Milano 18-19 febbraio: Corso di specializzazione in "Tribal Marketing & Trend Research" #ninjacademy

Già preso impegni per il 18 e 19 febbraio?

Non vorrete mica perdervi il corso in Tribal Marketing & Trend Research che Ninja Academy ha in serbo per voi! Sia mai!

Volete conoscere il programma? Siete belli concentrati? Bene!
In quel di Milano, e soprattutto con la partecipazione straordinaria del Guru Bernard Cova, che ha appena pubblicato la nuova e riaggiornata edizione del best seller “Marketing Tribale”, ci destreggeremo tra tecniche di ricerca e analisi dei trend emergenti e segmentazione tribale 2.0 in chiave strategica. Comprenderemo meglio la filosofia manageriale del tribal marketing e capiremo come sostenere la propria tribù di clienti, con la possibilità di ottenere da essa sostegno e creatività. Per variopinte coreografie tribali, ci stiamo attrezzando!

Se siete ancora titubanti, la Ninja Academy vi assicura che si tratterà del corso più stimolante, diretto e appassionante a cui abbiate mai partecipato. Ne uscirete inebriati e infervorati! 🙂

I posti disponibili sono sempre e solo 30: solo i velociraptor con il click più rapido potranno iscriversi e partecipare.

QUI trovate il programma dettagliato del corso, mentre il form di iscrizione online lo trovate invece QUI.

Il corso sarà tenuto da professionisti che si confrontano ogni giorno con i problemi del settore, con i clienti e con i principali protagonisti del marketing italiano e internazionale. Insomma, mica pizza e fichi!

Vi abbiamo incuriosito abbastanza? Eh? Eh? E allora qui sotto trovate tutte le indicazioni a riguardo:

Dove: Milano, presso Ninja Academy, Via G.Zanella 54/56

Posti disponibili: max 30

Destinatari: Il corso fornisce modelli di riferimento, spunti creativi, strumenti teorici e pratici a professionisti e studiosi della comunicazione, in particolare a:

● Professionisti del marketing – Consulenti, Marketing Manager/Director, Product/Brand Manager

● Strategic Planner/Account/Creativi di agenzie di pubblicità/PR/eventi/media

Programma giornate:

18 febbraio 2011 – Tribal Marketing

Obiettivi:

Identificare l’esistenza di una tribù intorno al proprio brand. Ottenere sostegno e creatività dalla propria tribù di clienti. Fornire strumenti manageriali necessari a comprendere le caratteristiche di una tribù di consumatori.

Masters Ninja:

Alex Giordano – Strategic Planning Director dei Ninja
Alessandro Caliandro – Responsabile Etnografia Digitale di Viralbeat
e la partecipazione straordinaria di Bernard Cova

19 febbraio 2011 – Trend Research

Obiettivi:

Approfondire la tecnica di ricerca e analisi dei trend, attraverso la metodologia del Trendwatching Internazionale. Intercettare e mettere in relazione elementi apparentemente incongrui per trovare in essi una continuità, una ricorrenza, una matrice comune. Confrontare la metodologia del Trendwatching Internazionale con l’affine CoolHunting.

Masters Ninja

Patrizia Martello – Trendwatcher, consulente & docente alla NABA di Milano
Alessia Zampano – Trendwatcher, consulente & docente all’Accademia del Lusso di Milano

Ricordatevi, miei cari guerrieri, che avete tempo fino all’11 febbraio per usufruire dello sconto Ninja, grazie alla modalità early booking: 540 € per la singola giornata, 960 € per entrambe!
As usual, è altamente consigliato seguire entrambe le lezioni per avere una visione più completa sull’argomento.

Altra buona notizia: anche per questo corso è previsto un candy che vi consente di vincere un ingresso gratuito.

QUI i dettagli

Per qualsiasi info e/o dubbio non esitate a contattare la maestra Ilaria e la maestra Franzina agli indirizzi ilaria [@] ninjamarketing.it o francesca [@] ninjamarketing.it o telefonate allo 02 899 26 128.

Egitto: Google, Twitter, Al Jazeera English e gli Anonymous contro la censura [CASE STUDY]

Partite dalla Tunisia, le contestazioni si sono estese non solo ad Algeria ed Egitto, ma anche a Yemen, Gabon, Etiopia e Siria (dove ci si prepara alla manifestazione di domani, anche attraverso l’hashtag su Twitter #feb5).

Pochi giorni fa ho analizzato “la rivoluzione tunisina vista con gli occhi di twitter e del social web, oggi parleremo della Rivoluzione Egiziana contro il dittatore Hosni Mubarak – da 30 anni a capo del governo.

Tutto è iniziato tutto con l’hashtag #Jan25 – l’hashtag di Twitter che appunto si riferisce al 25 Gennaio, il giorno della prima manifestazione in Egitto.

Se non lo avete già visto, vi consiglio di vedere questo video caricato su YouTube proprio il primo giorno della protesta (e che oggi ha ottenuto oltre 1 milione e 800.000 visualizzazioni) che mostra un ragazzo che ferma un blindato-idrante:

Mubarak, per paura di fare la fine delle’ex dittatore tunisino Bel Alì, il 28 Gennaio ha fatto oscurare Internet (e successivamente anche gli sms). Avete capito bene, non sono stati oscurati solamente i Social Network (Facebook, YouTube, Twitter, etc), ma proprio tutto Internet!

Sono bastati pochi minuti per spegnere la rete in tutto il paese, e come scrivono su Wired.it “spegnere Internet, al giorno d’oggi, non significa disattivare un accessorio di poco conto. Non significa spegnere la TV o il microonde. Significa spegnere un sistema di comunicazione attraverso il quale passano, per dire, esami clinici, denaro e piani d’emergenza”.

Questo perchè il governo di Mubarak ha obbligato le TELCO egiziane (Link Egypt,Vodafone/Raya, Telecom EgyptEtisalat Mis) a “spegnere internet” all’interno del paese, come dimostrato anche nel grafico qui sotto, che mostra appunto l’andamento del traffico internet nel paese durante i giorni della rivolta:

Twitter – informazione real time in 140 caratteri: #Jan25 #Egypt #EgyRevolt

Alcune delle notizie su ciò che è stava succedendo nel paese sono comunque riuscite a trapelare in rete, ad esempio attraverso gli hashtag Twitter #Jan25 #Egypt #EgyRevolt che sono stati davvero una fonte inesauribile di informazione.

Prima di tornare al discorso censura, vorrei soffermarmi proprio su Twitter, e mostravi questa infografica realizzata da Sysomos – un’azienda molto conosciuta nell’ambito del social media monitoring, social media analysis e social media intelligence.

Sysomos ha analizzato circa 52 milioni di twitteri che hanno utilizzato gli hashtag relativi alle crisi in Egitto, Tunisa e Yemen, rilevando che solo 14.642 tweets (ovvero lo 0,027%) proviene dall’Egitto, dallo Yemen o dalla Tunisia.

Questo dato, se da un parte è da “prendere con le pinze”, perchè sono ancora molti i twitteri che non utilizzano la geolocalizzazione dei tweets (e immagino che in uno stato di caccia all’uomo siano ancora meno i twitteri che la utilizzano), dall’altra dimostra il forte attivismo e la partecipazione di persone non sono localizzate in nessuno dei tre paesi che stanno vivendo attualmente le crisi politiche.

Al Jazeera English: la fonte di informazione dell’ #EgyptRivolt

Sin dall’inizio delle proteste la tv araba Al-Jazeera English è stata la principale fonte di informazione riguardante la rivolta egiziana…Chissà, probabilmente un giorno verrà ricordata come La Radio Londra della Rivoluzione Egiziana.

La copertura mediatica di Al-Jazeera English infatti ha incluso:

– il live streaming via web cam posizionate in diversi punti cruciali del Cairo e trasmesso tramite connessione satellite Nilesat;

– il live tweeting con gli aggiornamenti in 140 caratteri della situazione in Egitto;

– il live blogging, online a partire dal 28 Gennaio.

Il 30 Gennaio l’emittente è stata oscurata da parte del “nuovo governo” appena insediatosi (sempre a capo di Mubarak), perché accusata di essere contraria al regime. Insieme all’oscuramento dell’emittente, sono stati ritirati tutti gli accrediti dei giornalisti di Al Jasira English e 6 di loro sono stati arrestati.

L’emittente si è sin da subito organizzata per continuare a trasmettere, dando istruzioni su come aggirare l’oscuramento.

Gli Anonymous contro la censura Egiziana: #OpEgypt

Duranti i giorni della censura, molti dei tentativi di raggirarla sono stati intrapresi dagli Anonymous (#OpEgypt su Twitter e IRC), il gruppo hacktivism di cui vi ho parlato nell’articolo sulla Rivoluzione in Tunisia e nel caso Wikileaks.

Al governo egiziano:

Anonymous vuole che offrite libero accesso ai mass media nel vostro paese, senza censura.

Se ignorate questo messaggio, non soltanto attaccheremo il sito web del vostro governo ma Anonymous farà in modo che i mass media internazionali sappiano la verità e vedano il quotidiano orribile che imponete al vostro popolo.

Google e Twitter aggirano la censura: @Speak2Tweet

Nei giorni scorsi un gruppo di ingegneri di Twitter, Google e SayNow (una start up specializzata in servizi di voice messaging) ha elaborato un servizio chiamato “Speak to Tweet“.

Il servizio consente agli utenti egiziani di mandare i loro tweets via telefono. I tweets realizzati con questo sistema vengono pubblicati direttamente sull’accout Twitter @speak2tweet:

Tre numeri attivi da ieri: +16504194196, +390662207294, +97316199855, gli utenti chiamano per lasciare un messaggio vocale che viene immediatamente convertito in un file audio (lo salva in Wav e lo converte in Flash) e reso disponibile sulla piattaforma di SayNow. Basta un attimo e i loro messaggi tornano a invadere la rete. [Fonte: Il Fatto Quotidiano]

***

E mentre dalla giornata del 2 Febbraio Internet è tornato a funzionare in tutto il paese, la lista dei giornalisti (e attivisti blogger) minacciati, aggrediti, arrestati continua ad allungarsi..

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Milano 4-5 marzo: Corso di specializzazione in "Politica 2.0" #ninjacademy

Ve lo avevamo già anticipato nell’articolo di Mirko Pallera del 25 novembre – dove si parlava di (e con) Sam Graham-Felsen, colui che fu il chief blogger durante la campagna elettorale di Obama, ma ora è una certezza e ve la confermiamo:

Ninja Academy, in collaborazione con Lo Spazio della Politica, è stra-orgogliosa di presentare – e qui tenetevi forte, ..il corso in Politica 2.0 in programma il 4 e 5 marzo a Milano!

Volete scoprire come vincere le elezioni grazie all’ausilio dei social network?

Vi siete chiesti come i social media stiano cambiando il mondo della politica e della pubblica amministrazione?

Vi state spremendo le meningi ma non riuscite a comprendere appieno come Barack Obama sia riuscito a catalizzare una così grande attenzione verso la sua, al tempo solo ipotetica, nomina a Presidente degli Stati Uniti?

E magari siete pure curiosi di approfondire anche le case history nazionali come quella di Nichi Vendola, considerato l’Obama italiano?

Beh, allora non ci sono scusanti che tengano: questo è, nel modo più assoluto, il corso che fa per voi!

Un team di gloriosi-illustri-esimi relatori professionisti ci accompagnerà in questa nuova avventura, assolutamente innovativa e specializzante, alla scoperta dell’evoluzione e dell’interconnessione tra la politica tradizionale e quella 2.0!

Qualche nome? Ma.. vi state tenendo forte, vero? Bene! 😉 Allora i nomi ve li facciamo tutti:

Luigi Crespi, Michelangelo Tagliaferri, Dino Amenduni, Alessandro Tartaglia, Alex Giordano e, direttamente da “Lo Spazio della Politica”, Alessandro Aresu, Moris Gasparri, Daria Santucci, Federica Colonna e Raffaele Mauro.

Ma con il “cast” leggendario che Ninja Academy vi offre, ditemi voi: come potreste anche solo minimamente pensare di lasciarvi scappare un corso di questo tipo?

E allora bando alle ciance e che le iscrizioni abbiano inizio! Come premio non viene offerta nessuna scorciatoia politica :mrgreen: ma fino al 25 febbraio vi assicuriamo lo sconto sul costo totale grazie alla modalità early-booking!

Pronti a scoprire per filo e per segno il programma delle due giornate?
Cliccate QUI e sarete accontentati! Per il form di iscrizione cliccate invece QUI.

Ricapitolando:

Dove & Quando: Milano, 4-5 marzo

Destinatari: Il corso fornisce modelli di riferimento, spunti creativi, strumenti teorici e pratici
a professionisti, studiosi ed appassionati della politica, in particolare a:

– Parlamentari, assessori e consiglieri regionali e provinciali, amministratori locali, assistenti politici, giornalisti e addetti stampa, militanti politici e cittadini impegnati nell’associazionismo

– Funzionari P.A. di ogni livello


Programma giornate
:

4 marzo 2011 – “Politica 2.0: Come vincere le elezioni con Facebook”

Obiettivi:

Esaminare e comprendere le dinamiche della politica e della pubblica amministrazione in relazione alla popolarità dei social media. Valutare l’impatto dei social media nella società e le sue conseguenze politiche di breve e lungo periodo. Approfondire e contestualizzare le case history nazionali e internazionali, prendendo come esempio Nichi Vendola per l’Italia e Barack Obama per gli Stati Uniti. Imparare ad utilizzare i social media per campagne elettorali e branding di personaggi politici.

Masters Ninja:

Luigi Crespi Analista e sondaggista, ha inventato il contratto con gli italiani di Berlusconi e la megacampagna «Meno tasse per tutti»

Michelangelo Tagliaferri Fondatore della Fondazione Accademia di Comunicazione di Milano

Raffaele Mauro Strategic Advisor de “Lo Spazio della Politica”

Alex Giordano – Strategic planning director dei Ninja

Federica Colonna Consulente politica e cofondatrice dello studio professionale Dueccì

Alessandro Tartaglia – Cofondatore di FF3300 e docente di Design della Comunicazione


5 marzo 2011 – “Politica 2.0: Come usare i social media per avvicinare i cittadini alla politica e alla pubblica amministrazione”

Obiettivi:

Approfondire le reali possibilità di incontro tra politici e cittadini, grazie all’uso dei social media. Comprendere l’evoluzione e l’interconnessione tra il mondo della politica tradizionale e la politica 2.0. Analizzare e valutare le nuove risposte della politica alla domanda di fiducia e trasparenza che viene dai cittadini.

Masters Ninja:

Dino Amenduni – Responsabile nuovi media e consulente per la comunicazione politica di Proforma e coordinatore dello staff social media di Nichi Vendola

Alessandro Aresu – Cofondatore e direttore generale dello Spazio della Politica

Moris Gasparri – Cofondatore, direttore editoriale e social media strategist dello Spazio della Politica

Daria Santucci – Esperta di e-partecipation e innovazione nella P.A. Lavora per la Camera di Commercio di Torino ed insegna Semiotica della Comunicazione Web all’Università di Torino

Dose di fosforo per le vostre testoline: fino al 25 febbraio potete usufruire dello sconto Ninja, grazie alla modalità early booking: 540 € per la singola giornata, 960 € per entrambe!

Consiglio spassionato: è altamente consigliato seguire entrambe le lezioni per avere una visione più completa sull’argomento.

Last but not least, non dimenticatevi del corso imminente in Tribal Marketing & Trend Research, che avrà luogo il 18 e 19 febbraio presso la Ninja Academy di via Giacomo Zanella 54/56 a Milano, con, tra le altre, l’imperdibile e preziosissima partecipazione di Bernard Cova, guru e inventore del Tribal Marketing, che ha appena pubblicato la nuova e aggiornata edizione del best seller “Marketing Tribale“.

Udite udite: il libro sarà compreso per ognuno di voi nel prezzo del corso!

Per qualsiasi info e/o dubbio non esitate a contattare il team Ninja Academy nonché Ila & Franzina agli indirizzi ilaria [@] ninjamarketing.it o francesca [@] ninjamarketing.it o telefonate allo 02 899 26 128.

Samsung Memory Card HD? Un tesoro spaziale!

Fermatevi un attimo, e alzate gli occhi al cielo. Uccelli? Alieni? Superman?

Nulla di tutto questo, bensì un centinaio di aeroplanini di carta bianchi e rosa, con Memory Card HD a bordo, direttamente dallo spazio. La curiosa iniziativa è stata presa da Samsung, per testare la resistenza del suo nuovo prodotto e lanciarlo, letteralmente, sul mercato.

Le Memory Card sono state uploadate con i messaggi, video e foto degli utenti del sito Projectspaceplanes , e sganciate a 30.000 metri di altezza.

Chi si imbatterà negli aeroplanini superstiti, potrà controllare che i contenuti siano ancora integri e caricarli sullo stesso sito, per scambiarli condividerli con gli altri utenti.

La campagna è stata ideata da The Viral Factory.

Che aspettate? Non  resta che iniziare a cercare!

Un video su YouTube racconta la rivoluzione egiziana

Tamer Shaaban è riuscito a ottenere circa 1 milione di visualizzazioni con una giustapposizione abbastanza emozionante della tragedia egiziana che ha preso il via ufficiale il 25 Gennaio scorso, con la rivoluzione contro il governo Mubarak.

La tragedia ha coivolto non pochi morti e feriti tra il popolo e la polizia, e nel video accompagnato da un pezzo musicale coinvolgente, uomini inferociti urlano contro il Governo Egiziano paragonandolo al Sangue e alla Violenza, senza lasciare un minino di spazio al razionicio che ormai sembra esser scomparso.

Un popolo stanco, sfigura con contentezza l’immagine di Mubarak e urla per rivendicare un’unità nazionale e nuove elezioni parlamentari.

Il tragico e commovente video termina con una vecchia citazione del presidente Kennedy che esemplifica l’ideologia da cui parte la violenza egiziana di questi giorni: “Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica, rendono inevitabile una rivoluzione violenta”.

L'Equo Compenso aumenta ancora: regalone alla SIAE e mazzata ai consumatori!

Tre premesse

1 – Provo a stimolarvi anche l’udito oltre la vista. Vi pregherei quindi di far partire il video sotto prima di continuare a leggere:

2 – Vi pregherei inoltre di non gridare subito al Comunista, ma di fermarvi a riflettere due secondi dopo aver letto.

3 – le parti con il titolo evidenziato in rosso sono gli approfondimenti giuridici della nostra giurista Morena Ragone, aka Wiki Kinetic-Kindred. Un esperimento di articolo scritto… a quattro mani!

Che cos’è l’Equo Compenso

Come avrete notato, la canzone che vi ho fatto lanciare in sottofondo è Money dei Pink Floyd, che mi sembrava molto adatta al tema che stiamo per trattare, specialmente i rumori della sua intro, visto che parliamo di soldi, e tanti.

L’Equo Compenso, senza fare giri di parole, è una nuova tassa, introdotta all’inizio dello scorso anno. Malgrado il ministro Bondi non fosse d’accordo quando il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, dichiarando a Repubblica che

“è previsto da anni nel nostro sistema, in particolare dal decreto legislativo n. 68/2003, che ha attuato una direttiva comunitaria. Non è una tassa ma un compenso dovuto per legge a soggetti privati. Paesi come la Francia, la Germania e la Spagna (e altri ancora) hanno previsto da tempo tale compenso e lo hanno stabilito in misura ben più alta di quanto lo abbiamo fatto noi”

e ancora che

“proteggere il diritto d’autore è un modo per consentire a creatori, interpreti ed esecutori di proseguire la propria attività e preservare la loro autonomia e dignità”.

Ebbene, io (ma non solo io), credo proprio invece che sia una tassa. Anzi, più che una tassa, è un vero e proprio regalo alla SIAE! E’ vero che esisteva già nel nostro Paese, ma solo su CD/DVD e masterizzatori. E’ vero anche che l’equo compenso è disciplinato in altri paesi, ma non a questi livelli e non esteso a così tanti prodotti.

Varie associazioni di consumatori ed industriali si erano mosse subito l’anno scorso, ritenendo il provvedimento assurdo e sproporzionato, ma non avevano ottenuto nulla.



APPROFONDIMENTO – DIRITTI DIGITALI

L’equo compenso è stato introdotto in Italia dalla legge 93 del 1992.

L’art. 71 septies, inserito all’interno della legge 633 del 1941 dal decreto legislativo n. 68 del 2003 – con la quale si è recepita la direttiva 2001/29/CE “sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione” – lo ha solo adeguato alla normativa europea, prevedendo espressamente che “Gli autori ed i produttori di fonogrammi, nonché i produttori originari di opere audiovisive, gli artisti interpreti ed esecutori ed i produttori di videogrammi, e i loro aventi causa, hanno diritto ad un compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi di cui all’articolo 71-sexies“.

Si tratta effettivamente di un compenso per la realizzazione di una copia privata di un’opera: non c’è, infatti, alcun emolumento che va allo Stato, come invece accade per le tasse.


Come funziona e quali sono le conseguenze

Si applica a tutti i dispositivi multimediali dotati di memoria interna: hard disk, memory card, chiavette USB, lettori MP3, cellulari, televisori dotati di hard disk, decoder, CD/DVD/Blu-ray, PC, computer portatili, tablet e chi più ne ha più ne metta… su qualsiasi cosa riusciate ad immaginare che abbia capacità di archiviazione dati (anche se non è tecnicamente possibile che contenga dei file di grandi dimensioni, come un film ad esempio) grava questa tassa.

E’ prevista in pratica, da parte delle case produttrici, la corresponsione di una cifra (variabile in base alla capacità di archiviazione dei suddetti dispositivi) alla Società Italiana degli Autori ed Editori (o SIAE).

Perchè tutto questo? Perchè POTENZIALMENTE (cioè indipendentemente dall’uso reale che poi ne viene fatto) ognuna di quelle periferiche potrebbe danneggiare il diritto d’autore, qualora vi fossero immagazzinate copie private (legittime) dei contenuti multimediali acquistati: esempio, se compro un CD (originale ovviamente) e converto le tracce in MP3 per ascoltarle anche sul mio lettore musicale portatile, NON ho nel modo più assoluto commesso una violazione del diritto d’autore, ma la SIAE prende ugualmente il compenso per l’atto la copia, che viene considerata in pratica ugualmente illegale.

La tassa non cade direttamente sui consumatori come l’Imposta sul Valore Aggiunto, ma deve essere corrisposta dalle case produttrici, le quali, di conseguenza, sono costrette ad aumentare i prezzi di vendita al pubblico. Per vedere nel dettaglio le tariffe applicate ai vari dispositivi ed alle varie capacità, vi rimando all’Allegato Tecnico del Decreto, presente sul sito del Ministero dei Beni Culturali. Comunque, si va da pochi centesimi fino alle decine di Euro, che non sono pochi tutto sommato! Ancora più pragmaticamente, guardate gli aumenti dei prodotti sull’Apple Store italiano in questo articolo di Apple Blog.



APPROFONDIMENTO – DIRITTI DIGITALI

Sono d’accordo sul funzionamento del compenso, che colpisce indiscriminatamente tutti i supporti di archiviazione digitale, cellulari compresi, anche se con memoria destinata a tutt’altro uso rispetto alla ‘riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi’.

La norma, invece, sembrerebbe scritta per colpire la realizzazione di copie private tramite apparecchi e supporti che siano specifici per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi.
Il decreto ministeriale sembra avere, in questo senso, davvero poco di ‘equo’, prendendo in considerazione il solo compenso, comunque dovuto!

Ad ogni modo, l’atto di copia in sè, anche se di copia privata, comporta una intrinseca ‘violazione’ del diritto d’autore (e uso appositamente il virgolettato): il copyright nasce, appunto, quale compenso per la copia delle opere – in seguito alla nascita della stampa a caratteri mobili – a qualsiasi scopo essa sia effettuata.

Non sarebbe corretto, pertanto, a termini di legge ovviamente, dire che se la copia è ad uso privato non è dovuto alcun compenso: l’acquisto di un sopporto contenete l’opera – o di un file di essa – concede all’acquirente una licenza per l’uso di una copia dell’opera stessa. Finchè l’opera ed il supporto che la conteneva (vinile, audiocassetta, pellicola) erano un tutt’uno, il problema era di più agevole soluzione.

E’ chiaro che con l’avvento del digitale le cose sono ora del tutto differenti e decisamente più complesse. Il diritto di riproduzione, comunque, appartiene a chi è titolare dei diritti di sfruttamento economico dell’opera: concedendo una deroga per la copia privata – che diviene così lecita – pertanto, il legislatore ha introdotto un meccanismo compensativo, proprio istituendo l’equo compenso.
Per quanto riguarda gli aumenti di alcune aziende, vorrei porre una domanda ai nostri lettori: siamo davvero sicuri che dipendano solo ed esclusivamente dall’equo compenso, e non, magari, dalla volontà di specularci sopra, attribuendo ogni colpa alla SIAE?


Qualche speranza c’è ancora

Quest’anno le tariffe di Equo Compenso dovranno aumentare ulteriormente, e per chi compra in Italia ci sarà un’altra bella mazzata (pensate che i ricavi della SIAE sull’Equo Compenso sono passati dai circa 70 milioni di Euro del 2009, prima dell’emanazione del Decreto, ai 300 milioni stimati nel 2010, e destinati a salire ancora nell’anno corrente), ma non dobbiamo disperare: alcuni produttori hanno cominciato a vendere computer o periferiche senza memorie, da acquistare a parte, magari all’estero.

Infatti acquistando all’estero, sempre restando nei confini dell’Unione Europea, ci si può avvantaggiare di sconti sul prezzo, sulle spese di spedizione e dell’assenza di spese doganali. Provate un po’ a confrontare i prezzi e vedrete che differenze!

Altre buone notizie ci vengono direttamente dalla Corte di Giustizia Europea: un caso simile era stato portato dinanzi alla Corte dall’azienda spagnola Padawan, che era stata multata dallo Stato per non aver corrisposto l’equo compenso al loro equivalente della SIAE. Ad ottobre 2010, la Corte ha così sentenziato, dando ragione alla Padawan:

“L’ammontare del compenso deve essere strettamente correlato all’effettivo pregiudizio arrecato ai detentori dei diritti, e là dove questo sia minimo, il pagamento del compenso non è dovuto.”

Il compenso per copia privata è da considerarsi indipendente a quello per le copie illegali, e non deve dunque compensare il titolare del diritto d’autore per queste ultime. Si spera, dopo il caso spagnolo, che la questione venga valutata anche dal nostro Governo (tra uno scandalo sessuale e l’altro, si intende), perchè siamo in piena era digitale, e tassare l’equo compenso sembra proprio il retaggio di un’era precedente.



APPROFONDIMENTO – DIRITTI DIGITALI

Effettivamente, l’utilizzo di dispositivi privi di memoria è un artificio spesso utilizzato per evitare di corrispondere l’equo compenso al momento dell’acquisto, riservando l’acquisto della memoria di massa ad un momento successivo, magari tramite siti online esteri: in molti casi, però, le differenze di prezzo sono relative più agli sconti praticati online ed alla comparazione che l’acquirente fa alla ricerca del prezzo più vantaggioso, che non al mancato versamento del compenso previsto dall’artciolo 71 septies nel paese di produzione.

In effetti, il recepimento della direttiva non è stato uniforme in tutte le sue parti, creando, così, non solo una disomogeneità nei diversi paesi europei, ma vanificando quello che era proprio l’intento della direttiva 2001/29/CE, ossia l’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione.

La sentenza che citi, effettivamente, ha sancito alcuni principi importanti: la necessità di applicazione uniforme delle normativa in tutti i paesi nei quali è stata introdotta l’eccezione per copia privata; l’impossibilità di applicare indiscriminatamente l’equo compenso a qualsiasi suporto di archiviazione, in contrasto con le previsioni della direttiva comunitaria; qualora esso non sia messo a disposizione dell’utenza privata e non venga destinato alla copia privata.

La sentenza, quindi, sancisce contemporaneamente il principio inverso: se è vero che l’equo compenso non può essere richiesto indiscriminatamente anche per i supporti non destinati all’utenza privata o alla copia privata, è, al contrario, legittimo che venga richiesto in relazione ai supporti destinati all’utenza privata, indipendentemente dall’accertamento dell’effettivo utilizzo di essi per la realizzazione di copia privata. Ciò che rileva, in tal caso, è la disponibilità delle apparecchiature stesse, e non l’effettiva realizzazione delle copie: basta questo, infatti, a rendere legittima l’imposizione.

Ora: è ovvio che io potrei anche non essere d’accordo, ma tale è la situazione normativamente prevista. Per cui, raccolgo e amplifico l’invito che rivolgi al legislatore: vogliamo parlare compiutamente di diritto d’autore e rivedere l’impianto della normativa alla luce dello sviluppo delle nuove tecnologie? Credo sia davvero arrivata l’ora di farlo…


Cari politici e politicanti, dopo aver liberato il Wi-Fi (o quasi), vogliamo rivedere anche la normativa sulla proprietà intellettuale?

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IPcalypse: oggi la fine degli indirizzi Internet

Con questo countdown non voglio mettervi ansia, nemmeno fretta. Ma aggiornarvi sulla situazione degli indirizzi IP mondiali. Che stanno per finire, evidentemente! La notizia era nota (a dirlo proprio Vincent Cerf, uno dei padri della rete e dell’attuale tecnologia IPV4), non sto scoprendo nulla. Ma con alta probabilità finiranno proprio oggi pomeriggio.

I calcoli iniziali avevano previsto l’assegnazione degli ultimi blocchi nel 2010, ma grazie ad alcuni interventi come il “riciclo” di vecchi indirizzi e l’introduzione di nuove tecnologie come il Dhcp, Nat, ecc. si è riusciti ad arrivare fino a febbraio di quest’anno.

Oggi pomeriggio, tra qualche ora, ci sarà l’Arpageddon, ovvero la fine della connettività web che abbiamo sempre conosciuto. In pratica, da oggi pomeriggio non ci saranno più indirizzi IP disponibili per chi vorrà connettersi alla rete mondiale. L’indirizzo IP è il numero identificativo che viene assegnato ad ogni dispositivo che vuole navigare su internet. Data la sempre più crescente richiesta di banda da parte delle sempre più diffuse tecnologie di connessione (PC, smartphone, palmari), questi indirizzi stanno per esaurirsi.

IPV4 e IPV6, cosa cambia?

Il problema sta nella compatibilità dei due protocolli. Il passaggio di testimone è un’impresa tutt’altro che semplice. Cambiare la tecnologia di base sulla quale operano milioni e milioni di reti e computer, infatti, avrebbe portato al caos più totale; per ovviare a ciò, l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’ente internazionale che si occupa della gestione di Internet) ha introdotto diverse tecnologie dedicate alla convivenza tra l’IPV4 e l’IPV6, per un passaggio graduale al nuovo sistema (SIT, Simple Internet Transition).

Non voglio annoiarvi troppo (anche perché poi vi aggiungo i link per approfondire il tema) ma in definitiva, non è stata ancora sviluppata una tecnologia che riesca a far dialogare il vecchio e il nuovo con una compatibilità piena.

Anzi, nel lungo periodo potrebbero verificarsi casi di incomunicabilità tra apparecchi dotati di indirizzo IPV4 e altri con indirizzo IPV6. E su questo stanno lavorando molti “grandi nomi” (Google, Facebook, ecc) del web.

La situazione in Italia

Chi sta veramente utilizzando l’IPv6 in Italia? Il RIPE (Regional Internet Registry europeo) ha usato il metodo delle stelle, lo stesso utilizzato per indicare gli alberghi migliori o i ristoranti più raffinati. La classificazione mette in evidenza i LIR, i Local Internet Registry, ovvero operatori di telecomunicazioni, internet service provider, content provider, reti della ricerca, grosse enterprise, internet exchange che non solo mettono a disposizione dei loro utenti indirizzi IPv6, ma che li usano e li propagano correttamente nella rete.

La prima stella è semplice: è assicurata se si è ottenuto un pool di indirizzi IPv6 da RIPE. La seconda stella si guadagna se gli indirizzi sono noti a tutte le altre reti che compongono internet, diventando parte della cosiddetta full routing table, la tabella globale di tutti gli indirizzi dell’internet mondiale che serve ai router per capire dove mandare i pacchetti dei dati per arrivare a destinazione.

In Italia i LIR a 4 stelle sono 27 su un totale di 446. Ma attenzione, il 77% del totale non ha nemmeno una stella, ovvero non ha ancora richiesto indirizzi IPv6!! I nomi dei 27 sono pubblicati sul sito di RIPE e in questa lista mancano tutti i grossi operatori sia fissi che mobili. Si può infatti fare il confronto con l’elenco di tutti i LIR che operano in Italia. Un atteggiamento di attesa non giustificato che potrebbe lasciare l’Italia al palo.

Perché il resto del mondo non resta a guardare. Ed è possibile che noi dobbiamo essere sempre follower??

Rena alla Social Media Week per una Rete libera e neutrale [EVENTO]

Rena, Rete per l’Eccellenza Nazionale, sarà presente alla Social Media Week, con un evento esclusivo: OpenData: trasparenza, informazione, coinvolgimento.

Per partecipare basta essere presenti alle 16,30 al Centro Studi Americani, in via Michelangelo Caetani 32, a Roma naturalmente.

L’evento sarà dedicato ai progetti “Free As The Web“, inclusa l’iniziativa FreeAsTheData, e “Il dato è tratto” – con la presenza di Morena Ragone, Daria Santucci e Giuseppe Ragusa.

Trasparenza – Il dato è tratto

Mediante l’analisi dei dati e della loro provenienza, il progetto promosso da Rena mira a verificare ed accertare il loro eventuale uso distorto nel nostro Paese, nonché a ricostruire i criteri con i quali tv, stampa, giornali e radio utilizzano e fanno affidamento su ricerche e studi proposti da associazioni e centri di ricerca indipendenti. Tramite tale ricostruzione, il Dato è Tratto vuole allargare la consapevolezza dei cittadini nei confronti dei dati statistici, così da tornare ad essere strumento esaustivo di trasmissione di informazioni.

Informazione – FreeAsTheData

Freedata Labs, sponsor tecnico della Social Media Week, propone una ricerca di social intelligence, basata sull’ascolto della conversazioni nel web, sulle tendenze della rete nel 2011. I temi studiati sono quelli del video calling, mobile blogging, f-commerce, cyberbullism e della netiquette per comprendere come gli utenti “vivono” e comunicano questi argomenti.

Coinvolgimento – Free As The Web

Un osservatorio dedicato ad approfondire il tema della libertà e neutralità della Rete.
Un luogo di dibattito e riflessione per difendere il web dagli attacchi della cattiva informazione.
Un presidio attivo per tenere i riflettori puntati su tematiche che riguardano sempre di più i diritti fondamentali dei cittadini digitali.
Il tutto per garantire a tutti gli internauti – cittadini, istituzioni, aziende – la possibilità di continuare a sfruttare al massimo le potenzialità di Internet. Senza ledere i diritti di nessuno.

I’m free as…
Liberi di ragionare
Liberi di esprimere
Liberi di condividere

Essere liberi, liberi come la rete. Perché la libertà della e nella rete è una sfida di impegno civico, una prova per cittadini attivi e consapevoli.

Il dibattito è aperto.

Per chi fosse interessato al tema degli open data Ninja Marketing aveva già esplorato l’argomento in un’intervista di qualche settimana fa!

"The Daily Revolution": tutte le Apps dei quotidiani su iPhone

E’ “The Daily” il primo news App per l’iPad, nato dai due tycoons, Steve Jobs e Ruper Murdoch, che hanno rivoluzionato i loro settori e cambiato il nostro lifestyle.
Il progetto è seguito per Apple da Eddy Cue e per la testata “The Daily” dai tre direttori responsabili, Jesse Angelo, John Miller e Greg Kleinman.

 

Noi europei non possiamo ancora scaricarlo dall’Apple Store (possiamo farlo solo usando e creando ad hoc un account per lo Store USA).

The Daily è innovativo su più fronti. Come spesso accade in casa Apple, è usata la logica di sviluppo design-driven innovation. E’ un’evoluzione di design+marketing per il settore News:
– ha un’impaginazione dashboard più avanzata rispetto alle sperimentazioni fatte da alcuni giornali pubblicati per MobileWeb Oriented e APP;
– si può acquistare “in-app Subscription” (innovazione rispetto a “in-app Purchases”);
– è stata creata una struttura e una redazione ad hoc con giornalisti transmediali.

Ecco il link per chi ha creato l’account USA

The Daily

In attesa del’edizione x-lingual, alcune APPS delle testate dei neswspapers storici.

apps quotidiani

la Repubblica +Corriere della SeraIl Sole 24 OREil Fatto Quotidiano per AbbonatiL'Avvenire MobileIl Foglio per iPadil Giornale su iPadLa Stampa Edicolal'Unità per iPadIl MessaggeroIl MattinoQuotidiani Italiani - Giornali Italiani - Italian Newspapers - Newspapers Italy

alcune apps quotidiani specialistici

corriere delle Comunicazioni per iPadLa Gazzetta dello SportTuttosport.comMF Interactive

dimenticata qualche apps? vuoi che venga aggiunta nel nostro database per i prossimi post?

segnalacela su mobile[@]ninjamarketing.it 😉

La storia di Angry Birds, un caso crossmediale di successo [CASE STUDY]

Se non conoscete Angry Birds, vi state perdendo una storia di eccellenza a metà tra mondo mobile e reame del branded entertainment. Si tratta, semplicemente, di uno dei videogiochi mobile più diffusi ed addicting di sempre. Ne parliamo perché il suo sviluppo commerciale si sta facendo ogni giorno più interessante ed è probabile che diventerà un case study di cui sentiremo spesso parlare.

La storia

Tutto iniziò nel 2003, quando 3 studenti della Helsinki University of Technology – Niklas Hed, Jarno Väkeväinen e Kim Dikert – partecipano ad un concorso di programmazione di videogiochi mobile sponsorizzato da Nokia ed HP. La loro vittoria, con il gioco “King of the Cabbage World”, è la scintilla imprenditoriale che li convince ad aprire una società. Attraverso successive acquisizioni ed espansioni di staff, Rovio produce giochi per Electronic Arts, Nokia, Vivendi, Namco Bandai e Mr. Goodliving/Real Networks.

A dicembre 2009 esce ufficialmente Angry Birds sull’App Store, cui seguono diversi adattamenti come quello per Mac/Pc e Palm. La versione ad-supported del gioco per Android è stata scaricata più di 7 milioni di volte a partire dal suo lancio ad ottobre 2010. Mentre sulle piattaforme iOS il gioco continua ad essere un app bestseller, con più di 10 milioni di download (oggi la sua versione in HD per iPad costa 3,99 euro). Bene contro male, uccellini vendicativi le cui uova vengono rubate da un gruppo di maialini. Obiettivo del gioco è gestire questi piccoli team di uccellini (ogni specie ha un super-potere) per distruggere i maialini barricati dietro improbabili strutture di vetro, legno e pietra per avanzare di livello.

Una trama semplice e breve, effetti sonori soddisfacenti ed un gameplay a stento difficile, ma è esattamente quanto basta per far immedesimare il giocatore che a quel punto è motivato a vincere ogni livello di gioco. Un gioco in grado di innescare lo stato di flusso (Csikszentmihàlyi, 1990): uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività caratterizzata da totale coinvolgimento, focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento del compito. Persino David Cameron e Salman Rushdie sono addicted ad Angry Birds.

Il Wall Street Journal si addentra nello spiegare i diversi elementi di valore presenti nei cosiddetti “casual games“, cioè quelli pensati per essere giocati in brevi momenti e flash della giornata. A tal punto da definire quest’attività “entertainment snacking“, così diffusa che è ormai normale vedere adulti tirar fuori il proprio cellulare e giocare intensamente per pochi minuti, quasi a prescindere dal luogo. E’ l’architettura del sistema incentivante di questi giochi a far rilassare gli utenti: uno studio del 2008 ha dimostrato che i casual game rappresentano una distrazione cognitiva in grado di abbassare notevolmente il livello di stress dei giocatori.

Ad ottobre 2010, Electronic Arts acquista il publisher di Angry Birds, Chillingo, per 20 milioni di USD in contanti. In contemporanea, nasce una linea di peluche dedicata agli uccellini arrabbiati (e chissà se faranno anche i maialini?)

Gli sviluppi crossmediali

Il mobile game, seppure nelle sue diverse implementazioni per diverse piattaforme di cellulari, costituisce il cosiddetto grand master (Fleischner, 2007) Cioè: il prodotto primario concepito come capostipite di un grappolo, reticolo o sciame dei prodotti connessi, adatti a un qualunque terminale d’uso dell’utente finale. Le conseguenze positive che possono scaturire da un Gran Master e dal progetto crossmediale sotteso sono quindi la creazione di sinergie editoriali, l’attuazione di economie nel processo industriale e la pianificabilità di strategie di cross-marketing. Proprio com’è avvenuto per Angry Birds. A novembre 2010, esce la notizia secondo la quale Angry Birds diventerà un gioco anche per Xbox 360, Nintendo DS, Wii e PlayStation 3. Il CEO Peter Vesterbacka ha dichiarato che i giochi sarebbero usciti nel corso del 2011, insieme ad una versione mobile rinnovata, Angry Birds 2. Non un sequel ma un gioco completamente nuovo con i protagonisti invariati (ma con maialini ancora più incattiviti). E per non perdere le opportunità di branding&business durante le feste, nasce una versione spin-off del gioco, Angry Birds Seasons, in cui la scenografia dei livelli si veste di zucche e pipistrelli per Halloween, di neve e regali per Natale. Prossimo aggiornamento? A San Valentino. E il management Rovio sa creare bene anticipazione per queste uscite grazie al tempestivo uso di Twitter.

Ma la casa guarda ben oltre l’orizzonte degli schermi mobile e tablet. Tanto per iniziare, Rovio ha indetto l’Angry Birds Day per l’11 dicembre: un giorno per far incontrare i fan del gioco in stile flash mob in più di 200 città del mondo.

E il 2011 inizia col piede giusto: Mattel svilupperà un gioco da tavola basato su Angry Birds. Nel gioco, presentato al CES 2011, i giocatori dovranno pescare delle carte raffiguranti o strutture di mattoni o maiali – ricreati poi come segnalini di plastica – e dovranno sfidarsi nella distruzione totale con la fionda proprio come nel gioco mobile. Il play-set uscirà a maggio 2011 e costerà intorno ai 14.99$.

Come se non bastasse, la settimana scorsa è girata per la prima volta l’indiscrezione di un probabile cartone animato. Rovio ha così commentato a C21media.net: “Ci stavamo pensando già da un po’ e direi che è una delle nostre principali aree d’attenzione ora – lavorare su contenuti broadcast di Angry Birds”.
Per non parlare di un vero e proprio sviluppo cinematografico, di cui Hed parlava ad agosto 2010 su Variety, molto probabilmente in stile stop-motion come i più celebri cartoni di Aardman Animation (quelli di Wallace&Gromit). Senza dimenticare però gli interrogativi d’obbligo: come mantenere l’interesse dell’audience potenziale durante la fase di produzione? Il brand sarà ancora rilevante?

Una trasposizione sui grandi e piccoli schermi potrebbe davvero essere l’ultimo tassello mancante per evolversi da passatempo a icona della pop culture. Gli spettatori americani del Super Bowl dovranno tenere gli occhi aperti durante lo spot di “Rio“, nuovo cartone animato prodotto dalla Fox. All’interno sarà infatti embeddato un codice che, inserito dai giocatori in Angry Birds, permetterà di accedere ad un nuovo e segreto livello. Una mossa intelligente che dimostra la volontà dell’industria dell’entertainment di capitalizzare anche sull’audience delle app più popolari e creare esperienze aggiuntive al loro interno. In più, ecco a voi il trailer di Angry Birds Rio, l’app che Rovio ha sviluppato in collaborazione proprio con 20th Century Fox e che uscirà a marzo 2011: ci saranno 45 livelli di gioco dedicati ed ispirati al film in uscita il 15 aprile.