Mass Effect 2: statistiche e game design! [VIDEO GAMES]

Solo qualche mese fa, Casey Hudson (Bioware) – produttore esecutivo di Mass Effect 2 – parlava dell’importanza della rilevazione e dell’analisi dei dati di gioco. IGN, sito su cui l’intervista era stata originariamente pubblicata, non a torto aveva iniziato l’articolo citando Orwell e la previsione di un futuro (sempre più vicino) in cui la vita degli essere umani sarebbe stata spiata minuto per minuto.

Gli sviluppatori di videogiochi, sosteneva ancora Hudson, considerano ogni utente come un punto di ingresso di dati tra i tanti: non c’è nessun interesse a identificarli e studiarli. La raccolta dei dati non ha come scopo quello di carpire indicibili segreti, ma imparare a conoscere i giocatori e i loro gusti.

In effetti, le console  sempre connesse (e ancor prima i PC) hanno aperto a tutta una serie di possibilità prima impensabili. Nel passaggio da sistemi chiusi a device ‘parlanti’, l’opportunità di poter avere informazioni su usi e comportamenti dei giocatori ha acquisito un ruolo fondamentale nella progettazione dei futuri prodotti.

Molto spesso, features pensate per un determinato scopo finiscono preda di usi inaspettati; altre possono non riscuotere il successo sperato diventando completamente inutili. Lo stesso gioco può venire fruito in maniera diversa al passaggio da una  piattaforme all’altra (alcune missioni sono più gettonate su PC, altre su console, ecc.). Così, una volta imparate le preferenze dei giocatori, si può pensare di assemblare una nuova esperienza ludica più affine alle richieste, ai gusti e alle propensioni d’uso dei suoi fruitori.

Mass Effect è una delle serie più importanti degli ultimi anni. Deve il suo successo al fascino degli universi finzionali di riferimento, al sistema di personalizzazione (tipico dei GdR occidentali) e per un sistema di gestione degli eventi (scelte e azioni)  quasi interamente libero.

Fatta questa ampia premessa, eccovi alcuni dei dati pubblicati lo scorso settembre (Mass Effect 2 – Xbox 360/PC):

Questi invece i nuovi dati (Mass Effect2 – Xbox360/PC):

– L’83% degli utenti ha utilizzato il sistema di personalizzazione facciale per creare il proprio eroe;
– L’82 dei giocatori ha giocato impersonando l’eroe maschile. Solo il 18% ha scelto di giocare con fattezze femminili;
– Soldato è la classe più utilizzata con un 65% di preferenze
– Archangel è il membro della squadra più scelto
– Il 10% dei giocatori sceglie di non liberare il Krogan dalla sua teca
– Solo il 50% ha scelto di arrivare fino all’ultimo upgrade disponibile per l’astronave
– Il 14% (in media) dei membri del team muoiono entro la fine del gioco
– Il 36% dei giocatori sceglie l’opzione “rinnegato” nella scelta conclusiva del gioco

E voi avete giocato a Mass Effect 2? Il vostro comandante Shepard era una donna? In quanto tempo l’avete finito? Avete liberato il Krogan? Io l’ho liberato anche se temevo di… beh, ne riparliamo dopo che ci avrete giocato! 😉

Lanvin for H&M e Valentino per Gap: due campagne a confronto [CASE STUDY]

Domenica pomeriggio a spasso per le vie del centro di Milano, quale occasione migliore per buttare un’occhiatina al primo Gap Store italiano e, soprattutto, alla collezione Valentino per Gap, creata ad hoc per l’evento?

Mi avvicino al punto vendita senza essere certa di potervi effettivamente accedere: ad oggi, a distanza di un anno dalla sua apertura, il più delle volte è impossibile fare acquisti nel primo store Abercrombie&Fich senza dover attendere in coda svariati minuti, a volte ore.

Rimango stupita quando scopro invece che davanti allo store Gap non vi è alcuna fila: le transenne preparate per l’assalto degli shopaholic sono state parzialmente rimosse e il punto di ristoro allestito all’esterno è pressocché ignorato.

All’interno del negozio, pile e pile di capi della speciale collezione Valentino, a parere di chi scrive molto bella e interessante, giacciono praticamente in ogni angolo.

L’anticipazione per Lanvin

Spostiamoci temporalmente di un paio di giorni: è martedì mattina, la rete dei social network è in febbricitante attesa per la campagna Lanvin for H&M; chi si trova sul posto per documentare l’evento, racconta di giovani in fila già dalle prime luci dell’alba.

I criteri di vendita della collezione sono stati spiegati molto chiaramente già da tempo sul sito istituzionale della casa di moda low cost: fin dalle prime luci dell’alba verranno distribuiti agli acquirenti dei braccialetti colorati in 16 colori differenti con indicata l’ora in cui sarà possibile accedere al negozio, ogni acquirente avrà quindici minuti per scegliere i capi preferiti e altri quindici per provarli, di ogni modello sarà permesso l’acquisto di un solo esemplare.

Nelle ore immediatamente successive, i principali quotidiani riporteranno della straordinaria affuenza e di come, in poco più di due ore, siano andati sold out tutti i pezzi in vendita.

Due eventi dunque molti simili quello promosso da Gap e quello promosso da H&M, avvenuti a distanza di pochi giorni; ma, a quanto pare, con successo di pubblico sensibilmente differente.

Il gioco delle differenze

Hanno avuto più o meno uguale visibilità sulla carta stampata, non molta per la verità; i fashion magazine, si sa, non amano molto le catene low cost.

La  città è stata invasa della cartellonistica pubblicitaria di entrambi gli eventi.

Sono stati promossi da due importanti agenzie di PR: la Negri Firman per Gap e la Karla Otto per H&M.

Una differenza a ben guardare ci sarebbe: il conivolgimento del web e delle fashion blogger.

La campagna di H&M si è concentrata primariamente sulla visibilità web, media che, a differenza della carta stampata, ha potuto diffondere una serie di video creati per l’evento; Gap invece non ha creato alcuna azione ad hoc per il web: le poche blogger che ne hanno parlato sostengono di averlo fatto spontaneamente e di non aver ricevuto alcun invito.

Ma andiamo ad analizzare più nel dettaglio la campagna di H&M per il web: la diffusione dei primi sette video risale al 29 agosto: pochi secondi solo per annunciare che a settembre verrà rivelata la prossima designer collaboration.

Il primo settembre, in anticipo di qualche giorno rispetto a quanto annunciato, viene mostrato un video in cui Alber Elbaz, giovane direttore creativo di Lanvin, annuncia la propria collaborazionte tra la casa di moda svedese.

Ma il colpo di genio arriva solo pochi giorni dopo: viene diffuso un video di backstage degli shooting fotografici in cui gli abiti vengono blurati in postproduzione; questo non può che aumentare vertiginosamente l’attenzione nei confronti dell’evento.

Da quel momento in poi le notizie e le immagini riguardo alla collezione si inseguono su tutti i blog di moda e sui social network, molte blogger vengono invitate a toccare con mano la collezione in anteprima, e persino Anna Dello Russo, fotografatissima direttrice di Vogue Japan, indossa in anteprima sul proprio blog alcuni pezzi della collezione.

Che sia stata questa sapiente azione viral a creare un fenomeno di delirio collettivo come non se ne vedevano dall’ultimo concerto degli AC/DC in Italia?

Puntare sul virale

A venirci in aiuto è Patrizia Martello, trend analyst presso la Nuova Accademia delle Belle Arti: “Il mix comunicativo è diventato essenziale: non è più pensabile condurre una campagna esclusivamente sui media tradizionali. Le campagne virali lanciate nel web riescono a intercettare il consumatore avanzato e, quando riescono a interpretare i suoi desideri, ecco che la domanda supera l’offerta“.

Il lusso non conosce crisi, si suole dire in tempi di vacche magre, Patrizia Martello sostiene che la voglia di lusso sia presente anche in chi il lusso non se lo può permettere: “C’è voglia diffusa di esclusività accessibile, di lusso che guarda in basso, verso il low cost e si democratizza. Inoltre, l’aver rimarcato la limitata disponibilità dei prodotti, ha spinto gli acquirenti a cogliere al volo l’occasione.“.

Quindi non ci rimane che dire a Gap Italia, che è appena nata: “Coraggio! Noi siamo qui! E non vediamo l’ora di potere parlare di voi”.

Come vincere le elezioni ai tempi dei social network? 10 consigli del blogger di Obama

Sam Graham-Felsen è un ragazzone alto e gentile, che ha già negli occhi quel luccichio di chi sa di essere una persona di successo.

E’ infatti un mito. Incarna nella sua persona il sogno di tanti attivisti che fanno politica: quello di trovarsi un giorno a fare parte della storia, di contribuire a realizzare una grande vittoria, di quelle che rimarranno nei libri di scuola e che le generazioni future ricorderanno per trarvi insegnamento.

Sam è stato infatti il capo dei blogger di Obama nella campagna elettorale più incredibile della storia americana.

Una epopea che ha riportato in vita la leggenda di Davide contro Golia, una storia che racconta di un improbabile outsider che vince contro l’establishmnet delle potenti lobby di potere americane sulla spinta di un movimento popolare senza precedenti e grazie ad un nuovo mezzo di comunicazione in grado di canalizzare potenti energie di cambiamento che vengono dal basso: Internet, la rete delle persone.

Realizzare l’impossibile

E’ così che Obama e il suo staff hanno realizzato l’impossibile, riuscendo prima a vincere le primarie del partito democratico contro la favorita Hillary Clinton e poi le elezioni, permettendo ad un afroamericano di diventare presidente degli Stati Uniti d’America.

Presso lo splendido Centro Studi Americano di Roma, incontro Sam in occasione dell’ “Eisenhower day”, il giorno che commera un altro eroe americano, il comandante in capo degli eserciti democratici durante la seconda guerra mondiale poi diventato presidente americano.

La conferenza pubblica (a cui non ha partecipato incredibilmente nessun politico italiano, non avendo probabilmente nulla da imparare!) ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini, altro grande amico dell’America, con il quale tra l’altro ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere su Bill Emmott e sul suo ultimo libro, “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”.

Noi di Ninja Marketing abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una tavola rotonda ristretta e di intervistare Sam in privato. Erano presenti tra gli altri Alessio Jacona, Raffaele Mauro de “Lo Spazio della Politica”Mauro Lupi e Antonio Pavolini. Qui di seguito alcuni consigli per i candidati e per gli attivisti italiani su come utlizzare al meglio Internet e i social media per vincere le elezioni.

1) Internet può farti vincere le elezioni (se sei all’opposizione)

Su questo Sam è stato chiaro. E’ vero che il comitato elettorale ha deciso di spendere gran parte dei soldi raccolti in tv, ma il ruolo fondamentale lo ha avuto Internet.

Dei 700 milioni di dollari raccolti, 500 sono stati raccolti online. I numeri sono impressionanti: il più grande data base di email mai realizzato, 13 milioni di indirizzi email, 200.000 eventi realizzati dai partecipanti alla campagna, 1 miliardo di minuti di video realizzati dai sostenitori, 15 milioni di amici su Facebook.

Questi sono alcuni numeri che danno l’idea della marea di energia umana raccolta e indirizzata dal movimento Obama.

Internet è il mezzo giusto per chi sta all’opposizione. Raccoglie infatti le frustrazioni e permette di dargli sfogo. E’ un mezzo catartico -come spiegato dal nostro modello “Tensione-Emozione-Catarsi” –  che amplifica e incanala il desiderio di cambiamento.

Per questo è più adatto a chi vuole modificare lo status quo più che per chi vuole difenderlo. Ora che Obama è al potere il rischio è che venga identificato come lo status quo e che invece chi è all’opposizione sfrutti il potere di Internet a proprio vantaggio (come stanno facendo ultimamente Sarah Palin e il movimento del Tea Party).

2) Meglio dotarsi di uno staff fresco e meritevole.

Sam incarna tutta la freschezza e la grinta americana.

E’ giovane davvero, e molti tradizionalisti della comunicazione politica – soprattutto in Italia – storcerebbero il naso trovandoselo di fronte, sapendo che a lui e alla sua tastiera così vergine di marketing e di politica (come lui stesso ha raccontato) Obama ha affidato il compito di dialogare con milioni di elettori.

Dandogli semplicemente carta bianca. Così, senza mettere alcun filtro di direttivi o segreterie di partito, ma affindandosi alla sua spontanea capacità di “raccontare delle storie in grado di ispirare le persone”.

Sam è diventato il blogger di Obama perchè è bravo a raccontare storie. Era un giornalista multimediale, capace di editare foto e video, laureato ad Harvard e diventato sostenitore di Obama dopo aver visto l’adesione di migliaia di giovani su Facebook. Era lui che scriveva i post sul sito di Obama e che teneva i rapporti con la blogosfera.

3) Dare il “potere alle persone” amplifica il messaggio.

Dare la possibilità alle persone di controllare il messaggio è positivo, il messaggio infatti si rafforza se viene rielaborato dalle persone.

Sam ha sempre scritto senza mai dover chiedere l’approvazione di Obama (a volte quella di Michelle se si parlava di lei!), e soprattutto non si è mai avuto paura che le persone prendessero l’iniziativa, anzsi tutto è stato fatto per mettere la campagna nelle mani dei sostenitori.

La visione di Sam è chiara: abbiamo realizzato l’impossibile non idealizzando un nuovo salvatore, bensì mettendo al centro di tutto il potere delle persone. “Siete voi che potete cambiare l’America!”. E’ questo il grande messaggio che si oppone ad ogni visione personalistica e autoritaria della politica. Sono le persone ad avere il potere di cambiare le cose.

E’ evidente che questo consiglio si addice maggiormente ad un partito democratico, che esprime i propri valori attraverso la coerenza delle proprie azioni e il rispetto dei propri sostenitori. Non altrettanto nel caso in cui  un movimento oun  partito faccia della personalità carismatica (o autoritaria) il suo punto di forza.

4) Non usare i nuovi media con le vecchie logiche.

Obama ha voluto dare agli altri questo potere. My.BarakObama.com è stata una “piattaforma relazionale” per permettere al movimento di autorganizzarsi, creando meccanismi virtuosi di crowdsourcing, vale a dire di creazione collaborativa della massa.

Prima di Internet, per partecipare ad una campagna elettorale bisognava fare chilometri, prendere la macchina e unirsi fisicamente ad altre persone. Non che queste cose non siano importanti, anzi Sam ribadisce che Internet deve servire a mobilitare le persone sul terriorio, ma ci invita a riflettere sulle incredibili possibilità offerte a chi vuole dare qualche minuto del suo tempo alla causa politica.

Una specie di attivismo snack reso possibile dalle nuove tecnologie.

Magari alla fermata del tram, con il suo cellulare, un attivista può collegarsi ad un database che gli assegna alcuni numeri di telefono da chiamare ( con un conto Skype prepagato) per poter parlare a nuove persone del progetto politico del candidato. Oppure grazie all’iPad lo stesso attivista può mostrare al suo vicino di posto sull’autobus il nuovo video che spiega la posizione del candidato sui trasporti pubblici nella regione.

5) Non pensare solo a strumenti “sexy”.

Non fraintendete per favore. E’ Sam che lo ha detto: “Le mail non sono sexy ma ci hanno fatto vincere le elezioni”. E ancora, “I blog sono fondamentali, per argomentare un pensiero politico non bastano 140 caratteri di Twitter”.

Pensate che la campagna di Obama ha permesso di costruire un incredibile base dati di 13 milioni di email!

Si può quindi usare una strategia che comprenda blogging +  social network + direct email e sfruttare le nuove possibilità offerte da Internet Mobile che permettono agli attivisti di essere costantemente dei media attivandosi sul territorio.

Senza quindi dimenticare che “Un movimento sociale si incontra per strada, usa i social network per scendere in piazza!”

6) I sostenitori vengono prima di tutto.

Prima vengono i sostenitori, è con loro che bisogna instaurare un dialogo diretto e autentico. Per Sam e per il comitato di Obama sono stati ancora più importanti dei media tradizionali.

Anche se i giornalisti si irritavano, le notizie erano prima postate sui social network e sul sito della campagna, luoghi di incontro e piattaforme di comunicazione degli attivisti.

I video realizzati da David Plouffe, il capo della campagna di Obama, fornivano indicazioni strategiche senza aver paura di veicolare informazioni utlili agli avversari. Il tutto con la massima tempestività e spontaneità.

Questo è servito a infondere nei sostenitori di Obama la sensazione di essere i veri protagonisti.

“A cena con Obama”,: bellissima l’iniziativa di far cenare con Obama i piccoli elettori. Tutto il contrario di quelle cene elettorali con biglietti da cinquemila dollari per raccogliere i fondi dai grandi gruppi di interesse!

7) Spiega la verità in maniera autenticità e senza censurare.

“Faceva paura vedere la cassa di risonanza che riusciva a dare a chi voleva attaccare Obama, ma ogni volta che si faceva disinformazione noi semplicemente dicevamo la verità, realizzando un video e dando ai nostri sostenitori del materiale per difendere Obama”.

Sarah Palin parla di sè e cancella i messaggi sgraditi. Lo stile di Obama è un altro:  nel corso della campagna elettorale cambiò idea su una legge e molti sostenitori non lo approvarono arrivando addirittura a creare un gruppo di protesta  sul suo sito.  Lui non lo chiuse per dimostrare il suo approccio democratico e improntato all’ascolto.

Il messaggio fu: “Bravi, se riuscite ad organizzarvi e a farvi sentire sfruttando il mio sito vuol dire che siete dei bravi democratici che si impegnano attivamente per la democrazia”.

8 – Pensa al candidato come a un brand.

Se vogliamo immaginare ad Obama come ad una marca – e non è un caso che abbia vinto il premio della comunicazione a Cannes –  il posizionamento del brand Obama è stato chiaro:  Obama è il candidato dell’empowerment, di chi vuole trasmettere agli elettori questo senso di protagonismo e di forza. “Sarete voi a cambiare il mondo”.

Tutto doveva comunicare questo. Addirittura in molti suoi video lui non si vede, se ne sente la voce, potente, autorevole, rassicurante. Lui è presente ma non è il protagonista della scena.

Poi c’è l’immagine coordinata, potente, pulita, asciutta, moderna: il blue, la font innovativa gotham.

Il design e l’art direction contano molto, così come il supporto di professionisti come Shepard Farey che hanno creato (spontaneamente) l’icona di Obama che è diventata leggenda.

9) Stai sul pezzo sfruttando viral e multimedia.

Usare i mash up multimediali per dialogare con la gente è fondamentale.

Avere una redazione multimediale pronta a sfruttare le notizie di cronaca per realizzare dei video divertenti, risemantizzare video nell’ottica dei messaggi tattici o strategici, puntando a dialogare con le diverse fasce di elettori, giovani, minoranze, ecc..

Ce n’è uno stupendo che ci ha fatto vedere Sam ma non riesco a trovarlo! Mi aiutate?

10) Questa volta ci devi credere, davvero.

Tutti nello staff di Obama erano con Obama, la forte motivazione di quella squadra mi riporta la mente una frase che ho sentito a proposito della guerra in Vietnam: “non vince il più forte, ma che è più fortemente motivato a vincere”.

E’ questo il momento giusto per usare Internet. Perchè internet è in grado di far crescere il consenso, di creare un candidato. Magari non si vinceranno queste elezioni ma si inizierà a creare un legame con i propri elettori, e questa energia sarà buona per la volta successiva.

Qui trovate la presentazione di Sam. A questo punto di non mi resta che augurarvi di realizzare una splendida campagna politica 2.0.

Articolo di Mirko Pallera, direttore strategico-creativo Ninja LAB

Ps. A proposito, la Ninja Academy sta organizzando un innovativo corso in “Social Media Marketing e Politica 2.0” in collaborazione con Lo Spazio della Politica, se siete interessati scrivete a francesca[@]ninjamarketing.it.

Sam Graham-Felsen è un ragazzone alto e gentile, che ha già negli occhi quel luccichio di chi sa di essere una persona di successo.
E’ infatti un mito. Incarna nella sua persona il sogno di tanti attivisti che fanno politica: quello di trovarsi un giorno a fare parte della storia, di contribuire a realizzare una grande vittoria, di quelle che rimarranno nei libri di scuola e che le generazioni future ricorderanno per trarvi insegnamento.
Sam è stato infatti il capo dei blogger di Obama nella campagna elettorale più incredibile della storia americana.
Una epopea che ha riportato in vita la leggenda di Davide contro Golia, una storia che racconta di di un improbabile outsider che vince contro l’establishmnet delle potenti lobby di potere americane sulla spinta di un movimento popolare senza precedenti e grazie ad un nuovo mezzo di comunicazione in grado di canalizzare potenti energie di cambiamento che vengono dal basso.
E’ così che Obama e il suo staff hanno realizzato l’impossibile, riuscendo prima a vincere le primarie del partito democratico contro la favorita Hillary Clinton e poi le elezioni permettendo ad un afroamericano di diventare presidente degli Stati Uniti d’America.
Incontro Sam in occasione dell’ “Eisenhower day”, il giorno che commera un altro eroe americano, il comandante in capo degli eserciti democratici durante la seconda guerra mondiale poi diventato presidente americano.
La conferenza pubblica (a cui non ha partecipato incredibilmente nessun politico italiano, non avendo probabilmente nulla da imparare!) ha visto anche la partecipazione di Beppe Severgnini, altro grande amico dell’America, con il quale ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere su Bill Emmott e sul suo ultimo libro, “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”.
Noi abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una tavola rotonda ristretta e abbiamo potuto rivolgere a Sam delle domande in privato. Qui di segguiro alcuni consigli per i candidati e gli attivisti italiani che si possono ricavare dalla chiacchierata avuta con lui.
1) Internet può farti vincere le elezioni (se sei all’opposizione)
Su questo Sam è stato chiaro. E’ vero che il comitato elettorale ha deciso di spendere gran parte dei soldi raccolti in tv, ma il ruolo fondamentale lo ha avuto Internet.
Dei 700 milioni di dollari raccolti, 500 sono stati raccolti online. I numeri sono impressionanti: il più grande data base di email mai realizzato, 13 milioni di indirizzi email, 200.000 eventi realizzati dai partecipanti alla campagna, 1 miliardo di minuti di video realizzati dai sostenitori, 15 milioni di amici su Facebook.
Questi sono alcuni numeri che danno l’idea della marea di energia umana raccolta e indirizzata dal movimento Obama.
Internet è il mezzo giusto per chi sta all’opposizione. Raccoglie infatti le frustrazioni e permette di dargli sfogo, è un mezzo catartico, che amplifica il desiderio di cambiamento. Per questo è più adatto a chi vuole modificare lo status quo più che per chi vuole difenderlo. Ora che Obama è al potere il rischio è che venga identificato come lo status quo e che invece chi è all’opposizione sfrutti il potere di Internet (si veda il Tea Party).
2) Meglio dotarsi di uno staff fresco e meritevole.
Sam incarna tutta la freschezza e la grinta americana.
E’ giovane davvero, e a molti tradizionalisti della comunicazione politica – soprattutto in Italia -farebbe un certo senso trovarselo di fronte, sapendo che a lui e alla sua tastiera così vergine di marketing e di politica, Obama ha affidato il compito di dialogare con milioni di elettori, dandogli semplicemente carta bianca.
Così, senza mettere alcun filtro di direttivi o segreterie di partito, ma affindandosi alla sua spontanea capacità di “raccontare delle storie in grado di ispirare le persone”. Sam è diventato il blogger di Obama perchè è bravo a raccontare storie. Era un giornalista multimediale, capace di editare foto e video, laureato ad Harvard e diventato sostenitore di Obama dopo aver visto l’adesione di migliaia di giovani su Facebook. Era lui che scriveva i post sul sito di Obama e che teneva i rapporti con la blogosfera.
3) Dare il “potere alle persone” amplifica il messaggio.
Sam ha sempre scritto senza mai dover chiedere l’approvazione di Obama (a volte quella di
Dare la possibilità alle persone di controllare il messaggio. Questo è positivo, il messaggio si rafforza se viene rielaborato dalle persone.
La visione di Sam è chiara: abbiamo realizzato l’impossibile non idealizzando un nuovo salvatore, bensì mettendo al centro di tutto il potere delle persone. “Siete voi che potete cambiare l’America!”. E’ questo il grande messaggio che si oppone ad ogni visione personalistica e autoritaria della politica. Sono le persone ad avere il potere di cambiare le cose.
Parlare con lui ha modificato in parte la mia percezione della eroica epopea di Obama, riportando ad una dimensione più terrena – ma non per questo meno entusiasmante. E’ chiaro che questo consiglio si addice maggiormente ad un partito democratico, rispetto ad uno che fa della personalità carismatica (o autoritaria) il suo punto di forza
4) Non usare i nuovi media con le vecchie logiche.
Obama ha voluto dare agli altri questo potere. MyBarakObama.com è stata una “piattaforma relazione” per permettere al movimento di autorganzizarsi, creando meccanismi virtuosi di crowdsourcing.
Prima per partecipare ad una campagna elettorale bisognava fare chilometri, prendere la macchina unirsi fisicamente ad altre persone. Non che queste cose non siano importanti, anzi Sam ribadisce che Internet deve servire a mobilitare le persone sul terriorio, ma ci invita a riflettere sulle incredibili possibilità offerte a chi vuole dare qualche minuto del suo tempo alla causa politica.
Magari alla fermata del tram, con il suo cellulare, può collegarsi ad un database che gli assegna alcuni numeri da chiamare per argomentare il progetto politico del candidato, oppure grazie all’iPad può mostrare al suo vicino di posto il nuovo video che spiega la posizione del candidato sui trasporti pubblici nella regione.
5) Non pensare solo a strumenti “sexy”.
Non fraintendete per favore. E’ Sam che lo ha detto: “Le mail non sono sexy ma ci hanno fatto vincere le elezioni”. E ancora, “I blog sono fondamentali, per argomentare un pensiero politico non bastano 140 caratteri di Twitter”.
Si può quindi usare una strategia che comprenda blogging +  social network + direct email senza però dimenticare che “Un movimento sociale si incontra per strada, usa i social network per scendere in piazza!”
6) I sostenitori vengono prima di tutto.
Prima vengono i sostenitori, è con loro che bisgna instaurare un dialogo diretto, poi i media tradizionali (anche se i giornalisti si incazzano). I video realizzati dal comitato elettorale e in particolare da  PPP…., fornivano indicazioni strategiche sulla campagna senza aver paura di forenire informazioni utlili agli avversariQuesto è servito a infondere nei sostenitori la sensazione di essere protagonisti.
Il tutto con la massima spontaneità
7) Spiega la verità in maniera autenticità e nessuna censura.
Sara Palin parla di sè e cancella i messaggi sgraditi. Obama invece ambiò idea su una legge e molti sostenitori crearono un gruppo contro addirittura sul suo sito ma lui non lo chiuse per dimostrare il suo approccio democratico e improntato all’ascolto. Il messaggio fu: “Bravi, se riuscite ad organizzarvi e a farvi sentire sfruttando il mio sito vuol dire che siete dei bravi democratici che si impegnano attivamente nella democrazia”.
“Faceva paura vedere la cassa di risonanza che riusciva a dare a chi voleva attaccare obama ma ogni volta che si faceva disinformazione noi semplicemente dicevamo la verità, facendo un video e dando ai nostri sostenitori del materiale per difendere Obama”.
6) Pensate al candidato come a un brand.
Il posizionamento è stato chiaro: “Sarete voi a cambiare il mondo”. Obama è il candidato dell’empowerment, di chi vuole trasmettere agli elettori questo senso di protagonismo e di forza. Tutto doveva comunicare questo. Addirittura in molti suoi video lui non si vede, se ne sente la voce, potente, autorevole, rassicurante. Lui è presente ma non è il protagonista della scena.
Poi l’immagine coordinata, il blue, la font innovativa gotham, come quella di Bat Man, il design conta molto, così come il supporto di artisti come Shepard farey che hanno creato spontaneamente l’icona di Obama che è diventata leggenda.
7) Stai sul pezzo sfruttando il multimedia
Usare i mash up multimediali per dialogare con la gente
Avere una redazione multimediale pronta a sfruttare le notizie di cronaca per realizzare dei video divertenti, risemantizzare video nell’ottica dei messaggi tattici o strategici, puntando a dialogare con le diverse fasce di elettori, giovani, minoranze, ecc..
Apertura. A cena con Obama, bellissima l’iniziativa di far cenare con Obama i piccoli elettori., Tutto il contrario di quelle cene elettorali con biglietti di cinquemila dollari per raccogliere i fondi dai grandi gruppi di interesse.
8) Questa volta ci dovete credere, davvero.
Tutti nello staff di Obama erano con Obama, la forte motivazione di quella squadra mi riporta la mente una frase relativa alla guerra del Vietnam: “non vince il più forte, ma che è più fortemente motivato a vincere”.
E’ questo il momento giusto per usare Internet. Perchè internet è in grado di far crescere il consenso, di creare un candidato. Magari non si vinceranno queste elezioni ma si inizierà a creare un legame con i propri elettori
Magari sentire l’intervento pubblico di Sam gli avrebbe fatto capire qualcosa sulle possibilità offerte dal mezzo democratico per eccellenza, anche questo anche questo ammantato da un fascino utopisctico e rivoluzionario: Internet, la rete della gente.
Mirko Pallera è considerato uno dei maggiori esperti di comunicazione nella network society. Con la sua società di consulenza, fondata insieme al collega e amico Alex Giordano, aiuta aziende e istituzioni a entrare nel nuovo ecosistema creato dall’avvento del web 2.0.

E voi, che identità avete? [PERSONAL BRANDING]

Questa settimana è molto importante. Questo sabato ci sarà il Corso di Specializzazione in Personal Branding presso la Ninja Academy, con i docenti Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti (fondatori di PersonalBranding.it e autori del best seller “Personal Branding”).

Sono usciti anche i risultati del Ninja Candy, che metteva in palio ingressi gratuiti e scontati.

Allora, parlando di tecnologia, vi proponiamo due simpatiche opportunità riguardo il “vostro” personal branding.

Online Identity Calculator

La prima è il test sulla vostra identità online. Visto che “oggi sei bravo solo se lo dice Google“, potrete cominciare a misurare il vostro grado di notorietà sul web. Qualche domanda, un po’ di informazioni ed il gioco è fatto! I’m Digitally Distinct, and you??

Questo il sito dove poter effettuare il test (via Stefano Principato).

Barcode Yourself

La seconda riguarda un codice a barre. Se non vi suona il collegamento continuate a leggere.
Scegliete il genere (uomo o donna), poi inserite la vostra età, la nazione dove vivete, la vostra altezza, il vostro peso ed avrete il vostro barcode personalizzato. Potete utilizzarlo per promuovervi, per stamparlo o, andando nello shop online, comprare magliette e gadget con il vostro codice.


Una sorta di carta d’identità, ma senza il vostro nome. Ora può essere visto come un “gioco”, ma visto il proliferare di questi codici (come il QR per esempio) l’adottarli come standard di riconoscimento potrebbe diventare presto una realtà.
Create il vostro codice sul sito, che non richiede registrazione ed è gratuito.
Trovato qui via Maestro Alberto.

In conclusione approfitto per ricordarvi che c’è un ultimo posto disponibile al corso in Personal Branding. Chi prima arriva, meglio Ninja! 😉

Quindi se volete partecipare, AFFRETTATEVI ad iscrivervi!! E’ anche possibile iscriversi al corso direttamente online, cliccando qui!

Per ogni ulteriore informazione vi rimando al nostro post sul corso, oppure potete contattare Francesca Albrizio all’indirizzo francesca[@]ninjamarketing.it o chiamarla al numero 346 4278490.

Comunicare in modo simpatico e divertente? Eni sa come si fa

Per la prima volta nella storia dei suoi spot istituzionali, Eni azzarda una mossa non del tutto imprevedibile ma ben gradita al pubblico. Un nuovo posizionamento strategico richiede una nuova strategia creativa; via l’abito corporate e formale (seppur a tratti emozionale) che da anni ormai la rappresentava nell’immaginario collettivo, per giocare con dei temi completamente nuovi che fanno del gioco il suo cavallo di battaglia.

L’ironico dottore “pupazzato” cambia volto alla multinazionale che da anni ormai realizzava spot un po’ troppo stile “pubblicità-progresso”. Nasce qualcosa di nuovo che vede nell’ironia e nel divertimento una nuova immagine, senza trascurare l’offerta concreta . E’ certamente interessante anche il tentativo di rafforzare la familiarità del mercato con il logo, un cane a sei zampe che si avvicina al pubblico con simpatia ma anche funzionalità.

10 regole da seguire per un sito cross-cultural [HOW TO]

Espandersi all’estero è quasi obbligatorio

Con la mostruosa diffusione che ha avuto Internet nel corso degli ultimi anni, e vista la situazione economica non proprio rosea, chi ne ha le possibilità dovrebbe pensare di espandere la propria azienda verso l’estero, per raggiungere un numero maggiore di potenziali clienti (è risaputo che anche un prodotto ritenuto di nicchia, se commercializzato in paesi diversi, può raggiungere un’audience cospicua sommando i vari piccoli segmenti di mercato).

Dovrete però considerare che ci sono due bei problemi:

Il primo è che il 78% degli utenti del Web non conosce una parola d’inglese, quindi dovreste pensare di parlare ai potenziali clienti nella loro madrelingua.

Il secondo, direttamente collegato al primo, è che il sito dovrebbe essere “misurato” sulle varie culture, e questo non significa limitarsi semplicemente ad una traduzione del contenuto, poichè anche il contesto incide non poco quando ci sono differenze culturali nei vari mercati a cui vi rivolgete.

Dieci linee guida per lo sviluppo

1 – Conoscere il target: ovviamente prima di lanciarvi nella costruzione di un sito indirizzato al mercato internazionale va fatta una ricerca sui target di riferimento per analizzarne la cultura. Cosa gli piace? Cosa invece non gli piace? Quanto è liberale la nazione? E’ buona cosa inoltre dare un’occhiata agli eventuali concorrenti già presenti sul mercato, e cercare un modo per differenziarsi ed assumere così un vantaggio (se c’è un particolare buco nella domanda, o le imprese concorrenti hanno un certo gap, puntare su quello per sbaragliarle).

2 – Dominio di primo livello e/o sottodomini: una volta conosciuti i vari target è utile acquistare un dominio di primo livello (cioè .es per la Spagna, .co.uk per il Regno Unito e così via) per ogni nazione. Se questa operazione risultasse troppo dispendiosa, si può acquistare un solo dominio di primo livello, preferibilmente neutro, per poi creare un sottodominio per ogni paese interessato (www.esempio.com/es oppure es.esempio.com).

3 – Comodità di navigazione: sembrerà una sciocchezza, ma ci si deve assicurare che nel sito si possa navigare sia leggendo da sinistra a destra che leggendo da destra a sinistra (per i paesi arabi e del Medio Oriente ad esempio). Un buon compromesso è sviluppare il sito in senso orizzontale piuttosto che in verticale, mantenendo un design semplice e una buona visibilità dei menu.

4 – Tradurre correttamente e localizzare: per tradurre il contenuto in una lingua straniera si deve sempre utilizzare un traduttore professionista ed evitare come la peste i traduttori automatici. Parole poco comprensibili e scritte male, o peggio errori grammaticali, faranno scappare subito i visitatori. Bisogna anche tener presente che mercati con la stessa lingua non usano necessariamente lo stesso linguaggio. L’ inglese ad esempio ha più di 20 dialetti diversi, ed anche quelli vanno considerati come lingue vere e proprie.

5 – Non tradurre subito le parole chiave: per l’ottimizzazione dei motori di ricerca (o SEO) è una pessima idea tradurre le parole potenzialmente più digitate, perchè gli utenti potrebbero usare sinonimi o forme colloquiali. Anche una traduzione corretta, dunque, potrebbe non essere adatta ai vostri scopi. Vanno invece individuate le parole che gli utenti utilizzano concretamente per essere più efficaci. Un ottimo punto di partenza potrebbe essere il tool keywords di Google AdWords.

6 – Cascading Style Sheets (CSS): sviluppare usando i CSS mantiene separato il design del sito dai contenuti, rendendo molto più semplice il passaggio ad altre lingue, che potrebbero avere termini più lunghi o più corti per esprimere gli stessi concetti. Con i CSS non dovrete più costruire le pagine da zero per passare alla lingua araba  o ribaltare il template da sinistra a destra.

7 – Codifica Unicode UTF-8: il design multilingua può essere una brutta gatta da pelare se ci sono più set di caratteri da utilizzare, perchè non tutti gli alfabeti hanno 26 lettere dalla A alla Z, pensate ad arabo, cirillico o cinese ad esempio. Fortunatamente per voi la codifica in Unicode UTF-8 supporta più di 90 lingue scritte, e vi farà risparmiare un sacco di tempo.

8 – Sia Flash che HTML: se ci seguite ed avete letto questo mio articolo saprete già che più paesi di quanti pensavate hanno ancora delle connessioni abbastanza lente (primi tra tutti i paesi in via di sviluppo).  5 minuti di attesa per il caricamento di un sito non sono esattamente piacevoli e vi faranno perdere visitatori, quindi lasciate scegliere a loro tra un sito in Flash pieno di frizzi, lazzi, ricchi premi e cotillons ed un semplice ma efficace sito in HTML. Per di più, gli indicizzatori dei motori di ricerca (altresì detti spider) non leggono in Flash, e questo abbasserebbe il vostro ranking, mentre se gli lasciate una buona dose di testo da “mangiare” saranno più contenti anche loro.

9 – Attenzione ai colori: un testo scuro su fondo chiaro è la regola generale, indipendentemente dalla nazionalità e dalla cultura, il blu sarebbe consigliabile perchè è uno dei colori universalmente riconosciuti positivi, poichè può indicare dalla forza alla fiducia alla spensieratezza nelle sue varie tonalità (vi siete mai chiesti perchè i colori dei Social Network sono basati essenzialmente sul blu?). Molte imprese preferiscono (legittimamente) usare i colori dei loro brand su tutti i mercati, ma è importante conoscere il loro significato, specialmente quello religioso, nei vari paesi. Per approfondire l’argomento vi rimando ad un altro articolo di Yukiko su Ninjamarketing e a questa ricerca che spiegano molto bene la questione dei colori.

10 – Attenzione anche alle immagini: assicuratevi che le immagini utilizzate non offendano nessuno nei paesi a cui vi rivolgete, e fate attenzione all’importanza che viene assegnata alla formalità ed a tutto quello che correda il concetto vero e proprio. Quest’ultima marca anche la differenza tra paesi high context e low context. Gli high context (prevalentemente paesi asiatici) prediligono sfondi riempiti con immagini e colori, mentre i low context (occidentali in prevalenza) preferiscono un design più semplice.

Tenete presente queste indicazioni ed avrete una buona base per cominciare a sviluppare il vostro sito rivolto ad uno o più paesi stranieri. Sperando di esservi stato di aiuto, aspetto i vostri commenti.

Public Camp: l'evento che non puoi permetterti di perdere

Public Camp: l'evento che non puoi permetterti di perdereVuoi un consiglio da Ninja? Fai subito la valigia e parti: direzione Bari.

La  terza edizione del Meeting Internazionale dei Comunicatori Pubblici Public Camp 2010”  si terrà a Bari dall’1 al 3 dicembre nella Fiera del Levante, in concomitanza con il Festival dell’Innovazione.

Intuizioni profetiche, nuove geometrie relazionali in uno scenario sempre più dinamico e aperto all’innovazione. Se ne parla a Bari con i teorizzatori della “network society” con esperti nazionali ed internazionali durante  meeting,  lezioni magistrali, master diffusi e le sessioni plenarie della tre giorni “Public Camp 2010”.

Il meeting rappresenta un approfondito focus esperienziale sul potere moltiplicativo dei passaggi tra reti sociali e virtuali, mettendo la Puglia al centro di un processo di rinvigorimento culturale basato sullo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’efficacia ed efficienza informativa.

Perchè partecipare

Stiamo vivendo un momento di complessità senza precedenti, dove tutto si trasforma più rapidamente di quanto riusciamo a comprendere”, questa famosa citazione di Taylor M.C., potrebbe essere uno dei tantissimi motivi per partecipare al Public Camp,  in modo da anticipare i  trends e  le trasformazioni che nei prossimi anni attraverseranno la comunicazione.

Tra i vari temi che verranno affrontati  ve ne  anticipiamo alcuni, quali  l’economia della conoscenza,  il marketing digitale, la brand reputation, il copyright/coplyleft, il design  che mutano le società attraverso le continue interrelazioni.

Oltre al programma, davvero interessante che  vi invitiamo a guardare, vi segnaliamo, inoltre   le lectio magistralis,  che saranno tenute da esperti di caratura internazionale come. Albert Lázló Barabási, Alastair Campbell, Aron Betsky, Michel Maffesoli, Manuel Castells, Carlo Formenti, inerenti tematiche davvero “ scottanti”.

Non poteva di certo mancare, il nostro Ninja Alex Hokuto No Ken, [Alex Giordano], il quale presenzierà   uno speech davvero interessante “Fare social media marketing per un ente pubblico

Per iscriversi

Per partecipare al Public Camp è necessario iscriversi attraverso la procedura guidata del sito Info: public.camp@regione.puglia.it.

Citazioni Digitali

Queste citazioni sono riprese dal sito di Public Camp, ci piace riportarne qualcuna:

” Internet ha riunito tutta l’informazione prima separata. Internet rappresenta l’opposto della biblioteca. È implosiva anche nel senso che comprime tempi e spazi. Tale accelerazione libera una gran quantità di energia” [….] Derrick De Kerckhove

“La democrazia del futuro può essere oggetto di innovazione come qualunque altro aspetto della vita civile […]” Luca De Biase

” Nelle città del futuro, gli stili di vita saranno tribali. […]” Michel Maffesoli

“[…] Il potere è più che comunicazione, e la comunicazione eccede il potere. Ma il potere si fonda sul controllo della comunicazione, come il contropotere dipende dall’infrangere quel controllo […]” Manuel Castells

[…] Se ci fosse una classifica mondiale delle parole più sfruttate dall’advertising sono sicuro che troverei “fiducia” tra le prime cinque posizioni […]” Paolo Iabichino

You like me, ma quanto? Ecco come valutare una pagina Facebook [SOCIAL MEDIA]

FacetracK: quali metriche per valutare la presenza di un brand su Facebook?L’ampia diffusione dell’utilizzo dei social media tra le persone ha portato due principali cambiamenti per le aziende: mentre da un lato i marketer hanno ora la possibilità di comunicare con un pubblico potenziale di milioni di persone, d’altra parte Continua a leggere

Perché tu mi piaci. Quando l'innocenza è contagiosa [VIRAL VIDEO]

Perché tu mi piaci. from CRIC on Vimeo.

“Ciao, mi piaci. Te lo dico subito che così non pensi che te lo scrivo per altre cose..”
Questo emozionante spot, realizzato per pubblicizzare una nota marca di penne e di matite (o almeno così dicono), è la reale dimostrazione che quasi nulla è più virale dell’ emotività umana.
Il video, in poco meno di dieci giorni, ha contagiato l’ intero web producendo quasi un milione di condivisioni su Facebook. L’ innocenza e la purezza con cui un bambino dichiara e dimostra l’amore per la “sua bimba” e di come questa innocenza possa durare nel tempo, ha toccato i cuori degli italiani che, tormentati dalla cronica crisi della società odierna, riscoprono nel proprio intimo l’ancestrale pulsione del dare e ricevere calore umano dimenticandosi per un attimo della fredda e ripetitiva macchinosità della vita di tutti i giorni.

“Perché tu mi piaci…. se lo scrivi dura.”

UPDATE di Silvia Carbone:

Un articolo del pubblicato nell’edizione online del corriere, ci spiega che in realtà si tratta di una “PUBBLICITA’ SENZA CLIENTI”, nel senso che dopo essere stati rifiutati da direttori marketing, il video è stato caricato dagli autori su Vimeo e condiviso su Facebook.

“Da lì si è diffuso a macchia d’olio” spiega sulle pagine del Corriere.it il regista Davide Mardegan, 26 anni e co-fondatore dell’agenzia Cric insieme al coetaneo Clemente De Muro, autore del testo, e al ventottenne Niccolò Dal Corso, produttore esecutivo. In pochi giorni lo ‘spot’ viene visualizzato da più da oltre 1,6 milioni di persone in 147 Paesi.

Un vero e proprio successo che sembra non essere finito qui. Sì, perché dopo il successo della rete è arrivata anche l’approvazione dei grandi marchi che puntano ad associare il proprio prodotto a uno dei video più cliccati della rete. I nomi restano top secret perché le trattative sono ancora in corso. “Posso solo dire che abbiamo puntato in alto e che si tratta di marchi noti al grande pubblico” spiega Mardegan sull’ edizione online del Corriere della Sera.

Fonte: Corriere.it

Insomma, una pubblicità a caccia di brand! 😉
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Foursquare Events: a Milano il primo Super Swar Badge Party in Italia! #SuperSwarMilano

Quello che si svolgerà a Milano il 30 Novembre è un evento che i foursquare lovers sicuramente non perderanno.

Stiamo parlando del Primo Super Swar Badge Party in Italia!

Se a New York parlare del Super Swarm Badge possa sembrare quasi banale, soprattutto adesso con l’uscita dei Super Duper Swarm Badge e dell’ Epic Swarm Badge, lo stesso non può dirsi di nessuna città in Italia!

Anche se, bisogna dirlo, allo IAB Forum mancavano davvero pocchissimi check-in per sbloccare l’ambito badge, infatti Comunque, non disperatevi e tenetevi liberi per Martedì sera!

Di check-in contemporanei per sbloccare il Super Swarm Badge ne servono 250 (anzi 251) e per questo motivo i foursquare lovers italiani si sono dati appuntamento Martedì 30 Novembre alla discoteca Alcatraz di Milano, durante il Secret Show Myspace!

Dal sito ufficiale dell’evento:

L’ingresso naturalmente è gratuito, ma dovrete iscrivervi alla pagina del secret show a questo indirizzo http://www.myspace.com/secretshowsit la pagina di registrazione vale come ticket di accesso all’Alcatraz.

Ricapitolando:
– Ci sarà un gadget SuperSwarm per ognuno di voi che farà check-in all’interno.
– Un dj-set con Ròisìn Murphy cantante dei Moloko.
– Consumazioni di Beck’s N/A gratuite all’interno del locale e tante altre sorprese che Beck’s ha pensato per questo evento.

Appena arriverete all’Alcatraz, accedete a Foursquare, troverete la Location SuperSwarMilano nella lista delle Venues.

ATTENZIONE
Ricordatevi di registrarvi al Secret Show per accedere alla serata!!
Se non siete registrati su Myspace non disperate, da qualche giorno è attivo Facebook Connect per loggarsi senza registrazione!

Quindi:

Per rimanere aggiornati sull’evento, vi consigliamo di seguire l’account @4SqSuperSwarm su twitter e l’hashtag #SuperSwarMilano.

L’appuntamento è fissato per martedì 30 Novembre all’Alcatraz (in via Valtellina 21 – Milano) alle 21.00. Che dite, ci vediamo all’Alcatraz @ #SuperSwarMilano? Mi raccomando, passateparola! 😉

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