RIM lancia PlayBook – Il Tablet da Giacca (o da Borsetta) secondo BlackBerry

Al Mobile World Congress BlackBerry presenta il suo nuovo sistema operativo e PlayBook, il mobile device che promette prestazioni migliori dei concorrenti in dimensioni più contenute.

Con un peso di 400 grammi, 19.5 cm di altezza e 13 di larghezza, il neonato della RIM (Research In Motion) monta una presa HDMI  (con una risoluzione di 170 pixel per pollice) il supporto Adobe Flash ed una batteria che dura fino a 10 ore in riproduzione video. L’esordio di PlayBook incuriosisce gli utenti e inquieta Apple, rivale di BlackBerry nel settore Mobile Applications. Come ogni new entry che si rispetti, sono già on line dei video che paragonano il nuovo device con il market leader.
PlayBook non è solo l’ennesimo tablet 7” in circolazione: è la risposta all’iPad firmata BlackBerry. In questo senso, il device acquista il valore e il carattere del brand, riposizionando il brand stesso sul mercato.

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All’avanguardia nella tecnologia e nella componentistica hardware, BlackBerry si rivolgeva fino ad ora, con i suoi prodotti, ad un target prevalentemente business. I MobilePhone della mora sono preferiti da una nicchia di mercato, che esige una connessione ad internet veloce, la presenza del pacchetto office mobile ed alle prestazioni in generale. Confrontandosi con gli altri target, BlackBerry vuole espandere la sua clientela, riconquistare lo status symbol di “strumento per chi fa affari” attraverso il novo sistema operativo e il posizionamento di PlayBook con la sua mobile experience.

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Contestualmente è stato preso un accordo con la EA (Electronic Arts) per i giochi che saranno disponibili per PlayBook: sui primi esemplari potrebbero essere preinstallate le copie di Need for Speed e Tetris. PlayBook sarà inoltre compatibile con le applicazioni di Android, consentendo l’accesso ad oltre 200.000 programmi.

Riuscirà BlackBerry a smuovere il pubblico già sedotto dalla mela? Riconquistare i Marketer e Businessmen? Alcune previsioni sono ottimistiche: secondo RBC Capital Markets, BlackBerry venderà 6 milioni di PlayBook entro il primo anno. Il prezzo medio sarà di 499$ per il mercato americano, con un margine di guadagno lordo del 30% che frutterà fino a 1.8 miliardi di entrate per la casa della mora.

Anche in bagno sentite il bisogno di sfidare qualcuno? In Giappone hanno pensato anche a questo!

Questo è un post dedicato ai creativi della pisciatella (per dirla “alla Abatantuono“). Si perché ci mancavano solo i giochi che sfruttano l’urina! In Giappone (e dove altrimenti?) hanno davvero installato questi giochini nei bagni di Tokyo e dintorni per una fase di test.

Vi avevamo dato l’anticipazione nella Top Horror di gennaio, ricordate??

La casa produttrice di videogiochi e console SEGA ha ideato i Toylets, giochi caratterizzati da uno schermo LCD posto sopra agli orinatoi, all’interno dei quali è installato un sensore a pressione.
Le persone possono anche scegliere tra 4 giochi diversi. Scegliete voi tra:

1) Mannekin Pis

Semplicemente un misuratore che vi indica quanta ne fate! 🙂

2) Graffiti Eraser

Rimuovete la vernice dal muro usando il vostro… ehm, idrante! Più potente sarà il getto della vostra urina, più in fretta riuscirete nell’intento!

3) The Northern Wind, The Sun and Me

Diventate una nuvola che soffia vento per cercare di alzare la gonna di una ragazza! Più potente sarà il vostro getto, più il vento soffierà!

4) Battle! Milk From Nose

Sfidate un amico in una battaglia all’ultimo getto! Una sorta di guerra con chi è passato prima di voi. Questa è una prova di potenza, con i vostri avatar che combatteranno a colpi di latte dal naso.

Se siete vanitosi e soddisfatti del vostro risultato potete anche salvare i vostri punteggi su chiavetta USB. Naturalmente, tra una partita e l’altra passano dei messaggi pubblicitari.

L’idea di questo tipo di giochi era venuta in mente già qualche anno fa al tedesco Marcel Neundorfer e ad una ditta belga. Ma l’azienda nipponica stavolta si è superata.

Vi lascio con il video di presentazione:

Grazie a Mario Ipri per la segnalazione dell’articolo.
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Spazio alle startup! Viaggio negli ambienti di lavoro delle società innovative.

E’ riconosciuto come il modo in cui le persone interagiscono con lo spazio di lavoro sia una delle principali dinamiche che influenzano la motivazione e la produttività. Ciò vale sia all’interno delle aziende, sia nelle comunità che aggregano professionisti provenienti da ambiti diversi. Un ambiente curato, funzionale, aperto e positivo innesca alchimie nuove e produce risultati di qualità. Se poi il posto offre benefit aggiuntivi come eventi, networking professionale, pasti giornalieri, servizi per lo svago e il relax, tutto diventa ancora più facile.

Il mondo delle startup non smentisce questa linea di pensiero, e partendo dagli sgangherati home offices domestici fino ad arrivare alle iconiche cattedrali edificate dai mostri sacri del settore, contribuisce ad arricchirne il dibattito e, in un certo senso, la mitologia.

Proprio a conferma di come anche per le società startup lo spazio di lavoro costituisca un fattore strategico determinante, è recente la notizia che il fondo d’investimento 500 Startups, capitanato dall’istrionico venture capitalist Dave McClure, ha avviato il proprio programma d’incubazione con una prima selezione di 12 startups. Ognuna di esse riceverà un finanziamento iniziale, sarà supportata da un network di ben 120+ mentors esperti, potrà disporre di risorse di design in-house, potrà interagire con gli investitori, e infine avrà accesso ad uno spazio lavorativo concepito su misura nel quartiere generale di 500 Startups a Mountain View. Guidati dal principio ispiratore “space matters”, i designers, architetti e creativi coinvolti nell’allestimento hanno lavorato con la convinzione che per stimolare una determinata gamma di comportamenti è necessario agire sul contesto: tutti gli aspetti che contribuiscono ad attivare lo scambio di idee, la collaborazione, la connessione di individui e risorse sono stati quindi presi in considerazione, con la logica di costruire un vero e proprio ecosistema.

Abbiamo già parlato di programmi di accelerazione in questo articolo, ma nei casi documentati non si era posto l’accento sul valore dello spazio in rapporto alla creatività e al successo. Sono infatti molti i vantaggi che una startup può cogliere lavorando in un ambiente studiato a sua immagine, primo fra tutti il mettere in moto i processi creativi in modo più spontaneo ed efficace, moltiplicando le possibilità di contaminazione delle idee grazie al continuo confronto con colleghi dediti alla stessa attività. Inoltre concentrando tutti i servizi, le persone e gli eventi in un unico luogo, si riduce drasticamente il rischio di distrazione. Infine, la possibilità di essere introdotti agli investitori in modo diretto, faccia a faccia, è un valore inestimabile che diviene quotidiano e accessibile a tutti.

E’ un piacere notare come anche in Italia siano presenti strutture che puntano ad importare i modelli virtuosi già collaudati negli States. Una di queste è Enlabs, incubatore sito a Roma. L’offerta di Enlabs si divide fondamentalmente tra un piano tradizionale di coworking e un programma di incubazione della durata di sei mesi, durante i quali i team imprenditoriali selezionati ricevono “un package comprensivo di servizi di incubazione e servizi professionali, l’affiancamento di un mentor per l’intera durata del programma di sviluppo, e un sostegno finanziario cash”.

Tutto quanto detto sinora vale per realtà allo stato embrionale, ma cosa accade quando la startup è completamente svezzata e pronta a muovere i primi passi nel mondo reale? O meglio ancora, come cambia la scala quando il successo mondiale è ormai una conquista?
Per raccontarvelo, vogliamo proporvi una galleria delle sedi di alcune delle più grandi internet companies dei nostri tempi. Sarà interessante notare i diversi approcci all’arredo, le scuole di pensiero che motivano la gestione degli spazi (uffici chiusi VS open space, etc), la fantasia a volte studiatamente stralunata (non perdetevi gli uffici di Google) nell’interior design, la sottile sbruffoneria che esibisce aree ricreative degne di un parco divertimenti.

Ambienti per produrre, ambienti per sognare, ambienti da sogno, da buoni osservatori non si può che sentirsi partecipi di quello che accade in quegli uffici, dove in ogni istante l’aria è carica di idee e vibra di un sottile fremito elettrico.

E voi cosa ne pensate? Se siete parte del team di una startup e volete condividere con NinjaMarketing i vostri spazi perché siano valutati per futuri articoli, mandate una selezione di foto a questo indirizzo specificando nell’oggetto “foto startup”.

Photogallery

Gli uffici della sede svizzera di Google

Google ZurichGoogle Zurich

I nuovi uffici di Twitter

The new Twitter officeThe new Twitter office

I nuovi uffici di Facebook

The new Facebook OfficeThe new Facebook Office

Gli uffici di Dropbox

Tutte le immagini reperite dal consigliatissimo OfficeSnapshots

Come promuovere le degustazioni di vino con Twitter e gli #hashtag [CASE STUDY]

I social media non sono delle tecnologie, ma degli ambienti“: questa frase di Boccia Artieri ci fa da ouverture al presente post. Nuovi terreni dove si incontrano e si condividono legami di valore, passioni, racconti ed altro, specialmente se il tema è il vino. Oggi, vi proponiamo un’intervista ad un preparatissimo ed affermato wine blogger, Jacopo Cossater, che ci spiega come i new media possano assumere delle valide forme di comunicazione e di co-branding per il territorio, tanto più se quest’ultimo risulta essere meno conosciuto. Jacopo, che ringraziamo per la disponibilità, ci racconterà soprattutto di un particolare metodo di “degustazioni” che vengono “narrate” nei social network: le #degustazioni numerate: modalità di conoscenza estremamente orizzontale, nella forma e nei contenuti. Ma scopriamo meglio tutti i particolari da chi ha visto nascere questo “storytelling” digitale.

Ciao Jacopo, ci racconti cosa significa essere un wine blogger?

Guarda, io ho iniziato a scrivere in Rete considerando il blog proprio come un piccolo diario digitale sul quale annotavo idee ed impressioni a proposito di questo o quel vino. Oggi, a quattro anni di distanza, le cose non sono cambiate molto. Continuo ad intendere il mio blog come uno spazio molto libero, non quindi come un magazine, sul quale sono libero di esprimermi su questo o quell’argomento. Sempre legato al vino, è una mia grande passione. In questi anni i blog legati a questo mondo credo abbiano portato nel settore un’incredibile ventata d’aria fresca. Approfondimenti, recensioni, opinioni diverse spesso espresse senza condizionamenti permettono al lettore di farsi un’idea molto chiara su praticamente tutto quello che ruota intorno al vino. E questa trasparenza non può che essere estremamente positiva.

Quando ci siamo conosciuti mi hai raccontato delle degustazioni numerate, un’iniziativa davvero interessante che è nata su Twitter. Potresti raccontare ai lettori di NinjaMarketing cosa sono le degustazioni numerate?

Era l’inverno del 2009 e su Twitter un piccolo gruppo di appassionati aveva deciso di incontrarsi (era un appuntamento aperto a chiunque fosse interessato) per assaggiare insieme alcune bottiglie di lambrusco. Una “degustazione alla cieca”, si dice usando un tecnicismo, ovvero quando si assaggiano alcune bottiglie senza sapere chi sia il produttore per non lasciarsi condizionare. La grandezza sociale del mezzo che ha visto nascere questo momento di condivisione ha permesso di dedicare un particolare hashtag all’evento, #lambruschi1, in modo che persone lontane ma altrettanto interessate potessero seguire online e in modalità live quello che stava succedendo.
Ripenso a quello che è successo dopo con un sorriso, che sicuramente c’erano alcuni fattori che spingevano inevitabilmente ad un secondo incontro.

Prima di tutto la curiosità verso una tipologia – il lambrusco – che pochi possono dire di conoscere bene, spesso confinata nei peggiori supermercati e le cui espressioni di maggiore qualità sono prodotte in talmente pochi esemplari da renderne davvero difficile la reperibilità. Poi la voglia di incontrarsi e di conoscersi, dal digitale all’analogico. Ad un secondo incontro ne è nato infatti un terzo, ospitato da un’importante cantina della Franciacorta, sempre presente ed attenta a quello che succede online. Ad un terzo un quarto, questa volta ospitato da una grandissima realtà del lambrusco che, avendo letto le tante testimonianze in rete ha deciso di mettersi in gioco e di incontrare in un contesto molto più ufficiale questi appassionati. Per parlarne e per confrontarsi.


La potenza di questi incontri, sempre con hashtag dedicato, era devastante. Ogni persona appena tornata a casa raccontava sul suo blog o condivideva sui social network le proprie impressioni, tenendo sempre il mirino sull’oggetto del discorso. Il vino, in questo caso il lambrusco. Ci è voluto poco perchè la cosa si allargasse e cominciasse a camminare con le proprie gambe. Perchè se è vero che i primi quattro appuntamenti avevano una regia comune (trovare le bottiglie, organizzare la location per l’assaggio, etc.) con il quinto tutto è cambiato. E’ stato in Piemonte, e l’oggetto questa volta era un altro vitigno, la barbera (hashtag: #barbera1). Su Twitter si davano le adesioni e ci si confrontava sul modo migliore per organizzare fino al giorno deciso, in cui in tanti facevano anche centinaia di chilometri per condividere la gioia di un incontro e di un vino.

Quali sono i vantaggi di questa comunicazione innovativa per il settore vinicolo, ma soprattutto per il territorio?

Si potrebbe parlare di una sorta di una comunicazione territoriale che parte dal basso, di un prodotto (una tipologia di prodotti) che grazie alla voglia di parlarne diventano per alcuni giorni assoluti protagonisti. Per dire, un altro di questi appuntamenti si è svolto nel Vulture, in Basilicata, per parlare di Aglianico (hashtag: #adv1). O in Veneto, per una tipologia di prosecco particolare, quella figlia di una rifermentazione in bottiglia (hashtag: #colfondo1).I vantaggi sono evidenti, anche nel caso di istituzioni o di cantine coinvolte le spese sono davvero basse, sicuramente molto lontane da un tradizionale press-day e per giorni si crea un incredibile passaparola digitale legato all’evento.

Per dire, oggi è il 2011 e questa serie di degustazioni numerate sembra non accennare a rallentare. #colfondo2 è alle porte, #grignolino1 si terrà a marzo grazie al contributo di tante cantine interessate a far uscire questa tipologia, ingiustamente sottovalutata. #barbera2 è organizzata in collaborazione con “the barbera festival”, l’annuale appuntamento americano dedicato alla tipologia, ha un sito dedicato, prevede oltre cento ospiti anche da oltreoceano e si configurerà come uno dei più importanti momenti di approfondimento sulla barbera mai organizzata.

Ringraziamo Jacopo Cossater! E come si direbbe in questi casi, stay tuned: se volete seguire l’organizzazione online della prossima degustazione numerata basta andare su Twitter e nel search mettere #barbera2

Politici 2.0! Ninja Marketing intervista a Nichi Vendola [Mobile Tips & Tricks]

mobile experience ninja marketing nichi vendola

In questo post facciamo alcune domani veloci a Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia e Presidente nazionale di SEL (Sinistra Ecologica Libertà). Classe 1958, laurea in Lettere e Filosofia, giornalista all’Unità, tra i più attivi politici nella comunicazione con i social media [puoi seguirlo su facebooktwitter]!

Caro Nichi sei pronto per le nostre veloci domande?

Certo!

1] Quali sono i device mobile che usi e quanti device mobile hai?

Un iPhone e un iPad.

2] Quali canali di comunicazioni usi di più per lavoro e per socializzare?

Uso molto il telefono e gli sms perchè sono ancora i mezzi più veloci per lavorare. Da un po’ utilizzo facebook e twitter per mantenere i contatti con la comunità.

3] Hai scelto di avere un device per avere un App o hai scelto il device e hai scoperto le Apps?

Ho scelto il device e ho scoperto le Apps.

4] Quali sono le Apps di cui non potresti fare a meno?

Quelle meteo perchè sono sempre in viaggio per lavoro. Stesso discorso vale per le apps relative ai quotidiani e alle rassegne stampa locali e nazionali.

5] Quali sono le Apps che ti sono utili per fare politica? e per governare?

Credo che facebook e twitter siano uno straordinario modo per comunicare e recepire input dai cittadini.

6] Qual è stata l’ultima app (free e/o pay) che hai scaricato? Perché?

L’ultima è viber per effettuare telefonate in voip.

Ecco a voi tutte le connessioni alle Apps citate da Nichi 😉


Facebook
TwitterRassegna Stampa Politica ItalianaRassegna StampaViber - Free Phone Callsil MeteoAroundMeWeather Pro

per le app dei quotidiani italiani ecco il nostro link a un nostro post.
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Come diventare professionisti del Marketing e della Comunicazione grazie al Master in Marketing, Web e Social Media

DIESEL, LA7, GRUPPO SITCOM, H3G, ZOOMARINE, RED CARPET, PFITZER, CLONWERK, BLUNET, CARAT ITALIA sono solo alcune delle aziende che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere in stage gli allievi del MASTER IN MARKETING, WEB & SOCIAL MEDIA di Eidos Communication che partirà il prossimo maggio.

Per tutti coloro che sognano una carriera nel Marketing, Web e Social Media la scuola ha pensato un percorso innovativo e aggiornato sulle competenze realmente richieste nel mondo del lavoro.

Il talento delle nuove generazioni infatti si sta misurando con la velocità con cui riescono nel costante aggiornamento nell’ambito del marketing, dei social media, dell’e-commerce.

Nuove professioni ed Opportunità

Le aziende oggi cercano reputation manager, e-commerce specialist, content editor, blogger, web marketing planner. Per sviluppare competenze per le professioni più richieste dal mercato del lavoro serve certamente una buona preparazione ma è soprattutto attraverso le esperienze dirette che si acquisisce una professionalità.

Eidos Communication ha cercato da questo punto di vista di proporre agli allievi un piano serio di sviluppo del proprio potenziale.

In aula per 6 settimane (200 ore) ognuno si confronterà con docenti di grandi aziende, professionisti che possono trasmettere l’esperienza personale e le case histories dell’azienda che rappresentano. Con esercitazioni pratiche e laboratori questa fase ha come obiettivo quello di trasmettere una solida base di Marketing Tradizionale e Web Marketing, Social Media Marketing, Comunicazione d’Azienda, Ufficio Stampa E-Commerce.

Al termine dell’aula e grazie alle nozioni acquisite, una delle aziende partner di Eidos chiederà agli allievi di realizzare un piano di comunicazione fornendo una dettagliata descrizione degli obiettivi da raggiungere. Come in una vera agenzia il team degli allievi presenterà un progetto, l’occasione per cimentarsi su un progetto reale e per mettersi in luce davanti ad una grande azienda.

Infine ecco l’occasione più ghiotta. Per 4 mesi (680 ore) tutti gli allievi saranno inseriti in azienda in tirocinio per completare la loro formazione, grazie alle convenzioni che la scuola ha stipulato con realtà nazionali e internazionali.

Come presentare la candidatura

L’occasione è per molto ma non per tutti. Il master infatti è a numero chiuso e per accedere è necessario sostenere una prova di ingresso. Le candidature devono essere presentate entro il 28 FEBBRAIO 2011 inviando un curriculum vitae all’indirizzo eidos@eidos.co.it
La Scuola contatterà per la prova scritta e il colloquio i profili ritenuti idonei.

In alternativa è possibile compilare il form on line disponibile sul sito di Eidos Communication.

Borse di Studio e Agevolazioni

Infine da sottolineare è la disponibilità di numerose Borse di Studio a copertura parziale che verranno assegnate sulla base sugli stessi criteri motivazionali e meritocratici d’ammissione ai Master, e in relazione ai punteggi ottenuti. Sono previste agevolazioni per i fuori sede e ulteriori contributi offerti dai partner per la realizzazione dei project-work dedicati.

Inoltre il pagamento delle quote di iscrizione può anche avvenire tramite la rateizzazione senza interessi (3 rate) oppure finanziamenti agevolati offerti dal Gruppo Banca Santander.

Per ulteriori informazioni, iscrizioni e per prenotare la prova di selezione gratuita potete contattare la segreteria di Eidos Communication tramite l’apposito form on line oppure chiamando il numero 06.42014100 o mandando una email a eidos@eidos.co.it

Ti sputtanerò! Luca e Paolo a Sanremo 2011 cantano il caso Ruby

Era stato annunciato da tutti i media italiani..sapete di cosa sto parlando, vero? Di Sanremo 2011 e di “Ti sputtanerò” di Luca e Paolo delle Iene!

Il video della discordia è un remake di “In amore”, canzone scritta da Gianni Morandi, meglio conosciuta per il ritornello “Ti solleverò…”.

Il testo? Semplice, una dichiarazione tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sugli ultimi mesi di cronaca e gossip che li hanno riguardati (citofonare, ad esempio Ruby Rubacuori, Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora).

Per tutti coloro che come me non hanno guardato la prima puntata di Sanremo, ecco a voi il video della discordia.

Ringrazio la nostra Arianna Rossi (aka KawasAri) per la segnalazione! 😉

Testo “Ti sputtanerò” di Luca e Paolo

Ti sputtanerò
al Giornale andrò
con in mano foto dove tu
sei con un trans.
Le consegnerò le intercettazioni
e alle prossime elezioni
sputtanato sei.

Ti sputtanerò
con certi filmini
che darò alla Boccassini
dove ci sei tu.
E le mostrerò donne sopra i cubi
e ci metto pure Ruby
che ti fotterò.

E se Emilio Fede
non si vede
ce lo aggiungo col Photoshop.
Ho già sentito Lele
Mora
che dichiara
cosa?
Tutto

Ti sputtanerò
sarà un po’ il mio tarlo
con la casa a Montecarlo
dei parenti tuoi
mogli e buoi
tutti tuoi

E ti sto sputtanando
dove?
In questura
pure?
Porto
anche la Santanché.
Le ragazze stanno dalla parte mia e so che mi sostengono
se l’affitto in via Olgettina è intestato a me.

Tuo cognato già lo sai, io lo dimostrerò
che la casa al Principato appartiene a lui (lo so).

Ti sputtanerò
farò l’inventario
con Noemi e la D’Addario
dei festini tuoi

Ti sputtanerò
dirò a D’Agostino
che tua suocera e Bocchino han gli inciuci in Rai.
E se tu inter…
…cetti
la Nicole Mi…netti
c’è Ghedini
che intercetterà te.

Ti sto sputtanando
dove?
Da Santoro
quando?
Ora.
Chiamo.

Ti sputtanerò.
Non mi butti giù.

Sì ma il 6 aprile in aula
ci vai solo tu.

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Internet gratis per tutti: basta comprare un satellite!

Il 70% della popolazione mondiale non ha l’accesso a Internet, e fanno circa 5 miliardi di persone secondo l’associazione A Human Right, la cui mission è migliorare le condizioni di vita battendosi per inserire l’accesso all’informazione tra i diritti umani.

Per fare questo, e quindi permettere a molte altre persone di utilizzare la Grande Rete, il fondatore dell’associazione Kosta Grammatis ha avuto l’idea di andare direttamente alla sorgente del problema ed acquistare un satellite dalla società di telecomunicazioni TerreStar, che ha dichiarato bancarotta nel 2010.

L’iniziativa si chiama Buy This Satellite, ed è articolata in 3 fasi:

– Nella fase 1 il gruppo vuole accumulare 150.000 dollari per elaborare un Business Plan, organizzare le pratiche legali per presentare un’offerta ufficiale per il satellite ed assumere degli ingegneri.

– Nella fase 2 ci saranno, tra le altre cose, l’offerta ufficiale, lo sviluppo di un modem Open Source e l’acquisizione di uno slot orbitale per il satellite.

– Nella fase 3 il satellite verrà spostato su una nuova orbita e  posizionato sui paesi aderenti all’iniziativa, per potere in questo modo cominciare ad erogare il servizio.

Naturalmente, visto che non parliamo esattamente di un giocattolino ma di un satellite, i costi dell’operazione saranno molto maggiori, presumibilmente nell’ordine delle decine di milioni di dollari. Anche se i fondi potrebbero essere raccolti in modo relativamente semplice, A Human Right vorrebbe che i grandi gruppi di telecomunicazioni acquistassero la banda ad alta velocità per poi rivenderla, e finanziare così la copertura gratuita del servizio di base, che sarebbe in questo modo libero ed accessibile da tutti.

Con l’augurio che una cosa del genere si possa realizzare in un futuro prossimo, chiudo con una citazione che racchiude tutto il senso dell’iniziativa:

“Crediamo che accedere all’informazione e ad Internet sia una necessità per ogni cittadino del mondo e vogliamo livellare le disuguaglianze rendendo l’accesso ad Internet così ubiquo che potrà essere garantito: connettività libera, globale e senza confini.”

Ninja Marketing intervista Bernard Cova e dà a te la possibilità di fare le domande!

È stato appena annunciato il vincitore del Ninja Candy per il corso della Ninja Academy in Tribal Marketing & Trend Research ed ecco già una nuova opportunità da non perdere.
Non ti sei ancora iscritto al corso? timidezza? più bravo a digitare che a parlare e non ne vuoi proprio sapere di alzarti dalla poltrona di casa? Benissimo!!! Allora non lasciarti scappare quest’occasione perché fa proprio per te. Il 18 e 19 febbraio Milano avrà l’onore di ospitare Bernard Cova, sociologo e esponente nel marketing tribale ritenuto il “teorico del tribalismo” che annovera tra le sue pubblicazione il testo “Marketing non-convenzionale” in collaborazione con Alex Giordano e Mirko Pallera.
Ninja Marketing coglie quest’occasione per realizzare un’intervista ispirata all’ open source… esatto, perché a proporre le domande sarete voi e le più brillanti saranno selezionate per redigere l’intervista. Non perdete tempo e date libero sfogo alla vostra fantasia e voce alla curiosità e scrivete qui nei commenti le vostre domande. Adesso non avete più scuse. Vogliamo far in modo che questo corso della Ninja Academy sia un’occasione di crescita non solo per chi ha la possibilità di parteciparvi ma anche per tutti gli appassionati di marketing nell’era del web 2.0. Allora diamo il via a questa intervista non-convenzionalee tu cosa gli chiederesti?

Sono ancora aperte le iscrizioni al corso.  QUI tutte le info

Usare LinkedIn come una interfaccia di Business Intelligence [HOW TO]

Sul Web l’informazione che viaggia è davvero tantisisma, troppa a volte per ptoer essere gestita e monitorata.
Se siete dipendenti da Flipboard e Pulse, sapete a cosa mi riferisco…

Come fare però a cercare precisi topics all’interno delle discussioni della nostra rete professionale e a trovare, magari, personale qualificato su quei temi?

Ci pensa LinkedIn Signal: funzionamento intuitivo, ottime potenzialità d’uso ed una relazione diretta tra le persone e i nostri interessi.

Grazie a questa funzionalità è infatti possibile filtrare per topic i link pubblicati dai nostri contatti e cercare informazioni e persone connesse ai brand di nostro interesse.

Qualcuno lo ha già testato?

Nel video sotto ecco tutte le caratteristiche: fateci sapere cosa ne pensate!

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