Coraline : il nuovo linguaggio del prodotto cinema
“Reinvent the way you market a movie” con queste parole Phil Khight fondatore di Nike e Laika, lancia un messaggio innovativo nella definizione del rapporto marketing cinema.
Coraline e la porta magica tratto dal romanzo di Neil Gaiman di Henry Selick, già noto per la regia insieme a Tim Burton di Nightmare before Christmas, è di sicuro un capolavoro della stop motion. Una pellicola notevole per l’utilizzo dell’animazione, ma con un impiego del 3D abbastanza limitato che non offre grandi risvolti nella visione e comprensione del film.
Negli USA l’uscita del film è stata preceduta da una campagna di marketing virale che ha coinvolto la Rete, partendo dagli opinion leaders, i bloggers più in voga del panorama americano. A questi sono state inviate circa 46 scatole, frutto di un lavoro artigianale minuzioso e creativo, le cosiddette “Mistery Boxes” contenenti al loro interno oggetti fantastici come spille, maglie, bottoni e anche una chiave contenente una password per accedere attraverso il sito web a nuovi contenuti del film.
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Henry Jenkins nel bellissimo libro Cultura Convergente, dedica un intero capitolo a Star Wars e alla fan fiction che fin dagli anni settanta ha appassionato milioni di fan di tutto il mondo. Leggiamo come all’inizio LucasFilm abbia apertamente incoraggiato la fan fiction (tanto da creare nel 1977 un ufficio che rivedeva il materiale prodotto dai fan per evitare l’infrazione del copyright), negli anni ottanta abbia cominciato a porre i primi limiti alle scene girate dai fan (soprattutto quelle con contenuti sessuali espliciti), per giungere negli anni novanta (con il boom di Internet e di tecnologie a basso prezzo che permettevano la realizzazione di effetti speciali di altissimo livello) ad un rigido controllo dei contenuti creati dai fan.












