Le nuove regole del Team Building

Le nuove regole del Team Building

Questo post è una libera traduzione dell’articolo “The New Rules of Team-Building Activities” pubblicato su Inc.com

Al giorno d’oggi le giovani startup non si accontentano di prove di  fiducia di gruppo o partite di golf per creare coesione e spirito di squadra. C’è la necessità di organizzare qualcosa di più coinvolgente ed appassionante per tutti i membri della squadra, ma che soprattutto siano budget-friendly per l’azienda.

Di seguito riportiamo le proposte di giovani brillanti imprenditori che hanno deciso di condividere le loro esperienze e regalarci preziosi consigli in materia di team building.

1. Organizzate mini gite e divertenti happy hour

Le nuove regole del Team Building

E’ opportuno organizzare regolari aperitivi o mini gite al di fuori degli orari di lavoro per mantenere la nostra unito il team anche nei momenti di svago e relax. Considerando un budget di massimo 200 euro al mese è possibile riuscire ad organizzare almeno una volta al mese dei simpatici happy hour tra colleghi, oppure delle piccole gite fuori porta.
Justin Beck, PerBlue

2. Andate al di là del sentiero battuto

Le nuove regole del Team Building

Affittate una casa in una zona fuori città, anche isolata ma immersa nel verde, magari a solo un’ora di macchina dal centro della città e vedrete che effetto otterrete. Sfuggire dal caos cittadino spesso può essere una medicina contro lo stress della quotidianità degli ambienti di lavoro. Sarà come una fuga, ma il costo sarà astronomicamente meno importante.
Alexandra Levit, Inspiration at Work

3. Cambiate i team

Le nuove regole del Team Building

Una volta che l’obiettivo aziendale è stato raggiunto e il bilancio è a posto, provate a cambiare i team di lavoro, a volte è un bene se i componenti di una squadra non hanno mai lavorato l’uno con l’altro. Questo potrebbe essere un buon esercizio di costruzione di team efficaci a largo raggio.
Kent Healy, The Uncommon Life

4. Attivatevi!

Le nuove regole del Team Building

Spesso le migliori azioni di team building aziendale riguardano lo svolgimento di attività fisiche di gruppo. Di solito si gioca a calcio, pallavolo, softball e altri sport di squadra. E ‘molto interessante comprendere le diverse dinamiche che intervengono in un gruppo su un campo di calcetto rispetto a ciò che accade in ufficio.
Logan Lenz, Endagon

5. Tienete in considerazione la famiglia

Le nuove regole del Team Building

Si cercano sempre luoghi poco costosi ma spesso ci dimentichiamo del potenziale che possono offrire le abitazioni provate dei componenti del team. Nove volte su dieci possiamo assicurarvi che le persone sono molto più felici nel ritrovarsi in un ambiente caldo e familiare, piuttosto che in fredde sale di ristoranti o pizzerie. Cooperare però significa cucinare, pulire, mangiare, e lavorare insieme, senza lasciare al padrone di casa il lavoro sporco.
David Cohen, Aziende Tavola Rotonda

6. Organizzate una Caccia al tesoro

Le nuove regole del Team Building

La Caccia al Tesoro contribuisce ad amalgamare la colla che deve tenere legato il gruppo. Ritrovarsi in qualche zona verde e soleggiata stimola alla cooperazione e interazione anche tra chi tra le scrivanie dell’ufficio si scambia poche parole durante il giorno.
Ziver Birg, Zivelo

7. Sfamate il popolo aziendale

Le nuove regole del Team Building

Stare insieme intorno a un ottimo pasto è un modo semplice ed efficace per legare con i propri dipendenti in un ambiente a basso profilo. Non è sempre necessario andare in un campeggio appartato per ottenere un ottimo rifugio. Basta raccogliere i propri dipendenti attorno ad un tavolo, offrendogli dell’ottimo cibo e si inizierà spontaneamente a parlare.
Alex Lorton, Cater2.me

iPhone: luminosità e risparmio della batteria

Eccoci a ad un altro appuntamento con gli amici di iSpazio per la rubrica Genius Corner che risponde a tutti i vostri dubbi sui device Apple.

Oggi vediamo come funziona la luminosità automatica e le relative performance sull’effettiva durata della batteria.

Come funziona la luminosità automatica?

Il funzionamento di quest’opzione è piuttosto semplice. Andando nella sezione luminosità direttamente nelle impostazioni del nostro dispositivo troveremo un apposito slider con cui potremo settare il livello della luminosità del nostro schermo.

Da qui possiamo direttamente attivare la modalità di luminosità automatica. Lo slider in questo caso influenzerà il “range di azione” entro il quale la funzione automatica agirà.

 

Attivando quest’opzione il nostro dispositivo regolerà la luminosità dello schermo a seconda della luce ambientale esterna, aumentandola in caso di luce forte (tipicamente quando siamo fuori all’aperto sotto la luce solare diretta o direttamente sotto una fonte di illuminazione esterna) e la abbasserà in ambienti bui quando è sufficiente una luminosità minima per garantire comunque un’ottima visione dello schermo.

Nel momento in cui sblocchiamo lo schermo il dispositivo attiverà nuovamente il sensore di luce ambientale e regolerà di conseguenza la luminosità dello schermo. Successivamente se ci spostiamo in un ambiente con una luce ambientale più intensa noteremo in pochi secondi aumentare di conseguenza la luminosità dello schermo del nostro dispositivo.

Tuttavia, per limitare l’utilizzo del sensore, questo procedimento non è reversibile. Se ci spostiamo, infatti, di nuovo in un ambiente più buio noteremo lo schermo del nostro dispositivo ancora con la stessa luminosità settata, ancora, su livelli alti. Dovremo bloccare lo schermo e, al momento dello sblocco dello stesso, il sensore di luminosità, che verrà riattivato, setterà nuovamente l’impostazione di luminosità e noteremo uno schermo effettivamente meno luminoso.

Settare l’opzione di luminosità automatica mi farà risparmiare, quindi, batteria?

Nel proprio sito ufficiale, Apple ha inserito una pagina di buoni consigli per il risparmio della batteria sui nostri device. Ecco cosa dichiara Apple sulla questione:

Regola la luminosità. Un altro modo per incrementare la durata della batteria è ridurre la luminosità del display. Seleziona Impostazioni > Luminosità e trascina il cursore a sinistra per diminuire il valore. In più, attivando la funzionalità “Luminosità automatica” il display regolerà la luminosità in base alle condizioni ambientali. Seleziona Impostazioni > Luminosità e imposta “Luminosità automatica” su Sì.

Che il livello di luminosità influisca negativamente sulle performance della batteria è, certamente, un dato facilmente intuibile.

Aumentando la luminosità dello schermo, infatti, aumenta l’intensità della luce emessa da ognuno dei 6 diodi led di retroilluminazione di cui è dotato lo schermo del nostro iPhone. La naturale conseguenza è, ovviamente, un maggiore dispendio energetico. Apple ci suggerisce, però, di settare anche la luminosità automatica.

Facciamo un piccolo test con iSpazio

I nostri amici di iSpazio hanno fatto una prova per testare quanto in effetti sia efficace settare la luminosità automatica: settando la luminosità in modalità manuale ( e non automatica) e limitandola a circa il 50 %, hanno notato che, evitando telefonate lunghe e limitandosi appunto a vedere come l’iPhone reagiva a questo punto ad uso anche elevato dello schermo (tipo con uso più intenso del texting sms e chat), la durata della batteria era sensibilmente maggiore rispetto a quando si sceglie di settare la luminosità automatica.

Con questo piccolo esperimento, iSpazio consiglia di disabilitare la funzione automatica e settare manualmente la luminosità che peraltro vi permetterà finalmente di godere di uno schermo decisamente più luminoso e comunque di risparmiare al contempo l’uso della batteria.

 

 

3Ditaly store, nasce a Roma il primo negozio per la stampa 3D [INTERVISTA]

La stampa 3D si sta facendo sempre più largo nella nostra cultura, ma voi sapete di cosa si tratta? Per noi profani è molto difficile capire con chiarezza come lavora una stampante 3D e cosa può fare.

Per questo motivo abbiamo intervistato Antonio Alliva, account manager di 3Ditalia, il primo 3D printing store italiano. Il negozio, situato a Roma, è una vera e propria fucina di idee innovative!

3DiTALY è un gran bel progetto proiettato all’innovazione con un occhio di riguardo all’ecologia e alla riscoperta dell’artigianato, come nasce l’idea?

Proprio così, 3DiTALY più che un negozio vuole essere un concept store del 3D printing. Si tratta di una start-up fondata da Antonio, Giampiero, Alessandro e Carlo (media 28 anni). Siamo quattro freelance provenienti da diversi ambiti operativi ma uniti da un’unica passione: la stampa 3D! Il mondo dei makers e il concetto di DIY sono cose che ci hanno letteralmente contagiato, e desideriamo che queste novità si diffondano al più presto anche in tutta Italia, anche nelle zone più “restie” alle innovazioni. Il nostro store è la nostra immagine; un laboratorio culturale in continua evoluzione, fabbrica di idee, officina di creatività.

Siamo pienamente convinti che nei prossimi dieci anni ciò che abbiamo imparato verrà applicato al mondo reale. Questo è solo l’inizio della 3° rivoluzione industriale!
Abbiamo iniziato seguendo contest in giro per l’Italia, workshop formativi e fiere di settore che hanno accresciuto in noi la voglia di rischiare in questo progetto.

Oggi gli aspiranti inventori, designers, o imprenditori non sono più alla mercè delle grandi aziende per vedere realizzati i loro prodotti. Anche i non esperti, grazie all’utilizzo di programmi open source disponibili sulla rete, possono scaricare gratuitamente, modificare o creare il proprio oggetto personalizzato e unico. La standardizzazione che il modello fordista ci ha imposto per anni presto sarà in crisi.

Ognuno potrà realizzare concretamente la propria idea! Con la nostra iniziativa vorremo favorire la creatività e il DIY attraverso l’accessibilità per tutti, sovvertendo le filiere della produzione, accorciando fino al chilometro zero la distanza fra inventore e imprenditore: questo significa vicinanza, utilizzo di materiali ecologici, riciclo e personalizzazione degli oggetti.

La stampa 3D darà inoltre un forte contributo alla crescita di settori in crisi come quello dell’artigianato, del design e della moda, comparti che negli anni passati hanno dato lustro al nome dell’Italia nel mondo. Il futuro italiano oggi più che mai sarà quello degli artigiani digitali grazie a strumenti come: stampanti 3D, scanner 3D e macchine laser per la produzione; il crowdfunding per il finanziamento, i social network e l’e-commerce per la promozione e la vendita dei propri prodotti in qualunque parte del mondo.
Noi vogliamo essere parte attiva di questa rivoluzione, promuovendo il fantastico mondo delle stampanti 3D.

La stampa 3D, questa sconosciuta! Ci spieghi un po’ come funziona?

La stampante 3D lavora su un principio additivo, rilasciando il materiale su strati. Noi utilizziamo esclusivamente il filamento di PLA, esteticamente molto simile alla plastica anche come robustezza, è un polimero derivato da piante come il mais, il grano o la barbabietola, lo stesso materiale utilizzato per le più comuni buste per la spesa per intenderci. Questo viene estruso da un ugello, riscaldato per poter sciogliere il materiale. L’estrusore viene spostato sia in direzione orizzontale che verticale da un meccanismo di controllo numerico diretto da un software.

In genere le macchine per la stampa 3D più diffuse hanno un’area di stampa di 20x20x20cm che consente ovviamente anche di realizzare oggetti assemblabili di discrete dimensioni. Chiunque può venire nel nostro store con un file stl (standard di esportazione riconosciuto dai più comuni programmi di modellazione): noi lo stamperemo! Anche chi non sa modellare in 3d può scaricare gratuitamente da internet un’innumerevole quantità di oggetti già pronti per la stampa, dalla cover di un IPhone al pomello del frigorifero di casa.

Il dubbio che accomuna i più curiosi è la qualità della stampa, visto anche il costo notevolmente più basso rispetto alla classica prototipazione. Attualmente le macchine hanno raggiunto un elevato grado di precisione rispetto a qualche anno fa e si stanno utilizzando nuove tecniche per la levigazione delle superfici. Noi possiamo solo dirvi: veniteci a trovare, potrete toccare con mano gli oggetti stampati con le nostre macchine e giudicare voi stessi.

3. Il vostro negozio non si limita solo alla realizzazione di oggetti in 3D, ma vuole anche essere un punto di formazione per appassionati e curiosi. Quali sono le vostre prospettive future in questo frangente?

Possiamo affermare di essere il primo 3D printing store in Italia. Il nostro spazio si trova al Pigneto, uno dei quartieri culturalmente più vivaci e attivi della Capitale, un vero e proprio laboratorio di idee.

Le attività dello store non sono solo la stampa dei file e la vendita di oggetti, bobine, e stampanti, ma soprattutto corsi di formazione, workshop, laboratori sperimentali sulla scannerizzazione 3D, eventi per grandi e piccoli, contest per unire il design italiano al mondo dei makers. Stiamo iniziando collaborazioni con Scuole di Design ed Università per cercare di promuovere anche all’interno delle istituzioni le potenzialità delle macchine.

I pubblici sono vari: designer, architetti, bricoler, studenti, artigiani e gente comune. Abbiamo visto entrare nello store molte persone; dal funzionario di grandi aziende tecnologiche in cerca di un modo vantaggioso per stampare prototipi, al designer di moda che vuole realizzare il suo pezzo unico, al vicino che ha bisogno di una manopola della lavastoviglie.

Il futuro: tanti piccoli store, piccole fabbriche personali e un movimento inarrestabile di artigiani digitali che soppianterà la produzione di massa.

Avete dato vita anche ad un progetto, chiamato Call for 3Ditaly designers, in cosa consiste?

E’ un progetto a cui noi teniamo particolarmente, l’obbiettivo è quello di dare vita ad un nuovo movimento di designers italiani che utilizzi la tecnica della stampa 3D come modello di produzione. Uno strumento per rilanciare il design italiano basato su un nuova “imprenditorialità artigiana digitale”.

Abbiamo chiesto ad artisti, designer e studenti di inviarci i loro progetti, che verranno in una prima fase selezionati e prodotti da 3DiTALY per poi essere promossi attraverso eventi mirati, nello store ed alle fiere.

In seguito verrà valutato, insieme ai singoli designers selezionati, se mettere in vendita i loro modelli sulla piattaforma e-commerce di 3DiTALY, attualmente in fase di lavorazione. Gli artisti potranno così creare un loro shop all’interno della comunità virtuale 3DiTALY, ottenendo, oltre che un’entrata economica, anche visibilità e contatti!

I Google Glass sono utili alla street photography?

Sui Google Glass ormai si è scritto già di tutto: il colosso del web ha saputo creare un hype sensazionale su questo nuovo rivoluzionario progetto.

Tuttavia, nel mondo del design e della fotografia gli interrogativi sulle possibili declinazioni di utilizzo sono rivolti al particolare ambito della street photography.
Idealmente i Google Glass sarebbero perfetti per questo tipo di applicazione, consentendo un rapido e “mimetico” utilizzo in mezzo alla gente, senza dare nell’occhio. Tuttavia anche in questo caso ci sono dei pro e dei contro da valutare.

Occhio alla privacy

Il fatto che con i Glass si possano registrare video e scattare foto “senza permesso” può essere un’opportunità per la qualità e la spontaneità dello scatto, ma anche un problema di privacy. Certo direte voi, la street photography di fatto consiste nel “sorprendere” perfetti estranei in scene di quotidianità assolutamente naturale, ma in questo caso il problema si pone sulla percezione che si ha del mezzo. La mentalità del soggetto dipende moltissimo dal tipo di equipment utilizzato.
I Google Glass danno come opzione la possibilità di “nascondersi” fisicamente, ma tutto questo non è necessario, è paradossalmente meglio far parte della scena, senza creare situazioni imbarazzanti.

Occhiali per non dare nell’occhio

Per la street photography solitamente è necessaria una macchina fotografica piccola, discreta, silenziosa, maneggevole e con un’alta qualità dell’immagine. Dovrebbe essere il punto di partenza per ottenere quello che in gergo tecnico viene chiamato “candid shot”, per cui la regola è “mai attirare l’attenzione dei soggetti”.

Tuttavia, i Google Glass non assomigliano affatto a una macchina fotografica. Questo può essere un grande vantaggio all’inizio, quando i soggetti coinvolti non hanno ancora l’esatta percezione di cosa stia indossando chi è di fronte a loro. Questo però non deve far dimenticare che un apparecchio così tecnologicamente evoluto possa comunque generare diffidenza.

Cosa ne pensano gli street photographers

Per ottenere un risultato di street photography eccellente, ogni fotografo dovrebbe scattare con ciò con cui si sente più a suo agio e che abbia la qualità desiderata, si tratti di una reflex, uno smartphone o proprio dei Google Glass. Sempre più spesso gli street photographers scelgono di scattare con gli smartphone, che ormai hanno raggiunto dei livelli altissimi nell’immagine per profondità di campo, sensori di apertura, regolazione dei tempi e poi naturalmente possono downloadare tutti i tools e le app di photo editing utili a migliorare ulteriormente il risultato finale. Senza contare la discrezione del dispositivo.

Alcuni street photographers non considerano i Google Glass un vero e proprio strumento, ma al contrario, lo ritengono invadente e dannoso, in quanto danneggia coloro che sono realmente appassionati a questo tipo di disciplina. E anzi, alcuni credono che la loro capacità “mimetica” crei nel soggetto inquadrato curiosità e diffidenza: “Non siamo spie, perché dobbiamo nasconderci (o perlomeno dare quell’impressione)?”

Non tutto è sotto controllo

Inoltre, non ci sono controlli adeguati per scattare una foto, occorre sempre che il fotografo dia un ordine vocale o prema un bottone. I Google Glass hanno un buon potenziale per l’utilizzo nell’ambito della street photography, tuttavia senza il controllo sull’immagine (che si può avere invece con altri dispositivi) potrebbero non dare i risultati sperati.

E voi amici fotografi, provereste i Google Glass in un ambito street?

 

5 motivi per avere un cloud personale

5 motivi per avere un cloud personale

5 motivi per avere un cloud personale

Photo Credits @ Thinkstock // iStockphoto - 167323951

Avere una nuvola su cui contare non è più una cosa superflua, ma una necessità. Questo è vero per le grandi aziende, ma anche per le piccole imprese, per i professionisti e per i privati è utile poter avere i propri files a disposizione su diverse periferiche o in mobilità. Ci sono tante alternative presenti sul mercato (sia per privati sia per clienti business): Dropbox, Box.net, SkyDrive, Ubuntu One, iCloud e Google Drive sono alcuni illustri esempi.

Ricorrere a servizi forniti da terzi è semplice, ma non sempre può essere la scelta più adatta per tutti. Per questa ragione alcuni sviluppatori hanno inventato ownCloud, un’applicazione Open Source installabile su server o utilizzabile tramite servizi di hosting, che permette a chiunque di costruire il proprio cloud, con spazio virtualmente illimitato e a basso costo.

Ma perché bisognerebbe dedicare del tempo o (in alcuni casi) sostenere dei costi di start-up per avere il proprio cloud personale? Non è più semplice utilizzare i servizi già presenti sul mercato?

Ecco cinque validi motivi per cui può essere conveniente avere la propria nuvola personale:

1. Vantaggi di costo

5 motivi per avere un cloud personale

Un cloud personale può presentare vantaggi di costo, soprattutto considerati i prezzi dei servizi a pagamento rivolti alle imprese. Sostenuti i costi iniziali per l’hardware o per il setup di un server non ci si deve più preoccupare dei costi aggiuntivi per i nuovi utenti o per l’aumento dello spazio.
Non avendo l’esigenza di tenere tutti i files su una macchina si può anche installare facilmente ownCloud su un servizio di hosting, e con qualche decina di euro si può usufruire di uno spazio illimitato. Quest’ultima soluzione è particolarmente semplice da realizzare ed è perfetta per le persone che vogliono condividere grandi quantità di dati in mobilità, magari con i propri colleghi o con i propri familiari.

2. Sicurezza dei dati

Uno dei vantaggi di possedere un cloud personale è che si è gli unici responsabili della sicurezza dei propri dati. Gli scandali passati sulla sicurezza di Dropbox (ma non solo) hanno già dimostrato come i servizi forniti da terzi non garantiscano una affidabilità completa. I dati presenti sul cloud di terze parti sono inoltre salvati sui server dell’azienda che eroga il servizio, fatto che può indurre molte persone a non fidarsi nel salvare informazioni sensibili su cloud non di enti terzi.

3. Spazio illimitato

5 motivi per avere un cloud personale

Quando lo spazio sta per terminare basta inserire un altro hard disk! I servizi che forniscono diversi terabytes o spazio illimitato prevedono infatti abbonamenti costosi, mentre con un cloud personale è possibile espandere in maniera continua lo spazio a disposizione semplicemente aggiungendo dei nuovi dischi fissi.

4. User management

Come per lo spazio, potranno avere accesso al cloud infiniti utenti e non un numero pre-determinato dal provider che vi fornisce i servizi. Finché si avrà a disposizione una infrastruttura adatta si potranno gestire gli accessi e i limiti di spazio di ogni utente in maniera minuziosa.

5. Controllo sulle politiche di backup

5 motivi per avere un cloud personale

Avere un cloud personale permette di controllare anche con che frequenza e in che modo vengono effettuate le politiche di backup. I servizi forniti da terzi offrono il vantaggio di non dover pensare a questa fase, ma gli amministratori di sistema più esigenti vorranno avere la certezza che i backup vengano svolti con delle cadenze e delle procedure che ritengono sicure, specie se devono avere a che fare con files riservati o informazioni sensibili.

Ovviamente avere un cloud personale non è la scelta ottima per tutti: non è infatti la soluzione migliore se i pochi gigabytes offerti dalle versioni gratuite dei programmi citati in precedenza sono sufficienti alle nostre esigenze, mentre gli utenti più evoluti o le piccole imprese potrebbero trarne notevoli benefici.

PMI come risparmiare attraverso la dematerializzazione dei processi

PMI come risparmiare attraverso la dematerializzazione dei processi

La volta scorsa abbiamo parlato della necessità delle aziende di porsi come obiettivo anche quello dell’internazionalizzazione, ma tra c’è un altro processo a cui si può puntare per migliorare e aumetrae il propri business.
E’ possibile risparmiare 200 miliardi senza tagliare il costo del lavoro e/o il personale? La risposta è la dematerializzazione dei processi e dei documenti nelle PMI e nella pubblica amministrazione. Termine in apparenza complicato, ma che in realtà rappresenta una grande risorsa per le PMi e per l’italia.

Dematerializzazione: che cos’è

Con questo termine si è soliti riferirsi alla digitalizzazione, che non consiste solamente nel sostituire la carta con piattaforme e sistemi digitali, ma significa ridisegnare i processi aziendali e quelli interaziendali, sfruttando le potenzialità della tecnologia, e risparmiare.

Qualche numero

L’Osservatorio Fatturazione e Dematerializzazione del Politecnico di Milano ha stimato a 45 miliardi i documenti di business che possono essere dematerializzati e di conseguenza 24 milioni di alberi abbattuti in meno e 4 milioni di tonnellate di C02 in meno. Partendo da questi dati, digitalizzando i processi si arriverebbe a un risparmio di 200 miliardi di euro, di cui 40 ascrivibili alla Pubblica Amministrazione e 160 alle PMI.
Ad oggi in Italia sono 60 mila (il 2%) le imprese che hanno intrapreso un percorso di digitalizzazione del ciclo Ordine – Pagamento, scambiando in formato elettronico tramite EDI, extranet o portali B2B una parte dei documenti del ciclo dell’ordine o hanno fatto la conservazione sostitutiva delle fatture. Ad essere digitalizzate sono per lo più le grandi aziende, mentre le PMI e le microaziende si affidano ancora alla carta.

PMI come risparmiare attraverso la dematerializzazione dei processi

Benefici

Risparmio per ogni singolo processo
Nell’ambito del Ciclo Ordine – Pagamento, la singola azienda risparmierà circa 30 – 40€ a ciclo, mentre i progetti di Fatturazione Elettronica consentono un risparmio di 4€ a fattura, lato emittente, e fino a 8€ lato ricevente. Più che la dimensione dell’azienda. un aspetto importante da calcolare è il numero di fatture (attive – passive) emesse durante il corso dell’anno. Un’impresa che gestisce alcune migliaia di fatture riuscirà a ripagare ampiamente i costi di realizzazione entro 12/18 mesi.

PMI come risparmiare attraverso la dematerializzazione dei processi

Recupero di produttività
La semplificazione dei processi porta a una conseguente riduzione dei volumi delle attività amministrative, portando a un recupero della produttività.
Nel ciclo attivo, ovvero nell’invio delle fatture, si risparmierà ad esempio nel costo per la stampa, l’affrancatura e la postalizzazione da parte del personale. Nel ciclo passivo, se si stabiliscono delle modalità condivise con il cliente, la fattura ricevuta dovrà solamente essere archiviata, senza nessun’altra operazione aggiuntiva.
La riduzione dei costi e del tempo, permette dunque alla PMI di crescere senza aumentare i costi dell’amministrazione.
Anzi, il personale addetto al circolo Ordine – pagamento potrebbe essere ricollocato in altri settori aziendali, contribuendo magari all’innovazione aziendale.

Tokyo City Symphony, la capitale diventa interattiva [VIDEO]

Tokyo City Symphony è un progetto nato per festeggiare il decimo anniversario della Roppongi Hills Mori Tower, edificio simbolo del complesso di Roppongi Hills, uno dei più grandi del Giappone. Realizzato da Tsubasa Oyagi, ruota attorno alla dimensione sonora della metropoli.

Utilizzando un modello in scala 1:1000 realizzato a mano, Oyagi ha realizzato un’installazione composta da proiezioni 3D davvero spettacolari.

Gli utenti possono collegarsi al sito tokyocitysymphony.com e utilizzare la propria tastiera per proiettare delle immagini sugli edifici di Tokyo e creare la propria sinfonia, scegliendo tra tre temi, ovvero “Future City,” “Rock City,” e “Edo City”.

Provocazioni sociali e telefoni smontati: ecco i migliori annunci stampa della settimana

Torna puntuale come sempre la ninjarubrica che raccoglie per voi i migliori annunci stampa della settimana, uno sguardo curioso alle idee più interessanti provenienti dalle agenzie creative di tutto il mondo.

Provocazioni politiche e sociali , still life di telefoni smontati e boscaioli, quale vi ha colpito di più?

La JWT provoca i leader mondiali

La multisoggetto, rilasciata da Mercado Magazine ha lanciato un messaggio provocante a contenuto politico: l’ultima campagna mostra personaggi di rilievo, come la Merkel, Berlusconi e il Papa, visti con gli occhi di diversi paesi. L’invito è poi rivolto agli utenti che possono “scolpire” la loro visione personale, liberi di identificare questi leader negli alter ego peggiori.
Non è la prima volta che la JWT, agenzia storica a livello mondiale, sceglie un contenuto provocatorio.

Advertising Agency: JWT, Buenos Aires, Argentina
Executive Creative Directors: Analía Ríos, Sebastián Castañeda
Creative Directors / Art Directors / Copywriters: Joaquín Ares – Ariel Abadi

Tornano i boscaioli nel contest di STIHL

È in classico stile anni ’90, bianca e nera, la nuova campagna di STIHL, il primo e maggiore produttore al mondo di motoseghe.

Solo dopo aver trascorso i primi attimi osservando un taglio fotografico così realistico nei dettagli, si nota che i soggetti hanno minuscole braccia sproporzionate alla loro stazza. Il tutto per promuovere il concorso TIMBERSPORTS – nato nel 1985 e ormai noto in tutto il mondo grazie ai numerosi annunci stampa e persino a 1 canale televisivo dedicato – dove i Lumberjacks si sfidano in competizioni all’ultima accetta.

Il claim è “All the muscles you need…” insomma basta l’attrezzatura!

Advertising Agency: Publicis, Brussels, Belgium
Worldwide Creative Director: Erik Vervroegen
Executive Creative Directors: Erik Vervroegen, Paul Servaes
Copywriter: Kwint De Meyer
Art Director: Daniel Van den Broucke
Photographer: Nadav Kander

Revolution dà valore a ogni dettaglio, nel vero senso della parola.

In un periodo privo di spese eccessive quale miglior pubblicità può essere se non la descrizione dettagliata del valore dell’oggetto che acquistate?

Questo è il pretesto che utilizza Insinuante Stores per promuovere la garanzia legata all’acquisto degli apparecchi venduti nei suoi 900, e più, negozi brasiliani.
L’annuncio stampa mostra diversi gli apparecchi “smontati” e fotografati in still life; l’effetto iconogafico è risaltato dal bollo che contiene il messaggio della campagna: la garanzia al miglior prezzo.

Advertising Agency: Revolution, Brazil
Creative Directors: Emerson Braga, Edson Rosa
Art Directors: Edson Rosa, Marcos Ventura
Copywriters: Emerson Braga, Hayre Borges
Photography: Diego Freire

Olè prima di tutto.

Ci sono momenti che vanno immortalati… pensate al matrimonio, il compleanno, la prima poppata, ma non è detto che la persona che dovrà fotografarvi sia disposta a non guardare anche solo per pochi secondi Olè, il network con aggiornamenti tempo reale sullo sport.

La nuova campagna di Olè, ideata da Young & Rubicam mostra in primo piano un “fotografo” che, fingendo di scattare, controlla tutte le news sportive. L’idea non è nuovissima, ed è già stata collegata ad altri annunci stampa del passato, ma il risultato è divertente e immediato.

Advertising Agency: Young & Rubicam, Buenos Aires, Argentina
Photographer Producer: Fernando Costanza
Executive Creative Directors: Martín Mercado, Diego Tuya, Darío Rial, Martín Goldberg
Art Director: Iván Zimmermann

Con Lexus svegliamo la città.

Semplice ed efficace l’idea applicata negli annunci stampa di Saatchi & Saatchi per promuovere il sistema audio, installato sulle Lexus, Mark Levinson, nota azienda specializza in amplificatori dal 1972.
La campagna propone una fotografia notturna di una città con una strada che ha tutte le case illuminate da luci accese: le persone sono state svegliate al passaggio della Lexus a causa della potenza impressionante del sistema audio.



Advertising Agency: Saatchi & Saatchi, Australia
Executive Creative Director: Damon Stapleton
Copywriter: Steve May
Art Director: Nils Eberhardt

Come vendere un prodotto Findomestic… e vincere la prima prova

Vi abbiamo già presentato “Nei tuoi panni”, l’innovativo format di Findomestic che trasforma il reality in azienda in una campagna di comunicazione ed eravamo arrivati al terzo episodio, quando cioè i concorrenti si erano appena preparati alla prima prova, presentando ognuno un’offerta per il Prestito Personale.

I giudici, molto soddisfatti delle 6 proposte ricevute, dichiarano finalmente la loro scelta.
I finalisti sono Marcello, Salvo e Luca che per la loro offerta hanno, rispettivamente, pensato alla digitalizzazione delle operazioni, all’assicurazione sul prestito e alla targetizzazione della rata. Ma soltanto uno di loro vincerà la sfida.

Chi ha vinto la prima prova del reality “Nei tuoi panni” Findomestic?

A tutti e tre i finalisti a questo punto vengono affiancati tre consulenti esperti nella vendita, affinchè possano prepararsi verso la vittoria. Una dei consulenti, Ida, spiega che nonostante un prodotto possa essere ben fatto questo non basta perché riesca ad essere vendibile, in particolare la preparazione del consulente serve a guidare il cliente verso una scelta responsabile.

Vengono così introdotti i quattro canali di vendita Findomestic, ovvero Internet, Telefono, Mobile e Agenzia, che il cliente può utilizzare contemporaneamente per seguire la sua pratica.

In coerenza con questi elementi il processo di vendita Findomestic, sempre nelle parole di Ida, ha infatti di recente introdotto anche un’innovazione: la firma digitale.

Perché ha vinto Salvo

La parola passa ai giudici e Alessandro spiega quale sarà il criterio che determinerà il vincitore della prima prova: simulando una situazione reale, i concorrenti riceveranno una chiamata da parte dei loro potenziali clienti (interpretati dai consulenti Findomestic) che hanno conosciuto le offerte attraverso la pubblicità, chiedendo così espressamente di quella.
In 4 minuti di tempo essi si mettono nei panni del consulente e si relazionano con il proprio cliente, cercando di guidarlo ed evidenziare nel miglior modo possibile le qualità della propria proposta.

Non tutti sono all’altezza delle aspettative, qualcuno entra in difficoltà perché vendere non è così facile come sembra tanto che i giudici alla fine scelgono Salvo, per la capacità di entrare in empatia nei confronti del cliente, per la carica positiva durante la vendita del prodotto e la convinzione del ruolo.

Abbiamo commentato la vittoria direttamente con lui, che risponde così alle domande della nostra intervista.

Come si sposa la tua proposta di Prestito Personale con i quattro canali di vendita Findomestic (internet, telefono, mobile e agenzia)?

“La mia proposta si sposerebbe nel miglior modo possibile con i quattro canali di vendita Findomestic, nulla vieta infatti di poterla sottoscrivere senza recarsi in agenzia. Nella formulazione del prestito ho dato per scontata questa possibilità, sottolineando e dedicandomi così ad altri aspetti nell’intenzione di rendere il prodotto da me ideato unico nel suo genere”.

La tua offerta di prestito personale comprende un’assicurazione completamente gratuita: è stato chiaro, poi, perché non si tratta di un esempio commercializzabile?

“Innanzitutto credo che per commercializzare un qualsiasi tipo di prodotto, Findomestic abbia la necessità di seguire un iter ben definito, data anche la precisione e la cura dei dettagli dimostratami nel periodo in cui sono stato al loro fianco, inoltre, sono certo che nella massima chiarezza e trasparenza è stato precisato, con la dicitura “non si tratta di un esempio commercializzabile”, che l’offerta da me ideata non è al momento sottoscrivibile, ma credo che non vi siano difficoltà alcune, qualora decidessero di farlo. Se è vero che l’assicurazione è facoltativa, è altrettanto vero che il cliente sarebbe libero di rinunciare ad un’assicurazione a costo zero, ma perchè dovrebbe farlo?”.

Ora che hai sperimentato i panni da consulente per la proposta e la vendita di un prodotto Findomestic, cosa consiglieresti a chi volesse fare della consulenza la propria professione?

“Quello che ho imparato dai consulenti è che prima di essere un venditore devi essere un vero e proprio consulente: devi capire le esigenze e le possibilità della persona che hai di fronte, quello che ho imparato nella vita è che se vuoi “vendere” qualcosa, non solo un prestito ma anche un’idea, devi crederci davvero, devi metterci passione, la stessa con la quale in Findomestic ci hanno aperto le porte”.

Gli scorsi episodi hanno mostrato alcune divergenze di opinioni fra te e Luca: ma quali ne sono i motivi?

“Viviamo due realtà diverse e abbiamo idee diverse, ma vorrei sottolineare che contrarre un prestito non è uno scherzo, ognuno deve ragionare in base alle proprie esigenze e possibilità e credo sia quello che abbiamo fatto entrambi, nella prova del prestito personale, in ogni caso, fu lui per primo ad attaccare il mio prodotto, nel confessionale dissi che il suo ragionamento non fa una piega, ma per quanto mi riguarda non ho cambiato di una virgola la mia idea.
Su una rata che varia da 100 a 150 euro credo sia meglio pagare 50 euro in più al mese ma pagare per due anni in meno, personalmente mi pongo sempre nuovi obiettivi senza sottovalutare i rischi e credo che più lunga sia la durata di un prestito, più aumentano le variabili impreviste che possono intervenire nel periodo, credo anche che realizzare in minor tempo possibile un progetto sia il modo migliore per cominciare a realizzarne subito un altro…”chi ha tempo non aspetti tempo!”.

Un’anteprima sul prossimo episodio

La quinta puntata della serie sarà online da martedì 7 maggio, durante la quale assisteremo alla prossima competizione dei concorrenti, che si sfideranno nella creazione dello slogan perfetto per Conto Deposito.
Consiglio di seguirci perché è evidente che grazie al format Findomestic non solo stiamo assistendo allo sviluppo di un format davvero interessante, ma stiamo apprendendo anche un “how to” utile da applicare nel nostro lavoro. Non ritenete sia così?

Vi aspetto la prossima settimana, allora, per commentare insieme il nuovo episodio.
Intanto possiamo continuare a seguire il reality online sui canali Findomestic e commentare le puntate sulla pagina Facebook.

(continua…)

Instagram introduce i tag nelle foto [BREAKING NEWS]

Ebbene sì, è arrivata l’aria di rinnovamento primaverile anche per Instagram! Con il nuovo aggiornamento 3.5.0 è finalmente possibile taggare i nostri amici nelle foto di Instragram.

Inizialmente furono adottati gli hashtag per rispondere alla domanda “Cosa?” e facilitare le ricerche. Successivamente la geolocalizzazione per rispondere alla domanda “Dove?”… Ora grazie al tagging delle foto è possibili rispondere alla domanda “Chi?”, perché ogni storia ha i suoi protagonisti. 😉  

Scaricando l’ultimo aggiornamento dell’app sul vostro profilo sarà visibile la sezioneFoto in cui ci sei tu” (molto simile alla sezione  “Foto di …” di Facebook). Ogni volta che qualcuno vi taggherà in una foto riceverete una notifica.

Alcune domande fondamentali a cui diamo velocemente risposta: 

– Chi può taggare le foto? Solo ed esclusivamente chi ne effettua l’upload su Instagram;

– Chi posso taggare nelle foto? Dalle persone che ami ai tuoi locali preferiti (se presenti su Instagram ovviamente);

– Come posso limitare l’apparizione delle foto nella sezione “Foto in cui ci sei tu” e rimuovere i tag? Basterà aprire la sezione, aprire la rotellina di settaggio in altro a destra e selezionare “aggiungi manualmente” anziché lasciare l’impostazione di default automatica. Scegliere se rendere visibile o meno la foto dovrà passare per  il vostro veto. Toccando il tag presente in una foto apparirà una finestra con delle opzioni dove potrete scegliere se nascondere la foto dal profilo, rimuovere il tag o segnalare la foto come inappropriata, similmente a quello che accade su Facebook.

Le impostazioni prima citate seguiranno il settaggio generale del vostro profilo Instagram, se pubblico o privato. Nel secondo caso i visualizzatori delle immagini all’interno della sezione verrebbero visualizzate solo ed esclusivamente dagli utenti che avete  abilitato.

Ad ogni modo, per far sì che la visualizzazione delle foto taggate sia effettiva, bisognerà attendere il 16 Maggio.

Per ora potete continuare ad allenare i pollici  selezionando il filtro che più si addice alla vostra storia, buon photosharing! 😎