Subaru: alla guida dell'auto c'è un Golden Retriever [VIDEO]

Ecco a voi i Barkley: una famiglia di simpatici cani alla guida di una Subaru!

La casa automobilistica, per comunicare l’attenzione che viene riservata ai nostri amici a quattro zampe nella progettazione dei suoi veicoli, ha pensato di mettere al volante un’intera famiglia di Labrador e Golden Retriever, mettendola alle prese con le situazioni più comuni nel vissuto quotidiano.

C’è il classico litigio tra figli seduti nei sedili posteriori dell’auto; c’è l’automobilista (un cane-automobilista, ovviamente) distratto che lascia inserita la freccia direzionale per minuti lunghissimi e non che riusciamo mai a superare; ci sono i classici baci hollywoodiani in auto tra adolescenti davanti casa, mentre il padre di lei osserva severamente la scena nascosto dietro le tende del soggiorno.

Scene classiche dell’immaginario cinematografico insomma, ma vederle interpretate da quattro bellissimi cani desta ancora la nostra attenzione!

Grazie alla collaborazione dell’agenzia Carmichael Lynch (Minneapolis) vi presentiamo i singoli componenti della famiglia, diventati ormai delle bau-star!

Auggie, 5 anni, è all’apice della sua carriera: è stato protagonista in alcuni film di Hollywood e show televisivi. Attualmente ha molti spot televisivi in attivo.

Stevie, 4 anni, ha cominciato la sua formazione sei mesi fa, e giocare al ruolo di “mamma” per la Subaru è la sua prima grande occasione.

Sadie, 6 mesi, è ancora una cucciola e questi sono i suoi primi grandi spot televisivi.

Infine vi presentiamo Sebastian, il più piccolo della famiglia, ha solo 3 mesi e ha già imparato ogni sorta di trucchi e comportamenti ben oltre i suoi anni.

Quando incontrerete la famiglia Barkley potrete sedervi e sorridere a tutti i loro comportamenti “umani” per noi stupidi e semplici, ma per loro sorprendenti!

Video gallery

Abbinare outfit e opere d'arte? Si può fare!

Come possono dialogare arte e moda?
No, non stiamo parlando di vernissage, happenings, aperitivi o eventi da alto jet-set, stiamo parlando di progetti in cui la moda e l’arte si uniscono attraverso un filo conduttore concettuale armonico e solido.

Un progetto come questo ad esempio è quello di Pari Ehsan (aka Pari Dust), una fashion blogger di Brooklyn che utilizza il suo blog e il suo account Instagram per dare vita a un modo di vivere la moda eclettico e interessante, abbinando gli outfit alle opere d’arte.

Potrebbe sembrare “sacrilego”, irrispettoso e fuori luogo, e invece questo si rivela un esperimento vivo, mai banale e molto raffinato, che coglie e anzi valorizza ogni opera.
In ogni scatto Pari Dust sceglie outfit che realizzano un matching perfetto con l’opera d’arte posizionata dietro di lei. Si integra, si amalgama e a volte si “mimetizza” con l’arte, in una osmotica labilità di confini tra fashion, pittura e scultura.

Pari Dust diventa tela, scultura, testimonial, parte dell’ambiente e dell’opera stessa.

Ogni immagine è sempre accompagnata, all’interno del suo blog, da descrizioni lunghe e minuziose dei capi e della scelta degli accostamenti, ma è anche corredata da un commento dell’opera davanti a cui posa.

Scelte raffinate e sempre opportune rendono Pari Dust una voce fuori dal coro all’interno di un mondo ormai blasonato e sovraffollato come quello dei fashion blog, grazie ad una prospettiva diversa, elegante, colta, approfondita e dall’understatement giusto per non sfociare mai nel kitsch.

Sempre credibile, sempre convincente, ma soprattutto creativa e finalmente nuova nell’approccio.

Finalmente una fashion ninja! Promossa!

Voi siete d’accordo?

E-commerce: alcuni consigli utili per la tua strategia

E-commerce: 9 consigli utili per la tua strategia

E-commerce: alcuni consigli utili per la tua strategia

Photo Credits: iStock - DrAfter123

Chiaro, semplice, user-friendly: ecco le caratteristiche di un sito e-commerce di successo.

Perché sì, l’obiettivo finale è vendere il proprio prodotto, ma per prima cosa si deve creare un’esperienza per il cliente coinvolgente e duratura, in un ottica di marketing relazionale e non transazionale (Kotler docet!).
Per costruire un’attività di e-commerce redditizia occorre una pianificazione mirata. Stephanie Walden di Mashable.com ci viene in soccorso con alcuni consigli per migliorare la strategia di e-commerce. Scopriamoli insieme.

Crea un’esperienza orientata all’utente

Al centro il cliente” dovrebbe essere il credo di ogni azienda. A maggior ragione vale per un’attività di e-commerce, perché deve far fronte a difficoltà sconosciute ai negozi fisici come, per esempio, l’impossibilità di guardare e toccare il prodotto. Una descrizione dei prodotti dettagliata è fondamentale, tanto quanto garantire un’esperienza personalizzata sui gusti e le necessità di ciascun utente.

La Walden cita Zady, azienda che fa della stretta di mano la sua filosofia: “È importante accogliere il nostro cliente con una energica stretta di mano quando lo incontriamo di persona: su Zady.com applichiamo lo stesso concetto” racconta il cofondatore Maxime Bédat.
Ottima metafora: sa di trasparenza e ispira fiducia.

Costruisci un servizio che useresti anche tu

Spesso i soggetti migliori per testare funzionalità e usabilità del proprio e-commerce sono amici e famigliari. Alex Gonzalez, Ceo e fondatore di Chatalog, racconta: “È stato facile identificare i nostri utenti, i loro problemi e quindi costruire un prodotto che potesse risolverli perché la prima utente è stata mia moglie e co-fondatrice Natalie“.

E ancora, Chieh Huang, Ceo di Boxed, che incoraggia il proprio team a mettersi nei panni del cliente: “Abbiamo creato Boxed perché è un servizio che voleva usare la nostra stessa compagnia“.

I feedback, guai a trascurarli

Il servizio clienti è uno dei temi più delicati del marketing, sia per le grandi che per le piccole imprese. Quest’ultime in particolare devono prestare particolare cura a questo aspetto, perché il passaparola positivo è il carburante per la promozione e la fidelizzazione dei clienti.
Devi ascoltare i tuoi clienti, quello che stai costruendo è per loro, possono darti un’idea brillante a proposito di quello di cui hanno bisogno” dice Andres Teran, cofondatore di Toplist.
Come dargli torto?

E-commerce: 9 consigli utili per la tua strategia

Utilizza i social media, bene, ma…

…non fare affidamento solo su di loro. Certo, una buona strategia di social media marketing può dare una grossa mano, per il passaparola e per il coinvolgimento dei clienti. Ma improvvisare è un errore. Bisogna capire quali social sono adatti allo scopo dell’azienda e quali no, capire che Twitter è diverso da Facebook e che Instagram è un’altra cosa ancora. E, soprattutto, il business plan non deve girare SOLO attorno all’uso dei social media.

Investi nel mobile

Nulla o quasi ormai può prescindere dal mobile, in questo l’e-commerce non fa eccezione e anzi richiede cautele ancora maggiori in fase di svilupposcrive Massimo Lazzeri su Webhouse. “Go mobile or die trying“, afferma Teran. Il traffico su mobile è cresciuto, numerosi utenti navigano principalmente da smartphone e tablet. Eppure, secondo la Mobile Ecommerce Performance 2013, gli acquisti da mobile stentano a decollare, principalmente per la lentezza dei caricamenti delle pagine. Ecco perché un sito responsive curato è una necessità.

Incentiva i clienti

Un piccolo extra è come un cioccolatino accanto al caffè: un gesto carino che può tirare dalla tua parte il cliente (a patto che il caffè sia buono, però). Michael Preysman, Ceo di Everlane, ha fatto così: “Abbiamo mandato una mail ai nostri amici e famigliari dicendo ‘Hey, lanceremo Everlane in cinque giorni, invita 50 amici e avrai spedizione gratuita per sempre'”. In cinque giorni hanno ottenuto la bellezza di sessantamila iscrizioni!
Premiare i clienti più fedeli porta al passaparola positivo che, a sua volta, porta altri clienti, in un circolo virtuoso che va alimentato di continuo.

Evolviti. Sempre

Mai adagiarsi sugli allori. Un sito e-commerce deve fiutare dove va il mercato del suo settore, quali desideri hanno i propri utenti, capire come migliorare l’esperienza complessiva di acquisto. Il rischio che un concorrente più sveglio e attento di noi ci porti via il cliente è dietro l’angolo. “Usa una voce confidenziale, parla ai clienti che già ti amano e dì loro perché tu li ami” ci suggerisce Nathan Stoll, ceo di Luvocracy.

Infine, qualche piccolo consiglio lato Seo

Concludiamo con due consigli da Creativebloq.com .

Contenuti duplicati? No grazie!

Prima di tutto, via i contenuti duplicati: “indeboliscono l’efficacia del tuo sito, perché il valore del dominio si distribuisce su ogni URL del sito“. Minimizzarli, o meglio eliminarli del tutto, consente una performance migliore nelle Serp.
Come ammonisce il già citato Massimo Lazzeri: “Contenuti, title e description dei prodotti devono essere UNICI!“.

Gestire i prodotti a fine vita

Il cliente finisce sulla pagina di un prodotto che non può più acquistare. Traduzione: esperienza negativa. Le pagine dei prodotti non disponibili devono essere reindirizzate, se possibile verso la pagina di un prodotto della stessa categoria, male che vada verso la homepage. Ma tenere in piedi pagine di prodotti non acquistabili proprio no.

Siamo alla fine di questa carrellata di consigli per un buon sito e-commerce. Cosa ne pensate? Aspettiamo commenti e suggerimenti!

9 passi fondamentali per lavorare al meglio tra i social media [HOW TO]

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Courtesy of paperblog.com

Negli articoli precedenti – Facebook e la felicità: time management nell’era dei social mediaSocial media time management, ovvero come ridare un senso al nostro tempo – abbiamo analizzato l’influenza dei social media sulla gestione e la qualità del nostro tempo, sia personale sia lavorativo. Oggi vi proponiamo nove mosse da seguire per ripristinare l’equilibrio mentale sul luogo di lavoro… E qualcosa di più! 😉

Input mentali

Magari anche adesso, mentre state leggendo, avete un altro paio di altre schede aperte sul browser, qualche social media che richiede la vostra attenzione sul cellulare, la TV in sottofondo e, a pensarci bene, se volete mangiare stasera dovete prima uscire per passare al supermercato.

Per lavorare come si deve c’è bisogno di concentrazione, ed è praticamente impossibile mettere a fuoco qualcosa quando si hanno tutte queste distrazioni che turbinano attorno al nostro cervello… Vediamo allora alcune pratiche per limitare gli input mentali e creare maggior attenzione!

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Courtesy of socialwelove.com

1. Create uno “spazio mentale” adeguato

Appena vi sedete a fare qualche tipo di lavoro, ecco che subito vi assalgono frammenti di idee rimasti in attesa, attività varie e cose da fare che richiedono la vostra immediata attenzione… Lasciatele fuori dalla vostra mente!

Prendete nota di tutto ciò che sta prendendo anche solo un pezzettino della vostra attenzione su carta: commissioni, generi alimentari, e-mail a cui dovete rispondere, relazioni da stendere… Dalla bozza del disegno del nuovo sito all’abito che desiderate tanto. Espelleteli dalla vostra testa.

Sciocchezze? In questo modo, ancor prima di iniziare a lavorare, avrete creato i presupposti per far respirare la vostra mente, consentendone la piena concentrazione.

2. Siate “monotasking”

Siamo nell’era del multitasking, siamo nell’era dei mille stimoli, dell’essere sempre attivi, sempre collegati ai social media e non solo… E se i nostri cervelli non fossero stati progettati per il multitasking?

Multitask: il cervello letteralmente comincia a ricablare se stesso in funzione dei molteplici stimoli che affronta, portando inversamente la soglia dell’attenzione a livelli sempre più bassi.

Morale della favola? Non scindete la vostra personalità in mille parti perché fa figo dire: “Guarda quanto sono multitasking!”, piuttosto provate a dire a voi stessi “Adesso concentriamoci su un compito alla volta” 🙂

Suvvia, ammettetelo! Anche adesso le vostre dita saltano agilmente da un pulsante all’altro, oppure scivolano sullo schermo touch, pronte a farvi passare ad un’altra applicazione, a controllare la posta elettronica o a vedere che foto ti hanno messo gli amici su Facebook o qualche altro social media. Una soluzione? La Tecnica del Pomodoro!

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Courtesy of vitopotenza.it

No, non vi stiamo prendendo in giro! la Tecnica del Pomodoro è un metodo di time management inventato dall’italiano Francesco Cirillo, consistente nell’impostare un timer per un intervallo di 20, 25 o 30 minuti osservando una sola, semplice regola: in questo tempo si fa una cosa e una cosa soltanto.

Per i più audaci esiste un’applicazione gratuita da scaricare su FocusBooster per provare in prima persona.

3. Rompete la barriera dell’attenzione

Si possono avere differenti esperienze personali, ma in media ci vogliono circa 15-20 minuti per arrivare a focalizzarsi intensamente su un compito. E’ un po’ come avviare una specie di routine di warm-up necessaria prima di giungere all’apice della concentrazione.

Alle volte ci vogliono 20 minuti, in altri momenti forse di più, ma quando si supera questa barriera dell’attenzione, questo limite invisibile oltre al quale nient’altro aleggia intorno al nostro cervello oltre a ciò che stiamo facendo… è un momento davvero magico.

4. Gestite gli input digitali

Con tutti i nostri portatili, tablet, cellulari e quant’altro, distrarsi è un attimo. “Controllo un secondo Facebook!”. “Sto solo andando a vedere se qualcuno mi ha scritto su Twitter!”. Oppure tac! “C’è una nuova e-mail… Mi sa che mi conviene controllare“.

Abbiamo dato il controllo del nostro tempo e della nostra attenzione ad applicazioni, e-mail, social media e piccoli numeri bianchi in bolle rosse. Abbiamo praticamente addestrato noi stessi a rispondere automaticamente agli stimoli (ad es. una notifica) controllandone subito la fonte, proprio come i cani di Pavlov nei suoi classici esperimenti di condizionamento.

Beh, se vogliamo fare un lavoro significativo, non possiamo certo essere schiavi delle notifiche, perciò…

5. Disattivate le notifiche

Quasi ogni app, mobile e non, ha un qualche tipo di sistema di notifica: una cifra che ti mostra quante e-mail mancano da leggere, un sonoro “ding!” (qualche social media lo fa con i messaggi) o un pop-up di qualche tipo.

Ogni notifica che riceviamo mentre tentiamo di mettere a fuoco qualcosa è come mettere qualcuno con un dito accusatorio puntato costantemente sulla nostra mente. Spegnete o disattivate le notifiche per quanto è possibile, almeno per il periodo di tempo necessario per concentrarsi su un determinato compito: può rivelarsi davvero un balsamo per la concentrazione.

6. Spegnete il WiFi

Un altro modo di affrontare le distrazioni digitali e i loro input è affrontare il problema alla fonte: la connessione a internet. Disattivare il WiFi quando si lavora ad una nuova strategia di marketing è semplice ed efficace.

Magari, utilizzando la nostra mitica tecnica del Pomodoro, potremmo darci cinque minuti tra il completamento delle attività per controllare la posta elettronica, se ce n’è proprio bisogno.

7. Rattoppate i “buchi neri”

I social media sono come un buco nero per l’attenzione: ieri sera un attimo prima eri su Twitter, poi subito dopo ti sei accorto che erano le 03:15 e stavi leggendo su Wikipedia di Genghis Khan. Ok, strategie di digital marketing, ma ricordiamocelo… Senza focalizzarsi su un singolo obiettivo alla volta si rischia davvero di perdere un sacco di tempo! 😉

Qualche soluzione? Ci sono applicazioni (come ColdTurkey per Windows o SelfControl per Mac) che possono darci una mano per bloccare l’accesso a determinati siti web, server di posta elettronica o altri programmi per un determinato periodo di tempo.

Oppure possiamo semplicemente ripulire i cookies del browser impedendo che certi siti ricordino la password, obbligandoci a reinserirla ogni volta: un piccolo trucco che può dimostrarsi molto efficace.

8. Gestite gli input analogici

Al di fuori degli input metallici e digitali, c’è sempre il mondo fisico da affrontare. Quindi, come si fa a limitare le distrazioni analogiche? 🙂

Le suonerie da cellulare possono costituire un vero e proprio fastidio, così come il bzzzzzz bzzzzzz della modalità vibrazione.

La modalità aereo potrebbe effettivamente rappresentare una soluzione, magari impostando la vostra segreteria con un messaggio di richiamata entro 90 minuti, permettendovi così di avere un intervallo di un’ora e mezza per focalizzarvi sul vostro lavoro.

9. Impedite l’inquinamento visivo

Avete un sacco di confusione sulla vostra scrivania? Questo tipo di “inquinamento visivo” svolge un interessante freno inibitorio alla vostra mente. Può creare l’idea di comfort, può creare l’idea del “guarda quanto sono occupato” al tuo capo, ma diciamocelo, in realtà è soltanto una distrazione.

Il nostro cervello incamera molto più di quanto facciamo coscientemente, più cose ha da gestire e più è difficile mantenere viva l’attenzione. Perciò guardiamo a tutto ciò che consideriamo un “extra” sulla nostra zona di lavoro come ad una perdita di tempo: cerchiamo di avere a portata di mano solo gli elementi strettamente necessari alla realizzazione del nostro attuale compito (la maggior parte delle volte una cartella, un portatile e le nostre idee).

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Courtesy of vocedellamozart.altervista.org

9+1. Attenzione alle interruzioni umane!

Ebbene sì, aggiungiamo un’ultima regola sulla scia di quanto detto, un po’ una regola generale che è tra le righe delle nove precedenti, un po’ come il binario nove e tre quarti di Harry Potter.

In generale, ci possono volere fino a 23 minuti per riprendere la concentrazione dopo essere stati interrotti!

Se ci pensate la maggior parte dei suddetti punti s’incrociano nello stesso punto, ovvero con il nostro essere oggi immersi in un “mondo dei social media”: multitasking, notifiche, input digitali ed analogici, wifi… Sono tutti mezzi di comunicazione che amplificano la portata del raggio d’azione di datori di lavoro, clienti, colleghi, familiari, amici, conoscenti e importuni che ci mettono alle strette, costringendoci appunto a cercare nuove vie per ritrovare i nostri spazi e il tempo che ci spetta per fare quello che abbiamo fatto finora: vivere e lavorare al meglio delle nostre possibilità.

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Courtesy of webaholic.co.in

Talvolta potrebbe rendersi addirittura necessario un segnale sulla porta d’ufficio, un qualcosa che indichi “mente al lavoro – non disturbare” ai vostri colleghi o co-workers.

Con ciò non vogliamo aizzarvi all’essere anti-social media, tutt’altro: vogliamo piuttosto ricordarvi il diritto che ciascuno ha di rivendicare ogni tanto un breve periodo di tempo in cui possa concentrarsi senza essere distratto da stimoli esterni.

Siccome sperimentiamo un numero sempre crescente di input, notifiche, distrazioni e interruzioni di ogni natura, social media e non, è essenziale oggigiorno concedersi anche il dono dello spazio, del tempo e della tranquillità necessari per fare un lavoro significativo!

Speriamo che quest’articolo vi abbia dato alcune idee concrete in merito: se avete commenti, dubbi, perplessità, consigli o altro scatenatevi qui sotto! 🙂

Istruzione: l'Italia ha bisogno di creativi o di ingegneri?

Istruzione: l'Italia ha bisogno di creativi o di ingegneri?

Istruzione: l'Italia ha bisogno di creativi o di ingegneri?

Il paese che più taglia in Istruzione e Ricerca (secondo solo all’Ungheria), l’ultima su 32 nazioni per la percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione, terza in Europa per il costo delle tasse universitarie: è così che l’Italia è stata fotografata dall’Ocse nel Rapporto Education at a glance 2013, un paese che ha smesso di credere nell’istruzione e nella cultura.

L’Italia premia chi sceglie un percorso scientifico

Il nostro paese si impegna però ad attuare le normative europee che prevedono il sostegno dei giovani che si dedicano allo studio di materie scientifiche: è per questo che anche le nostre università prevedono agevolazioni o esoneri totali per le iscrizioni a corsi di laurea scientifici.

L’Italia dovrebbe così tutelare la propria competitività internazionale nel campo dell’alta tecnologia, formando professionalità qualificate in grado di soddisfare la richiesta di aziende nel nostro paese. Quello che più spesso accade è, invece, che in un paese in cui il settore fatica a carburare i brillanti laureati si ritrovano davanti a un bivio: fare le valige in cerca di nuovi orizzonti o ripiegare su un lavoro lontano dalle proprie aspirazioni e dalla propria istruzione.

 

Il pentimento di chi studia materie scientifiche

Quanto detto è valido per coloro che riescono a raggiungere il titolo: una ricerca evidenzia come negli Stati Uniti oltre il 40% degli studenti che intraprendono questo percorso cambia indirizzo durante il college, a fronte di un 30% di coloro che si dedicano a materie umanistiche. Si consideri, tra l’altro, che gli Stati Uniti destinano ingenti somme al sostegno dei corsi di laurea scientifici, fatto comprensibile se si pensa che ospitano la Silicon Valley, il cuore pulsante della ricerca tecnologica mondiale. La chiave di lettura che alcuni studiosi danno a tale supporto getta però ombre sulle politiche internazionali a supporto dell’istruzione a indirizzo scientifico: un maggior numero di laureati in tale ambito garantisce maggiore concorrenza in termini di personale specializzato e, di conseguenza, un abbassamento del costo del lavoro, a mero vantaggio di chi assume.

La situazione in Italia non è molto diversa: la concorrenza è elevata e in un mercato del lavoro sofferente – in cui è prevista una crescita del tasso di disoccupazione al 12,8% nel 2014 – non ci sono molte chance di salvezza.

Istruzione: l'Italia ha bisogno di creativi o di ingegneri?

Quale l’istruzione migliore per il futuro del paese?

Il problema con tutta probabilità non è solo la disoccupazione e la difficile situazione di crisi che il Paese sta vivendo. Forse il focus della questione va spostato: e se l’Italia non avesse bisogno solo di chimici, ingegneri e fisici? Se il futuro risiedesse in qualcos’altro? Se la nostra naturale attitudine di artisti e creativi fosse la risposta a chi ci critica di essere dei followers in campo tecnologico?

Forse il paese con la più alta concentrazione di opere d’arte al mondo dovrebbe riaprire gli occhi sulla grande bellezza che gli appartiene e puntare – anche – sulla formazione di professionisti in grado di pensarla, curarla e reinventarla, professionisti che prima di essere ingegneri, letterati o esperti d’arte, siano innanzitutto pensatori capaci di guardare con occhi critici e fiduciosi al futuro del paese.

[Credits siderlandia.it, jhoncabot.edu, unito.it]

In Basilicata, il Master in Unconventional Marketing finanziato dalla Regione

Appello a tutti i Ninja lucani laureati, al momento non occupati e appassionati di marketing e comunicazione. Fino al 30 gennaio sono aperte le iscrizioni per un Master in Unconventional Marketing, corso di formazione Post Lauream di oltre 500 ore didattiche interamente finanziato dalla regione Basilicata.

Il Master in Unconventional Marketing: strumenti tribal, viral e guerrilla per portare le aziende nel futuro, organizzato da Sintesi in collaborazione con Ninja Academy, si svolgerà da Marzo a Dicembre 2014, e consisterà in oltre 500 ore di didattica divisa in seminari e webinar, project work e un periodo di stage in azienda.

Destinatari

Il percorso formativo è un’occasione unica per acquisire una visione completa sulle potenzialità e sui nuovi strumenti del marketing e della comunicazione, un’opportunità per entrare da protagonisti nel mondo del lavoro. E’ destinato a giovani laureati lucani, disoccupati e residenti in Basilicata. La partecipazione è completamente gratuita: il corso infatti è interamente finanziato dalla Regione Basilicata grazie a borse di studio dedicate che copriranno totalmente i costi.

Il programma del Master

Il Master sarà strutturato in tre parti: una prima di formazione teorica e tecnica attraverso seminari in presenza e webinar online, una seconda dedicata ad attività di project work in una prospettiva learning by doing ed, infine, un ultimo periodo costituito dal tirocinio pratico in azienda.

La didattica sarà finalizzata all’acquisizione, da parte degli studenti, degli strumenti necessari per comprendere l’universo del web ed il modo in cui esso influenza la vita sociale. Si concentrerà sulle dinamiche emotive della comunicazione sui social network e sui fenomeni di diffusione virale dei contenuti.

Saranno inoltre analizzate case history e campagne di comunicazione non convenzionale per trasferire ai partecipanti le competenze necessarie a creare iniziative integrate che sostengano brand e prodotti aziendali attraverso il web.

Professionisti della comunicazione non convenzionale

Il corso formerà professionisti del marketing non convenzionale capaci di proporsi ad aziende e pubbliche amministrazioni come consulenti specializzati nel rapporto con clienti, utenti, associati, iscritti. Gli allievi, al termine del Master, saranno in grado di sviluppare progetti di comunicazione integrata capaci di promuovere brand e prodotti attraverso i nuovi media.

Una grande opportunità per tutti i giovani laureati lucani che vogliano apprendere gli strumenti e le tecniche della comunicazione 2.0 per istituzioni ed aziende. Il master post lauream nasce infatti dall’attenta analisi dell’evoluzione del mercato. Si prevede, infatti, che nei prossimi due anni ci sarà richiesta per circa 900.000 nuovi posti di lavoro nel campo delle nuove professioni del web e della comunicazione non convenzionale.

Grazie al Master gli allievi acquisiranno le competenze necessarie per disegnare strategie commerciali basate su approcci innovativi al marketing ed alla comunicazione. Un modo per accedere al mondo del lavoro dalla porta principale.

Le iscrizioni sono aperte fino al 30 Gennaio 2014.  Per maggiori informazioni consultare il sito web di Sintesi oppure contattare il recapito  0971.51651.

App Store Optimization: 5 consigli per dare visibilità alla propria app

fonte @getty

Avete pubblicato un’app negli Store ma i dati riguardo ai download non sono confortanti. Vorreste aumentare la visibilità del vostro prodotto, ma non sapete come fare. Inutile pensare a sedicenti metodi innovativi e strabilianti piani marketing. Una delle soluzioni migliori, per fortuna, è anche una delle più semplici e alla portata di chiunque: migliorare la propria posizione nelle SERP degli Store.
In Europa, infatti, in media il 60% degli utenti arriva a scaricare nuove applicazioni attraverso una ricerca negli Store.

Questi dati hanno reso le tecniche per migliorare il posizionamento nelle ricerche degli utenti negli Store un elemento fondamentale per chiunque abbia un’applicazione pubblicata: si parla, ormai, di ASO (App Store Optimization). Nonostante non si conoscano gli algoritmi che ordinano i risultati di ricerca, né per l’App Store per il Google Play Store, è certo che alcuni trucchi possano favorire.

Qui di seguito 5 utili consigli per migliorare i vostri risultati di ricerca.

Nome dell’app

E’ molto importante che il nome sia unico ma facile da ricordare, di modo che possa generare passaparola. La cosa migliore da fare è dividere il nome in due parti:

– Il titolo, con il nome vero e proprio
– Una breve frase che includa i termini che più probabilmente un potenziale utente cercherà

E’ importante concentrare già in questa breve frase, che potremmo definire un sottotitolo dell’app, quelle che ritenete essere le parole chiave più importanti.

Keywords

fonte @getty

Nel momento in cui si manda l’app in approvazione devono essere scelte e inserite delle parole chiave per facilitare la ricerca dell’app. I termini cercati dagli utenti che corrispondono con le parole chiave faranno apparire la vostra applicazione tra i risultati di ricerca. Fin qui tutto semplice.
Ma come fare per scegliere le parole chiave migliori?

– La prima cosa da fare è cercare di mettersi nella testa dell’utente che eseguirà la ricerca: quali saranno i termini che potrebbe digitare per trovare un’app come la vostra?
– E’ importante usare parole attinenti con quella che è la natura della vostra applicazione: keywords scelte solo per attirare traffico, senza nessuna connessione con la vostra app potrebbero avere un effetto negativo e allontanare l’utente.
– Inserire tra le keywords il nome di applicazioni simili alla vostra o addirittura di competitor può essere una buona idea.
– Un’altra regola d’oro, forse la più importante, è quella di non scegliere termini troppo ricercati ma che generino in ogni caso un minimo di traffico: infatti, se una parola restituisce migliaia di risultati, è probabile che la vostra app, tra queste migliaia, si troverà in fondo, e sarà quindi invisibile per l’utente, dall’altro lato, essere primi nella SERP di una parola ricercata da zero utenti, non vi aiuterà comunque a generare nuovi download.

Un ottimo strumento per stabilire da sé quali siano le migliori parole chiave è quello di cercare negli Store i termini che avete individuato come possibili keywords e segnare quali e quanti sono i risultati.

Review

Dunque una volta individuate le migliori parole chiave il gioco è fatto? Non proprio.
Gli algoritmi di ricerca degli Store non prendono in considerazione solo la corrispondenza con le parole chiave, bensì numerosi altri fattori. Uno di questi è certamente la qualità che gli utenti riconoscono alla vostra app. Nessuna applicazione che non abbia dei giudizi positivi potrà mai apparire tra i primi risultati di una SERP. Non sottovalutate dunque le recensioni, è bene averne tante ed è bene averne di buone!

Backlink

Altro fattore preso in considerazione dagli algoritmi è certamente la quantità e la qualità di link permanenti alla pagina della vostra applicazione sullo Store. Sia la quantità di link alla vostra app, sia la qualità dei siti (visite e visitatori unici) che ospitano questi link aiuteranno a migliorare il vostro posizionamento. Per questo motivo è molto importante chiedere una recensione su tutti i siti e blog di settore, soprattutto quelli con il maggior numero di visitatori unici.

Icona, descrizione e screenshot

Quest’ultimo punto non influisce sui risultati di ricerca negli Store, ma è altrettanto importante. Una volta che l’utente ha visto la vostra applicazione, quel che vi resta da fare è convincerlo a scaricarla. Gli elementi sui quali poter fare leva sono essenzialmente tre: l’icona dell’app, la descrizione e gli screenshot delle schermate. Questi elementi sono i primi che un utente vede della vostra applicazione: fate che sia amore a prima vista! L’icona deve essere attraente; la descrizione, in poche righe, deve incuriosire e al tempo stesso essere estremamente chiara; gli screenshot devono dare un’idea effettiva di come sarà l’esperienza utente dell’app.

Il fondatore di 4chan annuncia la chiusura di DrawQuest [BREAKING NEWS]

Christopher “moot” Poole,  fondatore di 4chan, annuncia la chiusura di Canvas e DrawQuest per motivazioni puramente economiche.

Nonostante il grande successo di DrawQuest, la popolare app per disegnare scaricata l’anno scorso più di 1,4 milioni di volte  ed attualmente utilizzato da circa 25.000 persone al giorno, in un articolo pubblicato su Chris Hates Writing, il CEO di Canvas ha spiegato le ragioni che costringono alla chiusura un startup di successo ma con scarse prospettive di finanziamento economico.

 

Vendere pennelli su DrawQuest si rivela infatti molto più difficile di spingere all’acquisto di una vita extra su Candy Crush, proprio perché manca il fattore urgenza “se non pago non posso giocare”.

 

Ecco quindi un estratto della sua dichiarazione:

“[…] Nessun atterraggio morbido, nessun lieto fine, abbiamo semplicemente fallito.

È stato un viaggio lungo quattro anni, ricco di alti e bassi. Sono allo stesso tempo incredibilmente orgoglioso e incredibilmente deluso.

Sono incredibilmente orgoglioso di un team fantastico e dell’ottimo lavoro che ha svolto. Il nostro prodotto più recente, DrawQuest, è stato un enorme successo, utilizzato da 400.000 utenti solo il mese scorso […].

Può sembrare sorprendente che un prodotto apparentemente di successo possa fallire, ma capita più spesso di quanto si pensi. Anche se abbiamo ricevuto una buona risposta dal mercato , non riuscivamo a superare l’ostacolo delle entrate economiche […].

Sono terribilmente rattristato perché questo può significare la fine per la nostra meravigliosa comunità, ma è il mio obiettivo di utilizzare i pochi fondi a disposizione per mantenere il servizio in vita per un altro paio di mesi. Tuttavia, ad oggi, il team è andato per la propria strada e le nostre porte sono effettivamente chiuse […].

[…] A tutti coloro che ci hanno sostenuto nel corso degli ultimi anni, dal profondo del mio cuore: grazie”.

Come migliorare la presenza social di un fashion brand

Come migliorare la presenza di un fashion brand sui social network_7
Che i social media abbiano ormai conquistato ogni settore di mercato possibile è un dato di fatto, moda inclusa ovviamente, che, anzi, è riuscita a coniugare perfettamente la sua storica ricerca verso trend e forme di comunicazione alternative con lo sviluppo dei nuovi media.

Ma come emergere nel mare magnum di brand, stilisti e aziende presenti sui social network? Come migliorare per un fashion brand la presenza in rete, ormai fondamentale per comunicare al proprio target e per veicolare traffico verso il proprio e-commerce?

Attenzione alle immagini

Come forse in pochi altri settori, nel mondo della moda è fondamentale comunicare attraverso le immagini. Non è un caso se Pinterest, Tumblr o Instagram hanno spesso un ruolo chiave nelle strategie di social media marketing dei fashion brand.

Iniziare e stimolare una conversazione attraverso una foto o una grafica può quindi essere il modo migliore per catturare l’attenzione degli utenti, per generare commenti e, soprattutto, per far conoscere il proprio prodotto.

Come migliorare la presenza di un fashion brand sui social network_4

L’ideale, soprattutto per non incappare e in immagini coperte da copyright, è crearsi in autonomia le proprie foto: che siano di campagna, di backstage o di prodotto, sono molti gli utilizzi possibili.

Come migliorare la presenza di un fashion brand sui social network_5

Brand commerciali e dotati di shop online, ad esempio, possono creare, grazie a un attento e curato still life, delle look board da comporre e scomporre a seconda dell’occasione; così i marchi top possono, invece, dedicarsi alla realizzazione di scatti professionali e caratteristici, che incentiveranno la condivisione da parte degli utenti più appassionati al settore della moda.

Differenziare il messaggio

È l’Operazione, con la O maiuscola, che dovrebbero eseguire tutti i brand presenti su più di un social, ovvero personalizzare il messaggio a seconda della piattaforma. Nel mondo della moda vale lo stesso, e anzi si può costruire più o meno facilmente una strategia andando ad analizzare il target a cui ci si vuole rivolgere a seconda della piattaforma, e il ruolo che si vuole assegnare ad ogni social utilizzato.

Un esempio? Twitter potrebbe diventare il vostro canale di comunicazione con i clienti che hanno bisogno di assistenza per gli acquisti online, Pinterest una bacheca di ispirazioni per tutto ciò che concerne il mondo femminile, Instragram una finestra su ciò che succede dietro le quinte della vostra sfilata.

Scegliere i vostri social

Less is more, diceva qualcuno. E vale anche per i social network. Presi dalla frenesia di avere molto materiale fotografico, tante cose da dire, e soprattutto tanta voglia di conquistare fette di utenti, potreste cadere nell’errore di aprire qualsiasi canale social possibile, anche l’ultimo arrivato.

Essendo il mondo della moda in cerca di tendenze per antonomasia, questo potrebbe non essere un grandissimo errore, ma vale la pena andare a provare l’ultimo (e poco frequentato) dei social network rischiando di trascurare il resto dei canali? La risposta è NO!

Ascoltare

Come migliorare la presenza di un fashion brand sui social network_3

I vostri fan potrebbero aver creato molto più materiale sul vostro brand di quanto possiate immaginare!

Tra la moda dei selfie, dei fashion blogger e – in generale – immersi in una atmosfera piuttosto egocentrica, i vostri fan potrebbero aver scattato numerose foto con abiti firmati dal vostro brand, e aver pubblicato outfit in giro per la rete.

Come migliorare la presenza di un fashion brand sui social network_2

Provate a fare una ricerca sui principali siti di look-sharing: per citarne alcuni Lookbook.nu, Chictopia o Chicisimo, ma anche Polyvore, Tagbrand e ovviamente Google, per scovare in caso qualche post di blogger più o meno conosciuti nella rete.

Con il materiale grafico raccolto potrete senza dubbio conservare una rassegna stampa personale, oltre a provare a chiedere il permesso agli autori per condividere il patrimonio web che siete appena riusciti a mettere in piedi.

Shopping: come cambierà la vendita al dettaglio nel 2014

Quello della vendita al dettaglio è un settore estremamente dinamico e in fase di evoluzione.

Il fondatore del sito Retail Prophet e autore di The Retail Revival: Re-Imagining Business for the New Age of Consumerism Doug Stephens ha affermato che i cambiamenti che si verificheranno per la vendita al dettaglio nei prossimi 10 anni saranno più sconvolgenti di quanto lo siano stati per i precedenti mille.

Stephens ha recentemente pubblicato 10 previsioni sul cambiamento della vendita al dettaglio che potrebbero verificarsi in quest’anno.

1. Le aziende puntano sulla ricerca come non mai.

Doug Stephens afferma che i Neurobiologi tedeschi stanno mappando le onde cerebrali che si generano in risposta al prezzo di un prodotto per scoprire il modo in cui il cervello umano percepisce i prezzi e valore. I retailer hanno ora una capacità senza precedenti di utilizzare la tecnologia e fornire dati non solo su ciò che i consumatori dicono che faranno, ma su quello che fanno.

2. La consegna nello stesso giorno (o addirittura nella stessa ora) diventerà possibile.

Amazon sta testando la consegna con drone in 30 minuti. Anche se l’idea di robot che realizzano le spedizioni potrebbe sembrare bizzarra, è proprio ciò che i consumatori si aspettano.

Per competere con la vendita al dettaglio online, i negozi fisici dovrebbero iniziare a diventare centri di distribuzione.

3. I negozi tradizionali avranno la stessa intelligenza analitica degli shop online.

“Conosceremo bene chi è nel negozio, come i clienti si muovono nello spazio e come interagiscono con i prodotti, che saranno tutti immediatamente e continuamente quantificabili”, scrive Stephens. Quando entreremo in un negozio fisico la nostra cronologia di navigazione online ci seguirà e influenzerà l’esperienza fisica dello shopping. ”

Apple ha recentemente implementato la tecnologia bluetooth che rileva chi è nel negozio.

4. I media inizieranno a vendere prodotti.

Si trasformerà il ruolo tradizionale dei media che da inserzionisti inizieranno a vendere i prodotti stessi. Per esempio, gran parte della rivista Harper Bazaar è già shoppable.

Gli spettacoli televisivi genereranno ricavi grazie alla vendita di prodotti, compenseranno la pubblicità la cui domanda è in calo..

5. Avanzerà la “nuova rivoluzione industriale”.

In risposta agli scioperi per salari migliori, le aziende come McDonald’s e Wal-Mart inizieranno ad automatizzare le attività il più possibile.

Wal-Mart ha già installato 10.000 sistemi self-checkout e McDonald in Europa ha installato 7.000 touchscreen quest’anno.

6.Il confine tra il commercio online e i negozi fisici diventerà labile.

L’anno scorso, eBay ha lanciato “vetrine digitali” a New York e a San Francisco che hanno permesso ai clienti di ordinare i prodotti e di prenotare la consegna per il giorno stesso. Stephens dice che questo è un modo semplice per i rivenditori di impressionare i clienti.

“Non solo questi impianti aggiungono un elemento di sorpresa e di varietà per i clienti, ma permettono anche ai marchi di aprire un negozio in sedi inusuali”, scrive Stephens. “Hanno bisogno di un inventario e, a parte il supporto tecnico periodico, non richiedono personale.”

7. La Privacy diventerà un business.

I consumatori sono sempre più preoccupati per la loro privacy durante l’esperienza di shopping online e per questo inizieranno a pagare servizi che li tengano anonimi.

I rivenditori saranno costretti a fare di più per rassicurare i clienti sul fatto che i loro dati di acquisto siano al sicuro.

8. I clienti non si preoccuperanno della proprietà di un prodotto.

Mentre la classe media si indebolirà e la cultura si sposterà verso chi vivrà con meno, i consumatori potranno valutare i loro acquisti più da vicino.

“Auto, case, articoli per la casa ed elettrodomestici e case di vacanza saranno sempre più condivisi”, scrive Stephens.

Rent The Runway, che permette di affittare abiti da donna per occasioni speciali è l’esempio lampante di questa tendenza.

9. I Social daranno le risposte per effettuare o meno un acquisto.

Nordstrom ha recentemente lanciato un programma in cui si mostra la merce più popolare su Pinterest. Questo social promette di diventare più popolare da quest’anno. Gli acquirenti vi ricercheranno recensioni e opinioni di altri consumatori.

10. I prezzi potrebbero cambiare più volte in un’ora.

I rivenditori inizieranno a testare il “prezzo dinamico” nei negozi, permettendo loro lo stesso vantaggio competitivo di siti come Amazon e Priceline.