Nokia ha annunciato l’intenzione di acquisire Withings, una società di consumer electronics francese specializzata nella realizzazione di dispositivi sanitari e per il controllo dell’attività fisica, per 191 milioni di dollari. L’acquisizione incrementerà in modo significativo il portfolio di Nokia riguardo wearable e dispositivi per il fitness, tra i prodotti già disponibili citiamo lo SmartWatch Activité, E-ink Fitness tracker e il termometro Bluetooth.
Rajeev Suri, presidente e CEO di Nokia ha giustificato l’investimento attraverso un comunicato stampa, sostenendo:
We have said consistently that digital health was an area of strategic interest to Nokia, and we are now taking concrete action to tap the opportunity in this large and important market. With this acquisition, Nokia is strengthening its position in the Internet of Things in a way that leverages the power of our trusted brand, fits with our company purpose of expanding the human possibilities of the connected world, and puts us at the heart of a very large addressable market where we can make a meaningful difference in peoples’ lives.
In un post sul blog, il CEO di Withings, Cédric Hutchings, ha comunicato che gli obiettivi delle due imprese sono perfettamente allineati:
The Nokia vision of creating beautifully designed products that blend seamlessly into the everyday lives of real people echoes exactly [our ambitions]; we have a solid shared ground to build on.
I cambiamenti di rotta in Nokia
L’acquisizione è solo l’ultimo dei cambiamenti di rotta da parte di Nokia. La società continua a reinventare se stessa dopo aver venduto la sua divisione mobile a Microsoft due anni fa. Nokia ha rafforzato la propria posizione nel settore delle apparecchiature di rete lo scorso aprile con l’acquisto di Alcatel-Lucent (un accordo che ha innescato migliaia di licenziamenti).
L’acquisizione di Withings probabilmente stimolerà ulteriori incursioni nel mercato del Consumer Tech, ma il CEO di Nokia ha detto che la società è felice di prendersi il tempo necessario per reinventare il suo marchio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/Nokia.jpg10671600Federico GambinaFederico Gambina2016-04-26 11:36:382016-04-26 17:38:32Nokia intende acquisire Withings per 191 milioni di dollari
Manca davvero poco ad uno dei più prestigiosi Advertising Festival. La prossima settimana, dal 25 al 27 aprile, Praga sarà inondata di creatività. Senza esclusione di colpi si deciderà chi tra le 61 agenzie partecipanti è stata la migliore lo scorso anno. BBBDO Russia Group è la favorita con ben 12 nomination, ma è ancora tutto da vedere.
Prague International Advertising Festival
Sono 61 le agenzie arrivate in finale da 18 nazioni diverse e la prossima settimana una giuria internazionale capitanata da Ben Tollett, di adam&eveDDB London, stabilirà i vincitori.
Alla settima edizione del festival sono stati presentati 140 lavori suddivisi in 14 categorie.
Quest’anno le più gettonate sono state Creating the Media and Audience Engagement, mentre gli anni scorsi le categorie più affollate erano Storytellingand Flash Impact. Secondo il direttore del festival Marek Hlavica, c’è stato un forte incremento per quanto riguarda le campagne focalizzate sui contenuti con alto livello d’interazione.
I finalisti
I lavori presentati sono uno più esplosivo dell’altro. Ecco qui alcune delle principali categorie ei finalisti che ci sono piaciuti di più:
Creative Use of Traditional Advertising Format
In questa categoria rientrano spot TV e radio, campagne stampa, cataloghi, web e molto altro. Vince chi è stato più creativo ad usare i media tradizionali. Tra i nominati c’è anche “The Water Machine Singapore” realizzata da Wunderman Singapore per Lien Aid, un’istallazione interattiva utilizzata durante il World Water Day per sensibilizzare le persone sul problema dell’acqua potabile.
Lien Aid Water Day 2015 – The Water Machine, Singapore, Wunderman Singapore Pte Ltd, Lien Aid
Creating the Media
Si tratta di trasformare oggetti e situazioni quotidiani in strumenti di comunicazione allo scopo di trasmettere un messaggio. Forse un esempio può chiarirvi le idee. L’agenzia turca 4129Grey ha creato delle candele al profumo di lacrima per Amnesty International in memoria delle proteste represse dal Governo turco.
Tear Gas Scented Candle, Turkey, 4129Grey, Amnesty International
Storytelling
Questa categoria non ha bisogno di una presentazione, si tratta di coinvolgere il pubblico con una storia che lasc a bocca aperta. Ci è piaciuto il racconto romantico di Sarah & Juan realizzato da Energy BBDO per Extra Gum, un po’ strappalacrime forse, ma funziona, non pensate anche voi?
Extra Gum “Sarah & Juan”, United States of America, Energy BBDO
Creative Branding
Creare un nuovo brand o riposizionarne uno già esistente è un lavoro tutt’altro che facile. Bisogna trovare il target, studiare il mercato, realizzare un’immagine convincente, solo per citare alcune delle strategie da mettere in atto.
BBDO Russia ha realizzato un video interattivo per sensibilizzare i guidatori a non correre in auto. Il filmato mostra un sorpasso tra macchine. Se lo spettatore guarda tutto il video, il sorpasso si conclude senza incidenti. Altrimenti, se scorre la timeline con il mouse per velocizzarlo, ecco che l’auto si schianta contro un grosso camion. Geniale no
Mortal Timeline, BBDO Russia Group, INTOUCH Insurance
Best Beer Ad
Per concludere vi proponiamo una categoria davvero speciale: la miglior pubblicità sulla birra, non importa il media utilizzato. A concorrere per il premio anche un’agenzia italiana: Publicis, ovviamente tifiamo per lei!
La sfida ormai ha raggiunto un carattere mondiale, quest’anno partecipano anche agenzie provenienti da Canada, Singapore, Corea del Sud e Giappone. Insomma non ci resta che dire: che vinca il migliore!
Vuoi approfondire l’argomento? Ecco l’indirizzo del sito.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/PIAF_2016_-annunciate_le_shortlist5.jpg530942Giulia MattielloGiulia Mattiello2016-04-26 10:47:372016-04-26 17:39:30PIAF 2016: annunciate le shortlist e che vinca il migliore
Questa rubrica non ha più bisogno di intro particolari: ormai lo sanno proprio tutti, non vi è una settimana che non sia epica nel mondo social ed è per questo motivo che anche oggi Ninja Marketing è in prima fila per un assaggio di momenti epici.
Win
Il primo post epico, qualche mese fa, fu dedicato a lui: a distanza di mesi il momento tanto atteso è arrivato e Jon Snow fa parlare, nuovamente, di sé. Per tutti i tv serie addicted sono stati giorni veramente delicati, ma a difendere tutti dallo spoiler selvaggio ci ha pensato Nescafé. Per la serie: fatevi le tazze vostre.
Un’altra cosa epica? Provate a chiedere a Siri di guardare il Trono di Spade..
Un altro epic win va ad un hashtag che, come sempre accade, unisce utenti da tutte le parti del mondo. Twitter, lo scorso 23 aprile, è stato invaso dall’hashtag #GiornataMondialedelLibro. Tanti, tantissimi utenti hanno postato foto e citazioni dei loro libri preferiti. E anche i brand si sono uniti a questo coro, ehm, tweet culturale. Ci piace!
Win su Win per la Juventus che conquista il 5°scudetto consecutivo e scatena amori e hashtag su tutto il web. Nel pomeriggio del 25 aprile, festa della Liberazione, il mondo social si colora di bianco e nero. Su Twitter, le tendenze sono completamente a tema Juventus. Al primo posto, con oltre 86000 tweet, spopola #HI5TORY.
C’è poi un limbo, una dimensione parallela tra il win ed il fail. Ecco di cosa stiamo parlando:
Primo Caso Limbo Epic
Accaduto qualche giorno fa, a Viareggio. Un clochard, famoso per le sue bolle di sapone, è stato aggredito da un commerciante. Il motivo? Beh, era troppo vicino al suo negozio e toglieva visibilità. Sì, questo è un fail.
Però, c’è un destino (social) in ogni cosa. Il momento suddetto è stato ripreso e postato su Facebook; il post poi concludeva in questo modo “Usiamo per una volta Facebook per qualcosa di veramente utile e per favore facciamo girare questo video il più possibile.” Sì, il video è diventato virale e ha unito moltissime persone in post, foto, parole di solidarietà. Ed in più ci sono stati cortei e fatti concreti proprio a Viareggio: Super Win per Boris.
Fonte: Facebook
Secondo Caso Limbo Epic
La tv italiana ha subito un attacco dall’estero: Fail.
Ma questo fail è diventato win. Cosa è accaduto?
Il giornalista Craig Silverman, lo scorso 21 aprile, ha cinguettato a (s)favore del programma tv Ciao Darwin. Quello che poteva sembrare solo un commento personale, si è invece dimostrato un successo.
In poco tempo, infatti, Craig Silverman è diventato popolare in seguito al suo tweet. Ehiehiehi, non si può dire nulla che il web ti si rivolta contro. Però, il tweet seguente merita:
Evviva la famiglia Angela!
Fail
In un universo lontano, il social ci ha regalato un fail epico.
Come fare se la pubblicità di un incontro a Grosseto avrà come immagine di sfondo quella di Siena? Va bene, capita, errare è umano e non è poi così grave. Però, è epico.
Anche per questa settimana è (forse) tutto. Un buon martedì (che saprà di lunedì) epico a tutti i ninjas.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/epic_win_fail_cop.png480480Eleonora TricaricoEleonora Tricarico2016-04-26 10:20:412016-04-26 15:09:47Le mille bolle Ninja: epic win e fail della settimana
Da qualche settimana la parola d’ordine nel web sembra essere chatbot.
A inizio aprile è stata KIK ad annunciare la possibilità di creare chatbot usando la sua piattaforma di messaggistica, e Facebook durante la conferenza F8 una settimana dopo ha fatto lo stesso annuncio per Messenger.
Telegram addirittura ha annunciato pochi giorni fa di voler distribuire entro il 31 dicembre 2016 ben un milione di dollari in premi per gli sviluppatori che creino i migliori bot (vi interessa? Cliccate qui! ).
Kik, dalla pagina dedicata agli sviluppatori, li presenta come una evoluzione del web: dopo i siti, dopo le app, ecco i chatbot.
Ma cosa sono i chatbot?
Questa la definizione più semplice: sono programmi che mimano una conversazione con l’utente.
Facebook per esempio, offre due possibilità per crearli: le API send/receive annunciate alla conferenza F8 (e che secondo David Marcus, VP per i prodotti di messaggistica, sono più che sufficienti nella maggior parte dei casi) e la bot engine basata sul lavoro della Wit.ai, azienda acquisita l’anno scorso.
In quest’ultimo caso, il bot impara da solo, grazie al machine learning, come rispondere agli utenti, basandosi su esempi di conversazione che gli vengono sottoposti.
M, l’assistente virtuale per Facebook Messenger, usa quest’ultima tecnologia. Attualmente in fase di beta testing con un ristretto gruppo di utenti in California, la risposta di Facebook a Siri e Cortana potrebbe presto vedere la luce.
Giorgio Robino, organizzatore del primo evento italiano sulla “computazione conversazionale”, nella pagina dedicata all’evento che si terrà a Milano il 24 giugno prossimo, ci spiega che ci sono diversi tipi di chatbot e modi di classificarli.
Per generazione, per esempio, potremmo distinguerli in
Command Based (1ª generazione): sono la maggior parte dei bot oggi esistenti. Capiscono pochi comandi, strutturati in modo preciso. Poncho ne è un esempio.
Conversation based (2ª generazione): con loro si può conversare in maniera più fluida, come con una persona. Sono, per intendersi, gli assistenti digitali, capaci di interpretare meglio le vostre richieste. Mitsoku, su Telegram, è un esempio di questo tipo di chatbot.
Chatbot “persona”, con capacita inferenziali (3ª generazione): hanno una personalità modellabile e sono capaci di fare dei ragionamenti, integrando e anticipando in un certo qual modo, le richieste del loro interlocutore. Siri di Apple o Alexa di Amazon rientrano in questa categoria.
A darci l’occasione di approfondire il lavoro di Giorgio Robino è stato questo post su Linkedin di Rachele Zinzocchi, prima fonte che l’aveva citato.
Ma perché i chatbot?
Una delle cause principali è senza dubbio l’uso massiccio delle varie piattaforme di messaggistica. Le app di instant messaging sono infatti tra le più usate negli smartphone, e fra le più famigliari per gli utenti. Perché allora scomodare l’utente e farlo uscire dall’app che preferisce per obbligarlo ad aprirne un’altra che non conosce? Questo e la grande offerta di app sono, secondo molti, la ragione per cui i chatbot avranno successo.
Che sia per ottenere informazioni veloci, richiedere assistenza o acquistare qualcosa, le nuove API messe a disposizione per Facebook Messenger, Kik o Telegram permettono (o almeno promettono) di captare e soddisfare la necessità del cliente direttamente lì dove è già.
Se ad esempio si volesse sapere che tempo farà domani, senza uscire dalla propria messaggistica per aprire il sito delle previsioni meteo, sarà possibile chiederlo direttamente in chat al bot che se ne occupa. Dovete andare in fretta dall’altra parte della città? Senza aprire Uber, potrete richiedere il servizio direttamente rivolgendovi al bot che se ne occupa.
In Italia tra le prime azienda a muoversi in questa direzione c’è la Yamaha Motor Europe Filiale Italia che ha deciso di sfruttare i Facebook Messenger Bot, commissionandone lo sviluppo a Connexia: attraverso le chat, sarà possibile conoscere i colpi disponibili per la livrea del nuovo modello.
La realtà
Molti bot già operativi non sembrano andare oltre le capacità di certi programmini che si facevano girare, decenni fa, nei primi home computer (i vari Commodore e Sinclair) per impressionare la mamma o la nonna che erano state convinte a metterli sotto l’albero di natale.
Anche se nell’entusiasmo generale molti scomodano l’Intelligenza Artificiale, i bot non sembrano ancora in grado di replicare un dialogo sufficientemente fluido.
Le prime esperienze d’uso con alcuni bot sono infatti state piuttosto deludenti: Tay, il chatbot creato da Microsoft facendo ricorso all’intelligenza artificiale, è diventato razzista in poche ore, obbligando l’azienda a metterlo offline.
Molti esperti, interpellati sulla ragione di questo disastro, spiegano che Tay è stata vittima del cattivo esempio degli umani con cui ha interagito. Louis Rosenberg, fondatore di unanimous AI, ha infatti dichiarato: “Tay non ha alcuna idea di ciò che dice. Imparando dagli schemi di comunicazione dei troll online, ha iniziato ad usarli. In realtà non è molto diversa da un pappagallo che in un bar ripete le parolacce che sente senza in realtà comprenderle”.
Su Facebook Messenger invece è disponibile Poncho, un chatbot per le previsioni del tempo.
Per usarlo, vi basta cercarlo nella casella “Cerca” di Messenger.
Che capisca solo l’inglese non è una sorpresa: anche nella sua lingua natale, però, il suo grado di comprensione è comunque limitato a ben poche espressioni, rigidamente codificate. Durante il dialogo poi, capiterà di dover rispondere solo scegliendo tra le alternative che il bot stesso propone.
Tutti esperimenti interessanti, che indicano come siamo ancora a uno stadio iniziale e abbondano, per il momento, solo chatbot di prima generazione, ma la tecnologia e le competenze per lo sviluppo e la diffusione di bot di terza generazione ci sono.
Commercio elettronico, home banking, domotica, intrattenimento, formazione sono solo alcuni dei settori in cui è possibile immaginare di interagire, a breve, con un chatbot invece che con una app.
Una possibilità interessante e preziosa per l’azienda che desideri interagire in un modo nuovo e diverso con i propri clienti, ma solo se se usata correttamente: il futuro, per ciò che riguarda i chatbot, è tutto ancora da scrivere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/Fotolia_108428494_Subscription_Monthly_M.jpg11621635TakumiTakumi2016-04-26 09:20:442016-04-28 10:50:15Chatbot: capriccio o evoluzione del web?
Cogito ergo sum. Tutto ciò che siamo e tutto ciò che non siamo è il risultato finale del nostro attuale modo di pensare. Ed ogni grande successo, ogni grande invenzione, ogni grande scoperta nella storia è stata generata grazie a grandi pensatori, persone in grado di pensare fuori dal coro, innovare e cambiare la vita dell’intera umanità.
Ricordiamo Aristotele o Seneca, ma anche Cristoforo Colombo o Leonardo da Vinci, fino a Galileo Galilei e Marie Curie, perché ogni uomo e ogni donna che sia riuscito ad arrivare all’apice della propria professione, fino a rimanere impresso nella storia aveva un pensiero fuori dal comune, era un pensatore eccezionale.
Prima di giungere alla formulazione della sua più famosa locuzione, Cartesio era alla ricerca di un metodo che desse la possibilità all’uomo di distinguere il vero dal falso, non soltanto per un fine strettamente speculativo, ma anche in vista di un’applicazione pratica nella vita.
I grandi pensatori partono dalla mente per raggiungere risultati concreti
Qualsiasi uomo d’azione che abbia raggiunto grandi successi è stato anche un grande pensatore: sentimenti, emozioni, capacità di raggiungere risultati, felicità a livello professionale sono infatti aspetti diversi dell’uomo che sono influenzati dal nostro modo di pensare, ogni giorno.
Se oggi non sei felice del tuo lavoro e del tuo percorso professionale, probabilmente la risposta va ricercata proprio lì, nel tuo modo di pensare.
Senza voler banalizzare le quotidiane difficoltà lavorative che tutti possono incontrare, c’è molto che ognuno di noi può fare, concentrandosi ogni giorno, per cambiare le proprie abitudini di pensiero.
Ecco otto regole da seguire per concentrarti sui tuoi obiettivi, perseguire la via per il successo professionale ed entrare nel novero di quei grandi pensatori.
#1 Concentrati sulle cose positive
Ogni giorno della nostra vita, quando ci svegliamo al mattino, possiamo scegliere se dirigere la nostra attenzione sulle cose positive o su quelle negative. I grandi pensatori conoscono l’importanza di focalizzare i propri pensieri sulla positività.
L’impatto del tuo livello di energia e determinazione può aiutarti ad eliminare preoccupazione, stress e ansia semplicemente scegliendo di concentrarti sulle cose positive.
Sforzati di vedere il buono di ogni situazione, anche la peggiore. Non importa quanto minuscolo possa essere, quel singolo granello di positività ti aiuterà a superare la montagna delle difficoltà che si frappone tra te e il successo.
#2 Trascorri del tempo da solo
I grandi pensatori sono consci del fatto che viviamo in un mondo rumoroso e ricco di distrazioni. L’importanza di trascorrere del tempo da soli diventa prioritario in alcuni momenti: leggi la biografia del tuo inventore preferito, o di un famoso atleta, o di un grande imprenditore. Ti renderai subito conto del fatto che tutti hanno trascorso un po’ di tempo per riflettere e pensare in solitudine.
#3 Pensa con una visione a lungo termine
Tutti i pensatori eccezionali hanno una visione chiara di dove vogliono essere in futuro, ma anche di tutto ciò che è necessario fare perché questa visione si realizzi.
Non scoraggiarti davanti agli imprevisti, non rimanere deluso se lungo il percorso incontrerai ostacoli. Le difficoltà a breve termine si superano proprio in funzione della visione a lungo termine della tua vita.
#4 Segui una routine per sviluppare la tua mente
Che si tratti di una routine particolare per iniziare al meglio la giornata o della lettura di un libro come prima cosa da fare al mattino, o ancora l’ascolto di un podcast mentre vai al lavoro, i grandi pensatori non restano in attesa che gli capiti qualcosa di bello. Sono proattivi verso lo sviluppo positivo delle proprie capacità e della propria mente.
Il primo passo tocca a te, comincia al meglio ogni giorno.
#5 Passa il tempo con persone costruttive
Non c’è nulla di più dannoso per il tuo modo di pensare che circondarti di gente che pensi in modo negativo, esaurendo tutte le tue energie tra discorsi che non hanno nulla di costruttivo.
Stare in buona compagnia, circondandosi di persone che pensino in modo positivo, significa poter incanalare anche le buone energie che riceviamo nei nostri progetti di lavoro e di vita.
#6 Mangia sano
La stragrande maggioranza della popolazione è ignara che ciò che introduce nel proprio corpo ogni giorno condiziona anche il suo modo di pensare. Ciò che bevi e mangi ha un notevole impatto sul tuo cervello, ad esempio. Cominciare la giornata con qualche mandorla non è solo una buona abitudine alimentare, ma dà la giusta carica di energia per affrontare la giornata.
Ti è mai successo di dover affrontare una lunga giornata di lavoro dopo una colossale bevuta della sera prima? Prova a ricordare esattamente quel momento, questa regola sarà subito più chiara!
#7 Trova il tempo per l’esercizio fisico
L’esercizio fisico può influire enormemente sui livelli di produttività, e sulla salute stessa del nostro cervello: le endorfine rilasciate durante l’allenamento sono quelle che ci aiutano a pensare positivo.
#8 Sii grato
Il tuo pensiero e la vita in generale saranno migliori se avrai un atteggiamento di gratitudine. Trovare il modo per ringraziare regolarmente le persone che ti circondano, anche per le piccole cose quotidiane come il caffè la mattina, ti permetterà di avere una mentalità più positiva: non puoi essere infelice e grato al tempo stesso.
Prova a vivere seguendo queste regole per una sola settimana: non riscontrerai subito cambiamenti eccezionali nella tua vita professionale, ma certamente ritroverai la carica per rimetterti al lavoro col sorriso e migliorare la tua produttività.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/8_cose_che_i_grandi_pensatori_fanno_ogni_giorno-4.jpg640960Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2016-04-25 17:27:462016-04-26 17:41:538 cose che i grandi pensatori fanno ogni giorno
Pensate a una città attuale, focalizzata su un costante miglioramento della mobilità, oppure ad un centro urbano sostenibile, in cui ci sia la possibilità di eliminare le sostanze nocive e abbattere ogni tipo di barriera architettonica, anche grazie alle innovazioni digitali. Ecco, questa è una città alla portata di tutti.
Giovedì 21 aprile all’interno dello Smart City Innovation Day, un progetto di open innovation dedicato al mondo delle smart city, promosso da UniCredit Start Lab, nove Startup hanno potuto presentare a diversi clienti del settore pubblico, presenti presso la UniCredit Tower, le loro idee e la loro fattibilità.
Il programma UniCredit Start Lab, giunto alla sua terza edizione, sostiene le Startup e PMI innovative, facendo da ponte tra organizzazione o imprese strutturate e aziende appena nate, con uno sguardo particolare al settore dell’innovazione.
Chi partecipa a questa iniziativa, ha la possibilità di essere affiancato per tutto il percorso sia da un team dedicato, sia da esperti di settore.
Sarà possibile chiedere una consulenza economica, avere come mentor manager ed imprenditori che hanno cresciuto e coltivato il proprio business, o ancora legali per capire il miglior processo e i passaggi burocratici da compiere per vedere il proprio progetto prendere forma.
L’obiettivo è quello di trovare potenziali ambasciatori, che possano sostenere in modo concreto le idee più nuove e vincenti, con la possibilità di ricevere un co-investimento in equity di UniCredit con partner selezionati. Il progetto vincitore riceverà un grant in denaro di 10.000 euro.
Le Startup scelte da UniCredit Start Lab, hanno trovato una potenziale soluzione a differenti difficoltà che si possono incontrare nella vita di tutti i giorni, per creare la perfetta smart city: si parla di mobilità, ma anche di inquinamento e nuove fonti di energia. L’obiettivo comune ad ogni progetto è quello di migliorare, in modo sensibile, la qualità della vita di ogni cittadino.
Curiosi di conoscere le protagoniste?
QURAMI
Questa Startup romana propone di risolvere l’annoso problema delle code: attraverso un’app gratuita ogni utente avrà la possibilità di mettersi in fila, in modo virtuale, ovunque si trovi avendo la possibilità di presentarsi allo sportello al momento giusto.
Addio dunque ad interminabili ora d’attesa.
VEASYT
Una città in cui anche le barriere linguistiche possono finalmente essere abbattute.
VEASYT, Startup di Venezia, ha ideato un servizio di video interpretariato fruibile da ogni device mobile, in 20 lingue differenti e in lingua dei segni italiana (LIS).
WIB
Originaria di Palermo, questa Startup ha sviluppato un canale di vendita che integra eCommerce e comodità: gli acquisti nei negozi WIB possono essere fatti sia fisicamente sia online in modo facile ed immediato.
IS CLEAN AIR
Finalmente aria pulita!
I membri di questo gruppo di Rovereto hanno ideato una tecnologia in grado di purificare l’aria a livello suolo, generando una bolla del diametro di 25 metri, adatta sia a spazi chiusi sia aperti.
AIRLITE
Nasce a Bolzano una pittura naturale al 100% applicabile su ogni tipo di superficie; attraverso l’energia della luce, riduce gli inquinanti dell’aria, elimina i cattivi odori e, se applicata all’esterno, riflette la componente calda del sole, lasciando gli ambienti freschi.
MIDOMET
Originaria di Lauria (PT), si occupa di energy management, monitorando i consumi di gas ed energia, con l’obiettivo di una misurazione costante dei costi da parte di utilizzatori e gestori
KIUNSYS
A Campochiaro (CB) nasce l’idea di innovare i servizi di mobilità, facendo confluire tutti i servizi su un’unica piattaforma, per migliorarne la fruibilità.
N.I.T.E.
Questa Startup di Fisciano (SA) ha scelto di focalizzarsi sulla fruibilità e lettura di ogni tipo di documento attraverso il proprio computer.
Le soluzioni si basano su algoritmi definiti in grado di inviare segnali al computer, con l’obiettivo di leggere qualsiasi tipo di testo scritto, a prescindere da lingua e alfabeto utilizzato
SPIN8
Infine uno sguardo alla mobilità elettrica. Spin8, di Viterbo, ha scelto un servizio chiavi in mano per tutti i veicoli elettrici, sviluppando una piattaforma accessibile a tutti.
leggendo queste idee vi è venuta voglia di iscrivervi? Avete tempo fino al 2 maggio per candidarvi sul sito dedicato al progetto www.unicreditstartlab.eu.
Tutti possono posare un piccolo mattone per creare la città a misura di tutti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/cc3afb3e-6988-4419-9825-302eacf224a0.jpg415630HarukaHaruka2016-04-25 14:45:432016-04-27 21:51:35UniCredit Start Lab: il futuro delle smart city sono le Startup
Ricordate Cleverbot, il bot virtuale lanciato nel 1997 capace di rispondere in live chat? Più di qualche adolescente della scorsa generazione si è cimentato in improbabili discorsi con lui; a distanza di quasi 20 anni, i bot potrebbero sostituire alcuni degli attuali servizi, o addirittura proporne di nuovi. Vediamo come.
Cosa sono i bot?
In ambito informatico, i bot sono dei programmi che eseguono compiti basilari più velocemente di un essere umano; la loro efficienza dipende ovviamente dalla complessità con la quale sono stati progettati e dalla quantità di informazioni che possono reperire riguardo al compito che stanno svolgendo. I bot più recenti riescono a memorizzare le informazioni “apprese” nella stessa interazione, in modo da profilare il loro compito su misura dell’utente. In pratica, i bot sono strumenti molto versatili per compiti specifici e non necessitano di download o installazioni.
L’integrazione con servizi di terze parti
L’ultima tendenza, confermata anche dal recente F8 2016 di Facebook, riguarda l’integrazione dei bot con app di messaggistica e servizi di terze parti. I bot, ad esempio, possono assumere le sembianze di contatti Whatsapp, Messenger e Telegram per rispondere alle nostre domande. Si tratta di un passaggio molto sottile: in un mercato vasto e competitivo come quello delle mobile app, i bot assolvono a funzioni analoghe appoggiandosi ad app mainstream, che già godono di un’ampia base utenti. Non a caso, infatti, qualcuno inizia a identificare i bot come “invisible app”, cioè delle app che non necessitano di installazione, poichè funzionano al’interno di altri servizi. Vediamo qualche esempio pratico per comprendere meglio le potenzialità di questi tool.
Ricevere prima assistenza
Il bot di Yamaha, in fase di sviluppo da parte dell’italiana Connexia, è integrato in Facebook Messenger ed è capace di comprendere il linguaggio umano per dare basilari informazioni sui modelli in catalogo ed indicare il concessionario più vicino. A livello strategico, questo strumento permetterebbe di reindirizzare il customer care su richieste più complesse e di soddisfare velocemente le richieste più semplici.
Restare aggiornati
Se volete testare un bot su Messenger, potete provare quello del Wall Street Journal, semplicemente inviando un messaggio alla pagina. Il bot del WSJ vi permette di avere i titoli del giorno o di cercare informazioni finanziarie sulle società quotate.
Conoscere i nuovi arrivi di Netflix
Se siete stati rapiti da Netflix e non riuscite a dormire di notte a causa dell’autoplay continuo, Netflixnewsbot può alimentare il vostro circolo vizioso. Si tratta di un contatto Telegram che vi aggiorna quotidianamente sulle nuove uscite Netflix in una determinata nazione, con tanto di gallery e cast per ogni serie. Attenzione: dato l’alto numero di novità Netflix, l’app al momento risulta molto insistente.
Tenere d’occhio i prodotti desiderati
Un altro bot di Telegram, Pricetrackbot, ci permette di monitorare i prodotti di Amazon e impostare un alert quando questi scendono al di sotto di un determinato prezzo. Gli stessi sviluppatori hanno ideato Trackbot, un tool che traccia le spedizioni dei principali corrieri.
Pianificare le proprie visite culturali
Sempre per Telegram il bot Musei Italiani, collegato al database del Ministero delle Attività Culturali, che vi indicherà i 20 musei più vicini alla vostra posizione, con descrizione e informazioni di contatto.
Tenere un audiodiario
Non solo app: CallFrank è un bot che vi chiamerà ogni giorno all’orario che preferite e vi chiederà cosa volete ricordare della giornata, dopodichè avrete a disposizione soltanto 60 secondi per rispondere; un modo simpatico per tenere nota solo di quello che conta. Al momento CallFrank è aperto solo all’America ed è in fase di implementazione, ma l’idea è molto promettente.
Controllare il saldo del proprio conto e risparmiare
Digit è un bot testuale che controlla le transazioni del proprio conto corrente e, contestualmente, attiva un alert via SMS. Se ottiene i permessi, Digit blocca una somma mensile del proprio saldo e ve la mette da parte, come un salvadanaio virtuale. Sebbene possa sembrare rischioso, i soldi messi da parte sono sempre disponibili per l’utente e sembra che Digit abbia una garanzia sui risparmi. Al momento, Digit è compatibile con oltre 2500 istituti bancari americani.
Qual è il futuro dei bot?
Ripescati dal passato, i bot potrebbero fare da assistenti elementari su prodotti o servizi. Sono dei tool ancora acerbi: per problemi di comprensione e di lingua, il loro utilizzo risulta attualmente un po’ frustrante; tuttavia, questa applicazione ai bot è stata annunciata solo il mese scorso e vale la pena aspettare per vedere come si evolve la loro performance.
Sei curioso di conoscere altri bot? Ecco le fonti per un approfondimento:
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/Fotolia_75729285_Subscription_Monthly_M.jpg8661300Francesco PiccoloFrancesco Piccolo2016-04-23 11:37:352016-04-23 11:37:35Internet e automazione: il futuro è dei bot?
Redigere un buon Business Plan è la strada per avere successo con la propria attività, lo ripetono tutti i manuali di Marketing ed i docenti del settore.
Nel Piano di Marketing si possono trovare tutte le informazioni necessarie per attuare le strategie che guideranno l’azienda sul mercato.
Si narra che leggendo fino in fondo il brogliaccio del Plan si possano comprendere appieno i valori aziendali e si possa dialogare con lo spirito guida del brand. Sarà vero? Ma soprattutto, sarà utile in fase di startup?
Quanto costa un Business Plan?
Redigere un Business Plan è però impegnativo: ogni manager deve fare la sua parte; ogni business unit deve fare le proprie valutazioni; riunioni su riunioni per concordare la strategia da adottare; bozze su bozze per preparare il documento definitivo.
In pratica un’enorme quantità di tempo e di risorse che si traduce in una spesa non indifferente per un’azienda, considerando che il piano viene elaborato ai piani alti delle società dove il costo della manodopera è consistente.
Ma se in una grande compagnia un piano che veicoli le direttive del management è fondamentale, una startup può permettersi i costi di un accurato Piano di Marketing?
Il team di una startup, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo, non sempre supera le dieci persone. Per definire il da farsi basta riunirsi e confrontarsi, magari davanti a una birra così da fare anche team building.
Senza contare che in un contesto dinamico il Piano risulterebbe obsoleto ancor prima di vedere la luce.
Non redigere un Plan non vuol dire però navigare a vista o non avere strategie: se il gruppo ha chiari gli obiettivi, lavorando fianco a fianco si può fare a meno del libretto d’istruzioni.
Per convincere i business angel a finanziare la tua attività può essere più efficace un buon pitch che spieghi l’idea, che la renda comprensibile ed irresistibile.
Una presentazione che faccia leva sulle emozioni e un prospetto economico (quello resta comunque necessario) possono fare di più di un Business Plan completo.
Per la tua startup vale la pena di confezionare scartoffie? Io credo che sia meglio puntare sulle emozioni, oltre che sulla fattibilità dell’idea!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/Davvero-hai-bisogno-di-un-Business-Plan-per-la-tua-Startup.jpg12801920Rocco IannalfoRocco Iannalfo2016-04-23 11:00:142016-04-26 10:54:35Hai veramente bisogno di un Business Plan per la tua Startup?
Nelle settimane scorse, su alcuni quotidiani sportivi erano comparse immagini di un presunto “motivatore” neozelandese che si aggirava per i campi di Milanello, headquarter dell’AC Milan, intento a insegnare ai calciatori l’haka, la danza di guerra resa celebre dalla nazionale neozelandese di rugby.
Di J. Maori (un nome, un programma) si era parlato con curiosità mista a stupore, visto che una danza presa a prestito dal glorioso popolo residente agli antipodi, per quanto pittoresca, non poteva esser certo la medicina giusta per una squadra abituata a vincere e da un po’ confinata alle periferie del calcio che conta.
Il perché un team globale come il Milan si dedicasse al ballo invece che al saltare i conetti e provare le marcature è stato poi spiegato in occasione del match di serie A Milan Carpi, quando alcuni rossoneri vestiti sono apparsi in campo mostrando quella che è stata definita la “Tekitanka”.
Un ballo svolto per conto di Nivea Man: attività promozionale che ha anche ricollegato la presenza del sedicente motivatore a un’azione teaser, per certi versi anche abbastanza riuscita.
Gli spettatori, forse ingannati dai nomi sulla schiena delle magliette, hanno intravisto – sbagliando – i giocatori che da lì a poco avrebbero dovuto entrare in campo per provare a salvare le residue speranze di Europa League. E, diciamo così, non hanno molto apprezzato.
Anche perché l’haka, come detto prima, non era la versione originale, bensì una Tekitanka: e i calciatori, veri o presunti che siano, non minacciavano alla maniera dei Maori gli avversari, bensì mimavano la fase di detersione della pelle.
Autore della campagna, lo sponsor dell’AC Milan Nivea Uomo, che forse non si aspettava così tanti feedback negativi.
Puoi parlare di tutto, ma non della mamma e la squadra di calcio
Il calcio è terreno ricco di possibilità per i marketer. Ne sanno qualcosa Nike e Adidas, che sulla commercializzazione dell’immagine dei grandi calciatori hanno costruito il proprio esser love brand.
Questo perché lo sport, in generale, sa racchiudere tutto ciò che di più puro e stimolante l’uomo moderno porta con sé, a livello soprattutto valoriale e aspirazione: la capacità di andare oltre i propri limiti, superare l’avversario, vincere, entrare nella storia.
Uno sportivo è prima di tutto un modello positivo, non solo nello sport ma nella vita. Ne sanno qualcosa gli amanti di una disciplina che non a caso è definita “Nobile arte”: la boxe, protagonista di commercial che prima che essere comunicazioni di brand diventano narrazioni di vita.
https://www.youtube.com/watch?v=TirvIBZlznA
In questo contesto, il rugby ha portato all’attenzione del mondo uno sport che, prima dell’avvento di alcuni grandi team contraddistinti da fenomeni autentici e irripetibili (Johan Lomu, ma anche Sébastien Chabal) e soprattutto dalle TV satellitari, non riscuoteva il successo che meritava.
In questo, gli All Blacks hanno saputo catturarsi le simpatie del pubblico perché in grado di riversare nelle partite che giocavano tutto l’orgoglio e la tradizione di un paese piccolo e lontano, la Nuova Zelanda, del suo popolo, delle sue radici.
Quella danza così unica e affascinante era diventato copyright del brand All Blacks: proprietà intellettuale e simbolica che rafforzavano il legame con gli spettatori, facendo diventare potenzialmente esplosivo qualsiasi uso che se ne fosse fatto in termini commerciali.
Come in uno spot per un’auto italiana, dove casalinghe arrabbiate affrontavano il traffico, ad esempio:
L’haka diventa caratteristica, divertente, riconoscibile tanto quanto la squadra di Bob giamaicana, ritratta addirittura in un film.
Nivea però sbaglia soggetto. Perché un’haka possono ballarla delle donne moderne che cercano l’auto dei sogni, ma non una squadra di calcio: perché un team di serie A, di Premier o della Liga vive di quelle stesse emozioni, e su quelle stesse emozioni vince le partite. È padrona quindi del destino del tifoso, della sua felicità o della sua delusione.
Sensazioni che il tifoso non è disposto a scambiare con nulla. E il brand che sfida quella sfera emotiva, solleticando l’immaginario con leggerezza, non può che portare a un risultato: la delusione.
Un insuccesso prevedibile?
Difficile dire se l’operazione avrebbe potuto essere gestita diversamente.
Certo è che pianificare prima del turno infrasettimanale, in una partita con poco pubblico e con una squadra appena uscita da un esonero di allenatore traumatico e un gruppo in piena crisi di risultati, poteva essere rischioso. Se poi il ballo incriminato è messo in scena prima di uno scialbo zero a zero, ecco che la crisi è pronta per esser servita.
Nivea ha scelto di giocare su un campo (è proprio il caso di dirlo) difficile come quello calcistico, usando però un linguaggio difficile da digerire per chi il calcio lo vive sulla propria… pelle.
Puntare sull’agonismo e la voglia di vittoria, decontestualizzando e banalizzando un rito appartenente a un altro sport, a un’altra squadra, a un’altra nazione, è equivalso a rendere una caricatura il gesto in sé, facendolo diventare ridicolo, per di più perché associato a un team che di grinta sembra proprio non averne.
Non a caso fra i pochi commenti ricevuti sulla brand page di Nivea Men su Facebook, si legge:
“Ragazzi amo i vostri prodotti e sono milanista. Ma lasciatevi dire che state accostando la vostra immagine ad una squadra ridicola e giocatori ridicoli. Dopo il barbiere spesso mi piace regalarmi qualche prodotto da uomo, oggi la vostra crema dopo barba mi ha ricordato montolivo e l’ho lasciata sullo scaffale. Fate una riflessione anche su questo.”
Il tifoso vede il prodotto che impoverisce di significato una gestualità condivisa, per di più ridicolizzando i propri amati colori, e ripensa a tutto ciò che imputa colpevole di rendere poco competitivo il team (nel caso del suddetto, Montolivo). Un processo associativo abbastanza semplice, aggravato dal fatto che la gestualità diventa macchietta, considerando come dalla minaccia al nemico il ballo di San Siro sia diventata celebrazione della cura della propria pelle.
Can you imagine club legends Paolo Maldini, Gennaro Gattuso or Clarence Seedorf performing a fake haka for their sponsors? It would never happen.
Una comparazione che ogni domenica si fanno i tifosi del Milan, sempre pronti a ritirar fuori i successi del decennio scorso, contrapponendoli agli insuccessi di oggi.
Lo sbaglio è stato tutto lì: credere che il calcio potesse esser vissuto come un gioco, come un contenuto spendibile nelle conversazioni a commento della reclame fra primo e secondo tempo: “Hai visto che divertenti, le signorine che ballano come i maori?”.
Peccato per l’occasione persa, Nivea. Peccato per il Milan, che sembra non riuscir a uscire – neanche a livello di marketing – dall’involuzione tecnico-tattica di questi anni.
Ma con le narrazioni di prodotto non si scherza, soprattutto se incrociano le esperienze più vere.
La regola universale per costruire narrazioni efficaci
Heineken ha da tempo focalizzato il proprio rapporto con il mondo del calcio sulle persone, raccontando la linfa che rende magico il momento del match. L’ultima campagna, “The Dilemma”, si concentra proprio sul rapporto squadra di calcio – amicizia, e di come le gesta dei calciatori siano solo l’occasione per costruire una coscienza collettiva insieme alle persone cui si vuole più bene.
Inutile dire che siano queste le meccaniche più efficaci per costruire non spot, ma storie. Racconti dove la marca diventa il collante delle relazioni, fra prodotto e consumatore, e fra gli stessi consumatori.
Certo, una birra lo è di più che una crema per il viso: è vero altresì che ogni brand, così come ogni prodotto, ha in pancia le risorse per diventare storie che sappiano entrare in empatia con chi le ascolterà.
Basta stare attenti, e sembra una banalità, a non “scherzare con il fuoco”. O per dirla in maniera più attuale, con le cose serie come la fede calcistica.
Update
La pagina di Nivea for Men in Australia ha appena pubblicato le sue scuse per ciò che è capitato in Italia: perché se con il calcio non si scherza, ancor più cauti bisogna andare con le tradizioni culturali di un popolo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/milan_nivea_haka.jpg439853Francesco GavatortaFrancesco Gavatorta2016-04-22 17:28:592016-04-26 09:57:55Cosa resterà di quest'haka: Nivea, il Milan e i sentimenti da non toccare
Nessuno scappa al tributo post-mortem in stile #RIP. Neanche il Principe. Una delle figure più poliedriche del panorama musicale degli ultimi 50 anni, Prince ci lascia all’età di soli 57 anni.
Funk, dance rock, disco music, musica psichedelica, le sue canzoni sono passate alla storia per la commistione pregevole di generi musicali e per la sua personalità incredibilmente spettacolare.
Capace di essere contemporaneamente cantante, produttore, ballerino, restando sempre profondamente legato alla tradizione black, Prince continuerà a vivere attraverso la sua musica per l’eternità, ma dall’arrivo della notizia, i Brand di tutto il mondo hanno voluto contribuire al grande saluto in pieno stile Purple Rain.
Lasciamo a voi la scelta di quali siano dal gusto chiaramente discutibile e quali meno. Senza dubbio è nata una forte contestazione per il marchio di cereali Cheerios che, dopo poco tempo, ha dovuto eliminare il tweet pubblicato dall’headline “Rest in Peace“.
Prince non diventa mito, lo era già in vita.
Proprio come il re del rock, Michael Jackson. Lo sciacallaggio, anche nell’ambito del Social Media Marketing non è mai produttivo, tutto il resto è solo musica di sottofondo.
Ma diamo un’occhiata a cosa hanno fatto i Brand di tutto il mondo.
3M
Spotify
Ci sono momenti in cui nevica anche ad Aprile. Si spegne un’icona del mondo della musica.
NASA
Una foto che ha fatto il giro del mondo: la NASA regala una nebulosa viola in omaggio a Prince.
Voodoo Doughnout
Un’iniziativa davvero lodevole: in onore della morte di Prince, i punti vendita Voodoo Doughnut dedicheranno l’intera giornata di domenica alla vendita di un Purple Doughnut, Raspberry Beret, a soli 0.99 cent: una parte del ricavato verrà devoluto in beneficenza.
Minnesota Twins
Il Baseball non si esime dal saluto e lo fa con i Minnesota Twins: è giusto che oggi piova a Minneapolis.
TiVo
Si unisce al pianto con le Purple Tears anche TiVo.
Getty Images
Il Copy di Getty Images è realmente incisivo: “Spesso imitato, mai eguagliato”. Il saluto più giusto per una leggenda.
The Newyorker
La copertina si tinge di viola.
Pornhub e Pixar
I due Brand procedono ad un restyling del logo per onorare la scomparsa del folletto di Minneapolis.
Che ne pensate: tributi forzati o doverosi? Se avete altri esempi da segnalarci, siamo qui!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/prince_rip_brand_1.jpg7881401Miko ReiMiko Rei2016-04-22 15:46:572016-04-25 12:28:50Prince #RIP: il saluto dei Brand al folletto di Minneapolis
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