To Do List, desideri in motion graphic [VIDEO]

Navigare un pò meno, e leggere di più. Incontrare di persona i nostri amici, anziché usare una chat. La digitalizzazione costante degli ultimi anni ci ha dato tanto, in termini di occasioni e opportunità, ma forse ci lascia anche qualche piccolo rimpianto, qualche ricordo nostalgico di ciò che oramai non facciamo più. Piccoli desideri raccolti in questa affascinante lista “to do” animata.

L’autore è Yaniv Fridman, affermato motion graphic designer freelance di origini messicane, che si divide tra diverse ed importanti agenzie di Vancouver, Toronto e Los Angeles. Hanno collaborato inoltre alla realizzazione Daniel Luna -designer, regista, compositore e disegnatore di Toronto- e WhiteNoiseLab per la musica.

Un’idea molto carina, soprattutto in virtù della sovrapposizione tra le cose da fare più spesso e quelle da limitare. Di solito liste di questo tipo si perdono presto nei meandri di qualche cassetto (o agenda digitale!), ma quantomeno lo sforzo creativo è ammirevole!

Il rapporto Netizen 2012 fotografa lo stato delle Web tv in Italia

Il rapporto Netizen 2012 fotografa lo stato delle Web tv in Italia

Cittadini sempre più videomaker e digitalizzati: i risultati del 7° rapporto Netizen parlano chiaro. Come sempre luci ed ombre nella situazioni italiana, con alcune regioni a fare da traino ed altre a rincorrere.

Il rapporto Netizen 2012 fotografa lo stato delle Web tv in Italia

Con il 2012 l’esercito dei videomaker italiani creatori di web tv ingrossa le sue fila, raggiungendo quota 590 “antenne” distribuite in modo piuttosto omogeneo su tutto il territorio nazionale, con una densità maggiore nel Lazio (102), in Lombardia (85), in Puglia (63) e in Emilia-Romagna (53).

Le micro web tv sono aumentate in maniera minore rispetto allo scorso anno, registrando una crescita del +11% (nel 2011 se ne contavano 533 con un aumento del +52% sull’anno precedente), ma sono più strutturate e con obiettivi più chiari.

Le micro web tv italiane, espressione della cittadinanza attiva digitale “dal basso”, iniziano a fare sul serio, diventando vere e proprie start up.

Questi canali svolgono un ruolo di presidio territoriale sempre più permanente, sostituendo o integrando in modo sinergico l’informazione locale fino aqualche tempo fa a stretto appannaggio delle tv locali: informano sulla cronaca e sugli eventi del territorio (33%), denunciano ciò che non va (15% si occupa di inchieste), creano un filodiretto tra cittadini e istituzioni (7% ha rubriche specifiche).

Il rapporto Netizen 2012 fotografa lo stato delle Web tv in Italia

A noi Ninja piace questa evoluzione. E voi? Avete qualche esempio di web tv da mostrarci? Commentate pure! Vi aspettiamo!

La ricerca annuale è ideata e promossa da Altratv.tv, osservatorio interuniversitario nato a Bologna nel 2004 e oggi vero e proprio network delle web tv italiane: la mappa interattiva pubblicata recensisce 590 “antenne” e consente di navigarle con un semplice clic nell’area geografica di interesse.

Scaricate il comunicato stampa oppure richiedete la vostra copia (via mail) del rapporto qui.

Partecipa al Ninja Candy e vinci un ingresso omaggio al corso in “Social Media & Tourism Marketing”!

So che lo stavate aspettando trepidanti e allora ..eccovi accontentati! Torna il tanto atteso appuntamento con il Ninja Candy che, questa volta, vi permetterà di vincere un ingresso omaggio al prossimo corso Ninja Academy in arrivo: “Social Media & Tourism Marketing, in programma venerdì 13 e sabato 14 aprile a Milano.

Se siete tra coloro che vivono di pane e social network e non perdono occasione per fantasticare sulla prossima destinazione turistica, questa è l’occasione che fa per voi!

Come fare per aggiudicarvi il tanto ambito dolcetto? 

Questa volta abbiamo voluto complicare (ma non troppo) le carte in tavola, giusto per vedere fino a dove la vostra creatività e il vostro ingegno potrebbero spingersi. Ogni volta lasciamo carta bianca e riceviamo tonnellate di candidature piene zeppe di estro e originalità: ora è tempo di fare altrettanto dandovi però una direzione più precisa da seguire.
Siamo sicuri che non esiterete a sorprenderci!

1. Abbandonate creme abbronzanti al carotene, occhiali da sole all’ultimo grido e preparatevi a saltare il week-end al mare o in montagna per venire a trovarci alla Ninja Academy!

2. La linea guida da seguire è “La dimensione del viaggio: ieri e oggi“. Cos’eravamo soliti fare in passato quando si trattava di scegliere dove andare e mettersi in viaggio? Quali sono le principali differenze tra le vacanze dei bei tempi che furono e quelle odierne o addirittura dei bei tempi che verranno?

3. Documentate la vostra scelta creativa: video, foto, qualsiasi modalità è ben accetta! Unica condizione: fare riferimento al corso in “Social Media & Tourism Marketing“!

4. Postate il vostro contenuto (o un link ad esso) direttamente sulla bacheca Facebook di Ninja Academy;

5. Assillate amici, parenti ed emeriti sconosciuti promettendo che li porterete con voi a fare il giro del mondo (magari non specificate che lo farete con Google Earth)! I tre contenuti che riceveranno più “Mi Piace” saliranno sul podio e verranno giudicati dalla Ninja Juria di Kwalità che, per l’occasione, visionerà le vostre candidature da una spiaggia deserta delle Hawaii (non si è capito come, ma ci hanno assicurato che il wifi ci sarà) 😎

6. Scrivete una mail a info[@]ninjacademy.it linkando la vostra idea e lasciando un recapito telefonico tramite cui vi contatteremo in caso di vincita.

Avete tempo fino a domenica 8 aprile per proporre un contenuto ad alto tasso di creatività ed originalità!

Se invece volete utilizzare le energie per prenotare la vostra vacanza pasquale o estiva e non avete tempo di spremere le meningi per trovare un’idea geniale  e talmente accecante da costringerci ad indossare gli occhiali da sole, do NOT worry. Potete comunque assicurarvi il vostro posticino al corso collegandovi direttamente alla landing page e iscrivendovi attraverso il form che trovate QUI.

Fino al 1° aprile sarà possibile usufruire dello sconto in modalità early booking: 399 € per una giornata (anziché 499 €) o 699 € per entrambe (anziché 799 €)! E non dimenticatevi le iscrizioni di gruppo: più siete, meno spendete! Date un’occhiata agli sconti e al programma della due giorni direttamente sulla brochure informativa.

Noi vi aspettiamo. Voi ricordate che, come diceva Marcel Proust, il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. 

Be Ninja!

Mail, mail, mail: come difendersi? [INFOGRAFICA]

Viviamo in un mondo di mail! Da quando cominciamo a lavorare (e a volte anche molto prima), scopriamo che di una sola cosa possiamo stare sicuri al mattino: che avremo la notifica di una mail ricevuta! Molte volte fastidiose, altre insistenti, per non parlare dello spam e della pubblicità non desiderata; nel 2010 ne erano state mandate 107 triliardi. E solo il 10% è realmente utile: se da una parte tutta questa attività (diciamocelo, lo dimostrano anche gli studi 🙂 ) ci fa sentire importanti e desiderati, d’altro lato ci stressa e fa agitare. Per un’ecologia delle mail e per festeggiare in maniera non convenzionale i loro 40 anni, ecco allora l’infografica da leggere sempre prima di decidere se inviare quel messaggio oppure no.

Google Maps si tuffa nella Grande barriera corallina

Le telecamere di Google abbandonano le strade delle città e si tuffano nelle profondità della Grande barriera corallina, grazie al progetto The Catlin Seaview Survey.
Foto panoramiche subacquee ad alta risoluzione vi permetteranno di godere delle meraviglie degli abissi australiani comodamente seduti sul vostro salotto.

Il funzionamento è lo stesso di Google Street View: potrete navigare a 360 gradi tra pesci, invertebrati e vegetazione marina:

Verrano ripresi circa 2.300 km di barriera corallina tramite una speciale telecamera (dalle sembianze “aliene”) che scatta foto a 360 gradi:

Mettete le vostre password al sicuro nella “nuvola informatica” con Passpack [INTERVISTA]

Un servizio web che consente di memorizzare le password per gli accessi online in maniera sicura. È l’idea di Passpack, best practice della rete Emilia Romagna Start Up con sede a Mercato Saraceno, in provincia di Forlì-Cesena.

Amministratore Delegato è Francesco Sullo, esperto informatico e appassionato di cinema, musica e fotografia, che ha fondato Passpack insieme a Tara Kelly, di origini americane ma da 14 anni in Italia, specialista di design, redazione testi, aiuto all’utenza, formazione del personale e raccolta fondi.

Come si è costituito il team?

Con Tara è stato facile, ci siamo incontrati per motivi professionali e, dopo pochi mesi, siamo diventati compagni anche nella vita. Qualche anno dopo abbiamo ideato Passpack. Il team vero e proprio lo abbiamo formato solo dopo aver ricevuto il sostegno da parte del fondo Ingenium. In precedenza, eravamo noi due a gestire tutto il lavoro.

Quali le difficoltà in questa fase?

A Roma, malgrado il diffuso bisogno di lavoro, abbiamo trovato difficoltà notevoli a reperire personale con uno skill adeguato. A Bologna, dove volevamo costruire la sede di sviluppo e customer service, è andata anche peggio.

Il problema è che formare persone da zero richiede troppo tempo e risorse, ed è di ostacolo allo sviluppo del prodotto.

Poi arriva Ingenium…

Noi abbiamo ricevuto finanziamenti in un momento abbastanza ‘sfortunato’: maggio 2008, giusto qualche mese prima della grande crisi dei mutui subprime. Così a fine anno, con un team di persone valide ma ancora non in linea con le nostre esigenze, e nell’impossibilità pratica di raccogliere ulteriori fondi, dovemmo rinunciare a tutte le collaborazioni.

Fu una scelta dolorosa ma necessaria, per evitare il fallimento dell’intero progetto. Ridotti invece i costi, in una prima fase, al minimo indispensabile, siamo riusciti a proseguire l’attività per molti mesi, quindi a tornare a crescere e ad arrivare fino ad oggi.

Come avete gestito la fase di approccio al mercato?

Nel nostro caso è stato abbastanza facile, almeno inizialmente. Passpack era innovazione pura e quindi era facile parlarne, ‘farne parlare’ e ottenere riscontri interessanti a livello di stampa.

Il canale principale di approccio al mercato per noi è stato il web, in tutte le sue declinazioni. Purtroppo, le difficoltà economiche iniziali hanno pesato a lungo, tanto da impedirci per molto tempo, a causa della mancanza di fondi, di impostare un approccio più strutturato.

Cosa propone, in sostanza, la vostra start up?

Con Passpack si possono mettere al sicuro proprie password nella cosiddetta ‘nuvola informatica’, un luogo virtuale della rete dove, in base ai principi del moderno cloud computing, si trovano anche software e database.

Tutte le password vengono archiviate in modo protetto sul server, in modo tale che l’utente ne possa disporre in qualsiasi momento e in qualsiasi parte del mondo, tramite una semplice connessione internet.

Quale la situazione attuale di Passpack?

Passpack è a in attivo da circa dieci mesi, ma cresce molto lentamente e avremmo bisogno di maggiori risorse per investimenti.

Tuttavia, il prodotto è valido e abbiamo una solida base di utenti che senza di noi, in molti casi, non saprebbe in quale altro modo gestire e condividere dati riservati. Questo mi porta ad essere ottimista, in prospettiva.

Qualche dettaglio sui progetti futuri?

Al momento stiamo lavorando su un progetto con Yubico per vendere un bundle Passpack-Yubikey dapprima in Svezia, per testare il prodotto, e poi, se il progetto funziona, in tutta Europa.

Si parla di 200mila unità in un anno. Se il progetto produrrà i ritorni che ci aspettiamo, investiremo certamente in nuovo personale e in una nuova sede in Italia. Su altri fronti ci sono vari distributori interessati a inserire Passpack nel loro portfolio, e ci sono alcune società interessate a una possibile acquisizione.

Ma, in particolare nel nostro settore, questi annunci sono all’ordine del giorno. Aspettiamo di vedere quanti e quali si tradurranno in proposte concrete.

Coca Cola è davvero un brand pop? Alcune riflessioni sul caso CocaColla.it [CASE STUDY]

Se volessimo descrivere l’attività e i contenuti di CocaColla.it, basterebbe questa immagine. Per chi però ancora non conoscesse il blog, ecco qualche parola in più e i numeri:

Pochi giorni fa la notizia: la multinazionale Coca Cola, eletta best global brand 2011 da Interbrand, ha inviato due lettere di diffida legate al nome e al dominio del blog. Davide vs Golia, è sempre la stessa storia: con o senza web, tutto cambia e niente cambia!

Subito la notizia si propaga in rete, e su Twitter viene lanciato l’hashtag #supportcocacolla. Nell’editoriale sullo stesso blog si sono inoltre scatenati i commenti, e proprio alcuni di questi sono molto interessanti per fare qualche analisi. In primis, un dato espresso da Antonio: la notizia rafforza il brand Coca Colla, e i fondatori del progetto dovranno essere bravi a capitalizzare questo aumento di notorietà nel momento in cui decideranno in che modo continuare a produrre contenuti.

Lo stesso Antonio dice anche un’altra cosa interessante e a nostro avviso parzialmente vera, ribadita dagli stessi founder nell’editoriale: prima o poi, ‘qualcosa’ sarebbe dovuto accadere.

Il punto è proprio su quel ‘qualcosa’, che Coca Cola ha deciso di concretizzare in una esplicita richiesta di chiusura. In altre parole, la marca globale che tanto ha utilizzato la cultura pop, le sue icone e le sue immagini per creare brand equity e valore, così facendo sembra quasi ‘smascherarsi’, ammettendo la sua sostanziale paura per quella stessa cultura a cui deve tanto. Branding della cultura fino a metà, dunque: il fatto ricorda un altro bel caso conosciutissimo in tutte le scuole di marketing, l’eruzione Coca-Cola Light e Mentos.

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Il video, datato 2006, mostra un esperimento fatto inserendo Menthos nella Coca Cola Light: anche in quel caso, mentre la prima azienda si era dimostrata davvero aperta e aveva imbastito una serie di progetti ad hoc con un aumento dell’engagement e delle vendite del 20%, il colosso del beverage è restato “in disparte, difendendo la purezza del brand invece di saltare a bordo” (cit. Wikibrands).

Oggi come nel 2006, Coca Cola si è lasciata scappare una grande occasione di creare un ponte tra brand, mezzi di comunicazione e cultura, per dirla alla Marcel Danesi. Accortasi del blog, avrebbe potuto pensare a imbastire un progetto in suo supporto e non in sua distruzione, da proporre ai fondatori. Nel nuovo paradigma fatto di condivisione, prosumer, creatori & so on, sono esattamente queste scelte che fanno la differenza… Gli ingredienti ci sarebbero stati tutti: cultura, pop art, design, advertising, consumo. Ne sarebbe potuto nascere un bellissimo progetto 2.0 a cavallo tra marketing, PR e responsabilità sociale, in supporto di un blog che stava facendo molto bene e che, nome a parte, non dava certo fastidio alla stessa Coca Cola. Il tutto probabilmente a un costo molto inferiore rispetto a operazioni simili di questo tipo. Naturalmente stiamo dando per scontato una cosa non banale e tutta da valutare: che, da parte loro, i founder di CocaColla.it sarebbero stati d’accordo.

Questa possibilità è stata più o meno direttamente sottolineata da qualche altro lettore-supporter del blog italiano, per esempio Piero e Idea.

Pensando al futuro di CocaColla.it, quale potrebbe essere l’epilogo ideale del caso? La potenziale apertura di PepsiColla, of course!

Sarebbe una mossa davvero perfetta da tutti i punti di vista, da fare questa volta con il preventivo consenso di Pepsi. Considerando l’inimicizia storica tra i due brand, facciamo fatica a pensare a un potenziale rifiuto! Anche la stessa Pepsi è una delle grandi protagoniste della cultura pop. Altra bella idea, nata sempre dalla mente delle persone che hanno commentato e basata sulla stessa logica, potrebbe realmente essere quella di rivolgersi a Pepsi per ottenere sostegno finanziario nelle spese legali necessarie per continuare il contenzioso.

CocaColla.it deve quindi andare avanti e cercare come mai prima d’ora di saper unire creatività e business; le ‘piste’ non mancano e l’evento mediatico aiuta. Da parte nostra, #supportcocacolla siempre!

Discover more, le nuove immagini della campagna Saatchi per Camel

La campagna firmata Saatchi & Saatchi Italy per la Camel (R. J. Reynolds Tobacco Company), è intitolata “Discover More”. Il messaggio che l’azienda vuole trasmettere è che il famigerato cammello è presente ovunque, qualsiasi sia la meta che decidiamo di visitare lui sarà presente.

In realtà la campagna nasce nel 2007 ma il successo che ha avuto ha portato la Camel a mantenere il concept di fondo rinnovando le suggestive immagini nel tempo (puntando a farla diventare un vero e proprio cult come è successo per Absolut Vodka).

Qui di seguito vi presentiamo la suggestiva campagna:

Credits:

Advertising Agency: Saatchi&Saatchi, Italy
Creative Directors: Agostino Toscana, Guido Cornara
Art directors: Chiara Cuti, Norbert Graf, Pericles Pericleous, Riccardo Gianangeli
Copywriter: Federico Mirarchi
Photographer: Jan Steinhilber

I primi italiani a StartupChile [INTERVISTA]

Claudio Carnino e Nicoletta Donadio si sono incontrati all’Università di Torino, ma l’hanno lasciata al secondo anno per potersi dedicare a tempo pieno a Hinii, la loro prima startup. Da allora sono passati quasi tre anni e altrettanti progetti d’impresa.

La loro storia è un’avventura tra due continenti e due differenti culture imprenditoriali che interpretano il fallimento in modo molto differente. È proprio per questo motivo che Claudio e Nico, dopo aver abbandonato la loro prima idea (visto che Google era uscito con un servizio con la stessa value proposition e certo non potevano competervi ;-)), per sviluppare il loro secondo progetto hanno rivolto lo sguardo al Nord America, alla ricerca di un acceleratore, ovvero un programma di incubazione che finanzia e supporta le startup.

La cultura del fallimento dal Nord al Sud America

Gli Stati Uniti sono stati fin da subito la meta privilegiata perché, come racconta Claudio: “là c’è la cultura dell’errore. L’errore è il momento in cui sbatti la testa, cerchi di capire perché e cerchi di non sbatterla un’altra volta. Gli investitori nordamericani vedono il fallimento come un momento in cui impari, non come il momento in cui dimostri che non sei capace. Se si spiega il motivo per cui si è fallito, gli errori possono diventare una medaglia d’onore. Quindi, nel compilare l’application per l’acceleratore Betaspring, abbiamo raccontando la nostra precedente esperienza di fallimento, abbiamo dimostrato di aver voglia di fare, che ci stiamo riprovando. E così siamo riusciti ad accedervi.”

Tra di loro e la West Coast c’era però un “piccolo cavillo burocratico”: un visto di due anni necessario per partecipare al programma. Anche questo contrattempo però si è trasformato in una svolta positiva del loro viaggio. Perché, nel tentativo di raggiungere la Silicon Valley, hanno scoperto un nuovo mondo fuori dalle tradizionali rotte dei navigatori del web 2.0: StartupChile, il programma già descritto da Carmen in un precedente post.

Il coworking diventa mentorship peer to peer

Claudio e Nico sono stati i primi due italiani a partecipare al programma di incubazione sudamericano. Per sei mesi hanno vissuto a Santiago del Cile con 40.000 $ a disposizione e un coworking space in cui: “prendi il caffè, lavori e parli con altre persone. Condividendo il nostro ufficio con altri 200, 300 imprenditori, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con esperienze di lavoro diverse. Questo ci ha consentito di conoscere persone esperte in settori di cui non sapevamo nulla (non solo tech, ma anche solare, energetico, biomedico, chimico) e di conseguenza abbiamo cominciato a capirne un pezzettino anche noi.

“Parlando con gli altri imprenditori, chiedendo informazioni e suggerimenti si è creata poi una mentorship peer to peer. Inoltre questa esperienza ci ha consentito di uscire dalla “zona di confort” della nostra città natale e ci ha messo in uno stato mentale aperto ad imparare e a capire gli altri.” E, a quanto pare dall’evoluzione della loro idea, anche a predisporsi al cambiamento.

I primi italiani a StartupChile

 

L’evoluzione dell’idea imprenditoriale

“L’obiettivo del nostro soggiorno in Cile era lo sviluppo di Challengein, il nostro secondo progetto. Questa startup era nata come un’applicazione che reinventa i giochi di società nell’era degli smartphone. Quando siamo arrivati in Cile però abbiamo trovato quattro aziende diverse che erano disposte a pagare per realizzare giochi legati ai loro prodotti per fare advertising. In un mese abbiamo trasformato Challengein in una piattaforma di advergame per le PMI che consentisse loro di creare giochi attorno ad un prodotto con un budget ridottissimo.”

“Nei restanti tre mesi ci siamo dedicati alla vendita e alla fine abbiamo capito che non funzionava. Infatti le piccole aziende non conoscono i ritorni di questi tipi di soluzione e anche se glieli spieghi non hanno confidenza e preferiscono investire in pubblicità classica. Abbiamo testato tecniche diverse, parlato con molta gente, ma non funzionava. Però, siccome siamo testardi, abbiamo deciso di provarci un’altra volta, con qualcosa di diverso.”

Challengein Startup Chile Update 2 from theDoot00 on Vimeo.

Ascoltando i problemi degli altri imprenditori nasce la terza idea

“Vivendo sei mesi con altri imprenditori abbiamo visto che ci sono dei problemi comuni, uno dei quali è la creazione di una campagna di social media marketing, che richiede tempo e conoscenza delle strategie giuste. Conoscendo il problema abbiamo creato la soluzione: Fanchimp.  Il servizio aiuta le startup a realizzare campagne di social media marketing in soli 15 minuti la settimana. Come? Semplificando la generazione del contenuto e occupandosi di schedularne la pubblicazione nel momento migliore della settimana e del giorno.”

“Quindici giorni fa, appena tornati in Italia, abbiamo lanciato questo nuovo progetto e adesso vediamo come va. La cosa importante è che non ci siamo arresi. Stiamo ripartendo e stiamo vedendo ogni fallimento come un grosso pugno in faccia, ma da cui si impara qualcosa”.

Come proseguirà la loro storia?

Beh, per scoprirlo, follow @nikla88 e @ccarnino.

Triddles lancia la nuova piattaforma dedicata al turismo attivo [BREAKING NEWS]

Triddles rilascia una nuova versione del sito.
Contestualmente, sono state aperte le iscrizioni per il primo evento CurioCity Triddle che partirà il 23 marzo da Bologna.

Siamo riusciti a parlare con Antonio Sica e Alice Roncagli, co-founder, che ci hanno portati nel mondo di una “straordinaria esperienza di viaggio“.

Che cos’è Triddles e come funziona?

Triddles è un progetto turistico innovativo basato sull’organizzazione di social game on the road, dei viaggi in treno sottoforma di gioco.
Si rivolge a giovani desiderosi di vivere un’avventura fuori dagli schemi che si presenti anche come occasione formativa e di socializzazione.

Il gioco consiste perciò in un viaggio che porterà i suoi partecipanti, raggruppati in team con persone che non conoscono, a spostarsi lungo diverse località turistiche, utilizzando principalmente il treno come mezzo di trasporto.

La sua Vision è di promuovere un turismo critico, indipendente ed ecosostenibile: temi senza dubbio molto forti che si ritrovano riassunti in un’idea nata nel 2011.

In che modo il progetto si inserisce nel mercato?

Per quanto riguarda l’individuazione dei trend, i nuovi turisti sono attenti non solo agli aspetti ricreativi del viaggio, ma anche ai suoi risvolti culturali.
Vogliono immergersi appieno nella cultura locale, vogliono apprendere, scoprire, e mostrano apertura verso la diversità. In più, mentre in passato si tendeva a vedere la vacanza come “dolce far niente”, ora invece il viaggio diventa occasione di crescita interiore. Il turista non vuole più fruire della vacanza in modo passivo. Triddles con i suoi social game on the road cerca proprio di andare incontro a questi trend, elementi caratterizzanti del nuovo turismo.

L’evoluzione del business perciò si basa su un concept di successo, ma che deve fare i conti con la necessità di essere finanziariamente sostenibile. A tal scopo, l’obiettivo di Triddles è quello di dimostrare le sue forti potenzialità commerciali e creare un format virale, capace di attirare a sé sponsor. Questa è la sfida che il team di Triddles intende cogliere.

A proposito di turismo attivo e sostenibile, come avviene la scelta delle località che si vogliono promuovere all’interno del gioco?

La scelta delle località da inserire nel percorso di gioco avviene in base al tema che decidiamo di dare al triddle e alla volontà di promuovere determinate località turistiche, anche poco conosciute, ma dotate di un rilevante patrimonio culturale e paesaggistico.
Ciò che si vuole offrire è una vacanza attiva della quale il partecipante non conosce a priori il percorso e che quindi si realizza e si scopre nel corso del suo svolgimento.

L’interazione continua con gli abitanti locali e le prove alle quali sono sottoposti, portano i giocatori a scoprire attivamente e in maniera non convenzionale le meraviglie dei luoghi visitati.

Accanto a questi elementi riconducibili al turismo attivo, in Triddles se ne ritrovano anche altri legati al tema del turismo sostenibile. Primo fra tutti, l’ecosostenibilità che si realizza principalmente con la scelta di mezzi pubblici per gli spostamenti dei partecipanti al gioco. Inoltre, la scelta del treno come mezzo di trasporto da la possibilità di vivere in maniera più intensa il territorio attraversato e rappresenta un momento di socializzazione per i partecipanti.

Quindi Triddles considera ed evidenzia la differenza tra i temi urbani e quelli rurali…

Assolutamente. L’essenza del triddle è creare attività che spingono alla scoperta di luoghi turistici “non convenzionali”.

Inoltre almeno una prova dell’itinerario consiste nella pratica di un comportamento responsabile, che richiama i temi green, l’impatto ambientale e l’uso della creatività affine alla scoperta di quel luogo specifico in cui prende vita.
Non possiamo dirvi di più, perchè stiamo preparando le prove del gioco proprio in questo periodo, perciò sono ancora segrete… e non possiamo suggerire in alcun modo soluzioni!

Il progetto ha potenzialità altissime e sta seguendo un’evoluzione molto interessante e fortunata. Ci lasciate un consiglio, in eredità a tutti gli aspiranti imprenditori?

Non ci sentiamo arrivati ed anzi, siamo aperti ai feedback che chiunque voglia darci.
Comunque ci sentiamo sicuramente di dire che se si ha la volontà di avviare un’impresa, basta guardarsi intorno. Proveniamo da esperienze come l’Innovaction Lab, Kublai Camp, Spinner 2013 o WeTechOff, per citarne alcune, che sono tutte ottime piattaforme di partenza per maturare un’idea di business. Finchè non si alza la testa e non si inizia ad osservare ciò che abbiamo intorno, finchè non individuiamo le risorse che possono aiutarci, lamentarsi e basta non ha senso.

Il team

Triddles nasce dalla sinergia di sette giovani italiani che hanno deciso di investire il loro entusiasmo e le loro energie in questo progetto innovativo. Alle figure di Antonio Sica e Alice Roncagli, che si dedicano agli aspetti gestionali e al marketing, si affiancano Emmanuele Benatti per lo sviluppo web, Viola Tattini per i contenuti della comunicazione e le menti creative di Alexandros Chatgilialoglu, Paola Poggi e Cecilia Baroncini, la cui immaginazione è posta al servizio di Triddles per la creazione degli itinerari e delle prove.

Mentre aspettiamo l’evento di CurioCity Triddle del 23 marzo a Bologna, possiamo seguire il progetto anche sulla fanpage di Facebook.

Ninja Marketing sarà presente e vi racconterà cosa succede.
Intanto facciamo il nostro in bocca al lupo a tutto il team. 🙂