L'importanza del Customer Development per le startup

Nel mondo delle startup esistono principalmente3 libri e altrettante teorie sviluppate negli ultimi anni che anno reso modellizabile la creazione di un’impresa. Parliamo di The Lean Startup, Business Model Generation e The Startup Owner’s Manual (evoluzione di The Four Steps to the Epiphany). Oggi parliamo di quest’ultimo che non è assolutamente ultimo per importanza, e che anzi, ha ispirato Eric Ries nel suo lavoro.

Steve Blank parte da una semplice domanda: “Perché se le startup falliscono per la mancanza di clienti esistono processi di Product Development, ma non processi di Customer Development?
E in effetti il discorso non fa una piega e rappresenta un invito a creare fin da subito dei meccanismi, paralleli allo sviluppo del prodotto, per individuare e attrarre i primi clienti.

Steve Blank

Steve Blank rifiuta l’approccio “build it and they will come” riferito al fatto di concentrarsi sulla realizzazione di un prodotto in attesa che poi arrivino i primi clienti.
Ne viene fuori così un modello che l’autore divide in 4 step che affrontiamo singolarmente:

Customer Discovery

La prima fase del processo è un momento “conoscitivo” dei propri futuri clienti e prevede la validazione di una serie di ipotesi cominciando a parlare con potenziali clienti e ad ascoltare le loro opinioni sul prodotto, incluso il prezzo che sarebbero disposti a pagare.
In questa fase è necessario validare se effettivamente il problema che si sta cercando di risolvere è importante per gli altri o se lo è solo per noi stessi. Questa fase viene spesso accompagnata dall’invito a uscire dal proprio ufficio (“get out of the building”).

Customer Validation

Il secondo momento riguarda la creazione di un vero e proprio processo di vendita, cercando di coinvolgere early adopters e iniziando a mettere in moto il modello finanziario per capire se l’azienda starebbe in piedi o no.
Questo step rappresenta una milestone GO/NO GO in quanto è qui che si decide se ci sono gli elementi sufficienti per proseguire oppure se è necessario ripassare per il primo step.

Customer Creation

Il terzo passo va compiuto solo se la fase di Customer Validation è andata a buon fine. Questa è una fase impegnativa e prevede il passaggio da pochi a molti clienti e rappresenta quindi un primo passaggio verso la maturità aziendale.
Questo è il momento per definire gli obiettivi del primo anno, delineare una strategia e cominciare a occuparsi degli aspetti di lancio e posizionamento del prodotto.

Company Building

Finalmente lo step finale si raggiunge dopo aver validato una serie di ragionamenti interni, dopo aver messo in piedi un processo di vendita che funziona e dopo aver trovato la giusta dimensione nel giusto mercato.
L’organizzazione dell’azienda deve essere rivista per allinearla agli obiettivi di vendita e bisogna spostare il focus dallo sviluppo del prodotto al perseguimento della mission.

Perché un Business Plan è poco importante per una startup?

A detta di Steve Blank, poiché l’idea iniziale di una startup è fondata praticamente solo sulle ipotesi dei fondatori, realizzare un business plan non ha molto senso in quanto non riflette fatti o ipotesi testate e dunque i contenuti potrebbero essere anche pura fantasia.
A chi cerca fin da subito finanziatori, Blank consiglia di affrontare prima la fase di Customer Development e solo dopo averla superata con successo di rivolgersi a Venture Capitalist ai quali presentare evidenze e non ipotesi, questo aumenta le possibilità di essere finanziati.

Pinterest tips and tricks: consigli pratici ed errori comuni

Pinterest sembra essere il social del momento: quasi 15 milioni gli utenti iscritti, 50 mila visite al giorno secondo Google Insight solo nel nostro paese. Ma in cosa consiste questo social network? Scopritelo attraverso questi novanta secondi!

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Aggiungiamo qualche numero per capire perché i brand amano Pinterest:

  • 20 milioni di utenti registrati, il 15% di questi sono newbie (ovvero utenti “nuovi”, che non hanno mai avuto accesso ad un social media)
  • 25% degli utenti compra ciò che hanno visto su Pinterest
  • maggiore retail traffic rispetto a Twitter (1.19% vs 0.92%)
  • possibilità doppia che un utente faccia un acquisto rispetto a un utente di Facebook

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Andiamo a vedere quali sono allora gli errori da evitare per i brand che decidono di ‘salire a board’ di Pinterest! 🙂

Pinterest mistakes

1) Presentarsi male

Che si tratti di online o offline, le prime impressioni – si sa – sono quelle che contano. Su Pinterest vale la stessa regola: il vostro profilo deve presentarsi come professionale (per quanto umanizzato), interessante  per la vostra audience e ben curato. Nulla, insomma deve essere lasciato al caso e/o deve dare l’impressione di un profilo ‘abbandonato a se’ stesso’.

Un classico esempio di errore di presentazione ce lo fornisce il profilo Pinterest di CVS Caremark. L’azienda a prima vista ha una pagina che sembra non ufficiale e molto poco attraente: un’immagine del profilo ritagliata in maniera sbagliata, le altre immagini sembrano piccole e con una bassa risoluzione.  Le conseguenze? Attualmente la pagina ha 20 followers e CVS ha scarsissima, se non nulla, visibilità.

2) Spam, contenuti poco interessanti e auto-promozione

Uno degli obiettivi delle aziende che entrano nel mondo social è quello di creare engagement con gli utenti delle community-obiettivo. Nel contesto di Pinterest ciò significa che immagini e video debbano migliorare la piattaforma e non trasformarla a semplice inventario visuale di prodotti, senza una reale valorizzazione. Spammare le board con contenuti poco interessanti o addirittura indesiderati risulta davvero un ottimo modo per essere defollowati!

Un altro motivo di abbandono di una pagina da parte degli utenti è l’auto-promozione. E’ una bella tentazione utilizzare il vostro profilo aziendale come una bella vetrina, perché a rigor di logica più pin con i vostri contenuti equivalgono a più promozione. Nulla di più sbagliato! I vostri fan vogliono contenuti, non (solo) pubblicità!

Diamo uno sguardo ancora alla pagina di CVS: anche questa volta il brand ha sbagliato. Invece di realizzare delle board tematiche in cui sistemare i propri prodotti, tutti i pin rimandano unicamente alle diverse sezioni del sito aziendale, senza avere un reale contenuto, descrizione o informazione che non sia il nome del prodotto venduto. Sarebbe bastato, ad esempio, specificare la composizione chimica del prodotto, visto che l’azienda produce prodotti vendibili in farmacia, o reinventarne l’immagine in maniera creativa! Gli utenti vogliono immagini da condividere, non la lista della spesa 😉

3) Aspettative eccessive su nuovi clienti e risultati immediati

Non crediate che date le incoraggianti statistiche che presentano Pinterest come il social del momento e con un tasso di conversione follower-consumer veramente alto, basti postare una foto o due per incrementare i vostri introiti! Bisogna piuttosto che il brand si impegni a capire e pianificare le giuste strategie di pinning per coinvolgere ed aumentare i propri fan, ricordandosi anche che Pinterest è sopratutto dedicato a quei clienti che hanno già una certa familiarità con il marchio!

Altro gravissimo errore è non avere pazienza! Avere la pretesa di ottenere risultati immediati è totalmente sbagliato. Come qualunque altro social, Pinterest ha risultati visibili a medio/lungo termine.

4) Non lasciate morire il vostro profilo!

Molti brand reputano che basta iscriversi al social di turno, inserire un’immagine del profilo, scrivere qualche riga all’interno della descrizione ed è fatta. Nulla di più sbagliato! Occorre investire tempo e contenuti (compresa la loro realizzazione e la loro ricerca, nel caso di fonti esterne) per creare e mantenere un seguito di followers: condividere pin, curarne la descrizione… altrimenti si rischia di trovare pagine vuote. Questo errore lo ha fatto anche un’istituzione come l’Università del North Carolina!

Pinterest best tips: una check-list essenziale

Per evitare di commettere tutti questi errori appena ricordati, servirebbe proprio una check-list in pochi punti da portare sempre con voi. Per fortuna abbiamo pensato anche a quello: enjoy 🙂

#1 Rendere social la propria pagina Pinterest

Creare una pagina su Pinterest per un brand non basta. Bisogna rendere social il profilo. In che modo? Semplice: collegandolo alle altre piattaforme – per il momento è disponibile il collegamento solo a Twitter e Facebook, ma altre saranno disponibili as soon as possible! 🙂

#2: Personalizzare il proprio profilo

Ogni pagina social che si rispetti va personalizzata con gli elementi caratterizzanti e rappresentativi del brand (logo, tipo di attività, breve descrizione, geo-localizzazione e sito web aziendale). L’importante è stare attenti a ciò che si condivide e, sopratutto, bloccare tutti i vostri contenuti – se originali – con il copyright e citare le fonti qualora utilizziate materiali di altri.

#3 Conoscere il proprio pubblico

Perché un profilo aziendale abbia senso di esistere deve avere qualcuno che interagisca e che lo segua! Per costruire e mantenere un forte seguito di followers attivi su Pinterest – come su qualsiasi altra piattaforma social – bisogna fornire al pubblico materiale che trova effettivamente interessante. Come si capisce cosa interessa e agli utenti come scegliere i contenuti giusti?

HubSpot suggerisce di visitare alcune delle pagine dei propri followers per capire chi sono i vostri utenti e che interessi hanno in comune in modo da poter lavorare per temi sulle board che Pinterest mette a disposizione.

#4 Postare materiale irresistibile (inclusi video)

Il modo più semplice ed efficace per fare in modo che i followers tornino sulla vostra pagina e condividano i contenuti che avete selezionato per loro è utilizzare solo materiale che li interessi veramente! Con Pinterest è possibile creare board tematiche. Creare pin e board che interessino davvero al pubblico è ovviamente fondamentale per creare maggiore buzz intorno al vostro profilo. Oltre alle immagini, vi suggeriamo anche di pinnare video (Pinterest supporta Vimeo e Youtube).

#5 Evitare troppa auto-promozione

E’ ovviamente sconsigliato impegnarsi in una sterile auto-promozione aziendale. Spieghiamoci megli0: non è vietato, ne tanto meno sbagliato metter su una board che parli del brand, ma è possibile farlo in maniera creativa! Come? Semplicemente evidenziando i contenuti che più rappresentano lo stile di vita che l’azienda porta avanti, la propria cultura aziendale. Cosa pubblicare, allora? Ve lo diciamo noi!

  • immagini dei prodotti aziendali
  • foto degli impiegati e dei posti dove si lavora, immagini legate alla cultura aziendale
  • infografiche
  • post di blog e risorse utili
  • video
  • testimonianze dei clienti

#6 Aggiungere link ai pin

Quando si condivide un pin con informazioni relative al brand, bisogna fare bene attenzione ad aggiungere gli adeguati collegamenti al sito aziendale nella descrizione del pin stesso. Ulteriore accorgimento è di utilizzare gli short link visto il limite massimo di 500 caratteri che Pinterest impone nella descrizione del pin.

#7 Utilizzare gli hashtag

Anche Pinterest come altri social, supporta gli utilissimi hashtag! Questo rende il targeting un vero ‘gioco da ragazzi’ per gli utenti con interessi più specifici. Ad esempio un brand di make up come Kiko utilizzerà l’hashtag #makeup nella descrizione dei propri pin. Tanto più si utilizza lo stesso hashtag su differenti pin tanto più è probabile che questi saranno visibili nella ricerca. Gli hashtag utilizzati con Pinterest funzionano differentemente da quelli di Twitter: non viene fornita una lista di hashtag simili ma di quelli più seguiti.

Non sapete che hashtag utilizzare? Suggeriamo allora hashtag.org che fornisce liste aggiornatissime di quelli più utilizzati e trendy!

#8 Aggiungere il pulsante “Pin It” e “Follow Me” alle pagine web

Come tutti i social, Pinterest dispone di due tasti messi a disposizione per l’utente possessore di una pagina web:

  • Pin It: in questo modo si fornisce agli utenti un modo semplice e veloce per pinnare i contenuti che gli interessano direttamente sui loro profili Pinterest
  • Follow Me: serve ad invitare gli utenti a seguire la vostra pagina Pinterest

Il codice per inserire i tasti nella vostra pagina web sono collocati nella sezione Goodies, in cima al profilo Pinterest.

#9 Interagire con i propri utenti

La chiave per ottenere followers e mantenerli – oltre ovviamente alla qualità dei contenuti mirati – è quella di interagire con loro. Su Pinterest questo significa commentare, condividere i pin di chi vi segue e, sopratutto, rispondere nel minor tempo possibile ai commenti degli utenti ai pin! Ovviamente, i followers che si impegnano in ripetuti comportamenti negativi (trolling) e che danneggiano la vostra brand reputation vanno ignorati e, talvolta, addirittura, eliminati.

#10 Investire tempo e costruire relazioni

Pinterest è una piattaforma che richiede un ingente investimento di tempo. L’engagement con i followers e le successive relazioni si basano sopratutto sulla qualità dei pin quindi ogni re-pin, share, like o commento fanno si che il rapporto tra il brand e chi lo segue cresca! Fondamentale è seguire tali interazioni in modo da estendere le conversazioni sugli altri social per altre future relazioni!

#11 Rendere semplice l’acquisto all’utente

Molte immagini su Pinterest risultano prive di informazioni utili per l’utente circa la provenienza, dove poter acquistare il prodotto visualizzato o peggio senza un riferimento al sito e-commerce dove effettuare l’acquisto. E’ importante al fine di concludere l’acquisto e quindi convertire l’utente in consumatore, creare una connessione tra il pin e il luogo di acquisto, on o offline che sia.

#12 Monitorare le metriche

La mission della creazione di una pagina aziendale su Pinterest è quella di creare interesse intorno ad essa, quindi traffico! A seconda del settore in cui l’impresa opera, è possibile che il traffico che si generi dal profilo verso il sito aziendale si svilupperà in maniera diversa. Di fondamentale importanza è quindi monitorare le metriche, misurare questo traffico.

E voi, state già seguendo tutti i tips and tricks per diventare dei veri power users?

Il test Captcha per sensibilizzare sui Diritti Umani

Quante volte vi siete ritrovati a dover decifrare parole senza senso, composte da immagini distorte e illegibili?

Il CAPTCHA è un test utilizzato sul web per determinare se l’utente sia un umano e non un computer,  in modo da prevenire gli abusi da “bot” o programmi automatici utilizzati per generare spam.

Oggi, l’organizzazione svedese Civil Rights Defenders  propone il “Civil Rights Captcha”, il servizio anti-spam gratuito e unico nel suo approccio nel distinguere gli esseri umani dai bots, poiché basato sul riconoscimento delle emozioni umane.

Il Civil Rights Captcha pone all’utente delle domande riguardanti la violazione dei diritti umani e chiede di selezionare l’emozione corretta tra le tre immagini captcha proposte. Ad esempio, il test può chiedere se la tortura di civili in Kosovo fa  sentire l’utente ‘vivace’, ‘frustrato’ o ‘entusiasta’, o se il primo Gay Pride legale svoltosi in Serbia nel 2010 lo fa sentire ‘infuriato’, ‘entusiasta’ o ‘triste’.

Gli utenti non possono continuare se non danno una risposta “umana“, quella cioè che mostra compassione ed empatia. La maggior parte delle situazioni proposte nei  captcha si basano su eventi reali in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani è stata violata.

Con oltre 200 milioni di CAPTCHA risolti ogni giorno, i Civil Rights Defenders sperano di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione dei popoli oppressi e maltrattati in tutto il mondo.

Per saperne di più e sostenere il progetto cliccate qui.

TEDx Reggio Emilia: una giornata all'insegna delle idee anti crisi [NINJA REPORT]

Credits @ Kobayashigram

Sabato 20 Ottobre, la piccola città di Reggio Emilia si è trasformata per un giorno nella capitale delle idee: merito del TEDx Reggio Emilia, giunto alla sua seconda edizione e che anche quest’anno ha riscosso un grande successo di pubblico e coinvolgimento.

Merito soprattutto dei grandi protagonisti dell’evento, che si sono alternati sul tappeto circolare rosso dalle 11 di mattina fino all’ora di cena suddivisi in 4 sezioni (spiegare, reagire, cambiare, emozionare), ma anche dello staff di progetto capitanato dal curatore Riccardo Staglianò e dall’organizzatrice Laura Credidio. Il tutto nella splendida location del Centro Internazionale Loris Malaguzzi, che ha offerto diversi maxi schermi a chi non è riuscito a prenotare i posti limitati.

Credits @ Alberto Maestri

Credits @ Piergiorgio Grossi

E così, tra un’idea e l’altra, il TEDx Reggio Emilia è diventato il palcoscenico di scambi di idee dal mondo della finanza (Andrea Baranes), della filosofia (Diego Fusaro), della pubblicità (Giuseppe Mazza), del sociale (Wainer Molteni). Ma anche della musica con Dente e della comicità con Saverio Raimondo. Sono questi solo alcuni degli ospiti che, da differenti prospettive, hanno saputo parlare di come le crisi possano anche diventare grandi occasioni.

Dice Laura Credidio, organizzatrice dell’incontro:

“Siamo pieni di energia e soddisfatti! Questo TEDx ha mantenuto la promessa di diffondere idee ed energie nuove. Le nostre energie – mie e di Riccardo – sono già in moto. nuova voglia di mettersi in gioco e sbagliare meglio… Sempre Beckett fra le righe. Quello che mi ha colpito di più è stata “l’emozione che trascina”. L’emozione dei relatori, la loro verità, tante storie di persone comuni, comunemente speciali. quest’emozione è arrivata al pubblico e ha travolto noi organizzatori.”

E i risultati? Ottimi, sotto tutti i punti di vista!

  • Tutto esaurito dopo pochi giorni dall’apertura delle iscrizioni;
  • 50+ citazioni su quotidiani e webzine (e anche noi Ninja ve ne avevamo parlato 🙂 )
  • 2.074 persone (circa) che hanno visualizzato i post della pagina fan;
  • 38 foto #TEDxRE12 caricate su Instagram;
  • Tweet e RT a più non posso!

Credits @ Elena Codeluppi

Credits @ Alberto Maestri

E l’edizione 2013? Top secret ma… work in progress! 🙂

“Una domanda è ricorrente: quando il prossimo TEDx Reggio Emilia? Si, si pensa all’edizione 2013, caldeggiata da pubblico e team. Seguiteci e lo scoprirete!”

Credits @ Elena Codeluppi

Non ci resta davvero che seguire la vicenda, e complimenti ancora!

Poster di Halloween all'asta per beneficenza

The Texas Chainsaw Massacre

Mentre in tanti si preparano a festeggiare in pompa magna la festa dei fantasmi con costumi macabri e zucche intagliate, una singolare agenzia creativa londinese si ferma a pensare a quelli che soffrono.

I graphic designer di Creative Spark rilanciano “Little Print Shop of Horror”, un progetto dai toni dark giunto alla sua seconda edizione che mette all’asta le competenze dei designer ed in luce le abilità grafiche dell’agenzia. Obiettivo del progetto: promuovere una raccolta fondi per il centro Marie Curie Cancer Care.

Child's Play

Solo 15 sterline per acquistare un poster. Decisamente dark-horror i soggetti – da Nightmare on Elm Street a Friday the 13th, passando per Scream e Chil’s Play – scelti, realizzati e messi all’asta dall’agenzia creativa inglese.

The Faculty

Qui di seguito una selezione dei poster più belli. Per vedere tutti i soggetti, e magari acquistarne qualcuno, vi rimandiamo al sito dell’iniziativa.

An American Werewolf In London

Poltergeist

Hellraiser

Edward Scissorhands

A Nightmare on Elm Street

Friday the 13th

IT

A Clockwork Orange

Scream

Ringu

MOTORI – Il Festival dell'Intelligenza Collettiva: ancora pochi posti disponibili! [EVENTO]

Domani e dopodomani, 26 e 27 ottobre a Roma,  presso il Teatro Palladium – Piazza Bartolomeo Romano, 8 – continua il ciclo degli appuntamenti CNA NeXT 2012 con: MOTORI – Il Festival delll’Intelligenza collettiva!

MOTORI: cosa fa girare il mondo e l’Intelligenza Collettiva!

Come suggerisce il nome delle due giornate, al centro degli incontri, dei dibattiti, delle tweet session, ci saranno i motori.

I motori dell’innovazione, della cultura, della ricerca, dello sviluppo e della conoscenza.

Tutti motori che servono per farne muovere uno più grande, forse quello di cui ha più bisogno il nostro Paese in questo momento: l’Intelligenza Collettiva!

Un grande progetto con grandi personalità

MOTORI: Il Festival dell’Intelligenza Collettiva” vuole essere un momento nel quale CNA Giovani Imprenditori prova a diffondere le idee più rivoluzionarie emerse in giro per il mondo e tentare di costruire una classe imprenditoriale preparata e coraggiosa.

Proprio per questo non mancheranno grandi personalità come:
Derrick De Kerckove, Bruce Sterling, Zdenek Zeman, Corrado Passera, Luca Argentero, Francesco Profumo, Ted Polhemus, Adam Arvidsson, Alessandro Giordano e tanti altri!

Per parlare delle nuove imprese e del modo di fare impresa, dall’inconscio alle moltitudini, la social network society, del Made in Italy e di tanto, tanto altro; per vedere tutti gli interventi controllate il programma qui.

Partecipa: ci sono ancora posti disponibili… ed è tutto gratuito!

L’evento è assolutamente gratuito e tutti possono registrarsi a questo link per poter partecipare… ma affrettatevi! I posti sono limitati, ne sono rimasti ancora pochi!

Per chi non riuscirà ad essere a roma però non disperatevi, l’evento sarà trasmesso in diretta “a rete unificata”, venerdì 26 ottobre dalle ore 14.45 e sabato 27 ottobre dalle ore 10 su Cnanext.it, Cna.it, Altratv.tv e sulle web tv, blog, videoblog, i media locali digitali del network e, naturalmente, anche qui su Ninja Marketing!

Oppure tramite l’hashtag #cnanext2012 e la pagina Facebook dell’evento… non POTETE mancare!

McDonald's: come sono fatte le patatine fritte? [VIDEO]

McDonald’s è la catena di fast food più famosa al mondo. Proprio questa fama l’ha resa spesso bersaglio di attacchi dei media sulla qualità e la genuinità dei cibi tanto da indurre il brand a mettere in piedi una campagna che mostra come nasce ciò che viene servito nei ristoranti: l’ultimo esempio è questa sorta di documentario sulla realizzazione delle patatine fritte.

MacDonald’s è al centro di critiche sul fattore ecologico, economico nonché sulla qualità del cibo (definito junk food, cibo spazzatura). Il colpo più forte arriva, nel 2004, con il docufilm Super Size Me in cui Morgan Spurlock mangia solo ed esclusivamente da MacDonald’s per trenta giorni dimostrando gli effetti del cibo sulla salute.

L’azienda si è sempre difesa dalle critiche con diverse strategie: nuovi menù, rinnovo dei locali con un tocco più “naturale”, pubblicità e guerrilla marketing per rinnovare l’immagine del marchio. Nata da poco è la campagna “Our Food. Your questions”, dalla quale è stato ricavato questo video. McDonald’s utilizza una comunicazione diretta e priva di fronzoli o effetti speciali. Si affida totalmente alle immagini e alle parole dei testimonial, scelti tra i dipendenti e collaboratori. Dal processo di lavorazione alla vendita al cliente, ogni passaggio viene illustrato con lo stesso stile del video che mostra il dietro le quinte di un servizio fotografico ai panini.

Nota stonata è l’impossibilità per gli utenti di commentare il video su Youtube: un progetto che nasce per creare un canale di comunicazione tra l’azienda e i consumatori ha davvero senso, senza che questi ultimi possano dire, a posteriori, la loro? Cosa ne pensate?

Partecipa al Ninja Candy e vinci un ingresso omaggio al Corso in Aula in Social Media Marketing!

Social Media Marketing - Ninja CandyAmmettetelo: pensavate non sarebbe più successo, eravate sicuri che non ci sarebbe stata un’altra occasione, ascoltavate canzoni strappalacrime per entrare meglio nel mood della perdita e della delusione, ma.. adesso basta.

E’ giunta l’ora di asciugare le vostre lacrime e ricaricare i neuroni: il Ninja Candy è tornato! Non vi ha mai abbandonati!

Questa volta il bottino è davvero allettante. Avrete infatti la possibilità di aggiudicarvi un ingresso omaggio alle due giornate per il Corso in Aula in Social Media Marketing (Base + Avanzato) che si terrà a Milano i prossimi venerdì 16 e sabato 17 novembre, per scoprire come sfruttare i Social Network per il vostro business.

Se siete curiosi di conoscere le opportunità offerte dai Social Media, affamati di tattiche e strategie pratiche per acquisire nuovi lead e nuovi fan e avidi di content strategy e piani di comunicazione integrata, non c’è dubbio: questo è il corso che fa per voi!

Come fare per aggiudicarvi l’ambito dolcetto?

1. The question is..

Assumete una posizione zen, guardatevi allo specchio e chiedetevi:
Qual è il mio social network preferito e perché?

2. Create!

Rispondete alla domanda dando vita ad un contenuto originale ad alto tasso creativo (occhio a non copiare e incollare contenuti già presenti in rete). Vale tutto! Video, immagini, foto, canzoni, ricette – e chi più ne ha più ne metta! Unica condizione: all’interno del vostro contenuto, qualunque esso sia, ricordatevi di fare riferimento al Corso in Aula in Social Media Marketing di Ninja Academy.

3. Non fate i timidi, condividete.

Postate il vostro contenuto direttamente sulla bacheca Facebook di Ninja Academy.

Ninja Academy

4. Telefono senza fili.

Fate passaparola! I tre contenuti che riceveranno più “Mi Piace” saliranno sul podio e verranno giudicati dalla Ninja Juria di Kwalità. Vale tutto, anche ricontattare vecchi amori o amici di infanzia per dar vita ad una colletta di like! Male che vada, per ricambiare il favore, vi ritroverete ad offrire qualche drink alla prossima festa.

5. Nuovo messaggio di posta.

Scrivete una mail a info[@]ninjacademy.it linkando la vostra idea e lasciando un recapito telefonico tramite cui vi contatteremo in caso di vincita.

•••

Avete tempo fino a domenica 11 novembre per stupirci, disorientarci e confonderci!

Nel frattempo, prendete ispirazione dai vincitori dei Ninja Candy passati.

Corso in Aula in Social Media Marketing

Se invece siete impazienti e volete essere sicuri di partecipare, assicurandovi così il vostro posto alla due giorni, cliccate sulla landing page del Corso in Aula in Social Media Marketing per tutti i dettagli, il programma completo e il form di iscrizione.

Fino a venerdì 9 novembre sarà possibile usufruire dello sconto in modalità early booking450 € (+ IVA) per una giornata (anziché 500) oppure 800 € (+ IVA) per entrambe (anziché 900). E non dimenticate le iscrizioni di gruppo: più siete, meno spendete! Date un’occhiata agli sconti direttamente sulla landing page dedicata.

Knowledge for change. 
Be Ninja! 

 

Microsoft Surface: il tablet con la tastiera [VIRAL VIDEO]

Nel Maggio 2003 Steve Jobs in un’intervista a Walt Mossberg, giornalista del Wall Street Journal, ha dichiarato: “Non abbiamo piani per un tablet, sembra che la gente voglia una tastiera”. Un depistaggio in stile Jobs che a Redmond hanno preso sul serio lanciando infatti il nuovo Surface: il tablet con tastiera.

Strano iniziare un articolo sul nuovo tablet Microsoft parlando di Apple, ma come la storia ci insegna le due aziende hanno da sempre lavorato e si sono “sfidate” sul campo faccia a faccia in un duopolio interrotto soltanto dalla recente presenza sul mercato di Samsung e Google.

Non è un caso infatti che il promo e la campagna di comunicazione di Microsoft Surface escano proprio a ridosso del lancio del nuovo iPad mini. Nonostante la quota di mercato di iPad versus altri tablet sia 60 vs 40 Microsoft prova ad individuare un nuovo posizionamento differenziando l’offerta di prodotto.

Il promo esprime chiaramente questa visione dando più evidenza alle componenti hardware del tablet rispetto alle funzionalità del sistema operativo che è montato sul device. Il video mostra, all’interno di una colorata coreografia di ballerini, come il prodotto racchiuda la classica componente touch dei tablet e in più una cover che diventa una funzionale tastiera.

La musica su cui si sviluppa lo spot è realizzata tramite un ritmico susseguirsi di click che ricordano il suono della calamita che aggancia la cover alla parte touch del device, qualora l’user voglia comporre il tablet in stile laptop. Anche il messaggio finale richiama la peculiarità che differenzia Surface da tutti gli altri ovvero la possibilità di cliccare su dei tasti: “click in at Microsoft.com”.

Il promo su Youtube ha raccolto più di un milione e mezzo di views, un buon inizio per Microsoft che dovrà però fare i conti con un mercato piuttosto affollato! Sperando magari che, qualche anno fa, quello di Jobs non fosse totalmente un bluff.

Alessandro Fusacchia: Il Governo e le startup [INTERVISTA]

Non è un politico, bensì un “tecnico”, ma preferirei presentarlo come un giovane professionista preparato e instancabile, che ha preso per mano le startup italiane per dargli dignità e opportunità, guidandone il cammino verso una nuova realtà nazionale.
Stiamo parlando di Alessandro Fusacchia, con cui ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata per un’intervista esclusiva per noi di Ninja Marketing.

Alessandro, classe 1978, è Consigliere per gli affari europei, i giovani, e l’innovazione del Ministro Corrado Passera.
In precedenza ha lavorato a Bruxelles per il Consiglio dell’Unione Europea, e ancora prima a Roma, per il Ministro del Commercio internazionale e presso l’ufficio G8 della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Insegna all’Istituto di Studi Politici di Parigi e alla School of Government della LUISS, e ha conseguito un Ph.D. presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole. È stato il presidente di RENA dal 2007 al 2011. Ha pubblicato due romanzi.

Gli ultimi aggiornamenti sull’iter governativo pro startup

Alessandro, in questi giorni è previsto un vertice bilaterale tra Italia e Israele, considerata una “startup nation”. Parlerete anche di startup con il Governo israeliano?

Qui in Israele, dove siamo in missione per 36 ore, c’è stato ieri un evento di rilievo a cui hanno partecipato startup italiane del settore digitale e media. È stata una vetrina importante. L’ICE ha fatto un bel lavoro e svilupperà in futuro azioni sempre più significative per sostenere le nostre startup nel mondo. Oggi si tiene il vero e proprio vertice intergovernativo. Anche qui, ci sarà una forte “dimensione startup”. Si tratta del primo importante appuntamento internazionale con cui cominciamo a far vivere quel quadro normativo e di policy che abbiamo creato con le norme contenute nel secondo decreto crescita pubblicato in Gazzetta ufficiale sabato scorso.

Contestualmente alla prosecuzione dell’iter legislativo per la conversione del decreto in Parlamento, vogliamo infatti cominciare a promuovere a livello internazionale il fatto che l’Italia fa sul serio quando dice di voler diventare un Paese “amico delle startup”.
Lo scopo – a medio termine – è anche quello di attrarre capitali e talenti dall’estero.

Concentriamoci sul Rapporto Restart Italia! e sul Decreto Crescita

Torniamo per un attimo a quaranta giorni fa. “Sperando che da domani inizi un gran baccano in tutto il Paese”: hai esordito così alla vigilia dell’evento di presentazione del Rapporto “Restart, Italia!”. Cosa ti aspetti che si “muoverà” in Italia concretamente dopo la recente firma del Decreto Crescita da parte del Presidente Napolitano?

Negli ultimi mesi abbiamo lavorato intensamente per fare due cose: arrivare a formulare un pacchetto di misure importanti per creare un ambiente favorevole alla nascita e allo sviluppo di aziende startup innovative, e fare in modo che si sviluppasse in Italia una consapevolezza diffusa, non limitata solo agli addetti ai lavori, sulla rilevanza di questo progetto per la crescita economica, l’occupazione giovanile, la possibilità di rendere il nostro Paese più veloce e dinamico, capace di tornare a scommettere sulle sue energie migliori.

Mi aspetto che questa grande mobilitazione pubblica aiuti a mantenere alta l’attenzione necessaria per dotarci di una legislazione e di strumenti importanti, e che dal giorno successivo alla conversione in legge molti, italiani e stranieri, decidano di approfittare di questo nuovo quadro di opportunità.

Cosa ha realmente determinato la nascita di un’azione mirata per le startup innovative italiane?

Le startup mettono insieme impresa, innovazione, giovani. Vale a dire, tre priorità assolute per il Paese. Era doveroso intervenire. Rendere la vita più facile ai tanti italiani che vogliono scommettere sulla loro creatività e sul loro spirito imprenditoriale. Se vogliamo “trasformare il Paese” – uso l’espressione usata dal Presidente del Consiglio in occasione della presentazione del decreto – non potevamo non affrontare temi come le startup o l’agenda digitale.

Sono ponti sul futuro. Strumenti non solo normativi o tecnologici, ma prima di tutto culturali, che ci possono consentire di recuperare il ritardo accumulato con altri Paesi. Per noi è stato anche un modo per raccontare l’Italia che vorremmo avere nei prossimi anni.

Se dovessi immaginare il nostro Paese tra 10 anni, cosa sarà cambiato in termini di opportunità di crescita, lavoro ed imprenditoria giovanile?

Mi immagino un Paese veloce, dinamico, pieno di opportunità; dove il talento è valorizzato e non esistono barriere; dove gli stranieri non vengono solo per i musei, i paesaggi o perché si mangia bene, ma perché si respira un’aria diversa. Me lo immagino con molta energia diffusa.

Un posto dove è possibile sviluppare e realizzare il proprio potenziale; dove nascono tante cose che oggi nemmeno riusciamo ad immaginare. Un Paese che ha deciso di puntare pesantemente sulla formazione delle nuove generazioni e che attraverso la tecnologia genera servizi che migliorano la qualità della vita, di tutti e, in particolare, delle persone più anziane.

Cosa c’entra tutto questo con il lavoro che abbiamo fatto per dotarci di una normativa sulle startup? C’entra molto, perché è un pezzo del puzzle di quest’Italia che vorrei tutti insieme diventassimo nei prossimi dieci anni. Basta questo per arrivarci? Certo che no. Ma è chiaro che se si può fare per le startup, si può fare per molto altro.

Nel rapporto si parla di “Ecosistema di Startup” in Italia. Pensavate ad una Silicon Valley made in Italy? Riconosci all’Italia tali potenzialità?

Non credo onestamente che lo scopo sia costruire a tavolino una Silicon Valley italiana. Dobbiamo piuttosto fare in modo che i nostri territori maturino pienamente coscienza di quanto sia importante, per il loro sviluppo economico e sociale, diventare ecosistemi locali che favoriscono l’insediamento e la crescita di startup innovative.

Nel rapporto Restart, Italia! abbiamo inserito un capitolo dedicato proprio a questo. Deve essere chiaro che non c’è una formula magica da applicare. Dobbiamo partire dalle nostre specificità. Abbiamo un tessuto produttivo certamente in affanno, ma anche ricchissimo di storia, saperi e capacità. Dobbiamo ripartire da quello, e fare un innesto di innovazione.

Le istituzioni pubbliche, a livello locale e regionale, hanno l’occasione di dimostrare che vogliono e sanno diventare veloci, dinamiche, capaci di facilitare, semplificare, sostenere l’imprenditorialità dei loro cittadini.

Quale aspetto del Rapporto e del relativo decreto ritieni sia più innovativo ed agirà davvero da propulsore pro-startup e quale, invece, ritieni ancora controverso, da perfezionare?

Il lavoro sulle startup è certamente migliorabile. Ritengo però che abbiamo gettato delle basi molto solide, creando un quadro di riferimento articolato e organico a livello nazionale che interviene su tante materie differenti, come la semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare.

Inoltre, fornendo una visione di medio periodo – che è quella delle 170 pagine del rapporto Restart, Italia! – indichiamo la strada per il futuro. Alcuni strumenti che stiamo introducendo sono potenzialmente rivoluzionari. Il crowdfunding, ad esempio, è un modo altamente innovativo di raccogliere capitali diffusi che avrà un effetto “collaterale” di collante sociale, aggregando tanti cittadini diversi a partire dalla volontà comune di portare avanti un’idea imprenditoriale innovativa.

Cosa ci sarà da perfezionare tra un anno o due? Non lo so, ma non è questo il punto. Il punto è che abbiamo messo in piedi un meccanismo di monitoraggio e valutazione molto rigoroso che ci permetterà di vedere gli effetti nel tempo di queste misure e quindi, se servirà, di aggiustare il tiro. Nessuno ha la palla di vetro e può dire oggi cosa servirà aggiustare. Ma accettiamo che ci saranno probabilmente delle modifiche da fare, e creiamo un meccanismo per capire quali dovranno essere.

Voglio credere che nei prossimi anni sarà sempre di più il metodo a decidere la qualità del lavoro che le istituzioni, a partire dal Governo, saranno in grado di fare al servizio dei cittadini.

A proposito di crowdfunding, sono poche ancora le piattaforme dedicate in Italia. Pensi che adesso grazie al suo riconoscimento e alla nuova disciplina si moltiplicheranno e potrà rappresentare una concreta alternativa per il finanziamento dei progetti imprenditoriali?

Sospetto di sì. Col decreto abbiamo creato le condizioni per lo sviluppo di questo strumento, rimandando i dettagli, che saranno fondamentali, alla Consob. C’è il rischio che non funzioni, che resti inutilizzato per mille ragioni. Ma c’è anche il rischio opposto: che diventi davvero uno strumento che aiuta a cambiare radicalmente il Paese, che innovi la maniera in cui si raccolgono capitali presso tanti cittadini, la maniera in cui si sostengono tanti progetti imprenditoriali.

Nel dubbio, noi abbiamo deciso di dotare l’Italia di una legislazione all’avanguardia. Decideranno imprenditori, investitori e cittadini se riusciremo a diventare, sul crowdfunding, un Paese che “fa scuola”.

Nel Decreto Crescita si parla di 200 milioni di fondi stanziati da subito e, poi, 110 milioni che verranno stanziati di anno in anno pro startup. Come le “startup innovative” dovranno e potranno concretamente fare appello a questi fondi?

Attenzione: il pacchetto per le startup vale circa 200 milioni, ma non vuol dire che ci siano soldi a pioggia a disposizione delle startup. Lo scopo del nostro intervento non è mai stato quello di creare una nuova categoria di imprese e poi dare finanziamenti come è stato sempre fatto in passato, con risultati troppo spesso deludenti, e soprattutto generando sprechi, zone d’ombra, arbitrarietà.

La filosofia del lavoro sulle startup è un’altra: potenziamo tutti gli attori dell’ecosistema che possono contribuire a sostenere le startup. Le risorse finanziarie non devono venire direttamente dallo Stato. Ma lo Stato crea le condizioni per cui il sistema economico è incoraggiato a mettere risorse a disposizione di imprenditori con idee e progetti innovativi.

Un esempio? Siamo intervenuti dicendo che le aziende che faranno investimenti in startup, aiutandone quindi la capitalizzazione nei primi anni di vita, potranno beneficare di uno sgravio fiscale. Le aziende mature hanno modo di fare investimenti in innovazione, le startup hanno modo di reperire i capitali necessari per crescere.

Sono incentivi come questi – incentivi, non sussidi a pioggia – che, per la parte startup del decreto legge, valgono circa 120/130 milioni di euro. Poi ci saranno le risorse aggiuntive messe a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti per aumentare la massa critica di capitali di rischio. Stiamo parlando di una somma compresa tra 50 a 100 milioni. Ecco come si arriva ad un pacchetto per le startup di un valore di circa 200 milioni.

Calmiamo un po’ gli animi chiarendo che ruolo ha l’Università nel decreto. In che misura il possesso del titolo di dottore di ricerca per i componenti del team è necessario per potersi qualificare come “startup innovativa”?

Su questo punto si è creata un po’ di apprensione, e comprensibilmente, perché alcuni hanno detto che solo i dottori di ricerca potevano avviare una startup. Non è assolutamente cosi. Tra i criteri contenuti nel decreto che servono per essere considerati startup, ce ne sono tre che abbiamo individuato per capire e “riconoscere” quando quella che abbiamo di fronte è una nuova impresa innovativa e tecnologica.

Il primo riguarda le spese di ricerca e sviluppo, quindi le attività della startup. Il secondo prevede che almeno un terzo del team sia dottore di ricerca o dottorando o abbia svolto almeno tre anni di ricerca qualificata. Il terzo ha a che fare con la proprietà intellettuale, e quindi fa riferimento al fatto che la startup sia titolare o licenziataria di un brevetto. Non bisogna possederli tutti e tre. Sono criteri alternativi. Se uno non rientra nel secondo, può quindi far riferimento al primo o al terzo.

Aggiungo anche che per il primo – quello che forse verrà utilizzato nella maggior parte dei casi – abbiamo previsto che il bilancio della startup sia accompagnato da una nota integrativa che evidenzi le spese di ricerca e sviluppo, che per una startup sono in molti casi diverse da quelle più “classiche” delle grandi aziende mature.
Credo pure che il riconoscimento di un valore particolare alla ricerca sia importante per creare in Italia un mercato del lavoro per i tanti nostri dottorati e dottorandi di qualità.

E poi non ci limitiamo solo all’Italia, ma creiamo un incentivo per le startup per andare a caccia dei migliori cervelli anche fuori dai confini nazionali.

Il pensiero di Alessandro: il “tecnico” e l’uomo

Se fossi tu un potenziale startupper, cosa lanceresti sul mercato? In che settore ti “butteresti”?

Credo che ci siano opportunità in ogni settore. L’Italia è all’avanguardia su tanti fronti. Con una battuta, mi verrebbe da dire che la mia startup l’ho già fatta! Fino a febbraio lavoravo a Bruxelles. Sono rientrato per lavorare col Ministro Passera e tra i dossier che sto seguendo le startup sono sicuramente quello che finora mi ha richiesto maggiori energie. Mi ci sono dedicato come se fosse una startup. Partendo da un’idea innovativa. Certamente non di business, ma di policy.

Un messaggio tuo personale per i giovani startupper italiani:

I tempi non sono necessariamente rassicuranti. Ma scommettiamo su un’Italia diversa, e costruiamola insieme. Il Governo sta cercando di fare la sua parte. Voglio però essere chiaro: c’è una startup che nessuno di noi può fare da solo. È quella con cui far ripartire la nostra economia e rendere più giusta la nostra società. È una startup che opera prima di tutto a livello di consapevolezza, cultura e coscienza civica. E che si basa sull’’innovazione più importante e profonda: la capacità di ciascuno di noi di guardare al mondo e a se stesso diversamente, senza quella paura che paralizza.

Tu hai vissuto un’esperienza lavorativa fuori, in Belgio, e sei rientrato in Italia. “Restart Italia!” vuole essere anche un incoraggiamento per i giovani perché resistano alla tentazione di scappare all’estero ed investano, invece, le loro competenze in Italia costruendo qualcosa di proprio, anziché limitarsi a cercare tra ciò che il Paese offre ed al momento è saturo?

Da una parte considero che andare all’estero oggi sia, per chi può, un’opportunità di formazione e crescita personale e professionale. Dall’altra, constato che una generazione intera di giovani italiani è oggi tentata dalla fuga; che tantissimi italiani se ne vanno anche quando vorrebbero restare; che pochi tornano e che pochissimi stranieri vengono da noi, che non sia per trascorrere le ferie. Restart, Italia!, il lavoro del Governo sul fronte startup, vuole contribuire a costruire e raccontare un’Italia diversa. L’Italia delle opportunità.

A 34 anni hai due libri alle spalle, un’esperienza al Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, il G8 ed ora un ruolo chiave al Ministero dello Sviluppo Economico. Che evoluzione c’è stata in te, professionalmente parlando, attraverso tutte queste esperienze? Qual è la tua carta vincente? Insomma, non dirci solo “sono bravo!”, questo lo abbiamo già ben chiaro.

Ho sempre cercato di non farmi troppi sconti e di mettere passione in ciò che facevo. Soprattutto, non ho mai accettato situazioni o persone che non mi convincevano. Ma la carta vincente, ammesso che esista, è stato capire relativamente presto che più di tutto contano le persone con cui fai le cose. Ho capito che i maestri li avevo intorno. Molto spesso erano miei coetanei, compagni di università, di stage, di lavoro, o persone conosciute in RENA che avevano la mia stessa testardaggine. Persone che non avevano paura a dirmi “forza, che questo Paese lo aggiustiamo”. Che me lo hanno detto sorridendo, e contro le quali non ho potuto fare altro che alzare le mani, e arrendermi.

E allora tutto sta nel trovarsi questi compagni di viaggio lucidi, appassionati, vaccinati contro i mali dell’Italia, che hanno voglia di condividere una strada con te. Se vuoi, è la stessa filosofia con cui nascono le startup.

E si conclude così questa intensa chiacchierata con Alessandro. Sì, perché ci piace chiamarlo per nome. Un giovane professionista che sta al timone di una nave che ha preso la giusta rotta per condurre l’Italia imprenditoriale verso un orizzonte nuovo, speriamo tutti.

Ringrazio personalmente Alessandro Fusacchia per le preziose condivisioni e per i chiarimenti che ci ha fornito su ciò che a volte è oggetto di polemiche più perché non si conosce abbastanza, che non per ragioni concrete.
C’è entusiasmo ed ottimismo tra le parole lette, cerchiamo di sposare questi sentimenti positivi e remiamo noi giovani per primi verso la ripresa dell’Italia.