Fatti notare in fiera con gli effetti speciali della stampa lenticolare

Quando la tua azienda è presente ad una fiera espositiva è molto difficile trovare il modo di farsi notare e far emergere il proprio stand rispetto a quelli dei concorrenti. Fare colpo è importante per ottenere il maggior numero possibile di contatti potenzialmente rilevanti, bisogna quindi puntare alla qualità e all’originalità del materiale informativo e dello stand.

Per sorprendere i tuoi potenziali clienti, ti consigliamo gli effetti speciali di dinamismo e 3Dimensionalità della stampa lenticolare H3D® System.

Un effetto per ogni esigenza

Non avendo limiti di formato, grazie all’uso della modularità, la stampa lenticolare permette di ottenere una realistica illusione di 3Dimensionalità in stampa sfruttando le caratteristiche della nuova linea XD® Extra Depth. Anche la RAI ha scelto questo effetto per conferire al fondo dello stand maggiore profondità, quando ha presentato una nuova serie di trasmissioni culinarie.

L’effetto XM® Extra Motion è stato invece utilizzato dalla designer e artista Annette Meyer, che dopo aver utilizzato questo effetto per la realizzazione delle sue opere in numerose mostre personali internazionali, lo ha scelto nella progettazione e realizzazione dello stand per Coloplast, multinazionale nel settore medico: seguendo il movimento dell’osservatore il pannello rappresenta la libertà nella vita quotidiana di un paziente dopo un’operazione chirurgica.

stampa lenticolare

Stesso effetto scelto per la presentazione della nuova collezione Underground di Porcelaingres azienda tedesca che opera nel settore delle ceramiche, in perfetta coerenza con il nome della collezione il pannello rappresenta il passaggio di un treno della metropolitana.

stampa

La stampa lenticolare permette inoltre di far cambiare due o più immagini grazie all’effetto FLIP, di ingrandire un particolare della scena utilizzando l’effetto ZOOM, o di far trasformare gradualmente un soggetto in un altro grazie all’effetto MORPHING.

La stampa lenticolare H3D® System è una soluzione ad hoc per  catturare l’attenzione dell’osservatore in contesti complessi come eventi e fiere in cui l’attenzione è volatile.

Top Halloween Apps & Games per iPhone e Android

Top Halloween App

Nito @Fotolia

È tempo di caramelle, scherzi e paura: è Halloween! 

E se gli zombie escono dalle tombe e le streghe e i vampiri vi terrorizzano per strada, sarà inutile nascondervi in casa quest’anno: ora lo spirito di Halloween bussa sui vostri smartphone e tablet con queste gaming apps per Android e iOS da paura! Non abbiate dunque timore: preparate i vostri device al download e affrontate la vostra sorte!

1. Badland

 

Badland è un gioco pluripremiato che non ha bisogno di travestimenti per Halloween: la sua atmosfera è già abbastanza misteriosa e dark! Il gioco è un action adventure a scrolling laterale dove il bizzarro protagonista è un esserino peloso che svolazza in una sorta di foresta tropicale: nel volo la nostra piccola palla di pelo incontra però trabocchetti e prove. La parte più interessante del gioco è il fatto che la piccola creatura può generare cloni che si muovono contemporaneamente con lei: non è facile però farli arrivare tutti sani e salvi e molti durante il percorso periranno tra i denti di lame rotanti e sotto rocce pesantissime! Lugubre, no?

Disponibile per Android e iOS

2. SinisterCity Vampire HD

SinisterCity Vampire HD è un classico del punta e clicca realizzato da G5Games: John ha scoperto che la sua futura moglie, Nina, è stata rapita. L’unico modo per salvarla è affrontare il più potente vampiro di Sinister City, il Conte Orlak. Armato di poche informazioni e molto coraggio, John deve rintracciare il Conte Orlak e salvare Nina. Dovrete quindi aiutare John a risolvere il complicato puzzle e a esplorare i corridoi dell’antico castello in questo terrificante gioco d’avventura. Riuscirai a sconfiggere i vampiri malefici?

Disponibile per iOS 

3. Cattivissimo Me: Minion Rush

In fondo lo sappiamo che i veri protagonisti di Cattivissimo Me sono loro, i piccoli Minion e non Gru: ecco perché Gameloft ha realizzato quest’applicazione divertentissima che vede come protagonista proprio i simpatici scagnozzi gialli! Nel gioco tu sei un Minion e vuoi assolutamente ottenere il premio più ambito: il riconoscimento di “Minion dell’anno”! Per Halloween, l’app si completa di nuove sfide con una nuova area del laboratorio della marmellata: la Fortezza di Vector! E guarda un po’: ora il tuo Minion può diventare un piccolo Frankestein per resuscitare tutte le volte che vuole!

Disponibile per iOS e Android.

4. Trials Frontier (Halloween Version)

Trials è un gioco da console che in molti hanno amato prima ancora che sbarcasse sugli app store: la sua versione mobile ha una grafica fumettistica che la versione arcade non ha, ma l’adrenalina provata nel guidare quella moto è la stessa! Per Halloween, in sella alla vostra moto affronterete dei nuovi livelli nell’episodio “L’ira delle zucche”: il Re delle zucche si è risvegliato dal suo sonno profondo e ora sta scatenando il caos nel tuo villaggio! Distruggi i suoi seguaci Zucca con la tua moto in 4 nuovi tracciati tutti da far accapponare la pelle! Più in tema Halloween di così!

Per iOS e Android.

 5) Dead Space 

Quest’app non è indicata per i deboli di cuore o per chi si impressiona alla vista del sangue: in pieno spirito Halloween, vi consigliamo uno dei giochi più spaventosi di sempre dell’app store.

Dead Space è un classico gioco sparatutto nato per console e che è l’evoluzione del genere survival horror: siete l’ingegnere Isaac Clarke inviato insieme ad una squadra di tecnici a riparare l’astronave mineraria USG Ishimura che, in seguito ad un guasto, vaga nello spazio più profondo. Ma fin dall’inizio dell’operazione qualcosa va storto: costretti ad un atterraggio di fortuna Isaac ed il suo team entrano nella USG Ishimura che è avvolta da uno strano silenzio.

In quel momento suona l’allarme per lo stato di quarantena e compare un essere mostruoso e deforme. Da lì in poi sarà una corsa per la sopravvivenza contro mostri e zombie che vi attaccheranno quando meno ve lo aspettate!

Sconsigliamo davvero questo gioco a chi non sa reggere la suspence: l’atmosfera è da brividi, salterete su dalla sedia per la paura!

Per iOS e Android.

Non ci resta che augurarvi Buon Halloween… se sopravviverete alla paura! 😉

 

Qual è la tua storia? 7 regole di storytelling per startup

corporate storytelling

I fatti raccontano, ma le storie vendono. Chi non conosce la massima di Bryan Eisenberg? Elaborare un progetto di Corporate Storytelling diventa fondamentale per una startup che vuole emergere in maniera vincente nell’arduo mondo della competizione aziendale. Il racconto della marca, di come è nata, di come si è evoluta fa sì che i clienti si sentano sempre più coinvolti ed è per questo che è bene studiare nuove forme di condivisione narrativa.

Lo storytelling può far sì che un brand diventi una vera e propria leggenda? L’esempio di Amazon potrebbe essere quello giusto. Tutti hanno una storia da raccontare per poter coinvolgere al massimo i propri clienti. Una strategia di Corporate Storytelling per una startup potrebbe e dovrebbe fondarsi su alcune tipologie di discorsi, legati al sacrificio o alla sfida eroica, per una progettazione narrativa consapevole. Le matrici narrative devono essere scelte di volta in volta dagli esperti marketer che devono redigere un racconto sulla base del rispetto della Corporate Identity aziendale.

Dallo Startup Marketing Conference, cui hanno partecipato Colleen Pettit, Digital Media Manager DoubleClick, Todd Wilms, VP Digital di Neustar, Olivia June Poole, Director of Community Development di RocketSpace e Brewster Stanislaw, CEO and Co-Founder di Inside Social, sono emerse conclusioni interessanti per fare storytelling in una startup, da cui abbiamo potuto trarre 7 regole che ogni buon stratupper dovrebbe seguire.

1. Decidi come produrre e dove distribuire i contenuti

storia

Creare una narrazione diventa ancora più difficile quando non si dispone già di un pacchetto clienti. Una startup, quindi, deve prendersi tutto il tempo necessario per poter trovare il contenuto giusto e capire attraverso quali mezzi veicolarlo e verso quali target distribuirlo. La storia deve essere memorabile, deve avere una forte rilevanza per il target di riferimento, ma soprattutto essere contraddistinta da una USP, la cosiddetta Unique Selling Proposition, che motivi il consumatore ad acquistare il prodotto e/o servizio.

2. Trova la tua Storia di Marca

Molti suggeriscono di effettuare interviste ai primi acquirenti del prodotto e/o servizio per scoprire cosa apprezzano direttamente gli utenti e quali sono i suoi punti di forza. Altri, invece, propongono di concentrarsi sulla storia aziendale e sulla leadership per iniziare a creare una narrazione coerente di marca. Per fare business storytelling bisogna raccontare storie che le persone vogliono sentire e che li aiutino a ritrovare un po’ di se in ciò che viene raccontato.

3. Affidare lo sviluppo dei contenuti in outsourcing o farlo da solo?

L’enigma dello sviluppo dei contenuti in outsourcing affidandolo ad agenzie esterne resta per le startup di oggi. Qualcuno direbbe: perché non fare da soli? L’obiettivo fondamentale è che il racconto di marca riesca a coinvolgere i consumatori ed a coinvolgerli permettendogli di fare parte della narrazione.

4. Valuta il Crowdsourcing come metodo per la realizzazione dei contenuti

Collaborare per poter creare contenuti utili al tuo business. Le startup possono considerare i vantaggi dell’utilizzo delle piattaforme di Crowdsourcing per le loro storie di marca. Un esempio viene dal caso YoStory, il primo tool collaborativo studiato per fare storytelling.

5.  Sfrutta l’efficacia dei Social Media

L’utilizzo dei Social Media può essere uno strumento fondamentale, ma non l’unico, per perseguire una strategia di Corporate Storytelling cercando di raggiungere gli obiettivi desiderati, anche nel campo digital. Raccontare storie è il modo migliore per attirare l’attenzione dei clienti sull’azienda, ma bisogna farlo in maniera intelligente.

Le startup, in questo, possono trarre spunti di riflessione e considerare come esempi i casi del New York Times e di Citroen Italia, che hanno sfruttato Facebook per riportare alla luce la storia del brand costruendo un percorso interattivo, inserendo le tappe che hanno portato le società a cambiare e ad evolversi.

I mercati conversazionali implicano che ogni gesto di acquisto diventi racconto di qualcuno a qualcun altro. Più che vendere prodotti, le aziende devono capire che è fondamentale vendere storie in cui essere riconosciuti, ricordati, rispettati e desiderati. Molto interessante è anche ciò che è stato fatto con il progetto TweetBook.

6. Tieni sotto controllo le potenzialità del Mobile Marketing

Il Mobile Marketing è un mercato in rapida espansione, sempre più consumatori acquistano e compiono le proprie decisioni di acquisto tramite i dispositivi mobile. E’ per questo che anche le startup devono comprendere come operare su questo fronte tramite una strategia di corporate storytelling che li contempli.

7. Utilizzare i Media a pagamento o gratuiti per raccontare la tua storia?

Questo è ancora un dibattito in corso. C’è chi sostiene che le startup debbano utilizzare i media a pagamento, come la televisione e la carta stampata, per veicolare le proprie storie di marca, mentre altri cercano di puntare sui media gratuiti o comunque meno cari, tra cui Internet. La valutazione spetta ai marketer, tenendo conto degli obiettivi di business e del budget a disposizione della startup.

Social network o scherzetto. Come e perchè i brand celebrano Halloween

La notte delle streghe è arrivata anche quest’anno. Halloween è ormai una certezza anche in Italia e sono sempre di più le persone che la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre scelgono di mascherarsi e di festeggiare in giro per le città.

Ovviamente c’è una sacca resistente di critici che, scuotendo la testa e agitando il dito indice, ripete una litania nota ormai a tutti: “Halloween non è una festa tradizionale del nostro Paese. Cosa festeggiamo a fare?” E bisogna ammettere che hanno ragione.

Lo hanno meno invece, se consideriamo che, al giorno d’oggi, le ricorrenze sono al 80% business e al 20% tradizione.

Vogliamo davvero ricordare per quale motivo babbo natale ha iniziato a indossare il suo classico vestito rosso, riponendo in naftalina quello verde? Abbiamo chiaro in testa quale cioccolatino è diventato l’emblema indissolubile della festa degli innamorati in febbraio?

Non siamo ingenui: Halloween è una festa commerciale che dà ai marchi un’occasione in più per vendere e al resto della popolazione una scusa in più per divertirsi (consumando i loro prodotti).

Ma rende davvero investire su Halloween? Stando a un’infografica del 2013 realizzata dalla National Retail Federation si direbbe di sì (soprattutto negli Stati Uniti).

Riassumendo i punti salienti dell’infografica:

  • 113 milioni di persone distribuiscono dolci ogni anno;
  • Il 70% degli americani comprano decorazioni per Halloween ogni anno (surclassando gli acquisti per gli addobbi natalizi);
  • Ogni acquirente spende, in media, 28 dollari per un costume (al cambio attuale, 22 euro e 26 centesimi).

Se questi sono i presupposti, è logico immaginare che i brand aspettino la notte dei morti con gioia, piuttosto che con paura!

Tra i marchi che meglio interpretano lo spirito di questa festa, spiccano quelli dell’area Food & Beverage (e che festa sarebbe senza cibo?).

Coca Cola, Pepsi, Burger King, Heineken e Guiness – solo per citarne alcuni – sono tra i colossi che ogni anno dedicano molta attenzione allo studio di campagne pubblicitarie efficaci e originali e a strategie social vincenti.

Pepsi, ad esempio, quest’anno ha giocato su Twitter con le icone del brivido (Dracula, Frankenstein e le streghe), ricreandole con le proprie lattine.

Burger King invece scelse in passato un’immagine ad effetto e molto evocativa.

A tutto tondo invece l’ultima attività del Gruppo Coca Cola. Il sito è stato decorato in pieno stile Halloween e offre ai visitatori curiosità sulla festa e possibilità di scaricare degli stampi con cui abbellire le proprie zucche.

Su Twitter invece si punta sull’effetto nostalgia, rispolverando poster d’annata che diventano subito cult per gli appassionati del genere.

Infine su Facebook si suggeriscono spaventose ricette per deliziare i bimbi nel loro classico giro del “giochetto o scherzetto?”

E in Italia?

Siamo comprensibilmente indietro, ma senza raggiungere simili livelli di pianificazione e strategia, qualcosa inizia comunque a muoversi.

Ci piace segnalare la linea Piccolini di Barilla che ha creato un mondo web su misura di bambini e genitori per promuovere il proprio marchio.

Da anni la ricorrenza di Halloween viene sfruttata su sito, pagina Facebook e profilo Twitter per approfondimenti sulla festa, per insegnare come costruirsi in casa costumi e addobbi, preparare leccornie e divertirsi senza pericoli.

Una bell’esempio di storytelling targato Italia che meriterebbe più seguito e dovrebbe essere preso come riferimento da altri marchi nostrani.

Non avete idee? A volte la semplicità vince 😉

La paura fa Youtube: i viral video di Halloween [VIDEO]

La paura fa Youtube: i viral video di Halloween [VIDEO]

Buon Halloween a tutti!

Anche quest’anno la notte più spaventosa dell’anno è arrivata, ma il tema horror sembra farla da padrone su YouTube oramai da mesi. Tra prank amatoriali più o meno forti, ambient per il lancio di nuovi film e serie tv, spot che hanno cavalcato la fortunata scia, il 2014 è stato foriero di virali ad lato tasso di tensione.

Ecco allora una raccolta tutta dedicata ai video più terrificanti che la Rete ha proposto negli ultimi mesi. Buona visione!

Halloween Prank (Rémi Gaillard)

Il re dei virali è tornato. Rémi Gaillard ha smesso i panni di Super Mario per indossare assieme ad alcuni amici quelli di alcuni tra i personaggi horror più famosi della storia del cinema, da Chucky a Scream.

Devil’s Daughter Scare Prank!

Ispirato alla ormai celebre candid camera brasiliana della bimba fantasma nell’ascensore, anche questo prank ha avuto grande successo su YouTube. Sono tanti i video di questo genere che si sono susseguiti negli ultimi mesi, attirando ammiratori tanto quanto detrattori di questo genere che forse si sta spingendo un po’ troppo oltre l’intrattenimento horror (avete visto il video Chainsaw Massacre Prank? Ecco, quello è un chiaro esempio che video che, anche a nostro avviso, superano di gran lunga quel limite, motivo per cui abbiamo scelto di non includerlo in questa lista).

The Walking Dead Zombies Prank NYC

Sono anni fortunati per gli zombie, soprattutto quelli di AMC. L’ambient prank realizzato per il lancio della nuova stagione di The Walking Dead è stato sicuramente uno dei più riusciti degli ultimi mesi.

Tuck me in

La quintessenza dell’inquietudine racchiusa in un corto di soli 60 secondi.

Lights Out

Un altro corto che qualche mese fa ha circolato parecchio nelle bacheche social, ispirato alla cinematografia horror giapponese più amata.

Murder on Snapchat

Usate Snapchat? E non vi fa paura? Forse doveste cominciare ad averne 😉

Alfred Hitchcock’s Psycho: Pumpkin Stop Motion of the Shower Scene

Questo bellissimo stop motion ricrea la famosa scena della doccia di Psycho utilizzando tante zucche intagliate. Molto, molto scenografico.

Spooky Halloween Car Wash Prank

Anche i brand hanno ovviamente approfittato dell’arrivo di Halloween per fare un po’ di branding: il primo esempio è quello di Ford, che ha trasformato per l’occasione un autolavaggio in una casa dei fantasmi.

Oreo Laboratorium

Non c’è Halloween senza dolcetti, e quelli più forti sui social media sono loro, i meravigliosi Oreo. Non potevano mancare in questa lista!

Dumb Ways To Die – Halloween

Ok, è Halloween, ma tutto questo horror ci ha messo un po’ di agitazione. E non abbiamo nemmeno giocato a “Dolcetto o scherzetto”! Per fortuna ci pensa il video interattivo realizzato per il ritorno in gran stile di Dumb Ways To Die!

La campagna di Terres des Hommes per Halloween: costumi che fanno paura per davvero!


Mentre la consueta corsa al costume di Halloween più terrificante è già scattata, l’organizzazione che si occupa della difesa dei bambini in paesi in via di sviluppo Terre des Hommes sorprende tutti con una campagna di sensibilizzazione che mostra alcuni costumi che fanno paura per davvero.

La campagna presenta una serie di maschere per bambini in vendita su quello che all’apparenza può sembrare un normale sito e-commerce ma che nasconde in realtà una denuncia sociale. Schiave, spose bambine, piccoli soldati, piccoli operai, migranti e schiavi del cotone, i costumi presentati sono in realtà quelli con cui alcuni bambini sono nati e convivono tutto l’anno, spesso con la prospettiva di doverli tenere per tutta la vita.

Cliccando “scopri di più”si accede alla calato-action che invita le persone a donare 1 euro via sms al 45596 in sostegno di Terras des Hommes.

 

 

 

Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare [PARTE 2]

Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare

La scorsa settimana, prendendo spunto dall’articolo di Vala Afshar, Chief Marketing Officer di Extreme Networks, vi abbiamo proposto 6 modi con cui i Google Glass possono essere utilizzati in ambito sanitario: partendo dal recupero delle informazioni sul paziente, passando per la telemedicina, la formazione della popolazione e la realtà aumentata, fino alla comunicazione per il pronto soccorso e alla formazione chirurgica.

Ma il nostro viaggio nel mondo della medicina con indosso il gadget di Big G prosegue: oggi vi proponiamo altri 7 modi per usare i Google Glass nell’healthcare.

1 – Lettura QR Code

Il Beth Israel Deaconess Medical Center ha sviluppato i Glass personalizzati che consentono ai medici la scansione di un codice QR sulla parete di ogni stanza del reparto di emergenza, per avere in maniera istantanea le informazioni sul paziente in degenza. Mentre il medico visita la persona ricoverata i Google Glass gli mostrano i suoi segni vitali, i risultati delle analisi e gli altri  dati relativi al suo stato.

Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare

2 – Cura del paziente

Con i Google Glass i pazienti possono ricevere cure da specialisti di tutto il mondo.

I medici curanti potranno contattare in remoto altri colleghi esperti, per fornire un’assistenza più completa. Gli occhiali di Big G potranno così impattare in modo positivo su tempi e costi, rendendo più semplice lo scambio d’informazioni.

3 – Procedure di Analisi

Il device di Google può essere usato dai medici per analizzare il triage di emergenza, per le procedure di formazione e anche per l’autovalutazione: uno strumento al servizio di alcune delle attività più delicate, che renderà più precise le varie fasi d’intervento e minori le probabilità d’errore.

4 – Comunicazione medico-paziente

La comunicazione tra personale medico e pazienti è fondamentale.

Facendo indossare ai dottori i Google Glass questi potranno ricevere direttamente sul gadget le richieste del paziente mettendo in atto un flusso di lavoro più naturale di quello consentito tramite telefoni o cerca-persone. I medici ed i pazienti potranno così comunicare in maniera ininterrotta durante le visite ambulatoriali. Inoltre i controlli potranno essere semplificati con videoconferenze a distanza, evitando visite in loco.

5 – Spazio visivo durante gli interventi

Durante le operazioni chirurgiche i medici hanno uno spazio visivo molto ristretto: lo streaming tramite i Google Glass migliorerà la visibilità in tempo reale, potenziando notevolmente la sensorialità del medico e, volendo, includendo nello streaming altri spettatori, come ad esempio studenti. Inoltre, lo streaming video permetterà di registrare gli interventi, rendendoli accessibili on demand e facendoli diventare a tutti gli effetti risorse adoperabili da altri.

Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare

6 – Telemedicina per i malati gravi

La piattaforma di telemedicina Twiage cloud-based è stata progettata per accelerare la cura di pazienti colpiti da attacco cardiaco e ictus. Grazie ai Google Glass, Twiage fornisce agli ospedali un quadro completo dei pazienti in arrivo facilitando la gestione delle risorse, come sale operatorie e letti d’ospedale. Particolare anche il progetto pilota GRACE di Cronos Group che dimostra come gli occhiali hi-tech possano essere utilizzati per valutare i pazienti gravi e trasmettere informazioni alle squadre di pronto soccorso. Per i medici è particolarmente difficile accedere velocemente ai dati delle persone colpite da ictus: grazie ai Google Glass questo problema sarà bypassato, dato che le squadre di emergenza avranno accesso alle informazioni neurologiche dei pazienti. Ciò permetterà un miglioramento del processo di ideazione di quale terapie applicare.

7 – Esattezza delle procedure

I Google Glass sono in grado di assicurare la messa in pratica di procedure adeguate e conformi alle regole ospedaliere e statali. Un esempio è fornito dalle applicazioni Pristine e CrowdOptics che permettono lo streaming audio e video con i Glass negli ospedali sia conforme a tutte le normative tecniche e sanitarie.

Per il momento, cari Guerrieri, il nostro viaggio nel mondo dei Google Glass/Healthcare si conclude con questi 13 esempi, che mostrano come un device così innovativo possa migliorare il lavoro di medici e chirurghi e la terapia, il recupero e la degenza dei pazienti.

Che ne pensate?

Tim presenta SmartPay, la carta prepagata per il mobile payment

L’altro giorno siamo stati invitati alla presentazione di TIM SmartPAY, la carta di pagamento prepagata di Telecom Italia realizzata da Intesa Sanpaolo e Visa Europe, che permette di pagare beni e servizi utilizzando i più diffusi smartphone sul mercato.

Da oggi, quindi i clienti TIM, indipendentemente dalla banca su cui hanno il proprio conto corrente, potranno effettuare transazioni contactless in tutta sicurezza, grazie alle nuove SIM NFC, presso terminali POS abilitati in Italia e in Europa, ovunque sia esposto il logo Visa.

Cosa sono le SIM NFC e i pagamenti contactless?

Sei in giro. Vuoi prendere un taxi, bere un caffè o mangiare un panino, ma hai dimenticato il portafoglio a casa. Le uniche cose che hai in tasca sono le chiavi di casa e il tuo smartphone – perché quello è proprio impossibile dimenticarlo. Se hai una SIM NFC e uno smartphone che supporti il servizio potrai pagare il tuo taxi/caffè/panino senza problemi, attraverso uno swish sul POS.

Si tratta di un tipo di pagamento semplice e veloce che nei prossimi anni si diffonderò sempre di più. I numeri sono chiari: se nel 2013 erano utilizzate “solo” 6 milioni di carte contactless, si prevede che nel 2017 si arrivi a 24 milioni. Secondo i dati del circuito Mastercard nel Q1 del 2013 ci sono state 155.000 transazioni e nel Q4 del 2014 sono salite a 2.300.000.

Perché questo tipo di pagamento piace così tanto? Poiché è legato ad un’esperienza smart, personalizzata, comoda e sicura.

Con TIM, Intesa Sanpaolo e VISA Europe il portafoglio diventa virtuale

Grazie alla collaborazione dei tre partner, si è costituito un ecosistema vincente, presentato da Sergio Cozzolino di Telecom, Teo Giordano di Visa Europe e Stefania Gentile di Intesa Sanpaolo.

La TIM SmartPAY va ad arricchire il TIM WALLET e utilizzarla è molto semplice: basta avvicinare il proprio smartphone al terminale POS abilitato per disporre il pagamento, mentre per spese d’importo superiore ai 25 euro bisognerà digitare il PIN direttamente sul cellulare.  La TIM SmartPAY, nella versione base, ha un costo di attivazione di 4,90 euro ed è l’unica carta prepagata senza canone e, se attivata entro il 30 aprile, le operazioni di ricarica sono gratuite per tutto il 2015.

Intesa Sanpaolo, con la società del Gruppo SETEFI, oltre ad avere realizzato la carta, ne gestisce la virtualizzazione sulla SIM e le diverse fasi dei pagamenti NFC. A partire da inizio 2015, tutte le carte Intesa Sanpaolo saranno abilitate ai pagamenti NFC su SIM TIM. L’iniziativa si è avvalsa della collaborazione di Visa per la creazione dell’offerta prepagata e per le specifiche tecniche di integrazione nella SIM.

Cosa si può fare con la TIM Smart Pay?

Oltre a facilitare i pagamenti, la TIM SmartPAY consente ai possessori di accedere ad un programma fedeltà riservato e presto sarà possibile anche acquistare i biglietti dei mezzi pubblici e della metropolitana e fruire di sconti ed offerte personalizzate. Attraverso l’app è possibile controllare il proprio saldo, fare ricariche e
monitorare i bonus maturati.

India, terreno fertile per le startup di nuova generazione

È il settimo paese per estensione geografica al mondo e il secondo più popolato con i suoi 960.000 milioni di abitanti, il gigante asiatico a partire dagli anni 80 ha visto aumentare la produzione e la fornitura di software, posizionandosi al terzo posto nel mondo nel settore, dimostrando di avere le credenziali di successo per diventare un ecosistema di tecnologia leader a livello mondiale.

Nonostante il boom dell’Information Tecnology, favorito soprattutto dagli incentivi del governo alle multinazionali dell’informatica e non solo, il divario tra le aree urbane e rurali sembra essere ancora enorme, malgrado l’India possegga i numeri per diventare la nuova Silicon Valley.

La nuova generazione di start- up, nel panorama degli attuali cambiamenti socio economici, sta gettando le basi per una evoluzione e rivoluzione a livello mondiale. Abbiamo deciso di selezionare le 10 start-up che spingono il boom tech dell’India.

Reel Messanger


La nuova app di messaggistica video ad- free consente agli utenti di inviare video di 20 secondi direttamente ai propri contatti. Come in Snapchat, tutti i video vengono automaticamente eliminati dopo la visione, ma con ReelMessanger l’utente può decidere quante volte può essere guardato in loop il video. La società, con sede a Bangalore, ha lanciato la sua app su Google Play nel mese di settembre.

Cucumbertown


Ideata dall’ingegnere Cherian Thomas, appassionato di cibo, questa app è un vero e proprio social network di ricette culinarie per cuochi e non solo. Gli appassionati di cucina e i foodblogger possono caricare le proprie recipes permettendo a tutti di poter consultare la ricetta ed eventualmente apportare modifiche e inviare suggerimenti. Nel 2012 la società ha ricevuto un cospicuo finanziamento (300.000 dollari) da investitori come Farmville Sizhao Zao Yang, AngelList e 500 Startups. Per il momento questa app è disponibile solo per iphone.

Urban Ladder


L’app che aiuta a “vestire” la casa. Fondata nel 2012 dai trentaduenni Ashish Goel e Rajiv Srivatsa, Urban Ladder ha permesso di riorganizzare e rivedere il modo di vendere mobili e forniture per la casa online. Il sito internet permette all’utente di scegliere il mobilio perfetto tra una vasta gamma di prodotti di design contemporaneo e non.

Zomato


Siete in un vacanza e non sapete dove pranzare? Zomato fa la caso vostro. E’ la guida online di ristoranti, caffè e bistrot delle città indiane. Presente in circa 11 paesi, con una lista di oltre 200.000 ristoranti, dà la possibilità al cliente di consultare e confrontare le recensioni ed infine scegliere. Nel 2011 ha lanciato la propria app iOS, Android, Windows Phone e BlackBerry.

Flipkart


Fondata da Sachin Bansal e Binny Bansal nel 2007, Flipkart è una società di commercio elettronico che opera attualmente solo in India. Con sede a Bangalore, la società e-commerce, nel mese di luglio di quest’anno, ha raccolto più di 1 miliardo di dollari, grazie anche all’espansione della gamma dei prodotti in vendita.

Exotel


Exotel è la cloud telephony indiana. La società fornisce numeri virtuali e servizi come sms e call recording software alle piccole e medie imprese, abbattendo ed eliminando i costi di gestione. Conta già su 500 clienti ma spera di arrivare a superare i 1.500 entro la fine del 2014.

Hike Messenger


Creata nel 2012 da Atul Singh, Hike Messenger è una cross-platform di messaggistica istantanea indiana, già disponibile per android e ios, che permette agli utenti di mandare messaggi, emoticons, adesivi e altro. Conta più di 20 milioni di utenti.

Druva Software


Dal 2008 Druva fornisce protezione integrata dei dati ad alta sicurezza e software di gestione per i computer portatili aziendali, PC, smartphone e tablet. Con più di 150 dipendenti Druva somministra i propri servizi a più di 3000 aziende, tra le quali la Nasa, Tesla, KMPG e Xerox.

WebEngage


La società con sede a Mumbai lavora in più di 40 paesi e già nel 2010 ha raccolto più di 500.000 dollari di investimento da parte della società idiana GTI Capital Group. WebEngage è un kit di strumenti che consentono di raccogliere feedback, informazioni sui clienti tramite sondaggi e di eseguire promozioni di marketing.

Zoom


Fondata e lanciata da David Back e Greg Moran nel 2013, Zoom è un servizio di car sharing indiano. E’ la prima società indiana a dare la possibilità di affittare auto elettriche. Zoom ha iniziato con sette automobili per arrivare nel 2014 a più di cento veicoli attivi, sfidando così il sistema di trasporto indiano e la densità urbana.

Comunicare in Europa: un incontro sul linguaggio delle opportunità [EVENTO]

Far parte dell’Unione Europea prevede, per uno Stato ed i suoi cittadini, impegni e opportunità che spesso non sono accolti con consapevolezza dal nostro Paese. Secondo i risultati dell’ultimo rapporto Eurobarometro (rielaborazione di Mauro Varotto), l’UE è percepita dagli italiani come una cornice istituzionale astratta e lontana, non inclusiva e volta altrove. A prescindere dalle proprie idee personali sul tema, è necessario comprendere che i Cittadini hanno il diritto di incidere sulla vita e sulle decisioni dell’Unione Europea, ed hanno a disposizione diversi canali per farlo.

Per poter cogliere appieno tutte le opportunità messe a disposizione dalla UE bisogna innanzitutto capire come essa comunica, per strutturare proposte di valore ed argomentazioni efficienti su tutti i livelli. Le proposte di europrogettazione, come tutti gli altri documenti inviati all’attenzione della UE, possono essere bocciate non solo per la sostanza, ma anche per terminologia inesatta, che lascerebbe trasparire l’inadeguatezza del soggetto proponente.

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E’ questo il filo rosso dell’evento ‘Comunicare in Europa. Il linguaggio della crescita: dai documenti UE alle opportunità‘, promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno nell’ambito delle attività della cattedra “Comunicazione pubblica e linguaggi istituzionali” per il dottorato di ricerca in Scienze della Comunicazione.

L’evento si svolgerà Venerdì 7 Novembre dalle 9.30 alle 13.30, al Campus di Fisciano presso l’aula Magna della facoltà di Scienze Politiche di UNISA. L’iniziativa ha più obiettivi: da un lato aprire un confronto scientifico sugli strumenti per conoscere e divulgare la terminologia dei documenti istituzionali dell’Unione Europea per renderli più comprensibili; dall’altro cercare di avviare una riflessione con i professionisti dei media su come comunicare per facilitare l’accesso alle opportunità della strategia Europa 2020 e puntare, così, ad un percorso di crescita.

Al convegno parteciperanno, tra gli altri relatori:

  • Rodolfo Maslias, capo dell’Unità Terminologia del Parlamento Europeo;
  • Italo Rubino, direttore del Dipartimento di Lingua italiana, DG Traduzione, Commissione Europea, presidente della Rete di Eccellenza dell’Italiano istituzionale;
  • Mara Guia, Dipartimento per  lo Sviluppo e la Coesione economica del Governo Italiano;
  • Mirko Pallera, co-founder di Ninja Marketing;
  • Claudio Silvestri, giornalista presso Il Roma e vicesegretario del Sindacato Giornalisti della Campania;
  • Marco Esposito, economista e giornalista de Il Mattino.

Clicca sulla locandina dell’evento per approfondire i temi e i relatori:
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Comunicare in Europa è il primo appuntamento di un ciclo di incontri di studio e discussione, ideato e organizzato dalla prof.ssa Daniela Vellutino del Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno, in collaborazione con Ass.I.Term, Associazione italiana per la Terminologia, Ninja Marketing, punto di riferimento per l’innovazione in Marketing e Comunicazione,  e con Realiter, la Rete panlatina di terminologia, con il patrocinio di Cittalia, Fondazione ANCI Ricerche, e Termcoord, l’Unità di Terminologia del Parlamento europeo.