Like-A-Hug, la giacca che ti abbraccia per ogni "mi piace"

Like-A-Hug, la giacca che ti abbraccia per ogni "mi piace"

La distanza dalle persone care è, alcune volte, sconfortante e chi vive lontano dalla famiglia lo sa. Ecco perché gli studiosi del MIT (addirittura!) hanno creato una sorta di giubbotto (o social media vest, come ama chiamarlo la designer Melissa Chow) che si gonfia per ogni “like” a foto, video, status e altra roba pubblicata su Facebook. Questa mutazione del bizzaro capo d’abbigliamento dovrebbe simulare la sensazione di un abbraccio.

Il giubbotto abbracciatutti è stato progettato per superare i limiti imposti da interfacce come quella di Skype, molto utilizzata nelle relazioni a distanza.

Like-A-Hug, la giacca che ti abbraccia per ogni "mi piace"

Il giubbotto converte i “like” ricevuti in abbracci, facendo leva sulla sensazione di calore, affetto e incoraggiamento che genera in noi un abbraccio. Ed è anche possibile rispondere all’abbraccio sgonfiando il giubbotto, ponendo le braccia sul proprio petto e sulle proprie spalle (riabbracciandosi da soli, insomma… e ovviamente anche l’altro interlocutore deve indossare il Like-A-Hug).

Certo, inutile precisare che non potrà sostituire un vero abbraccio. E sicuramente starete pensando “Ah, che mondo! Ma dove andremo a finire”.

Il problema, però, secondo me è un altro.

Una volta ho pubblicato un album delle vacanze con amici e famiglia. Ho ricevuto 64 “mi piace” in un’ora.

A voi le conclusioni.

64 consigli di social media marketing su Google+ [INFOGRAFICA]

Volete la verità? A noi Google+ piace 😉 A differenza di molti che continuano a definirlo una ‘città fantasma‘, noi Ninja abbiamo seguito il social network di Mountain View fin dal suo esordio e ne abbiamo sempre raccontato gli sviluppi, sottolineandone sia i punti di forza sia quelli di debolezza.

Ora che gli utenti di G+ hanno superato quota 400 milioni, molti lo stanno rivalutando. Non vi diciamo “ve lo avevamo detto” ma vi proponiamo un’interessante infografica realizzata da Maria Peagler per Social Media Online Classes, contenente 64 suggerimenti per un’efficace strategia sul social network di Big G. E restando in tema, rileggete anche il bel caso di H&M!

Ora tocca a voi! Raccontateci, che esperienze personali/aziendali avete su G+?

Starbucks lancia i temporary shop "mobili"

Negli anni la catena americana Starbucks ha utilizzato diversi modi per raggiungere i propri clienti e sembra voler continuare su questa rotta. Proprio negli ultimi giorni infatti il colosso americano ha ripensato il modo  di “vendere il caffè” e ha ideato dei temporary store “mobili” per raggiungere i propri clienti. Questi mini store, pre-fabbricati,  hanno la particolarità di poter essere trasportati da un camion.

Il primo di questi “mini temporary shop” ha aperto in Colorado, lungo una strada frequentata da molti lavoratori. Il loro interno sarà quello di un normale negozio Starbucks e per non entrare in contrasto con il paesaggio esterno, sono stati utilizzati materiali che lo faranno ben integrare con il resto dell’ambiente. Date un’occhiata alle foto e diteci cosa ne pensate!

Studio35Live: il ciclo si chiude con il live concert di Fausto Mesolella!

Studio35Live presenta l’ultima puntata di questo ciclo 2012 che ha visto un collettivo di artisti, sociologi e produttori appassionati delle possibilità che i nuovi media offrono alla musica oggi.

In questi mesi si sono susseguite, settimana dopo settimana, le interviste e le rispettive puntate del programma che hanno visto come protagonisti artisti della musica indipendente, di calibro nazionale ed internazionale, come: Paolo Benvegnù, 99 Posse, 2Pigeons, Baba Sissoko, Fluon, Bisca, Bud Spencer Blues Explosion e i The Sleeping cell, i 24 Grana e Fausto Mesolella.

E’ proprio quest’ultimo grande Artista con la “A” maiuscola a chiudere l’edizione 2012 di Studio35Live.

Fausto Mesolella inizia ad avvicinarsi alla musica già all’età di 12 anni, suonando la chitarra durante l’ora di ricreazione consentita in un convitto nazionale.

Si inoltra nel mondo professionistico partecipando a feste di piazza, matrimoni nel 1968, dapprima con “I Condor” poi con il complesso “La Prima Pagina“, per poi diventare un produttore musicale ed incidere il primo disco nel 1978 con il trio “i Mediterranea“.

Con loro, Mesolella inizia il ciclo di collaborazioni che continua tutt’oggi, con artisti quali: Umberto Napolitano, Gabriella Ferri, Nada, Andrea Bocelli, Gian Maria Testa, Gianna Nannini, Paolo Conte, Giorgio Conte, Paolo Belli, Samuele Bersani, Francesco Tricarico, Fabrizio Bentivoglio e tanti altri.

Nel 1986 entra a far parte della “Piccola Orchestra Avion Travel” con la quale vince la prima edizione di San Remo rock,  il festival di San Remo del 1998 (con il premio della critica, di miglior arrangiamento e come miglior canzone) e quella del 2000 (anche come migliore arrangiamento).

Una vita artisticaa davvero piena quella di Fausto Mesolella.

E proprio con il live concert di un grande della musica italiana come Fausto Mesolella, salutiamo gli amici di Studio35Live e questa edizione 2012!

Prendetevi qualche minuto di relax, e godetevi questa decima e ultima puntata… buon ascolto!

nokia_lancia_la_sfida_ricarica_wireless_per_i_prossimi_smartphone

Nokia lancia la sfida: ricarica wireless per i prossimi smartphone!

Il 5 Settembre scorso, in una conferenza tenutasi a New York, Nokia ha presentato due nuovi smartphone della gamma Lumia, l’820 e il 920, entrambi equipaggiati con il nuovo sistema operativo Windows Phone 8.

Nokia lancia la sfida: ricarica wireless per i prossimi smartphone.

Delle varie novità introdotte, noi tratteremo in particolar modo di una: la ricarica wireless.

E’ da un po’ che si parla di ricariche wireless, ed in effetti già sono in commercio da alcuni anni dei dispositivi che permettono di farlo. Restando in tema smartphone, ci ricordiamo (o forse no…) del Palm Pre che però poco successo ha riscontrato, e anche della postazione di ricarica wireless promessa da Samsung per il Galaxy III; il “problema”, tuttavia, è che questa tecnologia non si è mai diffusa, restando relegata ad un mercato di nicchia.

Fin ad ora, nessun produttore ha scommesso in maniera così plateale su questa tecnologia. Fino ad ora, appunto. Nokia sembra voler cambiare le carte in tavola, vediamo come.

Nokia lancia la sfida: ricarica wireless per i prossimi smartphone.

Il nuovo top di gamma, il Lumia 920, prevederà di serie il nuovo caricabatterie wireless, una sorta di piccola base, disponibile in varie colorazioni, a cui il cellulare dovrà essere appoggiato. Niente di più facile. Un led di stato ci indicherà inoltre lo stato di ricarica del cellulare.

Per il Lumia 820, invece, che prevede un gradito ritorno all’uso delle cover intercambiabili da parte della casa finlandese, l’uso o meno di questa tecnologia dipenderà appunto dalle cover utilizzate.

Nokia lancia la sfida: ricarica wireless per i prossimi smartphone.

Tutto qui? Non proprio.

Sono stati presentati una serie di accessori che siamo sicuri riscuoteranno grande successo; oltre la base standard, abbiamo il caricabatterie con supporto verticale, le cuffie Nokia Luna Bluetooth, il cuscino wireless di Fatboy e l’altoparlante PowerUp di JBL.

Nokia lancia la sfida: ricarica wireless per i prossimi smartphone.

Proprio quest’ultimo presenta un’ulteriore innovazione che già si era vista con i primi Lumia. Oltre alla presenza del caricabatterie wireless vi è anche l’integrazione del sistema NFC (near field communication); basta appoggiare lo smartphone sull’altoparlante e in automatico, oltre alla ricarica della batteria, verrà riprodotta anche la musica che stavamo precedentemente ascoltando con il cellulare.

Ma non è tutto. Al fine di diffondere questo standard Nokia ha già stretto alcune importanti e significative alleanze. Negli U.S.A., al tavolo della catena “The Coffee Bean & Tea Leaf”, potremo trovare delle postazioni di ricarica wireless: niente più cellulari scarichi nel bel mezzo della giornata. E se fossimo in viaggio? Negli aerei della flotta di Virgin Atlantic, sarà anche li possibile trovare delle basi di ricarica. E questo è solo l’inizio.

Lo standard adottato è quello “Qi”  creato dal “Wireless Power Consortium” e già utilizzato da oltre 100 aziende nel mondo.

Voi cosa ne pensate?

Facebook spia i nostri messaggi privati?

Ancora una volta i messaggi privati di Facebook sono nell’occhio del ciclone. Ricordate il recente problema dei bug? Ora ci risiamo, qualcos’altro sarebbe ‘venuto a galla’.

Come riporta un articolo su Digital Trends, Facebook monitorerebbe infatti i messaggi privati degli utenti. Per poter individuare più efficacemente i gusti e le passioni degli stessi user, Facebook terrebbe d’occhio anche le menzioni di brand per riuscire a segmentare meglio l’audience e a creare/indirizzare pubblicità mirate.

L’ ‘ascolto’ dei messaggi privati non è del tutto una cosa nuova, anche Google in passato (tuttora?) lo faceva.

Ma, nel caso di Facebook, c’è dell’altro: vi siete mai accorti che se ad esempio inviate un link di un articolo a un vostro amico con un messaggio in privato, quell’articolo guadagna un like? Proprio così: nel conteggio finiscono anche gli share e il copia-incolla dell’URL. Leggiamo le parole di un membro dello staff di Facebook:

“Nella maniera più assoluta nessuna informazione privata è stata esposta. Ogni volta che una persona condivide un URL su Facebook, anche attraverso i messaggi, aumenta il numero degli share indicato nei plugin di un sito. Il nostro sistema conta anche gli URL condivisi per fornire dati più accurati e per assicurarsi che i messaggi non siano spam.”

Secondo alcuni, però, l’aumento del conteggio dei like funziona anche per le brand page: linkando una fanpage in un messaggio privato, quella pagina acquista fan. Esistono in rete anche dei video-dimostrazione di quanto detto, ma facendo alcuni test e linkando una fan page, questa non acquista nulla.

A quanto detto prima, lo staff ha aggiunto:

“Ad esser precisi, questo succede solo per i plugin social di Facebook e non riguarda i like alle pagine.”

Per concludere, pensiamo che sia piuttosto giusto contare tra gli share anche la condivisione di URL nei messaggi privati, in quanto si tratta pur sempre di condivisione. Perché non prenderla in considerazione? Non crediamo inoltre che all’interno di Facebook ci siano persone che passano il tempo a spiare approfonditamente i messaggi privati: molto più probabile invece – e altrettanto gravelo scan alla ricerca di mention e like, per motivi commerciali e di business.

E voi, cosa ne pensate?

Tre recenti novità da LinkedIn: nuovo design, endorsement e brand page per tutti

Dopo le recenti novità di Twitter e Facebook, LinkedIn non poteva certo ‘stare a guardare’ 😉

Ecco allora che il team del famoso business social network ha introdotto in queste settimane alcune interessanti novità, che andranno sicuramente a modificare le logiche di utilizzo da parte di utenti e aziende. Stiamo parlando del nuovo design, dell’introduzione degli endorsement e delle brand page finalmente accessibili a tutti. Pronti?

1) Nuovo design

Lo avevamo recentemente anticipato nell’articolo LInkedIn sempre più social: ecco le ultime novità!, e ora il nuovo design è diventato realtà: come vi sembra il nuovo sistema di notifiche? Troppo simile a Facebook?

“Sarete avvisati ogni volta che qualcuno visita il vostro profilo, accetta la vostra richiesta di connessione, mette mi piace sui contenuti che condividete oppure commenta. Insomma, mai più senza sapere cosa succede nella vostra rete professionale!”

2) Restyling delle company page per tutti

E’ questa la seconda news, grazie a cui tutte le aziende hanno ora la possibilità di fare leva su immagini più larghe e maggiori spazi dedicati per migliorare il proprio employer brand 2.0. Sul blog di HubSpot potete già vedere alcuni esempi eccellenti di organizzazioni che hanno saputo sfruttarne al meglio il potenziale!

3) Endorsement

“Su LinkedIn trovi contatti professionali smart, talentuosi e skilled. Oggi introduciamo gli endorsement, una nuova funzionalità che rende più semplice riconoscerli per le loro competenze ed esperienze.”

E’ questa la nuova feature introdotta e annunciata sul corporate blog. Se pensate che una persona sia davvero brava in una specifica competenza, LinkedIn offre la possibilità di sostenerla se la skill è stata inserita nel suo profilo, oppure consigliarne una che invece a vostro avviso manca ingiustamente. Gli endorsement non sono ancora diffusi ovunque… abbiate fede 😉

Tre novità dunque, per processi di business social networking sempre più ricchi e soddisfacenti. LinkedIn ci piace proprio! 🙂

The Undeading, la rianimazione ce la spiegano gli zombie [VIDEO]

Parlare di rianimazione cardiaca e pratiche di soccorso non é facile, e certamente lo é ancor meno farlo mantenendo l’attenzione di chi guarda e senza cadere nei soliti schemi. La Heart and Strokes Foundation, associazione canadese che promuove la prevenzione delle malattie cardiache, ha pensato di prendere in prestito gli zombie di The Walking Dead e realizzare #TheUndeading, il suo ultimo post PSA che vede alla regia Vincenzo Natali.

I colori e gli scenari sono proprio gli stessi della famosa serie televisiva che, probabilmente non a caso, sta per tornare con la terza stagione. Agency59, che ha ideato il concept dell’advert, deve aver intercettato la trepidazione dei fan in attesa, e ha pensato di sfruttarle per diffondere in rete questo video che promuove in modo originale l’importanza del primo soccorso in caso di infarto e malori cardiaci. In grado di riportare letteralmente in vita dal regno dei morti.

La protagonista del video finisce tra la morsa di un gruppo di zombie che stanno per attaccarla, fino a quando lei, terrorizzata, non crolla a terra. Grosso problema per i “senza cervello” che, come sappiamo, devono nutrirsi di carne viva. E allora si prodigano per salvarla e noi abbiamo l’occasione per imparare come muoversi nel caso dovessimo trovarci in una situazione di pericolo.

Per creare consapevolezza attorno all’importanza della rianimazione in caso di arresto cardiaco, l’associazione ha creato una campagna inaugurata lo scorso 4 ottobre quando, presso la Yonge-Dundas Square di Toronto, membri dello staff hanno invaso la piazza vestiti da zombie.

Oltre al video e al sito dove i cittadini interagiscono twittando con l’associazione in questo social game post dal sapore post apocalittico, della campagna fa parte anche un evento programmato per il 25 ottobre al Canada’s Wonderland, parco divertimenti di Vaughan, nell’Ontario: obiettivo degli organizzatori è entrare nel Guinness dei primati per la sessione di training di soccorso più grande di sempre.

Certo, il finale per la giovane donna protagonista del video non é quello che potremmo definire un happy ending, ma voi avete mai visto uno spot di comunicazione sociale più interessante di questo? 😉

Social Data: analizzare i fenomeni virali e le discussioni online

Big Data. Open Data. Social Data. Le fonti di dati online sono molteplici. E il potenziale di business altrettanto. Il problema, però, è sempre lo stesso: come analizzarli? Come sfruttarli, in funzione della comprensione dei fenomeni sociali, dello studio degli utenti della rete, della pianificazione della campagne di marketing o della definizione di modelli di business che sappiano sfruttarli?
Per rispondere ad alcune di queste domande LaRiCa (il Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata dell’Università di Urbino) organizza ormai da tre anni il “WARM, il Workshop on advanced research methods“. Nell’edizione di quest’anno gli invited speaker sono stati Gilad Lotan e Vincenzo Cosenza che hanno parlato proprio degli strumenti e dei casi di analisi dei social data.

Mappare l’attenzione dei pubblici in rete

Gilad Lotan è il VP del Research and Development di SocialFlow, società neworkese che utilizza i social data per aiutare i brand ad acquisire visibilità e a creare engagement in Twitter e Facebook.

Durante il suo intervento ha analizzato criticamente alcuni fenomeni virali per mostrare come il passaparola attraverso la rete possa conferire popolarità a brand e media. Gilad sottolinea l’importanza di analizzare i social data per comprendere meglio le audience. I social data infatti consentono di capire da chi sono composti i pubblici online, che cosa li esalta e li stimola a ricondividere contenuto, cosa attiva i loro comportamenti, come si raggruppano e quali sono gli opinion leader.



Acquisendo, elaborando, analizzando e visualizzando i social data è così possibile avere degli insight sui comportamenti dei pubblici e dunque pianificare campagne virali di successo. Lavorare con i social data comporta tuttavia molte sfide. Prima di tutto è necessario avere accesso ai dati. Questa sfida è facilitata dalle API che molti servizi mettono a disposizione.

In secondo luogo è necessario gestirli. SocialFlow ha sviluppato differenti sistemi che consentono di maneggiare i social data. Ad esempio sono stati sviluppati sistemi che consentono di analizzare i dati di Twitter dal punto di vista tematico, quindi identitificarne la distribuzione geografica, linguistica o temporale al fine di individuare dei pattern. Un esempio è l’analisi dei tweet riferiti agli eventi sportivi: anche già prima di analizzare il contenuto è possibile identificare i momenti del gioco in base alla quantità di tweet condivisi.
La terza sfida riguarda le tecniche di analisi giuste. Una delle più importanti è la mappatura dei social network. Tale mappatura consente di identificare i nodi più rilevanti, sia dal punto di vista tematico, che come fonti di contenuti.

Gilan ha quindi mostrato il fenomeno Kony2012 di Invisible Childred, uno dei più rilevanti casi di video virale che ha ottenuto più di 100 milioni di visualizzazioni in pochi giorni. Mappando il social network attraverso cui il video si è diffuso è stato possibile identificare dei cluster geografici e delle similarità tematiche nelle descrizioni dei profili Twitter che lo hanno diffuso. Da questo si è dedotto come il caso di Kony2012 sia stato pianificato strategicamente al fine di utilizzare network esistenti di supporter che sono stati attivati in contemporanea per consentire la diffusione globale del contenuto.

Analyzing Italian Twittersphere

Anche Vincenzo Cosenza, autore di Social Media ROI e social media strategist a BlogMeter, ha mostrato un’indagine empirica questa volta sul pubblico italiano.

Nel suo intervento “Analyzing Italian Twittersphere” ha innanzitutto sottolineato l’importanza dello studio di Twitter per comprendere opinioni ed emozioni degli utenti della rete, in relazione ad eventi, così come a brand e aziende. L’importanza deriva dal fatto che si tratta di un social media non più rivolto ad una nicchia, ma che si apre sempre di più alla massa.



Cosenza ha quindi presentato i risultati della più grande indagine empirica sulla twittersfera italiana. Analizzando più di 50 milioni di tweet e integrando tecniche di sentiment analysis è stato possibile sia monitorare l’evoluzione dei network sociali all’interno di tale contesto, sia decifrare il mood degli utenti. In questo modo i brand possono non solo comprendere le reazioni dei pubblici rispetto ai propri messaggi, ma anche sapere come è possibile pianificare strategicamente una campagna, conoscendo ad esempio le ore e i giorni in cui gli utenti sono più predisposti a condividere contenuti.

 

 

'>

Bioedilizia: l'eccellenza è anche Italiana

Sapete quanto calore disperde la stanza in cui vi trovate? Avete un’idea dei consumi energetici che non avete abbattuto per non aver voluto cambiare i vecchi infissi di casa vostra? Sapete da dove provengono i materiali con cui avete tinteggiato la facciata della vostra casa al mare, e quali impatti possono avere con l’ambiente? Se la risposta a queste domande è “no”, non siete ancora stati rapiti dalla bioedilizia.

Cos’è?

La bioedilizia ” è un approccio culturale al vivere orientato alla ricerca di soluzioni per un vivere moderno integrato ed in armonia con la natura. E’ quindi uno modus operandi ed una filosofia prima ancora che una dottrina architettonica.

Quando nasce?

Questo concetto di “architettura sostenibile” nasce agli albori degli anni ’80, dopo un trentennio post bellico caratterizzato da un’ondata edilizia ed un consumo di territorio senza precedenti. L’uomo, con la disponibilità apparentemente infinita di energia e risorse naturali, punta all’ottenimento del massimo benessere abitativo possibile, senza curarsi di cosa ne pensasse la natura. Naturisti ed ambientalisti, resosi conto del disastro ecologico in corso, hanno iniziato a martellare il tasto della sostenibilità

Cos’è oggi?

La bioedilizia, nata quindi come reazione ambientalista alla prepotenza edilizia, ha subito una profonda genesi, tramutandosi in una corrente che mischia responsabilità ecologica con il ritrovato gusto del verde ed una crescente aura di stile ed eleganza. E’ una genesi comune di molte correnti green, sfociando talvolta nel greenwashing, quando una qualunque piantina integrata all’interno o all’esterno di un edificio viene sbandierata come bioedilizia. Occorre delinearne i contorni.

La Bioedilizia

La filosofia, ricca e variegata, può essere forse riassunta in tre grandi principi guida:

1) Approccio minimalista: non è più la natura a doversi adattare alla costruzione, ma è l’edificio piuttosto a sposarsi con il verde, limitando al minimo il proprio ingombro, ed rinunciando a tutto ciò che non è strettamente necessario

2) Scelta dei materiali: Utilizzo di prodotti e composti naturali, per gli stucchi, le rifiniture, e gli elementi portanti. Predilezione per materiali locali, limitando al massimo quelli trasportati da lunghe distanze. Attenzione al riuso dei risultati di risulta, ed alla scelta di moduli eventualmente smontabili e rimontabili altrove a seconda delle esigente. Scelta di materiali rinnovabili, come ad esempio le tavole di legno coltivato.

3) Riduzione concreta dei consumi esterni: coibentazione dei tetti, cappotti termici ed alimentazione da fonti di energie rinnovabili per i consumi elettrici (mini eolico o fotovoltaico), sistemi basso consumo energetico o autoalimentati (come il solare termico per la fornitura di acqua calda). Ma anche la scelta delle caldaie a pellet per il riscaldamento, delle lampadine a led, o l’installazione di un piccolo orto per un’insalata fresca ed a chilometro zero.

Eccellenza italiana

C’è anche un progetto Italiano ai vertici dell’innovazione in Bioedolizia: si tratta di “Med in Italy”, guidato dall’Università Roma Tre e dalla Sapienza, insieme ad un vasto numero di collaboratori e sponsor tecnici. Med in Italy si è classificata al terzo posto assoluto al Solar Decathlon di Madrid, una sorta di Olimpiade di Bioarchitettura, e massimo palcoscenico mondiale della disciplina.

Med in Italy ha vinto l’oro nella specialità più difficile e prestigiosa, legata alla sostenibilità, l’argento per il funzionamento delle apparecchiature elettroniche, ed il bronzo in bilancio energetico, architettura ed innovazione.

Il progetto Italiano ha nella scelta dei materiali, nel design, nella facilità di assemblaggio e smontaggio, e nella riciclabilità al 100% dei materiali usati il suo punto di forza. Attrezzata con pannelli fotovoltaici di ultima generazione, Med in Italy può produrre anche il triplo dell’energia elettrica che consuma, grazie al calore del sole mediterraneo per cui è progettata.

Med in Italy ha anche un basso costo di installazione e produzione, grazie alla logica di produzione industriale dei componenti, aggirandosi intorno ai 1,400 euro per metro quadro. Inoltre, a Madrid, il team italiano è stato in grado di montare l’intera struttura di 50mq in soli cinque giorni, caratteristica che la rende ideale anche come soluzione per l’alloggio in zone calamitate.

Cosa chiedere di meglio?