Cavatappi d'idee: il crowdsourcing per salvare la Vernaccia di Oristano [INTERVISTA]

Un’interessante intervista con Andrea Riccio, appassionato di marketing non-convenzionale e pazzamente innamorato del suo territorio, la Sardegna,  ci svelerà i motivi e il successo di una sua iniziativa di marketing territoriale volta al recupero di un antico vino quale la Vernaccia di Oristano; risollevandolo dopo una profonda crisi, sia identitaria che consumistica. Ed allora cosa fare in questi casi? Semplice!

Creare un crowdsourcing di idee ed opere d’arte – provenienti da tutta Italia – legate a sua maestà la “Vernaccia” , affinchè queste possano essere il motivo di animazione di nuovi spazi “depositari” della tradizione Oristanese: le vetrine dei centri storici. Da qui allo storytelling artistico e territoriale volto alla riconoscibilità e alla seconda giovinezza di sua “Maestà” è breve.

Si tratta di un caso davvero interessante,  che avvalora uno dei principi del marketing non convenzionale: la nuova moneta è nella creatività e nelle idee autentiche.

Iniziamo!

Ciao Andrea, ti ringraziamo innanzitutto per il tempo che ci stai concedendo, visto che in questo periodo sei molto impegnato nel realizzare una stupenda idea/progetto che si chiama Cavatappi d’idee. Ci spieghi brevemente in che cosa consiste ?

Cavatappi d’idee è un insieme di iniziative volte a ricordare un prodotto  molto importante quale la Vernaccia di Oristano;  prodotto simbolo del territorio e dell’economia locale, il quale viene dimenticato e non lo si trova più nei bar e ristoranti del paese. Un vino specialissimo: sembra che sia il più antico del mondo (3000 a.c.) citato da Dante e tutelato già da Eleonora d’Arborea, anzichè essere esaltato ed ostentato finisce mestamente fuori moda. Oristano è la patria di un vino antico e nobile, straordinario nei suoi sapori e profumi, dalla storia ineguagliabile, ma che viene tradito per prodotti più commerciali. Se la gente non riprende a domandarla i produttori non avranno più stimolo a produrla, e il suo destino sarà segnato. Il calo di produzione è attorno al 90%. Dato molto preoccupante.

Qual è la motivazione che  vi ha portato ad implementare cavatappi d’idee?

Se un simbolo si va dimenticando, bisogna ricordarlo, associandolo alla bellezza ed all’attualità. L’arte è il mezzo più adatto, ma non recandosi in un museo o in una galleria. No, saranno le vetrine dei negozi  l’urlo di aiuto che catturerà la gente. Ma un urlo creativo, mica un disturbo! Un messaggio piacevole, gradito, desiderato. Bisogna che la gente abbia piacere di seguire questo massaggio dall’allarme. Infatti molti già fanno il giro dei negozi per vedere le opere che sono state realizzate. Quest’anno ce ne sono 98. Con questa operazione Oristano sarà più interessante, ironica e provocatoria; il tutto conciliando il recupero della Vernaccia ma al tempo stesso promuovendo la destinazione in ottica di marketing territoriale.

Quanto è stata determinante la Rete ed i social network come fattore di mobilitazione sociale e territoriale, volto al recupero di questa identità territoriale?

Senza Facebook il cavatappi non sarebbe nato. Non solo perchè ci ha permesso di comunicare con tanta gente ed  in maniera rapida, gratuita ed esaustiva, ma soprattutto perchè la conversazione sviluppatasi ci ha confermato che non eravamo i soli:  tutta la popolazione era dalla parte della Vernaccia. Bisognava solo ricordarla, lanciando una pietra in uno stagno. La Vernaccia è ancora amata: che valore, per un brand, no?  Inoltre c’è un concorso, per il video più condiviso sulla rete, che esiste solo grazie ai social media. E’ marketing 2.0!

L’aspetto molto interessante di questa iniziativa è la passione e la creatività che ogni opera d’arte emana, andando a disegnare una forma interessantissima di storytelling territoriale dove ognuno può essere il protagonista di una storia! Potresti raccontare ai lettori Ninja alcune opere d’arte che si intrecciano con la dimensione artistica ed identitaria del territorio?

Alcune commuovono: una stele cita Dante che confina il  Papa …. nel girone dei golosi perchè troppo appassionato di anguille e di Vernaccia. Altri gli articoli della Carta de Logu, l’antico codice duecentesco della grande Eleonora d’Arborea che la tutela. Altri hanno proposto dei racconti e delle poesie frutto della loro fantasia. Una, di quindici righe, si può leggere anche dalla fine verso l’inizio. Un palindromo straordinario. Anche questo  è storytelling creativo !  Poi c’è il visivo: quadri, sculture e foto  che emanano  e raccontano storie d’altri tempi.

Sembra che Cavatappi d’idee sia un ottimo modello di politiche di salvaguardia di un territorio bottom up, quali sono le soluzioni da voi messe in atto al fine che la vernaccia diventi a lungo vino per i vostri brindisi?

La più importante si rivolge alla gente e consiste nel rendere attraente la sua immagine. con le opere d’arte diffuse per le vetrine del centro storico: quadri, foto, poesie, racconti, ricette, sculture che con la bellezza e l’attualità dell’arte la ricordino al passante, locale o turista che sia

Una seconda iniziativa vuole fornire ai produttori delle soluzioni pratiche. Allora c’è il concorso per il miglior piano di marketing, riservato agli studenti universitari di tutta Italia, Il bando scade il  20 giugno, quindi c’è ancora tempo per partecipare. Oltre ad un premio in denaro, i vincitori potranno già aggiungere al loro curriculum un premio di valenza accademica. Un bello stimolo, no? Questa è realizzata in collaborazione col ConsorzioUno,  l’Università ad Oristano.

E poi il concorso per il video più condiviso sulla Rete:  tanti video sulla Vernaccia da far girare su Facebook e sui social media. Un modo innovativo, quanto coinvolgente  per far conoscere la Vernaccia anche fuori da Oristano, in maniera attuale ed a basso costo.

Noi di Ninja Marketing ti ringraziamo per la disponibilità e ti auguriamo un grosso in bocca al lupo per questa stupenda attività che stai svolgendo: la comunicazione , specialmente quella turistica, ha fortemente bisogno di creatività e di stimoli per differenziarsi, ma soprattutto di passione per il recupero delle tradizioni identitarie di un luogo.

Cin Cin a voi tutti con la Vernaccia 😉

Harley Davidson e Ducati: Mobile Marketing e Mobile App a confronto

Abbiamo già parlato di come le mobile app siano determinanti per il brand marketing: attraverso le potenzialità dei mobile devices, il brand oltrepassa la promozione convenzionale ed il prodotto diventa una presenza più forte nelle menti dei consumatori. Con una mobile app ben strutturata, inoltre, il brand rende spesso un servizio utile al consumatore, fornendogli un tool in linea con l’identità dell’impresa. In questo modo le grandi aziende non propongono esclusivamente il loro prodotto, ma invitano i consumatori e gli interessati a conoscerne l’identità e diventare parte attiva del mondo legato al brand.

Per comprendere meglio le potenzialità di un approccio del genere (mobile-consumer oriented), oggi analizziamo due case history molto interessanti legate al mondo del motociclismo, in modo simile a come abbiamo fatto finora per l’Automotive Brand: analizzeremo il Mobile Marketing di Ducati ed Harley Davidson, due mondi vicini e allo stesso tempo molto lontani.

Motociclette e Marketing emozionale

Principalmente, il Motomotive si divide in tre grandi sezioni: gli scooter da città (fino a 125 cc), i maxi-scooter stradali (da 150 a 300 cc) e le motociclette (oltre 350cc). Mentre gli scooter possono essere un’alternativa razionale all’automobile, la motocicletta è un acquisto fortemente emozionale: i prezzi di acquisto, gestione ed assicurazione arrivano ad eguagliare quelli di un’automobile. Ciò che il consumatore acquista dunque non è solo un mezzo di trasporto, ma un insieme di valori aggiunti in linea con la loro identità. Le case motociclistiche lo sanno ed agiscono di conseguenza.

Harley Davidson Mobile Experience


Qualunque Harleysta che si rispetti ha viaggiato almeno una volta lungo le strade americane sulle sue due ruote. Se non l’avete ancora fatto (o se state per rifarlo) Harley Davidson Maps è l’app che non potete perdervi: si tratta di un database con i 975 percorsi più suggestivi di tutta America dedicati per Harley Davidson. Oltre alla mappa con il percorso ed i punti di interesse, è presente una descrizione per ogni percorso, per decidere in anticipo se vale la pena di partire.

Ducati Mobile Experience

Ducati Corse Ducati Corse

I Ducatisti invece hanno uno stile diverso: preferiscono vivere il brivido della velocità. Per loro c’è Ducati Corse, l’app ufficiale Ducati per seguire il campionato MotoGp in tutti i dettagli: adesso che Valentino Rossi corre su Ducati, l’entusiasmo dei tifosi è più alto che mai! E’ possibile visualizzare la classifica costruttori e quella dei piloti, accedere alla photogallery ufficiale e seguire in tempo reale le gare ed i pre-test. Per i più curiosi, c’è anche la sezione stampa.

Brand Experience Mobile App

Oltre al lato emozionale, il Motomotive fa spesso uso di app che coinvolgono l’identità del brand, portando il consumatore a vivere il prodotto in prima persona. Spesso le Brand Experience Mobile app sono dei videogiochi che permettono all’utente di vivere il prodotto prima ancora di averlo vissuto. Altre volte, invece, vengono rilasciate applicazioni più sofisticate che rendono il mobile device un vero e proprio computer di bordo.

Ducati Challenge

Ducati Challenge

Ducati Challenge è più di un gioco di corse: è l’opportunità di vivere il fascino delle moto ufficiali Ducati su una vasta gamma di circuiti attraverso la grafica e la tecnologia di iPhone. I dettagli sono molto curati: basti pensare che si può giocare con tutti i modelli del 2011 (c’è la Monster, la Multistrada e persino la Superbike 1198 SP, la nuova superbike ufficiale del MotoGp). Molto interessante la modalità multigiocatore, grazie alla quale potrete affrontare una sfida a 4 con i vostri amici tramite wi-fi.

GaugeFace

GaugeFace

FaceGauge è l’app che permette di collegare l’iPhone alla Harley per renderlo un vero e proprio computer di bordo! Lo schermo del mobile device diventa un quadro strumenti totalmente personalizzabile: sono presenti contachilometri stilizzato, navigatore, tool di temperatura del motore e numero della marcia inserita e comandi visivi per gli indicatori di posizione. L’applicazione funziona connettendosi alla Harley attraverso un adattatore (al prezzo di circa 170€).

Facciamo il punto

Ora che abbiamo una visione più ampia del Motomotive Mobile Marketing, elenchiamo i punti di forza di un approccio del genere verso il consumatore:

  • Marketing esperienziale ed emozionale su due ruote: le motociclette, al pari delle auto di lusso, sono oggetti che muovono i sentimenti piuttosto della razionalità. Chi possiede una moto in garage è quasi sempre un appassionato che ha fatto delle rinunce per poter avere le due ruote, ed ora pretende un mondo di valori aggiunti all’altezza dei propri desideri. Abbandonare il cliente dal punto di vista emozionale sarebbe un errore imperdonabile.
  • Ducati ed Harley, due mondi vicini e lontani: tutti sanno quanto questi due brand siano così diversi. Ducati Italiana ed Harley Americana, hanno due concezioni totalmente differenti di vivere la moto. Dopotutto, nonostante il Mobile Marketing per Harley Davidson sia leggermente più “pragmatico” e quello per Ducati sia più “mitico”, abbiamo visto che la comunicazione è molto simile per entrambi i prodotti.
  • L’importanza della Motomotive Brand app: l’applicazione per mobile device completa la strategia di marketing per il settore delle motociclette. Attraverso la brand app, le case motociclistiche sono ancora più vicine agli attuali consumatori ed aumentano i nuovi potenziali acquirenti fornendo un mondo sempre più vasto di valore aggiunto.

 

Qui di seguito trovate le app di cui abbiamo parlato in questo articolo. E voi per quale moto brand tifate? Fateci sapere 😀

Harley Davidson Maps Ducati Corse Ducati Challenge GaugeFace

I 50 anni Di Amnesty International [VIDEO]

Per celebrare i cinquant’anni di attività di Amnesty International, diversi soggetti di portata internazionale sono stati coinvolti nella produzione di questa stupenda ed emozionante animazione: la casa di produzione che si è occupata dell’animazione è la Eallin di Praga, mentre a dirigere il progetto è stato Carlos Lascano, artista madrileno che da tempo ci regala splendidi video. Anche per quanto riguarda la musica ci troviamo di fronte a compositori di alto calibro, quali Hans Zimmer e Lorne Balfe, rispettivamente vincitore e nominato agli Academy Awards.

Il risultato non poteva che essere grandioso: un video che ci fa ripercorrere metaforicamente la storia delle guerre, le persecuzioni e le tragedie di cui l’umanità è stata vittima (e purtroppo anche causa) nel corso dei secoli, ma con una carica poetica che non è certo da tutti riuscire a raccontare, quando si mette in scena il dolore.

25 creatività sul cibo [FOOD]

Cibo. Profumi, sapori, arte, sentimento, più volgarmente: buco nello stomaco…quante sensazioni può evocare questa parola? Potevano i pubblicitari ignorare un argomento tanto ghiotto? Ovviamente, no: anche i creativi, come tanti novelli Arcimboldi, reinterpretano gli alimenti e giocano con essi, sbizzarrendosi tra le più svariate figure retoriche.

Ecco a voi una gallery di pubblicità mangerecce: pantofole fragranti, noccioline esploratrici, kiwi discinti, fatine più zuccherose che nelle migliori fiabe…è proprio il caso di dirlo, ce n’è per tutti i gusti!

Interviste ai direttori creativi della Portfolio Night

L’evento che ha fisicamente mosso centinaia di creativi e grafici oltre che decine di agenzie di comunicazione e pubblicitarie in Italia: il 26.05.2011 al NABA.

Puro concentrato di creatività e potevamo noi Ninja rimanere a casa?! Neanche per sogno ragazzi! Abbiamo osservato, respirato e vissuto quel fervore estroso che ci ha fatto però sorgere mille domande data l’inguaribile ninja-curiosità! Per fortuna, avevamo “a portata di mente” le persone giuste alle quali chiedere, chiedere, chiedere.

Intervista a Mauro Manieri, Direttore creativo Lowe Pirella Fronzoni

di Danilo Ausiello aka Buck

Come se la cavano le nuove generazioni di creativi? Nascono nuove idee, nuove tendenze, un modo diverso di concepire e sviluppare l’advertising? Insomma: presto ci assumerete tutti?

E’ evidente a tutti che si stanno registrando dei cambiamenti importanti. Lo vedo nel quotidiano, tutti i giorni, e non solo sul lavoro. Un’enorme quantità di stimoli e proposte finisce oggi sotto i nostri occhi attraverso la Rete: i social network rendono il confronto più ampio, consegnando inoltre nuova centralità alla parola, per anni schiacciata dal dominio dell’immagine televisiva. Per il resto noto in chi comincia a fare oggi questo lavoro la stessa passione che ha mosso anche noi della vecchia guardia. Un stessa visione composita del mondo dell’advertising, lo stesso entusiasmo e le stesse emozioni.

Qual è il livello della pubblicità in Italia? Ci dia una speranza: la possibilità di confrontarsi con realtà di tutto il mondo offerta oggi dalla Rete può rappresentare un utile veicolo di crescita per le nostre agenzie?

Internet è essenzialmente uno strumento: se ben usato aiuta a connettersi con idee senz’altro efficaci e innovative. Ma a mio avviso la qualità della pubblicità in Italia dipende piuttosto da dinamiche economiche globali, da trasformazioni del mercato che scavalcano le possibilità delle singole agenzie creative. Assistiamo oggi a un processo generale di centralizzazione della creatività: i grandi brand richiedono sempre più spesso un’unica grande campagna mondiale, da declinare nei diversi Paesi con scarse possibilità di intervento. E’ chiaro che in questo contesto ai creativi locali resta assai poco spazio.

Un commento (sia clemente) sulle strategie di comunicazione messe in atto nel corso dell’ultima campagna elettorale a Milano.

Strategie poche, da entrambe le parti intendo. La comunicazione politica in Italia è ancora ferma a poche forme elementari. Mi è parso che il centro-destra abbia intuito che fosse necessario essere sul web, ma senza sapere come. Pisapia ha invece goduto dell’appoggio di un movimento spontaneo che ha messo in atto, soprattutto online, una comunicazione molto engaging, trascinando inevitabilmente al voto una buona fetta di indecisi.

Lei che è un esperto: ci consigli un eccellente campagna di comunicazione unconventional degli ultimi anni. Così la facciamo vedere ai nostri lettori.

Non devo neanche pensarci: Old Spice. Il loro è un utilizzo dei nuovi media assolutamente straordinario. Si trattava di un marchio ormai obsoleto che i creativi sono riusciti a svecchiare con un’operazione insieme divertente, sexy e intelligente. E col singolare paradosso di rivolgersi ad un pubblico femminile per vendere infine ad un target maschile. Si vede lontano un km che gli autori si sono divertiti un mondo a progettare una campagna così. Ecco, vi svelo un segreto: il divertimento è il segreto delle idee di successo. Se un’idea non vi diverte da morire, lasciatela perdere. Non funzionerà.

Intervista a Francesco Emiliani, Executive Creative Director Grey Italy

di Danilo Ausiello aka Buck

Come reagisce il mercato italiano alle nuove tendenze della pubblicità globale?

Le aziende si stanno certamente confrontando con dei nuovi metodi e sono formalmente aperte alle innovazioni. Ma è altrettanto evidente che manca ancora un approccio realmente innovativo in questo campo. Nonostante il buon dinamismo di chi gestisce i media nel cercare di aprire nuovi canali sulla scia delle innovazioni tecnologiche, il livello dell’advertising italiana resta assolutamente basso rispetto a gran parte degli altri Paesi europei. Diciamo che c’è un gap di 5/10 anni. Siamo ancora una nazione essenzialmente tv-centrica. La responsabilità del nostro ritardo è da attribuire, in percentuali diverse, ai clienti, alle agenzie e alla cultura popolare di riferimento.

Quanto funzionano oggi banner, product placement e pubblicità integrata?

Funzionano di certo ed in giro trovi ampie dimostrazioni della loro efficacia. Tuttavia gran parte delle agenzie nostrane resta radicata a un vecchio modo di fare pubblicità. Sarà che i nuovi strumenti non sono ancora pienamente integrati nella cultura, di fatto li si vive ancora con un entusiasmo quasi ingenuo.

Un rapido giudizio sulle strategie utilizzate durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative.

In entrambi i casi siamo a livelli bassissimi. Fuori dal tempo. Pisapia è almeno riuscito a trasmettere per tutta la campagna un’identità precisa e definita, che alla fine lo ha premiato.Letizia Moratti è stata invece molto meno abile nel posizionamento finendo col modificare di continuo il proprio tone of voice. Quanto ai new media torniamo al discorso di partenza: molta voglia di usare social network, ma in totale mancanza di criteri precisi. Se non vogliamo perdere il treno del futuro, le agenzie devono investire oggi in nuova creatività e nuove competenze.

Intervista a Sandro Baldoni, Direttore creativo “Le Balene

di Giovanna Napolano aka Kiyoshi

Quanto internet ha modificato il modo di fare pubblicità in Italia?

In Italia non cambia molto nonostante ci sia comunque un confronto a livello mondiale. Una possibile soluzione sarebbe quella di ascoltare il pubblico grazie ad internet e seguire le aspettative dei fruitori.

Perché in Italia è così raro vedere attività di Ambient Advertising?

C’è un’arretratezza molto forte in tutti i settori della comunicazione, il nostro è un paese dove i giovani non hanno sbocchi e con loro anche le novità che custodiscono. Un paese governato da vecchi dove tutto è burocratizzato e quindi, bloccato.

Photoshop e fotocamere digitali diventano di uso comune, come si modifica la pubblicità con l’uso ormai massista di tali strumenti?

C’è un forte localismo che genera di conseguenza un forte appiattimento perché gli strumenti sono soggetti ad uso banale e monotono. Il nostro potrebbe essere un momento di transizione che appare ai nostri occhi neutro, magari siamo al punto di svolta di un cambiamento radicale.

 

Ringraziamo per la gentile collaborazione e la sincerità, sintomo di grande professionalità, di tutti gli intervistati!

Fare business con Facebook

Facebook, con oltre 16 milioni di Italiani e più di 550 milioni di membri nel mondo, è la piattaforma ideale per chiunque voglia comunicare e condividere informazioni con amici e clienti, su scala globale. Non esiste altro sito web capace di coinvolgere centinaia di milioni di utenti, dal computer e dal cellulare, in una piazza virtuale diventata ben più di un fenomeno di costume. Per queste ragioni Facebook è anche un luogo ideale per il business, dove le aziende possono “parlare” direttamente con i propri consumatori. Nell’era del Web 2.0, in cui la persona è in grado di produrre contenuti con facilità e di sviluppare un rapido passaparola su qualsiasi argomento, Facebook è l’ambiente dal quale chiunque si interessi al marketing, alla promozione o alla comunicazione non può più prescindere. Dalla grande multinazionale alla piccola e media impresa, ogni azienda può trarre enormi benefici dalla relazione con clienti, potenziali e reali. In questa seconda edizione ogni funzione di Facebook è stata aggiornata con le ultime novità del social network, insieme a nuove opportunità sviluppate solo recentemente, come Facebook Luoghi e gli strumenti per integrare Facebook sul proprio sito.

Autore: Luca Conti
Brossura: 224 pagine
Editore: Hoepli; 2 edizione (1 ottobre 2010)
Collana: Web & marketing 2.0
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8820346052
ISBN-13: 978-8820346058
Peso di spedizione: 399 g

Acquistalo su Amazon.

Libboo: dall'MIT una piattaforma di scrittura partecipativa

Gli americani Christopher Kevin Howard del MIT e lo scrittore Richiard Wiseman hanno da qualche mese lanciato Libboo – un piattaforma di scrittura collaborativa e social network di scrittori/lettori.

Il progetto, nato soprattutto per la scrittura di manuali educativi e per scuole, si presenta in realtà come una piattaforma per scrittura collaborativa 2.0 tout court. L’integrazione con un social network animato da una comunità di scrittori e lettori anima il sito, mentre alcune eleganti soluzioni permettono di sfruttare al meglio l’intelligenza collettiva.

Le funzionalità di gran parte della piattaforma aggiunge poco ai progetti di scrittura collaborativa e storytelling digitaleche furono tra i primi progetti artistici legati alla scrittura in ipertesto all’epoca del primo Web.

Quello di più interessante che la piattaforma ha da offrire è, innanzittutto, la sua componente sociale, ovvero l‘integrazione profonda con la comunità di iscritti, ma soprattutto l’iniziativa che i creatori di Libboo hanno creato per testare e lanciare la piattaforma: The Great Libboo Experiment.


Si tratta di una soluzione elegante per strutturare le storie. In altre applicazioni di crowdsourcing e scrittura, come lo StoryMaker di Current TV utilizzato per scrivere la sceneggiatura dello show Bar Karma, ogni partecipante può suggerire nuovi sviluppi della storia e la comunità deciderà quella finale votando la preferita. In Libboo, tra le diverse possibili evoluzioni di una storia sono le linee narrative più lette dai lettori a diventare progressivamente quelle “ufficiali”, legando così le pratiche di lettura a quelle di scrittura.

Oltre a integrare questo sistema, Libboo permette di leggere i suoi volumi collaborativi online o in formato ePub, scaricabile gratuitamente.

Ciononostante, il destino della piattaforma resta legato alle abitudini della comunità che lo anima e a dinamiche di dis-affezionamento progressivo tipiche di queste reti, con ad esempio molti libri che restano allo stadio di bozza senza che nessuno ne sviluppi i seguiti possibili. Se il potenziale di questa piattaforma, come di tante altre, è alto, il suo destino dipende dalla capacità imprenditoriale dei suoi creatori, e dalla loro abilità nell’animare diverse comunità perché Libboo non rimanga solo un’altro progetto di scrittura crowdsourcing.

L'amore al tempo di Facebook [INFOGRAFICA]

Su Facebook, tempo fa, per scherzare su una curiosa abitudine curiosa delle coppie più appiccicose, quanche buontempone s’è divertito ad aprire una pagina fan particolarmente tagliente:

Come abbiamo potuto constatare anche durante le ultime elezioni ( vedi anche: “Da morattiquotes, passando per sucate a dilloaobama: l’ironia della Rete si abbatte sulla politica“), in Rete c’è chi commenta con il sarcasmo quelle tendenze che si trovano negli ambienti sociali, usando gli strumenti che quegli stessi ambienti forniscono. Così come avviene per le questioni politiche, lo stesso può avvenire per i comportamenti legati a questioni “sentimentali”.

Perché quest’esempio, per cominciare questo post? Perché aprire un profilo unico per due persone che conducono una relazione affettiva non è soltanto un modo per certificare la propria unione alla Social Sfera, ma è anche e soprattutto una sorta di schermatura per difendersi da quelle dinamiche sociali che su Facebook, più che su altri Social Network, si sviluppano naturalmente attraverso i meccanismi di comunicazione, come le chat o la condivisione di content audio/video.

Non è strano trovare fra i propri amici (e non solo di Facebook) persone che hanno frequentato o che frequentano un partner conosciuto attraverso la piattaforma di Zuckerberg, e che hanno tramutato in reale un incontro inizialmente limitato al batti/ribatti della chat e dall’opinione formata dai post sulla propria bacheca.

L’infografica che presentiamo, realizzata dalla Online Dating University e AllFacebook, cerca di sintetizzare quelle che sono le caratteristiche principali di queste dinamiche nella vita di tutti i giorni.

Qualche dato…

Per cominciare, ecco qualche informazione di carattere generale relativa all’ecosistema di Facebook e alle modalità di accesso ad esso: il numero di utenti, ormai quasi 600 milioni, il tempo medio trascorso su Facebook e le i contatti da telefonino.

Statistiche

La fascia d’età in cui si usa di più Facebook è di 18-25 anni, ma il numero di user delle fasce che seguono non è vistosamente minore, anzi. Interessante notare le combinazioni fra le percentuali dei vari “Relationship Status”: un misero 3% per il misterioso It’s complicated mentre sono ovviamente in maggior numero – anche se di poco – i single rispetto agli sposati. Non quantificati i poco allettanti (socialmente parlando) Separated, Divorced e Widowed.

Il 60% di utenti ha settato nell’ultimo anno l’opzione “Relationship Status”: interessante, non trovate?

Come influenza Facebook la tua vita di tutti i giorni?

I comportamenti sociali che si sviluppano su Facebook hanno inevitabilmente un impatto sulla vita reale, così come i comportamenti quotidiani vengono in qualche modo trasferiti anche nel Social Network. Un aspetto curioso è la relazione che può emergere fra i soggetti che non usano Facebook e gli user che ne abusano: se nei primi la vicinanza con utenti di Facebook alla lunga può generare distacco, nei secondi l’abuso del Social Networking può scatenare – o può essere scatenato – da uno stato ansiogeno.

Le dinamiche sopra sintetizzate influenzano, ovviamente, anche le relazioni sociali che vengono in qualche modo “definite” dal mezzo.

E la gelosia?

Se una coppia sente la necessità di radicalizzare la propria presenza su Facebook attraverso un profilo condiviso è per limitare quello che è uno degli effetti più naturali del rapporto sentimentale: la gelosia. Su Facebook essa può sorgere dalla presa visione della bacheca e dalle interazioni pubbliche che in essa si sviluppano: un commento, un like a un post di un utente sgradito, fino – ovviamente – alla semplice notifica di richiesta d’amicizia avvallata e confermata.

Anche in questa parte, una sintesi interessante sul tema della “virtual jealousy” e su come anche un semplice commento possa innescare reazioni difficili da sanare…

Avvertenze

Prevenire le discussioni con il proprio/a compagno/a è possibile. Settando le informazioni del proprio profilo o limitando l’accesso alle proprie informazioni agli ex partner, ad esempio, si risolve il problema dalla radice. Certo, ogni caso fa storia a sè: ma una piccola guida all’uso sentimentale di Facebook, però, non può che essere utile. Non credete?

La mania delle infografiche: parole? no grazie!

Le descrizioni lasciano sempre più spazio all’uso delle immagini, integrate sì da brevi didascalie, ma in cui la supremazia di forme e figure non viene messa in discussione.

Questa è l’infografica, che consiste nell’organizzazione e rappresentazione di dati e informazioni complesse in maniera semplice e immediata. È il metodo più diretto per visualizzare in forma grafica un qualunque argomento o ragionamento, individuandone gli elementi essenziali e disponendoli in uno schema che ne evidenzi collegamenti e interdipendenze.

Mappe, schemi, diagrammi e visualizzazioni sono un linguaggio dotato di regole proprie, un impianto semiotico in stretta relazione con il sistema culturale, applicabile a ogni aspetto del reale. Una chiave di lettura della contemporaneità sempre più densa e ricca di dati circolanti, di matrice interdisciplinare, che incrocia scienza, design e arte.

Una scelta espressiva compromesso di funzionalità ed estetica, con un’attenzione però sempre maggiore su questo secondo aspetto. Perché tali rappresentazioni, pur nascendo da esigenze di razionalizzazione, sono oggi qualcosa di bello da vedere. Quasi delle opere d’arte, a prescindere dall’utilità del contenuto. E vengono applicate a tutto, dall’evoluzione di un prodotto agli stili di vita, dall’utilizzo del web alle serie televisive, fino ad arrivare alla meta-infografica, che consente di analizzare il numero e il tipo delle visualizzazioni grafiche di dati in un solo colpo d’occhio.

Il fenomeno Infografica

Che siano oggi una mania, un trend di successo, lo dimostra il fatto che alcune sono state dei veri fenomeni virali, rimbalzando su blog e social network, invadendo profili personali, tweet e wall.

Non ci dobbiamo quindi stupire che anche il romanzo vincitore del premio Pulitzer 2011 per la narrativa, “A Visit From the Goon Squad” dell’americana Jennifer Egan, abbia un capitolo interamente realizzato in Power Point. Una settantina di slide realizzate dalla stessa protagonista della storia, l’adolescente Alison Blake, che ricorre a questo metodo per spiegare l’ossessione del fratello Lincoln di cronometrare le pause delle più popolari canzoni rock. Una scelta atipica, capace però di legare musica e personaggi, rendendoli più concreti nell’immaginario del lettore.

Originale la declinazione delle infografiche realizzate da Jose Duarte, designer di Bogotà, il quale trasporta le rappresentazioni nello spazio fisico, invadendo luoghi e utilizzano oggetti d’uso comune – come palloncini, fili di lana e regoli – per trasformare il mondo nella spiegazione iconografica di se stesso.

Parole, parole, parole. No, grazie.

È invece italiana una pubblicazione che fa dell’infografica la propria cover story. È il numero 10 della rivista “Link. Idee per la televisione”, che riflette sul mondo del piccolo schermo (ma non solo) affidandosi a mappe appositamente realizzate da DensityDesign, laboratorio di ricerca del Politecnico di Milano.

Ci sono rappresentazioni che colpiscono per la capacità di rendere attraenti dati di per sé ostici e spesso noiosi da leggere, come le rilevazioni Auditel. E divertono, come le reticolari raffigurazioni degli scambi di battute tra i personaggi di Lost, colti nelle evoluzioni che hanno avuto nel corso delle sei stagioni. Mappe che rispondono a domande certo non fondamentali – come quali personaggi si parlano di più o chi è il più logorroico degli isolani (non è certo uno spoiler se vi dico che Jack non sta mai zitto) – ma che regalano a tutti i lostalgici un’inedita chiave di lettura del proprio oggetto di culto.

Lungi però dall’essere futili, sono un lodevole esercizio di stile che dimostra quanto si possa fare e dire ‘giocando’ con le informazioni. Quindi, citando proprio Link, Decode or Die!

Giulia Marzagalli

Le più belle pubblicità di scarpe

Ormai è un pò che siamo stanchi delle solite pubblicità e annunci tradizionali, ma per fortuna ci sono sempre nuove idee creative che danno vita a campagne sempre più originali!

In quest articolo di sicuro non troverete annunci banali… vi mostreremo le migliori campagne di scarpe mai viste!

Ottimi esempi di creatività, concetto e fotoritocco 🙂

 

Mask Green

Biker

Dj

Traveler

Tatoo artist

Love potion

Hybrid

Havaianas sandals

Birthday cake

Maid

Shoe drive

PoleDance

Adicolor

Graffiti

Fish tank

Sculpture

Vending Machine

Shoe Lounge

Wardrobe

Shoe Slide

Emperor

Onitsuka Tiger

Plastic Dreams

Like a little black dress

Melissa

ZigZag

Cafeteria

Phone Booth

Traffic Jam

Dr. School’s

Heart

Fila: Late

Trail of destruction

Red mask

White mask

trovato qui.