Cryptstagram: nascondi del testo in immagini protette da password

Cryptstagram: nascondi del testo in immagini protette da password

Cryptstagram: nascondi del testo in immagini protette da password

Realizzato da “The Barbarian Group”, agenzia creativa americana specializzata nel web, Cryptstagram nasce prima di tutto come una provocazione irriverente, in quanto permette gratuitamente di inviare messaggi criptati e protetti da una password all’interno di immagini caricate appositamente all’interno del sito.

Il sistema Cryptstagram funziona in modo molto semplice. È possibile applicare dei filtri (simili a quelli di Instagram) alle immagini, ma la loro funzione è quella di ostacolare la visualizzazione delle stesse.

La procedura è molto semplice: basta caricare un file di massimo due megabyte di dimensioni, scegliere i filtri di protezione, digitare il messaggio e la relativa password, prima di salvare il tutto nel Cryptstagram wall (l’area del sito contenente tutte le immagini protette) e visualizzarne l’URL.

Se volete provare, digitate la password “online” sull’immagine a questo indirizzo per sperimentare il funzionamento di Crypstagram.

Apparecchi acustici, armi e noccioline: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni Lunedì siamo pronti a proporvi i migliori annunci stampa presentati questa settimana dalle menti più feconde dell’advertising internazionale. Ready, Set, Go!

Oticon: Doctor/Maid/Thief

Quanto tempo avete speso per mettere a fuoco questo concept creativo? Sicuramente una volta decodificato il messaggio vi sarete fatti una risata.

Nelle scene qui riproposte tre personaggi (dottore, cameriera e ladro) utilizzano dei poveri vecchietti dotati di apparecchio acustico Oticon per aumentare il proprio livello di udito.

Advertising Agency: Pedro Juan & Diego, Santiago, Chile
Illustrator: Gonzalo Arévalo
Photographer: Martín Edwards

Environmental Protection Authority: Rifles/Granades

Questa campagna voluta dall’autorità per la protezione ambientale neozelandese, mette in luce un problema troppo spesso sottovalutato: l’esposizione prolungata a determinate sostanze pericolose può causare la morte di una persona.

Accanto agli oggetti di lavoro sono posizionate armi convenzionali che accentuano il concetto di pericolosità. 

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, New Zealand
Executive Creative Director: Angus Hennah
Creative Directors: Matt Simpkins, Rupert Hancock
Photographer: Lindsay Keats
Retoucher: Geoff Francis
Senior Account Director: Christina Mossaidis

Nuts: Sharks/Alligators

In questo annuncio si fa leva sul gioco di parole che si innesca c0n l’utilizzo dei due significati di Nuts; cioè Nuts come noccioline (richiamo alla barretta) e Nuts come pazzie (richiamo alla scena dei due uomini intenti in un impresa ardua, una vera pazzia.

Advertising Agency: DKP, Paris, France
Creative Director: Daniel, Mathias
Art Director: Daniel
Copywriter: Mathias
Photographer: Image Banks

The Foundation for Queen Silvia Children’s Hospital: More childish, 1/2

La fondazione benefica che ha commissionato questa campagna stampa si occupa di rendere gli ospedali infantili un po’ più giocosi e colorati per cercare di alleviare il dolore dei piccoli pazienti.

Molto ben pensato il camuffamento della macchina ospedaliera tramite una console Xbox 36o e simpatico l’utilizzo del dispenser colorato per i medicinali in pasticche.

Advertising Agency: Milk, Gothenburg, Sweden
Senior Art Director: Gunnar Skarland
Art Directors: Andreas Silverblad, Axel Tagg
Copywriters: Anders Malm, Torkel Norling
Photographer: Digitalstudion

Nissan: Rugby/Basketball

Questa campagna non ha bisogno di molte parole grazie alla sua immediatezza ed efficacia. L’headline è un imperativo: “usa ricambi sostitutivi originali” che, nella print, sono incarnati dagli sportivi massicci e robusti. Gli uomini striminziti e emaciati rappresentano invece i ricambi non originali.

Advertising Agency: Kausa centralcreativa, Asunción, Paraguay
Chief Creative Officers: Rodolfo Gomez, Alberth Cabrera
Creative Director / Copywriter: Gabriel Benitez O.
Art Director / Illustrator: Edgar Arce

Un papà fotografo, una bimba bionda e dolcissima e oltre 100 scatti insieme: ecco il progetto World's Best Father raccontato dal fotografo Dave Englebow

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World's Best Father: gli scatti di un papà modello [INTERVISTA]

Ci sono molti modi per dimostrare l’amore per un figlio, Dave Engledow ne ha scelto uno davvero divertente e fuori dagli schemi: il progetto World’s Best Father.

I protagonisti sono Dave Engledow, fotografo ormai ben noto negli USA come World’s Best Father, la sua bellissma e biondissima bambina nata nel 2010, Alice Bee e le più di 100 foto scattate insieme e poi condivise sul blog del fotografo.

Nelle immagini – ironiche e provocatorie, ma sempre divertenti – Dave ed Alice Bee compiono azioni casuali insieme, mostrando così il legame che li unisce e che li rende una famiglia non convenzionale, fuori dagli schemi.

Incuriositi da queste foto abbiamo cercato Dave per fargli qualche domanda sul progetto World’s Best Father e sulla sua piccola Alice Bee.

Ci racconti qualcosa di te e del tuo lavoro come fotografo?

Mi sono laureato in fotogiornalismo all‘Università del Texas a Austing, studiando con il fotografo documentarista Dennis Darling.

Quante foto hai scattato con tua figlia per il progetto World’s Best Father? Qual è la tua preferita?

Abbiamo scattato più di 100 immagini di questa serie ed io le adoro tutte perchè ognuna di loro mostra Alice Bee in un diverso stadio della sua crescita. La mia preferita però è ancora la prima dove la tengo in braccio e verso il suo latte nel mio caffe. Credo sia una delle poche immagini della serie che è uno scatto singolo, e mi piace come tutto in quell’immagine sia allineato, dal flusso di latte alla sua espressione che lo fissa mentre cade nella tazza.

Ci racconti qualcosa del tuo progetto?

L’idea è nata per creare qualcosa di unico per Alice Bee. In più ho davvero utilizzato questa serie di immagini come un modo per affrontare le mie paure all’idea di diventare padre ed allo stesso tempo divertirmi un poco.

Dove trovi l’ispirazione per le tue foto?

Qualche volta l’ispirazione viene da qualcosa che Alice Bee sta facendo oppure da oggetti pericolosi che io vedo in giro per casa, oppure da qualcosa che sta succedendo nella cultura popolare. A volte le idee mi vengono senza nessuna ragione apparente.

Quanto tempo ti serve per preparare il set per uno scatto?

Ho bisogno di circa 1-2 ore per sistemare il set e le luci e per fare immagini di prova per assicurarmi che tutto vada bene. Poi scatto prima la mia parte, poi quella di Alice. Questa fase di solito dura circa 1-2 ore. Infine mi servono circa 8-15 ore per l’editing della foto.

Ci racconti qualche episodio divertente accaduto mentre scattavi una foto?

Quando stavamo scattando delle foto dove Alice Bee stava mangiando un orsetto gommoso gigante lei non riusciva a capire come infilare le gigantesche orecchie dell’orso in bocca ed è stato davvero divertent vederla provare eroicamente a capire come mangiarlo!

Quando Alice Bee sarà più grande come credi ricorderà questi vostri momenti insieme?

Spero che quando Alice Bee sarà cresciuta guarderà a queste immagini con affetto e ricorderà quando divertente sia stato e quanto sua padre l’ha amata.

StartupBus Italia in finale al Vienna Pioneers Festival

StartupBus Italia al Vienna Pioneers Festival

Si è conclusa al Pioneers Festival di Vienna l’avventura dello StartupBus Italia di cui abbiamo seguito il viaggio sin dalla  prima tappa di Napoli.
La competizione on the road ha visto i buspreneurs italiani impegnati in un’avventura a bordo di un bus di innovazione, tecnologia e creatività che da Roma li ha condotti sino alla capitale austriaca. Durante il viaggio gli startupper hanno messo insieme le proprie energie per trasformare idee innovative in embrioni di startup. Ma i 25 talenti non erano soli: il viaggio, infatti, è stato un momento di incontro con investitori, giornalisti ed esperti del settore che attraverso incontri e workshop su temi specifici hanno veicolato importanti consigli sulla creazione di un nuovo business.

Valzer di Startup sul Danubio Blu

StartupBus Italia al Vienna Pioneers Festival

A Vienna si sono dati appuntamento gli StartupBus provenienti da tutta Europa e sul palco del Pioneers Festival hanno duellato a suon di innovazione e fattibilità le 8 migliori idee tra le centinaia che hanno partecipato alla selezione.
Ben due delle business ideas sviluppate sullo StartupBus italiano hanno avuto accesso alla finale, ma purtroppo le startup made in Italy non sono riuscite a guadagnarsi il podio. 
La vittoria è andata alla Croazia grazie all’innovativo sistema Baby Watch che, attraverso un device a ultrasuoni collegato a una comune app per smartphone, permette alle donne in gravidanza di ascoltare il battito del cuore del proprio bambino prima che i primi movimenti siano percepibili.

StartupBus Italia al Vienna Pioneers Festival

Una vetrina internazionale per i buspreneurs

Che dire per consolare i viaggiatori dello StartupBus Italia? Che mai come in questo caso è vero che l’importante non è vincere, ma partecipare. I finalisti e tutti gli altri buspreneurs torneranno a casa con un immenso bagaglio di conoscenze e con nuove speranze per il futuro. La manifestazione, infatti, è stata una vetrina importante per i loro business: aziende come Samsung e investitori come Max Uggeri (MU Investments) hanno dimostrato interesse per alcuni dei progetti in gara e si sono proposti di valutarne il sostegno economico per la realizzazione.
Concludiamo con la dichiarazione di Alessandro Gambera, uno degli organizzatori di StartBus Italia: “E’ stata un’esperienza illuminante. Fare lo startupper in italia è un’impresa (in tutti i sensi…). Inizialmente non ci credevo, ma mi sono completamente ricreduto. Aiutare chi ha voglia di fare a realizzare i propri progetti è una grande soddisfazione e la miglior ricompensa per tutti gli sforzi profusi. Finalmente i nostri cervelli hanno la possibilità, di conoscersi e svilupparsi anche nel nostro paese”.

Prakownia: il ristorante diventa una gigantesca tela

Avete mai pensato di entrare in un ristorante e ritrovarvi all’interno di una gigantesca tela colma di schizzi di colore?

Oggi questa non è più solo immaginazione, è Prakownia.

Prakownia è il decimo progetto della collezione XII di Wamhouse, disegnata interamente da Karina Wiciak. Una collezione di 12 bar e ristoranti che sono intrinsecamente opere d’arte, ognuna con un tema diverso.
“Pracownia” significa workshop in polacco, laboratorio, spazio creativo. Gli elementi più caratteristici sono le bolle di colore: le superfici sono quasi tutte completamente macchiate, dal pavimento al soffitto. Il design degli spazi prevede interni dal carattere glossy e un arredamento costellato ovunque da schizzi di colore.

Un’altra caratteristica fondamentale riguarda l’architettura, con pennelli oversize utilizzati come colonne, mentre le sedie e i portalampada sono modellati come grandi secchielli di vernice ribaltati. I tavoli e i lampadari in vetro sono a forma di tavolozze. Tutto questo vale anche per il bagno, che non è affatto uno spazio secondario.

Nonostante il concetto e lo spirito divertente, il ristorante ha un tocco chic e molto raffinato. Non è esattamente un ristorante dallo stile pop-art, ma è comunque molto contemporaneo ed elegante. Ecco perché, oltre alle macchie di colore, dominano il bianco, i bagliori chiari e le finiture metalliche, brillanti e luminose dei pennelli giganti.

E voi amici ninja, andreste a cena in un ristorante così?

I gadget nella nostra vita, una vera e propria relazione d'amore

Nei laboratori della Intel non ci sono solamente ingegneri, ma anche sociologi e antropologi. Genevieve Bell è forsa la più famosa tra questi, in quanto, grazie alla sua particolare formazione accademica, riesce sempre a dare degli spunti interessanti alla ricerca in ambito tecnologico. Grazie all’articolo di AllthingsD siamo riusciti a scoprire che, tra le ultime sue teorie, sta prendendo piede la definizione di human-computer relationship.

Evoluzione delle ormai famose teorie sulla human-computer interaction, l’assunto della Bell gira intorno ad un argomento molto attuale, ovvero quella della relazione tra uomo e computer. In questo caso la terminologia inglese ci aiuta a differenziare e a comprendere meglio il concetto di novità che si nasconde nell’evoluzione da interaction a relationship.

Il primo termine si riferisce prevalentemente ad una connessione resa possibile da anni di studi sul contesto, sul design e sulla linguistica, mentre il secondo termine, secondo la Bell, determina la necessità di nuovi studi sull’interazione attraverso la parola. Questa è la nuova frontiera della tecnologia che, aiutata dall’antropologia si impegnerà a rendere le nuove tecnologie più coinvolgenti e personalizzate. Il discorso sembra banale e ritrito, ma non lo è, grazie ad un divertentissimo video che vede protagonisti Siri e un Furby, la ricercatrice è riuscita a comprendere che il futuro della tecnologia va verso dei device studiati per interagire a 360° con il nostro corpo, cosa che attualmente deve essere perfezionata, in quanto molto spesso i comandi vocali non vengono compresi al 100%.

La reciprocità che si dovrà formare tra noi e i nostri futuri gadget, sarà appunto una vera e propria relazione, che vedrà potenziati non solo sistemi come Siri, ma anche le moderne tecniche di marketing one to one, come quelle usate su Amazon o Netflix. A sostegno di ciò, la Bell, ci porta un interessante esempio di reciprocità, ovvero il riconoscimento delle impronte digitali sul nuovo iPhone.

La domanda più importante però è collegata alla nostra apertura verso queste novità: Siamo pronti ad accettarle? O ci sentiremo minacciati da esse? Secondo i ricercatori dei laboratori Intel non ci sono dubbi, le persone stanno già sviluppando delle relazioni, a volte anche morbose, con i propri device. Una delle dichiarazioni clou della ricercatrice all’Intel Developer Forum di San Francisco è stata “Ormai siamo arrivati a pretendere delle funzioni che anni fa erano inpensate, l’arrivo di tecnologie che anticipano i nostri bisogni sarà solamente la naturale evoluzione del rapporto uomo-computer: una vera e propria relazione”.

Knock, l'app che sblocca il MacBook bussando sull'iPhone!

Knock app per bussare macbook

Siete pronti a stupire amici e colleghi? Toc Toc: Apriti Macbook! E siete dentro!

Knock è un’app per iPhone che permette di sbloccare la lock screen del vostro MacBook semplicemente bussando due volte, senza digitare la password. Dove dovete bussare?! Sullo schermo del vostro iPhone! Che sia sul tavolo, in tasca, o in mano… una bussata sul display per aprire le porte del MacBook.

Knock: come funziona? E’ sicura?

Il meccanismo è geniale quanto semplice: funziona tramite due app, una per il vostro iPhone (Knock app, € 3,59) ed una da installare sul vostro Mac (gratuitamente disponibile qui). Il collegamento fra i dispositivi avviene tramite la tecnologia Bluetooth Low Energy che assicura un ridottissimo consumo di batteria anche se utilizzato tutto il giorno.

La sicurezza è garantita da una connessione criptata e dal fatto che l’app non modifica nessuna impostazione di sistema e non tocca la password, semplicemente la inserisce quando “bussiamo” due volte sul telefono!

Quando l’idea ed il concept di un app sono più Viral che Usefull

Non c’è che dire, i ragazzi di Knock Software sono stati bravissimi… ma in cosa?!

L’idea di sbloccare l’iPhone bussando sullo schermo di un dispositivo da oltre € 700 è, con tutta onestà, più scenica che  utile, ma è stata realizzate strategicamente benissimo!

Il video che pubblicizza l’app è breve, incuriosisce, ha un inquadratura che “incorpora” lo spettatore nella scena, non svela subito il trucco e strappa un sorriso accompagnato dall’esclamazione nerd “che figata“… La condivisione sui social è certa!

Il sito internet knocktounlock.com anch’esso fatto molto bene, con in primo piano il video perfettamente integrato in tutta la struttura del sito che si sviluppa in verticale. Semplice, dinamico (c’è anche l’animazione della bussata sullo schermo), chiaro e curioso allo stesso tempo. Bravissimi.

Il prezzo? Un po’ esagerato per un’app al limite dell’inutile e per il livello di maturazione, ma, stupire amici e colleghi con questa magia li vale tutti!!

Per ora, hanno venduto meglio l’idea dell’utilità, che dire, bravi loro. Vedremo!

Advertising Professionals: cosa piace e non ai pubblicitari [VIDEO]

Advertising Professionals: cosa piace e no ai pubblicitari [VIDEO]

Siete dei professionisti del settore pubblicitario? Allora è probabile che amiate la musica indie, l’Helvetica, i film stanieri… e che mettiate la tv su “muto” quando passano degli spot.

Lowe Roche, agenzia pubblicitaria canadese, ha riunito tutte queste statistiche in un video dal titolo “Advertising Professionals“. Il motivo?

“Volevamo essere certi al 100% che il nostro video per l’Agenzia dell’anno fosse un successo, così ci abbiamo messo dentro tutto quello che piace agli addetti ai lavori”.

Chiaro 🙂

Chi si rivede tra queste statistiche?

Astrafit, la startup ucraina che aiuta a scegliere la taglia giusta


NinjaMarketing li ha conosciuti a TechCrunch a Roma, arrivati direttamente dall’Ucraina. Sono Kateryna Dobrynina e Nikita Dobrynin, rispettivamente COO e CEO di Astrafit, startup a cui lavorano già 12 persone, tra cui esperti di IT e designer d’abbigliamento. Il mondo del fashion è infatti il mercato di riferimento di questa nuova soluzione che semplifica gli acquisti online. Facciamoci raccontare da Nikita come.

Com’è nata l’idea?

Abbiamo lavorato nel mondo dell’abbigliamento dal 1993.

Nell’agosto del 2012 abbiamo deciso di avviare un nostro progetto per risolvere un problema a cui poche realtà stavano lavorando: scegliere la taglia giusta di un capo senza provarlo.
Dopo qualche test ed esperimento, abbiamo trovato la soluzione per sviluppare un sistema efficiente e preciso per individuare la propria taglia. Abbiamo infatti creato un algoritmo che considera le misure del corpo e le dimensioni dei capi per fornire indicazioni relative a come si adatta un capo alla forma di ogni persona.

Quali sono i trend nel mondo del fashion?

Il mondo del fashion online sta fiorendo, ma non velocemente come potrebbe. Uno dei grandi problemi sono i resi, a causa della difficoltà dell’online-fitting.

Il trend principale è la personalizzazione di qualunque cosa, dal marketing alle produzione.

Come descriveresti la scena delle startup nel tuo paese, l’Ucraina?

In Ucraina l’ecosistema delle startup è piuttosto piccolo, ma esistono alcune iniziative interessanti, come l’incubatore iHub e l’IDCEE conference.

La torinese INTOINO vince la Global Startup Challange al Webit di Istanbul

Il 6 e 7 Novembre a Istanbul si è svolta la quinta edizione del Webit Congress, prestigioso evento internazionale che mira a promuovere, sostenere e connettere i mercati digital, tech e telco dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa).

La presenza italiana al Webit

Quest’anno i partecipanti sono stati oltre 8.000 prevenienti da più di 100 nazioni, ma tra di esse l’Italia si è distinta non solo per la presenza di una delegazione di 10 startup (Alleantia, Besharp, Ekuota, ModeFinance, Ro Technology, Uimbo, Vividaweb, Wanderio, Youmove.me, Intoino) guidata da Agenzia ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) e dal Ministero dello Sviluppo Economico, ma anche per la vittoria della torinese INTOINO alla Global Startup Challange, la competition a cui si sono candidate più di 800 idee innovative. Vediamo dunque ora la storia di questa startup che ha conquistato Istanbul.

Dalla Svezia a Torino, per partecipare a Startup Weekend

Era il 2012. L’Italiano Marco Bestonzo lavorava in Svezia come assistant researcher al Karolinksa Institutet. Però aveva un’idea per una nuova startup e anche un po’ di nostalgia per l’Italia. Così ha colto l’accasione dello Startup Weekend Torino (di cui NinjaMarketing ha parlato) per tornare nella città natale, e vedere se, nel corso di un weekend, la sua idea sarebbe diventata realtà.

Ovviamente non è stato così. Nelle 54 ore di un evento non si può realizzare una startup, però quello che si può fare è raccogliere feedback da altri aspiranti imprenditori, fare networking, conoscere figure complementari alla propria, vedere come lavorano e poi, se ci si piace, formare un team assieme. Quindi Marco in 54 ore non ha realizzato la propria idea, ma ha cominciato a lavorarci, con quello che poi è diventato il co-founder di INTOINO, Dario Trimarchi.

Tra Stoccolma e Istanbul c’è quindi stato Torino, un anno in cui il progetto è cresciuto all’interno di TreataBit, il programma di supporto per startup digitali di I3P, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino e nel frattempo ha raccolto favori da varie parti del mondo.

INTOINO è infatti stata finalista di diverse competition, dall’Innovation Forum 2013 di Berkeley, California, al LeWeb 2012 di Parigi, fino ad HY!Berlin 2013.

INTOINO: il primo App Store dell’Internet delle Cose

Cos’è dunque che piace così tanto a pubblico ed investitori? La possibilità di rendere alla portata di tutti tecnologie open source ed open hardware, quali Arduino™. Se sei un maker infatti con una scheda Arduino puoi facilmente programmare l’open hardware per connettere oggetti in rete e dare concretezza a quell’Internet delle Cose di cui si parla tanto da qualche anno.

Con INTOINO è possibile però fare un passo in più, ovvero consentire anche a coloro che non hanno alcuna competenza di elettronica o informatica di trasformare i propri oggetti in dispositivi elettronici intelligenti.

Come avviene tutto ciò? Beh, immaginiamo di dover partire per un meritato weekend di vacanza, e di avere vicini antipatici, che non si prestano a dare da mangiare al cane o ad innaffiare le piante. Cosa si può fare? Si può andare online o da un rivenditore specializzato ad acquistare due kit INTOINO, il primo per irrigare automaticamente le proprie piante, il secondo per dare da mangiare al cane in caso di necessità e, nel frattempo, magari si acquista anche un kit per essere avvisati se la porta di casa si apre.

Una volta acquistati i kit si scarica il video tutorial che insegna come montare la scheda Arduino™ con i suoi sensori plug and play e come programmarla semplicemente scaricando via wifi l’apposita app dallo store di INTOINO.

Insomma, forse lo avrete capito, il Kit di INTOINO e il suo app store consentono di connettere un oggetto ad internet con la stessa facilità di scaricare un’app sullo smartphone.

Inoltre, così come le app per smartphone, anche le app di INTOINO potranno essere programmate da maker esperti, che poi le potranno mettere a disposizione della comunità di amatori sullo store.

Annunciata la campagna di crowdfunding

Maker, amatori, o padroni di cani costretti a stare a dieta quando vuoi siete fuori casa, se volete contribuire alla nascita del primo App store dell’Internet of Things, registratevi sul sito internet: www.intoino.com e potrete partecipare alla campagna di crowdfunding. Al Webit infatti Marco ha annunciato che fra pochi giorni sarà attiva su Indiegogo la campagna in cui potrete contribuire alla realizzazione di INTOINO.