Spoleto, il ristorante dove non paghi se ti senti bella [VIDEO]

Le catene di ristorazione negli ultimi mesi non ci hanno abituati a campagne di marketing e comunicazione che definiremmo memorabili. Tra qualche endorsement un pò tirato e collaborazioni, restando in tema, difficili da digerire per alcuni, vogliamo parlavi di questa bella iniziativa della catena brasiliana Spoleto, che offre ai suoi clienti cucina italiana versione fast food.

Beautiful Women Don’t Pay“. Le donne belle non pagano. O meglio, quelle che si sentono tali. In occasione della Festa della donna (l’operazione risale dunque a qualche mese fa, ma il video è stato diffuso online da poco) il brand ha deciso di celebrare un’idea di bellezza che va oltre a quella che il più delle volte riesce a conquistarsi l’onore dei media.

Ad ogni donna che si accingeva a pagare il conto, un cassiere poneva una domanda tanto semplice quanto in grado di far trasalire ogni cliente: “Sei bella?“. Muniti di specchietti e un sorriso, i dipendenti del ristorante hanno coinvolto le consumatrici in un’esperienza gratificante, per il portafoglio e per sè stesse.

Senza dubbio questa è stata un’operazione di grande rilevanza per la brand image di Spoleto, e che a noi è piaciuta molto perché in grado di creare un’emozione positiva in grado di diffondersi anche in rete.
E speriamo che siano state davvero tante a non pagare quel giorno 😉

Wattio: per controllare il consumo di energia anche fuori casa

Wattio: per controllare il consumo di energia anche fuori casa

Wattio: per controllare il consumo di energia anche fuori casa

Tante, anzi moltissime volte ci siamo chiesti quanto consumiamo e cosa possiamo fare per risparmiare energia.

A tal proposito è nato un progetto, pubblicato su Indiegogo, di nome Wattio, il quale si basa su un sistema che permette di visualizzare in tempo reale il consumo di energia della propria abitazione semplicemente tramite computer, tablet e smarthphone. Il suo funzionamento si basa su dei dispositivi facilmente installabili nella propria abitazione, dai quali si potrà controllare tutto tramite l’apposita applicazione web-based.

Ma l’installazione? Nulla di più semplice!
Wattio è composto da una spina, demoninata “The Pod“, che va collegata al muro come una normale presa, da qui partirà il segnale che consentirà un controllo a distanza dell’applicazione grazie al gateway intelligente di sistema.  Gli utenti, tramite l’apposita applicazione, potranno definire i livelli di consumo, l’orario e programmare l’accessione e lo spegnimento del dispositivo collegato.

Wattio: per controllare il consumo di energia anche fuori casa

Ma vediamo più nei dettagli come funziona (Tutte le immagini e le informazioni sono state raccolte su www.wattio.com).

Risparmio energetico. Questo è un kit composto da dispositivi wireless che consentono di raccogliere informazioni riguardo il consumo dei nostri elettrodomestici. Il tutto tramite una rete di switch che ne permetterà il controllo. Con questo sistema si può arrivare a risparmiare circa 300 euro l’anno, oltre alla riduzione
dell’emissione di anidride carbonica nell’ambiente, di circa 850Kg l’anno.

Il sistema di sicurezza. Con questo kit finalmente potrete uscire di casa tranquilli. Infatti il sistema è composto
da un “controllo di intrusione” che vi avverte qualora vi siano strani movimenti nella vostra abitazione. Un’altra capacità è quella di rilevare fughe di gas, portando allo spegnimento automatico dell’apparecchio pericoloso.

Comfort. Grazie a Wattio si può anche controllare un termostato intelligente che controlla l’accesione e lo spegnimento automatico del riscaldamento domestico, permettendo di risparmiare circa il 40% dell’energia. Potremmo finalmente essere immersi in un ambiente caratterizzato dalla temperatura ideale.

Salute. Il sistema Wattio è anche attento alla salute. Infatti il kit è dotato di un “rilevatore di caduta” che va inserito sul polso e grazie a quest’ultimo avverrà una segnalazione al cellulare qualora vi sia una caduta. Oltre a questo abbiamo un sistema di avvertimento qualora una persona esce di casa, grazie ad un sensore collocato sulla porta d’ingresso.

Il sostegno finanziario per il progetto è stato di $90000. La data di uscita è stata programmata per agosto 2013, con un prezzo al pubblico stimato di $220,00.

Una domanda conclusiva è d’obbligo: per quanto riguarda il consumo del dispositivo stesso? Tranquilli è a basso consumo energetico, in fondo se fosse il contrario sarebbe un po’ paradossale! Non trovate?

[yframe url=’https://www.youtube.com/watch?v=LR4vx53Fg1A’]

Corso Online in Digital Content Marketing: pianifica strategie di contenuto vincenti!

Traditional Marketing talks at people.
Content marketing talks with them. (Doug Kessler).

Content is king, ora più che mai. Sappiamo bene che il marketing tradizionale non è più efficace nel catturare l’attenzione del consumatore 2.0. Ci vuole un marketing che stimoli una conversazione attiva e dia un valore aggiunto all’esperienza di fruizione senza interromperla o disturbarla.

La chiave è nel Digital Content Marketing: creare e condividere contenuti digitali utili, coinvolgenti ed originali, che risuonino emozionalmente con il pubblico e facciano scattare la scintilla della viralità. Il web offre potenzialità e spunti pressoché infiniti in tal senso: social network, blog, infografiche sono solo alcuni esempi. Ma un’ottima idea creativa non basta. All’ideazione dei contenuti va affiancata un’efficace pianificazione della loro pubblicazione, secondo un piano editoriale strutturato volto a raggiungere gli obiettivi definiti.

Con questa premessa, Ninja Academy propone il Corso Online in Digital Content Marketing per introdurvi alle dinamiche del marketing dei contenuti e dell’esperienza.

Le strategie più efficaci per impostare progetti di Content Marketing di successo, i principi della Sharing Economy, impostare una narrazione che racconti efficacemente il Brand e come sfruttare le leve dell’Engagement, sono solo alcuni degli argomenti che i nostri Ninja Master Francesco Gavatorta, Strategic Planner per DGTMedia, ed Alberto Maestri, membro del TEDx Reggio Emilia, entrambi autori del manuale “Digital Content Marketing: Storytelling, Strategia, Engagement”, illustreranno nell’intenso percorso formativo di 10 ore, che includerà fondamenti teorici ed esempi concreti di best practice.

Digital Content Marketing

Francesco Gavatorta | Alberto Maestri

SCOPRI IL PROGRAMMA COMPLETO!

Per partecipare al Corso Online in Digital Content Marketing basta un computer, una connessione internet, una postazione comoda (la vostra scrivania in ufficio, il divano di casa, una sdraio in spiaggia?) e tutto il vostro entusiasmo Ninja. Tirate un sospiro di sollievo: niente stress da “studente fuori sede”. Quindi, rilassatevi ed accedete all’aula virtuale, dove potrete visionare le slide mentre i docenti spiegheranno live gli argomenti in programma. E se qualche spunto ha particolarmente stuzzicato la vostra curiosità e fremete per maggiori spiegazioni, ci saranno le ore di Question Time per poter soddisfare il vostro desiderio di conoscenza, interagendo direttamente con i docenti.

Che succede se non riuscite ad essere presenti online al “suono della campanella”? #keepcalm and #nopanic, niente note sul registro 😉

Pochi giorni dopo la diretta, le lezioni saranno disponibili online sulla piattaforma e-learning. Quindi, potrete non solo avere accesso a tutte le presentazioni, ma anche rivederle ogni qualvolta vogliate.

Il corso comincia lunedì 1 luglio e si conclude venerdì 12 luglio. A fine corso, vi proporremo un questionario: rispondendo correttamente a tutte le domande, potrete scaricare l’attestato di partecipazione e diventare Ninja Qualified!

Digital Content Marketing

DIGITAL CONTENT MARKETING
[Online, Luglio 2013]

DESTINATARI

Il corso è rivolto a tutti coloro che si stanno rendendo conto della crescente importanza per aziende e brand di parlare ai consumatori in modo nuovo, attraverso i contenuti digitali e le leve dello storytelling e dell’engagement.

In particolare in corso in Digital Content Marketing è rivolto a:

Imprenditori | Responsabili Comunicazione e Marketing | Brand/Product Manager | Consulenti | Social Media Strategist e Planner | PR & Event Manager | Account Manager | Blogger | Studenti e neolaureati | Creativi | Copywriter

PROGRAMMA

Introduzione: come e perché oggi il contenuto è indispensabile per fare web marketing

➪ Social web e social media: che cosa è cambiato?
➪ Sharing Economy e principi della condivisione
➪ Buzz e Viral Marketing: come e perché al centro c’è il contenuto
➪ La risposta delle aziende: introduzione al digital content marketing

Storytelling e Web Marketing

➪ Cos’è lo storytelling e come si crea una narrazione efficace
➪ Applicazione dello storytelling alle attività di comunicazione interna ed esterna. Content curation e content creation
➪ Case History con al centro la narrazione

Pianificare una strategia vincente di Digital Content Marketing

➪ Quali aziende possono produrre contenuti?
➪ Perché produrre contenuti?
➪ Quali contenuti digitali scegliere? Il content mix
➪ Come definire ROI e timing?

Back to the future: uno sguardo al futuro del Contenuto Digitale

➪ Nuovi contenuti all’orizzonte
➪ Il nuovo valore del contenuto
➪ Nuovi modelli di business per il social web

NINJA MASTER

FRANCESCO GAVATORTA | Strategic Planner per DGTMedia

Francesco GavatortaSi laurea in Comunicazione Multimediale e di Massa con una tesi sulla Bomba Atomica come mezzo di comunicazione. Lavora per La Stampa web e Testawebedv (ora Bitmama) prima di entrare alla Scuola Holden di Torino dove consegue un Master in Tecniche della Narrazione e rimane a lavorare come Responsabile dell’Area Web e del Social Media Marketing. Oggi è Strategic Planner per DGTMedia. Dal 2011 scrive per Ninja Marketing. Ha collaborato con diverse agenzie e pubblicato alcuni racconti per Liberaria Editrice.

ALBERTO MAESTRI | Social Media Editor

Alberto Maestri

Laureato in Marketing e Strategia, ha studiato e lavorato anche a Parigi. È stato uno dei 25 partecipanti worldwide al Weave The Future Project organizzato dal Gruppo Marzotto, e fa parte del team organizzativo del TEDx Reggio Emilia.

Editor di Ninja Marketing, negli ultimi anni ha pubblicato online centinaia di articoli sul tema del Social Web; collabora con la digital agency BEWE su progetti legati a strategie di Social Media Marketing.

I VANTAGGI DEL CORSO ONLINE

✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Question Time in diretta per esporre dubbi e domande e interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Attestato di partecipazione


SCONTO EARLY BOOKING 

Entro il 24 giugno: 199 € 
Dopo il 24 giugno: 249 €

Digital Content Marketing

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
Be Ninja!

Come si pronunciano i nomi dei marchi? Ce lo insegna Bomoda!

Louis Vuitton, Hermès, Versace… e voi siete a conoscenza del corretto modo in cui vanno pronunciati i maggiori names del lusso? In virtù di questo colossale dubbio, Bomoda, che offre ogni giorno al pubblico femminile cinese pillole di stile oltre che e-commerce di lusso, ha deciso di realizzare un video in cui insegna la corretta pronuncia dei maggiori luxury brands.

Eppure, Bomoda, evidenzia come anche i newyorkesi siano ignari di quale sia la pronuncia corretta e per dimostrarlo ha realizzato delle interviste durante le quali i passanti dovevano leggere ad alta voce dei luxury brand names. Guardate il risultato!

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=F49SqgZ3FwA’]

 

 

Game of Thrones diventa una mappa della metropolitana

Game of Thrones è certamente una saga molto conosciuta, al contrario degli spostamenti che hanno coinvolto i personaggi della serie, impegnati a viaggiare tra regni, castelli e nazioni nemiche.

Con una infografica (cliccando sulla mappa potrete vederla in versione ingrandita) di ispirazione metropolitana Juicy Squid ha illustrato tutto questo,  trasformando ogni luogo della serie in una fermata ed ogni linea metropolitana nel percorso intrapreso da ciascuno dei personaggi durante i primi cinque libri della saga fantasy di George R. R. Martin.

Ecco perché oggi tutti hanno una startup

Ricordo i professori universitari ridicolizzare gli studenti ogni qualvolta rispondevano “il manager!” alla domanda Cosa vuoi fare dopo la laurea? Posso solo immaginare, in maniera dolceamara, che lo stesso avvenga oggi quando rispondono “lo startupper“.

C’è qualcosa che mi affascina nell’esplosione del fenomeno startup in Italia. E mi diverte quando si trasforma in moda: lo startupper ha il suo lessico, le sue cerchie, i suoi strumenti, i suoi format-eventi. Startup = meme. E questa componente modaiola la intravedi inevitabilmente in tante idee deboli, stiracchiate e tese come un arco di Ulisse davanti ai Proci.

La vedi nell’ossessionata ricerca di visibilità, nella lotta per il premio iper-locale o nazionale che sia, nell’hashbragging, nei business model egocentrici, nella bella ignoranza di qualsiasi exit strategy, nel meraviglioso Maserati problem, nel piegarsi alle volontà del primo investitore che capita e immaginarlo al centro di una religione monoteistica. Il tutto mentre si promuove la propria piattaforma, che è chiaramente in grado di superare Facebook, abolire le email, diventare virale, cambiare il commercio online ed offline – mi puoi firmare un NDA? (Startupper, ringraziate Ottavio per questo video.)

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=CLQ1V9OGwKc’]

Insomma, è evidente che molte startup sono fini a sé stesse. Ma sotto questo strato per fortuna solo superficiale, c’è un cambiamento. Ed è questo quello che mi affascina, al di là delle cristallizzazioni stereotipate: è il modo in cui le startup provano ad invertire la sfera mainstream e la sfera underground nel mercato del lavoro (a tal punto che questa feticizzazione autoreferenziale della disruption potrebbe rischiare un giorno di istituzionalizzarsi al pari dello status quo contro cui in primis lotta oggi lo startupper).

La vera disruption non è contenuta solo nelle migliaia di intuizioni geniali che si annidano nelle startup italiane e mondiali. E’ piuttosto nell’annullamento del concetto di fedeltà alla propria azienda. Il posto fisso, la lunga carriera interna, chiamiamola come vogliamo. Non c’è più il desiderio di una linea retta disegnata dal datore di lavoro nelle nostre vite, perché adesso la fedeltà vogliamo giurarla solo a noi stessi, alla nostra abilità a disegnare percorsi per noi – e per i nostri compagni di viaggio. Il percorso più breve e bello per arrivare all’orizzonte non è per forza quello che abbiamo fino ad oggi intravisto in semplice linea d’aria.

Cambiamo tutto“, scrive Riccardo Luna. Mi chiedo quale potrà essere l’impatto sul sistema educativo. Il lavoro non c’è e la laurea non te lo assicura; come spiega Alex Payne, uno dei primi dipendenti di Twitter, “le startup sembrano, specie attraverso la lente d’ingrandimento dei media, l’unico segno di vita in una landa ormai desolata“. Se è vero che il lavoro esprime la potenzialità della nostra autorealizzazione attraverso una sistematica soddisfazione del senso di scopo, la startup è la forma organizzativa che per eccellenza ci consente sul lavoro la massima espressione teleologica: perché nasce (o dovrebbe nascere) già gravida della propria exit strategy. E qui mi viene in mente Alex Brunori, il quale un giorno mi spiegò che più dell’inizio delle cose è importante la loro fine. O meglio, il come finiscono.

Lifetime employment vs. lifetime employability

Ieri la metafora visiva più utilizzata per descrivere il lavoro era quella della scala. Ma oggi quale useremo? Guardiamo in parallelo all’evoluzione del concetto di ufficio: dal cubicolo all’open space, ora uno spazio intangibile e temporaneo tra ambiente di co-working e la cloud.

Ieri il patto psicologico tra datore di lavoro e dipendente si fondava sulla stabilità e sulla prevedibilità. Erano solo queste le due direttrici della motivazione nel lavoro. Adesso quello stesso patto psicologico si è spostato sugli assi del mutuo valore e della volatilità. Dammi più valore ed io aumenterò il tuo. Migliorami, trasformarmi, rendimi pronto per la mia prossima ventura – pensa il founder, il developer, il designer, l’investor – ed io migliorerò e trasformerò il tuo business per il meglio.

Adesso il fattore critico di successo è saper massimizzare gli impatti tra diversi network personali. Ed alimentarli a vicenda. E’ lo scenario della coopetition, il mio dipendente di oggi potrebbe essere il mio concorrente domani. L’adattabilità all’ambiente iper-cangiante, requisito così importante per l’evoluzione Darwiniana, investe oggi con piena veemenza il mondo del lavoro, in barba alle clausole di non competizione. Se del resto la generazione dei millennial si fonda sulla tensione alla partecipazione alla reason why che anima i brand, questo aspetto si riverbera anche negli employer brand. E qui la cultura startup – gonfia di significato, di anima e di perchévince sulla cultura corporate.

Sono ovvie le implicazioni in termini di personal branding: “un dipendente che aggiorna il suo profilo su LinkedIn o costruisce un’ampia audience per sé su Twitter sta facendo un favore alla tua azienda, non compiendo un atto di infedeltà”, dicono Hoffman, Casnocha e Yeh. HubSpot, una software company del Massachusetts, ha istituito la policy per cui un dipendente può portare a cena chiunque ritenga essere una persona intelligente; sarà spesato dalla compagnia senza neanche bisogno di chiederle l’approvazione.

Perché quindi adesso sembra che tutti vogliano occuparsi di startup? Perché emerge una componente più umana, seppure solo apparentemente più individualistica, della concezione del lavoro. Pretendiamo cioè, a torto o a ragione dipende dall’età anagrafica di chi giudica, che vita e lavoro coincidano. Perché in fondo in ognuno di noi startupper alberga questa segreta profonda ambizione, alimentata dalle parole di Steve Jobs: “Non vedo la mia vita come una carriera: faccio cose. Reagisco alle cose che succedono. Non è una carriera. È una vita!” Ed oggi è più facile che questo oggi si avveri, per molti, e dappertutto.

Ritorno alla terra: i nuovi imprenditori agricoli con laurea e cravatta

“Vai a zappare la terra!”; “ Le tue sono braccia sottratte all’agricoltura!”; “Non sei bravo in questo campo, ti consiglio quelli di patate!”

Quelli che una volta sarebbero stati insulti, epiteti, o moniti insindacabili di mediocri professori liceali oggi potrebbero essere genuini complimenti ed incoraggiamenti rivolti al primo della classe.

Come mai?

I numeri

Il settore agricolo è l’unico (o quasi) a registrare una crescita in Italia. E se industria (-5,8%) e servizi (-1,1%) arrancano, è proprio il settore primario a registrare un aumento del PIL prodotto pari all’1,1% secondo l’INSTAT. A questo, si accompagna un incremento delle assunzioni del 3,6%, concentrato soprattutto al Centro Italia.

Coldiretti stima che saranno 100.000 i nuovi posti di lavoro creati nei prossimi tre anni pari al 10% della forza lavoro attuale. Ma il dato che (non) sorprende si evince guardando alla carta d’identità ed al curriculum dei nuovi imprenditori agricoli: le imprese guidati da giovani sotto i 35 anni sono aumentate del 4% in Italia nell’ultimo anno. E molti di questi hanno una laurea in tasca (oltre il 30%) oppure la licenza superiore (oltre il 70%).

Scelta o necessità?

Il lavoro manca. La terra c’è, è vuota ed ha bisogno di lavoratori ed imprenditori. Bastano queste due semplici considerazioni a giustificare questa piccola rivoluzione. Giovani laureati disillusi di poter avviare la carriera per cui si erano preparati e che la società, la famiglia, le convenzioni avevano per loro o con loro tracciato. Meglio la disoccupazione, il precariato, una vita lavorativa avara di soddisfazioni oppure un’avventura, una scommessa, un tentativo di fare impresa? Probabilmente la seconda.

C’è poi chi la carriera l’aveva messa in piedi, in tempi migliori. Carriera improvvisamente stroncata da un licenziamento, magari per efficentare (parola molto di moda) la struttura costi dell’azienda o dello studio dove ci si era “fossilizzati” da 10 anni. Forza lavoro spesso qualificata e competente, difficile da reinserire nel mercato lavorativo, che decide di investire i propri risparmi per reinventarsi imprenditori agricoli. Questa è “necessità”.

Ci sono altri che coscientemente, ed intenzionalmente, decidono di non avviare la carriera preconfezionata per cui si erano preparati, o che decidono di punto in bianco di mollare l’ufficio e reinventarsi in campagna.

I motivi sono da ricercare innanzitutto nel diverso clima sociale che ruota intorno all’agricoltura. La generazione giovane d’oggi è figlia di un’Italia prevalentemente operaia ed impiegatizia, a differenza di quanto avveniva 20-30 anni fa, quando i giovani provenivano spesso da famiglie contadine. Da che mondo è mondo, l’uomo è scontento di quello che ha e spera per le prossime generazioni qualcosa di diverso. I padri di una volta sognavano l’ufficio e l’attività impiegatizia per i propri figli, a differenza di un’attività agricola sinonimo di arretratezza ed ignoranza. I padri di oggi, scontenti di quello che fanno, non avversano a priori l’agricoltura e non la considerano degradante come un tempo. In una società fortemente dominata dalle convenzioni e dall’apparire, è una forte barriera e retaggio del passato che viene a crollare.

Un secondo motivo è riconducibile all’ondata della green economy e della cosiddetta decrescita felice. Si ricercano stili di vita più sani ed a contatto con la natura, da contrapporre alla vita frenetica e vuota delle città e delle grandi carriere. Chi me lo fa fare? In un recente articolo avevamo affrontato il fenomeno dell’autoproduzione di frutta e verdura e dei razionali emotivi e psicologici che ne stanno alla base.

Un terzo motivo, altrettanto importante, è un mero calcolo di convenienza. Basta guardare l’andamento del prezzo di molti prodotti agricoli per rendersi conto che fare l’imprenditore agricolo oggi è sempre più conveniente. Tanto per fare qualche esempio, in base ai dati FAO, il prezzo del pomodoro è cresciuto dell’85% in 10 anni, quelle delle arance del 113%, le mele dell’80%

Scelta o necessità? Probabilmente scelta e necessità

Consigli per aspiranti agricoltori

Inventarsi imprenditori agricoli non è facile. La prima domanda potrebbe essere: cosa coltivo? La scelta andrebbe fatta in logica di mercato. Quali sono le colture per cui la produzione è scarsa, i prezzi sono in aumento e che garantiscono maggiori possibilità di vendita e profitto? Per rispondere a questa domanda, un raccolta statistica dai portali FAO ed INSTAT può essere un ottimo inizio. Non pensare poi ovviamente al consumo alimentare dei propri prodotti. Utilizzi industriali (ad esempio per cosmesi o farmacia) possono giustificare la produzione di una particolare varietà, e capire tramite esperti quali sono i cambiamenti in atto può essere fondamentale per muoversi con anticipo nel mercato. Andrebbero poi ovviamente privilegiate le culture più “facili” da coltivare (niente frutta tropicale per iniziare tanto per fare un esempio).

Non fare tutto da soli. Costruire una squadra, un progetto, è fondamentale anche in questo campo. Le giovani aziende di maggior successo sono quelle basate su un mix di competenze che permettono di gestire a tutto tondo la catena del valore, puntando in particolare ad accorciare le distanze con il consumatore. Fate rete con il comparto agricolo di riferimento.

Cercate per quanto possibile di minimizzare il capitale investito. Affittate il terreno invece di comprarlo, cercate in affidamento un terreno comunale abbandonato, prendete accordi con altre aziende per la condivisione di trattori e macchinari agricoli.

Non dimenticate infine di adattare il vostro progetto ai ritmi della natura. Biologico, stagionalità, compostaggio e scelta di varietà capaci di adattarsi ed amalgamarsi al territorio.

Dimenticavo: olio di gomito, in abbondanza!

Fashion Camp: artigianalità Made in Italy in vetrina al Temporary shop

Mancano pochi giorni al  Fashion Camp, l’appuntamento dedicato a moda e nuove tecnologie, che si terrà il 7 e l’8 giugno alla Cattedrale di Fabbrica del Vapore, a Milano.

Artigiani 2.0, designer della filiera corta, brand etici, fashion e beauty blogger, start-upper e digital influencer saranno i protagonisti di un fitto calendario di unconference, workshop e eventi gratuiti per il pubblico: l’artigianalità targata Made in Italy si sposa con l’innovazione e percorre nuove strade.

Da non perdere il  Temporary Shop, un’area del  Fashion Camp interamente dedicata ai giovani designers:
un palcoscenico privilegiato per iniziare a far circolare i propri prodotti e il proprio nome, una vetrina mercato dove vedere e acquistare abbigliamento e accessori realizzati in collezioni originalipezzi unici e a tiratura limitata.

Tutti i brand presenti sono stati selezionati da Tamara Nocco, e sono  caratterizzati da forte creatività, innovazione, ma soprattutto amore per la moda e ricerca stilistica.

Un assaggio di ciò che troverete in vendita? Si va dagli accessori Nanot, interamente prodotti in un piccolo laboratorio artigianale fra le colline toscane, ai gioielli minimal in vetro di Murano di Contessa Rosafosca, dai bracciali di Jin-ki realizzati con tessuti importati dal Giappone, alle t-shirt Teeshare reinventate con ricami a mano, serigrafie e poesie.

 

Ecco la lista completa dei designer presenti, un vero e proprio concentrato di sapienza artigianale e innovazione:
atelier dream shabby chic
by alis
contessa rosafosca
carmela lacerenza
denita kudus- delihasanovic
fempaglia
gin-ki
hilda maha
l’abito che vorrei
la tela del ragno-cachemire
le barababac
lalla’s
mara garbin
nanot
sefem design
serenapolettoghella
teeshare
whoartyou

A caccia di trend durante il Capri Trendwatching Festival 2013

Anche quest’anno l’isola di Capri è stata cornice perfetta del Trendwatching Festival, tenutosi il 3 e 4 maggio 2013, organizzato dalla Fondazione Capri.

L’evento, a cura della trendwatcher Elena Marinoni, si è proposto di comprendere le prossime evoluzioni riguardanti il rapporto tra identità sociale e consumo, tra ciò che siamo e cosa compriamo, cercando di capire come stanno cambiando i luoghi dello shopping.
Durante queste due giornate di riflessioni, confronti e idee i partecipanti hanno avuto l’opportunità di prendere parte a dibattiti ai quali hanno partecipato grandi nomi del panorama nazionale ed internazionale, come Massimo Banzi, Henry Mason, Alex Giordano e Zygmunt Bauman, special guest del CTWF2013.

Proviamo a riassumere l’analisi effettuata dall’osservatorio “Compro, Dunque Sono?” e i dati emersi dal Capri Trendwatching festival 2013.

L’analisi: quali sono i fattori che spingono il cambiamento che coinvolge i consumatori, le pratiche di consumo e i luoghi del retail e della shopping experience?

1. La crisi: i consumi in Italia hanno registrato un crollo che va oltre il 5%
2. Le nuove tecnologie: in particolar modo i social network hanno un impatto consistente nelle nostre vite.

Il mix di questi due fattori porta al consumo consapevole da parte dei consumatori reloaded: al giorno d’oggi acquistare diventa una competenza che richiede passione, tempo e dedizione.
La definizione di reloaded conferisce al consumatore un potere fin ora sconosciuto: grazie a questo potere, ciascuno può contribuire in maniera attiva allo sviluppo dei prodotti, diventando partner e committente delle aziende.
E le aziende? Di certo non possono stare a guardare: devono permettere ai consumatori di collaborare, inventando nuove formule per coinvolgerli.

Anche i luoghi dello shopping cambiano: nascono nuove tipologie di negozi che stanno a metà tra reale e virtuale, che mescolano lo shopping con l’entertainment e rendono la pratica di acquisto un’esperienza da ricordare.

Come è stata condotta l’analisi?

Urbanwatchers ed etnografi digitali sono andati alla ricerca di deboli segnali di cambiamento nelle piazze delle città che sono basi di incubazione di nuovi trend. Essi hanno avuto il compito di guardare luoghi reali e virtuali, raccogliendo oltre 200 casi che esprimono una discontinuità che potenzialmente potrebbe trasformarsi in trend globali.
In seguito, questi segnali deboli sono stati ricondotti ad alcuni denominatori comuni, dei pattern ricorrenti che caratterizzano l’evoluzione del settore.
I dati raccolti hanno permesso la costruzione di una mappa che aiuta a comprendere il panorama complesso in cui viviamo attualmente.

Cosa è emerso?

I principali trend individuati sono:

Trend Digitail: (digital+retail) vede l’affermarsi di e-commerce e negozi virtuali.
La rete si afferma come luogo dello shopping, dove i consumatori possono condividere ciò che intendono acquistare e ricevere un feedback immediato.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=WmuO3WSEEdw’]

Trend Mixed Reality: nascono negozi in bilico tra reale e virtuale che permettono esperienze di shopping multicanale.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=2wcRlZhkM-s’]

Trend Responsible Retail: la responsabilità sociale si qualifica come prerequisito fondamentale che un brand deve possedere.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=yN3aNF9G2iw’]

Trend Surviving Crisis: sorgono iniziative volte a facilitare il risparmio come negozi gratuiti, trysample (negozi a tariffa flat), monete complementari con valore di buoni sconto, ecc.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=H1n7NdaFXt0′]

Trend Immersive Experience: negozi che ricreano esperienze caratterizzate da autenticità e intimità, tesi a sollecitare la sensorialità del consumatore.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=6eYb0ebd_uc’]

Trend Shopping Event: luoghi temporanei dedicati allo shopping che ricreano uno shopping event che fa leva sull’effetto sorpresa.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=lTZOfLZ_RRg’]

Trend Sho(w)pping: lo shopping si mescola con l’arte, nascono negozi/installazione, negozi/galleria che diventano palcoscenici dove le merci si esibiscono e rendono l’esperienza di shopping memorabile.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=QlL9rw84SQM’]

Il centro di ricerche e network di comunicazione Fractals ha utilizzato una metodologia proprietaria per analizzare i trend emersi durante il CTWF2013.

Si è partiti dalle 232 evidenze emerse e analizzando il buzz generato da ciascuna di esse. Fractals ha selezionato un campione composto da circa 2000 early adopters in tutto il mondo al fine di condurre un’indagine per verificare la talkability e la usability dei diversi trend e stabilire lo stadio attuale del loro ciclo di vita.

*Fonti dell’indagine: Osservatorio Compro, Dunque sono? – 232 evidenze da maggio 2012 ad Aprile 2013, Web Audit attraverso le principali piattaforme web, Indagine Quanti/Qualitativa su un totale di 40.000 conversazioni emerse durante la fase di Audit, Focus group 2.0 su 2000 early adopters a livello internazionale.

Conclusioni: dove vanno i Trend?

Il Digitail prosegue sulla strada del successo. Nonostante l’arresto subito dall’Agumented Reality applicata all’esperienza di shopping online, nuove forme di interazione digitale emergono. Tra i trend in sviluppo è possibile citare il Social Shopping e lo Shopping Curatorship. Anche se il sottotrend dimostratosi più fertile è quello della Gamification.

Il Responsible Retail dopo aver raggiunto l’apice sta accusando un rallentamento. L’acquisizione di comportamenti green oriented da parte delle aziende non è più fattore di notizia, ma diventa una caratteristica da adottare necessariamente. L’edu-retail invece è in crescita: il punto vendita diventa luogo di apprendimento dove vengono incoraggiati i comportamenti d’acquisto informati e la cultura del prodotto.

La Mixed Reality si conferma tra i trend di consumo dei prossimi anni. In particolare, il movimento dei nuovi makers – che reclama il bisogno di personalizzazione dei prodotti – è in ascesa. Al contrario, l’ High Speed Retail, ormai mainstream, si avvia al declino.

Lo Shopping Event continua ad essere largamente apprezzato. Le strategie di marketing – sia online che offline – utilizzate per creare engagement e sorpresa sono in grado di condurre questo trend tra le prime posizioni. All’interno del trend Shopping Event è certamente da segnalare la strategia di retail denominata Artificial Scarcity: induce all’acquisto facendo leva sul concetto di rapido esaurimento dei prodotti.

 

 

L’Immersive Experience è in diminuzione, eccezione fatta per l’Intimacy che torna alla ribalta assecondando il bisogno dell’uomo di soddisfare la sua dimensione umana. Il Try before you buy ha la meglio rispetto ai blurring stores e alla multisensorialità: i consumatori necessitano di essere rassicurati e di confrontarsi con altri durante il processo d’acquisto.

Il Surviving Crisis calerà perché molti comportamenti parte di questo trend diventeranno acquisiti. Ritorna il Try Sample (finalizzato al risparmio) e nasce il Crowdbuying, versione digitale dei gruppi fisici di acquisto, che sfrutta le illimitate possibilità offerte dalla rete.

L’osservazione effettuata da Fractals rende evidente che il consumatore mostra un bisogno crescente alla conoscenza dei prodotti, nonché una tendenza al fai da te che porta la nascita del consumatore reloaded.
Egli avverte l’esigenza di tornare all’intimità, di far parte di cerchie ristrette per decontaminarsi dall’esibizionismo caratteristico dell’era dei social network.
Lo shopping non può più essere inteso in maniera convenzionale, ma subisce una contaminazione con l’entertainment, per fornire al consumatore un’esperienza unica da ricordare.
Infine, comportamenti che ora sono all’avanguardia, come il green e la social responsability, verranno gradualmente acquisiti.

Vi siete persi il Capri Trendwatching Festival 2013? Potete rimediare il prossimo anno!

Intento, ecco per voi un video riassuntivo dell’evento!

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=HT4b3hg7HmU’]

App of the Week: Pudding Monsters, aiuta i mostri-budino!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Pudding Monster è un gioco divertente, originale, avvincente, colorato, con personaggi curiosi, simpaticissimi  ed unici. Semplicemente ti terrà con le mani appiccicate allo smartphone (o al tablet) e non vorrai più staccarti!

Dai creatori di Cut the Rope, altro celebre titolo dell’azienda sviluppatrice ZeptoLabPudding Monsters è un delizioso rompicapo, in cui dovrai aiutare i mostri (costituiti da un morbido budino colorato e gelatinoso) ad unirsi fra loro per diventare più grandi e minacciosi, per salvarsi così dalle grinfie del proprietario del frigorifero di casa.

Il gioco è costituito da ben 125 livelli (con ulteriori livelli in arrivo), con un grado di difficoltà sempre maggiore man mano che si va avanti. Ogni specie di mostro ha una sua caratteristica e poteri specifici che dovrai sfruttare al meglio per riuscire a terminare tutti i livelli di gioco.

L’app ha una veste grafica piacevole ed accattivante. Lo scopo non è solo portare a termine tutti i livelli, bensì riuscire anche ad ottenere le 3 stelline per ognuno di essi, trovando la giusta disposizione ai nostri simpatici e gelatinosi amici.

C’è anche un’ulteriore sfida nella sfida: riuscire a conquistare una coroncina per ogni quadro, che si ottiene risolvendo ogni livello in tutte le sue soluzioni possibili, ossia con zero, una, due e tre stelline.

Ecco un simpatico video di presentazione dell’app.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=9HEp3b4g3Qg’]

È proprio il caso di dire “l’unione fa la forza!”!

Pudding Monsters è un gioco adatto a tutte le età, è gratuito e disponibile sia per iOS che per Android.