Parliamoci chiaro, chi non si è mai sentito un po’ sfruttato sul lavoro, specialmente tra noi giovani? Ci hanno segnalato l’iniziativa che sto per raccontarvi, e in tutta sincerità mi sono sentito quasi in dovere di farvela conoscere, essendo anche io appartenente alla categoria, già da qualche anno in realtà.
Il progetto prende il nome di Design Bitches, e già dal nome si può intuire il suo taglio irriverente e, se vogliamo, un po’ ribelle. E’ partito durante la Settimana del Salone del mobile a Milano, ad aprile. Più di 1000 designer hanno “invaso” le strade di Zona Tortona, seminando in giro depliants e stickers vari che invitavano altri talentuosi colleghi a far parte di un immenso database di persone disposte a lavorare per cifre bassissime o addirittura nulle.
Ovviamente il tutto voleva essere uno spunto per parlare dello scenario lavorativo dei giorni d’oggi, in cui tantissimi giovani lottano a colpi di curriculum per farsi strada in qualche studio/agenzia. Alla categoria appartengono, ovviamente, anche i promotori del progetto, fondatori di NotYetAStudio. Loro sono sempre in cerca di nuovi modi ed iniziative per far sentire la nostra (perchè no, mi includo anche io) voce, e magari spingere, con un bel pizzico di ironia, a riflettere sulla società che sta emergendo.
Dite la verità, non vi sentite anche voi un po’ bitches adesso? Che altro dire, bravi ragazzi, continuate così!
Di seguito trovate qualche foto scattata per le strade di Milano.
00Luigi FerraraLuigi Ferrara2011-07-19 14:00:582011-07-19 14:00:58Si chiamano Design Bitches perchè lo danno a tutti... il CV!
Il 15 luglio scorso nei cinema di tutto il mondo s’è scatenata un vero e proprio putiferio.
Il motivo? Semplice: è stata la data d’uscita di “Harry Potter e i doni della morte – parte 2”, ultimo episodio di una delle saghe letterarie e cinematografiche più coinvolgenti di tutti i tempi.
Un successo in termini di incassi che ha avuto eco anche nella social sfera: la Warner Bros ha puntato moltissimo su Facebook, Twitter e YouTube per promuovere la pellicola tratta dai libri di J.K. Rowling, e i risultati sono molto interessanti: scopriamoli insieme.
Partiamo da un numero, 29,874,972 fan su Facebook: basterebbe questa cifra a dire quanto Harry Potter sia fenomeno di massa. Tanto per fare un paragone, su Facebook la pagina fan del maghetto di Hogwarts supera di ben 7000000 circa quella del Presidente Barack Obama.
La pagina fan è stato uno spazio molto importante per promuovere il film, utilizzato per raccontare il making of , promuovere merchandising ufficiale e recensioni, condividere interviste ai protagonisti, e come vedremo più avanti nel post anche per condividere eventi live. Oltre a una “referente” internazionale, la Warner Bros ha anche aperto una pagina fan per ogni paese: per il Regno Unito (Harry Potter UK, poco più di 1 milione e 200 mila fan), uno in spagnolo per l’America Latina (Harry Potter America Latina, circa 194 mila fan) e anche per l’Italia (Harry Potter IT, poco più di 16 mila fan) .
Nei giorni prima e dopo l’approdo nelle sale, la pagina generale ha contato un incremento di fan pari a 100000 connessioni al giorno circa.
Un successo che ha indotto la Warner Bros a rendere fruibili i film di Harry Potter anche attraverso Facebook, come già avvenuto ad esempio per un’altra pellicola di successo, The Dark Knight di Christopher Nolan.
Fra le varie app proposte agli user, la pagina fan è stata implementata anche con un servizio di prenotazione biglietti per il cinemacertamente molto utile per chi preferisce andare in sala solo con la sicurezza di poter entrare. L’app Ticketing è attiva solo negli USA.
E in Italia? Impossibile avere un dato certo, il numero di profili fake, gruppi e pagine fan è enorme. Già questo è un dato indicativo per capire il fenomeno nel nostro paese.
Una curiosità forse più “sociologica” che di social media marketing si può segnalare: già 2 giorni prima dell’uscita ufficiale della pellicola, alcuni user hanno pubblicato nel proprio status messaggi simili a questo:
Potenza di Mediavideo? In ogni caso, un modo per rovinare la sorpresa ai Potter addicted.
Il profilo @HarryPotterFilm è l’account ufficiale su Twitter. Non conta il numero di fan di Facebook, anche se 351 mila follower non sono un brutto risultato Una piccola soddisfazione, almeno in questo campo, Lord Voldemort se la può togliere: il fake a lui intitolato conta ben 1.369.678 follower.
Altro elemento interessante da analizzare sono gli hashtag: in Italia e nel mondo durante il week end sono stata una presenza costante fra i trending topic #hp7, #pintus, #harrypotter, #voldemort.
In Italia il trend è stato pressoché identico a quello evidenziato nei grafici, e non potrebbe essere altrimenti: gli spazi di discussione fra i fan, a differenza di Facebook dove è ampia la frammentazione in miriade di gruppi e pagine fan non ufficiali, in Twitter si indicizzano sugli stessi canali (gli hashtag, appunto), facilitando la discussione.
Su YouTube la WarnerBros, come per ogni pellicola di punta, ha sfruttato molto il suo canale ufficiale. Per promuovere il sesto film della saga, “Harry Potter e il principe Mezzosangue“, nel 2008 era stato creato anche un canale apposito: HarryPotterItalia. L’aggiornamento però non è continuato fermandosi a tre anni fa, preferendo per il capitolo conclusivo della saga puntare tutto sul canale principale.
I dati di visualizzazione dei contenuti video condivisi oscillano fra le 20000 e 140000 visualizzazioni, numeri non troppo distanti dai risultati ottenuti da WarnerBrosPictures, il canale internazione della casa di produzione californiana.
Ma il sito di video sharing più importante del mondo ha reso possibile un’altra azione di comunicazione molto importante: su YouTube è stato possibile assistere in diretta streaming alla première del film da Londra, attraverso anche la pagina Facebook. Il sistema, simile a Ustream e Livestream, sfruttava un tool realizzato da thisMoment e ha permesso di rendere l’evento completamente sociale facendo interagire i fan fra loro sfruttando i vari canali social.
E Foursquare?
Il fenomeno Harry Potter ha incluso anche Foursquare. E’ infatti possibile sbloccare il badge facendo il check-in in qualsiasi sala e aggiungendo nello shout “Harry Potter”.
In questo caso il badge serve a promuovere il nuovo gioco di Harry Potter di EA Games. Infatti si legge:
7 anni dopo aver scoperto di essere un mago, Harry Potter si trova adesso a combattere da solo contro l’Oscuro Signore. Unisciti alla battaglia su http://bit.ly/pIXd21, con il codice ‘harrypotter25’ avrai uno sconto del 25% sul video game. Impugna la bacchetta. La battaglia finale è adesso.
Non c’è che dire: Harry Potter, anche nella social sfera, s’è confermato un mago!
00Francesco GavatortaFrancesco Gavatorta2011-07-19 12:30:212011-07-19 12:30:21Harry Potter e l'ultima magia sui social media
A noi ninja piace scovare per voi invenzioni e curiosità. Oggi ve le proponiamo con il tema dell’energia solare. Ce n’è per tutti i gusti: seguiteci!
Breve cenno di storia: è risaputo che gli antichi romani erano abili architetti e ingegneri, ed in quanto tali non potevano certo farsi mancare l’utilizzo dell’energia solare!
Ebbene si, i nostri avi, i creatori della città eterna, già avevano in mente come sfruttare questa energia: infatti avevano realizzato dei sistemi di riscaldamento delle abitazioni e dell’acqua esclusivamente con l’utilizzo dell’effetto serra creato dal vetro.
L’energia solare si divide in due parti, la termica e la fotovoltaica, così brevemente riassunte:
Termica: è l’energia solare utilizzata nel modo piu semplice, quindi il calore immagazzinato in acqua o aria viene utilizzato per riscaldare un ambiente o per produrre energia elettrica utilizzando un serbatoio (leggi accumulatore) per sopperire al fabbisogno quotidiano.
Fotovoltaica: è invece l’energia basata sull’utilizzo di silicio, il quale se viene irradiato dai raggi solari rilascia una corrente di elettroni, quindi grazie ad una cella fotovoltaica converte direttamente l’energia solare in elettrica.
Cominciamo!
The Solar Sinter
Markus Kaiser con la sua stampante 3D ad energia solare, riproduce un vaso nel bel mezzo del deserto usando i raggi del sole invece di un laser e della sabbia al posto di resine.
Ed ecco anche un video dal quale si evince tutto il percorso!
Power of One
XOF1 auto solare è un veicolo elettrico alimentato da 893 celle solari è stata sviluppata e costruita per aggiudicarsi un record di distanza percorsa nel mondo, fino ad ora sono stati percorsi 22.000 miglia (36.200 Km)!
Planet Solar
La piu grande barca del mondo alimentata ad energia solare è lunga 31 metri, larga 15 e alta 7,5 metri con un enorme impianto di pannelli fotovoltaici che coprono 500m2. Navigare in tutto il mondo ad una velocità media di 8 nodi riducendo le emissioni di anidride carbonica, ora si può!
The SIG, Self-Energy Converting Sunglasses
Le lenti degli occhiali sono dei piccoli pannelli solari, la raccolta di energia tramite questi pannelli li rende in grado di alimentare i vostri dispositivi di piccole dimensioni attraverso il jack di alimentazione nella parte posteriore del telaio.
Soft Rocker
Una comoda poltrona/sdraio con dei pannelli solari installati sul tettino che permettono la ricarica di un qualsiasi dispositivo tramite presa USB, idea della professoressa Sheila Kennedy e del suo team per la 150esima edizione del “Festival of Art+Science+Technology” (FAST).
The Solar Camera Strap
La maggior parte dei fotografi utilizza una cinta molto robusta per sostenere le loro pesanti macchine, quindi perchè non sfruttare questa caratteristica e inserire dei pannelli solari nella cinta?
Tagliaerba alimentato ad energia solare
Dimenticate il rumore, il consumo di carburante, la corda per l’accensione, l’orribile puzza emessa dallo scarico ed anche i vicini saranno contenti per la modica cifra di 695 USD!
Solar Grill
Per chi vuole mordere una salsiccia o coscia di pollo pulendo la coscenza e togliendosi il senso di colpa di aggiungersi al riscaldamento globale: cattura la luce solare con specchi e li riflette sulla piastra!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2011/07/sunglasses.jpg445620Matteo DoddiMatteo Doddi2011-07-19 11:00:162011-07-19 11:00:16Otto invenzioni e gadget ad energia solare
Se c’è una cosa del vecchio modo di guardare la tv di cui si sente oggi la mancanza, in un tempo in cui qualunque programma-film-serie è reperibile in rete (più o meno legalmente) su una quantità di piattaforme (streaming, peer-to-peer, stores online) e consumabile su una molteplicità di dispositivi (mentre scrivo il ragazzino di fronte a me in treno si gode una puntata di Californication sul suo iPhone) è forse la condivisione collettiva di una determinata visione, il gruppo riunito davanti alla tele, il sentirsi parte di un unico pubblico piuttosto che singoli utenti dispersi e con le cuffiette.
Una nuova esperienza di visione?
Per quanto gli strumenti di condivisione sui vari social-network abbondino, manca probabilmente uno strumento che permetta uno sharing efficace soprattutto a livello emotivo di un contenuto video. Si può condividere un link sull’ultima puntata di Letterman, certo. Oppure partecipare ad una chat di gruppo su un’amichevole precampionato del Milan. Sono esperienze utili e divertenti, ma manca qualcosa. Mancano le facce degli amici al tuo fianco. E manchi tu che guardi le loro facce che guardano. O forse: mancavano.
Ora che Google ha deciso di affrontare il suo acerrimo nemico direttamente nel campo dei social network presentando il suo Google+, sono molti a suggerire che una delle grandi sfide lanciate a Facebook potrebbe riguardare proprio la sezione video.
Basta fare 1 + 1
1) Google controlla YouTube, as you know, il più grande archivio online di video user generated. Negli ultimi giorni ci sono inoltre state alcune indiscrezioni circa la possibile acquisizione da parte del gigante di Mountain View di Hulu altro piccolo ma prezioso serbatoio di contenuti video (a differenza di Youtube, penalizzato dal controllo sul copyright, su Hulu sono disponibili interi episodi di seguitissime serie tv). Insomma: un enorme, gigantesca, disponibilità di contenuti video da distribuire ai propri utenti. Potenzialmente anche tramite Google+.
2) Google +. Se siete stati invitati e avete aperto un vostro account conoscerete probabilmente la funzione “hangouts”: si tratta della possibilità di “uscire virtualmente” con un gruppo selezionato di amici, con i quali è possibile tra l’altro condividere un determinato contenuto via video-chat. Diciamo che come programma per la serata butti lì un determinato url: le facce degli amici che decidono di seguirlo ti appaiono sullo schermo via webcam. E’ facile immaginare che sarà possibile, da domani, condividere allo stesso modo anche un video, pescato magari su Youtube o in un altro archivio online come Hulu. E quindi ecco che ci siamo: ci sei tu che guardi i tuoi amici che guardano, con te, la vostra serie preferita. (C’avessero pensato prima, l’ultima puntata di Lost sarebbe stata sentimentalmente un po’ meno difficile).
Ed è così che quello che Mark Zuckerberg si sforza di far passare per uno svantaggio (“Noi facciamo social network. E lo faremo sempre meglio di un gruppo che si occupa di così tante altre cose.”) si rivela banalmente un gigantesco vantaggio: Google è più di un social network, è un eco-sistema. Se riesce davvero a collegare ogni sua parte, vince. Nella sfida per il controllo della Rete non ce ne sarà più per nessuno.
00BuckBuck2011-07-19 10:00:032011-07-19 10:00:03Come Google+ può cambiare la televisione [TREND]
A farne le spese questa volta è Microsoft, che per errore ha pubblicato online l’homepage del nuovo social network Tulalip, all’indirizzo socl.com. Prontamente la pagina è stata sostituita con la seguente scritta: “Grazie per la visita. E’ un progetto interno di Microsoft Research, pubblicato per sbaglio sul web. Non volevamo farlo, davvero”.
Nel messaggio di benvenuto, Tulalip viene presentato come un servizio che permette di trovare quello che ti serve e condividere ciò che sai in modo più facile che mai. Per tal motivo, molti vedono in questa nuova idea di Microsoft un degno rivale di Facebook, ma quest’ultima idea non è sicura, in quanto si può notare in alto a destra dell’homepage, due pulsanti che permettono di accedere a questo servizio tramite Facebook e Twitter, facendo ipotizzare che Tulalip in realtà sia solo un motore di ricerca per social network.
Strumento di ricerca sociale o nuovo social per contrastare Facebook e Google+ ? … Ai posteri l’ardua sentenza!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2011/07/NinjaMarketing_PercorsoSviluppatoriMobile.jpg479600KunaiKunai2011-07-19 08:59:582011-07-19 08:59:58La Corsa delle Piattaforme Mobile [INFOGRAFICA]
Che dire, in questo ultimo periodo stiamo assistendo ad una vera e propria proliferazione di social network.
Dopo il nuovissimo Google Plus è la volta di We Mask. L’intento sarà forse quello di fare le scarpe al colosso Facebook? Chissà! La proposta di WeMask però, è davvero allettante.
Se in Facebook ci si mette appunto, la faccia, in We Mask, la regola è essere il nostro Alter Ego, come mostra infatti la campagna promozionale curata da Magilla Guerilla.
E’ stato infatti realizzato un vero e proprio trailer cinematografico con la partecipazione di Lady Mary, la sosia di LadyGaga in versione Alejandro.
Li dentro, sarà possibile dare forma alla parte più nascosta di ognuno di noi, uno spazio di libera espressione in cui condividere le nostre più profonde vocazioni verso un’identità più autentica . Provare per credere!!!
Ringraziamo Fables di Bloguerrilla per la segnalazione.
00YokoYoko2011-07-18 17:00:552011-07-18 17:00:55WeMask, il nuovo Social Network [VIRAL VIDEO]
L’International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS), l’organizzazione internazionale responsabile della promozione dei Webby Awards, invita tutto il meglio del web europeo ad iscriversi ad un nuovo premio: i Lovie Awards.
L’idea nasce dalla forte esigenza di riconoscere la creatività del web europeo con un Festival che tenga conto delle differenze linguistiche e del mercato locale.
“I Webbys sono diventati lo standard web globale – pure-play, completo, rigoroso e molto, molto glamour. I Premi universali, nonostante il loro nome, fanno fatica a giudicare anche con una mano attraverso le lingue. Piuttosto che creare un’irrisoria e accondiscendente categoria ‘migliore web straniero’, abbiamo deciso di lanciare i Lovie Awards. Stesso rigore, stessa giuria di qualità per coprire i principali gruppi linguistici, e lo stesso sfarzo e glamour – e forse, alla fine, una versione Europea più modesta“. – Nicolas Roope, presidente dei Lovie Awards, co-presidente dell’Internet Week Europe e direttore creativo di Poke
È da subito possibile iscriversi al Festival (fino al 29 Luglio) e presentare il proprio lavoro in una della 4 categorie principali, all’interno delle quali troviamo altre sottocategorie (circa 70) che vanno dai video virali ai giochi su mobile. Ecco la quattro categorie principali: – Siti Web
– Applicazioni mobile
– Film online & Video
– Pubblicità interattiva & Media
Sono ammessi al Festival una larga gamma di contenuti web in lingua Inglese, Francese, Spagnolo, Italiano e Tedesco. La quota d’iscrizione , in offerta per questo periodo, è di 175€.
La giuria del premio sarà invece composta dall’ International Academy of Digital Arts and Sciences: un organismo di esperti del web, figure professionali, luminari, celebri creativi e altri professionisti di Internet.
Tra i nomi a noi più noti troviamo il nostro Mirko Pallera (Direttore di Ninja Marketing), David Rowan (editore di WIRED), Tom Uglow (direttore creativo Google), Niklas Zennström (co-fondatore di Skype) e tantissimi altri.
La cerimonia di premiazione coinciderà con il gran finale della Internet Week Europe, 7-11 novembre 2011, il raduno annuale per i leader tecnologici e di internet in Europa che conta di attirare quest’anno più di 15.000 delegati in più di 200 eventi.
E voi cosa state aspettando? Le iscrizioni possono essere presentate online attraverso il sito dei Lovie Awards: http://www.lovieawards.eu/.
00Massimo SommellaMassimo Sommella2011-07-18 16:30:212011-07-18 16:30:21Lovie Awards: il festival europeo che celebra Internet
Il Bodypainting è un’arte molto antica, tipica delle culture tribali, dove veniva usato come mezzo per arricchire di sacralità il corpo umano.
La sua evoluzione è andata di pari passo con quella dell’uomo, diventando oggi una forma d’arte dal forte impatto emotivo, spesso utilizzata nel campo della pubblicità per la sua capacità di stupire e far discutere, per lo scalpore che accompagna l’esposizione di un corpo nudo.
Guido Daniele è un artista di origini calabresi che ha fatto della sua capacità di trasformare il corpo umano in una vera e propria tela, la fonte del suo successo. Nella sua carriera ha infatti lasciato la sua inconfondibile impronta in numerose campagne pubblicitarie nazionali ed internazionali, mettendo la sua arte al servizio di brand quali Muller, Pompea, WWF ed il colosso della telefonia AT & T.
Le sue opere, che potete trovare sul suo sito dimostrano elevate capacità tecniche ed una maniacale attenzione al dettaglio, oltre a un grande desiderio di stupire con idee originali:
Müller
Flou
ISPO Munich
Ma l’arte che ha consacrato Guido Daniele al successo è l’Handpainting, in cui sono le mani dei modelli ad ispirare la fantasia dell’artista, trasformandosi in paesaggi, figure umane, ma soprattutto animali. Nel 2000 infatti, ha iniziato la sua sperimentazione che l’ha portato a creare i cosiddetti Manimali.
Peccato solo sia un’arte temporanea…
AT & T
WWF
Gilli
La Gazzetta dello Sport
00KatsumiKatsumi2011-07-18 16:00:412011-07-18 16:00:41Guido Daniele: il Bodypainting al servizio della pubblicità
Pepsi decide di sfidare la diretta concorrente Coca-Cola utilizzando la sua stessa icona: Santa Claus.
Il personaggio di Babbo Natale, infatti, è stato non solo adottato, ma anche modificato dalla Coca-Cola Company quando, nel 1930, per incrementare le vendite nel periodo invernale, decise di farlo vestire dall’illustratore Haddon Sundblom, dei colori del proprio logo, ovvero il rosso e il bianco.
La nuova immagine dell’anziano e corpulento portatore di doni è stata poi talmente assimilata dal pubblico, da essere divenuta, forse, a livello mondiale l’unica rappresentazione comune di questa figura .
Quindi se l’inverno, e in particolare il Natale, sono associate a Coca Cola, perché non provare a diventare leader nel settore nel periodo estivo?
… E se l’Estate è il tempo del divertimento, perché non rendere Santa Claus un più moderno tipo da party in spiaggia intento a scatenarsi sulla pista da ballo in compagnia dei suoi elfi?
…ma non è finita qui! Pepsi ha deciso di utilizzare un’altra icona invernale di Coca-Cola: gli orsi polari.
A questo punto potremmo dire che la guerra è davvero aperta!
00TomokoTomoko2011-07-18 14:00:072011-07-18 14:00:07Pepsi sfida Coca-Cola rubandole il testimonial [VIRAL VIDEO]
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