Angry Birds Land: apre il parco giochi tematico in Finlandia

Il fenomeno degli “uccelli arrabbiati” continua inarrestabile. Dopo giochi, gadget, magliette e cartoni animati, arriva anche il primo parco a tema autorizzato nell'”Adventure park di Särkänniemi” in Finlandia (terra natia del gruppo Rovio). Il parco, aperto al pubblico da inizio maggio, vedrà continuare i lavori fino a giugno 2012 mentre l’inaugurazione si terrà l’8 dello stesso mese.

Uccellini e maialini occuperanno gran parte dell’Adventure park con 12 giostre, corse avventurose e negozi di gadget e cibo a tema. All’interno del parco sarà presente una zona “Magic places” dove gli ospiti potranno fiondare i coraggiosi uccellini contro gli acerrimi nemici, i maialini ladri.

Il successo fin dagli inizi è stato notevole, riuscendo ad attirare soprattutto bambini e famiglie. I fan di Angry Birds non potranno fare a meno di visitarlo: all’interno del parco sarà infatti possibile scaricare gli ultimi aggiornamenti del gioco per smartphone o tablet ed incontrare i protagonisti.

Il responsabile del parco, Miikka Seppälä, ha dichiarato entusiasta:

“L’apertura del parco è stata una grande operazione. I temi ed il design di Angry Birds sono conosciuti a livello internazionale, per questo saremo felici di accogliere visitatori da ogni parte del mondo. Il parco è adatto a tutti i milioni di amanti del gioco, ma anche per chi non ne ha familiarità”.

Comicon 2012: i fumetti e la creatività invadono Napoli [NINJA REPORT]

Il Comicon, che si svolge annualmente a Napoli,  è uno dei Festival del fumetto più attesi: quest’anno ha battuto ogni record con un afflusso di ben cinquantamila visitatori. Quattro intense giornate si sono susseguire alla Mostra d’Oltremare dal 28 Aprile al primo Maggio: appassionati di fumetti  da tutta Italia(tra cui i coloratissimi cosplayers, che giocano ad impersonare i loro eroi) hanno visitato i 140 stand dedicati a tutto il mondo del fumetto, dei giochi e dei videogames.

Quest’anno il focus dell’evento è stato il connubio Fumetto & Letteratura, ma anche il rapporto tra il fumetto (convenzionalmente noto come la Nona Arte) e le altre arti, dal cinema alla pittura, dalla musica all’architettura , con una serie di eventi dedicati.

Presente anche una nurita sezione dedicata ai giochi, compresi quelli più tradizionali:

Tra un fumetto e una partita, per rifocillarsi erano disponibili piatti della cucina giapponese per soddisfare tutti i gusti:

I ninja-inviati hanno trascorso sicuramente una giornata divertente, alla scoperta delle novità del settore e di nuovi e  promettenti fumettisti, peccato solo per le lunghe file sotto il sole cocente (anche per chi era in possesso dell’accredito stampa!) che hanno messo a dura prova la nostra resistenza!

WebFest 2012: appuntamento a Pescara dal 9 all'11 maggio [EVENTO]

Il 9, il 10 e l’11 maggio Pescara si veste dell’International Festival of Digital & Web Arts: il WebFest 2012!

Un evento di ampia gamma presso l’Ex Aurumvia D’Avalos angolo via Luisa D’Annunzio – che sicuramente stuzzicherà il vostro interesse.

Workshop, keynote, esposizioni, gala, premi, meeting, presentazioni, e tanto tanto altro!

Il programma

Tre giorni davvero intensi dedicati al web, a tutto ciò che è digital, dal design al marketing ai social media: tanti gli appuntamenti solo da scegliere!

In questa decima edizione del WebFest vi aspetterà l’OFFF Festival che vedrà approdare nella città adriatica 6 tra le più importanti agenzie creative del pianeta insieme ai suoi artisti, sviluppatori e teorici del web: Hello Monday, Vasava, Ars Thanea, Firstborn Interactive, Second Story e Physalia vi sveleranno i loro segreti con workshop, case history e presentazioni!

Web Talent Show, il progetto WiLAB – Laboratorio del Web Italiano – dà la possibilità a 60 giovani talenti tra i 18 e 30 anni, e ad un ristretto numero di partecipanti del Festival, di seguire un percorso formativo non convenzionale con i Guru internazionali e di vivere un’esperienza di lavoro originale. E uno di loro potrà aggiudicarsi il WiLab Prix del valore di oltre 100 mila euro in beni e servizi per incentivare lo ‘Start up’!

I workshop

Workshop interessanti tra i quali quelli dedicati a:

–  Facebook: alla Timeline, alle aziende, al suo advertising e al come ottimizzare i contenuti dei canali social, con Tin Hang Liu – CEO Cityfan, The Vortex, EBuzzing, Claudio Gagliardini – Studio Boraso.com.

Google: con rappresentati di Google Italia e Google Uk a presentare un workshop con le opportunità offerte dal più famoso motore di ricerca al mondo.

iStockPhoto: con “Bene, bravo, brand”e “Da grande farò il contributor” durante i quali si parlerà del valore che hanno oggi le immagini in internet e il servizio che possono svolgere a favore della promozione di un brand.

Youtube: dedicato a questo media sia in termini culturali sia con finalità business.

Ninja Marketing e Create: il nostro Ninja per antonomasia, Mirko Pallera, ci parla dei fenomeni virali e ci presenta il suo libro Create!

Ma non solo workshop, anche premi, mostre e gala!

Gala Italian Web Awards, le star del web italiano che nei dieci anni (dal 2002 al 2012) hanno segnato la scena del più autorevole premio alla creatività e alla tecnica web in Italia, il PWI, si incontrano sul Red Carpet di Pescara!

E per finire in bellezza dalla mezzanotte dell’11 maggio, diamo il via alla Notte Bianca del Web, una festa con performance e Dj Set per concludere coi fiocchi questa decima edizione del WebFest!

Partecipa non perdere altro tempo!

La partecipazione al Festival è gratuita, ma i posti alle iniziative sono limitati quindi registrati e crea il tuo WebFest!

7 cose da sapere a proposito di website conversion

Nell’era digitale diventa sempre più importante saper comunicare nel migliore dei modi possibili e rendere il proprio sito web una vera leva strategica per il proprio business.

Per questo il dire che “L’abito non fa il monaco” non  è altrettanto vero per la web reputation. Il website è infatti diventato un elemento fondamentale, e in quanto “abito”  è bene sceglierlo di gran classe se si vuole fare bella figura al primo appuntamento con i potenziali nuovi clienti. Tenendo ben presente che, in un’ottica di fidelizzazione, nella maggior parte dei casi la prima impressione che diamo è spesso anche l’ultima.

Essere presenti on-line può rivelarsi quindi un’arma a doppio taglio: da un lato si aprono possibilità di nuove conversazioni e lead generation legate alla facilità di mettersi in contatto, dall’altra il mostrarsi nel modo sbagliato rischia di metterci in cattiva luce, con la conseguenza di un effetto a catena: si sa sui social le notizie viaggiano alla velocità della luce!

Perciò, meglio tenere a mente sette consigli di Smedio da utilizzare nella vostra website conversion strategy:

  • Essere semplici: sia chiaro, ciò non vuol dire essere banali, ma rendere l’esperienza di navigazione semplice ed intuitiva evitando ridondanze o percorsi arzigogolati. Ricordandosi che non tutti gli utenti sono esperti informatici, fa sempre fede il famoso principio di usabilità e user experience -tà -tà -tà.
  • Conoscere il proprio pubblico: così come per le pagine blog o Facebook, nel momento in cui si determina la struttura del sito è bene tener presente a chi sarà indirizzato. Conoscere il proprio target è possibile tramite un’analisi degli utenti e attraverso una vera e propria azione di targeting.
  • Pubblicare contenuti pertinenti: o che comunque abbiano un legame con il proprio core business che siano stimolanti, ma soprattutto risulta doveroso rendere disponibili e perciò accessibili tutte le informazioni  di cui gli utenti hanno bisogno.
  • Curare la customer experience: ovviamente gli utenti tornano su siti che hanno apprezzato, perciò bisogna cercare di offrire sempre una piacevole experience sia dal punto di vista della navigabilità che dell’interazione.
  • Se l’obiettivo è vendere è preferibile adottare un approccio bilanciato che non bombardi l’utente di immagini, contenuti relativi al  prodotto che gli si vuole vendere. Piuttosto, meglio educare il possibile acquirente all’utilizzo del prodotto o servizio in questione, comunicando il perché la scelta d’acquisto dovrebbe  ricadere proprio su quel prodotto e non su altri. Se necessario, cercate di trattare il cliente in maniera professionale… non serve aggiungere che ciò dipende anche dal rapporto che  si è instaurato in precedenza (ecco alla fine l’ho aggiunto – repetita iuvant! ) 😉
  • Garantire l’interazione: tramite botta-risposta o semplicemente rendersi visibili con feedback, rende la conversazione più viva, evitando di far percepire all’utente la sensazione di essere da solo davanti a un qualcosa di statico che fornisce mere informazioni e nessuna itnerazione.
  • Conoscere i propri Competitors: sia a livello strategico che operativo ciò permette di vedere cosa può essere utile mettere in atto o evitare nella propria strategia di web conversion, ricordando che sbagliando si impara, ciò non vuol dire che a sbagliare dobbiate essere voi o sbaglio?

Perciò, quando sarà il momento di scegliere una strategia da adottare sul web per stimolare la conversion ricordate questi semplici punti: in fondo sono sette come i giorni della settima e si sa, un consiglio al giorno toglie lo strafalcione di torno! Keep in mind 🙂

Social Media Marketing e strategie Flash Mob: Mimì De Maio sale in cattedra [EVENTO]

A partire dalle 14.30, oggi sarà possibile seguire in diretta streaming una lezione universitaria condotta da Mimì De Maio.

Infatti, per volontà del Prof. Massimo Bartoccioli, Mimì interverrà sulla storia dei social media e delle flash mob strategy, raccontando la sua esperienza diretta ai laureandi in Comunicazione creativa per i media, le imprese e le organizzazioni dell’Università Cattolica di Milano.

Parlerà perciò di esplorerà guerrilla marketing, analizzando alcuni casi importanti di strategie virali a basso costo, ragionando sulla filosofia social 2.0 e la possibilità di aprire un varco concreto nella realizzazione di un determinato obiettivo aziendale, politico e personale.

Mimì promette un incontro interattivo tra narrazione, filmati, slide e dibattiti, con un finale a sorpresa: improvvisando cioè un’azione virale in tempo reale!

Sarà possibile seguire la lezione in streeming dai canali Twitter e Facebook.

L’esperienza di Mimì De Maio

Mimì ha 27 anni. Musicista “di strada” e imprenditore, avvocato, giornalista (e non solo!),
premiato di recente come una delle eccellenze giovanili italiane.
Ma durante un intervento ha espresso così il suo punto di vista sullo status di “eccellenza” di un qualsiasi giovane italiano:

Vi consiglio allora di seguirlo per due motivi.
Uno è per l’esperienza personale di cui si fa portatore. L’altro è che siamo riusciti ad avere un’intervista esclusiva per i ninja, durante la quale Mimì tirerà le somme della giornata, spiegherà meglio alcuni concetti emersi durante la lezione e fisserà con noi i suoi contenuti.

“Tre anni fa Mimì De Maio era un musicista con tanta gavetta alle spalle, live in mezzo mondo e una valigia piena di canzoni. Apre dei canali youtube e una web radio iniziando a raccontare l’evoluzione del suo sogno. Canali che ad oggi ha superato le 100.000 visualizzazioni.
Incoraggiato inizia a produrre il suo disco e cercare un “produttore”. A produzione finita la squadra si era ampliata e così decide di fondare un’etichetta discografica RadioGirotondo. Ora arriva il problema della distribuzione. Un distributore gli dice che i suoi dischi non erano richiesti. Detto fatto. Organizza il primo flash mob.

Chiede alla rete di andare in alcuni negozi e ordinare i suoi dischi. Risultato: i dischi furono ordinati dai principali store. Ma come promuovere il disco senza un euro? Chiede aiuto un’altra volta alla rete con due memorabili flash mob: un pillow fighting che fece talmente parlare che si presentarono telecamere e personaggi come Gabriele Paolini il disturbatore.

La Rai ne parla e arriva la prima grande presentazione alla Fnac. Non può sbagliare e così convoca i mobber fuori lo store per ballare una sua canzone. Se ne presentano 400. La security si trova impreparata.

Il passa parola ormai è partito, anche Jovanotti parla di lui.

Mimì è sempre più convinto che la strada della sua generazione è questa.

Intanto riceve proposte di aziende e speculatori ma è ancora presto, non può deludere i tanti ragazzi che lo hanno aiutato ma accetta un’unica proposta che arriva dall’Unicef.

Organizzare il primo flash mob nazionale. E così inizia il lavoro di formazione con i giovani volontari. Ore di lezioni, incontri, mail kilometriche per pianificare il tutto. Il 5 marzo 2011 dopo un’anteprima a Sanremo in pieno Festival, i flash mobber Unicef sulle note di Mimì invadono 30 piazze d’Italia lanciando un messaggio di Pace.

Dopo qualche mese i giovani volontari erano quadruplicati“.

Vi basta questo, allora, per ascoltare il nostro suggerimento? 🙂
Inoltre, se avete domande da fargli, approfittate e scriveteci.

Social Media ROI made in Italy: l'intervista a Vincenzo Cosenza

Misurare il ROI dei social media sta diventando sempre più importante per aziende e agenzie, e rivela tutte le potenzialità del web come strumento di comunicazione d’impresa e marketing. Ma “tra il dire e il fare” ci sono ostacoli a volte molto impegnativi, come la mancanza di competenze: quali sono gli indicatori e le statistiche da monitorare per gestire e portare al successo una strategia 2.0? Quali metriche, KPI, piattaforme e tool sono più interessanti? Qualche settimana fa avevamo recensito “Social Media ROI“, un manuale molto interessante, pratico e utile scritto da Vincenzo Cosenza (Social Media Strategist e Responsabile della sede romana di Blogmeter) e pubblicato da Apogeo.

Oggi abbiamo il piacere di approfondire il discorso direttamente con l’autore. Social network, metriche, innovazione: curiosi di sapere quello che ci ha detto? 😉

Ciao Vincos e grazie dell’intervista. Quanto è diffusa in Italia la percezione organizzativa dell’importanza di misurare la propria presenza online e non solo di ‘esserci’?

Buongiorno a tutti. Onestamente nella mia esperienza ho incontrato pochissime aziende italiane interessate a misurare l’efficacia della propria presenza online. La smania di colonizzare gli ambienti della rete obnubila l’importanza della pianificazione accorta della propria presenza e della creazione di un framework di misurazione. Ultimamente però sento aziende di grandi dimensioni più interessate all’argomento, e questo mi fa ben sperare.

Quali sono le metriche e i tool di misurazione più utilizzati in ambito aziendale?

Circoscrivendo l’osservazione ai social media direi che la maggior parte usa strumenti gratuiti, tipicamente quelli che le singole piattaforme offrono. Si usa Google News per misurare la presenza nelle conversazioni, Facebook Insights per quella sulla piattaforma di Zuckerberg, Twitter con svariati strumenti gratuiti.

Le grandi aziende preferiscono usare strumenti professionali come Radian6, Sysomos e altri che hanno il limite di essere meno adatti per la lingua italiana o, inutile nasconderlo, il tool di monitoraggio di BlogMeter, che ha un motore semantico specificamente pensato per comprendere la nostra lingua.

Quali sono gli errori più comuni commessi nel pianificare una presenza corporate sul social web?

  • un’ottica di breve periodo
  • non considerare gli obiettivi di business, sovraordinati rispetto alle metriche social
  • farsi guidare dalle metriche imposte dagli strumenti tecnologici (es. I fan)
  • non prevedere a priori un framework di misurazione
  • considerare gli spazi sociali come l’ennesimo “canale” per spingere i propri messaggi
  • non ottenere il committment interno

Un’anteprima dal tuo manuale “Social Media ROI” (Ed. Apogeo): i passi che non possono mancare per impostare una strategia social efficace.

  • l’analisi tesa a comprendere come l’azienda è percepita, anche rispetto ai concorrenti, e quali sono i comportamenti del proprio pubblico di riferimento
  • la strategia volta ad individuare il posizionamento desiderato e le traiettorie per raggiungerlo, coerentemente con la brand equity e gli obiettivi di business più generali
  • le azioni tattiche necessarie a raggiungere gradualmente l’obiettivo strategico. È questa la fase nella quale si scelgono gli strumenti e le piattaforme sulle quali essere presenti, si definiscono le risorse, le modalità e i tempi.

Qual è il social network che reputi più sottovalutato?

Sicuramente LinkedIn, che in Italia ha oltre 3 milioni di iscritti e che ha un potenziale enorme sia nella modalità di utilizzo delle brand page che dei gruppi.
Le prime funzionano come quelle di Facebook e permettono di rivolgersi ad un pubblico forse più interessato ad ascoltare discorsi aziendali anche specialistici (magari di tipo B2B). I secondi sono come i forum e consentono di aggregare una community di professionisti intorno a svariati temi.

Qualcuno pensa che nel futuro prossimo Facebook sarà sinonimo di web: concordi?

Facebook per alcuni è già sinonimo di web se si guarda al tempo trascorso sulla piattaforma. Ma le forze concorrenziali e innovative della rete sono talmente tante ed imprevedibili che c’è posto anche per altri attori. Semmai più che del monopolio Facebook guarderei con attenzione agli oligopoli che si stanno creando e che non riguardano sono le reti sociali, ma la loro convergenza con il mobile e gli altri servizi web (FB-Microsoft-Nokia, Amazon, Apple-Twitter, Google-Motorola).

Una chiacchierata molto interessante e utile: grazie Vincenzo! Bene, non vi resta che andare ad acquistare “Social Media ROI” per capire a fondo le grandi potenzialità del web… non ve ne pentirete, parola di Ninja! 😉

Cara Apple, ti insegno a scrivere!

Avere a che fare con la tastiera di iPad e gadget parenti non è sempre un piacere. Sono tante le migliorie che si attendono: tra le più recenti c’era la speranza che con l’iPad 3 facesse il suo debutto una feature per il feedback tattile.

Niente da fare.

Cara Apple, ti insegno a scrivere

Ci sono però idee semplici e geniali, come questa proposta da Daniel C. Hooper (twitter: @danielchooper), che farebbero la felicità di molti fin da subito:

Un dito per lo spostamento rapito tra le lettere, due dita (con l’ausilio di shift in un caso) per selezionare parole, righe e colonne.
“Basta poco, che ce vò?”, si diceva per questioni un po’ più importanti.

Come trovate nella descrizione del video, potete contribuire perché Apple noti il suggerimento e lo prenda in considerazione per uno dei prossimi aggiornamenti iOS.

Telefonate, telefonate, telefonateteeee… no, meglio: andate su bugreport.apple.com e seguite le istruzioni che il buon Daniel ha minuziosamente indicato (compreso il testo inglese da copia&incollare).

Brasile, i like di Facebook arrivano in negozio

Tanti marchi si interrogano su come creare sinergia tra le loro attività off line e quelle on line. Alcuni ci riescono, altri falliscono e creano solo danni. In Brasile, una delle economie più raggianti di questo inizio di secolo, una catena d’abbigliamento ha introdotto un nuovo elemento che riduce quel gap tra on e off line, esponendo i likes che i capi ricevono online direttamente sulle grucce.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=K4qdNb6FvGY&feature=player_embedded’]

Come si evince dal video, le persone che visitano il negozio possono essere influenzate nell’acquisto dalla popolarità che i capi hanno sulla pagina Facebook della catena, rendendosi conto di quanto un capo sia apprezzato o quanto un capo sia alla moda. Il sistema aiuta sicuramente chi è un tipo indeciso inclinando le proprie scelte su capi che riscuotono molto successo, ma principalmente è un modo originalissimo e creativo per avvicinare i due tipi di clientela di C&A: quella legata all’ eCommerce e quella classica della vita off line.

C&A è una azienda nata in Germania precisamente nella Vestfalia a metà del 1800. Grazie alla loro proattività ed una continua ricerca di innovazione – sono una delle prime aziende ad aver utilizzato cotoni biologici – hanno allargato i loro orizzonti dall’Europa all’America latina.

Nielsen: aumenta la fiducia nell'Earned Advertising

La voce di altri consumatori continua a rimanere il media più credibile, infatti il 92% dei consumatori di tutto il mondo dichiara di fidarsi di quelli che vengono definiti “earned” media come il classico passaparola oppure le semplici raccomandazioni dei conoscenti.

Questo è quanto emerge dal recente Report di Nielsen intitolato “Global Trust in Advertising and Brand Messages” condotto intervistando oltre 28.000 utenti internet in 56 Paesi tra cui l’Italia.

Il secondo posto, come media più “fidato”, è occupato dai commenti degli utenti online (70%), che possono essere definiti come la declinazione online degli earned media prima citati.

Il report evidenzia inoltre come gli earned media stiano guadagnando fiducia nei consumatori (+18%  il trend dal 2007), il che è in controtendenza con l’atteggiamento riposto nei confronti dei media più tradizionali come la tv, le riviste e gli annunci sui quotidiani (rispettivamente -24%, -20%, -25% tra il 2009 e il 2011).

Come spiega Randall Beard, Global Head Advertiser Solutions di Nielsen, una delle più plausibili motivazioni di questa tendenza è la proliferazione di messaggi mediatici (+7% dal 2010) che genera di riflesso un impatto positivo sulla percezione da parte del pubblico di forme alternative di advertising e sugli earned media.

La Fiducia su Internet, adv social e mobile

Un buon livello di fiducia è assegnato anche agli “owned” media online, tanto che quasi 6 consumatori su 10 (58%) ritengono che le informazioni contenute all’interno dei siti web aziendali siano credibili, ed esattamente 5 su 10 (50%) considerano affidabili le newsletter che ricevono dopo essersi iscritti.

Seguono in questa speciale classifica gli annunci visualizzati nei risultati dei motori di ricerca che sono ritenuti affidabili dal 40% dei consumatori intervistati (+6% dal 2007).

A seguire, a pari merito con gli annunci sponsorizzati all’interno dei social network (social adv), i video pubblicitari online che iniziano a raggiungere un livello di fiducia rilevante (36%) e registrano un interessante trend di crescita dal 2007 (+26%).

Per quanto riguarda invece il mobile il livello di fiducia è più basso, anche se gli annunci display (video o banner) su dispositivi come tablet e smartphone sono comunque considerati affidabili da un terzo (33%) degli intervistati . E tutti gli altri media direte voi? Eccovi l’elenco completo:

I consumatori Europei? I più diffidenti

Gli europei intervistati segnalano i livelli di fiducia più bassi in assoluto per ogni forma di media analizzata. La differenza media di fiducia è di 13,78 punti percentuali in meno rispetto alla media globale. In particolare è interessante segnalare che la differenza più elevata si segnala sulle forme pubblicitarie sui media tradizionali: tv, riviste, affissioni e quotidiani (rispettivamente -18%, -19%, -18%, -18%). Ecco l’elenco completo.

E quali media sono più utili?

Oltre ad aver analizzato la fiducia degli intervistati, l’indagine Nielsen ha esaminato anche quali sono i media e le forme di advertising che i consumatori reputano più utili nella ricerca di informazioni su un prodotto.

La ricerca di Nielsen ha evidenziato una stretta correlazione tra fiducia e utilità dei mezzi, mostrando di fatto, come i risultati relativi prima ricerca siano spesso speculari a quelli rilevati con l’analisi dell’utilità. Quali sono quindi i media su cui possiamo trovare proprio le informazioni che stiamo cercando? Ecco la lista completa.

Alcune considerazioni

Il report Nielsen evidenzia come gli earned media stiano guadagnando sempre più spazio nella mente del consumatore che sta invece perdendo fiducia nelle comunicazioni offerte su media tradizionali dai brand. Tuttavia, in un ambiente media frammentato come quello odierno, l’utilità e la pertinenza dei messaggi molto spesso fanno rima con Fiducia, e questa correlazione dovrebbe sempre essere un punto di partenza per massimizzare il ROI di ogni comunicazione pubblicitaria.

Modelli di business nel riuso dell'informazione pubblica [INTERVISTA]

Parliamo di Open Data: abbiamo visto come possono essere utilizzati per aumentare la trasparenza delle PA e come siano stati attivati contest come Apps4Italy per diffonderne la cultura.

Con questa intervista a Michele Osella vogliamo quindi capire come la PSI (Public sector information) può essere utilizzata per creare nuovi business. Michele è “Ricercatore & Business Analyst” presso la “Business Model & Policy Innovation Unit” dell’Istituto Superiore Mario Boella (ISMB), un centro di ricerca applicata nell’ambito delle ICT. All’ISMB operano sia ricercatori con competenze tecniche, sia gruppi con un orientamento più economico e robuste competenze relative ai business model.

E’ per questo che la Regione Piemonte si è rivolta a Enrico Ferro e Michele Osella per realizzare uno studio relativo ai modelli di business che possono emergere dal riuso dell’informazione pubblica. Dopo un anno di lavoro, la ricerca dal titolo “Modelli di business nel riuso dell’informazione pubblica” è stata pubblicata online.

Come è nata questa ricerca?

“La ricerca ci è stata commissionata dalla Regione Piemonte. Il Piemonte è stata la prima regione in Italia ad aver aperto un portale sugli Open Data. Oltre ad essere fast mover la Regione ha come obiettivo la definizione di una traiettoria evolutiva dell’uso della PSI nel contesto italiano.”

“Per questo è interessata a capire non solo come il dato pubblico può essere utilizzato per rendere più trasparente la PA, ma anche come può diventare uno strumento da inserire nei processi di business dell’azienda, sia per interiorizzare i dati, sia come ingrediente per realizzare prodotti e servizi da vendere al mondo.”

Come avete condotto lo studio?

“Si tratta di una ricerca qualitativa basata su case studies. Abbiamo inzialmente creato una long list di imprese che operano nell’ambito degli Open Data a partire da una molteplicità di fonti; quindi ne abbiamo selezionate 13 da intervistare. Il campionamento è stato fatto selezionando innanzitutto i casi di successo a livello globale, come ad esempio Google e IBM. In secondo luogo abbiamo fatto un focus sul mondo italiano.”

Qual è l’elemento più interessante emerso dalla ricerca?

“Un fenomeno emergente è il service advertising, in cui il dato pubblico funziona come attraction tool. Nel display advertising classico c’è un inserzionista che paga per inserire il proprio brand in un contesto di visibilità online. Nel mondo del dato pubblico ci sono alcune aziende che stanno cominciando a proporre l’uso del dato pubblico ad altre aziende per attrarre i clienti, per dimostrare di essere “illuminati”. E’ ad esempio quello che fa IBM con City Forward. Sono iniziative molto interessanti dal punto di vista dell’utente, anche se non sono il core business dell’azienda stessa. Stanno quindi nascendo delle aziende che abbiamo chiamato “officine pubblicitarie” che realizzano per conto terzi in modalità white label prodotti o servizi basati sulla PSI.”

Quando un dato è aperto, è possibile ancora avere un vantaggio competitivo?

“Sì, perchè il dato aperto, piuttosto che ridurre, sposta il vantaggio competitivo. Se il dato è chiuso, da un punto di vista tecnico (non è machine readable, non è esposto via API) o economico (il dato è a pagamento), pochissimi possono accedervi, quindi è fonte di vantaggio competitivo.”

“Tuttavia il vantaggio competitivo è presente anche in un regime in cui la PSI è completamente aperta. In particolare si può parlare di vantaggio competitivo:
A) Orizzontale: ad esempio avendo degli algoritmi che consentono di fare previsioni sulle serie storiche o simulazioni ad agenti. In questo caso la competenza può essere applicata ad una molteplicità di contesti e settori.
B) Verticale: ad esempio nel caso in cui un’azienda riusi i dati facendo leva sulle specifiche competenze di dominio.”

Le imprese sono aperte nei confronti dell’uso dei dati pubblici?

“Le aziende hanno dei timori fondati ad avvicinarsi al dato pubblico. Il primo riguarda la mancanza di garanzie della qualità del dato. Il secondo, ancora più problematico, è l’incertezza che il dato venga aggiornato. Cambiano le amministrazioni, i tecnici, i progetti e questo mette a rischio l’aggiornamento.”

Per approfondimenti

La PSI dunque offre delle opportunità di business, ma al contempo esistono elementi problematici ancora da affontare. Se siete interessati ad approfondire il tema, è a disposizione sia il report integrale in lingua italiana, sia il policy brief della ricerca “Modelli di business nel riuso dell’informazione pubblica”.
Se invece siete interessati a partecipare alla discussione, potete unirvi al dibattito attraverso Twitter (#psi4profit) o mediante il gruppo LinkedIn PSI4Profit.