Dal santino alla new social politik. Il caso Politicount

In principio fu Obama. Lui per primo, durante la corsa alle presidenziali del 2008, si accorse delle potenzialità che un impeccabile presidio del web può offrire ai candidati. La sua campagna elettorale fu un successo di comunicazione e attraverso il fundraising riuscì a raccogliere 32,5 milioni di dollari. Ma l’italia in questo campo non pare essere stata da meno.

Il Movimento 5 Stelle, oggi in continua ascesa nei sondaggi elettorali, nasce nel 2005 proprio attraverso il web ed in particolar modo con l’utilizzo del social network MeetUp.
Tra i politici dell’arco istituzionale invece, è da segnalare il caso di Nichi Vendola, che tramite il supporto della nota agenzia barese Proforma, ha profondamente innovato il panorama della comunicazione politica italiana.

Ad oggi, si registra quindi, un connubio sempre più stretto tra politica, web e social network, a tal punto che già si parla di new social politik e di strumenti per valutare la presenza dei politici sulle diverse piattaforme. Politicount è una di queste, un sito che misura la qualità della presenza online dei politici. Di questo e del rapporto tra politica e new media ne parliamo con Fabio Fanelli componente del team di developing.it, ideatori di Politicount e del suo algoritmo: il Politirank.

Politica, Web e Social Media

Ciao Fabio e benvenuto su Ninja Marketing! Il web non sposta un voto, o quanto meno questo è il messaggio che sembra passare per la maggiore. Io sinceramente ho i miei dubbi al riguardo e trovo che i classici mezzi di comunicazione stiano perdendo terreno rispetto al fermento che si registra sul web e sulla sua capacità di condizionare l’opinione pubblica. Secondo voi il web può influenzare le intenzioni di voto? Se si, in che modo?

Difficile poter affermare che il web sposti voti, piuttosto, si può dire che intensifichi sensazioni, esalti trend emotivi, consolidi leadership già esistenti. Il che è comunque tanta roba.

Le ormai famose #morattiquotes probabilmente non hanno portato voti in più a Giuliano Pisapia nelle amministrative milanesi, certamente ne hanno però fortificato il sostegno, esteso l’ambito di interesse, trasformando in nazionale uno scontro politico di rilevanza locale. Con queste premesse la vittoria di Pisapia ha trovato eco ancora maggiore su e dal web.

Il discorso vale anche laddove non è la viralità “satirica” a promuovere una causa sul web, bensì l’adesione a una proposta politica, o ancor più a un “racconto”. Fa certamente scuola il caso Obama, ma non meno significative sono alcune esperienze italiane, pensiamo al già citato Vendola o al più recente exploit del Movimento 5 Stelle alle ammnistrative.

Il web è quindi una straordinaria cassa di risonanza degli umori dell’elettorato (sia diretto che indiretto) proprio come gli altri media. La differenza è che ad alimentare l’eco non sono più solo operatori ma fruitori mediatici. Insomma, anche la politica ha scoperto i “prosumer”.

L’avvento del web e dei social media ha reso possibile la creazione di link tra estranei che condividono i medesimi interessi. Si dialoga, si scambiano opinioni, si arricchisce la propria conoscenza. In pratica si crea una relazione dialogica. Una grossa opportunità per colmare il distacco creatosi negli ultimi anni tra la politica e il suo elettorato. Nel panorama della comunicazione politica italiana quanto vale questa relazione? La comunicazione dei politici avviene solo per comunicati stampa oppure esistono dei casi rilevanti di dialogo e confronto tra politici e cittadini?

Tra i programmi di 281 pagine e i tweet di 140 caratteri, esisterà certamente uno spazio ideale per la comunicazione politica. Tra inaccessibilità terminologica ed eccessiva semplificazione la politica è chiamata a trovare il giusto compromesso per comunicarsi all’opinione pubblica. In questo senso i politici sul web sono una classe in divenire, qualcuno si dimostra più avanti, qualcuno meno, altri ancora abdicano tout court alla presenza in rete.

Quel che è certo, è che quella stessa rete che attualmente alimenta l’anti-politica, può rappresentare lo spazio più idoneo per un ritorno alla sua originaria essenza dialogica. Esserci però può non bastare, occorre ascoltare e dialogare.

Lo fanno bene alcuni sindaci, pensiamo a De Magistris a Napoli, Renzi a Firenze o a Emiliano a Bari, favoriti anche dal tradizionale rapporto di maggiore prossimità che si instaura tra primo cittadino e suoi elettori locali.

Ma non meno significativi sono i numeri segnati dai leader di partito: Alfano, Casini, Bersani, Di Pietro, sono particolarmente attivi in rete e operano su tutte le piattaforme sociali principali.

Una menzione di riguardo merita forse Andrea Sarubbi, tra i primi alfieri dell’Open Camera con i suoi tweet dalle sedute in Parlamento.

Politicount e il Politirank

A maggio ci sono state le elezioni ammonistrative. Il primo vero test per valutare l’efficacia del Politirank! Ci racconti come è andata?

Abbiamo selezionato 15 città campione tra le interessate dal voto, divise tra capoluoghi di regione e di provincia. Abbiamo messo a confronto i Politirank dei due principali candidati attraverso una scheda che ne evidenziasse i valori divisi per motori di ricerca e piattaforme sociali (Google, Bing, Facebook, Twitter, Youtube, Flickr). Insomma la loro “social politik”.

Abbiamo registrato gli esiti sia del primo che del secondo turno constatando che in 12 previsioni su 15 il candidato favorito per il Politirank è poi uscito vittorioso dalle urne.

A Parma, addirittura, la previsione è stata confermata sia al primo turno (dove Bernazzoli era favorito su tutti, Pizzarotti compreso), sia al ballottaggio (dove il candidato M5S segnava, anche nel Politirank, un sorpasso deciso all’omologo democratico).

Il web non sposterà un voto, ma almeno in questo caso è sembrato particolarmente capace di prevederlo. Nel caso del nostro speciale amministrative 2012, pertanto, possiamo dire che consenso reale e fama virtuale hanno coinciso.

Il Politirank analizza la presenza web dei politici su differenti piattaforme. Esistono dei caratteri che discriminano l’approccio dei politici ai differenti social network (come ad esempio maschio/femmina, destra/sinistra, ecc.) Se si, in che modo i politici si differenziano nell’uso?

Il Politirank riflette la disparità numerica tra uomini e donne in ambito politico. Nessuna donna è mai entrata sino ad ora nella top ten. La più vicina è Mara Carfagna, sempre nei primi 15 politiaccount in classifica. L’unica piattaforma che sorride alla presenza femminile è YouTube, dove la regola vuole almeno 4 donne nelle prime 10 posizioni (Minetti, Carfagna, Mussolini, Santanché o Brambilla).

Passando dalle divisioni per genere a quelle per area politica, non emergono grandi differenze tra destra, sinistra e centro.
In generale, la percezione che si ha è che gli esponenti di sinistra abbiano scoperto e assimilato prima il funzionamento di certe piattaforme sociali come Facebook e Twitter, ma che il gap iniziale stia andando via via riducendosi grazie alla pronta risposta e alla forte capacità adattiva dei politici degli altri schieramenti.

Una nota di curiosità, il neo Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, simbolo dell’ascesa del Movimento 5 Stelle, pur avendo oltre 5880 Follower su Twitter, segue sul social dei cinguettii solo due persone. C’è chi pensa siano un po’ pochi per il rappresentante di un partito che ha fatto dell’ascolto della Rete un suo baluardo.

Un aspetto molto importante di Politicount e del Politirank è che, interrogando le tracce della presenza online dei singoli profili, non vi è distinzione, ad oggi, tra informazione e chiacchiericcio, attività legislativa e gossip. Un Politiaccount può scalare le classifiche collezionando nuovi liker e follower, ma può anche segnare altri trend di crescita diventando suo malgrado protagonista di uno scandalo, di un tormentone e finendo su tutte le testate online o su tutti i blog.

Una logica premiata dal risultato di alcuni appuntamenti amministrativi dove ha vinto il candidato meno “web oriented”, ma comunque avanti nel Politirank grazie al grande distacco accumulato sull’avversario in termini di presenza sui motori di ricerca.

“Nel bene e nel male purché se ne clicchi”, appunto.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a rendere open source l’algoritmo e in che modo, qualora i nostri lettori vogliano proporre delle modifiche, è possibile modificarlo?

Politicount è un servizio senza fini di lucro. Mira a essere uno strumento di consultazione per curiosi, appassionati, operatori dell’informazione e professionisti di comunicazione politica. L’algoritmo è Open Source sia per ragioni di trasparenza rispetto al metodo di rilevazione e interpretazione dei dati, sia perché siamo convinti possa essere migliorato attraverso l’adozione di strumenti statistici più raffinati o metodi di rilevazione più performanti. Per questo abbiamo invitato chiunque ne abbia potenzialità e voglia, a scriverci per suggerire migliorie da apportare allo strumento.

Oltre ai suggerimenti, sono assolutamente ben accette le segnalazioni di nuovi profili da aggiungere al nostro database. Siamo partiti da 318 politici e ne contiamo oggi 435 e ci arrivano ogni giorno nuove proposte da staff, sostenitori o, spesso, politici stessi che si autocandidano all’ingresso in Politicount. Li prendiamo tutti in considerazione, purché rispettino i parametri individuati al punto 3) delle F.a.q.

Politicount. Nel bene o nel male purchè se ne clicchi.

The Star Wars That I Used To Know [VIRAL VIDEO]

Star Wars, la saga cinematografica più seguita nella storia, vero e proprio oggetto di idolatria da parte di fan sparsi in tutto il mondo, è finita tra le grinfie del team di Teddie Films, che ne ha creato una parodia su “Somebody that I used to know” di Gotye. Un connubio ad altissima potenza virale, inutile dirlo.

Il video nasce dall’ormai infinito dibattito a distanza tra i fan della saga e George Lucas, reo di aver apportato modifiche inutili e poche creative (e anche costose) ai film. Ecco allora nascere questa ironica e perfettamente interpretata riedizione della hit del cantante di origine belga, in cui un Darth Gotye, interpretato da Tyson Apostol, si fa portavoce di dubbi e delusioni di molti.

Scontrandosi con la secca risposta di un Lucas (Mike Loveland) versione Kimbra, che davvero sembra non volerne sapere delle lamentele dei fan.

La musica è stata ri-arrangiata da Israele Curtis, che ha anche dato voce a ‘Darth Vader’, mentre Lucas è stato interpretato da Ryan Richardson. Il testo è stato scritto da Eddie King, Jeremy Warner e Joseph Winter.

Qualche mese fa Lucas, forse sfinito dalle critiche, aveva dichiarato che non avrebbe mai più rimesso mano a Guerre Stellari. A giudicare dal numero di imitazioni e satire che riesce a generare, tuttavia, sembra che non sia ancora arrivata l’ora della pensione per i nostri eroi intergalattici, non dite?!

I trend dello User Interface Design del 2012

User Interface design, letteralmente progettazione delle interfacce, è comunemente intesa come l’attività di progettazione dell’interfaccia utente (in inglese UI, User Interface) di un qualsiasi sistema informatico e software che dialoga con l’utente attraverso uno schermo.

Quali sono le tendenze più diffuse dello UI Design? Le interfacce sono estremamente soggette alle idee mutevoli dei designer e se non sei nel giro, potresti ritrovarti a creare un’interfaccia utente già superata.  Scopriamo le nuove tendenze nel design delle interfacce individuate da Joshua Johnson, graphic designer e blogger di Design Shack:

Da iOS si prende l’ispirazione

E ‘difficile dire che la piattaforma iOS di Apple possieda una sua estetica ben definita, ma il duro lavoro dei developer, dietro l’iPhone e l’iPad che noi tutti conosciamo ed amiamo, hanno impresso nella mente di ognuno di noi uno stile visivo particolare, forse guidato dalla stessa Apple.

Questo screenshot di Robert van Klinken ne è un esempio perfetto. Dato il disegno dei pulsanti e l’uso di cuciture, si può dedurre che questa fosse un app iPad. E’ in realtà un progetto per un applicazione web-based di produttività per i desktop computer .

Il background? Meglio in legno

Certamente questa non è una novità, ma è un trend sicuramente all’apice della sua popolarità.

La trama in legno per l’ UI è la scelta del momento, ma troviamo anche texture di lino e tela. Ad alimentare questa tendenza è certamente la disponibilità di molte texture davvero fantastiche e gratuite.

Interfacce retrò

Tutte le tendenze che abbiamo segnalato finora sembrano espressioni di “realismo” : le interfacce software si presentano come interfacce fisiche del mondo reale. Nell’ambito di questa tendenza, ci sono però delle sotto-nicchie che tendono ad uno stile più retrò.

I designer amano ricreare device delle epoche passate attraverso l’occhio della tecnologia contemporanea, un mix di new e old che rende l’esperienza dell’utente molto piacevole.

I box delle notifiche

Lo scorso anno il mondo del design era popolato da nastri di ogni forma e colore, quest’anno la tendenza più in uso è la finestra delle notifiche, si tratta fondamentalmente di  un box con un triangolo che sporge. Il triangolo consente di legare il contenuto del box ad un pulsante o ad altro contenuto e può essere posizionato su uno dei bordi del box stesso.

UI effetto neve

Il movimento “minimal” è vivo e vegeto nel mondo UI,  molti designer scelgono spesso uno schema monocromatico grigio chiaro o bianco. Come si può vedere negli esempi precedenti, pulsanti ed elementi dei moduli sono territorio privilegiato per questa tendenza. Sottili sfumature, contorni di singoli pixel e ombre definiscono una scelta estetica ben precisa.

E secondo voi ci sono altri elementi di tendenza di UI design? Se si quali ci consigliate di osservare?

Nike e LeBron James, l’anello è forgiato [VIRAL VIDEO]

Ce l’ha fatta LeBron James, dopo 9 stagioni è riuscito a vincere il titolo Nba. L’attesa è finita, la sua, quella dei suoi fans, dei giornalisti e perchè no anche quella di Nike che l’ha scelto da anni come testimonial.

Per celebrare questa vittoria il brand ha realizzato un viral dedicato al campione Nba: il video mostra una tipica gioielleria-banco pegni made in USA dove Ron, il proprietario, già da tempi non sospetti si dedicava alla preparazione dell’“Anello” per King James, man mano che le stagioni passavano. Il trofeo Nba infatti è chiamato e noto ai più come l’anello, di qui la geniale trovata della Nike.

In 60 secondi viene ripercorsa la carriera di LBJ dall’high school, dove era stato già etichettato come “The Choosen on” il prescelto, alla prima scelta del draft Nba, dalle stagioni e i playoff persi con i Cleveland Cavaliers al passaggio nei Miami Heat, dal fallimento in finale contro i Dallas Mavericks di Novitzki fino ad arrivare al giugno 2012 e alla vittoria del titolo.

Le scene scorrono sinuosamente sotto la colonna sonora di Marvin Gaye “I want you” in armonia con i commentatori in visibilio e le urla dei tifosi.

La travagliata carriera di Lebron era diventata ormai il tema principale dei giornalisti Nba che continuavano a considerare questo talentuoso giocatore come eterno secondo, incompleto e non vincente.

James si è preso la rivincita contro tutte le critiche a lui mosse e Nike ha ritenuto opportuno e doveroso rendere omaggio a questo talento divenuto un grande campione finalmente con l’anello al dito

Louis Vuitton e l'arte di fare la valigia

Le vacanze si avvicinano, l’entusiasmo cresce, anche se molti sono accomunati da un grande problema: far entrare tutto nella valigia.
Louis Vuitton ha colto l’occasione al volo, escogitando un’ottima trovata per mostrare la propria collezione in modo inusuale: un tutorial che insegna come fare la valigia.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ta9INf-ZBJk&feature=player_embedded’]

Il video, che prende il titolo “The Art of Packing, fornisce alcuni ottimi consigli su come risparmiare spazio in valigia. Per illustrare tutte le tecniche e i trucchi per fare la valigia, Louis Vuitton utilizza tutti i suoi prodotti, partendo dalla biancheria, passando per gli accessori, fino ad arrivare all’abbigliamento e, ovviamente, alle valigie.

Di Balotelli, Monti e del diritto sulle immagini [DIRITTI DIGITALI]

Ben pochi tra i lettori avranno perso “Supermario Monti“, una delle immagini più divertenti e indovinate degli ultimi mesi: un mashup fotografico che ritrae il Presidente del Consiglio Mario Monti con la crestina – e gli orecchini – del calciatore Mario Balotelli.
A coronamento di un ‘magico giovedi’ – come da tanti sottolineato – l’immagine ha voluto fondere in un solo personaggio i due ‘Mario’ del momento.

Ideata e realizzata da Emanuele Dal Carlo, di professione pubblicitario ‘con alterne fortune‘ (cito dal suo blog), l’immagine è stata realizzata per puro divertimento personale dall’autore e pubblicata sulla propria pagina Facebook: qui, come spesso accade ai contenuti postati, l’autore ne ha perso il controllo, la foto è stata condivisa ed ha rapidamente fatto il giro della rete.

Perché ne parliamo?

L’immagine è stata al centro di una vicenda che definirei esemplare sull’uso dei contenuti in rete – articoli, foto, video, musica – postati o pubblicati in quella che è troppo spesso considerata ‘terra di nessuno’: il web.

Nei giorni successivi alla pubblicazione sulla pagina Facebook, infatti, molti giornali, dal Corriere dello Sport a Libero, dalla Gazzetta del Sport al Corriere della Sera, hanno utilizzato l’opera realizzata da Emanuele, pubblicandola in prima pagina, e riportando, al posto dei credits la laconica frase: “nel fotomontaggio che si trova sul web…”.

L’operazione non è nuova: su diversi siti e in numerose occasioni, le immagini vengono pubblicate riportando la dicitura “le immagini sono state reperite in rete e quindi ritenute di pubblico dominio… “.

Voglio sfatare un mito

E’ però necessario sapere che le immagini – e le fotografie in particolare – per poter essere liberamente utilizzabili devono essere ‘cadute in pubblico dominio’, come si dice usando una terminologia più tecnica, per indicare le opere sulle quali non sussistono più i diritti degli autori – almeno ai sensi della normativa italiana sul diritto d’autore. Ove non diversamente specificato, infatti, i diritti sulle fotografie sono di 20 anni dalla produzione della foto per le fotografie cosiddette ‘semplici’ – quelle in cui manca qualsiasi connotato artistico – ma fino a 70 anni – dalla morte dell’autore – per le foto artistiche, che rientrano nel concetto di ‘opere dell’ingegno’ come definito dalla normativa.

Pertanto, le foto ‘reperite in rete’, in difetto di qualsivoglia indicazione – per esempio, in mancanza di una licenza apposita che liberi determinati diritti, come con le Creative Commons, di cui più volte abbiamo parlato – l’opera deve considerarsi integralmente assoggettata alla disciplina prevista dalla legge sul diritto d’autore, sia per quanto riguarda il diritto morale, che per quanto riguarda i diritti patrimoniali.

Sotto ‘copyright‘, potremmo dire.

A metà strada tra malafede e ignoranza?

Chi utilizza diversamente le immagini altrui, lo fa contro la normativa vigente, forse per malafede, forse per ignoranza.
A sostegno della prima, un’evidenza: molti giornali hanno pubblicato l’opera tagliando l’indicazione dell’account twitter – unico riferimento all’autore – posta in basso a destra sulla foto, ‘errore’ imperdonabile ed ingiustificabile.

A sostegno della seconda, la quasi totale assenza, nella preparazione per l’accesso a molte professioni, dello studio dei concetti base del diritto d’autore e dell’uso dei contenuti in rete.
Come più volte abbiamo sottolineato anche da queste colonne, qualsiasi opera, di qualsiasi tipo, ha un ‘creatore’, che sia noto o meno: le professioni che portano a creare ed utilizzare contenuti, anche altrui – giornalista, pubblicitario, ma anche le professione artistiche moderne, tra loop, remix e mashup, non possono trascurare la conoscenza della normativa di riferimento, applicabile al loro settore.

A mio avvisoo, l’inserimento dei fondamentali in tema di diritto d’autore, circolazione delle opere in rete, deontologia del web, dovrebbe far parte di un generale dovere di alfabetizzazione,ma è ancora più indispensabile per le professioni in cui la conoscenza anche sommaria delle problematiche giuridiche sottese impedirebbe il verificarsi di numerosi problemi.

Quale il comportamento doveroso in questo caso?

In primis, menzionare sempre la fonte dell’opera e l’autore della stessa, attribuendo correttamente la paternità dell’opera al suo legittimo autore; chiedere il consenso alla pubblicazione – se l’opera non è diversamente licenziata – in quanto, oltretutto, in questo caso l’utilizzo è effettuato a scopo profit; corrispondere, se del caso, i relativi diritti economici per lo sfruttamento.
L’autore, infatti, conserva tutti i diritti sulla propria opera, sia morali che patrimoniali, con buona pace dell’uso – illegittimo – fattone dai giornalisti.

L’opera realizzata, infatti, può essere ricondotta alla tipologia delle ‘opere satiriche’, nella specie delle immagini (o vignette), il cui diritto è tutelato dalla generale libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta dall’art. 21 della Costituzione: nel caso specifico, l’autore ha realizzato un’opera fotografica attraverso la combinazione con un’altra immagine, realizzando un mashup a scopo di satira.

Per la sua realizzazione sono state utilizzate due immagini semplici di due personaggi pubblici in avvenimenti pubblici – per i quali, pertanto “non occorre il consenso…in quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto…” (art. 97, LdA)
Unico limite, in questo caso non operante, l’eventuale “pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta”.

Che dire di questa vicenda?

Sicuramente, nonostante il pregiudizio economico subito, porterà bene ad Emanuele, sia per la felicità dell’idea, che per la risposta che la rete gli ha dato, in termini di consenso e di sostegno; sarà bene, comunque, che licenzi l’opera con una licenza Creative Commons, anche una semplice attribution, onde consentirne l’uso con citazione dell’autore.
Ma auspico che quest’incidente sia anche un monito per tutti i giornalisti che ‘reperiscono immagini nel web e le considerano di pubblico dominio’.

La circolazione delle opere, la knowledge sharing, è un bene per l’umanità, ma, per favore, che sia fatto sempre nel rispetto dei diritti di tutti.

Il mobile game cresce a Torino con Tiny Bull Studios

In Italia cresce l’industria dei social e mobile game. Qualche mese fa abbiamo parlato della software house torinese Sport Square e della romana Interactive Project. Ora è la volta di Tiny Bull Studios, un team di game developer che ha da poche settimane lanciato il proprio primo mobile game, di nuovo sotto la mole: Space Connect. Tiny Bull Studios è stato creato da Matteo Lana, Rocco Luigi Tartaglia e Enzo Paradiso, tre sviluppatori che si sono conosciuti nel 2010 durante il corso di specializzazione in Realtà Virtuale e Multimedialità presso la facoltà di Scienze M.F.N. dell’Università di Torino. Ho così chiesto loro di raccontarmi come nasce, e cresce, un team di game developer…

Com’è nata la vostra idea imprenditoriale?

“Frequentando assieme i corsi al dipartimento di Informatica, abbiamo scoperto di condividere moltissimi interessi, tra cui la passione per il mondo videoludico. Durante lo sviluppo di un progetto per il corso ‘Laboratorio di Realtà Virtuale’ ci siamo messi alla prova creando un semplice videogioco. Oltre ad essere stati entusiasti del risultato ottenuto, ci siamo resi conto che lavoravamo benissimo assieme ed avevamo le capacità tecniche e creative necessarie alla creazione di giochi anche più complessi e gratificanti.”

“L’idea di sviluppare un videogioco a scopo commerciale si è poi trasformata in un’idea imprenditoriale: mancando in Piemonte un punto di riferimento del settore videoludico, abbiamo deciso di metterci in gioco in prima persona. Nasce così Tiny Bull Studios, tradotto letteralmente ‘studi del piccolo toro’, in omaggio alla nostra città.”

Quali sono i prodotti che intendete sviluppare inizialmente?

“Il settore videoludico è al momento in forte espansione dal punto di vista delle opportunità sia tecniche che sociali. Inizialmente, le piattaforme di destinazione che abbiamo scelto sono iOS (iPhone, iPad, iPod Touch), Android, Facebook e Google+: oltre a necessitare tempi di sviluppo relativamente brevi e costi contenuti, consentono una distribuzione a livello globale.”

“Al momento abbiamo sviluppato un primo gioco per iOS, Space Connect. Abbiamo scelto di partire da iOS perché oltre ad essere una piattaforma molto diffusa, risulta al momento meno frammentata di quella di Google ad esempio, ma non escludiamo affatto di creare videogiochi anche per altre piattaforme.”

Cos’è Space Connect?

Space Connect è un board game strategico ispirato a Forza Quattro. Il nostro obiettivo è stato creare un videogioco forte delle dinamiche collaudate di un classico senza tempo, innovandone però il gameplay e la grafica. Inseriti in un contesto spaziale, è possibile giocare offline (contro la CPU o un amico) oppure via Game Center, in diverse modalità. La Cosmic ad esempio è la prima modalità aggiuntiva che abbiamo rilasciato: ogni partita prosegue ad oltranza fino a quando tutta la griglia viene completata. L’obiettivo è totalizzare un maggior numero di punti dell’avversario allineando 3 o più pedine. Abbiamo un piano di update a lungo termine: aggiungeremo infatti con scadenza regolare nuove feature e modalità. Attualmente Space Connect è disponibile in italiano e inglese, ma già dal prossimo aggiornamento abbiamo aggiunto francese, spagnolo, russo, cinese e giapponese.”

“Il concept di Space Connect è semplice, e per questo secondo noi efficace. Inoltre rappresenta il punto di partenza per sviluppare altri giochi. Durante lo sviluppo del gioco abbiamo infatti migliorato la piattaforma che utilizziamo sia utilizzando tecnologie già esistenti sia implementando algoritmi e librerie aggiuntive. Il nostro obiettivo è creare velocemente numerosi videogiochi di diverso genere contraddistinti da un gameplay semplice, rapido e coinvolgente, con partite molto veloci. In modo parallelo a Space Connect, stiamo infatti già lavorando ad altri progetti.”

Quali risultati avete ottenuto dopo il lancio?


“Abbiamo rilasciato il gioco il 30 Maggio e nelle prime 24 ore abbiamo avuto 1.000 download e una media di 1.000 nelle settimane siccessive. Tutto senza fare pubblicità ne’ advertising.”

“Dal prossimo update ci sarà anche una versione a pagamento che riserverà tantissime sorprese. Ma per chi lo scarica adesso, Space Connect è disponibile gratuitamente nell’App Store. Quindi: affrettatevi a scaricarlo.”