Napoli verso la Smart City: scopriamo il progetto per il Rione Sanità

Napoli verso la Smart City: scopriamo il progetto per il Rione Sanità

Napoli verso la Smart City: scopriamo il progetto per il Rione Sanità

Come si fa a trasformare una città storica come Napoli in una “città intelligente“? Il team del progetto Ri@ne lo ha fatto attraverso l’uso dell’innovazione tecnologica.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Agostino Riitano, che collabora con L’Altra Napoli Onlus al progetto di co-design sociale attivo al Rione Sanità di Napoli ed è project manager del progetto Ri@ne, attività d’innovazione sociale improntata all’approccio “smart city”.

Napoli verso la Smart City: scopriamo il progetto per il Rione Sanità

Il progetto ‘O Riòne

Con il motto “è ora di rendere la vita confortevole nel tuo rione” è nata questa interessante iniziativa di valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, del Rione Sanità, quartiere storico residenziale della Città di Napoli.

Un quartiere “ghetto” che presentava, però, tutte le potenzialità per realizzare un nuovo modello di innovazione sociale e culturale (presenza forte di comunità autogestite, un patrimonio di valore storico artistico e la presenza di cooperative locali per le attività di gestione e coordinamento), attraverso l’uso della tecnologia e delle logiche partecipative del Web 2.0.

Napoli verso la Smart City: scopriamo il progetto per il Rione Sanità

Cimitero delle Fontanelle

Gli step principali del progetto

Fino al 2015 è prevista l’attivazione di ulteriori e nuove attività che proviamo a semplificare, per amor di sintesi e così come le troverete spiegate sul sito dedicato al progetto:

– il netizenlab: laboratorio di giornalismo civico aperto ai giovani napoletani;

– la creazione di un open space destinato ad essere piattaforma di riferimento per la cittadinanza attiva e le attività di giornalismo partecipativo per creare una redazione di quartiere;

– la realizzazione di un’installazione MAPPING 3D all’interno delle Catacombe di San Gennaro per elaborare nuovi percorsi di fruizione del patrimonio monumentale napoletano, a cominciare dalla catacombe del Rione Sanità;

Napoli verso la Smart City: scopriamo il progetto per il Rione Sanità

Il miglio sacro

– la creazione di una App per I-phone: si chiamerà SISMA e sarà una guida alla città, che non sia legata solo al patrimonio storico-artistico, ma suggerisca percorsi legati al folklore, gli usi, le abitudini e le mode, con il contributo degli utenti stessi e attraverso un’ottica di fruizione 2.0;

– un “termometro delle emozioni”: un’interfaccia ludica realizzata mediante un’articolata analisi netnografica sulla Città di Napoli, che si ottiene mediante l’indagine in tempo reale delle informazioni e delle conversazioni generate su siti web e social network.

Un progetto che ha già fatto parlare molto di sé e che è destinato a realizzare “cose grandi” poiché mostra come per realizzare una “città intelligente” non bastano solo i soldi, ma più di tutto serve una motivazione da dare alla gente perché si mobiliti, si senta parte attiva di un processo di trasformazione e di valorizzazione del proprio contesto sociale.

T-Shirt creative: 10 modelli che uniscono design & fashion

Da sempre le T-Shirt hanno la singolare caratteristica di mostrare al mondo quello che una persona pensa senza che questa abbia bisogno di dire una parola.

Nell’universo del web 2.0 dove i social media influenzano le nostre vite ed i guru della rete la fanno da padrone dettando ogni giorno nuovi trend anche il mondo della moda si trasforma ed il fashion diventa qualcosa a cui aspirare per esprimere la propria personalità e le proprie opinioni.

Ecco una selezione delle 10 T-Shirt più creative tra quelle proposte da Inspirationfeed.com:

T-shirt Rasta Lion

The Happy Adventurer Bu Jun087

Play My Musical Robot by Rpcabardo

Pixel Overload by Nicebleed

I’m Fine T-Shirt

Human Being T-Shirt

Imaginary Foundation T-Shirt by Mimm

Bad Lincoln by DrSpazmo

This Is A Designer T-Shirt

Salute su Facebook: 3 casi da studiare

Non solo foto ammiccanti e post divertenti. Facebook può essere uno strumento per la diffusione di comportamenti e iniziative importanti per la collettività.
Pagine, gruppi e inserzioni su Facebook diventano il futuro della promozione della salute presso i cittadini 2.0. Analizziamo insieme tre casi interessanti.

Salvate il pronto soccorso

Taiwan 2011. Colpito dal sovraffollamento del suo reparto, un medico crea un gruppo Facebook chiamato, appunto, “Salvate il pronto soccorso”.
Dopo 7 giorni, 1500 persone iscritte (molti medici e paramedici dei diversi ospedali dell’isola). Si scambiano punti di vista e esperienze. In tempo reale si informano delle emergenze e dei posti letto disponibili.
Veloce, efficace, gratis.

www.facebook.com/cancerresearchuk

Facebook vs cancro

Il Cancer Research UK ha una pagina fan con più di 500.000 fan. Si possono trovare eventi, video e link per donare denaro alla ricerca.

La pagina serve anche come luogo di diffusione di campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi come #beatcancersooner, letteralmente “sconfiggi il cancro più velocemente”, in cui persone possono raccontare e condividere sui social la loro storia con il cancro.
Veloce, efficace, quasi gratis.

Fumatori sul social network

Due ricercatori e un problema: come trovare giovani adulti che rispondano ad un’inchiesta sull’uso di tabacco e di Marijuana? Semplice: Usando le inserzioni su Facebook!

13 mesi di campagna, mettendo come specifiche del target l’età (18-25), luogo (Usa e California), e altre parole legate al tabacco e alla marijuana.

Risultato: 14.000 click per un costo totale di 6,628 dollari; ogni click è costato circa 45 centesimi. 5.237 persone hanno acconsentito a partecipare alla ricerca (35% dei click), 3.093 sono rientrati nei criteri, 1.548 hanno completato la ricerca.
Costo finale (per ogni soggetto che ha completato la ricerca) 4,28 dollari. poco più di 3 Euro.
Nessun altro costo per intervistatori, spostamenti, luoghi, carta.

E in Italia si muove qualcosa?

TechCrunch Italy: sconto ninja ai più veloci [EVENTO]

 

Per il 2° anno consecutivo TechCrunch Italy offre all’imprenditoria digitale del nostro Paese un’opportunità unica per ottenere una vetrina internazionale e incontrare alcuni tra i maggiori luminari mondiali del web.

La diretta in livestreaming su TechCrunch

L’evento, che verrà trasmesso in livestreaming su TechCrunch.com, sarà supportato da Media Partner d’eccezione: Rainews24, RDS, Nòva 24 – Il Sole 24 Ore, Blogo, Wired.it e, naturalmente, TechCrunch .

TechCrunch Italy è stato realizzato anche grazie al supporto di alcuni tra i brand più influenti negli ambienti dell’innovazione e aziende emergentinello scenario startup: DNsee, LUISS Enlabs e United Ventures, sponsor dell’iniziativa, e ancora Illy, Moleskine, BizUp, Xister, Eventbrite, Tannico, Uber, Roma Startup, Italia Startup, Appsbuilder, Pathable, Getty Images, Ninja Academy, TOP-IX, Justbit in qualità di partner tecnici.

I ninja al TechCrunch a prezzo ridotto

I biglietti, validi per entrambe le giornate, sono limitati e disponibili su Eventbrite a 399€  fino ad esaurimento; il costo del biglietto intero in late booking sarà di 499 €.

I 50 lettori ninja più veloci hanno però la possibilità di partecipare a questo imperdibile evento con un codice sconto che permette l’acquisto del biglietto a soli 150 €.

Come?  Basta iscriversi qui, cliccare su ” Enter promotional code” e inserire il codice “ninja13“.

Non c’è tempo da perdere, ci vediamo al MAXXI per la startup competition di TechCrunch!

Reflektor, il nuovo video interattivo degli Arcade Fire

Ancora una volta la rock band Arcade Fire torna a far parlare di sé con ad una campagna di promozione davvero coinvolgente, che sta riuscendo a sorprendere i loro fan nel mondo grazie ad un nuovo video musicale interattivo, progettato per ispirare e provocare e spingere ai limiti sia la tecnologia web che il vostro dispositivo mobile.

Gli Arcade Fire hanno messo in piedi un progetto che probabilmente ricorderemo negli anni a venire quando i video interattivi saranno all’ordine del giorno. Per rendere tutto ciò possibile la rock band ha stretto un legame collaborativo con Google Chrome per rilasciare un’esperienza interattiva, dove lo spettatore può dirigere e modificare a suo piacimento alcune delle parti del video musicale di Reflektor, brano pubblicato dalla band all’inizio di questo mese.

Iniziate subito a provare questa nuova esperienza aprendo il link www.justareflektor.com dal vostro browser google chrome o da smartphone o tablet: il sito è anche in lingua italiana!

Un video interattivo e open source

Il video è un esperimento open source di Google Chrome che consente utilizzando uno smarthpone, un tablet o un mouse per computer di giocare con la grafica del video o di incorporare il proprio volto in esso.

Insieme al Team di Google Chrome , la band canadese ha girato un videoclip con la regia di Vincent Morriset ideato per andare oltre alla visione  passiva, cercando di  farla diventare un’esperienza personale ed unica dello spettatore

Con Just a Reflektor, avete nelle vostre mani la possibilità di generare e modificare parte del video musicale che state riproducendo; ad esempio il  semplice movimento del mouse all’interno del video, crea effetti grafici  diversi in punti differenti della canzone usando la capacità di Google Chrome di gestire hardware grafica accelerata.

Per visualizzare il video c’è bisogno di Google Chrome mentre la webcam è facoltativa, ma migliora notevolmente il video, trasformando il titolo della canzone e riflettendo le intenzioni dello spettatore direttamente nel video musicale.

Un video interattivo anche mobile

Potete provare questa esperienza anche usando un dispositivo mobile: seguite la procedura sul sito del video, avrete a quel punto la possibilità di provare davvero qualcosa di molto più emozionante, per questo non vi anticipiamo nulla!

Girato ad Haiti, “Just a Reflektor” racconta il cammino tortuoso di una giovane donna, durante il quale incontra dei misteriosi ragazzi incappucciati; la storia è semplice ma è di contorno al sontuoso pasto di effetti interattivi.

La campagna virale

A contorno del video e del sito web, è stata progettata una campagna virale che per una strana simbologia numerica è terminata il 9/9 alle 9 pm quando in tutto il mondo è uscito il video ufficiale del singolo che è stavolta girato dal celebre artista Antonj Corbjn.. Nello stesso momento, gli stessi Arcade Fire, alle 9 pm si sono esibiti in un secret show al Salsatheque di Montreal, con lo pseudonimo di The Reflektors. Indovinate quanto costava il biglietto per assistere al live? Appunto 9$!

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Tutto è iniziato con una misteriosa campagna di guerrilla marketing a inizio luglio, dove sono apparsi sugli edifici e marciapiedi di tutto il mondo, graffiti e stancil con il logo “Reflektor”

Gli Arcade Fire hanno sviluppato una campagna virale per incuriosire il pubblico in rete creando un account di Instagram dove venivano raccolte tutte le foto della campagna di marketing, con i vari loghi e stencil  “Reflektor” che ripetono nuovamente la simbologia del 9.

Wildrness Downtown: il video in collaborazione con Google Maps

Gli Arcade Fire non sono nuovi sorprenderci con delle campagne di promozione rivoluzionarie e innovative: infatti già qualche anno fa in occasione del lancio del loro singolo “We used to Wait” la rock band strinse un legame di collaborazione con Google Maps e Google Street View, riuscendo a sviluppare  una campagna denominata Wildrness Downtown  grazie ad un video interattivo, nel quale il protagonista assoluto era lo spettatore.

La campagna vinse i Cannes Lion e i Webby Awards nel 2011.

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Nel video, una volta inserita la vostra via di casa, partiva una sequenza di immagini, con  un ragazzino incappucciato che percorreva le strade della vostra infanzia, nella quale siete cresciuti, con in sottofondo la canzone degli Arcade Fire.

Un’esperienza emozionante che è valsa alla rock band numerosi riconoscimenti in campo di innovazione e che gli ha consentito di allargare, di non poco, il loro pubblico. Vedremo ora quanti fan nuovi porterà l’esperimento di Reflektor  alla band!

Kraft Foods e la nuova campagna “New-Stalgica”

Probabilmente a molti di voi non suonerà familiare, perché la Kraft Foods (per ovvi motivi) lo ha tenuto lontano dall’Italia, ma il “Dinner Macaroni & Cheese” è uno dei prodotti di maggiore successo della più grande azienda alimentare Americana.

Ebbene, dopo 75 anni di onorata storia, la pasta al formaggio più famosa dell’America Settentrionale si arricchisce di 4 nuovi gusti, Garlic & Herb Alfredo, Buffalo Cheddar, Three Cheese Jalapeño e Cheesy Southwest Chipotle e la Kraft li ha lanciati sul mercato con una fantastica campagna all’insegna della nostalgia o come l’hanno chiamata loro della
New-Stalgia”.

Cosa c’è di nuovo vi domanderete voi? Si fa leva sulla tradizione di un prodotto che ha nutrito generazioni di Americani per dare maggiore valore alle nuove varianti di quello stesso prodotto appena lanciate. Certo, si chiama Marketing nostalgico, ormai diffusissima branca del marketing emozionale e fin qui nulla di strano.

La particolarità che ha catturato la nostra attenzione però non risiede tanto nel richiamo al passato ma nel fatto che la Kraft lo abbia totalmente inventato!

Dando un’occhiata al sito ufficiale della campagna infatti, potrete imbattervi in una vera e propria macchina del tempo che parte dal 1939 ed arriva fino ai giorni nostri ripercorrendo le tappe di questi 4 prodotti che però, in realtà, non sono mai esistiti fino ad oggi.

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Perché tanto disturbo? Non bastava “sfruttare” la vera storia dei Macaroni & Cheese, rispolverare i vecchi spot e qualche immagine di repertorio per trasmettere fiducia e familiarità nei nuovi prodotti?

La Kraft in realtà ha voluto fare molto di più, creando una versione 2.0 del Marketing nostalgia. Come ci insegnano il cinema e la letteratura, una bella storia può essere più reale della realtà stessa e le sensazioni che crea più memorabili di una esperienza vera. Anzi, il richiamo del passato e la proiezione verso il futuro sono sempre più una scappatoia necessaria dalle contraddizioni del presente.

E poi, diciamoci la verità, quanti di voi (o di loro… sempre gli Americani) sapranno mai che quel passato non esiste davvero?

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

Marketing e Big Data secondo Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI [INTERVISTA]

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

Big Data e Marketing, un argomento affascinante di cui, soprattutto in Italia, si parla ancora poco. Nel nostro Paese infatti sono ancora pochi gli esperti in grado di parlare per esperienza diretta riguardo a questo tema.

Visto l’interesse suscitato dalla pubblicazione di un precedente articolo in merito a questo tema, ho ritenuto interessante intervistare Alessandro Vitale, Data Scientist e CEO di Optimist AI. La startup (italiana al 100%) progetta e realizza strumenti innovativi per supportare le funzioni Marketing e Vendite a realizzare azioni di marketing one-to-one in maniera semplice, proprio grazie ai Big Data.

I Big Data sono il fenomeno del momento. In tanti dicono la loro sull’argomento..cosa significa Big Data per te?

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

Big data per me sono tutte le applicazioni intelligenti che ci rendono la vita migliore, applicazioni rese possibili dalla crescente disponibilità di dati.
Big data è per esempio Google Now, che mi dà suggerimenti utili capendo quello che sto facendo o ho in programma di fare, Wal-Mart che mi crea in automatico la lista della spesa analizzando i miei consumi passati o tornando a Google le auto senza conducente che rivoluzioneranno il modo di spostarci.

I computer stanno tornando a svolgere il ruolo di aiutante degli uomini, diventando più intelligenti per rendenderci la vita più facile.

Quanto stanno diventando grandi i Big Data? Qual è la “dimensione minima” per considerare “Big” un dataset?

Per me un dataset è “Big” se una persona non può analizzarlo e tirarne fuori azioni tempestive.

Pensa ad un eCommerce: il primo dataset è quanto è stato venduto di ogni prodotto, relativamente semplice da analizzare. Poi si passa agli acquisti di ogni singolo cliente, alle pagine visitate, ai clic fatti, fino alle posizioni del cursore e via dicendo. Ad ogni passaggio i dati crescono esponenzialmente e diventa più complicato analizzarli e trarne azioni operative; sapendolo fare però si può avere un sito che in tempo reale si adatta al cliente e rende unica l’esperienza, con grandi ricadute positive sulle vendite.

Anche le aziende tradizionali hanno da tempo big data, solo che non avendo strumenti per analizzarli non li hanno mai considerati tali. I venditori sono un caso tipico, una persona riesce a tenere contemporaneamente a mente tra 5 e 7 informazioni, mentre a loro è chiesto di seguire centinaia di clienti consigliando prodotti da cataloghi con migliaia di referenze. Immagina se avessero una app intelligente che gli suggerisce in tempo reale cosa proporre a ciascun cliente!

Che vantaggio offre la possibilità di analizzare grandi moli di dati? Quali invece possono essere le difficoltà?

In generale, più dati vi sono, più precisi sono gli algoritmi intelligenti. Google ha addirittura dimostrato che in alcuni casi algoritmi semplici con tanti dati battono algoritmi più avanzati con meno dati.

Detto questo, applicare algoritmi intelligenti a grandi moli di dati è difficile, ma fattibile. In questo senso si stanno facendo progressi quotidiani.

Il marketing one-to-one è ormai realtà: è la fine della segmentazione tradizionale e l’inizio di una nuova era. Che ne pensi?

Sposo la tesi del CEO di Tesco per cui siamo nell’era della personalizzazione di massa. Il vero marketing one-to-one è stato finora una aspirazione perché non vi erano strumenti operativi adatti, sia in termini di performance che di costi. Alcuni pionieri si sono costruiti gli strumenti in casa, Amazon e Google fanno sentire uniche miliardi di persone ogni giorno ed i risultati economici parlano per loro. La buona notizia è che adesso gli strumenti per fare vero marketing one-to-one sono disponibili, si tratta “solo” di adottarli.

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

Come credi che evolverà la figura del manager, i nuovi strumenti possono sostituirsi all’intuito e alla capacità analitica?

I manager e le persone in generale continueranno ad avere il ruolo centrale nelle aziende. Non penso che i manager verranno sostituiti, ma chi sarà in grado di utilizzare questi nuovi strumenti per prendere decisioni migliori farà veramente la differenza. Questa rivoluzione io la chiamo intelligenza aumentata: la domanda non è se una macchina sia meglio di un uomo, ma se un uomo aiutato da una macchina intelligente sia meglio di un uomo da solo, e la storia del progresso umano dice di sì.

Alcune ricerche recenti mostrano come i CMO siano attratti dai Big Data, ma che allo stesso tempo stentino a capirne le logiche. Tu che idea ti sei fatto?

Al momento il freno maggiore è dato dalle competenze. I Big Data consentono di fare marketing one-to-one, però per farlo è necessario ripensare alcuni processi di marketing, il modo di lavorare ed acquisire nuove competenze. Non è facile cambiare, però è un investimento sicuro sulla propria carriera. Per chi desidera costruirsi queste competenze consiglio il libro Precision Marketing.

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

Immagino che quando si parli di Big Data spesso i vostri interlocutori siano, oltre ai CMO, i responsabili IT delle aziende. Come vedono questo fenomeno?

Dipende dalle organizzazioni in cui operano. Dove i CIO sono più vicini al business mostrano interesse per il tema, sono proattivi ed hanno un ruolo propulsivo. Chi non si muove in questa direzione corre il rischio di essere scavalcato dai CMO e ritrovarsi nella previsione di Gartner, secondo cui nel 2017 i CMO spenderanno più in IT dei CIO.

Per molti i Big Data rappresentino il futuro, mentre ignorano che l’analisi dei Big Data sia già una realtà che offre opportunità concrete.

Prima di tutto penso che sia un problema di comunicazione poco chiara, a partire da chi propone tecnologie innovative. Come dicevi all’inizio spesso non è neanche chiaro cosa si intenda per Big Data. La fotografia migliore della discussione pubblica sui Big Data  l’ha fatta Dan Ariely : “Big data è come gli adolescenti e il sesso: tutti ne parlano, nessuno sa veramente come farlo, tutti pensano che gli altri lo stiano facendo, quindi tutti dicono di farlo…”

Poi c’è sicuramente il tema della preparazione e competenze a cui si accennava sopra. Come nota positiva ho riscontrato molte idee e preparazione in diversi responsabili CRM, persone già abituate a pensare quotidianamente in termini di cliente e che possono finalmente fare leva sul patrimonio di informazioni a loro disposizione.

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

Credi che i Big Data siano appannaggio esclusivo delle grandi aziende? Servono grandi investimenti per sfruttarne le potenzialità?

I Big Data già oggi non sono più appannaggio delle grandi aziende e nel giro di pochi anni saranno a disposizione anche delle piccole aziende.
Il cloud è un elemento fondamentale, soluzioni di questo tipo rendono sempre più accessibili i Big Data, riducendone costi e tempi di implementazione.

Un altro elemento potenzialmente frenante, la scarsità di data scientist e competenze di analisi Big Data, verrà sopperita come dice Mike Gualtieri di Forrester dalla democratizzazione della data science, tramite strumenti sempre più facili utilizzati direttamente dalle persone di business.

Il limite diverrà solo la quantità di informazioni a disposizione e la capacità di tradurre in azioni i suggerimenti delle applicazioni.

Tu e il tuo team siete andati in controtendenza, creando un software semplice, in grado analizzare i Big Data ma allo stesso tempo di fornire risposte semplici e operative…è questa la vera innovazione?

Uno strumento potente usato da pochi in grado di farlo avrà sicuramente un qualche impatto. Ma uno strumento che è sia potente che facile, quindi utilizzato da tutta l’organizzazione ed in ogni occasione è la vera rivoluzione. Pensa a quanto può migliorare il rapporto con il cliente un’azienda che fornisce strumenti predittivi a tutte le persone che interagiscono coi clienti, rispetto ad una che li mette a disposizione solo di alcuni analisti. La parte complicata della tecnologia sempre più sparirà, diventando un aiuto discreto e naturale quando serve; in quest’ottica abbiamo presentato la prima applicazione business per Google Glass al mondo che mostra evoluzioni future e va proprio in questa direzione.

Marketing e Big Data: intervista ad Alessandro Vitale, CEO di Optimist AI

La tua startup si può definire un’eccellenza italiana. Con tante “fughe di cervelli”, tu e i tuoi collaboratori avete deciso di credere in questo Paese nonostante tutto. Rimarrete sempre legati a Milano?

L’Italia è un paese pieno di gente in gamba, è fantastico per sviluppare nuovi prodotti. Non sempre è il paese migliore in cui venderli, le statistiche dicono che le aziende investono meno di altri in innovazione ed IT.

L’obiettivo futuro è sicuramente aprire mercati esteri, però mantenendo le radici in Italia, ci piacerebbe contribuire alla ripresa del nostro paese.

Quali sono le sfide più eccitanti per un data scientist oggi? Quali saranno quelle del prossimo futuro?

In questo momento le sfide sono tantissime, la più calda è sicuramente dentro le aziende per rivoluzionare il rapporto con il cliente. In futuro vedo grandi potenzialità nella sanità, aumentando l’aspettativa e la qualità di vita con la medicina predittiva. Vedo anche un ruolo nella società, mano a mano che gli stati renderanno disponibili le informazioni con gli open data si potranno migliorare servizi e rapporto tra cittadini ed istituzioni.

Timerepublik e la rivoluzione del tempo


Prendi una comunità di persone con dei talenti differenti e la volontà di metterli a servizio degli altri. Deja vu? Sicuramente qualcuno prima di noi ci ha già pensato. Credo si chiamasse Homo Sapiens o qualcosa del genere! In fondo pensandoci bene le prime comunità funzionavano in questo modo. Si mettevano insieme le abilità (chi era ferrato nella caccia, nella pesca, nel coniare una spada o nell’accendere il fuoco e via dicendo). Un modello che qualcuno ha pensato fosse valido al punto tale da replicarlo. Così sono nate le Banche del Tempo che nell’epoca 2.0 si trasformano nelle Repubbliche del Tempo ovvero TimeRepublik

La repubblica del tempo

Proprio guardando un documentario sulle Banche del Tempo Karim Varini e Gabriele Donati, i due fondatori di TimeRepublik progetto tutto italiano, (sebbene la versione beta 1.0 sia solamente in inglese) si sono domandati come digitalizzare questo fenomeno del “buon vicinato”, anche quando il vicinato copre un raggio di migliaia di chilometri. Il concetto alla base di TimeRepublik è: Più tempo regali agli altri, più lo “guadagni”. “Guadagnare” regalando. Due verbi contraddittori tra loro, se non fosse per il significato che ognuno attribuisce al verbo guadagnare.
Talento e tempo lo hanno dedicato i tre sviluppatori made in Italy che hanno sviluppato la piattaforma on-line nella versione beta privata nel 21 dicembre 2012, pubblica da maggio 2013. Nel giro di pochi mesi sono 3.500 gli iscritti al portale e ben 267 i talenti offerti dagli stessi utenti.

Timerepublik e la rivoluzione del tempo

Come funziona

I requisiti fondamentali sono:
– avere un’abilità in qualsiasi settore (di categorie e sottocategorie ce ne sono a sufficienza per indovinare la propria)
tempo a disposizione
Il procedimento è facile come qualsiasi piattaforma sociale:
– basta iscriversi e completare il proprio profilo, specificando per l’appunto la propria professionalità e località.
Altro requisito è avere bisogno di un favore, per cui
– basta ricercare la professionalità che più si confà alle proprie esigenze e selzionare il talento giusto filtrando i risultati in base alla vicinanza e ai giudizi degli altri utenti di Timerepublik.
Il gioco è fatto! IL tempo impiegato per risolvere il problema lo si guadagna…. dunque un ingegnere che ha la passione per la cucina, ha regalato 2 ore del suo tempo per preparare un dolce per la festa di compleanno di un’avvocatessa bloccata in tribunale. A questo punto potrà usufruire di 2 ore per avere una traduzione dal russo da un meccanico laureato in russo!

Time Republik VS Banche del Tempo

Ma l’innovazione dov’è? Nell’avvicinare i giovani al concetto di “gratuità”. Non che non sia già chiaro, viste le attuali condizioni lavorative della maggior parte dei neolaureati e no. Ma gratuità spontanea: concetto ben diverso da quella imposta. Oltre al target sono anche le distanze ad ampliarsi. Infatti mentre le Banche del Tempo, rispondono alle esigenze di un pubblico più adulto e locale, in Timerepublik le comunità si creano in qualsiasi parte del mondo; basta che ci sia qualche iscritto. Inoltre al momento della registrazione, invitando degli amici si acquisiscono subito delle ore da poter spendere, facilitando così la nascita di comunità. Ad esempio in Italia quelle di Padova e Milano sono le più attive. L’innovazione è nel non dover spendere il 46% delle ore per pagare in tempo i “dipendenti” che si occupano della segreteria, dell’amministrazione e della promozione dell’attività sul territorio. Questo è uno dei motivi che ha spinto i fondatori a contattare tutti i presidenti delle Banche del tempo in Italia per spingerli ad aderire alla piattaforma. La risposta? Un sonoro no, ad eccezione del di Ettore Morsiani, presidente della Banca di Modena, l’unico ad aver compreso l’opportunità che Time Republik rappresenta per le “vecchie” Banche. Gli altri? Paura della concorrenza? Dell’innovazione?

Timerepublik e la rivoluzione del tempo

Il tempo come nuova forma di business

Regalare il tempo dei propri dipendenti come forma di pre-ammortizzatore sociale. In un’ottica di economia collaborativa e di condivisione delle proprie risorse tra le aziende. Ad esempio, un’azienda in difficoltà potrebbe prestare in cambio di ore di tempo i suoi dipendenti ad un’altra società che necessità temporaneamente di un maggior numero di lavoratori. Ipotizzando un’estensione del meccanismo delle BdT alle imprese, si potrebbero ideare soluzioni concrete agli attuali problemi economici, così da evitare le conseguenze negative che si ripercuotono sul piano sociale.
Inoltre anche i singoli utenti possono trarre vantaggio dall’appartenenza a questa comunità. Infatti se piattaforme come TimeRepublik fossero aperte alle aziende, queste avrebbero la possibilità di scegliere professionalità attestate grazie alle recensioni, di cui Linkedin ancora non si avvale. Inoltre rendendo pubblico il proprio CV, le opportunità di lavoro potrebbero raddoppiare: si potrebbe essere assunti non solo per le capacità “professionali”, ma anche per le proprie passioni.

Conclusioni

Forse il tempo non potrà mai sostituirsi a una forma di scambio monetaria, altrimenti l’economia come girerebbe? Però mi piace pensare che in un mondo in cui il tempo è denaro, c’è anche spazio per chi usa il tempo come denaro. Un po’ naif come pensiero, forse…

Marketing Low Cost: Alessandro Martemucci presenta il Corso Online di Ninja Academy

Ve lo abbiamo già anticipato all’interno del post di presentazione: nel corso del mese di ottobre la Ninja Academy vi porterà alla scoperta degli strumenti, delle tecniche e delle strategie per ottenere il massimo con il minimo investimento!

La filosofia del Marketing Low Cost parte da qui: insegnare a non ridurre i prezzi a fronte di una diminuzione della qualità. Invece di tagliare i costi, diventa prioritario ripensare le azioni quotidiane, allocando in maniera ottimale tutte le risorse disponibili.

Il Ninja Corso Online in Marketing Low Cost per PMI & Startup – che comincia lunedì 7 ottobre e si conclude giovedì 24 ottobre, vi dà la possibilità di interagire direttamente con il docente Alessandro Martemucci grazie ai Question Time e di scaricare l’attestato di partecipazione previo superamento di un test di valutazione.

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con Alessandro Martemucci per svelarvi qualche chicca in anteprima: ecco cosa mi hanno raccontato..

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 30 settembre (oltre alle ulteriori scontistiche e ai bonus Ninja se avete già frequentato uno o più corsi Academy).

Ciao Alessandro, puoi spiegare ai nostri lettori cos’è il Marketing Low Cost?

Il marketing low cost è un nuovo approccio che mira ottimizzare e valorizzare in modo efficace le leve del marketing e della comunicazione creando un valore a vantaggio dell’azienda e dei suoi clienti. Un valore generato dall’ottimizzazione delle risorse, dall’eliminazione tutti i costi superflui che incidono sull’offerta verso i consumatori attraverso nuove idee semplici e a basso costo che migliorano i profitti promuovendo efficacemente prodotti e servizi.

Low Cost non vuol dire Low Price ovvero riduzione di prezzi a fronte di una diminuzione della qualità del prodotto o del servizio, ma al contrario implica nuovi processi da seguire per trasferire il massimo valore al cliente con il minimo investimento. Quindi viene rimesso tutto in discussione nel progettare ogni azione: dal carattere utilizzato per stampare i documenti, all’etichettatura, al packaging, al sito internet e social media, al co-marketing per abbattere le spese di stampa e distribuzione.

“Del marketing non si butta via niente”: cosa intendi con questa definizione?

Come accade per il suino di cui “non si butta via niente”, così il Marketing Low Cost ottimizza le risorse mantenendo elevato il livello qualitativo dell’offerta. La filosofia di Marketing Low Cost, è la stessa, vuol dire essere attenti a tutto rivitalizzando i mezzi minori o obsoleti, cercando di applicare i principi del “lean thinking” (pensiero snello) e recuperando anche gli “scarti” apportando nuove ed originali idee che generano valore, ottenendo così il massimo della visibilità con il minimo degli investimenti scommettendo sull’innovazione, la risorsa chiave per ogni azienda.

In questo nuovo scenario di mercato, caratterizzato da una congiuntura economica sfavorevole, non è più sufficiente tagliare i costi ma è molto più importante sfruttare in maniera ottimale le risorse disponibili, recuperando e riutilizzando tutto quello che è già presente in azienda economizzando le spese, sfruttando l’innovazione e l’open source.

Ci daresti 3 esempi di strumenti di marketing e comunicazione che vengono utilizzati nel Marketing Low Cost?

Più che di strumenti parlerei di alcuni accorgimenti o idee a basso costo che possono dare buoni risultati:

  1. Per esempio si può sfruttare la fattura o lo scontrino come strumento di marketing one to one per stimolare nuovi acquisti o favorire la vendita di altri prodotti. La fattura è uno dei documenti a cui si fa più attenzione e viene riletta più volte per ovvi motivi e allora perché non trasformarla in uno strumento promozionale?
  2. Un’idea per promuovere un prodotto presso le famiglie senza fare una campagna pubblicitaria classica, sarebbe fare un accordo di co-marketing con un produttore locale o nazionale di pasta o prodotto di largo consumo che è ben introdotto nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) facendo arrivare il messaggio dovunque e nelle “Mani” del consumatore.
  3. Come attivare un controllo continuo sulla mia brand reputation o sui competitor ed essere aggiornati quotidianamente sulle loro attività in modo low cost, semplice attivando Google Alert sul nome del Competitor o il nome dei suoi prodotti.

Qual è il segreto del marketing low cost di successo?

Il segreto del Marketing Low Cost di successo sta nell’adottare un modello di business d’avanguardia semplice da realizzare e adattabile ad ogni realtà aziendale che punta su efficienza, bassi costi e grande appeal commerciale. Marketing Low Cost ha un approccio molto concreto attraverso semplici tabelle o piccoli questionari che ci invitano ripensare strategicamente e trasversalmente ogni strumento di marketing cruciale per la vita aziendale, mettendo subito in pratica le competenze acquisite. Gli elementi chiave del successo a corredo sono: la passione, la costanza, l’intuizione.

Chi può beneficiare del marketing low cost?

Professionisti, piccole e medie imprese devono fare i conti con budget sempre più ristretti e con consumatori sempre più esigenti ai quali vogliono offrire prodotti e servizi di qualità a prezzi più competitivi.

Istituzioni, Comuni, Aziende Sanitarie, Enti locali, associazioni, consorzi, e organizzazioni con limitate risorse che vogliono implementare strategie di marketing e comunicazione più efficaci sfruttando tutti i mezzi a disposizione e migliorando l’organizzazione interna con un beneficio per la collettività.


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Knowledge for change. Be Ninja!

12 cose da sapere prima di incontrare un business angel

Raccogliere soldi, essere finanziati, trovare un investitore: è questa forse la più grande ossessione di una startup, una volta raffinata l’idea e concepito il prototipo. Talmente forte che porta spesso a trascurare aspetti diversi ed altrettanto importanti dell’impresa: sentimenti ed umori del mercato, i bisogni dei propri clienti, il modello di business, tanto per citarne alcuni

E’ vero che spesso si parte senza soldi, autofinanziati, o al massimo con qualche prestito da parenti ed amici. Ma se lo sviluppo richiede finanziamenti, nell’asfittico panorama creditizio italiano (e non solo), un investitore lo si dovrà trovare per davvero. Qual è allora il profilo ideale della donna o dell’uomo che crederà nella vostra azienda?

Ma prima di sedervi al tavolo è ovviamente fondamentale prepararsi nei minimi dettagli. No basterà essere bravi a presentare il vostro progetto. Dovrete anche posizionarsi correttamente rispetto e sapere esattamente cosa cercano gli angels

Siamo partiti ad un lavoro fatto dal Young Entrepreneur Council (YEC), integrato con le nostre personali considerazioni, nello stilare la “lista delle cose da sapere” prima di sedersi al tavolo di un angel

Avere pazienza

Non siate ingordi. Puntate ai soldi che vi servono per tagliare il prossimo traguardo, per poi pensare al successivo finanziamento quando se ne avrà veramente bisogno (tranne che ovviamente si presenta l’opportunità del tutto e subito). Molto meglio concentrare tempo ed energie sullo sviluppo della startup, e pensare ai soldi quando veramente necessario

Essere lungimiranti

Chiudete un round di finanziamento pensando sempre che ad un certo punto ce ne sarà un successivo dove cederete ulteriori quote dell’azienda. Se già con il primo finanziamento scendete al 51% dell’azienda, sarete con le spalle al muro ed il rischio concreto di perdere il controllo quando avrete bisogno di altri soldi

Cercate le celebrità

Un investitore dal nome roboante può portarvi benefici in termini di visibilità e notorietà ben maggiori del capitale investito. Provate ad immaginare se Leo Messi investisse in una startup magari legata al mondo del calcio! Può però anche trattarsi di un coltello a doppio taglio: più sono celebri e “pubblici” gli investitori, più sono probabilmente impegnati e meno utili alla causa della startup in termini di consigli, contatti e network

Essere preparati

Sapere quanto valete, di quanti soldi avete bisogno, del vostro “limite massimo” che siete disposti a cedere in termini di azioni per una certa cifra. Siate conservativi e lasciatevi un margine. Chiedete sempre qualcosa in più di quello di cui pensate di avere bisogno. Siate pronti a mettervi nelle scarpe dell’investitore ed a spiegargli perché l’investimento produrrà benefici

Non cercare solo soldi

Uno dei benefici chiave che dovete ottenere da un investiture è l’accesso all’esperienza “industry” specifica del vostro settore. Questo vi aiuterà nell’andare avanti, e nello sviluppare il prodotto e la base di partner industriali e di clienti. Oltre alle conoscenze tecniche, è fondamentale utilizzare il network di contatti e conoscenze che l’investitore può ed ha l’interesse a mettere a disposizione

Conoscere le clausole

I round di finanziamento sono spesso accompagnati da molte clausole che gli investitori proporranno o che voi potreste voler proporre. Familiarizzate con termini quali drag-along, tag-along e così via. Ne avrete bisogno

Farsi desiderare

Il miglior modo di attirare un investitore è forse quello di lasciar intendere che non si ha bisogno di loro. Sviluppate il vostro prodotto, create eccitazione e buzz intorno ad esso, e tenete aggiornati i vostri potenziali investitori. Seduceteli

Cercare chi ha finanziato startup simili

Chi sono gli angels che hanno finanziato i vostri concorrenti, oppure startup nel vostro settore nell’ultimo anno? Questi hanno probabilmente le conoscenze specifiche che ci possono farvi comodo, e possono essere propensi a continuare ad investire in un settore dove evidentemente credono

Farsi presentare

Farsi presentare da qualcuno conosciuto e che gode della fiducia dell’angel è fondamentale. Sapete quante decine di pitch ricevono alla settimana? Un buon biglietto da visita, ed una buona parola, possono aumentare la possibilità di sedersi al tavolo

Costruire una relazione per tempo

Non aspettate di avere bisogno di soldi costruire relazioni con investitori. Mettetevi nei loro panni, meglio scommettere su un totale sconosciuto o su una persona che già si apprezza a prescindere dal progetto che propone?

Minimizzare il rischio

Investire in una startup è una scelta piena di rischi ed incertezze. Molti investono in cinque startup sapendo che quattro falliranno, e sperando che il guadagno con l’unica di “successo” più che compensi le perdite sugli altri fronti. Fate sentire a vostro agio gli investitori con le vostre conoscenze, le risposte puntuali alle loro domande, dati freschi ed originali (vendite, tassi di conversione, redditività dell’acquisizione), su cosa vogliono i vostri clienti e quali sono i punti chiave del vostro progetto

Mostrarsi esperti

Dovete essere i massimi esperti (o quasi, o quantomeno apparire) del settore dove vi proponete. Conoscere il mercato, le persone più influenti, i competitor e le loro peculiarità sono solo alcuni esempi di come dimostrare le proprie conoscenze. Aiutate gli investitori a fidarsi di voi ed a credere che raggiungerete con buona probabilità i vostri obiettivi