Cornelius Trunchpole, il mistero del pubblicitario più vecchio del mondo [INTERVISTA]

Eletto Uomo dell’Anno 1942 da Advertising Age, Cornelius Trunchpole è una leggenda dimenticata dall’advertising. Decide di rimettersi in gioco nel 2010 riaprendo sul mercato la sua agenzia, Trunchpole&Trunchpole. Ma sul web si fa presto a scoprire che nel personaggio c’è più fantasia che realtá. Quindi chi è veramente?

Adrants è la fonte più informata su di lui, almeno finora: c’è chi dice sia Gerry Graf, Chief Creative Director di Saatchi&Saatchi, e che il personaggio di Cornelius sia solo uno stunt per attirare l’attenzione sulla sua nuova agenzia. Ma a maggio 2010 Trunchpole  ha smentito, pur ammettendo “un collegamento di qualche sorta” con David Droga.
Si è poi iniziato a sospettare di Alex Bogusky, che ha di recente lasciato Crispin Porter per dedicarsi ad attività umanitarie: una fonte ha scritto ad Adrants raccontando che qualcuno, a casa di Bogusky, ha visto sul laptop una schermata “loggata” nell’account di posta Yahoo di Trunchpole. E c’è infine chi lo collega a Trevor Bittinger, un art director che un giorno svelò a Graf l’idea di fondare una nuova agenzia basandola su di una leggendaria personalità dell’advertising, di pura fantasia.

Ma su questi ultimi due sospetti Cornelius è rimasto silente. Anche davanti alla nostra richiesta esplicita di commentare, preferisce mantenere il mistero. Per introdurre la sua intervista, immergiamoci prima nel racconto della sua vita.

Nasce nell’Herefordshire, nel villaggio di Shaftesbury, in un momento non meglio precisato del 20° secolo. I suoi genitori muoiono alla sua nascita, per cui verrà trasferito in orfanotrofio finché, alla tenera età di 6 anni, non viene arruolato nell’Esercito Britannico. Sotto le armi, inizia ad accorgersi del suo talento creativo perché scrive slogan e jingle su bombe e mortai: “Beccati questa Adolf!” oppure “PS: i tuoi capelli stanno andando a fuoco!”.

Lasciato l’Esercito, inizia a lavorare nell’agenzia pubblicitaria londinese Wilson Bagley e ne diviene ben presto il Direttore Creativo, lavorando per clienti come Coleman, Heinz e Monster Munch. Gli viene poi offerto un posto di lavoro in America, alla McCann: dopo poche settimane di lavoro, è grazie alla sua negoziazione che avviene la fusione con la Erickson. A quell’epoca, ha solo 14 anni.

Nei due decenni successivi si sposta di agenzia in agenzia – ricoprendo diversi ruoli. Dopo anni di lavoro subordinato, decide nel 1951 di fondare la sua agenzia: Trunchpole & Trunchpole (di cui è l’unico fondatore, ma gli piace il suono della ripetizione). Per alcuni meravigliosi anni, Trunchpole & Trunchpole diviene il faro nel mare della pubblicità: Cornelius è un vero pioniere, inventando tecniche oggi consolidate ma all’epoca sconosciute: l’affissione, il voice over, il packshot ed il test comparativo di sapore. La leggenda vuole che ad un convegno a Londra nel 1957 Cornelius Trunchpole, nel pubblico ludibrio, mettesse in guardia i suoi colleghi dell’urgenza di adattare i propri modelli di agenzia allo “shift digitale” di imminente arrivo. Il suo rapporto con David Ogilvy è conflittuale, a tal punto da ricevere da lui un morso sulla gamba (ma non vuole entrare nei dettagli del perché).

La favola però dura poco: l’agenzia cade sotto i colpi della crisi dei taccuini nel 1956 e Trunchpole passa dieci anni vagando nel mondo dell’advertising, ma è un uomo ormai disincantato e spezzato. Nel 1971 si ritira a vita privata, giurando a sé stesso che non avrebbe mai più ideato una pubblicità. Cancella il suo abbonamento ad Ad Week, compra un castello in Scozia e scompare allegramente nell’oscurità, aiutato dalla governante Winona e dal figlio adottivo Igor.

Ma 40 anni dopo, Cornelius ha cambiato idea e pianifica il suo ritorno nell’advertising. Prova a vendere il castello, rifonda Trunchpole & Trunchpole e, in stile crowdsourcing, assembla il suo staff ed appunta partner e creativi senior (tra cui, come si può vedere, spuntano nomi di persone realmente esistenti e che lavorano nelle più grandi agenzie). Propone brief (es. per Habitat for Humanity) e raccoglie consensi. Oggi, troviamo Cornelius attivo sui principali social media: sul suo blog, su Facebook, su Twitter, su Linkedin.

Uno, nessuno o centomila? Di sicuro, c’è del genio dietro questo personaggio e le sue capacità di storytelling. Ninja Marketing riesce ad intervistarlo dopo mesi di silenzio stampa e vi confesso che non sapere se sto dialogando con, per dire, Bogusky o con un emerito sconosciuto mi spiazza un po’. E forse è proprio questo il suo obiettivo. Farci concentrare sulla storia e sulle sue idee. Ha davvero importanza chi sia?

Mr. Trunchpole, grazie per l’intervista. Iniziamo col definire l’atteggiamento da veri “trunchpoliani”: cosa cerca nelle sue giovani leve? [Mr. Trunchpole, thank you for letting us interview you! Let’s start by defining the Trunchpolian attitude, what you look for in your recruiting process.]

L’atteggiamento trunchpoliano consiste, semplicemente, nell’insopprimibile entusiasmo di creare modi nuovi ed eccitanti per coinvolgere le persone. Il mio processo di recruitment vuole trovare persone che dimostrino quest’entusiasmo. L’apprezzamento per il whisky malto singolo costituisce una sorta di vantaggio, direi. [The Trunchpolian attitude is quite simply an irrepressible enthusiasm to create new and exciting ways with which to engage people. My recruitment process is to find people who demonstrate this enthusiasm. An appreciation of single malt whisky is also something of an advantage, I find.]

In cosa è nuovo e diverso l’approccio trunchpoliano all’advertising? [How is the Trunchpolian approach to advertising different and new?]

Se te lo dicessi, darei ai miei concorrenti un vantaggio troppo grande! A parte gli scherzi, credo che risultati incredibili si possano raggiungere se attingi a ciò che di buono c’è nelle persone. Le persone più di talento con le quali ho lavorato sono state anche le più dignitose. (Tranne Bernbach, un bastardo assoluto!) [If I was to tell you that I would be giving my competitors a significant advantage! Seriously though, I believe that incredible things can be achieved if you tap into the good within people. The most talented people I’ve ever worked with have also been the most decent. (Except for Bernbach, he was an absolute bastard!)]

Nel 1965, menzionavi l’importanza del digital ai convegni. Evidentemente, sei sempre stato un visionario e l’industry ti ha saputo raggiungere solo 50 anni dopo. Cosa puoi dirci dell’advertising del 2060? [In 1965, you were mentioning the importance of digital in your speeches. Evidently, you have always been a visionary and the industry has been able to catch up with you only 50 years later. So what can you tell us about advertising in 2060?]

La maggior parte di esso si farà nello spazio, con la telepatia. Il resto in TV. [Most of it will all be done in space, using telepathy. The rest will be TV.]

Lo storytelling dev’essere autentico, per affascinare l’audience? [Does storytelling need to be authentic, in order to captivate audiences?]

Certamente. Se da un lato credo enormemente nel ruolo dell’advertising come entertainment, DEVE divertire in un modo interamente rilevante e vero nei riguardi del brand che pubblicizza, altrimenti semplicemente non riuscirà a risuonare. La pubblicità non dovrebbe mai essere vista come una sorta di canale di intrattenimento del servizio pubblico. Siamo assunti dalle aziende per costruire i loro marchi e vendere i loro prodotti. Qualsiasi storytelling impiegato a tale scopo che non sia vero nei riguardi del brand sarà ignorato e fallirà nei suoi intenti. [Most certainly. Whilst I believe greatly in the role of advertising as entertainment, it MUST be entertaining in a way that is entirely relevant and true to the brand it is serving, otherwise it will simply not resonate. Advertising should never be seen as some kind of public service entertainment channel. We are hired by companies to build their brands and sell their products. Any storytelling employed for this purpose that is not true to the brand will be ignored and will fail.]

Quali creativi ammiri oggi? Sono gli stessi che hai scelto come creativi e partner in T&T? [Which creatives do you admire today? Are they the ones you have chosen as creative heads and partners in T&T?]

In generale non sono a conoscenza di singoli creativi impegnati nell’industry oggi. E poi la mia memoria non è quella di un tempo (Harvey Goldberger in JWT è ancora vivo?). Ma è certamente vero affermare che i creativi ed i partner in T&T sono tra i più bravi del settore. [Generally speaking I am unaware of individual creatives working in the industry today. Besides, my memory is not what it used to be (is Harvey Goldberger at JWT still alive?). It is certainly true to say though that the creative heads and partners at T&T are amongst the finest in the industry.]

La tua presenza ed il tuo seguito sui social media sono impressionanti. Li gestisci da solo o ti aiutano Winona ed Igor? [Your presence and following on social media is impressive. Can you manage it alone or do you get help from Winona or Igor?]

Tutto quello che faccio, lo faccio da solo. Tranne, ovviamente, quando si tratta di lavarmi, mangiare, viaggiare, vestirmi, allacciarmi le scarpe, lavarmi i denti, battere lettere a macchina, caricare il mio fucile e cantare. Per queste cose ho bisogno di Winona. [Everything I do, I do entirely on my own. Except that is for washing, eating, traveling, dressing, tying my shoe laces, brushing my teeth, typing letters, loading my shotgun, and singing. For these things I need Winona.]

Ci aggiorni sullo stato dei lavori per Habitat for Humanity? [Can you update us on the status of your work for Habitat for Humanity?]

E’ in progress. Ho il supporto di persone ed organizzazioni meravigliose ed insieme stiamo facendo dei progressi eccellenti. [It is ongoing. I have enlisted the support of some wonderful people and organisations and we are together making excellent progress.]

Dove vivi adesso? Hai trovato un compratore per il tuo castello scozzese? [Where do you live right now? Did you find a buyer for your Scottish Castle?]

Attualmente sono tornato a vivere nel mio castello in Scozia. Dopo averlo venduto l’anno scorso al National Trust, ho deciso di ricomprarlo. Sfortunatamente, ho potuto farlo solo a condizione di fare visite guidate al pubblico, due volte al giorno, dei saloni e delle stanze da banchetto. Inutile a dirlo, è la rovina della mia vita. [I am currently back living at my castle in Scotland. Having sold the castle last year to the National Trust I eventually decided to buy it back. Unfortunately, a condition of me doing so is that twice a day I must give members of the public guided tours of the Banqueting rooms and living quarters. Needless to say it is the bane of my life.]

Cornelius Trunchpole è tornato ed è qui per restare. Potrò incontrarti per un whisky al Gutter bar di Cannes quest’anno? 🙂 [Cornelius Trunchpole is back and here to stay. Any chance I’ll meet you for a whisky at the Gutter bar in Cannes this year? :)]

Piacere mio! [It would be my pleasure!]

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"Love for Me?", l'evento dedicato ad Amnesty International per divertirsi usando il cuore

Tornano le serate “Love for Me?” organizzate dalla LOVE Eventi. La prossima sarà dedicata ad Amnesty International e avrà luogo giovedì 24 febbraio alle 19.30 presso il The Hub Design Hotel di via Privata Polonia 10/a a Milano.

Ad animare la serata sarà un mix di arte, design, moda, musica e cultura, grazie anche alla partecipazione di professionisti dei diversi settori creativi coinvolti, i quali avranno l’unico scopo di stupire e di far interagire in modo nuovo i partecipanti alla serata.

Ma “Love for Me?” è anche e soprattutto sensibilità sociale. Saranno, infatti, presenti i volontari di Amnesty International per raccogliere fondi e far conoscere la nuova campagna internazionale relativa ai problemi di sicurezza nelle favelas del Brasile. Proprio in questi luoghi di emarginazione gruppi armati in stile paramilitare, formati spesso da agenti delle forze di polizia fuori servizio, minacciano la vita dei residenti e delle stesse istituzioni dello Stato, sfruttando il loro potere sulle comunità per ottenere un illecito tornaconto politico ed economico.

Love for Me

Durante la serata sarà possibile ammirare una nuova selezione di design d’arredo curata da DesignForMe e il design di Ludmilla Radchenko, caratterizzato da una visione POP.  L’arte sarà presente grazie alle creazioni artistiche di Daniela Angeli. Per gli amanti del mondo fashion ci sarà la sfilata di moda dello stilista brasiliano Antonio Oliver , sarto e Haute Couture designer.   Il mondo della cultura sarà presente con un focus sul libro “Orientarsi in Cina” di Francesca Romana Di Biagio Matteo Donelli, con le opportunità da cogliere, i lavori da gestire e inventare e i consigli per muoversi in un così grande Paese. Fabio Palazzi, poi, direttore del settimanale “Di Tutto”, presenterà la nuova linea editoriale.

L’azione creativa non mancherà grazie ad uno shooting fotografico e alla presentazione degli “sfacciati” i quali, con un bisturi virtuale, romperanno lo schema, distruggeranno la simmetria, scomporranno lo spazio del vostro viso, svelando qualcosa di voi che non avevate mai visto 🙂   Il tutto avrà come sottofondo musicale lesibizione live di Elisa Rossi e il Dj- set di Francesca Faggella (dj e speaker radiofonica).

Ma non è finita qui! Non lasciate a casa il vostro cane tutto solo … portatelo con voi! Durante la serata, infatti, verrà presentato il nuovo magazine “Posh Dog“, con una “doggy lounge”  allestita da Archidog, per la comodità dei vostri “amici quadrupedi 😉      Insomma, una serata per divertirsi in compagnia, facendo qualcosa di buono per gli altri!

Lavoriamo con il cuore per arrivare al cuore” è lo slogan della LOVE eventi.    E il nostro? Divertiamoci usando il cuore 😉

Disponibile il Service Pack 1 per Windows 7 [NEW RELEASE]

Da ieri pomeriggio è disponibile per tutti il primo Service Pack per Windows 7. La casa di Redmond, dopo i produttori ed i beta tester, apre il download anche all’utenza finale.
In questo rilascio, non ci sono grandi cambiamenti. Vengono apportati invece interventi riparatori comprensivi di tutte le patch rilasciate nel frattempo a correzione dei bug emersi dopo il rilascio ufficiale al pubblico nell’ottobre del 2009.

Le novità riguardano invece Windows Server 2008 (nuovo client per il Desktop Remoto, in grado di utilizzare la tecnologia RemoteFX, ed una funzionalità per la gestione della memoria dinamica).

Il momento del SP1 è molto atteso perché chiude la prima fase evolutiva di un sistema. In questo caso, l’aggiornamento è più importante per gli ambienti professionali e le aziende. Numerose imprese sono solite migrare il proprio parco computer ad un nuovo SO solo con l’uscita del primo aggiornamento, in modo da non correre il rischio di passare a una piattaforma non stabile.

Il download ha un peso di circa 500 MB nella versione x86, mentre raggiunge quasi un giga in versione x64.

Il download può essere fatto qui oppure in automatico tramite Windows Update.

Il Futuro del Mercato Mobile in 6 previsioni! [FORECAST VIDEO]

Un buon guerriero Ninja scruta sempre il futuro, cercando di capire come muoversi, per essere sempre più veloce. Eccoci davanti a sei previsioni sul mondo del Mobile! Prima il video, poi i nostri commenti, infine… aspettiamo i vostri!

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Impressionante

Eppure del tutto realistico, Cisco, leader mondiale nella fornitura di soluzioni di rete, ci mette davanti ad una realtà straordinaria. Se prima di questo video avevate qualche dubbio sul futuro del mobile, ricredetevi: internet mobile, smartphone e tutti i servizi correlati, entreranno a far parte del quotidiano, molto più velocemente di quanto si possa pensare. Oggi abbiamo appena varcato le porte dell’era mobile, nessun vero guerriero dovrebbe perdersi l’evoluzione di questo nuovo mondo, i ninja rimangono vigili!

Ecco riassunte le sei previsioni

  • il traffico annuale su rete mobile a livello mondiale raggiungerà i 6,3 exabyte al mese, o un tasso di crescita annuale di 75 exabyte entro il 2015 – equivalente a 19 miliardi di DVD, 536 quadrilioni di messaggi di testo(SMS) e 75 volte il traffico IP globale (su rete mobile e fissa) generato nel 2000.
  • Il traffico dati su rete mobile è aumentato del 159 % dal 2009 al 2010 fino a 237 petabyte al mese, l’equivalente di 60 milioni di DVD.
  • Il traffico dati su rete mobile è cresciuto a una velocità di 4,2 volte, l’equivalente del traffico dati su rete fissa nel 2010 a livello mondiale.
  • Il traffico dati su rete mobile nel 2010 è stato tre volte maggiore di tutto il traffico Internet a livello mondiale (su rete mobile e fissa) generato nel 2000.
  • Il Medio Oriente e l’Africa raggiungeranno il più alto tasso di crescita di traffico dati su rete mobile, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 129 % (un incremento di 63 volte) nel periodo di previsione. L’America Latina prevede di raggiungere un CAGR del 111 % (un incremento di 42 volte), seguita da Europa centrale e orientale con un CAGR del 102% (un incremento di 34 volte), e Asia-Pacifico con un CAGR del 101% (un incremento di 33 volte). L’Europa occidentale prevede un CAGR del 91% (un incremento di 25 volte), mentre il Nord America un CAGR dell’83%(un incremento di 20 volte) e il Giappone un CAGR del 70 %(un incremento di 14 volte).
  • L’India presenta il più alto tasso di crescita di traffico dati su rete mobile a livello nazionale con un CAGR del 158% (un incremento di 115 volte), seguita dal Sud Africa con un CAGR del 144% (un incremento 87 volte) e Messico, con un CAGR del 131% (un incremento di 66 volte). Il Regno Unito raggiungerà un CAGR dell’84 % (un incremento di 21 volte).

Qui trovate maggiori informazioni, sia sui dati che sulle previsioni stesse fatte da Cisco. Bene guerrieri, siamo molto curiosi di sapere cosa ne pensate: previsioni realistiche o sfrenato ottimismo? Commentate!

Come impostare un progetto crossmediale per un fumetto: il caso Pandalikes [CASE STUDY]

A volte un fumetto è solo un fumetto. A volte un fumetto è un’esperienza che ti accompagna nella vita quotidiana. Non credete?

Capita spesso che lo stress da ufficio ci spinga a cercare un’oasi di tranquillità e buonumore. Perché non leggere una webstrip su Pandalikes.com, il sito del Panda che ha conquistato la rete con la sua tenera simpatia?

Preferite un video dal tubo? Online trovate i cortometraggi animati di Panda, andati in onda nei mesi di dicembre 2010 e gennaio 2011 per il Natale di La7.

Immersi nel traffico? Per superare gli interminabili tempi morti in autobus e metrò affollati, meglio distrarsi, ed intrattenersi con una app sull’iPhone: si gioca con Pandalikes Dodging Fingers, l’action game in corsa contro il tempo per salvare il nostro piccolo amico…

Stanchi a fine giornata? Una lettura prima di dormire è l’ideale. A Panda Piace (2009) e A Panda Piace bis (2010) sono i due volumi pubblicati da Edizioni BD che raccolgono le migliori vignette apparse su Pandalikes.com.

E se ancora avete voglia di leggere, c’è una rubrica che ogni settimana vede il Panda protagonista sul sito di Wired Italia.

E poi ci sono i gadget per portare Panda sempre con noi. Dalla Gazzenda (l’agenda-diario della Gazzetta dello Sport) alla serie di quaderni Pigna, fino alle t-shirt, le borse e le pins.

Panda ha fatto innamorare migliaia di lettori passando da un media all’altro in una sinergia che l’ha premiato con il successo. Chiediamo direttamente all’autore, Giacomo Bevilacqua, fumettista romano, classe 1983, di raccontarci alcuni aspetti molto interessanti riguardo questo suo progetto professionale:

Giacomo, Panda è nato su un blog che aggiornavi quasi quotidianamente, in cui le web strio si potevano leggere in modo gratuito e commentare. Oggi le storie di Pandalikes sono fruibili su più canali e sulla pagina Facebook di Panda si contano più di 14.000 fan. Qual’è stato il tuo rapporto iniziale con gli utenti del web? Come è cambiato nel corso del tempo?

Nonostante Panda sia nato dalla multimedialità, (per chi non lo sapesse, è figlio di una conversazione su msn e di una frase tratta dal film “Il favoloso mondo di Amelie” ), e si sia sviluppato in digitale (realizzo le strisce direttamente al computer con la mia Wacom) è nato come divertissement personale mio e di pochi amici, a cui giravo le strisce quotidianamente.

Metterlo “in piazza“, a un solo mese dalla sua nascita, mi ha un po’ sfasato. Panda è sempre stato una sorta di diario per me, e facendo questo era come se raccontassi a tutti gli affari miei. Piano piano, però, non appena i commenti e gli utenti hanno iniziato ad aumentare, a farsi sentire, alcuni ritornando e diventando degli assidui frequentatori del mio blog, la spinta a proseguire è stata automatica.

Si è creato una sorta di scambio affettivo, l’epifania che ho avuto quando ho capito che “parlando del personale si parla all’universale” è stata decisiva nella scelta un tempo sofferta di condividere il mio panda con quante più persone possibili. col tempo, piano piano, gli scambi che avevo con gli utenti del blog e di facebook sono diventati essenziali, nonché parte integrante del blog stesso.

Ho letto che dopo il successo riscosso dalla prima applicazione per iPhone di Panda, Pandalikes Dodging Fingers, hai fondato, assieme a Francesco La Ferla, Stefano La Ferla e Stefano Benedikter, la divisione Pandalikes Games. Vuoi parlarci di questa esperienza? Quali sono i vostri obiettivi?

La divisione Pandalikes Games della Tap Fire To Start è stata un’idea nata in primis dal rapporto di amicizia che ci lega. Pandalikes Dodging Fingers, disponibile per piattaforme iPhone e iPad è stato un esperimento, una beta, chiamiamola così, che ci ha particolarmente stupito. I download sono tantissimi e in continuo aumento, sta avendo un successo inaspettato. Dopo una prima scorsa alle istruzioni il gioco risulta semplice ed immediato, anzi, per chi volesse provarlo, a soli 0,79 centesimi, questo è il link per il download.

Il gioco di Panda sancisce la fine della staticità e della semplice fruizione, del personaggio di Panda, introducendo l’elemento interattività. Cosa del tutto nuova, per me, che non ho mai pensato di ascoltare suggerimenti per le vignette nemmeno da mio padre, figuriamoci da sconosciuti 😀 Il futuro della divisione Games di Pandalikes sarà collegato con i risultati che stiamo ottenendo con Dodging Fingers, finora comunque del tutto positivi.

E’ piuttosto originale, nel panorama italiano, questo utilizzo “naturale” dei new media per progetti che riguardano il fumetto. Intendo l’utilizzo di ogni linguaggio, per quello che è, di ogni media nelle sue specificità. Questo modo di lavorare con Panda è influenzato dal tuo modo personale di avere a che fare con la tecnologia? Nella tua vita professionale e personale che rapporto hai con il mondo in digitale?

Come ho detto in precedenza, io ho un ottimo rapporto con la tecnologia, Panda nasce sul computer e vive tra blogs e social networks, si nutre dei commenti dei fan e l’unico shop esistente è online.

La forza di Panda sta nella semplicità e nell’immediatezza, se il 22 maggio del 2008 io non avessi avuto la Wacom, Photoshop aperto, e non mi fosse bastato creare una nuova finestra per avere un foglio pulito, un paio di font e lo Shift premuto per fare le linee dritte delle vignette, probabilmente, per quanto sono pigro, Panda non sarebbe MAI venuto al mondo.

Ben venga tutto ciò che di tecnologico ci permette di esprimere la creatività al meglio e nella maniera più immediata possibile. Ma attenzione, chiudo con una citazione dell’amico e collega LRNZ al secolo Lorenzo Ceccotti: “la tecnologia, le macchine, i programmi…ti permettono di tramutare quello che hai in testa in qualcosa di visibilmente concreto nel modo più veloce possibile, ma non è che fanno il lavoro al posto tuo, eh!

Grazie mille a Giacomo e al suo Panda, in bocca al lupo!

La campagna elettorale di Obama, emblema della politica 2.0 [CASE STUDY]

La politica 2.0 è una grandissima sfida. Non è facile appropriarsi dei mezzi comunicativi tipici del Web, proprio perché non ce ne si può mai appropriare del tutto.

C’è sempre una forte componente di rischio, e in Internet qualcosa che va storto può amplificarsi sino ad ottenere risultati devastanti: impossibile controllarne l’infinita estensione, anche solo una parola detta nel contesto sbagliato può trasformarsi in un micidiale boomerang.

La forza aggregativa della Rete però è immensa, unica la capacità di raggiungere e colpire le persone, unendole sotto un unico obiettivo. Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica e culturale, in un punto di rottura: difficile capirlo e saperlo interpretare, ma molto più difficile cavalcarlo, soprattutto in politica, un ambito ancora legato ai dettami tradizionali, alle dinastie, alle caste, a regole spesso non scritte ma ben note e imperanti.

Chi ci riesce, fa la differenza.

Lo ha fatto Kennedy, in passato, con la sua capacità di sfruttare i canali mediatici dell’epoca -nella fattispecie le novità portate dalla televisione- divenendo la prima vera popstar della politica. E lo ha fatto ai giorni nostri Obama, con la sua campagna elettorale, un esempio impressionante di capacità comunicativa e mediatica, con l’indubbia fortuna di trovarsi ad essere l’uomo giusto al momento giusto.

Come nasce una campagna 2.0: il caso di Barack Obama

Chi sia Barack Hussein Obama lo sappiamo tutti, e dobbiamo saperlo per comprenderne la vera forza: perché questo figlio di un politico Keniota con 4 mogli e di un’antropologa del Kansas, non sarebbe il ciclone travolgente che è diventato senza questa storia tanto complessa, senza le lotte interiori, con le sue origini, con il colore della sua pelle, con l’idea di un padre che ha visto soltanto una volta e non ha mai conosciuto davvero.

Obama ha una vera vocazione autobiografica: I Sogni di mio padre, L’audacia della speranza, sono libri sorprendentemente intimi per essere scritti da un politico.

Ma non esiste vero potere senza una narrazione che riesca ad aggregare consensi, ideali, valori intorno ad essa. Obama si serve della cosiddetta politica biografica: il programma politico di Obama è Obama stesso, ma Barack è anche l’American Dream, lo incarna perfettamente, gli calza addosso come un vestito su misura. Giovane, dinamico, legato alla famiglia e alla patria e per di più cattolico.

Egli è riuscito a comunicare il messaggio giusto, CHANGE, cambiamento, ad essere coerente, mantenendo quel messaggio per tutta la durata della campagna, e a creare una partecipazione vera, sentita, concreta e dal basso, mobilitando milioni di persone, riportando una speranza dopo la pessima amministrazione Bush.

Di intuizioni geniali Obama ne ha avute diverse: si è rivolto, da outsider della dinastia politica americana, ai baby miliardari di Silicon Valley, alla New Economy che ha sposato la sua causa, vedendo in lui una start up sulla quale puntare. Ha idee, talento e capacità di leadership, tutte le credenziali giuste per piacere.

Il senatore dell’Illinois è un formidabile oratore, figlio dei grandi predicatori neri alla Marthin Luther King, ma ha il limite di apparire troppo freddo e distante dalle folle, in imbarazzo se si tratta di avere contatti fisici. Il suo consulente per la comunicazione dal 2004 è David Axelrod, un pubblicitario che utilizza le tecniche tipiche del suo mestiere. Axelrod ha limato questi aspetti, il linguaggio forbito del candidato e la tendenza ad essere prolisso, e gli ha confezionato un messaggio indifferenziato, breve, incisivo, da ripetere ossessivamente per raggiungere il maggior numero di pubblici possibili, e voilà! Yes, We Can: uno slogan, un credo, un’emozione.

Il brand Obama è servito. E riesce perfettamente ad entrare in connessione con i suoi pubblici, in ogni parte del globo.  Sul Web è ovunque,nei maggiori Social Network, da Facebook a Twitter, passando per My Space e LinkedIn.  Potete verificare voi stessi visitando il suo sito istituzionale, BarackObama.Com, dove sono elencate tutte le pagine del Presidente ;); non può mancare una pagina personale su YouTube, dove il suo inno, Yes We Can, è stato il fenomeno virale del 2008: quasi 22 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo, parodie, rifacimenti.

***

Conoscono in questo modo la fama anche i fan di Obama più intraprendenti, si ricordi il caso di Obama Girl e le sue dichiarazioni d’amore pubbliche (Crush on Obama) che fecero scalpore finendo anche sui media più tradizionali.

Per sfruttare a pieno il potenziale social del Web Barack si è rivolto  a Chris Hughes, proprio il co-fondatore del più famoso Social Network, Facebook.  Nasce così MyBarackObama.com (notare la chicca dell’aggettivo possessivo: il Mio Barack), una piattaforma che è stata alla base di tutta la sua campagna per le primarie contro Hillary Clinton, e nella corsa contro il senatore McCain. A onor di cronaca, bisogna dire che se i repubblicani non si sono azzardati ad avventurarsi nei meandri del Web, Hillary ha provato ad utilizzarlo per parlare con i propri elettori, ma i suoi caminetti virtuali furono un flop colossale: si scoprì che le domande fatte erano filtrate, e se c’è una cosa che i frequentatori della Rete odiano è essere imbavagliati.

MyBarackObama non è il solito sito istituzionale, tutt’altro: è il luogo dove i sostenitori, oltre a seguire il candidato, si incontrano, prima virtualmente e poi nel mondo reale, con migliaia di iniziative. Si conoscono, si auto-organizzano, sono volontari a tutti gli effetti e vogliono portare alta la bandiera del loro candidato. Si trova davvero di tutto, dai cosiddetti Millennials figli del nostro tempo agli ex sessantottini, ed ognuno di loro investe ciò che può. Il BBBQ (Barack Biggest Barbecue), il volantinaggio, le raccolte fondi…è questa la vera rivoluzione, non solo aver fatto incontrare le persone più diverse, ma essere riuscito a trascinare gli Obamaniacs fuori dai canali mediatici, dai tubi catodici, dalle connessioni web, per impegnarli in una serrata campagna door to door. Il risultato è sorprendente: circa 700 milioni di dollari reperiti per la sua campagna, e la maggior parte da piccoli contribuenti. 200.000 gli eventi creati sulla Rete, 15 milioni di amici su FB, 1 miliardo (!!) di minuti video realizzati dai sostenitori. Niente più lobbies, PAC (political action committee) e obblighi da rispettare con i grandi donatori. Il resto, è storia.

L’entusiasmo oggi ha lasciato spazio ai problemi di tutti i giorni, e gli effetti di una campagna di comunicazione, seppur tanto travolgente, non sono eterni. La crisi economica, l’avanzata della Cindia, le perplessità dei populisti e molti altri fattori stanno mettendo in forte difficoltà il Presidente americano, ma il suo è un caso esemplare che va senz’altro studiato, capito ed assimilato. Un caso da manuale di cui per ora non si intravedono possibili repliche, almeno in Italia, dove purtroppo non c’è ancora una personalità simile all’orizzonte.

Proveremo a fare questo e molto altro al corso di specializzazione in Politica 2.0 di Ninja Academy, perchè come diceva il buon Walt Disney: “L’unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a fare“.

Chi sono gli Indigeni Digitali? Intervista a Fabio Lalli

Come ninja e come cool hunters siamo sempre interessati alle communities ed all’innovazione connessa al digitale.

Per questo siamo costantemente in contatto con gruppi e protagonisti del cambiamento per restituirvi un po’ del fervore e delle idee che animano il nostro Web e che, spesso, si traducono in eventi e situazioni concrete.

Oggi dunque vogliamo presentarvi la tribù di Indigeni Digitali: chi sono e com’è nata questa idea?
Ne parliamo con uno dei fondatori, Fabio Lalli.

1) Ciao Fabio, vuoi presentarti al nostro clan?

Ciao a tutti i Ninja prima di tutto. Classe 1977, geek! Da oltre 10 anni mi occupo di ICT. Ho lavorato per diverse aziende dalla consulenza, alla sicurezza ai system integrator e spaziando su progetti eterogenei: ecommerce, erp, crm, business intelligence, info security management e social media. Ho acquisito una buona esperienza nell’analisi, progettazione ed ottimizzazione di processi, sistemi, architetture ed applicativi web e mobile.

Sono appassionato di comunicazione e marketing. Nel tempo libero bloggo, twitto, comunico, telefono, programmo, navigo, cerco, penso e  innoveggio.

Ovviamente faccio tutto contemporaneamente. Qualcuno mi definisce startupparo compulsivo.

2) Chi sono gli Indigeni Digitali?

L’indigeno digitale, secondo noi, è colui che vive il digitale in tutti i suoi aspetti: crea le nuove applicazioni, testa e approfondisce le nuove tecnologie, ricerca continuamente nuove soluzioni tecniche, partecipa attivamente alla conversazione in Rete, sperimenta ed applica nuovi strumenti, aiuta chi manifesta interesse per la tecnologia, mette a disposizione degli altri indigeni il proprio know how, le proprie capacità ed il proprio network. E’ pronto al confronto e alla discussione. L’Indigeno Digitale si riconosce nei valori dell’Etica Hacker.

Detto tutto questo chi, tu mi chiederai, in pratica chi sono realmente… Semplice, sono tutti studenti, neo laureati, professionisti, dirigenti, startupper di tutte le età, appassionati di tecnologia e social media.

Secondo me anche tu lo sei… un Ninja Indigeno Digitale 🙂

3) Com’è nata l’idea di Indigeni Digitali?

Qualche anno fa, assieme ad un ristretto gruppo di amici organizzavo serate nelle quali si discuteva di argomenti più o meno tecnici, semplicemente per il gusto di confrontarci e discutere di tematiche tecnologiche. Insomma una cricca di nerd. Da questi incontri è maturata l’idea che sta alla base del nostro network e che ha preso ufficialmente forma a febbraio del 2010.
Insieme a David (@ingidavidino), Antonio (@zepod), Giuliano (@giuliano84) e altri abbiamo allargato il gruppo e successivamente disegnato il logo ufficiale: un indigeno con due orecchini, 4 penne arancioni.

Le quattro penne sono i valori principali degli indigeni: passione per il digitale, voglia di confrontarsi, saper ascoltare e predisposizione alla condivisione. Il gruppo ha iniziato ad incontrarsi con cadenza regolare sperimentando di volta in volta un format differente dai precedenti: c’è stato l’aperitivo, nel quale non viene definito alcun focus e l’argomento principale è conoscere persone, e l’Ignite, nel quale ciascun presente espone progetti e casi di successo avendo a disposizione unicamente 20 slides da consumare in soli 5 minuti. Per i prossimi proveremo anche altri format: uno di quelli che vorremmo utilizzare e che abbiamo sperimentato con una cerchia ristretta di persone è quello che io ho chiamato MashupDrink, nel quale persone con competenze diverse affrontano temi e tirano fuori ipotesi di progetto e collaborazioni, presentandole agli altri nella stessa serata.

4) Quali sono le vostre attività principali?

Il network è nato con l’obiettivo di confrontarsi e condividere esperienze, casi di successo ed insuccesso, avere un parere tecnico e una soluzione in momenti critici e non, e bersi un bicchiere di vino dopo una giornata di lavoro chiacchierando di bit e byte in modo rilassato. La nostra principale attività è proprio questa: generare un punto di incontro e di confronto tra professionisti e tecnici che vogliono interagire, collaborare e creare opportunità, sia online che offline.

Da questo stanno veramente nascendo delle opportunità, delle startup e per alcuni degli sbocchi lavorativi. Baby20.me, Ibiqi.com sono progetti che stanno nascendo proprio da gruppi di Indigeni che si sono conosciuti durante gli aperitivi.

5) Che sviluppi prevedi nel futuro di indigeni Digitali?

Beh prima di tutto mi auguro che la “filosofia” degli indigeni digitali si diffonda molto più di quello lo è già oggi: c’è bisogno di un bel po’ di sana cultura digitale e partecipazione affinchè ci sia un futuro di innovazione.

Per quanto riguarda gli Indigeni noi ci stiamo muovendo in più direzioni. Prima di tutto abbiamo una nuova organizzazione territoriale e questo ci permetterà di avere dei riferimenti locali in ogni città e che potranno gestire ed intensificare il numero di aperitivi ed incontri. Anzi, colgo l’occasione per fare un primo appello: se pensate di poter attivare un network nella vostra città e volete portare un po’ di filosofia indigena, parliamone! Mi trovate on line.

Stiamo inoltre programmando delle lezioni e alcuni interventi nelle università per entrare in contatto con gli studenti e fare da ponte verso il mercato e le aziende.

Infine ci stiamo muovendo per dare supporto alle startup. Sempre più spesso sentiamo parlare di Venture Capitalist e investitori, che certo sono importanti per una startup, ma noi siamo dell’idea che ai giovani nuovi imprenditori, serva una forte mentorship che li instradi e gli dia metodologie e strumenti per poter migliorare il modo di lavorare. Questo noi possiamo farlo, perché nel network ci sono persone che hanno già fatto imprisa e possono condividere la loro esperienza.

Insomma mi avevi chiesto un’intervista, ma è venuto un mega post! 🙂 Grazie a tutti i Ninja per la disponibilità e lo spazio di questa intervista. A presto, magari facciamo qualcosa insieme no?

Grazie a te Fabio e a tutti gli Indigeni!

E voi ninja cosa ne pensate?

Apps Politics vs Public! Le migliori da scaricare per iPhone e iPad

In Gran Fermento

Per i preparativi del corso di Specializzazione di Politica 2.0, noi della redazione mobile, abbiamo catturato per voi in un’intervista uno dei politici più innovativi: Nichi Vendola (nel post T&TMobile). Dopo i segreti delle app usate per i suoi iDevice, abbiamo qui discusso la comunicazione politica 2.0 in salsa social e viral. Ora vi riveliamo la sua app appena rilasciata:

C'è un'Italia Migliore

I politici italiani a portata di tasca

In questo articolo vi proponiamo una panoramica su come la politica in Italia approccia le strategie offerte dai nuovi territori della mobile-experience. Il confronto, come leggerete, è davvero interessante!

Nel Bel Paese spesso le cose accadono proprio come nell’immaginario cinematografico che ci è stato cucito addosso. Alla Peppone & Don Camillo style, le campagne elettorali si fanno ancora su carta, la piazza è stata solo sostituita dall’arena televisiva, gli strilloni si avvalgono al massimo di YouTube. Eppure qualcuno c’ha provato!

In materia di elezioni, il Ministro alla Pubblica Amministrazione e Innovazione – e beh, non poteva essere altrimenti – per la sua candiatura come sindaco di Venezia nel 2010, ha presentato un app per tutti gli iDevice, BrunettaSindaco. Il tentativo non gli ha però valso la vittoria.

Il Partito della Libertà non è rimasto a guardare e ha appunto pensato di agire nella nuova direzione, da qui l’eBook free per iPhone e iPad, Governo del fare. Unico aspetto interattivo dell’app è che si può rispondere ad un sondaggio sui risultati del governo Berlusconi. Il maggiore partito dell’opposizione, il Partito Democratico, ha un’applicazione non ufficiale, iPD, mentre gli altri partiti mancano all’appello.

Dalle fila dell’opposizione si è proposto in prima persona l’onorevole Luigi de Magistris: lo trovate su App Store con l’agenda dei suoi eventi e i suoi commenti.

Sul fronte movimentista non poteva mancare l’app di Beppe Grillo, che da tempo predica la rivoluzione web dal suo blog (il più seguito d’Italia): BeppeGrillo.it.

Eccovi le Apps citate dei partiti e dei personaggi politici:

iPD Partito Democratico ItalianoGoverno Berlusconi: Il governo del fare (applicazione ufficiale) BRUNETTA SINDACOde MagistrisBeppegrillo.it

… e la Pubblica Amministrazione

Sempre il nostro Brunetta nel 2010 ha inaugurato MiaPA, l’applicazione per trovare gli uffici della Pubblica Amministrazione più vicini e dare un giudizio sul servizio. Ma come nella realtà, l’iter delle burocrazie è sempre complicato: prima occorre scaricare l’app Mobnotes, un local -based social network – un Foursquare all’italiana per intenderci – disponibile per Ovi Store, Vodafone 360, Android Market e Apple Store e poi si accede al servizio. Qui i link per i diversi download.

Per fortuna si vedono piccoli passi dalle prime app sviluppate per le istituzioni pubbliche e politiche:

iPatentei-MiBAC Cinemai-MiBAC Top 40iClicLavoro

apps delle forze dell’ordine:
iCarabinieriPolizia di Stato.it

apps dei due parlamenti:
iParlamentariEuroparlamento24

Twitter per un mondo migliore: 140 giuste cause [CASE STUDY]

Come stanno evolvendo le dinamiche della comunicazione sociale nell’era dei social network? Come i social network possono riuscire a rendere davvero protagoniste 2 parole chiave per i cittadini, come fiducia e trasparenza?

Lo vediamo subito con alcune case histories di “Social Good” dove Twitter, oltre ad essere il mezzo attraverso cui si propaga una campagna sociale e si coinvolgono le persone, è diventato esso stesso l’artefice di grandi campagne, che non sono solo sociali, ma anche molto “social” 🙂

HOPE 140

Hope140 è un progetto web che declina il social media marketing a favore delle buone cause e dove Twitter diventa un vero e proprio “strumento di speranza”. L’hashtag (la parola chiave) di questa campagna, #betternow, indica proprio che i miglioramenti che ciascuno di noi può fare in favore degli altri vanno attuati..ora!

La campagna viene sviluppata con un sito web al cui interno troviamo il video di presentazione di Hope140.

Ma c’è di più. Perchè di fatto Hope140 altro non è che un hub di piccole e grandi campagne per il sociale. Si va dal The Trevor Project, per la prevenzione dei suicidi di giovani omosessuali, agli aiuti per l’ancora attuale emergenza ad Haiti, fino al problema della Malaria nel mondo.   Hope140, inoltre, applica la sua filosofia del #betternow anche alle piccole organizzazioni che si occupano di buone cause. All’interno del sito, infatti, è stata creata la Room to Read, una sorta di stanza virtuale in cui si possono leggere le migliori pratiche di utilizzo di Twitter per le organizzazioni non profit.

1 BILLION HUNGRY

Realizzata dalla McCann Erickson di Roma, 1 Billion Hungry, con il pay-off “I’m Mad as Hell”,è una campagna nata per far leva sull’opinione pubblica per portare all’attenzione (concreta!) dei governi il problema della fame nel mondo. Un miliardo di persone al mondo soffre di fame cronica. Un Jeremy Irons molto arrabbiato ce lo dice nel video realizzato per il progetto.

Anche in questo caso Twitter è, insieme a Facebook, uno degli strumenti privilegiati per il coinvolgimento delle persone. Nel sito, infatti, è stata lanciata una raccolta firme a livello mondiale da portare successivamente ai potenti del pianeta affinchè si attivino per cominciare a ridurre progressivamente il problema della fame. Su 1billionhungry.org è possibile vedere la mappa con il numero di firme raccolte per ogni Paese del mondo. Firmando si riceve una password che permette di visualizzare quante persone hanno firmato l’appello grazie a noi. L’account Twitter raccoglie quasi 5000 followers e l’indicatore numerico del sito ha superato i 3 milioni di firme raccolte. (Ma sono ancora troppo poche! E voi, avete firmato?)

Underheard in New York

Underheard in New York è un progetto nato dall’idea di 3 stagisti dell’agenzia pubblicitaria BBH: Rosemary Melchior, Robert Weeks e Willy Wang. Ai 3 giovani è stata lanciata la sfida di pensare a un modo creativo per fare del bene..in modo che si ottenesse molta visibilità! E questo è il risultato del loro lavoro: un progetto per dar voce ai senzatetto newyorkesi, attraverso Twitter.  A quattro persone senza fissa dimora – Danny (@ Putodanny), Derrick (@ awitness2011), Albert (@ albert814) e Carlos (@ Jessie550) – è stato dato un telefono cellulare con una prepagata (con un mese di messaggi di testo illimitati) e un account Twitter.
L’obiettivo era quello di sensibilizzare le persone a questa problematica, ma anche quello di poter capire “dall’interno” quali sono le lotte e le sfide quotidiane che implica il fatto di essere un senzatetto in una città come New York.  Anche se Underheard in New York non prevede una raccolta fondi diretta, i 3 co-creatori sperano che questo progetto pilota possa sensibilizzare la politica locale al problema, magari con la donazione di rifugi, come il NYC Rescue Mission.

Oltre a quelle appena raccontate, le case histories di buone e nuove pratiche di utilizzo di Twitter per fini sociali sono davvero infinite. C’è da notare, però, che un elemento comune alle 3 campagne presentate è il fatto che non abbiano come fautori gli amministratori locali. Indubbiamente speriamo che anche loro possano quanto prima cominciare a utilizzare Twitter per il bene delle loro comunità. Perchè, come diceva Aristotele, la politica altro non è che l’arte di governare le società per il bene comune.

iPad Education: La sfida educativa di Apple [Mobile Trends]

Apple ha lanciato i nuovi spot sull’iPad. Si, parliamo al plurale perché sono 5 spot di circa 30 secondi l’uno, i quali mostrano parte delle molteplici applicazioni e funzioni presenti nel tablet, lo slogan semplice e diretto racchiude tutto ciò che l’iPad è.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=XXPhoYAqRhE’]

Ma l’iPad che cos’è per i consumatori? Quale ruolo assume il suo arrivo nella nostra cultura? E in che modo influisce nello studio e nell’educazione? Secondo un articolo del New York Times alla Roslyn High School di Long Island sono stati distribuiti 47 iPad tra studenti e insegnanti, il distretto scolastico spera di fornirli a tutti i 1100 studenti. Gli iPad possono essere usati sia in classe che come compiti a casa, creando un portfolio digitale dei lavori degli studenti. “Questo ci consente di estendere l’aula al di là di queste quattro mura” ha detto Larry Reiff, un insegnate d’inglese della Roslyn, che ora pubblica tutti i materiali del suo corso online, “Se non c’è un app che fa qualcosa di cui ho bisogno, prima o poi ci sarà” ha dichiarato lo stesso Reiff, che ha detto di aver utilizzato un’applicazione che include tutte le opere di Shakespeare. I dirigenti scolastici dicono che l’iPad non è solo un nuovo giocattolo, ma piuttosto uno strumento potente e versatile, con una moltitudine di applicazioni tra cui migliaia di usi educativi.

Un caso analogo citato da Time Magazine si è verificato a Knoxville in Tennessee alla Webb School dove tutti gli studenti dai 10 ai 18 anni sono “tenuti” ad avere un iPad, e se il prezzo è troppo proibitivo possono noleggiarlo dalla scuola stessa al costo di 200 dollari l’anno. La scuola spera che l’iPad possa prendere, nel corso del tempo, il posto dei libri di testo, questo infatti aiuterà gli studenti a non avere più problemi a causa degli zaini imbottiti di libri e di conseguenza di peso per la schiena. La scuola comunque ha riferito che nonostante siano favorevoli all’iPad, conoscono il rischio di distrazione che può causare, così hanno bloccato l’utilizzo di Facebook e Twitter.
Ovviamente ci sono molti pareri contrastanti sull’utilizzo dell’ iPad come strumento educativo, ma altre volte invece si scoprono benefici inaspettati come per Leo Rosa, un bambino affetto da autismo che, grazie alla sua personale scoperta dell’ iPad, ha iniziato ad apprendere più facilmente il mondo che lo circonda, lo vediamo infatti nella copertina del San Francisco Weekly. Inoltre il sito squidalicious.com , parlando proprio di Leo ha stilato una lista delle applicazioni utili per bambini autistici.

Ian Wilson, Apple Distinguished Educator, ha creato il sito ipadineducation.co.uk dove dà l’opportunità di capire meglio il mondo e le app dell’ iPad, spiega inoltre che in questa prima fase è difficile comprendere la reale portata dell’impatto di questo tablet sull’insegnamento e l’apprendimento, in quanto è troppo presto per dirlo ma sia gli insegnanti che gli allievi inizieranno ad esplorare le sue potenzialità, cominciando a documentare cosa funziona e cosa no. Wilson ha creato degli elenchi di app utili per l’insegnamento dividendole per aree di interesse: artwork,  geography, history, literature, music e science. Ecco alcuni esempi:

Adobe Ideas

iGeo Game Dinosaur Handbook 3D Brain                                                                      

Inkling [una piattaforma per la produzione di testi interattivi]

Inkling

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Lpo__xhTSv8&feature=relmfu’]

Forse Apple si è lanciata verso una nuova forma di Edutainment, sicuramente più accattivante e moderna, seguendo magari un concetto di uno dei più famosi massmediologi:

“Coloro che fanno distinzione fra intrattenimento od educazione forse non sanno che l’educazione deve essere divertente e il divertimento deve essere educativo.”  Marshall McLuhan