Quando si parla di condivisione e collaborazione i Ninja appoggiano sempre le iniziative. Questa volta a meritare la menzione è Action Sharing 2, un bando di concorso che l’associazione “The Sharing” (tramite la piattaforma Piemonte Share, legata all’arte e alla creatività nella cultura digitale) promuove nella sua seconda edizione.
Oggetto del concorso è quello di portare innovazione sincretica (svolta allo scopo di trovare soluzioni pratiche e specifiche utilizzando assieme al metodo scientifico il metodo di ricerca proprio dell’arte) nell’industria piemontese, dove arte, scienza, ricerca e sperimentazione si uniscono e confluiscono per creare nuovi strumenti per l’innovazione e la gestione del capitale creativo del territorio. Arte, musica, teatro, performance, danza, meccatronica sono le aree di interesse privilegiate.
In questa seconda edizione il concorso richiede che i progetti abbiano almeno uno dei seguenti elementi tecnologici:
– motore elettrico
– attuatore lineare voice coil
L’obiettivo di Piemonte Share è quello di creare opportunità reali (mostre, eventi, workshop, seminari, produzioni) per lo sviluppo della conoscenza e della creatività nella cultura digitale, per la crescita della ricerca e dell’innovazione nel campo delle arti visive, interaction design, internet, meccatronica, informatica, graphic design, installazioni interattive.
Quindi promuovere attività che hanno come meta la valorizzazione delle possibilità concrete relative ai saperi e alle abilità degli individui, per artisti, designers, grafici, pubblicitari e videomakers, ingegneri, informatici, esperti di comunicazione on line, che usano i new media, il digitale, la telefonia mobile, la robotica e internet in qualità di linguaggio espressivo, come risorse locali e globali per lo sviluppo dell’innovazione e della creatività.
Per maggiori informazioni sul bando, i premi ed i requisiti richiesti visitate il sito www.toshare.it
00SimosokeSimosoke2010-11-03 17:00:512010-11-03 17:00:51Action sharing 2: quando l'innovazione incontra musica, arte e creatività [CONTEST]
Questa campagna però va ad utilizzare un medium completamente nuovo e dal forte impatto: le annunciatrici che segnalano al pubblico i bambini smarriti. Una successione di messaggi annunciano che Robin è stato smarrito. Il ragazzino però è iperattivo e, di volta in volta, fa impazzire l’annunciatrice. Il messaggio finale è: “Crescere un bambino non è facile, per questo ci siamo noi”, o qualcosa del genere.
Ora, io sono piuttosto contrario alla promozione di farmaci e servizi medici rivolti ai bambini, in particolare per disturbi comportamentali: come conferma questo recentissimo articolo su Repubblica.it, spesso si tratta di malattie inventate negli ultimi anni con diffusione di psicosi collettiva, al solo obiettivo di arricchire i profitti delle major farmaceutiche. Detto ciò, credo vada ammesso che dal punto di vista marketing è una campagna geniale!!
Il cliente di questa campagna, lanciata ad ottobre 2010 in uno dei più grandi centri commericaili del Belgio, è una helpline rivolta ai gentitori di bambini “difficili”, dal nome pressochè impronunciabile: Opvoedingslijn.
L’idea è stata partorita dalla brillante ad agency Duval Guillaume di Anversa, in Belgio.
00Kuido KedinKuido Kedin2010-11-03 17:00:302010-11-03 17:00:30Il piccolo Robin fa impazzire il centro commerciale! [VIDEO]
Il brand di moda DKNY ha da poco lanciato la sua nuova campagna di comunicazione integrata dal titolo “Room 303 – Unlock the secrets” incentrata su una serie di webisodes virali e varie attività promozionali allestite in concomitanza con il lancio della nuova collezione Autunno/Inverno, ispirata, in questa occasione, allo storico Chelsea Hotel di New York.
La campagna, i cui protagonisti animati sono un artista, un poeta, una rock star, un attore ed un amante della vita mondana (tutti ospiti del Chelsea Hotel) invita i partecipanti a scoprire cosa attira questi cinque stranieri all’hotel ed a sbloccare il segreto che si nasconde all’interno della camera 303. Il teaser recita infatti: “Cinque stranieri. Un hotel. Troppi segreti.”
La serie, composta da cinque episodi, che verranno lanciati progressivamente nell’arco di cinque settimane, vede come protagonista di volta in volta uno dei personaggi ospiti del Chelsea Hotel. I fan potranno seguire lo svolgimento della vicenda e raccogliere indizi sui blog dei vari personaggi, su Twitter, YouTube e Facebook. Ogni episodio si concluderà con un quiz che darà la possibilità di vincere prodotti DKNY.Il premio finale sarà invece un soggiorno presso il leggendario Chelsea Hotel di New York ed un ruolo nel cast del webisode finale.
00KabookaKabooka2010-11-03 15:00:302010-11-03 15:00:30DKNY lancia la campagna digitale “Room 303 – Unlock the secrets”
Prende il via oggi la due giorni milanese dello IAB Forum, l’evento annuale dell’associazione italiana che rappresenta gli operatori del mercato della comunicazione digitale interattiva.
Ospite d’onore sarà Chris Anderson, direttore della rivista Wired e autore del testo “The Long Tail”, uno dei lavori dedicati alle teorie che governano i modelli di business in Rete più importanti degli ultimi anni. Lo stesso Chris Anderson che pochi mesi fa, aveva annunciato la morte del web, causata dal cambiamento delle abitudini degli utenti nell’utilizzo di Internet.
Il sorpasso dell’advertising on line
Ed è proprio questo nuovo utilizzo della banda larga che a fine 2011, secondo le previsioni, permetterà all’advertising online di superare la raccolta pubblicitaria dei quotidiani e quella dei periodici (presi separatamente).
Ebbene si, la notizia che sicuramente sarà al centro dei dibattiti del Forum, viene fuori dal Nielsen Economic and Media Outlook, il rapporto semestrale che evidenzia i dati macroeconomici e di investimento pubblicitario.
Il Sole 24 Ore, poi, partendo dalla ricerca Nielsen, ha rielaborato i dati, stimando per la fine del prossimo anno una spesa di quasi 800 milioni di euro per gli spot online. Ben 100 milioni in più rispetto al 2010, per una crescita pari al 15%, che in periodi di crisi economica, non è affatto da sottovalutare.
I dati, evidenziano come la raccolta via Web supererà quella di quotidiani e periodici grazie soprattutto agli “spot search”. Dove per search si intende la promozione legata alle attività di ricerca. In due parole, Google Ads.
Infatti, come riportato dal quotidiano economico: “…su un mercato complessivo della pubblicità online pari a 680 milioni di euro, in crescita del 12,6% sul 2009, oltre la metà (il 54%, 370 milioni) deriva dalla search e il rimanente 46% dal display (per semplificare i vecchi banner, ma non solo)…”.
Su questo punto, Roberto Binaghi, presidente di IAB Italia, in un’intervista ha dichiarato “Gli sforzi degli operatori si devono concentrare proprio sui trend più caldi del momento, che sono appunto: i social network e l’accesso ad Internet dai dispositivi mobili, che rappresentano il nuovo mercato. Le previsioni dicono che nel giro di qualche anno gli accessi alla rete mobile supererà quello delle reti fisse, nel mercato cinese sono già 750 milioni gli utenti connessi via smartphone“.
Nuovi scenari
In un contesto dominato dalle multinazionali, si aprono quindi nuove prospettive da cogliere al volo, soprattuto per le PMI, cuore pulsante del tessuto imprenditotiale italiano. Attraverso il web, infatti, è possibile raggiungnere un pubblico decisamente più vasto rispetto alla pubblicità su carta, con un investimento minore di quello necessario per veicolare il messaggio attraverso i media tradizionali (Tv e radio).
Perchè, tenetelo bene a mente… le spese sostenute in pubblicità non sono un costo, ma un investimento!
E’ possibile seguire la diretta dello IAB Forum su Webcast24
00JurizokuJurizoku2010-11-03 12:42:052010-11-03 12:42:05IAB Forum 2010: la nuova era dell'advertising
Arrivato il nuovo spot della Apple che ha come protagonista l’iPad. Pensavate a tutte queste caratteristiche?
Il video mette in mostra diverse applicazioni utili in vari campi, tipo scuola, musica, lavoro e svago.
Questo mentre una ricerca effettuata dalla Strategy Analytics fa emergere che l’iPad detiene il 95% dell’intero mercato dei tablet nel mondo. Android è al secondo posto con il 2,3%, il resto è diviso tra vari sistemi operativi, in primis Windows.
prosegue il nostro viaggio alla scoperta del Personal Branding: oggi ci occuperemo di quello che diversi autori, tra cui Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti chiamano Personal Guerrilla Marketing.
Ma facciamo un passo indietro. Il termine Personal Branding è stato coniato nel 1997 da Tom Peters di FastCompany. Secondo Peters io sono il CEO della mia azienda: “Me Inc.” (o “Io S.P.A.” se preferite).
Con il termine Personal Branding si definisce infatti “il processo di creazione e gestione del proprio Brand, inteso non solo dal punto di vista professionale ma anche come somma di tutti quegli elementi che rendono unica una persona. Il Personal Branding è il vero motivo per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner sceglie te al posto di un altro, un tuo progetto in luogo di quello di un tuo competitor”.
Perché parlarvi del Personal Guerrilla Marketing? Perché ovviamente i mezzi per diffondere il proprio brand sono tantissimi. Il Personal Guerrilla Marketing rappresenta un modo “particolarmente creativo” di promuovere se stessi, ovvero è l’utilizzo della “filosofia” del Guerrilla Marketing (e più in generale del Marketing Non-Convenzionale) applicata al Personal Branding. Vediamo qualche esempio: Continua a leggere
00SilviaSilvia2010-11-03 10:55:282010-11-03 10:55:28Personal Guerrilla Marketing: promuovere se stessi con il Marketing Non-Convenzionale [PERSONAL BRANDING]
AdvEntertainment in collaborazione con 01Distribution ha strutturato un’operazione di viral marketing denominata “Aspettando lo IAB FORUM” che ha avuto come timing le due settimane precedenti l’uscita nelle sale cinematografiche del film “Maschi contro Femmine”, una commedia che ruota intorno al conflitto tra uomini e donne attraverso l’intreccio di quattro storie.
L’operazione, ispirandosi alla trama del film, è iniziata con la creazione di AIPO, “l’Associazione Italiana Professionisti Online”, che tramite il proprio portale/blog ogni giorno ha dispensato consigli “utili” per “l’uomo digitale”sopraffatto dalla prepotenza femminile nei luoghi di lavoro, tentando di stimolare il dibattito tra uomini e donne con toni sfacciatamente maschilisti. La campagna promozionale della finta associazione AIPO ha curato spazi pubblicitari in tutti i principali quotidiani trade di marketing e comunicazione all’interno dei quali sono stati pubblicati articoli fasulli che rimandavano al sito ufficiale dell’associazione www.aipoassociazione.com
I temi degli articoli proclamavano il principio fondamentale di AIPO: riunire sotto un’unica voce gli uomini che operano nel settore Internet e tutelarli all’interno dei loro uffici, spronandoli a raccontare le loro esperienza traumatica con le colleghe e ad unirsi alla prima associazione di categoria maschilista! Gli articoli, irriverenti e fuori dalle righe, hanno trattato argomenti come “avere un capo donna”, “essere sedotti e poi abbandonati da una collega” o ricerche sulle problematiche maschili più comuni all’interno del posto di lavoro.
Oltre agli spazi pubblicitari sono state inviate delle DEM a coloro che lavorano nei centri media italiani ed in particolare nel Web.
In molti hanno accolto la provocazione, commentando i vari post sul tema scottante!
L’operazione si è conclusa con un invito personale a tutti coloro che lavorano nelle Digital Unit dei Centri Media a partecipare alla premiere del film “Maschi contro Femmine” tenutasi a Milano il 25 ottobre, dove erano presenti il regista e parte del cast.
Una mega affissione verrà in fine inserita all’interno dello IAB FORUM il 3 e 4 Novembre a tema AdvEntertainment, AIPO e Maschi contro Femmine!
00Giovanna MininiGiovanna Minini2010-11-03 09:49:292010-11-03 09:49:29Aspettando lo IAB FORUM: campagna Viral per "Maschi contro Femmine"
Inauguriamo per questa settimana una trilogia sul celebrity branding: quali strategie di marketing vi sono alla base delle icone e delle celebrità della pop culture oggi?
Oggi vorremmo parlarvi (brevemente) del rapporto che intercorre tra testimonial e brand, del suo valore nel porre in essere una campagna di comunicazione, cercando di contestualizzarlo in una “situazione” di sovraesposizione del primo e delle potenziali ricadute che il brand in questione può sortire.
Più nello specifico, parleremo del testimonial per eccezione, Belen Rodriguez, che in un certo qual senso è “volutamente” inserita all’interno di una sovraesposizione mediatica, e come in questa situazione vada a beneficiare o meno il brand di telefonia mobile TIM.
Le ragioni per un testimonial: identificazione e fiducia
Colin Bates definisce il brand come un insieme di percezioni nella mente dei consumatori, mettendo in evidenza che il brand assume una valenza intagibile dovuta alle continue e fluttuanti percezioni provenienti dall’ambiente azienda-pubblico.
Uno tra i tanti motivi per cui un’azienda ricorre alla figura del testimonial è riconoscersi in una pratica di un modello identificativo a livello di brand image, ed al contempo essere garante di un’approvazione, di una certificazione di “fiducia” che “veste” i panni del personaggio famoso.
Il professore Giovanni Siri, (Professore Ordinario di Psicologia dei Consumi all’Università S. Raffaele di Milano) sostiene che in Italia la presenza del testimonial è forte per la propensione ad umanizzare i prodotti ed il consumo: non a caso oggi prevalgono modelli della commedia all’italiana che sembrano dire che alla fine “siamo tutti umani”.
In merito all’argomento, Aldo Grasso (professore, giornalista e critico televisivo de il “Corriere della Sera”) tempo fa parlava della teoria de “lo spauracchio del cannibalismo“, un problema noto e studiato da anni, che si può riassumere brevemente così: dopo una prolungata esposizione pubblicitaria, il pubblico dei consumatori si affeziona talmente al testimonial da ricordare solamente lui, e non fa più caso alla “marca”.
La diluizione della brand image
Ed è qui che si inserisce il caso “Belen Rodriguez“. La nota showgirl nell’ultimo periodo ricopre il ruolo di testimonial di diverse realtà semantiche e merceologiche (calcio, pallavolo, moto, abbigliamento intimo ed altro ancora), provocando una moltiplicazione ed una diluizione dei suoiambiti valoriali che vede il brand Tim contendersi e dividersi la sua immagine con altri e non più in via esclusiva.
Come se non bastasse, Belen è stata di recente al centro di polveroni del gossip, dal Festival di Sanremo alle inchieste milanesi sulla droga, senza dimenticare le polemiche sul comportamento del suo ex fidanzato Fabrizio Corona.
Nonostante ciò, la bella modella è senza dubbio la più richiesta, un vero ciclone nel mondo dei testimonial; a tal punto che la sua notorietà investe anche la sua giovane sorella. In conclusione, se il concetto di testimonial – come detto in precedenza – riveste la persona-simbolo di “fiducia”, un valore oramai preso in consegna dal prosumer, cosa dovrebbe “trasmettere” un testimonial che oramai è in sovraesposizione mediatica? E’ ancora valido il significato intrinseco di fiducia nel testimonial nel momento in cui non ha più un’identità dai confini precisi?
Se è vero che spesso il testimonial rappresenta una scorciatoia per velocizzare la notorietà del marchio, ma non sempre funziona (quando ci si ricorda il personaggio e non il brand o il suo messaggio), è ancora giusto proseguire lungo la strada tracciata dal “vecchio” marketing?
Nuove strategie per il transfer valoriale
L’uso del testimonial permette di fare riferimento ad un universo di valori tangibili ed intagibili che in qualche modo si “trasferiscono” sul brand che viene pubblicizzato, un cofanetto da “custodire” e preservare per differenziarsi dagli altri.
Infine, un ultima provocazione: cosa potrebbe succedere al brand se l’azione dello storytelling venisse decentrata verso altre narrazioni legate più alla cronoca rosa del testimonial, piuttosto che verso un linguaggio comune derivato dalla fusione di brand ed esperienza?
Avete visto l’ultimissimo spot televisivo della Tim andato in onda per la prima volta il 30 ottobre? Alla fine, la Rodriguez accenna la famosa “grazie per la fiducia“…direi che è il caso di riflettere sul significato epistemologico della parola “fiducia“, prima di andare tanto lontano, nello sconfinato mondo del 2.0! Cosa ne pensate?
Up next
L’appuntamento con la seconda parte della trilogia ci vedrà impegnati nell’esaminare il ruolo paradossale delle controversie nel rafforzare il posizionamento delle celebrities collegate al marketing. Di chi parleremo? Indizio: si tratta della protagonista di un docu-style MTV..
00SutsukaiSutsukai2010-11-03 09:00:232010-11-03 09:00:23Il testimonial, tra sovraesposizione e fiducia: TIM e Belen [BRANDING]
Sapete chi ha sviluppato il primo sistema di telefonia mobile? E quanto era grande il primo telefono cellulare?
Queste ed altre domande trovano risposta nel video sviluppato da Sybase, leader di settore nella gestione, l’analisi e la mobilitazione di informazione, che mette in evidenza la recente esplosione della tecnologia mobile in tutto il mondo, con statistiche e cifre da capogiro!
Il video ripercorre le tappe fondamentali dello sviluppo della telefonia mobile, dal 1956 sino alla commercializzazione dell’iPhone.
Una curiosità: sapevate che ogni anno nel mondo vengono smarriti 70 milioni di telefoni cellulari?
00LenusLenus2010-11-02 18:24:372010-11-02 18:24:37La crescita del Mobile: uno sviluppo senza freni!
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