I fashion brand più chiacchierati del 2013

Stilando una top 10 dei fashion brand più chiacchierati del 2013, non stupisce che emergano dei grandi nomi come Chanel, Louis Vuitton o Gucci.

Da un’attenta analisi di Mediarar che ha esaminato ogni fashion magazine, ogni menzione, ogni articolo e ogni foto correlati ad un brand di moda, ciò che piacevolmente stupisce è la presenza incombente di altri marchi più giovani come Stella McCartney e Proenza Schouler che hanno ottenuto rispettivamente con 657 e 747 credit superando marchi come Burberry e Givenchy.

Jackson Richard, che ha redatto la classifica, ha seguito magazine come Elle, Harper’s Bazar, In style, Marie Claire, Person Style Watch, Vogue e W. L’obiettivo di questa analisi è quello di favorire i publisher e i team di vendite per pianificare gli investimenti pubblicitari del prossimo fashion year.

Di seguito la classifica dei 10 brand che hanno registrato il maggior numero di credit:

  • Chanel: 1.656
  • Christian Dior: 1.456
  • Marc Jacobs: 1.225
  • Michael Kors: 1.221
  • Louis Vuitton: 1.181
  • Prada: 1.007
  • Gucci: 965
  • Calvin Klein: 905
  • Celine: 897
  • Balenciaga: 891

Google acquisisce Nest per 3,2 miliardi di dollari [BREAKING NEWS]

Continuano le acquisizioni strategiche da parte del gigante di Mountain View, che con quest’ultimo colpo si porta a casa la giovane realtà della domotica, Nest Labs, già finanziata dal programma Google Ventures. La Nest produce dispositivi domestici dotati di un design innovativo e capaci di apprendere le nostre abitudini, nonché di essere controllati in remoto.

Presentato al Ces 2012, il termostato Nest è stato il primo prodotto ad attirare l’attenzione sulla società di Palo Alto, fondata da un certo Tony Fadell, l’uomo che ha disegnato l’iPod per la Apple. L’altra soluzione attualmente proposta dalla neo-acquisita Nest, è invece un rilevatore di fumo intelligente, in grado di segnalare diversi livelli di allerta. La missione di Nest è quella di creare prodotti semplici e di appeal che rendano più facile e sicura la nostra vita.

I commenti all’operazione sono pieni di entusiasmo da entrambe le parti e l’accordo non sembra scontentare nessuno. Nest continuerà ad operare sotto la guida del suo Ceo, Fadell, mentre per Google si aprono interessanti scenari nella domotica. Dopo aver invaso il mondo dell’elettronica con i suoi prodotti e le sue acquisizioni, la grande G è alle prese con una nuova sfida che potrebbe portarla ad essere sempre più parte integrante delle nostre vite.

9 consigli per gestire la presenza sui social media delle organizzioni no profit

foto di ZoofyTheJi

“Bisogna essere presenti sui social media, possono aiutarvi a raggiungere follower, pubblico, sostenitori e potenziali clienti”.

Quante volte avete letto consigli come questo? Ma cosa succede se il motivo per cui siete sui social non è strettamente legato a ottenere del profitto? Se la vostra volontà di condivisione è legata solo ad una buona causa o alla raccolta di fondi, il processo funziona lo stesso? Insomma, quello che ci chiediamo oggi è: le organizzazioni no profit possono trovare vantaggi dall’essere presenti sui social?

Abbiamo dato un’occhiata in giro per il web, ed ecco un riassunto di quello che abbiamo trovato.

Cosa fanno le associazioni no profit sui social?

Partiamo dagli errori. Soprattutto si tratta di errori legati ad un atteggiamento sbagliato nei confronti dei social media. Ritenerli di livello inferiore rispetto al valore delle singole cause portate avanti dalle organizzazioni.

Altro errore comune è porsi come obiettivo sui social media la raccolta fondi, quando invece lo scopo stesso dei social è fare rete e creare community. Non sono il mezzo per la raccolta diretta di soldi. La raccolta fondi può essere solo un proficuo ritorno.

Un altro errore è quello di agire con diverse identità sui social, bisogna sceglierne una ufficiale. Altrimenti si può generale confusione nei propri follower.

Insomma c’è solo una strategia vincente:  focalizzarsi prima sulla costruzione di reti e relazioni, così da ingaggiare poi le persone nelle proprie cause e obiettivi. Solo dopo aver un’audience coinvolta sarà possibile avere dei volontari ed eventualmente delle donazioni.

Vediamo 9 consigli per capire come muoversi sui social se dovete gestire la presenza social di un’organizzazione no profit.

1. Stabilire gli obiettivi

Decidete esattamente cosa volete ottenere dai social e utilizzate gli obiettivi per strutturare una strategia chiara. Spesso si entra nei social senza una strategia stabilita, ma semplicemente con una presenza non gestita. Questo non funziona!

La quasi totalità delle persone utilizza i social network, è ovvio che diventino un luogo nel quale incontrare i propri futuri sostenitori. Tramite l’engagement darete maggiore realtà e tangibilità alla strategia di comunicazione della vostra organizzazione.

immagine di cliff1066

2. Ricordarsi di essere già sui social

Le azioni di una no profit – come di tutte le aziende – sono sicuramente già discusse online e queste discussioni non possono essere ignorate, i social sono il mezzo per accedervi.

Rivolgetevi a coloro che giá parlano di voi sui social o sui blog. Tramite le loro storie relative alla vostra organizzazione guadagnerete fiducia anche da altri possibili sostenitori.

3. Permettere alle idee di svilupparsi

Non bisogna pensare – data l’immediatezza di azione all’interno dei social media – che un’idea se non ha subito il suo seguito vada cacciata via. Se la vostra idea è intelligente crescerà e si diffonderà col tempo.

Chi pensa che date le ‘restrizioni’ dei social – come i 140 caratteri di Twitter o i 15 secondi dei video – le conversazioni debbano essere per forza banalizzate, sbaglia. I social media possono essere utili per discutere temi importanti attraverso una comunicazione trasparente.

4. Raccogliere dati utili

Uno dei più grandi vantaggi che i social network danno sono i dati che si raccolgono sui sostenitori. I social media offrono strumenti che aiutano le organizzazioni a capire chi li segue e come sono coinvolti nel processo.

5. Formare volontari e staff

È importante fornire allo staff dell’organizzazione delle linee guida di uso dei social. Chi si occupa di comunicazione e di relazioni col pubblico deve lavorare a stretto contatto con chi gestisce i social.

The Nothing Corporation

6. Usare una voce autentica e unica

Qual é la voce della vostra organizzazione nelle strategie comunicative del web e della stampa? Mantenete lo stesso “tono” di voce anche sui social. Le due voci devono assomigliarsi, due voci diverse appartenenti ad una stessa associazione potrebbero essere un problema.

7. Creare conversazioni sostenibili

I social offrono alle onlus una opportunità unica di conquistare un angolo di web e svolgervi conversazioni interessanti. Prendete le piattaforme social come un’opportunità per proseguire attraverso il dialogo la vostra mission.

Ad esempio stabilite un giorno della settimana per lanciare su Twitter un hashtag di discussione. Le infografiche o le citazioni possono accrescere, se riprese da parte dei follower, la brand awareness.

Raccontate sempre i successi raggiunti con i fondi raccolti.

8. Essere innovativi nell’approccio

Ricordate che ciò che si crea sui social è sempre in cambiamento, all’interno di un flusso, qualcosa funziona e qualcosa no. La risposta per essere efficaci è la sperimentazione e i tentativi nuovi.

Raccontate la vostra storia con contenuti di qualità attraverso fotografie e video. L’immagine stessa è una chiamata all’azione, una foto, all’interno di un social media, accumula commenti quasi sempre, ricordatelo.

9. Far sorridere

immagine di suvival198

Il fatto di essere un’organizzazion no profit non significa che si debba essere per forza noiosi o tristi nel comunicare. Si può usare una comunicazione insolita, basta restare allineati con la storia e la mission dell’associazione. Suscitare un sorriso significa aver creato una connessione con quella persona.

E voi, come gestite la presenza della vostra organizzazione sui social network?

Ritorno al passato: Chino Otsuka e la fotografia che viaggia nel tempo

“Se i miei calcoli sono esatti, quando questo aggeggio toccherà le 88 miglia orarie ne vedremo delle belle, Marty.”
Doc

Quanti di voi, schiacciando l’acceleratore della propria macchina, hanno mai ripensato a questa scena di Ritorno al Futuro e desiderato di poter viaggiare nel tempo? Ebbene, tenetevi forte: qualcuno sembra esserci riuscito!

Nella serie Image finding me la fotografa giapponese Chino Otsuka ha compiuto il miracolo: viaggiare attraverso il tempo. Inserendo i propri attuali autoritratti nei suoi autoritratti d’infanzia, l’artista esplora il suo passato in un modo del tutto inedito, immaginando come sarebbe incontrare se stessa da bambina. Quasi come una sorella maggiore, pronta a condividere tutti quei momenti della vita che meritino di essere immortalati in una fotografia.

Il fotomontaggio è eseguito alla perfezione, tenendo conto delle ombre, della luce, persino delle sgranature delle vecchie foto. La Otsuka non è mai un’intrusa nelle sue fotografie ma, al contrario, è perfettamente a suo agio nel contesto. Forse, chissà, perché in fondo quei posti li conosce già!

La macchina fotografica è la DeLorean d’eccezione di questa artista che si ritrova a viaggiare nel tempo rivisitando da turista quei luoghi vissuti un tempo lontano. La scelta di questi ultimi non è dettata dal caso: treni, alberghi, luoghi di vacanza sono tutti luoghi di transizione, momenti “fuori dal tempo” in cui sembra quasi plausibile potersi inserire senza alcun sospetto, mediante l’espediente fotografico che, ancora una volta, rende tutto possibile.

La classifica delle prime 20 aziende dove si lavora meglio

 

Spesso ci si chiede quale sia il posto e l’azienda dove si lavora meglio e a questo scopo Great Place to Work Italia ha lanciato pochi giorni fa la sua lista completa dei “Best Workplaces” del nostro Paese.

Vediamola nel dettaglio.

Best Workplaces Italia 2014

Great Place to Work, nota società di consulenza, formazione e ricerca, ha lanciato anche quest’anno la sua classifica su i migliori ambienti in cui poter lavorare, “Best Workplaces Italia 2014”.

 

 

Tale elaborato ha coinvolto l’azione di una miriade di soggetti e in questo nuovo progetto ha contato ben oltre 22mila dipendenti di 96 società.
La classifica è originata dal giudizio delle persone che, compilando un questionario, assegnano alla loro azienda il titolo di Best Workplace.
Il modello su cui si basa il questionario mette in evidenza come un ambiente di lavoro eccellente sia caratterizzato da tre relazioni fondamentali:

(1) La fiducia reciproca con il management aziendale
(2) L’orgoglio per il proprio lavoro
(3) L’organizzazione di cui si fa parte e la qualità dei rapporti con i colleghi.

Queste tre relazioni si sviluppano in 5 dimensioni: credibilità, rispetto ed equità, che misurano la fiducia dei dipendenti nei loro manager, e orgoglio e cameratismo, che mirano invece a valutare il rapporto dei dipendenti con il loro lavoro e la loro azienda, le loro sensazioni riguardo ad essi, e il divertimento nel luogo di lavoro con gli altri colleghi.

 

 

Il ranking è suddiviso in due importanti sezioni: la categoria “large” (dedicata alle imprese con più di 500 dipendenti) e la “small&medium” (dedicata alle società con meno di 500 dipendenti).

Oggi, la classifica vede in testa, come vincitrici della rigorosa e importante lista, Microsoft Italia (azienda d’informatica, nota a livello globale) e Cisco Systems (aziende leader nella fornitura di apparati di networking).

Dopo Microsoft, fra le prime dieci big companies del nostro Paese, figurano: Tetra Pak Packaging Solutions S.p.A., FedEx Express, Eli Lilly Italia Spa, Bricoman, EMC Computer System Italia, sanofi, Quintiles, Bottega Veneta Italia e MediaMarket.

Per le small&medium companies, invece oltre a Cisco, il ranking conta W.L. Gore e Associati srl, Loccioni, Hitachi Data Systems Italia, National Instruments, Mars Italia SpA, PepsiCo Italia, SAS, S.C. Johnson Italy e Zeta Service.

La classifica

La classifica completa comprende fra le “Large Companies”: Microsoft, Tetra Pak, FedEx, Ely Lilli, Bricoman, Emc, Sanofi Aventis, Quintiles, Bottega Veneta Italia, MediaMarket, Abbvie, Markas.

Fra le “Small & Medium Enterprises”: Cisco, W.L Gore e Associati, Loccioni, Hitachi Data Systems, National Instruments, Mars, PepsiCo, Sas Institute, SC Johnson, Zeta Service, ConTe.it, Edwards Lifesciences Italia, Volkswagen FS, JT International, Mellin, Royal Canin Italia, Grunenthal Italia, Medtronic, Corio, Jobrapido, Biogen Idec, Welcome Italia, Novaterra Zeelandia.

 

 

Per maggiori informazioni visitate il sito www.greatplacetowork.it.

Sponsored stories: Facebook prevede di eliminarle entro Aprile

facebook sponsored stories

Introdotte nel 2011 e mai amate dagli utenti, le “sponsored stories” di Facebook scompariranno entro Aprile.

Lo ha annunciato ufficialmente il social network in una nota ufficiale sulla sua pagina “Facebook and Privacy“.

L’addio ufficiale alle sponsored stories

Mascherata come un “update” relativo alle attività di advetising su Facebook, l’eliminazione delle sponsored stories (acquistabili fino al 9 Aprile e gradualmente eliminate) viene giustificata dall’evoluzione del “contesto sociale”, che è ormai idoneo a migliorare le prestazioni delle attività pubblicitarie su Facebook in maniera automatica.

Come ricorderete, l’idea dietro le sponsored stories era la possibilità, da parte di un brand, di “trasformare” in attività promozionali le interazioni con gli utenti (like, check-in, uso dell’applicazione connessa alla pagina). Una possibilità che verrà eliminata il 9 Aprile.

A differenza di ciò che si può pensare, però, l’eliminazione delle sponsored stories non è determinata dallo scarso apprezzamento che gli utenti hanno manifestato, né dalle complesse interpretazioni lato privacy, ma semplicemente perché divenute superflue e ridondanti.

Nessun collegamento, quindi, tra la class action promossa da alcuni utenti contro Facebook (con conseguente multa milionaria) per le sponsored stories e la loro eliminazione. La creazione di una sponsored story, semplicemente, non sarà più necessaria perché gli inserzionisti potranno associare al loro brand le interazioni che questo riceverà in ogni momento, senza bisogno di creare una “storia” ad hoc.

Anche Google entra in gioco

E mentre Facebook incentra l’advertising sempre più sulla partecipazione e l’interazione degli utenti, Google risponde con le ‘Shared Endorsements: si tratta di un’attività promozionale dedicata agli inserzionisti simile alle sponsored stories (utilizzano i nomi degli utenti e le immagini del profilo), ma per lo più collegate alle recensioni sul Play Store e su Google Place.

Ovviamente da parte di Google c’è la massima cautela sul fronte della privacy, per evitare di incorrere in problematiche simili a quelle delle sponsored stories.

Come si evolverà il futuro della social advertising? Pare proprio che i veri protagonisti saremo ancora noi.

Heroic Women of 2013, Microsoft celebra le donne più coraggiose del 2013

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Tra i tanti saluti al 2013 quello di Microsoft è stato sicuramente interessante. Bing, il motore di ricerca di proprietà del colosso americano, ha rilasciato un video-tributo dal titolo Heroic Women of 2013. Un puro manifesto di femminismo e della volontà di celebrare la forza delle donne che riescono a decidere e a cambiare il mondo: da Margareth Thatcher a Malala Yousafzai. In sottofondo la canzone Brave di Sara Bareilles per comunicare che queste donne sono riuscite a smuovere il muro del silenzio e ad essere coraggiose. Risuonano forti le parole: “Mostrami quant’è grande il tuo coraggio. Dì ciò che vuoi dire”.

Il video è un chiaro messaggio di ispirazione nel segno dell’uguaglianza.

Non sono mancate, però, le critiche e i commenti di chi voleva un video tributo anche per gli uomini importanti del 2013.

“Abbiamo voluto adottare un approccio diverso per guardare indietro nel 2013 celebrando un coraggioso gruppo di donne che hanno cambiato il mondo” è quanto ha dichiarato Bing sul sito Heroic Women 2013. Margareth Thatcher, Malala Yousafzai, Adrianne Haslet – Davis, Gabrielle Giffords, le donne che attivamente combattono in guerra. Sarebbero stati tantissimi gli esempi da citare.

Voi cosa ne pensate? Bing avrebbe dovuto inserire altre protagoniste?

Emoticon, Lego, cinema erotico: i migliori annunci stampa della settimana

Siamo carichi e pronti per presentarvi i migliori annunci stampa che sono stati pubblicati questa settimana dalle migliori agenzie pubblicitarie e studi creativi del pianeta:

Innocence en Danger: Wink/Cry/Kiss

Innocence en Danger è una organizzazione no-profit che si batte contro ogni forma di abuso sessuale sui minori. In queste print vogliono mostrarci chi potrebbe nascondersi dietro le identità anonime delle chat on-line usate abitualmente da bambini e ragazzi.

L’applicazione di un forming nel visual trasforma dei brutti ceffi in emoticon, le tipiche faccine che possiamo usare per rendere divertenti e immediati i nostri messaggi in rete.

Advertising Agency: Rosapark, Paris, France
Co-Founders: Jean-Patrick Chiquiar, Jean-François Sacco, Gilles Fichteberg
Creative Directors: Mark Forgan, Jamie Standen
Art Director: Mark Forgan
Copywriter:Jamie Standen
Illustrator: Baptiste Massé

Wall Street English: Open new roads to your future

L’inglese apre nuove strade al tuo futuro. In questa print, tutta italiana, lo fa letteralmente!

La bandiera del regno unito forma un reticolo di sentieri che puntano verso delle città nello sfondo, dove riconosciamo Shanghai, la nuova capitale globale.

Advertising Agency: DLV BBDO, Milan, Italy
Creative Directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Deputy Creative Directors: Valentina Amenta, Davide Fiori
Art Director / Copywriter: Luca Guarini
Illustrators: Davide Calluori, Daniele Tribi

Total: Vet/Chef

Concept che vince non si cambia. Molte grandi agenzie riutilizzano i propri concept più performanti per clienti diversi in paesi e mercati di riferimento diversi.

In questa print il detersivo Total sembra essere la soluzione al disastro combinato dall’elefante verso il suo veterinario.
Stessa sorte era capitata al collega veterinario nella print del 2010, ideata e eseguita dall’ufficio francese di Y&R.

Visual saturo ed esplosivo, copy facile e immediato.

Advertising Agency: Advico Young & Rubicam, Zurich, Switzerland
Creative Directors: Martin Stulz, Dominik Oberwiler
Art Director: Lukas Wietlisbach
Copywriter: Fabian Kuchler
Photographer: Schaub Stierli
Digital Artist: Aschmann Klauser
Designer: Jeremy Kung

Kino Praha Cinema: Erotic Film Festival

Se il vostro obiettivo fosse quello di promuovere un festival di film erotici come vi muovereste? Quali scenari e quali immaginari mettereste in gioco?
Il team creativo dell’agenzia Lowe Varsavia ha progettato questa idea intelligente, scegliendo di “nobilitare” il festival facendo riferimento e usando le icone dei lungometraggi che hanno fatto la storia del cinema.

Il risultato è molto divertente ed evita di offendere il grande pubblico, strappando un sorriso e una risata. Riconoscete tutti i film?

Advertising Agency: Lowe, Warsaw, Poland
Creative Directors: Kinga Grzelewska, Marcin Nowak
Art Director: Bart Biały
Copywriter: Łukasz Gromkowski
Account Manager: Łukasz Król
Agency Producer: Anna Jagielska
DTP: Marcin Olbrych
Illustrator: Bart Biały

Lego: Ice Age/Star Wars/Jurassic/

Mattoncini di plastica + fantasia = gioco allo stato puro. In questi semplicissimi annunci stampa è espresso al meglio lo spirito che ruota attorno al brand Lego.

Gli immaginari presentati nei visual strizzano l’occhio alle fortunate serie Lego (Lego-Star Wars/Lego-Jurrassic Park).

Advertising Agency: Grey, Paris, France
Creative Director: Thierry Astier
Art Director: Quentin Deronzier
Copywriter: Dimitri Hekimian
Agency Producer: Matthew Collinger
Studio 3D: Serial Cut / Pell-Mell

Alla prossima settimana con la top 5 dei migliori annunci stampa della settimana!

Instagrimm, quando le fiabe rivivono su Instagram

"Erediterà il regno chi mi porterà il più bell'anello" - da "Le tre piume"

Avete presente le fiabe che le vostre mamme o i vostri papà vi leggevano da piccoli?
Ecco. Avete mai pensato a come rivivrebbero ai giorni nostri, dove sarebbero ambientate, quali fattezze e abiti avrebbero i protagonisti?

Alessia Menicanti, con il suo progetto Instagrimm, ha provato a fare proprio questo, guardando la realtà con un occhio diverso, con l’occhio delle fiabe.

Un progetto che nasce e si sviluppa su Instagram da fine ottobre 2013 e attualmente sta prendendo vita anche in una pagina Facebook dedicata.

Abbiamo incontrato Alessia virtualmente (con una lettera elettronica di una fiaba moderna, insomma) e abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

Alessia Menicanti

1) Ciao Alessia. Innanzitutto…cos’è per te una fiaba?

Sono cresciuta leggendo tanto, e con tanta fantasia e tante storie che mi raccontava mio padre prima di dormire, storie vere di quando era ragazzo, ma anche storie inventate. La fiaba è uno spazio tutto tuo, dove tutto può succedere, dove puoi essere chi preferisci e fare cose incredibili. Alla fine, qualunque sia la storia, c’è sempre una morale e quasi sempre un lieto fine.

"..ecco sei cigni giungere a volo per l'aria. Ella vide che la loro liberazione era prossima e il cuore le balzò di gioia. Con rumor d'ali, i cigni calarono accanto a lei.." - da "I sei cigni."

2) Guardiamo più da vicino: in cosa consiste precisamente il tuo progetto Instagrimm?

InstaGrimm è un progetto nato per caso. Utilizzo instagram e i social network e leggo molto, sono curiosa e mi piace guardare le cose, così ho pensato di rivedere l’immaginario dei Grimm attraverso foto scattate con un’applicazione come Instagram e con uno strumento super digital come lo smartphone. Il lupo cattivo c’è anche oggi, ma sotto altri aspetti, così come la casetta dei nani di Biancaneve magari non è la casetta tipo baita persa nel bosco, ma qualcosa che si cela sotto spoglie più attuali.

"Errò per le foreste e non faceva che piangere e lamentarsi. Così per alcuni anni andò vagando miseramente." - da "Raperonzolo"

"...una volta la nonna le regalò un cappuccetto di velluto rosso..." - da "Cappuccetto Rosso"

3) C’è un motivo per cui hai scelto proprio le fiabe dei fratelli Grimm e magari non altre all’interno del panorama della tradizione popolare?

Le fiabe più conosciute, quelle a cui pensiamo per prime, sono quelle dei fratelli Grimm, senza nulla togliere a scrittori come Handersen o Lewis Carrol, Collodi o Calvino.
La prima volta che ho pensato a questo progetto, è stato quando ho scattato la foto di una casetta dall’autostrada a Bologna. Ho guardato l’immagine e ho detto a Marco (il mio compagno): “Pensa a come sarebbe illustrare le fiabe con le foto scattate con Instagram. Per esempio questa potrebbe essere la casetta della nonna di Cappuccetto Rosso, che non vive più nel bosco ma, ai giorni nostri, vive ai limiti dell’autostrada.”

"...ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz'ora dal villaggio..." - da "Cappuccetto Rosso"

"C'era una volta un pover'uomo e una povera donna, che possedevano soltanto una capannuccia e vivevan di pesca... "- da "I figli d'oro"

4) Qual è secondo te il potenziale narrativo di un’immagine? Uno storytelling complesso può condensarsi in un frame o è il potenziale evocativo che fa il resto?

Le immagini hanno sempre un potenziale narrativo molto forte, tuttavia nel mio progetto, il testo serve a richiamare alla mente la storia a noi già nota.
Ad esempio, il post che ho pubblicato il giorno dell’Epifania rappresenta uno specchio: la citazione è la frase della matrigna di Biancaneve “dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?”. Nella foto si vede anche un estintore (la matrigna di oggi ha la casa in sicurezza), quindi il testo, nel mio caso, è fondamentale, perchè rafforza la scelta della foto, spiega che cosa ho visto io e che per InstaGrimm quello non è solo uno specchio.

Instagrimm Special 6 gennaio 2014

5) La fiaba può avere una “morale”, un insegnamento. Anche le “tue” fiabe ne hanno uno? Spostare lo scenario delle favole in tempi e location alternative ha l’obiettivo di far riflettere i tuoi followers o è un tentativo un po’ naïf di “ridisegnare” la realtà con uno sguardo diverso?

Le fiabe hanno una morale e io non intervengo sul testo del racconto, quindi non sono esattamente le “mie” fiabe: io mi limito a illustrarvele con gli strumenti di oggi, scegliendo Instagram. In questo modo, offro la possibilità di guardare le cose da un altro punto di vista, per qualche secondo, cambiando posizione, guardando con altri occhi. Inevitabilmente questo porta alle riflessioni su chi è oggi il lupo cattivo o come vestirebbe una Cenerentola contemporanea, ma in realtà penso che l’immaginario dei Grimm sia sempre intorno a noi, al passo con i tempi.

Instagrimm Special 25 dicembre 2014

6) Infine: qual è la tua fiaba preferita? Potresti immaginarla per noi con 3 scatti?

Non ho una fiaba preferita, non ne ho illustrata una in particolare. Il progetto va avanti un po’ leggendo il libro e un po’ fotografando quello che trovo interessante. Ora non ho pronti tre scatti in sequenza, ma per lo Special dell’8 dicembre ne avevo uploadati due: il bosco, visto dall’autostrada, con tanto di “bestie feroci” rappresentate dalla macchina che fugge via veloce, e la piccola abitazione dei nani, una modesta ma accogliente casetta.

Instagrimm Special 8 dicembre

E voi, ninja reders? Che ne dite di questa modalità narrativa decisamente unconventional?

Avete mai pensato alla realtà attraverso le righe di una favola?

Inviare mail ai contatti di Google+: come funziona e come limitarle

Qualche giorno fa Google ha annunciato un nuova funzione che avvicina Google+ e Gmail. Questa permette di contattare via mail gli utenti del social network, pur non conoscendone l’indirizzo.

Noteremo la novità nella tendina che ci aiuta a completare gli indirizzi dei destinatari di una nuova mail; infatti, oltre ai nostri contatti, compariranno anche i nomi dei membri delle cerchie di Google+.

Chiaramente a qualcuno può non piacere l’idea di ricevere posta indesiderata e per questo la funzione potrà essere regolata: potremo scegliere di renderci disponibili a tutti gli utenti di Google+, alle cerchie estese (amici degli amici), solo alle nostre cerchie o a nessuno.

Per limitare ulteriormente il traffico di messaggi potenzialmente indesiderati, le persone che non ci conoscono – che non sono quindi in nessuna delle nostre cerchie – ci potranno contattare solo una volta, a meno che non li aggiungiamo a nostra volta ad una cerchia o non gli rispondiamo.

Per sfruttare il nuovo sistema di divisione dei messaggi in Gmail, le mail dei contatti delle nostre cerchie andranno in Principale, mentre quelle provenienti da chi non conosciamo andranno in Social.

Google ha iniziato ad avvisare gli utenti della nuova funzione con una mail contenente un link alle relative impostazioni; in questo modo nessuno si stupirà di ricevere messaggi da fonti impreviste. La nuova funzione inizierà a funzionare dopo che tutti gli utenti avranno ricevuto l’avviso.