We Are Visible è un social network nato per supportare gli homeless che vogliono cambiare la propria condizione.
Grazie a We Are Visible possono farlo attraverso l’uso dei social media, stringendo nuove amicizie e con la speranza di trovare anche un lavoro per rifarsi una vita.
Il sito spiega ai senzatetto come aprire la propria casella gmail, un blog o gli account twitter e facebook. Attraverso questi strumenti si può così tornare ad essere visibili e riscostruire la propria vita sociale!
00KemestryKemestry2010-10-20 10:42:142010-10-20 10:42:14We Are Visible: ecco il social network dedicato agli homeless
In occasione del barcamp romano di Italia Camp Youmark ha intervistato il nostro Alex Giordano, componente del comitato scientifico nell’area tematica Innovology e strategic planner del Ninja LAB, il laboratorio strategico creativo che ha ideato la campagna virale “Se io fossi Ministro…“.
Vi riportiamo qui i passi salienti dell’intervista di Francesca Mautone, mentre qui potete trovare l’articolo completo.
La giornalista ha chiesto ad Alex Giordano,quanto il crowdsourcing potrà svilupparsi per servire anche le cause più nobili del paese…
“C’è un attitudine generazionale che fruisce di un universo mediatico molto più complesso, che vede una funzione integrata dell’utilizzo dei media, con la possibilità di instaurare dei feedback e delle relazioni online. E non si tratta solo di opportunità tecnologiche, ma di nascita di un nuovo modo di essere cittadini, diventando veri e propri ‘media’, in grado di dire la propria, in modo attivo. Singoli personaggi che danno un contributo di senso alla collettività, tramite la creazione di blog, o lo sharing di messaggi sui social media.
Entrare in un nuovo ecosistema
In tal senso l’universo del 2.0 appare quasi obsoleto, stiamo andando verso un nuovo ecosistema, fatto sì dalle tecnologie che lo compongono (per esempio i social media), ma anche e soprattutto dalla comunità immaginata dalle persone che lo frequentano. L’aspetto critico è valoriale. Una certa attitudine all’utilizzo di questi mezzi prevede, infatti, una reimpaginazione del rapporto verticale tra potere e cittadino, al di là del mercato, verso una dinamica di relazioni orizzontali per rimettere in circolo trasparenza e meritocrazia .
Da un punto di vista evolutivo,il web 2.0 ha recuperato l’istinto di sopravvivenza del’uomo. Dietro le parole coogeneration e network society si nascondono valori come solidarietà, autenticità, relazioni, contrapposti all’individualismo che sembra invece pervadere la nostra realtà offline. Le conversazioni nei social media sono tra comunità, non tra singoli, quindi è interessante verificare il valore di legame che queste comunità danno al loro stare insieme. Il senso dell’atto spontaneo e gratuito dell’agire online è finalizzato proprio all’agire sociale, se non avessimo amici su Facebook, che senso avrebbe esserci iscritti?
Il cambiamento è nelle mani dei nativi digitali
Il cambiamento è nelle mani dei nativi digitali, dei giovanissimi che mutueranno sul piano cognitivo la loro attitudine a questi mezzi. Per questo non siamo che agli inizi. Oggi tutta l’attenzione è ancora rivolta all’aspetto socio-mediatico, nel tentativo di cercare il modo di interagire in maniera opportunistica con il nuovo, reiterando le vecchie forme mentis. La nostra idea, invece, è sempre stata di lavorare dal basso per scardinare la vecchia mentalità, per portare nuovi valori. Non bisogna più vedere i media come mezzo su cui investire, ma come nuovo ecosistema da cui imparare. E le aziende, ancora, non sono pronte a farlo, per cui il marketing può solo inquinare questo inevitabile viaggio evolutivo. Dovrebbe smettere di essere quello deciso a tavolino, aprendosi a quello che dicono le persone. Mentre passeggiano, mangiano, o sono davanti al pc. Perché il ruolo dell’immaginario sta passando dalle mani dei dipartimenti marketing a quelle dei cittadini.
Per questo il futuro del marketing non è nelle mani delle grandi multinazionali, ma delle nuove start-up. Unite in network per passare dal marketing al societing, in maniera meno predatoria. Le aziende, infatti, devono imparare a superare ii confini di ragionamenti ristretti al proprio mercato, per sentirsi soggetti sociali a tutto tondo, che operano in un contesto sociale. Ed è l’unico sistema per uscire dal fallimento e dalla crisi del presente”.
00KemestryKemestry2010-10-19 17:02:222010-10-19 17:02:22"Il cambiamento è nelle mani dei nativi digitali": Youmark intervista Alex Giordano all'Italia Camp
Con l’arrivo del freddo e dell’inverno le condizioni di vita dei poveri si fanno sempre più difficili – questo il presupposto della campagna d’affissioni promossa dall’Auckland City Mission e realizzata dall’agenzia neozelandese PublicisMojo.
00SilviaSilvia2010-10-19 15:50:332010-10-19 15:50:33Nuova Zelanda: un billboard meteo-sensibile a favore dei poveri
Con Regina's Outfit SiSi lancia la collezione autunno-inverno: credete che si tratti del "solito" video interattivo? Vi sbagliate e vi spieghiamo perché!
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E’ vero: da Samsung in poi i video interattivi si sono moltiplicati fino ad arrivare ai brillanti esempi di Tipp-ex e Cadbury roll pack.
Il video Regina’s Outfit che vedete sopra, però, ha qualcosa di speciale che lo differenza dai precedenti: innanzitutto è un ottimo esempio made in Italy realizzato da MagillaGuerrilla, ma soprattutto il video non è fine a se stesso ma orientato a produrre engagement con la Facebook fan page di SiSi, storico brand del gruppo Golden Lady Company, che lancia così la collezione autunno-inverno 2010-’11.
Non so voi ma io sono già addicted!
00ZatokihZatokih2010-10-19 10:45:232010-10-19 10:45:23Usare YouTube e fare da stylist ad una modella? Con SiSi si può!
Anche i più distratti nei confronti dell'attualità hanno saputo che 33 minatori cileni, rimasti intrappolati nella miniera di San José per 69 giorni a 700 metri di profondità, sono stati tutti tratti in salvo il 12 ottobre. In una vicenda complessa seppur a lieto fine, c'è chi parla di miracolo, di fede, di speranza, di amori extra-coniugali, di leadership e soprattutto di trionfo dello spirito umano.
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Anche i più distratti nei confronti dell’attualità hanno saputo che 33 minatori cileni, rimasti intrappolati nella miniera di San José per 69 giorni a 700 metri di profondità, sono stati tutti tratti in salvo il 12 ottobre. In una vicenda complessa seppur a lieto fine, c’è chi parla di miracolo, di fede, di speranza, di amori extra-coniugali, di leadership e soprattutto di trionfo dello spirito umano.
Ma nell’era dell’X-pan-now, termine nato dall’unione di tutto ciò che nella nostra realtà è esperienziale, olistico, globalmente sincrono ed interconnesso, un evento di tale portata e significato per il nostro immaginario collettivo non poteva sfuggire alle logiche del branding.
E l’hanno intuito sin da subito i minatori stessi, che da sottoterra hanno incaricato un avvocato di redigere un contratto per assicurare un’equa spartizione dei profitti derivanti da qualsiasi tipo di esposizione mediatica: interviste, libri e film, tanto per cominciare.
Uno dei minatori, Yonni Barrios, ha affermato che “Tutto ciò che produrremo dopo il salvataggio dovrà essere negoziato e concordato. Se gestiamo la cosa per bene, non dovremo lavorare per il resto della nostra vita”. Un notevole potere contrattuale che, secondo il Telegraph, ad oggi viaggia già sui circa 500.000 euro che le imprese televisive sarebbero disposte a pagare per poter raccontare la storia di ciascun minatore.
Su questo versante del personal branding, sarà probabilmente l’ultimo uscito Luis Alberto Urzua Iribarren, lo shift supervisor la cui esperienza ha aiutato il salvataggio degli altri 32 minatori, ad ispirare le narrazioni filmiche più forti. Ma anche il presidente cileno Sebastián Piñera, eletto a gennaio ed imprenditore milionario. Nell’emergenza, si è posizionato come un dirigente severo che non si sarebbe fermato davanti a nulla per salvare i minatori e punire i responsabili dell’incidente. Un recente sondaggio sul suo gradimento ha rilevato un aumento di 10 punti fino al 56% sin dall’inizio della vicenda.
E i grandi brand si sono messi subito al lavoro, ben contenti di assorbire un po’ delle vibrazioni positive che risuonano da questa storia. Gli occhiali Oakley hanno beneficiato di un’enorme esposizione durante le procedure di salvataggio, dal momento che ciascun minatore ne indossava un paio al momento della propria “riemersione” in superficie, sia di notte che di giorno, per proteggere i propri occhi dalla luce e dai raggi ultravioletti.
Oakley ha donato gli occhiali e la caratteristica “O” laterale è stata sempre ben visibile per le telecamere. In termini di impatto televisivo, Oakley ha guadagnato l’equivalente di un’investimento di circa 41 milioni di dollari in pubblicità, secondo le stime di Front Row Analytics per CNBC. Una cifra enorme ma realistica, se si prende in considerazione la copertura live del salvataggio, le repliche ed una stima dell’audience mondiale che l’ha seguito. La migliore esposizione del brand è stata raggiunta grazie a “Super” Mario Sepulveda Espina, secondo minatore ad essere salvato, la cui personalità vivace è stata vista e rivista più volte in tv e sul web.
Oakley non ha pubblicizzato proattivamente questa sponsorizzazione, consistente in 33 paia di occhiali Radar con lenti Black Iridium, normalmente venduti ad un retail price di 180$. L’unica dichiarazione rilasciata dall’azienda conclude affermando: “I nostri cuori sono col team di salvataggio e con i minatori, speriamo in una fine gioiosa di questa crisi”.
Un altro prodotto protagonista dell’epopea è stato il Toughbook U1 di Panasonic, un computer palmare utilizzato dalle squadre di salvataggio in superficie per monitorare il battito cardiaco e la temperatura dei minatori intrappolati. E la PSP inviata ai minatori, insieme ad altri generi di prima necessità, per alleviare lo stress mentale.
Dopo il salvataggio, si è aperta la battaglia per gli endorsement. Steve Jobs, CEO Apple, ha già inviato iPod gratis ai minatori (senza pensare, probabilmente, all’ironia del fatto che i gli Ipod funzionano grazie al rame che i minatori stavano tentando di estrarre). Edison Pena, grande fan di Elvis Presley, ha ricevuto in dono memorabilia, CD, DVD, un libro, un viaggio gratuito a Memphis ed un invito ufficiale a Graceland, la mansione del Tennessee dove Elvis ha trascorso gli ultimi 20 anni di vita.
“E’ semplicemente sembrata la cosa giusta da fare per un fan di Elvis, quella di inviargli regali che potessero intrattenerlo”, ha dichiarato Kevin Kerr, portavoce di Elvis Presley Enterprises. “Lo faremo sentire come una rock star”.
Altri regali inviati includono: maglie firmate dal FC Barcelona, volo e viaggio spesato per vedere una partita del Manchester United, sushi gratis per un anno da parte di una catena di ristoranti di Santiago, un concerto composto da 33 canzoni da parte della band The Pixies, 5 paia di “mutandine spaziali” da parte dell’agenzia dello spazio giapponese, un appezzamento di terra in Bolivia regalato dal Presidente all’unico minatore boliviano.
Vi è poi anche un altro punto di vista, quello del destination branding per il Cile. “Ciò che il governo cileno ha fatto negli ultimi 2 mesi non può che impattare positivamente sulla brand image della nazione“, ha dichiarato Jonathan Gabay di brandforensics.co.uk.
“Quando hai un crisi di marca è interessante vedere come la marca risponde“. E la reazione del Cile è stata veloce ed efficace. Stephen Izatt, managing director dell’agenzia di consulenza Thinkfarm, è daccordo. “Con questa vicenda il Cile ha avuto molta più visibilità e pubblicità di quanto non ne abbia avuto per molto tempo. Il modo in cui il governo ha reagito e supportato i minatori ha probabilmente fatto da contrappeso alle vicende negativamente spiacevoli in termini di diritti umani e dei lavoratori“.
Prima di veder arrivare ai 33 minatori una fornitura a vita di bagnoschiuma Old Spice, è opportuno porsi una domanda: qual è la linea di confine, se esiste, tra operazioni di goodwill e sfruttamento commerciale delle emozioni umane?
00AikoAiko2010-10-19 10:30:332010-10-19 10:30:33Come il dramma dei minatori cileni li renderà ricchi e famosi [PRODUCT PLACEMENT][PERSONAL BRANDING]
Nella breve (per ora) storia dei Ninja Candy quello relativo al corso in Non-Conventional e Viral Marketing che si terrà il 21 e 22 Ottobre a Roma detiene un piccolo record.
Si tratta infatti indubbiamente del concorso più lungo. Iniziato a Luglio, il Ninja Candy si è protratto infatti fino a ieri, durando così circa 3 mesi. La cosa positiva è che il prolungamento ha permesso a tanti di voi di partecipare, e i 50 commenti al relativo post ci hanno fatto davvero tanto piacere.
Purtroppo però si trattava di una competizione e come in tutte le competizioni che si rispettino alla fine è solo uno a sorridere.
Nella breve (per ora) storia dei Ninja Candy quello relativo al corso in Non-Conventional e Viral Marketing che si terrà il 21 e 22 Ottobre a Roma detiene un piccolo record.
Si tratta infatti indubbiamente del concorso più lungo. Iniziato a Luglio, il Ninja Candy si è protratto infatti fino a ieri, durando così circa 3 mesi. La cosa positiva è che il prolungamento ha permesso a tanti di voi di partecipare, e i 50 commenti al relativo post ci hanno fatto davvero tanto piacere.
Purtroppo però si trattava di una competizione e come in tutte le competizioni che si rispettino alla fine è solo uno a sorridere. O meglio una, visto che la vincitrice è Costanza Calabresi, protagonista del bellissimo video che vedete qui sotto:
Inutile dire che il video c’è piaciuto moltissimo e abbiamo apprezzato specialmente il doppio finale interattivo: complimenti a Costanza e ad Andrea Carnevali, l’altro autore del video.
Una menzione speciale la merita anche Mario Giardina col suo “Vuvuzela – Costruiamo insieme”, in ballottaggio fino all’ultimo per la vittoria finale:
Infine un doveroso ringraziamento va a tutti quelli che hanno partecipato: ragazzi non vi scoraggiate e ritentate per le prossime edizioni dei corsi, arriverà anche il vostro turno!;)
Per chi non ha vinto o non ha partecipato ed è interessato ad iscriversi al corsoqui tutte le info e il form di iscrizione online!
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00KemestryKemestry2010-10-18 16:13:222010-10-18 16:13:22Ninja Candy: ecco chi ha vinto l'ingresso omaggio al corso in Non-Conventional & Viral Marketing
Sarà lo stress quotidiano, saranno i problemi al lavoro o in famiglia, amici invadenti e partner esigenti che ogni tanto fanno venire la voglia “staccare la spina” e senza pensarci due volte, fare la valigia e salire sul primo aereo diretto chissà dove, in compagnia di qualcuno o, molto più spesso, abbandonando tutto e tutti. Si sa, però, che non si deve fuggire dai problemi, ma affrontarli…e se invece a sparire fosse proprio chi non sopportiamo?!
Questa è l’idea lanciata durante i mesi estivi da Atrapalo, agenzia di viaggi e attività per il tempo libero, dedicata a tutti i techlovers appassionati del turismo. Per sbarazzarsi di chi non vogliamo più vedere, almeno per un pò, infatti, lo staff di Atrapalo ha unito tecnologia e viaggi realizzando Sparisci! un’applicazione per Facebook che, con pochi click, consente di selezionare gli “amici” che si desidera far sparire.
Bisogna collegarsi alla pagina di Facebook, individuare i contatti e scrivere una breve motivazione sul perchè si desidera invitare a partire quella persona. Non c’è nemmeno bisogno di farsi venire i sensi di colpa perchè Atrapalo mette in palio numerosi premi, tra viaggi, gadget hi-tech e altre attività per entrambi i partecipanti, ovviamente in posti diversi. I “casi” più originali, invece, faranno vincere alla persona “indesiderata” un biglietto aereo per la Nuova Zelanda, ma che, però ovviamente, prevede anche il ritorno
Finora Sparisci! è stato utilizzato da 2.700 utenti che hanno fatto sparire qualcuno, tra amici, colleghi, partner e contatti di Facebook grazie ai messaggi provocatori inviati ad Atrapalo.
Invece il video della campagna pubblicato su You Tube con protagoniste 3 coppie in competizione fra loro per far sparire il proprio partner in “diretta” ha ottenuto più di 4.800 visualizzazioni.
Un discreto successo insomma per una campagna niente male!
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00PierajkPierajk2010-10-15 15:00:412010-10-15 15:00:41Campagna Sparisci!: con Atrapalo puoi finalmente spedire qualcuno "a quel Paese"!
Non è certo la prima volta che su Ninja Marketing segnaliamo un ARG (Alternate Reality Game), ovvero un gioco cross-mediale che mescola l’esperienza del videogioco con la vita reale, come ad esempio una caccia al tesoro, ma nella maggior parte dei casi si trattava di segnalazioni provenienti dall’estero, soprattutto da Londra. Questa volta cambiamo capitale e ci spostiamo a Roma!
Infatti il prossimo 6 Novembre alle ore 16.00 in Piazza del Popolo a Roma si svolgerà My Hunt, la prima caccia al tesoro da fare con l’iPhone.
Per ottenere il primo indizio, una volta arrivati sul posto, collegate il vostro device al sito my-hunt.net/caccia e attivate i servizi di localizzazione del gps del vostro dispositivo. L’indizio vi porterà alla prima tappa da raggiungere. Quando sarete ad una distanza inferiore ai 60 metri dal luogo, l’interfaccia web invierà un nuovo indizio al dispositivo, contenente l’indovinello da risolvere per raggiungere la tappa successiva.
La chiave di questo gioco è la velocità, quindi se avete un iphone, registratevi a My-Hunt, confermate la vostra partecipazione entro il 2 Novembre e aggiungete l’icona di My-Hunt nella vostra Springboard del vostro device.
Che vinca il migliore! 😉
00SilviaSilvia2010-10-15 14:29:172010-10-15 14:29:17My-Hunt, a Roma la prima caccia al tesoro per iPhone
Il brand di prodotti green per la pulizia Mrs Meyers ha realizzato una bella azione di Street Marketing trasformando una fontana di San Francisco in un enorme lavandino.
Le persone potevano prendere i grandi palloni che contenevano all’interno dei campioni omaggio. Per ogni campione l’azienda ha donato 2€ alla San Francisco Clean City Coalition, associazione no-profit che si occupa della pulizia della città.
Quanto sono importanti i colori per i Brand? Non si tratta solamente di una questione estetica, i colori servono a creare un proprio posizionamento e una propria Brand Identity, e soprattutto rendono un marchio facilmente riconoscibile. Pensiamo ad esempio cosa sarebbe Ferrari senza il famoso “Rosso Ferrari”.
E il marketing? Il marketing ama i colori! Sono molti i fattori che influenzano le decisioni d’acquisto da parte dei consumatori, i più importanti secondo la ricerca pubblicata da Kiss Metrics sono suoni/odori, consistenza e colori. Il colore in particolare spiega l’85% delle decisioni di acquisto.
Questo però non implica che il significato attribuito ad uno stesso colore sia universale in tutto nelle diverse culture. Pensiamo al classico esempio del significato luttuoso del nero in Occidente e del bianco in Giappone.
L’infografica che segue, essendo “USA Centric”, analizza il significato dei colori partendo dalla percezione del colore da parte degli americani.
Tuttavia, sicuramente a causa della cosiddetta “Globalizzazione dei gusti“, i significati attribuiti ai colori da parte degli americani non sembrano essere così distanti dai nostri.
Secondo la ricerca, i colori riescono ad attrarre tipologie specifiche di consumatori, ad esempio gli acquisti di impulso “sono colorati” di arancione, blu o nero.
Negli acquisti online, la navigabilità e l’estetica del sito web sono i fattori che più degli altri spingono la decisione dacquisto. Pensate che secondo la ricerca il 42% degli online shopper motiva la propria opinione su un sito basandosi solo dell’impatto a livello estetico mentre il 64% degli online shopper rinuncia all’acquisto quando il sito e-commerce è troppo lento.
Per approfondire l’argomento, vi consiglio l’articolo “Il marketing ama i colori” di Giovanni Scibilia – Docente di Teoria e tecniche della promozione d’immagine presso l’Università di Bergamo.
00SilviaSilvia2010-10-15 10:00:002010-10-15 10:00:00Studio del Colore e Shopping Behaviour: come utilizzare i colori per il vostro business! [INFOGRAFICO]
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