Con YouTube & co la tv diventa “All you can eat – and create”

Negli ultimi anni si è parlato di fenomeni di consumo attivo dei contenuti culturali, soprattutto televisivi, da parte degli utenti. L’ingresso di YouTube nel panorama mediale, nel 2005, ha dato un significativo slancio a questo processo. Da allora abbiamo visto migliaia di video user generated di ogni tipo, dai più banali a quelli più sofisticati.

Ma da quando il primo video è stato caricato su YouTube, il mondo dell’online video è stato completamente stravolto per dimensioni, qualità, sfera di influenza. Da contenitore esclusivo di user generated content, YouTube e le altre piattaforme si sono progressivamente trasformate in fornitori di PGC, ovvero professionaly generated content.

Esse sono diventate luogo privilegiato delle attività di ridefinizione dell’offerta e delle strategie di comunicazione di emittenti e brand, così come della condivisione di materiali di qualità anche da parte degli utenti, che hanno di fatto contribuito a creare nuovi modelli di contenuto o rimodellarne di vecchi.

Il palinsesto personalizzato dei servizi online

  • Facilità di accesso anche da mobile
  • Ampia disponibilità di materiale audiovisivo
  • Possibilità di “navigare” tra i contenuti secondo flussi logici personali
  • Predisposizione alla ri-elaborazione e condivisione dei contenuti

Secondo queste caratteristiche si presenta all’utente l’offerta di video online. Il grande vantaggio di questi servizi rispetto alla tv tradizionale è la possibilità che questi offrono di crearsi un palinsesto davvero personalizzato e di interagire con i contenuti, i suoi creatori e l’audience intera. Nonché di distribuire e remixare i contenuti massmediali presenti su quelle che sono di fatto grandi librerie online.

La struttura dello streaming online ha portato all’amplificazione del fenomeno di consumo detto “binge television“, ovvero la visione di diversi episodi di uno stesso programma in un breve lasso di tempo, a mò di maratona. Una visione compulsiva, che permette all’utente di navigare tra gli episodi e ridefinire il percorso di lettura.

Questo tipo di programmazione risponde ad un bisogno di consumo personale e ad un tempo collettivo di prodotti culturali. Che aprono il passo a fenomeni fandom sempre più articolati, come i “fanvids” o i “supercuts”.

Mashup, remix, supercut, gif, sono tutti fenomeni di rielaborazione critica dei contenuti che si sono riproposti recentemente sul web, ma che rispondono ad un’antica e diffusa pratica: “riutilizzare” cultura per crearne di nuova.

I supercuts

Il termine è stato coniato da Andy Baio nel 2008, definendoli “montaggi ossessivi-compulsivi di videoclips, che isolano meticolosamente ogni occorrenza di un singolo soggetto, normalmente cliches, frasi, e altri tropi”.

Il principio retorico che sta alla base dei supercuts è la ripetizione, procedimento linguistico “che produce una successione di membri uguali o solo leggermente variati nella forma, nella funzione sintattica o nel senso” (fonte Wikipedia)

Il singolo utente lavora dimostrando di avere grande conoscenza del prodotto mediale, e altresì volontà di spendere una fetta consistente del suo tempo libero per creare un nuovo contenuto, a tutti fruibile, a partire dalla disgregazione di un contenuto conosciuto e condiviso. Sono, in tutto e per tutto, una forma di analisi critica e/o creativa che a volte può fornire alla collettività nuovi spunti interpretativi del contenuto.

L'”amateur montatore” si applica in diversi settori socio-culturali, dalla televisione alla politica. Supercut.org è un sito dedicato alla documentazione del fenomeno, dove possiamo trovare la stragrande quantità dei supercuts diffusi in rete.

Ecco alcuni esempi, che spaziano dalla televisione al cinema, di supercuts e fanvids.

Conoscete altri esempi interessanti di rivisitazione di contenuti massmediali?

Perché Instagram stimola la depressione

Un recente studio ha mostrato che chi passa molto tempo su Facebook a guardare i post degli altri (soprattutto le foto) e condivide poco materiale personale può sviluppare più facilmente invidia e risentimento.
Ma cosa succede se applichiamo questi risultati ad un altro social, basato esclusivamente sulle foto, cioè Instagram?

La supremazia delle foto

Secondo la Dr.ssa Toma dell’University of Wisconsin–Madison “le foto (e i relativi mi piace e commenti) sono gli elementi di Facebook che influenzano di più l’autostima“; su Instagram, che è totalmente basato su questi tre elementi, l’effetto sull’autostima può essere ancora maggiore.

Guardo, valuto, invidio

Cosa succede alle persone quando vedono pochi like sulle proprie e migliaia su quelle di altre persone?
La foto ha un impatto emotivo più forte di un aggiornamento di status; se io guardo la foto di un’altra persona, la comparazione tra me e l’altro è immediata; questa valutazione può generare un sentimento di inferiorità e quindi di invidia.
Può anche attivarsi quella che Krasnova chiama la “spirale dell’invidia” con due “rivali” che postano foto sempre più belle e intriganti per vincere la competizione virtuale con l’altro.

Instagram: il tempo è zero

Quando vediamo una foto su Instagram ignoriamo che, forse, c’è voluto molto tempo per scattarla/selezionarla/migliorarla e non in tutte le foto la persona viene bene: vediamo solo il risultato finale.
Mentre quando siamo noi a postare una foto, che fatica a volte per trovarne una adeguata!
Questa discrepanza di percezione del tempo (“io ci metto tanto, gli altri essendo più belli/più felici di me ci mettono pochissimo”) può ulteriormente colpire la nostra autostima.

Aiuto, lo stalker!

Su Instagram la percezione di essere disturbati può essere maggiore: se su Facebook e Twitter condividiamo elementi testuali, articoli, link e riceviamo dei commenti, li percepiamo più “freddi”, proprio perché li vediamo riferiti al contenuto del post; su Instagram è più facile che il contenuto siamo noi, quindi la nostra reazione è più emotiva.
Chiedetelo alle vostre amiche: vi confermeranno che i commenti dei maschietti sulle loro instafoto sono percepiti come un tentativi di approccio (e a volte lo sono realmente ;))

Ninja Master: scopriamo i segreti dell'E-Commerce con Giovanni Cappellotto!

Continuiamo a conoscere i docenti del Ninja Master Online in Digital Strategy & Social Media Communication, altrimenti noti come il Digital Dream Team. Questa volta è il turno di Giovanni Cappellotto, docente del modulo in E-Commerce (come progettare e gestire uno store online), con cui mi sono confrontata per darvi un’anteprima degli argomenti che tratterà nelle sue ore di lezione.

Ecco la nostra intervista: augurandovi una buona lettura, vi ricordo che lo sconto Early Booking  è valido sino al 4 novembre 2013.

Dici di te che sei un “Fan dell’acqua calda e della ruota” : cosa intendi con questa definizione?

Le cose semplici sono quelle che funzionano meglio. Voglio dire: vendere è un’arte da sempre, sempre la stessa cosa da migliaia di anni. Vendere e comprare è una cosa che distingue gli uomini dagli animali…è come il pollice opponibile! Dunque, è esattamente un’attività sociale, ed un’arte. Come tutte le attività sociali esistono da sempre e contraddistinguono l’attività umana, le regole fondamentali sono sempre le stesse: trattare bene i clienti, esporre bene la merce, avere il giusto prezzo, ma soprattutto vendere le proprie promozioni.  

Si può declinare il tutto in senso E-commerce: un bravo venditore vende bene in un negozio fisico, in un mercato ambulante e vende bene online. Non sono le macchine che vendono, non è il computer che vende, non è un software che vende. Quando mi trovo di fronte aziende che mi dicono: è meglio Prestashop o Magento. Io dico: puoi farmi nomi di 20 software per fare vendita, in realtà dietro un buon software ci devono comunque essere delle persone umane, che espongono la merce, la mettono in evidenza! Perché ci sono negozi che funzionano meglio a parità di piazza? Ci sono negozi che funzionano meglio, perché le persone che li gestiscono sono in grado di gestire efficacemente merce e clienti. 

 

Cosa dovranno aspettarsi i nostri Ninja dal tuo modulo? Quali competenze acquisiranno?

Nel primo blocco tratterò la definizione di un modello di business. Attenzione, non parlerò di business plan. Io sono contrario ai business plan, credo siano delle figure statiche che vanno bene per realtà statiche. Quello che funziona sul web è un modello di business dinamico.

Fondamentalmente, come si costruisce un modello di business? Cosa devo analizzare per capire il mio modello di business? Quanto devo incassare perché valga la pena fare qualcosa? Parlando di soldi, non parliamo di divertimento: se sbagli, rischi di sbagliare tragicamente. Il 70% degli e-commerce chiude dopo un anno: in fondo è una buona notizia, hai il 70% di possibilità di fare una cosa che non funzionerà mai!

Nel secondo modulo, invece illustrerò come si imposta un’attività di vendita che abbia successo. Indipendentemente dalla piattaforma, come devo fare in modo che il mio prodotto emerga sugli altri, e quali sono le caratteristiche che devo seguire per agganciare il cliente e trascinarlo velocemente all’ acquisto.

Potresti darci un assaggio delle case history che presenterai?

Riguardo le case-history, posso farti due esempi che approfondirò. La prima riguarda un’azienda vinicola che vende un unico prodotto, prosecco, declinato in 30 etichette diverse. Tu puoi chiamarlo millesimato, extra-dry o in altri modi, ma fondamentalmente è sempre lo stesso prodotto. Dunque, come fare a fare vendite con un unico prodotto? Come profilare il cliente all’ interno di un’e-commerce di piccole dimensioni? Come costruire un modello basato sul ciclo di vita del cliente?

Il secondo invece è un caso più complesso. E’ un’azienda con 400 punti vendita in tutta Europa, produce 2,5 milioni di camice l’anno ed apre 5 e-commerce in diversi paesi europei. Come gestire l’e-commerce a fianco di una rete commerciale esistente e far lavorare di più anche la rete esistente? Come non creare conflitti ed integrare la vendita online e la vendita offline?

Come vedi il futuro dell’e-commerce in Italia? Potresti farci una panoramica veloce su sfide da affrontare ed opportunità da cogliere?

Il futuro lo vedo interessante: le persone sono sempre più collegate alla rete, utilizzano sempre più gli strumenti per informarsi sui prodotti. Vista la particolare conformazione della distribuzione in Italia, che vede molta piccola distribuzione e molta grande distribuzione che funziona molto bene in alcune aree del paese è completamente diversa dalla situazione in Germania o in Inghilterra. Io credo che la cosa più interessante in Italia sia la miscelazione tra online ed offline, e questo potrebbe essere molto più avanti rispetto agli altri paesi.

Fra cinque anni ci saranno la metà dei negozi che esistono adesso: la metà che rimane sarà completamente diversa. L’e-commerce è un meccanismo che integrerà le attività di acquisti online con gli acquisti offline. Anche i centri commerciali adotteranno e-commerce alimentari, è un progetto a cui sto lavorando.

 

Knowledge for Change! 

Be Ninja! 

La carta è dura a morire, il giornalismo tradizionale sfida il digitale [INTERVISTA]

Jeff Jarvis, critico dei mezzi di informazione, sostiene che “non ci sono giornalisti, c’è solo il giornalismo”. Giornalismo che, nella sua definizione, non è un contenuto né un nome, né un’industria o una corporazione ma che, in quanto servizio esercitato ormai ben oltre le mura di redazioni e di generi narrativi, ha lo scopo di informare i cittadini e aiutare le società a strutturare la loro conoscenza in modo che, scegliendo autonomamente chi sia davvero una loro fonte giornalistica, possano organizzarsi meglio.

Nel nuovo giornalismo convivono però anche alcuni paradossi. Il bello è che, per una volta, il paradosso non è un fatto limitante in termini di opportunità da cogliere: sappiamo per esempio che The Guardian, nonostante venda solo duecentomila copie in cartaceo, è il terzo sito tra i quotidiani di tutto il mondo con 40 milioni di visitatori unici al mese, di cui un terzo solo negli Stati Uniti, luogo dove l’edizione cartacea del quotidiano inglese è quasi introvabile perché la sua strategia di espansione globale non è basata sui ricavi in edicola, ma sulla pubblicità online. Nonostante questo, l’eccellenza del suo lavoro dimostra che per raggiungere tanti lettori non è necessario scendere a compromessi con la qualità giornalistica.

“Quei bordelli del pensiero che si chiamano giornali”

È su questi elementi che sto cercando di fare il punto della situazione sul business dell’informazione online in Italia attraverso una mia indagine sulle preferenze dei lettori tra giornali e blog, e l’utilizzo di applicazioni mobile e social media per cercare e condividere informazioni.

Quel che è già emerso fino ad ora è che esiste un mercato sottovalutato, che invece è in crescita, capace di rinnovare il business dell’editoria. Ne ho parlato con Andrea Carignano, a capo di un nuovo progetto de La Stampa… no, non in edizione web. “Con La Stampa abbiamo iniziato una sperimentazione nello scorso dicembre che ancora oggi prosegue, con 2, 3 edizioni interattive alla settimana. L’idea è di rendere cross-mediale il giornale, ovvero dare approfondimenti digitali al lettore del quotidiano” spiega Andrea, CEO di Seac02.it.

Pensavate che la carta fosse definitivamente morta?

“Quello che abbiamo imparato è che i lettori oggi si aspettano l’interattività e apprezzano di più alcune tipologie di contenuti, come i commenti del direttore o dei vice direttori alle notizie principali e gli approfondimenti sui redazionali o sulle notizie di cultura o politica, i quali spesso aggiungono un rimando al loro sito per avere un ulteriore livello di approfondimento”.

Con il nostro progetto, così, serviamo da un lato il lettore, che scaricando AR-Code può su alcuni articoli accedere a contenuti interattivi, dall’altro lato (ed è una novità) la redazione de La Stampa a cui abbiamo fornito un Backend (Editor visuale, drag & drop) per gestire autonomamente i contenti prima della stampa del giornale.
Questo backend è pensato per andare incontro alle esigenze della redazione, velocità di inserimento delle immagini/pagine da rendere interattive, semplicità di utilizzo, pubblicazione online immediata, considerando che tipicamente le notizie vengono caricate dei giornalisti tra le 20 e 2 di notte dopo i comitati di redazione della sera.

Probabilmente La Stampa ad oggi è il primo quotidiano che sta utilizzando uno strumento di questo tipo con continuità (8 mesi) non solo per eventi sportivi, e sta abituando il lettore al suo utilizzo“.

Quindi è questo che fate con Seac02 per “rendere il mondo migliore”?

“Cerchiamo di migliorare il livello di conoscenza delle cose che ci circondano rendendo immediatamente disponibili per l’utente informazioni utili o di intrattenimento in maniera semplice e veloce.
AR-Code, la nostra piattafomra di realtà aumentata di cui sopra, è nata con questa Vision”.

Scherzi a parte -ma neanche poi tanto- in che modo i progetti di realtà aumentata di Seac02 sono, oltre che innovativi, anche sostenibili nel lungo periodo per un’azienda cliente?

“Il nostro punto di vista è che la realtà aumentata debba essere vista come strumento per “estrarre” i layer digitali che appartengono ad ogni oggetto della nostra vita quotidiana.

Un palazzo ad esempio contiene informazioni digitali che riguardano la sua storia, gli eventi socio politici che vi sono stati vissuti, gli eventi personali (sentiment) delle persone che lo hanno visto o visitato. La RA, grazie a una gestualità ormai consolidata (cioè inquadro con lo smartphone) permette a chiunque di accedere a queste informazioni quando è di fronte all’oggetto di interesse.

Per le aziende è un modo nuovo di fare branding, erogando servizi e trasferendo conoscenza e valore al cliente finale.

Ad esempio, inquadrando la mia lavatrice potrei ricevere tutte le indicazioni utili per scegliere il programma migliore con cui lavare il capo di cui, a sua volta, ho scansionato l’etichetta e ricevuto i dettagli di lavaggio. Oppure, posso inquadrare una scatola di fusilli e ricevere la ricetta per cucinarli compreso di elenco cross branding di prodotti suggeriti, o ancora, inquadrare la locandina di un film al cinema e vederne trailer, recensione e trama nella mia lingua prima di entrare in sala. Quest’ultimo servizio si chiama Cinematografo.it ed è già disponibile su AR-Code, in Italia e in altri 13 Paesi”.

A proposito di evoluzione dell’editoria in senso digital e open, mi hai twittato qualche giorno fa che

 

…si può dire in un certo senso che allora il giornalismo tradizionale sfida il nuovo giornalismo? Quali sono, quindi, i nuovi scenari dei contenuti diffusi in cartaceo?

“Io non credo che il giornalismo sia finito, credo che la RA rappresenti l’elemento crossmediale di congiunzione tra l’oggetto fisico (il giornale) e il mondo digitale.
Nel caso dei quotidiani, la RA è una sorta di lente di ingrandimento che permette all’utente di ricevere approfondimenti sulla notizia che sta leggendo in quel momento senza dover accedere a un pc o cercare la news.
Questo incrementa anche le possibilità di interazione live, l’espressione “a caldo” delle proprie opinioni o la proposta di contenuti personalizzati legati alle preferenze o agli interessi dell’utente stesso”.

Arriviamo al business model: si parla tanto di native journalism o brand journalism, cioè di nuovi modelli pubblicitari applicabili ai prodotti editoriali digitali. Per quanto riguarda invece l’AR nell’editoria tradizionale, quali sono le revenue stream di cui possiamo tener conto?

“Le strade che stiamo sperimentando (ribadisco sperimentando perché l’app è realmente nuova e la tecnologia non è ancora stata assimilata in modo omogeneo da chi si occupa di advertising) sono diverse:

1. proponiamo servizi che consentono ai brand di fare inserzioni tramite banner o sponsorizzazioni con la possibilità di geolocalizzare e dunque “declinare” il contenuto in realtà aumentata a livello di città, regione, nazione o anche singolo quartiere

2. permettiamo ai brand di “aumentare” il prodotto oggetto di un product placement su redazionale per, ad esempio, garantirsi un link diretto al sito o al servizio di e-commerce o in alternativa contenuti aggiuntivi di intrattenimento

3. consentiamo di fare raccolta lead premiando i clienti che accedono al servizio e si registrano con contenuti premium

4. nell’ambito di operazioni di instant win e treasure hunt, siamo in grado di creare collegamenti tra gli spazi urbani (luoghi) e le affissioni ouf of door per ingaggiare l’utente e invitarlo a raggiungere il punto vendita desiderato

5. attiviamo sistemi di revenue sharing per servizi premium comprati direttamente dall’utente dello smartphone”.

Dal punto di vista marketing secondo me il mercato dei dispositivi AR (in crescita!) trova grandi opportunità, effettivamente dimostrando che non è ancora arrivato il momento, per la carta, di morire sotto la diffusione della digitalizzazione: ma a parte il compito di “vendere copie”, secondo te quali sono gli altri obiettivi che si possono raggiungere in questo senso?

“Rispondo in maniera sintetica: convergenza. Anche l’editoria televisiva chiede in questo momento di usare il second screen con le stesse finalità con cui lo richiede la carta stampata e con gli stessi modelli di business.
Il traguardo mi auguro possa essere tracciato da un filo rosso chiamato RA che consentirà di connettere carta, web, mobile, TV, spazi urbani”.

Per chiudere: la professione giornalistica cambia non solo in conseguenza ai mutamenti tecnologici, ma anche perché la società dei lettori chiede sempre più spazio alla deontologia al di là dei nomi noti o delle esigenze commerciali.

Secondo me, di questo devono tener conto gli investitori dell’impresa editoriale: per quanto riguarda il mercato di dinosauri italiani, in particolare, oggi più che mai suggerisco ai produttori di contenuti di abbandonare la pretesa di affermare una sola soluzione buona per tutte le stagioni. Perché se è vero che il web ha aperto le porte del mondo, non lo ha sostituito solo perché noi ci siamo buttati completamente dentro.
Occhio perciò alla strategia di lungo termine: la partita delle nuove professioni che funzioneranno nell’editoria è in atto.

E ora ditemi la vostra.

Project 26: l'alfabeto in 26 film per i typography lovers

 

Gli amanti del design alcune volte amano anche i film. Ma, soprattutto, molto spesso amano anche la tipografia perciò quando ho visto questo alfabeto illustrato da Doaly ho pensato di aver fatto bingo! Infatti ogni film è rappresentato da una lettera e possiamo trovare ogni genere di film, vecchi e nuovi, di fantascienza, commedia, horror, thriller.

 

 

Il progetto è stato chiamato “Project 26“. Doaly si è dato l’obiettivo di creare 26 lettere per 26 film in 12 ore. Come si può vedere in Carrie, King Kong e in The Godfather (Il Padrino) tutte le lettere hanno un chiaro e sottile rimando alla trama o a cose significative del film che rappresentano.

 

 

Creare tutte e 26 le lettere in meno di 12 ore è un lavoro abbastanza gravoso e se Doaly è riuscito a creare questi piccoli capolavori in così poco tempo, non riesco ad immaginare cosa possa creare con più tempo a disposizione!

 

App of the Week: Qwiki, trasforma foto e video in piacevoli mini-film!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testati per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Quale migliore app per augurare a tutti voi buone vacanze, se non Qwiki?! Un’app tanto semplice quanto sfiziosa, perfetta per organizzare e condividere foto e i video scattati durante i viaggi estivi!

Qwiki infatti, con un solo tap, riesce a dar vita a bellissimi mini-film da far vedere ad amici, parenti o followers. L’app raccoglie le foto ed i filmati migliori dal Rullino fotografico del tuo iPhone o iPod Touch e li monta in modo autonomo, grazie alla “bacchetta magica“. Un modo davvero unico e originale di condividere i tuoi momenti di vita più belli.

Il mini-filmato, formato da un mix di istantanee e spezzoni dei tuoi video, conterrà anche musiche di sottofondo e didascalie esplicative, per rendere tutto più piacevole ed attraente.

Ma l’esperienza di Qwiki non finisce qui. Se il montaggio automatico del mini-film non ti soddisfa, non c’è nessun problema: ogni filmato è completamente personalizzabile, infatti potrà essere ulteriormente modificato nelle musiche, nei testi descrittivi, nei filtri e negli scatti scelti dall’app. In questo modo, puoi dar vita a mini-filmato perfetti!

Una volta che il montaggio è terminato, puoi scegliere di condividere il tuo “Qwiki” con chi vuoi, sia tramite e-mail, sia attraverso i social network Facebook e Twitter. Potrebbe essere un modo interessante ed originale per aumentare il numero di follower e fan.

Di seguito un video demo sul funzionamento di Qwiki su iPhone.

Qwiki è disponibile gratuitamente su App Store, per iPhone, iPad e iPod Touch.

Bed Fan: il condizionatore "da letto" per la vostra estate

Bed Fan: il condizionatore "da letto" per la vostra estate

Bed Fan: il condizionatore "da letto" per la vostra estate

Bed Fan è il condizionatore appositamente studiato per superare la temibile barriera rappresentata dalle lenzuola e immettere l’aria lì dove serve, a differenza del condizionatore tradizionale che, poveretto, si limita a rinfrescare l’intera stanza.

Siamo in piena estate e ci concediamo un post ironico su questo prodotto davvero particolare. 🙂

Se siete tra quelle persone che adorano dormire con l’aria condizionata accesa ma allo stesso tempo non riescono a farlo senza avere addosso un lenzuolo o una copertina (state dicendo sul serio?), Bed Fan è il device che fa per voi.

Si tratta infatti di una torre con tanto di remote control che può essere posizionata a fianco del letto, nel punto più congeniale alle esigenze dell’accaldato, in modo che l’aria rinfreschi proprio l’area corporea desiderata: una brezza piacevole per dare sollievo alle notte afose.

Bed Fan: il condizionatore "da letto" per la vostra estate

La direzione dell’aria può essere adattata all’altezza del letto, essendo la base ruotabile di ben 180° (ma ricordatevi di non lasciare pericolosi batuffoli di lanuggine sotto il letto).
Il wireless remote control è retroilluminato, così da poter essere individuato anche durante la notte; il dispositivo, inoltre, pare sia semplicissimo da montare.

Bed Fan è prodotto dalla Brookston e costa circa 100 dollari. Prima di lasciarvi a riflettere se regalarvi questo bizzarro aggeggio, vi regalo una boutade. Vi ricordate lo spot Anto’, fa caldo“? Ecco, immaginate cosa sarebbe successo se Bed Fan fosse stato inventato qualche lustro fa: un’intera strategia di comunicazione andata in malora. Pensateci, se avete un cuore.

Allora, cosa ne dite del condizionatore da letto?

A.A.A. cread.me e Societing Summer School cercano videomaker


Vi avevamo già parlato di cread.me, la piattaforma per creativi tutta italiana, fondata da Sasà Tomasello ed Enrico Scognamillo, ricordate?

Dopo aver superato la prova del fuoco con il primo Portfolio Contest, cread.me incontra il progetto #RuralHub e decide di supportarlo con un contest dedicato alla 4° edizione della Societing Summer School. Un invito aperto agli utenti della community, videomaker di professione o appassionati che vivono attaccati alla loro handycam!

Vediamo l’iniziativa nel dettaglio: dal 5 al 19 agosto è possibile partecipare al #RuralHub Contest dedicato interamente alla Societing Summer School, una sette giorni di discussione su social innovation, downshifting e rural solution con 16 qualificatissimi docenti.

L’evento, che si svolgerà a Salerno dal 24 al 30 agosto, è alla ricerca di un videomaker (o di un piccolo team) che documenti tutta la manifestazione con miniclip ed interviste a docenti e studenti per sintetizzare poi l’intero progetto in un videoclip.

Partecipare al contest è semplice e gratuito, così come l’iscrizione alla piattaforma: basta andare su cread.me e compilare il form per la registrazione, completare il profilo e caricare un video: si può scegliere di partecipare al concorso utilizzando un video già presente nel portfolio o crearne uno ad hoc.

Quattro semplici passi permetteranno a chi vuole partecipare, l’accesso al contest #RuralHub:

  1. pubblicare un video nel portfolio su cread.me
  2. accedere al proprio video all’interno del proprio portfolio
  3. aggiungere il video semplicemente cliccando sul link “Partecipa al contest #RuralHub” nella fascia gialla
  4. cercare di farsi votare dalla community e dalla giuria per vincere!

I premi in palio saranno assegnati in base alla posizione che si otterrà a fine contest in classifica (controllabile qui) e così suddivisi:

1° premio: copia del libro “Societing Reloaded: pubblici produttivi ed innovazione sociale” di A. Ardivisson ed A. Giordano (EGEA 2013) e T-shirt RuralHub

2° premio: copia del libro “Societing Reloaded: pubblici produttivi ed innovazione sociale” di A. Ardivisson ed A. Giordano (EGEA 2013)

3° premio: T-shirt RuralHub

Il premio più ghiotto – una borsa di studio per la partecipazione alla Societing Summer School – verrà assegnato dalla giuria composta da Alex Giordano (co-fondatore di Ninja Marketing e direttore dell’Accademia mediterranea di Societing), Gennaro Fontanarosa (coordinatore generale dell’Accademia mediterranea di Societing) e Michele Sica (contadino 2.0).

Partecipate alla competizione e vincete la Societing Summer School con cread.me. Cosa aspettate, Ninja? 🙂

Famous Shoes, scarpe famose indossate da icone della cultura pop [INTERVISTA]

Avete mai provato a riconoscere un personaggio a partire dalle scarpe che indossa?

Federico Mauro, designer avellinese trapiantato a Roma ha creato Famous Shoes, un’incredibile serie di immagini, sintesi iconica e minimale di un film o di un personaggio proprio a partire dalle scarpe che ognuno di loro solitamente indossa. Da Micheal Jackson a Lady Gaga, passando per Martin McFly, Steve Jobs e Mark Zuckemberg la lista di personaggi è lunga..

Abbiamo fatto qualche domanda a Federico, già autore della serie di immagini Eyewear – che in pochissimo tempo ha fatto il giro della rete – per cercare di carpire davvero tutti i suoi trucchi ed i segreti del suo successo.

Parliamo un po’ di te, di cosa ti occupi esattamente?

Federico. 33 anni. Avellinese che vive a Roma. Sono Art Director e Multimedia Designer. Da tre anni lavoro in Fandango dove mi occupo della comunicazione dei film. Principalmente realizzo i poster delle nostre produzioni e le campagne di comunicazione – soprattutto viral o unconventional – anche se ultimamente mi sto dedicando ad altre cose come ad esempio la realizzazione di sequenze animate per i titoli dei film.

Quali scarpe indossi in questo momento?

Onitsuka Tiger bianche con strisce blu e rosse.

Da quale idea sei partito per elaborare il tuo concept “Famous Shoes”?

Prima di Famous Shoes avevo già realizzato Famous Eyeglasses. L’idea non credo affatto sia così originale, ma in linea con molte creazioni sul web che hanno lo stesso approccio: una sintesi iconico e minimale di un film o di un personaggio. Questa volta ho avuto un approccio diverso, invece che partire da un personaggio sono partito da un oggetto.

Nel caso degli occhiali mi sono posto una domanda semplicissima: quali sono i primi personaggi che ti vengono in mente a cui abbiamo sempre associato un raccordo con gli occhiali che indossavano?

Cinema, musica, letteratura, politica, storia.. quando componevo le immagini sapevo subito quali montature trovare su Google tanto erano impresse nella mia memoria. Posso dire che è stato un gioco. Semplice, divertente ed immediato. Come ogni buona idea.

Mi sono reso conto, anche grazie al successo inaspettato che il progetto ha avuto in tutto il mondo, di aver toccato una corda emotiva particolarmente sensibile e di facile identificazione e rappresentazione. Ho pensato dunque che era possibile estendere il concept, l’idea, anche ad altre cose, ad altri oggetti. Allora ho pensato alle scarpe, poi alle chitarre e da pochi giorni ho lanciato il progetto sulle “armi famose” e ne sto realizzando ancora molti altri. La parte che preferisco è scoprire queste associazioni, mi diverte molto.

Quanto tempo ti è servito per sviluppare questo progetto?

Il progetto è nato prima su Facebook, sul mio profilo, che uso spessissimo per condividere cose e capire quello che le persone che mi seguono pensano. Quando ho pensato a come svilupparlo ho cercato il modo più semplice possibile, lavorando sulla bassa risoluzione e senza forzare la ricostruzione degli oggetti. Sono tutte immagini che trovo su Google. Non credo che il mio sia un lavoro complesso ed elaborato dal punto di vista della grafica o dell’illustrazione, credo solo che ci sia una buona idea alla base. Il progetto è tutto nell’idea. Ovviamente una volta individuate le immagini vengono comunque elaborate con un intervento di postproduzione. Il grosso del tempo lo impiego più per le ricerche, per individuare le foto giuste, i collegamenti e poi anche per adattarle al concept.

Qual’è il prossimo progetto al quale ti dedicherai?

Sto realizzando i Cappelli Famosi e poi anche la serie dedicata a Cibo e Drinks ma mi arrivano ogni giorno molti altri suggerimenti da utenti che sono davvero interessati a sviluppare altre idea.. vedremo.

Strategie di SEO & SEM? La parola a Davide Pozzi & Gianpaolo Lorusso, docenti del Ninja Master!

Ve li abbiamo già presentati, ed ora iniziamo a conoscerli meglio. Parliamo della rosa docenti del Ninja Master Online in Digital Strategy & Social Media Communication, il Digital Dream Team del marketing digitale italiano. Apriamo le danze con Davide “Tagliaerbe” Pozzi e Gianpaolo Lorusso, docenti SEO & SEM, che ci danno qualche ghiotta anticipazione sulle tematiche che affronteranno all’interno del loro modulo.

 

Ciao Davide e Gianpaolo! Iniziamo con una domanda a Davide: “Successo è dare valore, nella vita come su Google”. Che significato ha la frase con cui ti presenti per il tuo lavoro?

Significa che bisogna lavorare sempre con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone che incontriamo sulla nostra strada. Dobbiamo aiutare gli altri ad evolvere, ad offrire valore e – nel caso del posizionamento sui motori di ricerca – a creare dei contenuti davvero utili per chi ne fruirà: sono profondamente contrario al posizionamento di risorse inutili, che danneggia Google ma soprattutto i suoi utenti.

 

Stessa domanda per Gianpaolo. La tua citazione è “Il successo non è guadagno facile, ma poter essere orgogliosi di quello che si fa”. Puoi darci un’illuminazione sul significato?

Moltissimi web marketer, anche bravi, mirano soprattutto a far soldi rapidamente e senza fatica, lanciando e-book, eventi o corsi che alle spalle non hanno alcuna solida esperienza sul campo. Io preferisco fare meno cose, ma strutturarle bene, avendo la certezza che saranno utili tanto a persone alle prime armi, quanto a chi lavora sul proprio progetto web già da qualche anno. La gratitudine di chi ho aiutato a crescere negli ultimi 10 anni mi dà soddisfazioni che spesso vanno molto al di là del guadagno. La mia citazione nasce da questo.

 

Passiamo alle tematiche del vostro modulo. Potreste farci una rapida prospettiva sulle tattiche e gli strumenti che i nostri guerrieri acquisiranno attraverso le vostre lezioni?

[Davide, SEO] Io sono per una “SEO biologica”, etica, basata sui contenuti di alta qualità e non sui trucchetti rischiosi. E’ vero, i link sono ancora alla base, ma la SEO sta evolvendo rapidamente abbracciando altre materie “limitrofe”, e infatti nel mio modulo si parlerà anche di Social e, più in generale, di Inbound Marketing.

[Gianpaolo, SEM] Gestire efficacemente un account AdWords sta diventando sempre più difficile. Capire i principi di funzionamento della piattaforma è fondamentale per non sprecare parte o tutto il proprio budget. Nelle 2 ore di modulo in SEM partirò dalle basi dell’impostazione di un account per arrivare a indicare tutte le principali attività di ottimizzazione di una campagna. In AdWords non esistono ricette magiche, ma, se la scelta del set di keyword (o di posizionamenti) è valida, gli annunci sono fatti bene e il targeting è corretto, ottenere buoni risultati è solo questione di tempo. In questa sessione mostrerò la via che io percorro sistematicamente per impostare le mie campagne. 10 anni di errori saranno pur serviti a qualcosa, no? 😉

 

È davvero possibile comprendere il comportamento dei consumatori attraverso le loro ricerche online?

[Davide, SEO] Sì, almeno in parte è possibile. E infatti Google sta cercando in tutti i modi di far utilizzare agli utenti il suo social (Google+) o comunque di fare in modo che si logghino ad uno dei suoi tanti servizi, per raccogliere quanti più dati possibili sulle abitudini e i comportamenti della gente. Cosa che Facebook fa da sempre 🙂 

Un consiglio per realizzare un’efficace strategia di SEM? Come integrare la performance della SEM ai risultati organici della SEO?

[Gianpaolo, SEM] Ogni progetto web ha le sue specificità, ma, se i motori di ricerca sono un canale importante per il nostro target, allora devo considerare la SEO e la SEM come due facce della stessa medaglia. Da questo punto di vista anche presidiare con il keyword advertising il proprio nome brand può essere poco costoso e avere riscontri interessanti. Mentre la rete display AdWords (cioè gli spazi pubblicitari gestiti da Google in altri siti web) può essere un jolly importante da giocare se il motore non dà i risultati attesi.

 

 

Qualche commento da aggiungere, prima di salutarci? 

[Gianpaolo, SEM] Aggiungerei solo che il web marketing è così vasto e in movimento che bisogna avere l’umiltà di ammettere che ci si deve continuamente formare sulle novità e ascoltare differenti punti di vista. Diffida da chi si autodefinisce “guru” del web. O sta tentando di prenderti in giro o ha capito poco di quello che fa.

Grazie mille ai nostri docenti! Ci vediamo online al Ninja Master Online in Digital Strategy & Social Media Communication! 😉

 

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