McDonald's pubblicità

Super bando: McDonald’s cerca nuovi partner per gestire media e pubblicità

Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, McDonald’s ha avviato un cambiamento nella sua strategia di acquisto degli annunci pubblicitari a livello globale, per cercare di investire  in modo più efficiente in tutto il mondo.

La catena di fast food, che per ben 14 anni ha affidato la gestione media e pubblicità all’agenzia OMD, spende attualmente circa 2 miliardi di dollari in acquisti pubblicitari ogni anno nel mondo, secondo quanto calcolato, e ora Bob Rupczynski, Vice presidente della divisione media e della gestione clienti nel mondo di McDonald’s, afferma: «Stiamo esaminando i modi per rendere i nostri investimenti di marketing più efficaci sia attraverso una spesa più mirata nei media, sia attraverso nuove maniere per connetterci con i consumatori».

McDonald’s ha specificato che la sua relazione con OMD, parte di Omnicom Media Group, responsabile del media in molti altri Paesi, compresa l’Italia (dove la creatività è gestita da Leo Burnett – Publicis Groupe), rimane forte e che anche l’agenzia parteciperà a questo processo di revisione della gestione.

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McDonald’s punta tutto su digital, tecnologia e Big Data

Un momento di grandi cambiamenti nel marketing dell’azienda che da quest’anno non è più sponsor neanche dei Giochi Olimpici, a dimostrazione di una vera svolta nella sua strategia, che ora vuole puntare in modo molto più incisivo su digitale e tecnologia, anche attraverso la possibilità di ordinare e pagare via mobile in molti ristoranti e il lancio di un programma fedeltà.

Tutte queste iniziative, in pratica, sembrano rivolgersi nella direzione di un miglioramento nella capacità di McDonald’s di sfruttare i dati dei clienti per una pubblicità più mirata, che vada dai media digitali agli annunci televisivi targetizzati.

Anche l’assunzione di Rupczynski deriverebbe da una chiara logica di spostamento degli investimenti su una pubblicità pensata in ottica di utilizzo dei Big Data, vista l’esperienza del nuovo Vice presidente Media nello sviluppo di un approccio basato sulla gestione dei dati per aziende come Kraft Heinz Co.

Nell’ambito di questo cambiamento epocale McDonald’s ha dichiarato di voler selezionare un piccolo numero di agenzie media per l’acquisto di annunci a livello mondiale, anche se la scelta sembrerebbe in contrasto con il trend seguito dai marketer di investire su un’unica agenzia per risparmiare in termini di commissioni.

«L’obiettivo è scoprire qual è il modo più efficiente per raggiungere il consumatore», ha aggiunto Rupczynski.

Il video omaggio (e sfottò): la Mercedes sfreccia in casa Ferrari

Un manto rosso avvolge un’autovettura. Diverse inquadrature ne fanno intravedere i profili. Rombi di motore, pedale sull’acceleratore, via il mantello rosso. No, non è il “ruggito” del Cavallino ma di una Mercedes GTR verde, che sfreccia all’alba a Modena.

Curve, tornanti, asfalto. Sul finire dello spot, il passaggio davanti a un cavallo (con primo piano dello sguardo, quasi riverente) e – udite udite – finanche all’ingresso dello storico stabilimento Ferrari di via Abetone.

L’auto continua la sua corsa, un cartello segna l’uscita da Maranello. Fine dello sfottò, schermo nero, il messaggio-omaggio al rivale sconfitto all’ultimo mondiale di Formula 1 (sia nella classifica piloti che in quella costruttori, ndr): “Il valore di una vittoria è nella grandezza degli avversari“.

Il video è stato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale di Mercedes Benz Italia.

Le fiere del lavoro servono davvero a trovarne uno? Inizia a seguire queste dritte

Fiere del lavoro, Job meeting, Career day: le varianti sono tante, rivolte non solo a neolaureati. Parliamo di quegli eventi che mettono in contatto diretto aziende in cerca di candidati e lavoratori alla ricerca di opportunità. Ottobre e novembre sono i mesi degli eventi più noti come “Io Lavoro” a Torino e “Job&Orienta” a Verona e dei Career Day organizzati dalle università per i propri laureati.

Appuntamenti che hanno un gran numero di visitatori. L’ultima edizione di “Io Lavoro”, che si è tenuta il quattro e cinque ottobre, ne ha avuti 6.500, tra persone in cerca di impiego e selezionatori di cento aziende e agenzie per il lavoro. Alla fiera sono stati effettuati più di 10 mila colloqui oltre che 40 workshop. Un vero business.

fiere del lavoro

I numeri

Su quanti trovino un impiego dopo una fiera non esistono dati completi. Nelle indagini dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), la consegna del cv in queste occasioni viene considerata come uno dei modi di presentare un’autocandidatura, canale d’ingresso nel mercato del lavoro per il 20,4% degli italiani.

Una percentuale elevata di successo se comparata con il 3,4% dei centri per l’impiego, anche se non tanto alta quanto “amici, familiari e conoscenti”, mezzo di inizio di un’occupazione per il 33% delle persone.

Non solo recruitment

Certo è che da quando le aziende hanno sempre meno posizioni aperte, il rischio di passare una giornata a raccogliere depliant senza ottenere nulla è reale.

fiere del lavoro

I responsabili del “Job Meeting” lo dicono già dal 2010, quando scrivevano sulla presentazione della fiera che “dopo la crisi del 2009, pochissime sono ormai le imprese che partecipano a questi eventi con un approccio legato esclusivamente al recruiting”. Un’affermazione valida ancora nel 2017.

Come si legge sul sito di molti degli organizzatori, un job fair permette alle aziende di far conoscere la propria attività e di pubblicizzare prodotti e servizi attraverso la distribuzione di materiale pubblicitario. Insomma, di promuovere il proprio brand e rafforzare l’immagine. L’esigenza del recruiting di giovani che si approcciano al mondo del lavoro e adulti in cerca di riqualificazione professionale è solo una delle tante.

Come affrontare una fiera del lavoro

Nonostante quello che si è detto, questi appuntamenti possono essere proficui. L’esperta di risorse umane Gaia Pavoni ci ha dato alcuni consigli su come colpire l’attenzione del selezionatore e sfruttare al meglio una fiera. Due anni fa Pavoni ha fondato la piattaforma “Patente Lavoro” per aiutare i neolaureati nella ricerca dell’impiego.

Innanzitutto, ci si deve informare sul sito e sulla pagina LinkedIn delle società che saranno presenti, studiare anche i profili delle persone che ci lavorano, per essere in linea, per esempio, con l’abbigliamento o il modo di porsi e per verificare se ci sono posizioni aperte. Quando si parla con i responsabili delle risorse umane, bisogna dimostrare il proprio interesse. “Per un’azienda la cosa peggiore è non sentirsi valorizzati”, racconta Pavoni, “è sempre apprezzata una risposta sentita, anche se si esagera un po’ nella descrizione del proprio desiderio di lavorare in quella società. Niente paura di sembrare falsi”.

fiere del lavoro

Stampare decine di curricula, invece, non ha senso, anche perché molte delle imprese chiedono di inoltrare il cv attraverso il sito una volta tornati a casa. Meglio preparare poche candidature, adatte a ciascuna realtà. E poi studiarsi una brevissima presentazione di un minuto, partendo dal “mi piacerebbe lavorare per voi perché” e fare il match tra le proprie predisposizioni e le richieste dell’azienda.

Un’altra raccomandazione è di scattarsi la foto da mettere sul curriculum con gli stessi vestiti che si indosseranno il giorno della fiera, e magari con un piccolo particolare come degli occhiali o un foulard. Un consiglio che può far sollevare le sopracciglia. Lo scopo è rendere più facile al recruiter il collegamento fra la persona incontrata e il suo cv.

E dopo la fiera che si fa?

Quando si parla con i responsabili, è meglio fare qualche domanda sull’iter di selezione e sul modo per avere un riscontro, per esempio un indirizzo email. È bene anche segnarsi il nome della persona con cu si è parlato. Dopo il job fair ci si può far sentire per chiedere la possibilità di un colloquio in azienda. Il tutto una volta trascorsi una quindicina di giorni dalla fiera.