La scorsa settimana avevamo cominciato a parlarvi di Facebook Questions e finalmente il nuovo tool è disponibile anche in Italia. Ora, dunque, è possibile creare domande e sondaggi visibili agli amici e agli amici degli amici.
E’ possibile fare una domanda alla quale è possibile rispondere con una risposta aperta; oppure c’è la modalità più classica del sondaggio, dove si possono impostare un massimo di 3 risposte. In entrambi i casi la “social question” sarà visibile nel mainstream.
Non solo, nel mainstream apparirà anche il link dove sarà scritto che avete risposto ad una domanda; in questo modo anche i vostri amici, cliccando sul link, potranno partecipare al sondaggio, pur senza avere tra i contatti colui che ha postato per primo la domanda. Accanto al link, infine, sono stati aggiunti il pulsante “follow”, per seguire l’andamento del sondaggio, e il pulsante “ask friends”, per selezionare alcuni tra i vostri amici a cui chiedere di rispondere alla domanda.
Come vi avevamo già raccontato, il principale social network che Facebook sembra sfidare con questa novità è Quora. Ma, mentre Quora permette di fare domande per ottenere risposte da qualunque utente, Facebook Questions punta sul fattore fiducia, facendo in modo che i consigli provengano (anche) dai vostri amici. Non a caso, il pay off scelto da Facebook è “ Get answers from the people you trust” (Ottieni risposte dalle persone delle quali ti fidi).
Ma la novità non è attiva solo per i profili personali. Anche sulle fan page, infatti, è comparso il pulsante “Questions” e questo attirerà sicuramente l’attenzione degli “uomini di marketing”. Il nuovo strumento, se ben utilizzato, potrà fidelizzare ulteriormente i fan al proprio brand e, soprattutto, potrà far incrementare il numero di fan di una pagina. Sta ai brand utilizzare nel modo migliore, senza imbrogli, questo nuovo strumento di marketing messo a disposizione da Facebook.
Un’azienda televisiva potrebbe fare sondaggi sui personaggi preferiti dai fan e dar loro maggior rilievo, un’azienda che produce gelati potrebbe chiedere ai fan qual è il gusto che manca… per non parlare dell’uso creativo e divertente che potrebbero farne gli utenti, creando maggiore engagement su Facebook, come già succede con le pagine, le foto e gli eventi.
Che ve ne pare? Avete già iniziato ad usarlo?
00EukikoEukiko2011-03-31 19:33:132011-03-31 19:33:13[BREAKING NEWS] Facebook Questions da oggi è anche in Italia
Nei nostri post di solito cerchiamo di mostrarvi le idee più belle trovate in rete, le più interessanti o quelle stilisticamente realizzate meglio.
Ma spesso nelle nostre ricerche ne vediamo anche altre veramente brutte, schifose e stupide e siccome non vogliamo privarvi di nulla, ecco la Top Horror di Marzo, la classifica con gli orrori del mese.
Se non avete paura dei pubblicitari, beh dovreste averne!
I poster sul Giappone te li potevi risparmiare
Per la serie “ma che cavolo vi fanno fare a scuola di pubblicità?” guardate un po’ cosa ha partorito la mente di uno studente olandese intorno al 22 del mese… vi traduco solo i claim, per chi avesse poca dimestichezza con l’inglese. Il primo dice “menomale che il nostro lampadario è resistente all’acqua. Certo però vi serve un soffitto”, mentre il secondo è “non preoccuparti Giappone. La Fatboy Edison funziona per 6 ore dopo essere stata ricaricata”. Sono senza parole, veramente senza parole.
L’unica birra che non comprerei
Questo ragazzone tedesco dovrebbe convincermi a comprare la sua birra, ma non ci riesce per nulla… anche la canzoncina, a dirvi la verità, non aiuta. Che dite voi? Magari soprassediamo sugli innumerevoli stereotipi sui tedeschi descritti dallo spot?
Equal PayDay rivendica le pari opportunità
Primo DISCLAIMER: Non guardate il video se avete appena mangiato o siete deboli di cuore.
Secondo DISCLAIMER: Se ve lo stavate chiedendo, le nonne presenti nello spot NON sono assolutamente le nostre Ninja girls (loro sono più belle).
Passiamo allo spot, remake del videoclip di Satisfaction del dj Benny Benassi, con queste arzille donnine che lavorano e si offrono contemporaneamente alla gioia dei maschietti. Se vi siete un po’ innamorati chiedeteci pure il numero di un bravo psicologo.
Se questa è matematica, io sono un guru del marketing
Questo spot del governo inglese per valorizzare la scuola ed incoraggiare i neo-laureati a diventare insegnanti. Peccato che, nel risolvere una banalissima operazione con l’elevamento a potenza, la prof protagonista dello spot commetta un grossolano errore, notato per primo proprio da uno studente quindicenne. Epic fail? Per la cronaca, il risultato sarebbe g elevato a 14, mentre invece la prof dà i numeri e i ragazzi giustamente li segnano sulla cartella del bingo.
In effetti c’è chi può e chi non può, ma Luftal aiuta tutti
Le facce dei personaggi protagonisti sui poster dicono tutto… con tanta nonchalance loro danno sfogo a tutta la loro riserva di gas naturale, ma non tutti se lo posso permettere. Argomento delicato per questi poster, immagino non sia facile dover pubblicizzare un farmaco contro il meteorismo. Comunque, la metafora non è riuscita benissimo, se guardate le scene sui cartelloni. Cioè, una discarica, il mattatoio del pesce e la sala delle autopsie? Non c’era qualcosa di più discreto?
00Luigi FerraraLuigi Ferrara2011-03-31 19:32:162011-03-31 19:32:16Top 5 Horror - Marzo 2011
Li avete visti, li avete condivisi, li avete imitati, ne avete parlato con gli amici e noi in occasione della Ninja Academy in Non Conventional & Viral Marketing vogliamo ricordare con voi venti tra i video più virali della storia di YouTube.
Molti sono diventati veri e propri tormentoni citati nei film, pubblicità, cartoon, giornali e chi più ne ha più ne metta. Alcuni legati alla genialità dei loro creatori, altri alla comicità delle situazioni e altri proprio non riusciamo a capire come siano venuti fuori. Solo di una cosa siamo certi, hanno lasciato il segno nella storia dei video virali.
Bando alle ciance e buona visione.
Diet Coke + Mentos
LEAVE BRITNEY ALONE!
Dove Evolution
Where the Hell is Matt?
Noah takes a photo of himself every day for 6 years
Chocolate Rain
Numa Numa
Star Wars Kid
David After Dentist
Dramatic Look
Afro Ninja
Tron Guy
Double Rainbow
Small Daring Boy
Charlie bit my finger
Stalking Cat
Keyboard Cat
The Annoying Orange
Evolution of Dance
Wedding Entrance Dance
Water Balloon to the Face
Hai contato i video e hai notato che non sono 20?Hai ragione sono 21 ma già ne abbiamo tralasciati troppi per cancellarne ancora uno.
00Giovanna MininiGiovanna Minini2011-03-31 18:00:452011-03-31 18:00:45I 20 video tra i più virali della storia di YouTube [VIDEO]
Dopo le indiscrezioni su Circles, il social network made in Google, proprio ieri è stata annunciata una piccola rivoluzione di carattere social: la società di Mountain View ha infatti introdotto il Google+1, una sorta di scorciatoia digitale che ognuno di noi può segnalarenelle ricerche. Possiamo paragonarlo al “Mi piace” di Facebook, solo che questo +1 è un “te lo consiglio“. Gli ultimi sforzi della società sono stati infatti indirizzati verso una ricerca più rapida e personalizzata, in modo da condividere informazioni anche dalle principali piattaforme quali Twitter, Flickr, Youtube e così via.
Come funziona Google+1? Facile: a lato dei risultati delle ricerche appare una mini-icona con un +1: quello che dovremmo – sempre se lo vogliamo, nulla è d’obbligo nella Rete – semplicemente fare è cliccarla per “consigliarla” nelle prossime ricerche.
Nota bene: Google+1 funziona solo tra le persone della nostra rete (Google profile, Gmail, Buzz, ecc…), quindi non influisce sulle indicizzazioni del motore di ricerca (gli spiderini possono dormire tranquilli) e ha bisogno del login su Google. Per usufruirne in Italia dobbiamo sostanzialmente aggiornare il nostro profilo e cliccare su Join the Experiment in questa pagina. Per conoscere a fondo la nostra rete di contatti Google, dobbiamo andare a sbirciare la nostra Rete sociale e contenuti della Dashboard di Google.
Che ne dite? Questo articolo è da +1, insomma? Scherzi a parte, l’intuizione potrebbe essere buona, ma ora bisogna vedere le reazioni della comunità di Internet perchè le ultime proposte “social” di Google non hanno fatto breccia nel cuore della gente (vedi Buzz o Wave). Ai posteri (+1) l’ardua sentenza.
Il latte si sa, è una delle cose preferite dai gattini. E’ la prima cosa che date loro da mangiare quando sono cuccioli e indifesi.
Ma se il latte è Cravendale, e i gatti hanno i pollici, le cose si complicano. Specie se sono tanti e organizzati. E hanno tanta voglia di latte.
Siete avvisati dunque…se il vostro gatto vi fissa inquieto mentre vi versate il latte…alzatevi e scappate!!! 😉
00Elena Silvi MarchiniElena Silvi Marchini2011-03-31 16:00:382011-03-31 16:00:38Cravendale, il latte preferito dai gatti coi pollici [VIDEO]
Arrivato sul mercato il 25 marzo 2011, il Nintendo 3DS è l'attuale oggetto del desiderio e la console portatile destinata a sbaragliare tutti i record di vendita. In questo post vi raccontiamo tutto quello che c'è da sapere sul nuovo gingillo di Nintendo.
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Lo scorso 25 marzo è arrivato sul mercato italiano il 3DS, la console portatile di Nintendo che promette – e mantiene – di rendere accessibili le meraviglie dell’intrattenimento tridimensionale senza ricorrere agli occhialini.
Purtroppo, chi scrive non ha ancora avuto modo di metterci su le mani e visto che il 3D non è possibile “gustarlo” dai video di Youtube, non mi resta che credere a Luca Toni e ai siti specializzati. Nell’attesa, vediamo di fare le pulci alla console che per un po’ distrarrà l’attenzione dal famigerato Wii 2.
Le novità più interessanti
Visto che le specifiche tecniche si conoscono da mesi, saltiamo i dettagli per soffermarci su quelle funzionalità che hanno il sapore di novità (o almeno di miglioramento).
Nello specifico, si tratta di soluzioni dedicate a una maggiore interazione degli utenti attraverso la connettività wi-fi: Streetpass permette alla console di cercare altri 3DS in prossimità anche quando non è in uso e di ricevere contenuti, notifiche e i famigerati Mii creati con un apposito applicativo o in augmented reality direttamente da una nostra foto.
Sarà persino possibile condividere i Mii anche tramite QR Code da stampare o pubblicare: la fotocamera del device riconoscerà il Mii e lo caricherà automaticamente sul proprio device. Più una serie di minigiochi e modalità che vi lascio scoprire da soli.
3D e stratagemmi
“The 3D effect doesn’t feel to me to be one of things popping out of the screen, but of depth behind the screen. Things certainly seemed to protrude a bit depending on how you looked and what the scene was, but by and large it felt like the 3D screen was a sort of window into a room, inside which everything was 3D. The 3D effect certainly is real, though”
Inutile nasconderlo, ma l’attenzione è tutta focalizzata su questa caratteristica. Dei due schermi presenti sul device, l’unico in grado di restituire il senso di profondità è quello superiore. Contrariamente a quanto siamo abituati a vedere al cinema, la console di Nintendo lavora sul senso di profondità dell’immagine.
Per capire il funzionamento della tecnologia, vi rimando a un breve estratto di un articolo pubblicato su nintendoglobal.net:
“…lo schermo 3D utilizza un dispositivo noto come parallax barrier, (filtro di parallasse) un sistema che consiste in uno strato di materiale contenente una serie di sottilissime fessure che consentono a ciascun occhio di vedere un differente insieme di pixel, creando così il senso di profondità tipico delle immagini stereoscopiche.
[…] non importa con quale sistema (se vecchie lenti rosse e blu, occhiali polarizzati, o come in questo caso filtro di paralasse), una volta che si riescono a trasmettere contemporaneamente 2 immagini diverse (recepite una per occhio) sarà poi il cervello ad assemblarle e generare la profondità.
[…] I limiti del sistema stereoscopico basato sul filtro di parallasse riguardano solo lo scarso angolo di visione: perché l’effetto 3D non perda efficacia, infatti, l’utente deve trovarsi ben di fronte allo schermo, cosa abbastanza scontata in un portatile.”
Qui due immagini esaustive.
La prima spiega come funzioni il 3D
La seconda invece mostra da vicino come “lavori” il filtro di parallasse.
Ma quanto costa il 3DS…a Nintendo
Quando un nuovo device debutta sul mercato, ogni buon technofilo (si scrive così ??) sa che molto presto arriveranno:
1 – un sacco di video pronti a mostrare lunghe code di ossessi in fila davanti agli store con parecchie ore di anticipo rispetto al day-one
2 – qualche pazzo pronto a distruggere il gingillo appena comprato (ricordo ancora una PS3 nuova fiammante disintegrata a martellate in strada davanti a una lunga cosa di fedelissimi Sony)
3 – i soliti illuminati intenti a vivisezionare il device per svelare all’umanità quale melaviglia (:) ) meraviglia si nasconda sotto il case (I <3 iFixit)
4 – l’immancabile calcolo del costo effettivo del device rispetto al prezzo di vendita (Apple Docet)
Dopo lo smembramento operato da iFixit, il costo di produzione del device è stato stiamo intorno ai $ 100. IHS iSuppi ha stilato nuovamente la lista dei pezzi e stando a quanto pubblicato, il costo si attesterebbe – per amore di precisione – sui $ 100.71 cui si aggiungono $ 2.54 come costo unitario di produzione: il totale fa $ 103.25 contro un prezzo al dettaglio di $ 250 (USA). Si tratta di un valore più alto del 33% rispetto al DSi ( $ 75.58 per un prezzo al dettaglio di $169.99).
Stando ancora a IHS, il pezzo forte del 3DS è lo schermo, definito un gioiello tecnologico e il cui costo totale (due schermi) è di $33.80. Le componenti meccaniche, elettromeccaniche, fili, plastica, metallo, connettori ecc. costano $ 20.81. Il processore dual core $ 10.02. Il resto è da imputare a caricatore, confezione, packaging, manuali. Restano fuori dal calcolo i costi relativo alla parte software.
Black Screen of Death: non è tutto rose e fiori
In principio fu il Ring of Death (oscura maledizone per Xbox 360). A distanza di 4 giorni dall’arrivo sul mercato, un’orrenda maledizione si è scagliata contro il videogiocatore di casa Nintendo: ecco il Black Screen of Death. Molti giocatori impegnati in sessioni di gioco con titoli quali Super Monkey Ball, Street Fighter IV 3D, Pilotwings, Ghost Recon, Lego Star Wars e le applicazioni dei Mii lamentano un inaspettato crash di sistema che li costringe a forzare il reset del sistema. Tuttavia, la procedura non sempre fila liscia e per evitare crash a raffica è iniziato il rito delle contromisure impossibili: dalla formattazione della scheda di memoria ricorrendo a un comune file system di tipo FAT32 alla restituzione della console presso i rivenditori.
Problema cronico o errore dovuto a un recente aggiornamento?
Giunti alla fine di questo lungo post sapete come funziona il 3DS, quanto costa e cosa fare in caso di crash. Mancano solo i dati di vendita.
Nintendo ha annunciato di aver battuto – negli USA – tutti i record di vendita stabiliti dalle sue precedenti console portatili limitatamente al giorno di lancio. Dal mercato inglese, le prime dichiarazioni dei rivenditori sono in linea a quella della casa nipponica.
Cari ninja, non vi resta che correre a comprarne uno.
00Ketto ShiKetto Shi2011-03-31 15:00:172011-03-31 15:00:17Nintendo 3DS: tutto quello che c'è da sapere
Il Time lo segue su Twitter, il New Yorker gli fa le mention ma non si tratta di un attore famoso bensì di un cobra. Come cantava Antonella Rettore “il cobra non è un serpente”: è un twittero.
Dopo essere fuggito dallo Zoo del Bronx lo scorso week-end, se ne va in giro per New York riportando fedelmente tutti i suoi movimenti su Twitter. Il suo account è @BronxZoosCobra e potete seguire i suoi spostamenti con l’hashtag #snakeonthetown. I tweet sono iniziati martedì scorso e questo è il suo primo tweet:
Voglio ringraziare gli animali del film “Madagascar”. Sono stati una vera ispirazione.
Continua con una serie di battute che non risparmiano nessuno: da Donald Trump (“Donal Trump sta pensando di candidarsi come presidente?! Non vi preoccupate. Ci penso io. Dov’è la Trump Tower?”) a Charlie Sheen (“Caro @CharlieSheen, sai cos’è meglio del sangue di tigre? Il veleno del cobra”) fino ad arrivare a Mubarak (“Ovviamente sono un grande fan della libertà!”). Inoltre fa continui riferimenti ai luoghi maggiormente visitati dai turisti: la statua della Libertà, il museo di storia naturale e – del resto come poteva mancare? – il tour Sex and the City (“Sto facendo il Tour Sex and the City. Sono decisamente SSSamantha”). Ecco alcuni dei più divertenti:
Non posso fare a meno di chiedermi se sia una trovata pubblicitaria, magari proprio dello zoo del Bronx, l’unico following del simpatico serpente, che ha quasi 200.000 follower, oppure una campagna per la salvaguardia dei diritti degli animali… Se così fosse, sarebbe veramente geniale. Voi che ne pensate?
00Martha BurnsMartha Burns2011-03-31 14:00:222011-03-31 14:00:22Cobra fuggito dal Bronx Zoo diventa una star su Twitter
Alcune domande per scoprire la politica 2.0 di Debora Serracchiani, classe 1970, romana di nascita e udinese di residenza, avvocato e deputata PD al Parlamento dal 2010, candidata per le 110.000 visualizzazioni del video del suo intervento all’assemblea dei circoli del PD a Roma il 21 marzo 2009 [Intervento YouTube]. I consensi su YouDem li ha poi superati nella realtà conquistando 144.558 voti nel collegio del Friuli Venezia Giulia dove il competitor del PdL era Silvio Berlusconi. [pagina personale del Parlamento europeo]
Parafrasando il titolo del suo libro “Il coraggio che manca. A un cittadino deluso dalla politica” come userà il mobile 2.0 una cittadina delusa dalla politica che ha avuto il coraggio di candidarsi (e soprattutto la forza di farsi eleggere)?
Cara Debora sei pronta?
Prontissima!
1] Quali sono i device mobile che usi e quanti device mobile hai?
Ho recentemente fatto una piccola rivoluzione dei miei dispositivi mobili. Ho comprato un iPad a fine 2010 e da pochi giorni ho preso un HTC desire Z. Dunque dovrò avere a che fare con due sistemi operativi differenti, Apple e Android.
2] Quali canali di comunicazione usi di più per lavoro e per socializzare?
Uso Facebook, Youtube e ultimamente sto iniziando ad allenarmi con Twitter. Essendo Parlamentare Europeo mi affascina l’idea di produrre aggiornamenti in doppia lingua, dialogare con gli altri europarlamentari e dare più luce e più evidenza alle attività che facciamo a Bruxelles. In generale, in queste settimane sto iniziando a valutare l’utilizzo ‘scientifico’ di questi strumenti per comunicare con i miei diversi pubblici di riferimento: gli elettori del Pd, ma non solo, in Friuli Venezia Giulia, la mia regione, e nel nordest, cioè il mio collegio elettorale per il Parlamento Europeo. E poi guardo all’opinione pubblica italiana e almeno il mondo del web europeo.
3] Hai scelto di avere un device per avere un App o hai scelto il device e hai scoperto le Apps?
No, direi che prima sono arrivati gli strumenti e poi ho imparato a usarli. Non pretendo di essere una nativa digitale, ma sono ben disposta a imparare.
4] Quali sono le Apps di cui non potresti fare a meno?
Uso l’iPad per leggere i giornali, per gestire l’agenda con Google Calendar e per consultare la posta. Dunque tutte le applicazioni dei quotidiani, il mio account Gmail e dunque molte delle applicazioni in ambiente Google.
5] Quali sono le Apps che ti sono utili per fare politica?
Tutti quelli che ti ho citato. Senza quotidiani non sarei aggiornata, senza agenda potrei non essere precisa agli appuntamenti pubblici, senza posta non potrei rispondere alle mail di elettori, sostenitori, oppositori, amici e colleghi.
6] Qual è stata l’ultima app (free e/o pay) che hai scaricato? Perché?
Ho scaricato il videogioco Angry Birds per il telefonino. Qua dicono tutti che causi dipendenza, infatti cerco di tenermene alla larga.
Eccovi i link alle apps non integrate nel sistema iOS 😉
…e ancora alcune connessioni, estrapolate da una nostro precedente post, alle apps dei quotidiani italiani!
Con il nome Monodue si fa riferimento a Fabio Bin e Francesco Bertelli che si dedicano a progetti paralleli e sperimentali. Francesco Bertelli mi viene presentato da Fabio Bin come “Una figura poliedrica che spazia dalla fotografica al web design alla produzione di biciclette fixed gear. Vive a New York e di giorno è designer al New York Times, di notte quando non costruisce biciclette di design che sono pezzi unici, sviluppa. Ma cosa più importante unisce la parte di sviluppo alla parte di design, con una lucidità che ho visto in pochi”.
Il mio gentilissimo interlocutore, Fabio, si occupa di display advertasing per un importante gruppo editoriale.
Trovare un educatrice o babysitter non è facilissimo. Referenze, età, esperienza e magari anche un bel messaggio simpatico possono tornare utili se si cerca lavoro nell’ambito educativo. I vecchi sistemi cartacei, che sia su di una rivista o con i ben noti volantini nelle salumerie risultano ancora dei mezzi molto usati. Il web ha comunque trovato delle soluzioni con i grandi siti di annunci.
Però, se pensiamo al ruolo che una tata o una babysitter svolge nella vita di un bambino, è forse più importante dare uno spazio completamente dedicato a loro nel web.
Mytata è appunto la risposta, creando un sito specializzato e geolocalizzato dove è possibile trovare gratuitamente la tata più vicina o magari che faccia al caso nostro, tra prezzo, giorni disponibili, lingue parlata e se automunita.
I servizi che Mytata offre sono diversi: oltre al sistema di feedback per i genitori che si sono già serviti del servizio di una babysitter, queste possono anche gestire le proprie referenze, richiedibili anche a genitori che non sono iscritti al sito. Quando ho chiesto quale funzionalità sono state aggiunte per le babysitter Fabio mi conferma che “Ci siamo divertiti a inserire anche alcune altre cose, quasi degli easter eggs, come il volantino pdf con la propria scheda e il QRcode collegato al proprio profilo che ogni babysitter può generare dal proprio pannello di controllo per poi appendere in giro su bacheche fisiche”.
Iscriversi al sito è molto semplice, la registrazione dura solo un paio di minuti e bisogna inserire la propria foto, cosa che consiglierei a tutte le tate che stanno cercando lavoro. Infatti mi viene confermato da Fabio Bin, che al momento ci sono profili incompleti di foto che non sono stati pubblicati. La scelta rientra, a mio parere, proprio nel concetto di “fiducia” che si dovrebbe istaurare tra tata e genitore. L’iscrizione è possibile anche tramite profilo Facebook, e al momento è totalmente gratuito, sia per le babysitter che per i genitori.
Il sito Mytata, ancora in versione beta, è in attivo da novembre ma da due settimane è completamente aperto, senza l’attesa degli inviti e all’attivo conta circa 300 babysitter. La grafica minimalista è una scelta per migliorare l’usabilità e l’intuibilità.
Il servizio di geolocalizzazione è la caratteristica principale. La ricerca diviene così molto più puntuale, bdando la possibilità di trovare, ove ci sia, una babysitter anche a pochi metri di distanza, e di cui molto probabilmente non si aveva conoscenza.
Nel panorama italiano sta per nascere anche Oltretata, anche in questo caso un sito specializzato nella ricerca di babysitter. Qui è possibile seguire tutto il processo di crescita di questo nuovo servizio.
Dove si differenzieranno i due siti è presto dirlo, visto che Oltretata non è ancora attivo, ma alla luce di questi progetti italiani è chiaro che la ricerca di una persona di fiducia a cui lasciare i propri bambini è un bisogno reale e che quindi il web sia pronto a fare la sua parte.
00keirakeira2011-03-31 12:00:182011-03-31 12:00:18Quando la babysitter la trovi sul web: mytata.com [STARTUP HUNTING]
Chi di voi non possiede un profilo su Linkedin, Twitter o Facebook? Vi preoccupate di cosa i vostri contatti pensano di voi? Curate la vostra reputazione oline? Tenete presente che il web registra tutto e non dimentica nulla. Devono aver pensato proprio a questo quelli di Mixtent.
L’azienda di Redwood City, infatti, ha realizzato un’applicazione molto particolare, che collegata al proprio account LinkedIn indica all’utente se gode o meno di una buona reputazione sul web. All’inizio sembra il classico gioco del “Chi butto dalla torre?”: ci viene chiesto, infatti, di scegliere fra due persone, quale si vorrebbe avere nel proprio team, oppure quale si reputa maggiormente preparata in un ambito lavorativo. Finito il “gioco” della votazione, che è anonimo, si ha una classifica di merito e la nostra posizione. Si viene a creare così una piattaforma sociale della reputazione online di ogni utente.
Attualmente i profili lavorativi riguardano principalmente l’ICT, i New Media, il Marketing ed il Management, ricalcando in pieno i settori lavorativi di Linkedin, ma ben presto dovrebbero essere ampliati con nuove aree tematiche quali Medicina e Giurisprudenza. Inoltre è possibile scegliere le proprie skills e personalizzare il proprio profilo.
Mixtent è stato realizzato allo scopo di aiutare gli utenti nella ricerca di lavoro, ma allo stesso tempo per dare modo alle aziende di capire di quale reputazione gode il candidato prescelto. Dovrebbe quindi aiutare il processo di reclutamento on-line da parte delle imprese. Un’arma a doppio taglio? Probabilmente sarà il tempo a deciderlo.
L’obiettivo che Jonathan Gheller, fondatore della startup, si profigge di raggiungere è quello di aiutare i professionisti presenti in rete a mettersi in contatto con le persone di maggior talento rendendo efficiente tutto il processo di selezione. Come se il personal branding non bastasse, vota che ti assumono!
00YukiYuki2011-03-31 11:00:512011-03-31 11:00:51La tua reputazione online con Mixtent
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