Kinect come nuovo strumento per fashion victim [VIRAL VIDEO]

Kinect, il rivoluzionario dispositivo per Xbox 360 che consente di giocare a “corpo libero” poiché capace di riconoscere  movimenti  volti e voci,  ha avviato in Russia, presso la catena di negozi Topshop, la sperimentazione di un dispositivo in grado di consentire alle clienti di provare gli abiti semplicemente posizionandosi davanti ad un monitor. Questo, dopo aver rilevato l’immagine e la posizione dell’utente, ricostruisce su di esso l’immagine tridimensionale dell’abito.

L’originale applicazione probabilmente non servirà a smaltire le interminabili file ai camerini di prova (soprattutto durante i saldi!), ma di sicuro può rendere molto più divertente l’attesa.

No Tankers: petroliere che si sciolgono con la pioggia

Una perdita di petrolio, si sa, può essere estremamente dannosa per l’ambiente e l’ecosistema che ne viene colpito:  ogni anno, quasi 100.000 galloni di questa sostanza si riversa negli oceani a causa di incidenti di vario tipo, e ancora troppo poco viene fatto per evitare un problema che può facilmente trasformarsi in catastrofe ambientale.

Non è facile smuovere  l’opinione pubblica su un tema tanto scottante, che va a toccare ovviamente molti interessi: come spingerla ad agire veramente? L’associazione canadese Dogwood Initiative ha deciso di intraprendere  una nuova campagna di sensibilizzazione contro il passaggio delle petroliere al largo della Costa Pacifica del Canada. Per farlo, con l’aiuto dell’agenzia Rethink, ha immaginato e realizzato petroliere che… si sciolgono sotto la pioggia!

Non è uno scherzo, bensì la caratteristica di questi particolari manifesti, per i quali è stato utilizzato un inchiostro eco-sostenibile ed idrosolubile: insomma, ogni volta che piove, l’immagine della petroliera che troneggia sul muro in cui il poster è stato affisso inizia a sciogliersi, rivelando l’iniziativa: No Tankers per ora è una semplice petizione, e chissà che non diventi qualcosa di più.

Vedere l’inchiostro che, colando, imbratta irrimediabilmente tutto ciò che incontra è un messaggio più chiaro ed efficace di molte parole. Che ne dite, rende l’idea?

Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (Ep.5)

Eccoci al quinto episodio della nostra rubrica, grazie a tutti quelli che continuano a leggerci e a condividerci sui loro profili social!

L’episodio di questa settimana si preannuncia piuttosto speciale!

Se fino ad ora vi ho raccontato io alcune caratteristiche del linguaggio del fumetto, accompagnandovi nel percorso che vede la trasformazione del nostro logo Ninjetto in un vero Brand Character, oggi è proprio Pataniello a prendere la parola!

Curiosi di sapere cosa vi racconterà? Lascio la parola alla nostra simpatica mascotte!

 

 

 

 

 

 

Grazie Pataniello per questo episodio speciale, te la sei cavata egregiamente! E voi guerrieri ninja, cosa ne pensate? 🙂

Vi pongo un quesito!

Preferite la poeticità del ninjetto che vive storie senza parole o

vi piacciono le nuvolette e le chiacchiere e i pensieri nei balloon?


Lasciateci un commento!

Vi aspettiamo ancora una volta la prossima settimana, sempre qui nelle sezione Design di Ninja Marketing.

 

E se volete, potrete incontrare me e Pataniello nello spazio delle unconferences al prossimo Fashion Camp di Milano,  il 10 e 11 giugno. Se volete saperne di più è tutto raccontato in questo post di Irene D’Agati aka Misaki .

Ciao da Kikyo!

5 buone Apps per Architetti

Quando si tratta di edilizia, l’architetto ha un ruolo fondamentale all’interno del team: egli deve coordinare il progetto di costruzione, trovare un’idea originale ed attuabile, rispettare il contesto all’interno del quale opera ed adeguarsi alle norme di sicurezza, calcolando le misure al millimetro. L’architetto, dunque, è una figura che riunisce conoscenze complete ed allo stesso tempo diversificate; per non parlare del fatto che l’architetto è un professionista che lavora “sul campo”, con l’esigenza di arrivare a misurazioni precise in poco tempo.

Oggi noi di Ninja Marketing vi consigliamo 5 apps utili per gli architetti e per chi si avvicina a questa professione, mostrandovi che l’iPhone può aiutarvi anche in situazioni lavorative che non rivestono un ruolo manageriale o di comunicazione.

Architect Envy Deluxe

Architect Envy Deluxe Architect Ency Deluxe

Il primo passo è trovare idee artistiche che allo stesso tempo siano omogenee con l’ambiente circostante. Per avere la giusta ispirazione, noi consigliamo Architect Envy Deluxe: questa app è un’esauriente enciclopedia, contenente le opere di più di 100 architetti. Le opere sono suddivise per epoca, in modo da rendere più facile la ricerca.

3D Builder Bricks

3D Builder Bricks

3D Builder Bricks

Una volta trovata l’ispirazione, può essere utile stimolare la propria creatività allenandosi in piccola scala. Con 3D Builder Bricks avrete a disposizione una gamma infinita di mattoncini Lego per dare forma alle idee che avete in mente, e chissà, magari potreste trovare nuove soluzioni per i vostri progetti!

CAD Touch R2

CAD Touch R2 CAD Touch R2

Una volta raccolte tutte le idee, è il momento di metterle “in piano”. CAD Touch R2 è un autocad dalla grafica fumettosa con la quale potrete fare bozze degli edifici in modo divertente. E’ utile anche per annotare soluzioni architettoniche geniali quando siete lontani dal PC, e dunque dal classico CAD.

Drawvis Free

Drawvis Free Drawvis Free

Questo Tool permette di portarsi sempre dietro i propri progetti di AutoCAD lasciando il PC a casa. La visualizzazione è molto dettagliata ed è possibile inserire fotografie o note nei punti della planimetria.

2Do: Tasks Done in Style

2Do 2Do

Una volta definito il progetto, si pianifica il piano di costruzione: è importante capire cosa va costruito prima e pianificare i tempi dei lavori. 2Do: Tasks Done in Style permette di pianificare il proprio progetto con il supporto di mappe, appunti e comandi vocali: una mano in più per organizzarsi il tempo!

Dall’idea alla costruzione, l’iPhone si dimostra un alleato fondamentale per la progettazione di edifici; di seguito trovate i link alle app di cui abbiamo parlato in questo servizio: fateci sapere se vi tornano utili, e non dimenticate di segnalarci le vostre app preferite per il design! 🙂

Architect Envi Deluxe 3D Buolder Brix CAD Touch R2 Drawvis Free 2Do: Tasks Done in Style

Sonar: l'App che geolocalizza gli amici intorno a te

Presentata durante la conference Techrunch Disrupt di New York come una delle Apps più interessanti del momento, Sonar sta già facendo parlare di sè in rete. Non sono pochi infatti i feedback positivi su un App che si basa su un concetto molto semplice: gestire in modo inverso le informazioni di geo-localizzazione inserite dagli utenti con altre Apps come Foursquare, Gowalla, Facebook Places.
Dopo una rapida registrazione da parte dell’utente, l’App permette di verificare in poche schermate non solo la presenza di tutte le persone che conosciamo sui diversi social network in un determinato luogo, ma anche la presenza dei loro contatti.
In questo modo ad esempio se stiamo in stazione o in aeroporto e vogliamo controllare chi c’è in zona che conosciamo, o che potremmo conoscere attraverso contatti in comune, possiamo farlo direttamente dall’applicazione.

 

I dati offerti da Sonar non sono solo questi e coinvolgono in una rapida visuale anche quali sono i gusti delle persone in zona, connettendosi attraverso i followers (incrociando i dati e verificando se ci sono followers in comune con i nostri) e fan-page ai profili delle persone connesse.
La strategia di revenue per il progetto consisterà nel vendere dati geo-localizzati direttamente ai brand, per capire e localizzare determinate tipologie di utenti e programmare strategie di comunicazione mirata su un target maggiormente delineato.
La forza del progetto è tuttavia la completa compatibilità con tutte le applicazioni più usate per la geo-localizzazione, in questo modo per conoscere chi c’è in un determinato luogo, basterà che questa persona abbia confermato la sua posizione con uno qualsiasi dei vari programmi dedicati a questo tipo di servizio.

Caschi per "capelli più forti" con il guerrilla Bayer Priorin

Questa volta siamo a Francoforte, luogo in cui l’azienda farmaceutica tedesca Bayer, per promuovere il lancio di un nuovo prodotto che combatte la calvizie delle donne ha pensato di realizzare una campagna di guerrilla marketing che richiamasse il claim del farmaco:  “Priorin rende i tuoi capelli più forti”. Quale modo migliore per rendere bene l’idea della resistenza  di cui i capelli delle donne possono beneficiare dopo l’utilizzo del prodotto se non qualcosa di veramente solido e robusto come un casco?

E proprio questo è stato protagonista indiscusso della campagna. Distribuito tra le donne che ricoprono il ruolo di corriere per la consegna di medicinali alle farmacie e ai privati nella città in modo tale che potessero scorrazzare con i propri motorini portando in giro lo slogan del prodotto. Affinchè i caschi Priorin fossero fedeli al messaggio “capelli più forti”  sono stati ricoperti di una stampa che riproducesse perfettamente dei capelli umani!

Una campagna perfettamente riuscita e realizzata con costi molto contenuti!!

Advertising Agency: JWT, Germania
Direttori creativi: Till Hohmann , Karatas Mark
Direzione artistica: Simone Möller-Rohe , Altendorf Mario
Copywriter: Dziemba Alexander
Fotografi: Dörr Georg , Joppich Martin / Dörr Joppich Lumen
Account Supervisor: Adams, Bernd
Account Manager: Robert Tecini
Pubblicato il: Marzo 2011

I 10 termini che devi assolutamente conoscere per fondare una Startup

Di seguito riporto alcuni dei termini tecnici, spesso sconosciuti a chi si avvicina al mondo delle startup; ho cercato di ordinarli secondo il “ciclo di vita” di una startup, cioè ordinati secondo il momento in cui l’evento che ogni termine rappresenta si verifica all’interno dell’evoluzione del tuo progetto d’azienda. Buon Divertimento 😉

1-Proof of Concept o PoC

Letteralmente è la “prova” del concept, il testing pratico del prodotto che vorremmo immettere sul mercato attraverso la nostra startup, consiste in una realizzazione di base di un certo progetto, al fine di verificarne il corretto funzionamento, quantomeno in relazione ai suoi aspetti principali. Questo livello di testing risulta di fondamentale importanza quando il nostro concept è un applicativo poiché garantisce la possibilità di testarlo “in vitro”, facendone emergere gli aspetti deboli.

2-Business model

Il modello di business, è la quintessenza del funzionamento della startup, si tratta uno schema semplice ed intuitivo che sintetizza a primo impatto come la startup si inserisce nel mercato. Ci sono vari metodi per rappresentarlo, quello più diffuso è il Canvas Business Model. Le sue sezioni sono in grado di far trapelare eventuali criticità negli aspetti fondamentali del funzionamento del Business, e di conseguenza, le criticità che potrebbero coinvolgere la dinamica reddituale della tua futura azienda.
Costituisce anche la base per lo svolgimento del Business Plan, ancora molto utilizzato nel vecchio continente, poiché il BP spesso deve esprimere dati previsionali anche su periodi triennali, e con un Business Model strutturato risulta più semplice pervenire a considerazioni numericamente più realistiche.

3-Fund

Letteralmente sono i fondi, gli investimenti. Frequentemente costituiscono il calcio di partenza poiché sono diretti a coprire i primissimi costi di sviluppo dell’idea al fine di consentirti un ingresso nel mercato. In genere vengono concessi in cambio di quote della società nascente, da uno o più investitori. I momenti in cui i finanziamenti si rendono necessari, tuttavia, possono essere vari e ripartiti in più punti del ciclo di nascita e vita di una azienda, ogni singola fase è detta round di finanziamento. Possono coprire, oltre ai costi di starting up, eventuali costi di ampliamento dell’azienda, di lancio di nuovi prodotti, di sviluppo di nuovi progetti.

Si desumono attraverso la Capitalization Table detta anche Cap Table, che descrive schematicamente i round di investimento, l’ammontare degli stessi, le fonti di finanziamento e l’utilizzo. Dalla Cap Table è facile desumere informazioni riguardanti il Burn Rate, ovvero il tasso al quale una startup è in grado di “bruciare” gli investimenti in capitale ricevuti, per giungere alla fase in cui si generano “Revenues”. In base alla fase operativa (sviluppo di prototipo, ingresso nel mercato etc) in cui si verificano gli investimenti, inoltre, si possono distinguere fondi cosidetti “seed”, “early” Round A, B. Le entità finanziatrici inoltre, in ambito start up, spesso sono: 4-Angels e 5-Ventures

4-Angels

Gli Angels investors, sono gli investitori “buoni”, coloro che si occupano di investire nella tua idea quando mai ti saresti aspettato che qualcuno lo facesse. In genere compiono finanziamenti di tipo seed (semina), si tratta di finanziamenti di importo inferiore a 500.000$ o finanziamenti di tipo early compresi tra i 500 mila ed 1mln. Ovviamente non sono enti di beneficenza e quando erogano somme è perchè deve trattarsi di un operazione con un valore atteso logicamente elevato.
In questo caso vale la regola FFF per definire gli angels, distinguendoli in Family, Friends and Fools, per delineare l’origine di questo tipo di finanziatori.

5-Venture

I Ventures Capital sono, diversamente dagli Angels Investors, degli investitori strutturati che si occupano di ricercare le startup a più alto contenuto innovativo, in quanto sono le aziende con più capacità di successo nel mercato. I finanziamenti dei VC sono sempre rivolti a qualsiasi startup lasci prevedere la possibilità di elevati e rapidi guadagni in qualsiasi settore ed, in genere, con l’intenzione di entrare nel capitale della startup e sostenerne lo sviluppo, per, poi, appena raggiunto l’apice del successo e del valore di mercato, vendere la quota, ad un prezzo di gran lunga superiore, per riutilizzare i soldi in altri progetti “di ventura”, giacché, la logica ed il target del VC, non è, quasi mai, quella dell’investitore a lungo termine.

6-Revenue

Si tratta dei ricavi e di conseguenza di una parte sostanziale della dinamica reddituale attraverso la quale la tua startup, eventualmente, genererà profitti. Nel business model i ricavi sono una componente fondamentale alla cui gestione è necessario dedicare una cura approfondita, detta appunto Revenue Management o Yeld Management. La gestione dei ricavi tende infatti a massimizzare questi ultimi e ad ottimizzarli al fine di sviluppare tutte le capacità reddituali possibili. La tecnica più conosciuta consiste nel modificare i ricavi per unità sulla base del reale andamento della domanda.

7-Mentor

Il mentor durante il processo di starting up risulta una figura molto importante, soprattutto per chi, come la maggior parte degli startuppes, muove i primi passi nel mondo imprenditoriale. I suoi suggerimenti possono essere un utile supporto per lo startupper, specie nella fase di creazione e strutturazione del business plan. La presenza di un mentor accresce, agli occhi di un finanziatore, il valore della start up e il costo della sua consulenza non risulta essere oneroso.
Nel video che segue Evan Nisselson ci spiega quanto può risultare fondamentale la presenza di un mentor nel processo di creazione d’impresa.

8-Mission e Vision

Questi due termini introducono l’aspetto “filosofico” dell’attività di impresa, ovvero quel filo conduttore che pervade tutto lo sviluppo e l’evoluzione dell’impresa e coinvolgono aspetti quali la leadership, l’organizzazione, il team. Questi due concetti sono l’uno interdipendente rispetto all’altro poiché la Missione è la bussola applicativa che porta verso la Visione. La missione è appunto quella serie di obiettivi e programmi che l’azienda si impegna a raggiungere. La visione invece, come definita da Luca Stanchieri nella Palestra di Wind Business Factor, è “Il futuro di un’azienda di successo, quando ancora l’azienda deve incominciare ad operare.” Ovvero è quell’aspetto che spinge l’imprenditore a dedicare anche 15 ore al giorno alla realizzazione del suo progetto, quell’aspetto che genera la passione nel creare la sua azienda.

9-Spin-off

Lo spin-off consiste nell’esternalizzazione di un processo interno ad un’azienda, o di personale interno, in una unità esterna, detta “unità di spin-off” appunto.
Spesso lo spin-off è una nuova impresa che riceve apporti in denaro o in natura dall’azienda principale, ma non necessariamente solamente da essa.
Di conseguenza l’essenza dello spin-off consiste nell’aiutare un aspirante imprenditore a trasformare un’idea, una potenzialità, un’opportunità produttiva, tecnologica o di mercato, che qualcun altro non vuole o non può sfruttare in termini commerciali, in una nuova impresa.

10-Outsourcing

L’outsourcing è, come nel caso dello spin-off, un’attività di esternalizzazione di un processo particolare, ma si rispetto allo spin-off non prevede la costituzione di un’attività economica.
Fulvio Rubini ha esaminato in ben due articoli quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’outsourcing.
La pratica è diventata alquanto frequente per le startup per 4 motivi principali:
-Genera un taglio dei costi.
-Consente di trovare risorse con competenze altamente specifiche.
-Si può affidare l’attività ai migliori esperti di un determinato mercato.
-Consente di essere flessibili poiché è una risorsa di cui si può usufruire On Demand.

FashionCamp 2011: anche il programma è di tendenza [EVENTO]


Moda e tendenze, blogger ed appassionati, confronti e critiche: i binomi potrebbero continuare all’infinito, ma l’evento a cui associarli è uno solo, il FashionCamp di Milano. Il 10 e l’11 giugno l’italianissima capitale della moda ospiterà il primo barcamp dedicato alla moda, che torna presso lo spazio A dell’ex Ansaldo, via Tortona 54, per la seconda edizione.

Una “non-conferenza” che promuove una visione della moda aperta e condivisa, altamente tecnologica e democratica, l’iniziativa nasce e si sviluppa in rete per poi concludersi sulla terra, approdando sul territorio, quale trait-d’union tra il mainstream della moda, gli indipendenti, i fashionblogger, chi sperimenta nuove tecnologie e quanti si pongono in maniera innovativa nei confronti del fashion system.

Con interviste ai fashion blogger più influenti e conosciuti a livello internazionale e una sezione dedicata a tutti coloro che vogliono dare il proprio contributo per rendere il FashionCamp di Milano un appuntamento unico nel suo genere, il sito diventa il non-luogo attraverso cui fare il punto sul rapporto tra moda e tecnologia, capire quale strada si stia attualmente percorrendo e quale potrà essere il futuro della moda.

Madrina dell’evento sarà la stylist Carla Gozzi.

In agenda

Momenti salienti dei due giorni saranno: il convegno sulle nuove sfide della moda digitale, le Unconferences e gli Workshop. Numerosi eventi collaterali.

La partecipazione è gratuita.

Il convegno

Organizzato e coordinato da Jarvis Macchi, direttore editoriale di Luxrevolution.com (Gruppo “La Stampa”), Digital Influence. From couture to conversation, sarà l’evento di carattere istituzionale che darà avvio al barcamp, venerdì alle 9.30.
A parlare della crescita dell’e-commerce, dell’utilizzo dei social media nell’ambito della moda, dei nuovi must have e dei marchi da dimenticare, interverranno i protagonisti del mondo digitale.
Un contributo a proposito di “customer experience nell’era digitale” sarà dato da Mirko Pallera, direttore Ninja Marketing e Simona Tedesco , direttore LeiWeb.it

Unconferences

Saranno l’anima di FashionCamp: 15 minuti durante i quali chi ha proposto la propria idea, progetto o esperienza di successo nel settore moda, ha l’opportunità di raccontarla al nostro pubblico nel pieno spirito di condivisione e partecipazione che caratterizza la rete dei barcamp. Dalla storia di Ninja Marketing sull’evoluzione del logo del proprio brand character, alla presentazione di ART-Sharing su come creare un abito o un accessorio attraverso le tecniche di stop motion e speed drawing; dal dinamismo armonico e tutto artigianale del progetto Momo Galén, brand di cappelli, a quello interamente tecnologico di Moda e Tecnologia sulle sfilate interattive attraverso il banner e-motional.

Workshop

Durante le due giornate saranno organizzati workshop gratuiti, della durata di quattro ore ciascuno, gestiti da artigiani “illuminati” e professionisti della comunicazione.

Se volete già prendere nota, venerdì pomeriggio sarà il momento di Online videofashion journalism (workshop Kodak), Creare gioielli con materiali di riciclo (workshop Kodak), Where is my tyre? Come riutilizzare una vecchia camera d’aria (organizzato da Mnmur), workshop in Social Media Marketing (organizzato da Ninja Academy e Viralbeat).

Il sabato 11, invece, Daniela Rota Notari presenterà lo workshop dedicato a Shabby Chic, Veruska Puff si occuperà di quello dedicato a L’arte del Burlesque e Tamara Nocco terrà uno workshop sul tema Cool Finding.

Special Workshop

Digital Editing con vente-privee.com
Il resident workshop di ART-Sharing al FashionCamp

Le iniziative collaterali

Per giorni del barcamp e ma anche per quelli precedenti, Maggie, brand specializzato nella produzione di jeans, il Gruppo Coin, Quiksilver e MAYLILY hanno elaborato contest e concorsi per coinvolgere davvero tutti! Le iniziative collaterali al FashionCamp sono davvero interessanti!

Temporary Shop

Il momento di promozione di nuovi e giovani talenti che coniugano la passione per la moda con la ricerca stilistica e l’imprenditorialità sarà presentato da Tamara Nocco, cool hunter e fashion consultant.
Alcuni brand di stilisti emergenti saranno esposti e valorizzati all’interno di un temporary shop dove sarà possibile acquistare le loro creazioni.

The Museum of Me: quando il marketing ci tratta da stupidi egocentrici

Due cose mi spingono a scrivere questo editoriale: la prima, il senso di fastidio di default che provo quando vedo un’iniziativa di brand communication contagiare le persone esclusivamente per immeritata moda. La seconda, aver trovato questo articolo di Ben Terrett di RIG London che mi fa sentire meno sola, tra i commenti degli ipnotizzati dalla grafica, in questo fastidio.

Molti di voi avranno già provato l’applicazione Intel – Museum of Me. In poche parole (quelle che si merita) accedendo col proprio account Facebook, un algoritmo Intel aggrega i vostri dati – status, amici, post commentati, foto liked – e ne tira fuori un museo virtuale, una sorta di gallery artistica sulla vostra vita.

Una big idea?

Alla fine, l’idea è la stessa di altre iniziativa di cui vi abbiamo parlato di recente (Memolane, The Hero e, sforando anche nel mondo analogico, Social Memories). A cambiare è solo la salsa, sono sempre memorabilia, più o meno tangibili, del tuo ego sociale.

In questo mare di iniziative fac-simile di memory curation autogenerata e del loro impiego da parte dei brand, vorrei concentrarmi in particolare su Intel. Non mi sarà facile, complice una della musiche più inquietanti che abbia mai sentito, proprio quella di sottofondo che hanno deciso di usare in Museum of Me.

Ho letto diverse definizioni di questa campagna: brillante, simpatica, coinvolgente. Credo invece che il risultato di quest’applicazione sia al contempo sorprendente e raccapricciante. Perché? Perché affidare ad una macchina il compito di raccontare una storia su di te è estremamente rischioso. E per un pubblicitario che vuole comunicare l’intelligenza di una macchina, creare una macchina potenzialmente stupida è a dir poco un boomerang incoerente.

Tanto per cominciare, è stupido pensare che tanti commenti equivalgano ad un’amicizia, o che un tag in una foto possa realmente accomunare due persone lontane.

Case in point?

Una persona in questa foto è una cara amica che ho incontrato un mese fa, ma che non vedevo da anni. Altre due (in realtà Intel ha troncato la foto nell’upload su Facebook) sono mie tesiste.

Sono nata a Santa Ana, ma non quella nel Sudest asiatico.

Non so perché sia importante sapere che la parola che più si ripete sul mio wall è una preposizione articolata.

Onestamente, qui non vedo nemmeno di che si tratti. Non riconosco.

L’immagine di braccia meccaniche che agitano le foto dei miei amici è un’ossimoro schizofrenico quasi quanto Nivea che cerca di raccontare una tradizione secolare di intimità mentre in sottofondo Rihanna canta di lontananza:

http://www.youtube.com/watch?v=lBJR-qSGR-o

“So how come when I reach out my fingers
It seems like more than distance between us”

Ma torniamo ad Intel e concludiamo. Il claim finale è Visualize yourself. Visibly Smart.

Tutto qui? Peccato che l’esecuzione sia visibilmente stupida.

Siamo tutti egocentrici (chi dice il contrario, mente) ma smettiamo di esserlo se qualcuno o un’azienda ce lo fa notare in maniera così incongruente. Con uno stile di engagement comico più che altro. Intel, non puoi togliere agli umani la prerogativa di essere storyteller e narratori autentici di se stessi. Se pensi di sostituirti in maniera intelligente ai nostri veri ricordi con la promessa di solleticare il nostro ego, non basta. E se poi lo solletichi random e in maniera paradossale, senza creare alcuna connessione di valore col tuo brand, ancora peggio.

Nude Gaming Party: i Nerd si sfidano senza veli [VIRAL VIDEO]

Solo 3 semplici regole : niente alcool, niente telefoni, niente macchine fotografiche e una ventina di giocatori senza vestiti pronti a sfidarsi a colpi di joystick per vincere la maratona di videogames.

All’apparenza potrebbe sembrare la nuova e più estrema frontiera del gaming e delle lan party, ma se si osserva il video con un occhio attento si scopre che in realtà è “solo” viral marketing.

La breve clip (90 secondi) nel giro di pochi giorni ha avuto quasi 1 milione di visualizzazioni e ha portato altrettante visite al sito web dell’azienda che produce l’accessorio per console pubblicizzato nel video.