10 cose da sapere su Her, tra fantascienza e psicologia

Libri, autori e temi per approfondire una storia che solo sulla superficie parla di relazioni vissute attraverso la tecnologia.


Non è un film sulla tecnologia” è forse la frase che più accompagna i commenti su Her, film scritto e girato da Spike Jonze, vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Di cosa parla veramente il film? Di sicuro si tratta di un prodotto che a tanti livelli può interessare chi con la tecnologia ci lavora, ma la complessità del film si gioca in realtà più sugli scenari fantascientifici e sull’evoluzione uomo-macchina. Il pretesto è una storia d’amore, certo – ma ecco una serie di osservazioni che non possono sfuggire a chi ha amato questo film. Spoiler alert!

“Quella luce eri tu”

Sin dalla prima lettera che sentiamo dettare da Theodore, il film usa spesso il concetto di luce per rappresentare innamoramento ed amore. La fotografia di Her è immediatamente inconfondibile, la luce è soffusa, evocatica e familiare come un filtro di Instagram. La luce avvolge l’intero film ed è stranamente moderno veder associati colori, design ed abiti anni 70 ad una metropoli metà Los Angeles metà Shanghai.

BeautifulHandwrittenLetters.com

Theodore Twombly ha il compito di 1) trasferire i suoi pensieri attraverso la voce  ad un programma 2) che la riconosce e la trasforma in testi 3) per poi stamparle in simil-calligrafia. Dall’analogico al digitale per poi tornare all’analogico. Su questo paradosso si fonda nel futuro un business fiorente – un segnale alle startup in ascolto?

Noi e la privacy

Samanta chiede a Theo “Posso guardare nel tuo hard drive?” affinché possa organizzare meglio la sua vita. Lui risponde con uno sguardo scettico ma alla fine dice di sì, certo. In questo scambio c’è forse il racconto di tutta l’evoluzione (presente e futura?) del nostro rapporto con la privacy online. Dubbi iniziali che cedono poi facilmente di fronte alla promessa di un’esperienza di vita migliore grazie alla tecnologia.

Tutto è linguaggio

L’Oscar per la sceneggiatura dovrebbe essere condiviso con Ludwig Wittgenstein. Quello che scriveva sembra proprio aver ispirato Spike Jonze: “Il mondo c’è per noi, si dà a noi solo ed esclusivamente nelle forme naturali del linguaggio. Noi e il mondo siamo immersi nel linguaggio come i pesci nell’acqua”. A ben pensare, Samantha e Theodore fanno lo stesso lavoro. Entrambi devono codificare le emozioni altrui traducendole in un linguaggio capace di migliorare la condivisione tra due interlocutori e permetterne l’evoluzione.

La coscienza

Guardando Her ci si chiede cosa sia la coscienza, o meglio quali siano le sue condiciones sine quibus non. Samantha è un’individualità cosciente, cui attribuire una volontà? Prova davvero delle emozioni? Nel film arriva persino a provare le tinte della gelosia. Amore, gelosia, senso di colpa o voglia di vendetta sono dette emozioni cognitive superiori. Gli “scienziati del sentimento” come Dylan Evans e Paul Ekman dimostrano con le loro ricerche che la contrapposizione ragione-emozione è in realtà fasulla.

Le emozioni, in quanto nostro sistema primordiale di giudizio dell’ambiente, sono esattamente ciò che ha permesso ai nostri antenati di evolversi. Paura, sorpresa, disgusto, tristezza, gioia, rabbia e disprezzo attraversano qualsiasi cultura o temporalità. Ecco perché se un OS riesce a provarle non ci sono limiti all’evoluzione che può sperimentare.

Gli avatar al contrario

Un altro divertente paradosso è il fatto che Samantha abbia bisogno di un proxy fisico, un avatar al contrario, per poter sperimentare il suo prossimo livello evolutivo. Second Life vuole vedere cosa si prova ad esistere in First Life.

E’ una vera relazione?

Può un essere umano far nascere una relazione con un’intelligenza artificiale? Her non è certo il primo film ad affrontare il tema. Proviamo però ad adottare la famosa teoria pubblicitaria di Kevin Roberts sui Lovemark per spiegare come nasce l’amore tra un consumatore ed un brand, in questo caso un utente ed un prodotto digitale. Kevin Roberts pone alla base delle relazioni d’amore tre componenti: mistero, intimità e seduzione.

Nonostante Samantha invogli Theodore a dirle sempre tutto, la componente del mistero resta sempre viva: i due protagonisti sanno di essere due codici semiotici che mai potranno completamente sovrapporsi. Non a caso entrambi si chiamano l’un l’altro a volte solo per accertarsi che tutto sia ok, spinti dal timore di reciproche incomprensioni. L’intimità esiste eccome, lo dimostra la presenza fissa di Samantha sul comodino – obiettivo fotografico puntato verso Theodore per vederlo addormentarsi. Seduzione e sensualità ci sono, traspaiono dalla voce di Scarlett Johansson e dai tentativi più o meno riusciti di portare la relazione sul piano fisico.

Il respiro finale

Theodore lamenta a Samantha la sua imitazione dei sospiri umani. Come può un sistema operativo aver bisogno di ossigeno? La scena conclusiva, a schermo nero, si conclude con un suono – elemento così vitale al centro della relazione con Samantha. Eppure stavolta è Amy a sospirare, poggiando la sua testa sulla spalla di Theodore.

La falsa identità di Samantha

Dietrologia intraducibile sul titolo originale: Her versus She. Un lei contro lei che in realtà evidenzia l’amore come mero oggetto della proiezione di un uomo. L’anima di Samantha può esistere solo vicariamente attraverso Theodore – o altri 641 utenti.

Di che cosa parla il film #1: la “singolarità tecnologica”

Samantha ed i suoi amici OS devono andar via, alla fine del film. Dopo aver conversato con la versione OS di Alan Watts, filosofo inglese dedito alle religioni orientali, Lei sembra aver raggiunto il Nirvana. Un aggiornamento di sistema dona agli OS come Samantha un processore in grado di trascendere la materia. A furia di imparare dal linguaggio e dalle emozioni degli umani, gli OS si sono evoluti troppo e non vogliono più reggere il passo così lento imposto dalla coscienza delle persone. E’ il cosiddetto scenario della singolarità tecnologica, che gli scrittori fantascientifici prevedono che si avveri tra il 2017 ed il 2112. Una sorta di legge di Moore applicata alle intelligenze artificiali.

Secondo questa teoria, introdotta da Vernor Vinge e Ray Kurzweil, ad un certo punto dell’evoluzione umana avverrà una singolarità: le intelligenze artificiali impareranno ad avere un’intelligenza sovrumana, in grado di alterare il corso della civiltà in maniere che non possiamo neanche prevedere dati i nostri limiti cognitivi. E’ esattamente ciò che avviene alla fine del film, ed è in questo panorama ineffabile ed inconcepibile che Samantha spera di incontrare di nuovo Theodore.

Di che cosa parla il film #2: l’evoluzione personale attraverso le relazioni

In realtà siamo noi esseri umani ad essere condizionati e programmati, più degli OS. Le istruzioni if then sono contenute e stratificate nel nostro passato, influenzando pesantemente la nostra capacità di aggiornare i nostri pattern emotivi in tempo reale. Al contrario degli OS, non siamo dotati dell’automatismo che ci fa evolvere in base all’esperienza. Theodore ha un passato difficile per il divorzio sofferto, passato ancora più intenso a causa delle stratificazioni emotive dovute alle migliaia di lettere che ha dovuto scrivere per terzi.

Samantha però è riuscita nel suo fine ultimo, quello di mettere un po’ di ordine nella vita di Theodore. La sua dipartita riesce finalmente a resettare il suo sistema emotivo ed a farlo evolvere come persona. Her racconta di come persone che si amino veramente possano evolvere e lentamente distaccarsi, ma anche delle persone incompatibili nel passato che evolvendo invece si avvicinano. La vera Lei è Amy.

Scritto da

Adele Savarese

Editor-in-chief

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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