si svela solo nel finale con un gesto nei confronti di un  simbolo di New York, in quello che potrebbe sembrare un nuovo messaggio di indipendenza, non americana, ma della donna e in particolare dei suoi capelli!

John Frieda in questo spot gioca molto con il concetto di libertà: da una parte inserisce tre protagoniste “guerrigliere”, ribelli, che agiscono di notte; dall’altra, (com’è normale che sia per una linea di prodotti per capelli) promette alle consumatrici la libertà dal bisogno di legare i propri capelli indomabili.

Facebook+Oculus: quali opportunità per i brand?

In questi giorni ci stiamo occupando dello shopping primaverile di Zuckerberg e soci, prima con Whatsapp, adesso, come molti di voi già sapranno, con l’acquisizione di Oculus VR, società leader nel campo della realtà virtuale.

Abbiamo cercato di raccontarvi cosa significhi in termini di esperienza sensoriale, illustrandovi le particolarità di questo progetto e l’assoluta credibilità degli scenari 3D che ci propone.

In questo senso possiamo dire di avervi mostrato cosa sia Oculus, oggi vogliamo cercare di muoverci nel campo delle speculazioni e delle anticipazioni, cercando di intuire quali siano i motivi, in termini di strategia di mercato, che hanno portato Facebook all’acquisto dell’azienda.

Cercheremo di muoverci su due piani, facendo dei cenni sulla correlazione tra realtà virtuale ed il social network in sé e le possibilità che si aprono per quanto riguarda brand, aziende, società e utenti in termini di marketing vero e proprio.

Facebook apre alla modalità second life ?

Acquisire una società come Oculus proiettata sull’imaging 3D pone subito una domanda sull’evoluzione che Zuckerberg vuole dare al suo social network. Parliamo di un qualcosa che ha compiuto di recente 10 anni, un’era geologica in termini di comunicazione. Tant’è che da più parti si sottolinea come i ritmi di registrazione di nuova utenza siano notevolmente calati, con una tendenza (tutta da verificare sia chiaro) verso un progressivo restringimento del bacino di utenza dal 1.2 mld di persone attuali.

Se da un lato forse alcuni fenomeni come i profili fake possono giustificare il rallentamento nelle iscrizioni, da un lato è innegabile come Facebook abbia la necessità di rinnovarsi ciclicamente al fine di mantenere quella freschezza che può garantire il dominio sulla rete (del resto anche il passaggio alla Time-Line aveva questo tipo di indirizzo).

Ed allora cosa può fare Oculus per FB ? Potrebbe per esempio trasformare l’idea stessa di spazio e relazioni così come li intendiamo oggi. Immaginiamo che tramite la tecnologia 3D si possa creare un mondo personalizzato nel quale ad ogni utente corrisponde una città, un palazzo, un quartiere etc. etc. Potremmo immaginare le liste di amici come luoghi fisici (seppur virtuali) da consultare solo se ci vogliamo entrare, un mondo in cui la navigazione diventa un percorso guidato del tutto personale.

In questo senso Facebook avrebbe una vita tutta nuova e tutta diversa. Avremmo una versione di Facebook differente per ciascuno di noi, totalmente editabile secondo gusti esigenze, un’architettura ad hoc nella quale l’utente è designer del proprio mondo, un grande fratello nel quale poter osservare il proprio universo di relazioni ignorando ciò che non ci attrae, magari destinandolo a zone periferiche, e concentrando le attenzioni solo e soltanto su persone o attività che ci interessano.

Brand, pagine ufficiali, e content marketing, cosa potrà offrire Facebook+Oculus alle aziende ?

Siamo quindi giunti al cuore delle nostre speculazioni sul futuro che sono scaturite dalla notizia dell’acquisto di Oculus.

Da buoni marketer quali riteniamo di essere ci siamo subito interessati alle mutazioni del mercato e alle evoluzioni che soprattutto il content marketing sta subendo e come i nuovi modelli di business possano integrarsi con un modello architettonico di riferimento diverso da quello che Facebook offre attualmente.

Già da tempo stiamo insistendo sull’importanza dello storytelling come nuova frontiera del marketing moderno. Riuscire ad avvicinare le persone attraverso la proposta di storie che riguardano il nostro brand è un modo innovativo, non invasivo ed originale di promuovere contenuti che si basa sull’integrazione di più media.

Questo lavoro di cucitura in termini di espressioni visive, di raccordo tra contenuti diversi tra loro seppur parte integrante dello stesso progetto, richiede un grande sforzo in termini di pianificazione, di strategia, di collaborazione tra reparti cercando di sfruttare al meglio i punti di forza di ogni piattaforma.

Un lavoro così complesso dà inevitabilmente spazio a dispersione di attenzione, possibili errori in termini di tempistica di pubblicazione, di genere, o difficoltà di fruizione dovuti alla capacità degli utenti di usufruire al meglio dei vari vettori di comunicazione presente sul web.

In questo senso la tecnologia 3D di realtà virtuale offerta rappresenta un passo in avanti in termini di coinvolgimento del pubblico. Se sino ad oggi, per quanto si possa essere creativi ed originali, il racconto aveva una sua esistenza che vedeva il pubblico nel ruolo di osservatore esterno alla vicenda, Oculus potrebbe favorire un maggior senso di esperienza diretta e di passaggio da spettatore ad attore in prima persona.

In questo senso però ragioniamo su un modo diverso, più attuale, di produzione di contenuti già esistenti in un sistema consolidato di riferimento (i social network così come li conosciamo).

Se spostiamo invece il focus dell’attenzione su come una nuova architettura di Facebook possa invogliare le aziende a gestire e pensare se stesse in una nuova veste si aprono scenari del tutti nuovi.

Ipotizzando una versione 3D e virtuale di un social network, proviamo ad immaginare cosa può diventare una pagina ufficiale di un brand. Possiamo trasformarla da una bacheca in cui si simula il brand stesso come se fosse un soggetto, alla realizzazione di uno spazio virtuale di un’azienda stessa.

Facciamo un esempio, sono una casa costruttrice di auto. Ad oggi la mia pagina ufficiale è tesa alla costruzione di una comunità di persone nella quale io AutoX mi interfaccio con i miei “seguaci” come se fossi uno di loro cercando di portare alla loro attenzione i contenuti che mi caratterizzano.

Attraverso Oculus potrei pensare di progettare una mia sede nella quale ogni mio conoscente può spaziare dalle officine, passando per il reparto di progettazione e verificare di persona quale sia il mio modo di intendere il mondo delle auto. In questo modo potrei concepire una rappresentazione plastica del mio brand che abbia un impatto unico su tutti gli altri prima ancora che la mia unicità si estrinsechi sui contenuti proposti. Si scavalcherebbe la standardizzazione grafica cui si è legati dalla struttura di una pagina web con possibilità di realizzazione praticamente infinite.

Muovendoci poi in un orizzonte più ampio, potremmo ipotizzare che un brand che decidesse di utilizzare Facebook attraverso l’esperienza sensoriale di Oculus, potrebbe portare al superamento anche del concetto di negozio online così come lo conosciamo oggi, integrandolo in un social network.

Ad oggi legarsi ad una pagina ufficiale non implica una correlazione diretta con il processo di vendita, un fan di una pagina non è sempre cliente dell’azienda che cura quella pagina, né i numeri di utilizzo e di accesso ad un profilo ufficiale sono paragonabili a quelli del sito ufficiale di un’azienda, a prescindere che disponga di uno store online oppure no.

Lavorare col 3D potrebbe unificare questi due mondi, facilitando una convergenza verso l’acquisto, in questo senso Facebook aprirebbe se stesso all’e-commerce offrendo spazi nei quali costruire esperienze di gioco, d’acquisto etc.

Questi sono solo alcuni degli aspetti sui quali si dibatterà a lungo in relazione a questa acquisizione milionaria, per le prossime anticipazioni e per gli sviluppi vi invitiamo a rimanere su questi schermi, per ora 2D, in futuro chissà!

Zuckerberg vs burocrazia italiana: come organizzare un contest regolare su Facebook

facebook like dislike

Credits: Steel Wool

C’è ancora tanta confusione sulle norme che regolano i concorsi su Facebook. Come forse saprete, lo scorso 27 Agosto il social network di Zuckerberg ha modificato le linee guida sulle promozioni, suscitando l’entusiasmo dei social media manager di tutto il mondo per la maggiore libertà concessa nella gestione dei contest.

Per anni, infatti, le linee guida proibivano alle aziende di organizzare contest direttamente sulla propria timeline. L’unico modo per realizzare un concorso a premi su Facebook era ricorrere ad applicazioni dedicate, a cui si accedeva da una tab della pagina. Ma quali sono i cambiamenti introdotti dalle nuove regole? Ricordiamoli insieme.

Cosa dice il nuovo regolamento di Facebook su contest e promozioni

facebook contest

La novità più importante è, come dicevamo, quella di poter gestire i contest direttamente dalla fanpage. Non c’è più bisogno di sviluppare applicazioni apposite per veicolare concorsi e promozioni, basta un semplice post.

Ma entriamo nel dettaglio, cosa è consentito e cosa vietato?

Si può

  • Richiedere agli utenti di postare e/o commentare per iscriversi
  • Chiedere agli utenti di postare qualcosa direttamente sulla pagina dell’azienda
  • Usare i “mi piace” come metodo di votazione
  • Richiedere agli utenti di inviare un messaggio privato per partecipare
  • Annunciare il vincitore sulla propria fanpage
  • Chiedere agli utenti di tornare sulla pagina per controllare chi ha vinto
  • Usare il pulsante “mi piace” incorporato su una pagina web come meccanismo di voto
  • Usare un plugin che permetta di partecipare al contest e postare direttamente sulla fanpage
  • Gestire il contest attraverso un’applicazione

Non si può

  • Obbligare gli utenti di condividere un post o una foto per partecipare
  • Obbligare qualcuno a postare qualcosa sulla propria timeline o su quella di un amico per partecipare
  • Richiedere agli utenti di taggarsi su una foto per iscriversi o votare

Ma Facebook è una multinazionale che opera in moltissimi Paesi, quindi il suo regolamento non tiene conto della legislazione vigente nei singoli Stati. Le aziende, però, non devono dimenticare che per organizzare un concorso a premi in maniera legale devono rispettare le norme del territorio in cui operano. E qui le cose si complicano…

Cosa dice la legge italiana sui concorsi a premi

normativa contest facebook

Fonte: www.promosfera.it

Purtroppo la complicatissima burocrazia italiana non permette alle aziende del nostro Paese di beneficiare della flessibilità dei nuovi regolamenti di Facebook. I concorsi a premi, infatti, sono regolati da una legge del 2001 che non è cambiata molto nel tempo.

Il procedimento da seguire per organizzare un concorso su Facebook in Italia è quello che vedete nello schema qui sopra. Ora, non siamo esperti giuristi, ma faremo del nostro meglio per spiegare quali sono gli step da seguire.

Per organizzare un concorso a premi sul territorio italiano, un’azienda deve

  1. Redigere un regolamento, stabilire la durata del concorso e il valore del premio
  2. Predisporre una fidejussione assicurativa o un deposito bancario a garanzia dei premi messi in palio
  3. Presentare la documentazione necessaria e l’apposito modulo elettronico (PREMA) al Ministero dello Sviluppo Economico almeno 15 giorni prima dell’inizio del concorso
  4. Rivolgersi a un notaio o altro funzionario responsabile della tutela del consumatore. Ogni fase dell’assegnazione dei premi dovrà svolgersi alla presenza di una di queste figure, che verificheranno il corretto svolgimento.
  5. Trasmettere il verbale di chiusura al Ministero attraverso il modulo PREMA

In pratica, per realizzare un contest su Facebook in Italia bisogna organizzarsi con largo anticipo (alcuni suggeriscono di contare dai 45 ai 90 giorni) e sostenere dei costi non indifferenti per il pagamento del notaio e di un’eventuale agenzia organizzatrice. Ma gli ostacoli non finiscono qui.

Secondo la normativa italiana, inoltre, tutte le attività relative allo svolgimento del concorso a premio devono svolgersi su suolo italiano. Questo significa i “mi piace” o i commenti sul social network non possono essere usati come sistema di votazione, perché Facebook non ha sede in Italia. Bisogna quindi ricorrere  a soluzioni alternative, come l’utilizzo di un’applicazione di proprietà dell’impresa promotrice, che opera su un server situato in Italia.

Le multe per chi non rispetta la procedura sono salatissime e possono arrivare fino a 500.000 euro!

Come spesso succede, chi fa le leggi è lontano anni luce dalla loro applicazione e non si rende conto di qual è la realtà dei fatti. E così molti preferiscono rischiare. Altri, magari, non sono neppure a conoscenza di queste norme, che sono piuttosto difficili da capire (e da applicare) se non si ricorre alla consulenza un esperto.

Un chip per evitare lo spreco degli alimenti

Novità nel packaging: un microchip per evitare lo spreco degli alimenti

Novità nel packaging: un microchip per evitare lo spreco degli alimenti

Se anche voi come me per mancanza di tempo fate la spesa una volta ogni 15 giorni (quando va bene!) e se anche a voi capita che nel frattempo il cibo scada in frigo, ecco l’invenzione targata UK che potrà farvi risparmiare cibo e soldi evitando così inutili sprechi.

Come riportato da Psfk, degli scienziati in Inghilterra hanno creato un microchip da inserire nel packaging degli alimenti che avviserà i consumatori quando il prodotto sarà prossimo alla scadenza.

 

La novità hi-tech dovrebbe avvertire le persone tramite l’invio di un messaggio di testo sullo smartphone e quindi sollecitarle al consumo del prodotto per evitarne così lo spreco. Il microchip potrebbe sicuramente avere più riscontro delle attuali etichette di scadenza che troviamo sulle confezioni degli alimenti.

Una soluzione da non prendere sotto gamba e che potrebbe avere un grosso impatto anche a livello sociale. Basti considerare che nel Regno Unito, secondo il Waste & Resources Action Programme, le famiglie buttano via 7 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, di cui circa quattro milioni potrebbero essere evitati, per uno spreco totale di 12 miliardi di sterline. Anche in Italia non siamo messi meglio tanto che il Ministero dell’Ambiente quest’anno per la prima volta ha istituito il 5 febbraio come la “Giornata Nazionale contro lo spreco Alimentare”.

Un chip per evitare lo spreco degli alimenti

In Inghilterra però pare che il problema sia vicino alla soluzione. Rumors sostengono che la Baronessa Rosalind Scott, Presidente della Commissione Agricoltura, Pesca, Ambiente ed Energia, abbia avuto riscontri positivi sulla realizzazione e la messa in commercio del ‘chip-anti-spreco’. “La data di scadenza che oggi troviamo riportata sui contenitori degli alimenti – dice la signora Scott – si riferisce a un prodotto che mantiene la temperatura ideale nella conservazione dal momento in cui viene acquistato” mentre la nuova tecnologia potrebbe avvisarci quando l’alimento va mangiato e prima quindi che vada a male. “Ho già abbastanza problemi con i miei messaggi senza avere anche quelli del frigo ma realistico o meno – conclude la Baronessa – è molto interessante vedere fin dove la tecnologia può arrivare”.

Eh già, oggi giorno pare che la tecnologia realizzi al meglio un’importante mission: essere di aiuto all’uomo e migliorare la sua vita, ricordargli come meglio agire quando la sua mente è indaffarata in altro e se in tutto ciò riesce anche a evitargli degli sprechi… bhè non possiamo altro che dire “proud to be hi-tech addicted!” e attendere che il microchip arrivi anche nel nostro Paese al più presto.

Appunti di videomaking sul primo piano [HOW TO]

PPP e PP non sono epiteti che farebbero arrossire la più pudica delle educande bensì due acronimi che stanno, rispettivamente, per Primissimo Piano e Primo Piano.


Il PPP di Miley Cyrus in Wrecking Ball ricopre da metà mento a metà fronte, la macchina da presa funge da vera e propria psicologa, prova ad esaminare ogni lacrima, ruga ed espressione.


Il Primo Piano di Chris Martin in The Scientist parte dalle spalle e lascia un po’ di respiro alla testa, il centro del mondo è il soggetto ma questa volta lo sfondo, a differenza del Primissimo Piano, viene intravisto.

Soap Opera & Youtubers: pochi mezzi, morbosità ed emozione

Diciamocelo, i primi piani sono usatissimi, non è richiesto un virtuosismo dell’uso della macchina da presa né una cura maniacale della scenografia, è facile da effettuare nei piccoli ambienti ma, soprattutto, è la radiografia dell’emotività di una scena.

Diciamoci anche che il rovescio della medaglia è che, se il protagonista della scena non fosse dotato del giusto livello di espressività (troppo alto o troppo basso), il primo piano potrebbe avere effetti esilaranti.

L’emozione di un volto umano in ogni caso cattura, che sia la mascella di Ridge Forrester o quella di Willwoosh, d’altronde la morbosità lombrosiana connessa al primo piano regala perle come queste:

Il già citato Her di Spike Jonze nei suoi primi 70 secondi ha una camera fissa sul primissimo piano di Joaquin Phoenix, tutte le sue mutevoli microespressioni trasudano e non si avverte necessità di un controcampo, piuttosto si preferisce indagare quello stesso volto.

In principio era il cinema

Uno dei primi piani più commoventi risale agli inizi degli anni ’20 ad opera di Carl Theodor Dreyer (regista) e della straordinaria mimica facciale di Renée Falconetti (attrice) ne La Passione di Giovanna D’arco.

Poi venne tutto il resto..

Ok vada per l’emozione. Ma se si volesse uscire al di fuori delle convenzioni? Se volessimo usare l’emozione del primo piano ma il nostro protagonista non fosse poi così espressivo?
Si potrebbe armeggiare con la stop-motion.

o altri tipi di sperimentazioni …

Tips & Tricks

Ad ogni modo, è bene ricordare che lo sguardo è fondamentale, è come se il personaggio agisse di specchio riflesso, gli occhi ci suggeriscono cosa stia avvenendo fuori campo, le reazioni dell’interlocutore, la posizione del soggetto rispetto all’oggetto desiderato. Finora abbiamo visto primi piani del tutto centrati, non è però da sottovalutare la forza del decentramento, il quale crea un movimento dinamico opposto alla staticità del primo piano assolutamente centrato.

Un tutorial scelto per voi

A questo punto un consiglio sugli obiettivi da usare per i primi piani ci sta tutto!

Allora qual è il primo piano cinemato-pubblicitar-videoclippettaro che avete impresso nella memoria? Ma soprattutto avete altri suggerimenti e consigli?

Barry Purves, il grande animatore e regista inglese, arriva in Italia [EVENTO]

Barry Purves Tchaikovsky

Conoscete la puppet animation? Per tutti gli studenti e gli appassionati di animazione e stop motion, ecco un’occasione per incontrare in Italia un grande professionista del settore: il 4 aprile 2014 sarà a Roma il regista inglese Barry Purves, per incontrare il pubblico durante il terzo appuntamento di Talking IED, presso la sede dell’Istituto Europeo di Design.

Barry Purves Next

Purves è un maestro nell’arte di far prendere vita sul set a pupazzi e marionette, riuscendo in incredibili capolavori di perfezione tecnica e verosimiglianza nella mimica facciale e nelle espressioni, così come nei movimenti.

L’autore illustrerà tecniche e procedimenti della realizzazione di alcuni dei suoi film, come gli intensi e stilizzati come “Next”, “Rigoletto”, “Achilles” e “Tchaikovsky” che vediamo in queste immagini.

Barry Purves Rigoletto

Ma Purves nella sua lunga carriera, in cui ha collezionato 60 premi internazionali per la realizzazione di cortometraggi, lungometraggi, serie e prodotti per l’advertising, ha lavorato anche numerose serie tv per bambini come “Wind in the Willows”, “Rupert the Bear”, “Toby’s Travelling Circus”, oltre ad aver collanborato a grandi produzioni hollywoodiane come “Mars Attacks!” e “King Kong”.

Barry Purves Achilles

Volete saperne di più? L’appuntamento è il 4 aprile 2014 alle ore 18.30 presso Aula Magna dello IED di via Alcamo, 11 a Roma. L’ingresso è gratuito.

Purves riceverà inoltre uno dei Romics d’Oro nell’ambito della quindicesima edizione di Romics, Il Festival del fumetto, dell’animazione e dei games che avrà luogo dal 3 al 6 aprile alla Fiera di Roma.