Dal suo primo vagito il 28 marzo già ha totalizzato più di 100000 visualizzazioni!
Se in Italia la politica è sempre nel mezzo di polemiche e contestazioni il nuovo video di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi ha messo d’accordo quasi tutti ironizzando su di un evento che sembra diventato più un tormentone che un interesse nazionale.
“L’evento televisivo del secolo sta per arrivare! Lo show che i network di tutto il mondo (dalla CNN ad AL JAZEERA) si stanno litigando da mesi, che ha fatto impallidire persino i creatori di Lost e che rischia di rivoluzionare completamente le leggi del broadcast!”
Il ragazzi già avevano avuto un grandissimo successo con “INCEPTION BERLUSCONI” realizzato nel 2010, altro corto che canzonava la politica italiana.
Che ci piaccia oppure no ormai il video ha già contagiato la rete!
00Giovanna MininiGiovanna Minini2011-04-01 16:00:332011-04-01 16:00:33“IL PROCESSO RUBY BERLUSCONI” è nato un viral!
Chi ascolta Radio2, la sera? Beh, se non l’avete mai fatto, allora fatelo, e non necessariamente “solo” attraverso la radio. C’è lo streaming web, certo, ma dalle 22.30 a mezzanotte, su quelle frequenze “La radio suona il web”. No, non è una battuta, è il claìm di RaiTunes, trasmissione condotta da Alessio Bertallot. Un programma innovativo perché realizzato come un esperimento cross mediale che punta sull’interazione fra la radio e Facebook e una fan page (www.facebook.com/AlessioBertallot).
Qual è l’innovazione? Nel trasportare i contenuti radiofonici in Internet, unendo musica e immagini. Grazie a una webcam, durante la diretta vengono ripresi artisti che creano testi o disegni mentre viene trasmessa la musica: l’utente di Facebook e di Internet vede quindi reinterpretato, in un linguaggio nuovo, ciò che prima era semplice linguaggio radiofonico. Nascono così le playlist d’autore e le playlist d’artista, commistione d’immagini e canzoni veicolate sul sito web su Facebook, oltre che su YouTube. Sono stati protagonisti di queste performance, fra gli altri, Amelie Nothomb e Alessandro Bergonzoni, Banksy e Luca Barcellona.
È tutto qui? No, perché una volta alla settimana Alessio Bertallot raccoglie i consigli dei suoi fans su Facebook, e crea la playlist collettiva, cioè una tracklist realizzata a metà fra Dj e ascoltatori. Insomma, RaiTunes trova in Facebook e in Internet il suo elemento in più, che la contraddistingue rispetto a quanto visto – e sentito – fino ad oggi. Abbiamo intervistato Alessio Bertallot per capire come un social network abbia trovato un utilizzo così non prevedivile.
Alessio, come ti è venuta l’idea di “ibridare” la tua trasmissione radiofonica con il social network?
L’idea non l’ho mai razionalizzata, è stato un gesto istintivo. Ho pensato che incidentalmente si assomigliano, radio e social network, la radio e Facebook. Anche se cambiano le dinamiche, di fatto la materia di base è la comunicazione, è il creare delle comunità. La soluzione l’ha offerta la mia pagina di Facebook, che autonomamente ha preso questa piega. Sono stati gli utenti che hanno cercato di seguire il percorso radiofonico che si sviluppava normalmente, utilizzando il linguaggio del social. Tutto è partito da lì, dal dialogo con gli utenti.
Come hai promosso la tua fanpage, all’inizio della stagione di Radio2?
La promozione c’è stata ed è stata molto virale. Ho cominciato a raccontare in radio i contenuti che venivano condivisi su Facebook, sviluppando così una dinamica basata fra lo scambio fra etere e social network. Gli ascoltatori e utenti di Facebook si sono così sentiti meno isolati, perché quello che facevano nel social network trovava un senso anche in radio, proprio perché coinvolto, e questa sorta di palcoscenico diverso che è si sviluppato ha dato il via a un circolo virtuoso che ci ha spinto a creare sempre cose nuove.
Quanto è importante Facebook nella scrittura di una puntata di RaiTunes?
È basilare quando faccio la trasmissione con la playlist collettiva, perché il programma viene concepito in funzione di Facebook. Se invece parliamo delle giornate standard, i brani sono scelti da me, per non abdicare dal ruolo di DJ come guida nella “giungla” della musica. In realtà, volendo si potrebbe fare un programma solo in funzione di Facebook, anche se credo sia importante mantenere vive entrambe le nature, perché il fatto che esista un centro di gravità, un riferimento unico per la comunità che segue attraverso il social network, dà ordine al caos ed è utile perché fa da riferimento alle mie scelte, che sono ovviamente di natura musicale, e fa sì che ciò che arriva da Facebook abbia un’omogeneità con l’identità del programma.
A proposito della tua idea di “playlist collettiva”, si può dire che il Social Network, utilizzato così, abbia rivoluzionato il metodo di costruzione del pubblico, che da semplice ascoltatore diventa protagonista?
Assolutamente sì. Nell’insieme del lavoro, le due anime di RaiTunes che descrivevo prima sono complementari: la radio con il Dj che guida regala suggestioni ai followers di Facebook, mentre i followers di Facebook mi regalano qualcosa a loro volta proprio uscendo dai confini di Facebook, e andando a trovare cose che magari sono molto vecchie o difficili da trovare. Quando me le consigliano si realizza una sorta di crowd crossing, come se a lavorare alla trasmissione fosse una redazione enorme. A me piace in quei casi, fare quello che “coglie” le intuizioni di questa redazione. È una cosa bella, perché in tutto questo viene cementata la “comunità” degli ascoltatori. Prima di Facebook le loro idee e i loro pareri al massimo potevano diventare un consiglio via fax o via email. Ora il loro consiglio è fattivo, è come se avessi la console in mezzo a una piazza o in mezzo a un locale, e la gente mi portasse i suoi dischi da suonare. Un passaggio veloce, molto più veloce che nel passato. E nel caso di RaiTunes, tutto questo fa sì che ci si riconosca nella musica un potenziale ancora da fruttare.
Facebook ogni giorno offre nuove opportunità, attraverso lo sviluppo di nuovi script e nuovi plugin: quanto questa continua evoluzione ti aiuta nello sviluppare idee?
E’ una cosa che presenta anche dei rischi, perché nel momento in cui tu ti assesti in una feature che ti aiutava, e poi magari te la leva, poi sono guai. Nell’ultimo set up hanno tolto lo status “residente” della pagina, ad esempio: nel nostro caso questo è stato un problema, perché in un flusso continuo di informazioni e commenti, perdere lo status statico fa perdere efficacia comunicativa, dovrei esser sempre lì a riscriverlo. Il continuo variare è come fosse un’arma a doppio taglio, anche se per adesso non abbiamo avuto grossi stravolgimenti: Facebook mantiene comunque uno stardard fisso che permette comunque una continuità d’utilizzo. La sensazione è che mirino a trasformare questo social network in una dimensione a sé stante, indipendente, sembra quasi che i Social Network vogliano rendersi separati dal resto del web. È come se da piazza locale Facebook voglia diventare una città, con dei servizi, totalmente autonoma.
Capiterà veramente così? Nell’attesa, godiamoci RaiTunes e la radio che suona il web (attraverso Facebook)!
00Francesco GavatortaFrancesco Gavatorta2011-04-01 15:00:582011-04-01 15:00:58RaiTunes: la radio in diretta su Facebook - Intervista ad Alessio Bertallot
Mentre ninjavo in cerca di tendenze digitali mi sono imbattuto in un articolo di mashable: a quanto pare si tratta delle 5 tendenze del momento che hanno il maggior potenziale per diventare segmenti traino per il mercato, ed in particolare ho posto l’attenzione sul segmento “startups for startups”.
Con la crescita esponenziale che il mercato startup stà avendo, sembra che si sia catalizzata anche la crescita della domanda di servizi utili alle startups stesse, così sono nati servizi come il citato launchrock, per il mercato statunitense, o startupWikli per il mercato italiano.
Sembra infatti che ci siano spazi di nicchia nei mercati, in cui sono economicamente sostenibili business models legati ad attività utili alle startups, il tutto ovviamente attuabile solo in presenza di spirito innovativo e sicuramente in ottica non convenzionale.
Interessante in questo senso è lo stesso kickstarter, dal quale Diaspora pare aver ricevuto il primo “calcio” grazie ad un investimento di circa 10.000$ che ha permesso ad i suoi fondatori di strutturare una campagna di fund rising con un risultato di 100.000$ di seed fund.
A quel punto ho analizzato le features di Kickstarter chiedendomi se e quanto possa funzionare questo business model nel mercato italiano.
Premesso che:
• In Italia abbiamo sicuramente una forte necessità di incastonare la linfa innovativa delle startup nel sistema economico in modo che, queste ultime, possano alimentare la crescita dei nostri mercati e possano attingere alle nostre capacità di investimento privato.
• Dopo la crisi dei derivati del 2008 gli investitori privati sono alla ricerca di metodi innovativi di investimento, e sicuramente gli investimenti in web companies stanno diventando gradualmente dei must dei portafogli dei grandi gruppi di capitale.
• Le startups, in particolare italiane hanno difficoltà nel reperire fondi da investire, siano essi seed funds o investimenti strutturati
Dunque mi son chiesto se non era il momento di lanciare con questo articolo un idea a metà tra una startup ed un marketplace, un serious game che possa dare a chiunque la capacità ed i mezzi informativi che gli permettano di investire in una startup.
Perchè l’investimento sociale è innovativo.
Per chi stia pensando che si possa trattare semplicemente di un copia-incolla di kickstarter è consigliabile arrivare in fondo all’articolo. Ciò per cui questa startup virtuale si differenzia da kickstarter è innanzitutto la struttura: kickstarter provvede fondi per avviare progetti in generale, siano essi startups come è avvenuto con diaspora o fondi per finanziare documentari, films, album musicali, mentre in questo caso il marketplace non sarà altro che un punto di incontro tra l’investimento privato e le startups in cerca di fondi.
Da lurkers ad attori di mercato.
Ho pensato di strutturare questo mercato virtuale esattamente come una borsa in cui quotare le startups o i prototipi. Ogni startups si presenterà al mercato attraverso un elevator pitch virtuale, in cui descriverà il progetto, il business plan ed eventuali strategie.
L’investitore a quel punto potrà aprire un conto ricaricabile presso il portale, e scegliere su quali progetti investire.
La funzione di controllo e di analisi delle operazioni di investimento verrà effettuata in crowdsourcing dagli utenti stessi, saranno gli utenti a valutare con indici e recensioni la capacità reddituale dei progetti, esattamente come avviene nelle borse con il ruolo svolto dalle agenzie di rating. Dopo l’investimento, all’investitore spetterà una quota proporzionale al denaro versato e proporzionale al tipo di offerta con la quale la startup si è presentata.
Social funds raising.
Se, per esempio, la startup YepLike (che personalmente credo abbia alte potenzialità) decide di quotarsi per reperire capitali, emetterà una offerta di azioni pari all’investimento necessario, ogni investitore sottoscriverà una quota di questo investimento calcolata proporzionalmente in base alla cifra che si intende far confluire nel capitale della startup.
Yeplike, per esempio, può decidere di offrire il 20% della sua proprietà in cambio di 100€, se un utente decide di investire 1€ possiederà lo 0,2% di yeplike.
A quel punto, se l’offerta di azioni viene assorbita dagli utenti il processo parte e gli utenti saranno a tutti gli effetti azionisti della startup.
Tech is sexy again, ed il mercato lo sa.
Facendo una grossolana analisi di marketing ho pensato innanzitutto all’andamento del risparmio privato in Italia che, nel 2009, stando ai dati diffusi da Bankitalia ammonta a quasi il 30% delle attività finanziarie totali.
Considerando anche il successo che stanno avendo i servizi di investimento online, credo che il marketplace possa inserirsi in quella nicchia di mercato che non si è ancora spinta nei mercati del trading o forex online ma desidera poter effettuare investimenti in startups, soddisfando al contempo sia la necessità di essere “early adopters” di nuove tendenze di mercato, sia la necessità di allocare piccole fette di risparmio.
Stay tuned!
Dunque la discussione è aperta, like or dislike it, but share it, propongo di discuterne sia qui attraverso i commenti sotto o su facebook e twitter utilizzando l’hashtag #webstreet per valutare la fattibilità di questo potenziale strumento di investimento in startups!
00ToshimikiToshimiki2011-04-01 14:00:432011-04-01 14:00:43From Wall street to Web street: ovvero il crowdfunding sociale per startup, MADE IN ITALY!
Skittles ha creato cinque divertenti video per farci interagire con lo schermo e le storie...usando solo un dito!
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Le vostra dita hanno enormi poteri! Non ci credete? Bene, Skittles vi dimostra il contrario: con un solo dito, potete fermare un pericoloso ladro in fuga, o combattere una guerra da vero eroe!!
O farvi leccare da un improbabile uomo gatto…
Skittles ha creato una serie di video “interattivi” ispirati al tema “Experience the Rainbow“. Vi basterà appoggiare il dito sullo schermo, e diventerete parte integrante dell’animazione!
Questa divertentissima campagna, creata dall’agenzia BBDO Toronto, si appresta già a diventare virale, dopo soli pochi giorni dalla sua pubblicazione: i video hanno già raggiunto quote notevolissime di visualizzazioni su Youtube.
Non vi resta che provare! Qui trovate anche gli altri video 😀
00Elena Silvi MarchiniElena Silvi Marchini2011-04-01 13:30:512011-04-01 13:30:51Skittles vi fa toccare l'arcobaleno con un dito [VIDEO]
Dimenticate le richieste di dati come nome, cognome, data di nascita etc.: con LinkMyHome potete creare un account per la vostra casa ed elencarne tutte le caratteristiche.
Il funzionamento è semplice: LinkMyHome è una piattaforma bilingue (italiano ed inglese) destinata agli appassionati di arredamento e design ed integrata con Facebook e Twitter. Inoltre è disponibile anche un blog, ricco di consigli e novità.
Come spiega il suo ideatore Gualtiero Bracci – già co-fondatore di Dolcevitavillas.com, sito focalizzato sull’affitto di residenze di prestigio per le vacanze -: “L’idea di creare questo social network è nata dalla necessità di creare un luogo dedicato a tutti gli amanti della casa che vogliono condividere le proprie idee, proporre consigli e mostrare ai propri amici i dettagli di cui sono più orgogliosi”.
Sul social network, infatti, è possibile inserire informazioni sulla struttura della propria casa, sulla sua tipologia e sull’arredamento scelto. Ovviamente è possibile caricare anche le relative foto.
Inoltre, si troveranno altri utenti conosciuti grazie ad un duplice criterio di ricerca: il nome o la tipologia di abitazione.
Come immaginerete non manca la sezione “market” per la vendita e l’affitto o scambio degli immobili.
Allora, siete pronti a mettere in rete la vostra casa?
00ZatokihZatokih2011-04-01 12:30:512011-04-01 12:30:51LinkMyHome: la casa si fa social
Prima di tutto occorre segnalare che, mentre la prima versione di EveryBlock era caratterizzata da una lista di 911 aggiornamenti relativi a news locali, recensioni di ristoranti, etc. di una specifica area geografica, il ‘nuovo’ EveryBlock contiene un campo in cui inserire post e aggiornamenti che possono essere automaticamente condivisi con gli utenti che vivono nella stessa zona.
Il nuovo sito tenta anche di incoraggiare le discussioni tra utenti, dando ai contributor più attivi speciali honors parzialmente basati sulla decisione degli altri utenti di ringraziarli per i consigli e commenti. Inoltre, gli stessi user possono ora crearsi un profilo personale inserendo foto, biografia, domande di interesse, etc.
Il lifting ha trasformato così la piattaforma in un vero e proprio social network, che offre anche la possibilità di seguire (“follow”: vi ricorda qualcosa? ;-)) specifiche zone geografiche, in modo da essere sempre aggiornati. Inoltre, proprio come nel caso di Twitter, Facebook ed altre piattaforme social, EveryBlock offre la possibilità di postare messaggi diretti alle persone (geograficamente) vicine a sé.
EveryBlock: epic fail o piattaforma con grandi potenzialità?
Nonostante gli sforzi appena elencati per fare ‘decollare’ il progetto, l’idea del social dedicato alle pratiche di networking tra vicini di casa e persone che vivono in una stessa area non sembra dare ancora i risultati sperati: le statistiche di Febbraio mostrano come il sito abbia raccolto solo 220.000 visite uniche negli USA, cioè 450 al giorno per ognuna delle 16 città statunitensi coperte.
Probabilmente è l’idea di fondo della piattaforma che non regge: in effetti, gli stessi servizi di EveryBlock sono offerti in maniera indiretta (per esempio) da Facebook o Twitter, con la differenza che essi non offrono SOLO quelli.
Difficile indovinare il seguito del ‘caso EveryBlock’: se volete restare aggiornati ma non vivete in una delle 16 metropoli appena mostrate, potete seguire il blog dedicato, la pagina Facebook o l’account Twitter.
Long(?) life EveryBlock!
00Alberto MaestriAlberto Maestri2011-04-01 12:00:262011-04-01 12:00:26MSNBC.com rilancia EveryBlock, social network dedicato agli abitanti di un quartiere! [TRENDS]
Viene da Nashville ed oggi, a 24 anni, ha ottenuto il suo lavoro dei sogni: social & emerging media strategist per Saatchi & Saatchi a NYC. Conosciamola meglio in quest’intervista tradotta da Tangerine!
Dove sei adesso?
Sull’aereo, tornando da SXSW. Sembra lo Spring Break per adulti, troppo bello.
Qual è il tuo posto preferito per fare una colazione di lavoro?
Ci sono poche cose che possono tirarmi giù dal letto verso una colazione di lavoro, ma Lowcountry ha dei biscotti deliziosi.. ed anche un bloody mary al bacon…
Qual è stato il tuo primo lavoro?
Ho lavorato per l’impresa di entertainment branding di Steve Stoute e Jay Z, Translation. Mi sono unita a loro proprio poco prima della recessione ed organizzavamo le feste “Summer Soiree” sul tetto con Jay Z ed i suoi amici quasi ogni venerdì.. mi sembrava di vivere un sogno. Durante il mio tempo lì, abbiamo convinto Wrigley a pagare Chris Brown per fargli scrivere una canzone che in qualche modo incorporasse il brand. “Forever” mi insegue da allora.
Come pensi si possa fare per mantenere motivato il talento nella nostra industry?
Credo che tutto dipenda dalla capacità di dare alle persone l’opportunità di essere ispirati! Troppo spesso giudichiamo il valore in base a quanto le persone restano in ufficio, o se lavorano durante i week end. Mi piacerebbe vedere le aziende incoraggiare i propri impiegati ad allontanarsi dalle proprie scrivanie e ad esplorare le città in cui si trovano. [Se sei a New York, ti consiglio vivamente Sleep No More di Punchdrunk per un po’ di ispirazione al di fuori del lavoro!] E smettiamolo poi di essere così negativi sulla pubblicità. Diamo a noi stessi ed a quelli intorno a noi il permesso di sentirci ispirati ed eccitati per le cose che facciamo.
Cosa ti motiva?
Sono costantemente motivate da tutte le cose cool che stanno avvenendo nel nostro settore. C’è del lavoro stupendo prodotto e c’è il desiderio naturale di voler essere parte di qualcosa di grande.
Cosa ti eccita della prossima decade?
Sono curiosa di vedere come si evolveranno le comunicazioni tecnologice e digitali. Posso dire che sono eccitata al pensiero del maggior potere che avranno i giovani? Credo che ci siano delle persone molto intelligenti nel nostro campo che sono limitate da adutli, o persone al potere che non si interessano realmente del digital. Per la fine della decade, spero che non staremmo più parlando del tema “I media digital/social sono importanti?”
Cosa c’è sul tuo comodino?
Una lampada arancione, un orogolio, un iPad, un Kindle, una bottiglia di acqua minerale e qualche fumetto.
Se non lavorassi in questo settore, cosa staresti facendo?
Sia mio padre che mio nonno erano nell’industria discografica, quindi probabilmente sarei nell’A&R o nel management di qualche artista se non fosse per l’advertising. Ma in realtà non mi dispiacerebbe lavorare nel business discografico un giorno.
Con chi vorresti bere qualcosa?
Lady Gaga. Il mio ragazzo ed io non eravamo grandi fan, ma ci hanno regalato i biglietti per il suo show all’MSG e la performance è stata incredibile. Da allora non sono stata in grado di smettere di pensare a lei, alla sua artisticità ed alla sua creazione di fama. Gwyneth Paltrow è al secondo posto. Credo abbia fatto un ottimo lavoro ai Grammy ed essendo io di Nashville, l’ho apprezzata particolarmente in Country Strong.
Qual è la tua stravaganza più grande?
Caspita, non sono una persona molto stravagante. Potenzialmente, viaggiare. Adoro viaggiare. Ho dovuto smettere di usare Mint.com perché gli alert su quanti soldi stessi spendendo nei viaggi cominciavano a tormentarmi.
Gli anni passano per tutti, ma la musica, quella almeno, resta sempre giovane. La riascolti anche dopo 20 anni e riaffiorano le stesse emozioni del passato. Ma la radio, la buona cara vecchia radio, anche lei non invecchia? Beh, pare che la radio non invecchi mai: è il media meno invasivo, quello che ti accompagna ovunque tu sei, in macchina o a casa, mentre cucini o studi. La fruizione della radio è fluida perché si adatta al quotidiano di tutti; grazie al Mobile questo mezzo oggi può rifarsi una giovinezza tutta nuova!
Molti cellulari, anche quelli più datati, sono dotati di radio FM/AM ma l’iPhone ancora no. Qualche utente si lamenta, altri studiano il modo di fare jailbreak sul proprio melafonino.
Ma perché complicarsi la vita se esistono apps per tutti i gusti e i devices, inclusi i tablet, che vi danno la possibilità di scegliere tra migliaia di canali disponibili?
Già, il futuro della radio: una scelta vastissima di stazioni ovunque tu ti trovi, tutto senza dover spostare l’antenna e senza il gracchiare a cui qualcuno è anche un po’ affezionato. La possibilità di trovare non solo il programma radiofonico preferito, ma addirittura il genere musicale che più ci piace.
Chi usa la radio in streaming via internet sa già quanto comodo e interessante sia questa opportunità; l’esperienza mobile ha il valore aggiunto di essere sempre a portata di mano. A volte meglio delle radio incorporate sul tuo cellulare, perché l’offerta è più vasta. Ovviamente qualche contro c’è: occorre un buon piano tariffario e una batteria che duri a lungo, perché il traffico dati è consistente.
Ecco le apps per lo streaming radio più scaricate e quelle delle stazioni italiane più famose.
Wunder Radio
Il Rolling Stone dice che è la migliore, un po’ costosa, 5 euro circa, ha una grafica semplice e grazie alla geolocalizzazione via gps trova le emittenti più vicine a voi. Oltre 30mila stazioni, incluse quelle italiane, permette di scaricare anche quelle che non trasmettono in formato compatibile con l’iPhone. Supporta anche bitrate bassi, cioè rinunciando a un po’ di qualità puoi collegarti alla tua radio preferita anche senza WiFi. Qui trovi i link per i download per Blackberry e Windows, qui sotto invece quelli dell’Apple Store e di Android Market.
TuneIn Radio
L’app, costo irrisorio 0,79 euro, è molto veloce nello switch, permette di salvare le radio preferite e di registrare i programmi che si sta ascoltando. Inoltre ha un browser personale in cui è possibile navigare durante l’ascolto, evitando l’apertura di altre applicazioni. Qui trovi maggiori informazioni e i link ai download per tutti i device, sotto quelli per iTunes e Android.
RDS
La prima stazione in Italia in formato app, è interessante perché interattiva: permette di votare le canzoni in programma e partecipare a concorsi dopo aver fatto login sul sito della radio. Qualche difficoltà per la connessione non WiFi, integra podcast e news e la possibilità di navigare sul sito di RDS. Ecco l’app per Apple e Nokia.
Virgin Radio
L’app per chi ama il rock! Esiste anche l’app Virgin Radio Tv che permette di vedere in video ciò che accade negli studi di Milano. Più di un canale a disposizione, dagli anni 80, ai 70, all’hard rock, il classic e l’alternative. Qui il link a tutti i downlod e sotto quello per Apple.
iDeejay
Disponibile da poco e già scaricatissima, è l’app free di Radio Deejay che permette di messaggiare in diretta col programma. Ha una sezione con le 50 songs più ascoltate del momento da poter ascolatre in prewiev. Disponibile per iDevice, qui sotto il link a iTunes.
Awareness! The Headphone App
Ti piace l’idea di ascoltare la tua playlist preferita ovunque ti trovi con il tuo device e un paio di cuffie? Allora per te che non smetti di ascoltare musica anche in mezzo al traffico, in metropolitana o mentre pedali in bici, ti consigliamo questa app. Durante l’ascolto musicale l’app invia automaticamente in background i rumori percepiti dal microfono esterno che superano una certa potenza. Funziona anche su suoni molto bassi, così che se qualcuno vi sta parlando potrete sentirlo senza togliervi gli auricolari. Per un ascolto in tutta sicurezza!
Ora tocca a voi suggerirci la vostra Top of the App Radio!
00NaokoNaoko2011-04-01 11:07:202011-04-01 11:07:20RadioApps: le trasformazioni della radio secondo il mobile! [TREND]
Al fine di cercare di cambiare la cattiva abitudine degli indiani a non lavare la propria macchina, Brand Care Aura Wash ha realizzato un’ azione di guerrilla stickering piuttosto originale 🙂
L’idea, realizzata dalla 1Pointsize, è quella di utilizzare il classico segno onnipresente su tutte le macchine: l’escremento di piccione! Sono stati creati degli adesivi con tale forma riportanti il seguente messaggio : “Il modo più pulito per fare il lavoro sporco.Aura Wash Care “.
Che dire.. un’idea “sporca” per un lavoro sporco ! 😉
Il Giappone, sconvolto da un terremoto di 9 gradi della scala Richter, dal suo conseguente tsunami con onde alte più di dieci metri e dal pericolo della catastrofe nucleare, cerca di resistere ad una catastrofe senza precedenti.
Creatives For Japan
Come vi abbiamo anticipato sulla nostra pagina fan, abbiamo pensato di lanciare una iniziativa a sostegno dei nostri fratelli giapponesi:Creatives for Japan è una gallery con i poster (70×100 cm) realizzati per l’occasione da creativi italiani e internazionali, art director di agenzie, grafici, illustratori, fotografi e artisti.
Vi ricordiamo inoltre che se siete dei creativi e avete un soggetto da proporci, potete scrivere a japan[chiocciola]ninjamarketing.it e mandarci soggetti incoraggianti, pieni di speranza e che non siano possibilmente incentrati sulla bandiera del Giappone!
Se invece conoscete un corriere che voglia sponsorizzare le spedizioni, mettetelo in contatto con noi (japan[chiocciola]ninjamarketing.it) in modo che si possa donare l’intero ricavato.
Come acquistare
I poster (70×100 cm) sono acquistabili online direttamente dal nostro sito (CLICCA QUI) con una donazione minima di 20 euro (pagamento tramite PayPal). Acquistate uno o più poster dal sito! Il 100% del ricavato (escluse le spese di spedizione) sarà donato all’associazione Save the Children per l’emergenza Giappone.
I poster saranno stampati in serie limitata dall’industria poligrafica Grafica Metelliana e recapitati in un tubo di cartone.
Forza Guerrieri, acquistate i nostri poster e aiutateci a condividere questa nostra iniziativa con il maggior numero di persone possibili. Uniamo le nostre forze per un gesto che conta!
00SilviaSilvia2011-04-01 09:00:392011-04-01 09:00:39Creatives for Japan, è partita l'iniziativa Ninja per il Giappone
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