Come attivare strategie di marketing su Facebook: lo scopriamo con la Ninja Academy

strategie di marketing su Facebook

Durante il mese di aprile si è svolto il corso in Facebook Marketing realizzato dalla Ninja Academy con Lorenzo Viscanti e Laura Saldamarco. Il corso ha permesso ai numerosi partecipanti di apprendere le principali nozioni per creare strategie e iniziative sul social network attualmente più diffuso: Facebook.

Ripercorriamo insieme i principali contenuti e case history analizzate, ma anche i “compiti a casa” e le interazioni che si sono create tra gli studenti del corso.

Strategie di contenuto e di relazione su Facebook

Nel corso delle lezioni, Lorenzo e Laura si sono alternati per illustrare al meglio la piattaforma Facebook, i cambiamenti che sono avvenuti negli anni e le opportunità di comunicazione che derivano dal suo utilizzo. Ampio spazio è stato dato alla costruzione del piano editoriale, attività fondamentale e necessaria per raggiungere il successo con una Fan Page.

Si è passati poi allo studio pratico delle operazioni da seguire su Facebook: dalla creazione di una Fan Page, all’analisi degli Insight, fino allo studio dell’anatomia di una campagna.

facebook strategy

Durante le lezioni si è analizzata anche la struttura di una Facebook Strategist partendo da case history fino ad arrivare alla realizzazione di una propria strategia. I due docenti si sono divertiti infatti a mettere alla prova i loro studenti attraverso i famosi “compiti a casa”.

E ora… si studia!

Immedesimandosi in una azienda produttrice di latte Bio con target definito, gli studenti hanno dovuto definire una strategia editoriale su Facebook creando almeno 4 post per aumentare l’awareness e portare traffico al sito.

cristina d'elia

L’esercitazione ha avuto tantissimi riscontri positivi: durante il Question Time sono state discusse alcune strategie adottate e questo ha permesso a studenti e docenti di confrontarsi ulteriormente su quanto appreso nel corso delle lezioni.

Ninjetti all’azione!

Come per ogni corso, anche in questo caso Ninja Academy ha dedicato un gruppo Facebook chiuso ai partecipanti del corso, fatto che ha permesso a tutti gli studenti di conoscersi meglio e continuare a confrontarsi prima, durante e dopo le lezioni. A dire il vero, il gruppo continua ad essere molto attivo grazie ai contributi di ognuno.

post facebook

Il corso è stato davvero molto produttivo e il successo che ha riscosso, a leggere i commenti, è evidente!

post facebook

Grazie a tutti e… al prossimo corso Ninja!

Con G-Com il non convenzionale diventa aconventional [INTERVISTA]

Diego Perrone è il founder di G-Com, agenzia creativa di spicco in Italia specializzata in branded entertainment, interactive marketing, integrated e aconventional advertising.

In attesa del suo intervento al Corso in“Non-Conventional & Viral Marketing”, gli abbiamo fatto qualche domanda su marketing non convenzionale ed esperienziale.

Nel vostro team avete, tra gli altri, autori televisivi, game designer e community manager. Quali altre nuove professionalità e competenze richiedono le campagne non convenzionali oggi?

Grazie, ma ci fai più organici di quanto non siamo in realtà! Internamente, su base stabile, sicuramente designer e community manager non mancano. Gli autori, importantissimi, sono quasi sempre freelance con cui collaboriamo a seconda delle storie da creare e dei budget disponibili.

Essendo una content agency, il nostro lavoro consiste nel creare contenuti interattivi, storytelling in modalità transmedia e principalmente, branded entertainment: le finalità delle nostre produzioni sono molto variabili, così come il pubblico a cui si rivolgono, e pertanto cambiamo autori a seconda dello specifico mood che serve per raccontare in forma d’intrattenimento valori e prodotti.

Lavoriamo con case di produzione esterne per la realizzazione dei contenuti video, mentre per strutturarne e gestirne le meccaniche interattive e le strategie redazionali servono giornalisti e specialisti delle user-interface, visto che ci avvaliamo anche di piattaforme specifiche per la gestione di grandi volumi di interazioni.

A fine gennaio, quando abbiamo assunto l’ultima risorsa, dovevamo confrontarci con un settore, quello alimentare, che per noi era piuttosto sconosciuto. C’è sempre una componente “personale” che si abbina alle capacità professionali, e non va trascurata. Presto ci auguriamo di riaprire le selezioni, sopratutto se molti ci voteranno (fino al 5 maggio) come azienda innovativa al We 4 Italy di Unindustria, programma che finanzia nuovi inserimenti di personale in aziende innovative come riteniamo di essere.

Come si costruisce un mondo digitale immersivo? Quali esempi di campagne esperienziali citeresti come casi di successo?

La storia prima di tutto. Il pubblico può perdonare un’esecuzione non proprio perfetta, ma come per il cinema o la televisione, se manca la storia, anche il blockbuster con più budget della stagione può fallire.
Quindi si parte da lì, dalla costruzione (che avviene internamente) di una sinossi sulla base dell’analisi del pubblico.

Poi si passa all’espansione della storia con gli autori, e si ritorna internamente con la costruzione strategica di tutti gli elementi (fisici nel mondo reale o fittizi in quello digitale) e relative modalità interattive che compongono lo storyworld.

Transmedia storytelling e branded entertainment sono oggi delle buzzword così come lo era non molti anni fa il guerrilla marketing. A differenza del guerriglia però, la soglia di accesso a produzioni di questo tipo è maggiore, e dunque i casi –reali- italiani si contano ancora sulle dita di mezza mano.

Una delle cose personalmente più interessanti che ho scoperto, è stata quando ho sovrapposto due grafici che G-Com ha sviluppato autonomamente, quello della timeline del guerriglia marketing con quello… va bene, non anticipo altro, ne parlerò nel mio intervento al vostro Corso in Non Conventional & Viral Marketing del 9 maggio!

Tornando ai casi, sono e sarò sempre un enorme appassionato di Year Zero, la summa dell’esperienza immersiva, che sta al transmedia storytelling come i Mooninites di Boston stanno al guerrilla marketing.
Gli anni degli alternate reality game noi in Italia li abbiamo totalmente saltati, oggi si lavora quasi esclusivamente con mondi digitali. E non dico che sia un male.

I consumatori sono oggi più sofisticati e difficili da coinvolgere rispetto al passato?

Eccome. Io sono un consumatore, e cestino il 90% dei contenuti che ricevo. Come me, forse anche la maggioranza dei lettori di questo sito. E’ normale: siamo tutti più informati ed esigenti. Quello che tutti pretendiamo è che non siano più i dispositivi a definire le esperienze, ma vogliamo i contenuti ovunque ed in qualunque momento. Non per niente Netflix rilascia le sue serie originali disponibili immediatamente per intero, senza attendere settimana dopo settimana le puntate.

Questo è solo un esempio, ma cerchiamo di applicarlo anche nei contenuti creati per promuovere aziende e prodotti: se d’intrattenimento si parla, allora vanno mescolati gli elementi tipici della pubblicità con quelli dell’intrattenimento, in dosaggi diversi per non rischiare mai di disgustare all’assaggio.

Trovo molto interessante che negli USA ci siano aziende che producono (si dice a 1 milione di dollari a puntata come nel caso della catena di fast food Chipotle) webserie nelle quali quasi mai si parla del prodotto, ma piuttosto, si raccontano finemente i valori. Ecco, questo al pubblico piace e permette il coinvolgimento.

Come mai usate il termine aconventional? 🙂

Io arrivo dall’esperienza conclusa nel 2012 con un laboratorio di guerrilla marketing creato all’interno di un’agenzia tradizionale. Ho sempre cercato di creare qualcosa di diverso nella pubblicità, però in quell’anno è per me cambiato il senso di quello che è non convenzionale.

Quando ormai tutte, ma proprio tutte le agenzie di comunicazione propongono guerriglia marketing, mi viene difficile chiamarlo ancora aconvenzionale. Così sono partito alla ricerca di quello che sarebbe venuto dopo, del prossimo significato del termine, e quello che ho visto negli Stati Uniti, in Francia e Regno Unito mi ha dato il nuovo senso della parola non convenzionale.

Ho conservato giusto il nome, a cui ero ormai affezionato, e ho costruito una realtà totalmente nuova, che fa per clienti diversi cose molto distanti dal non convenzionale inteso come alcuni anni fa, quindi guerrilla marketing. Il mercato ha premiato, e soprattutto dall’estero stiamo ricevendo piccole ma costanti soddisfazioni.

Qual è la tua campagna aconventional preferita?

Se ti riferisci ad una campagna di guerrilla marketing a cui ho lavorato personalmente, non posso non citarti i sosia prima di Milan-Bari per Gazzetta dello Sport, 13 marzo 2011. I risultati ottenuti sono stati straordinari e ammetto anche inaspettati. Il video è diventato virale del tutto spontaneamente, e ce lo siamo ritrovati in Malesia, in Russia.

Ma del nuovo corso, non posso che essere fiero della serie tv interattiva Jurors, che sebbene non sia ancora andata in produzione (il format è stato opzionato da una casa di produzione olandese) ha portato il nostro nome in Brasile, Inghilterra, Francia. Siamo ora sostenuti dal progetto Europeo Accelmed, che ci porterà in economie per noi nuove come Serbia e Spagna. Ovunque ci siano persone con un dispositivo connesso in rete, c’è mercato per noi.

Corporate video storytelling, 5 idee per i brand

storytelling marketing

Un tempo lo sapevano menestrelli e poeti, oggi lo confermano le neuroscienze: comunicare delle informazioni tramite una narrazione rende molto più facile una connessione emotiva da parte di chi ascolta, guarda o legge. Raccontare storie è una delle attività più antiche praticate dall’uomo, che oggi vive attraverso diversi linguaggi oltre quello orale. Uno di questi è l’audiovisivo, a proposito del quale si parla di video storytelling.

Da quando il consumo di video online si è fatto sempre più massiccio, molti brand hanno inserito attività di video storytelling nel loro piano media. Sono molti i vantaggi che una buona strategia di storytelling marketing può apportare ad un’azienda, per la sua brand image e il suo posizionamento.

Storytelling aziendale: 5 modelli ed esempi a cui ispirarsi

Tramite gli esempi di storytelling che seguono, vedremo come un brand può utilizzare video che fanno molto più che promuovere un prodotto: fanno emergere gli ideali del brand stesso, proprio perché le storie sono ciò che rendono credibile, reale e verosimile la promessa di un brand.

Vediamo subito qualche efficace e replicabile modello di storytelling.

1. Storie di genesi

Ogni brand è un universo a sé, una cristallizzazione di eventi, persone, consumi. Ogni azienda ha una storia, sulla quale i consumatori si interrogano, che ne definiscono in ogni caso l’immagine.

Un video per raccontare quale sia il “big bang” aziendale, quali persone abbiano dato vita all’idea imprenditoriale è una buona idea per connettere i consumatori al brand.

Coma ha fatto ad esempio Lego che, già famosa in tutto il mondo, ha scelto un giorno di raccontare come sono nati i mattoncini colorati più amati da grandi e piccini.

“Probabilmente avrete visto uno di questi, un mattoncino Lego. Ma vi siete mai chiesti come tutto è cominciato, e perché si chiama Lego?” recita l’incipit del video.

2. Storie rilevanti di e per i fan

Un brand riesce ad entrare davvero nel cuore dei fan nel momento in cui riesce nel difficile compito di rendere chiaro come può rendere migliore il mondo per i suoi consumatori.

A questo proposito, sono molto efficaci quei video che raccontano storie (reinterpretate o in forma di documentario) di storie reali di persone la cui vita è stata sensibilmente cambiata con l’ausilio dei prodotti o servizi dell’azienda.

Un buon esempio di questo approccio sono i video di AppleMaking a difference. One app at a time” e di GoogleSelf-Driving Car Test: Steve Mahan“.

3. Storie che raccontano il brand come archetipo

Le forme simboliche sono da sempre le unità comunicative più potenti. Per questo motivo nelle storie si fa ampio utilizzo degli archetipi, forma preesistenti e primitive di pensiero.

Facendo riferimento ai diversi tipi di archetipi individuati da Jung e Pearson, molti brand cercano di costruire la loro identità attorno a queste costellazioni di senso.

Madre, senex, puer, ombra, persona, anima, animus, . L’eroe, il mago, il fuorilegge, il saggio, l’amante, l’esploratore, l’uomo qualunque, il sovrano, l’innocente, il giullare, l’aiutante, il creatore.

Ogni brand può raccontare storie facendo utilizzo degli archetipi, e può anche relazionarsi ai fan investendo la propria immagine di uno dei ruoli rivestiti da questi ultimi.

Nike, ad esempio, è un potente esempio di narrazione archetipica centrata sull’eroe, che si distingue per determinazione, perseveranza, coraggio, voglia di mettersi in gioco e sfidare i propri limiti.

4. Storie in metafora

Le metafore sono uno degli espedienti più utilizzati nella comunicazione, poiché il loro potere di suggerire immagini nella mente di chi ascolta rende ogni messaggio incredibilmente più efficace.

Le metafore più forti, in particolare, sono quelle che trainano con sè grandi emozioni, poiché muovono i sentimenti e i processi cognitivi delle persone.

Magistrale esempio è lo spot “The Kiss” di Vodafone: le cose belle dovrebbero durare per sempre; si parla di una tariffa telefonica, ma soprattutto di una storia d’amore incredibilmente romantica.

5. Storie per rebranding

Può accadere che un’azienda si trovi faccia a faccia con la necessità di attuare una strategia di re-branding, per re-indirizzare la sua immagine verso i valori originali del brand, o rispondere ad una situazione di crisi.

Anche in questo caso il video storytelling può essere molto utile. Si può adottare un approccio romantico (proporre un ritorno alle origini), tragico (che propone una sorta di redenzione), comico (strizzando l’occhio all’immagine che un tempo fece grande il brand) o ironica (proponendosi nella vesta antitetica di ciò che il brand ha storicamente rappresentato).

Ad esempio Coca Cola, nel progressivo sforzo degli ultimi anni teso a proporre prodotti meno calorici, crea molti commercial che propongono uno stile di vita più sano.

Il potere della leadership collettiva nel plasmare il futuro

Questo articolo è realizzato da Sol Italy, la Society for Organizational Learning internazionale presente in trentacinque Paesi del mondo, tra cui anche nel nostro, e che propone corsi di formazione organizzativi specificatamente dedicati alla leadership.

La SOL è sempre stata impegnata nel migliorare le capacità di apprendimento, leadership e gestione del cambiamento nelle organizzazioni.
Sviluppare la Leadership, infatti, incrementa “coraggio e visione di possibilità” e rappresenta pertanto, dopo l’apprendimento, il secondo necessario presupposto per gestire il cambiamento, innovare e competere nel futuro, soprattutto in un contesto che richiede un “continuo adattamento della strategia aziendale” perché a tutti i livelli il mondo è sempre più volatile, incerto, complesso e ambiguo.

La Personal Mastery, come intesa da Peter Senge, è una disciplina individuale che ci aiuta a gestire le tensioni che nascono naturalmente tra la nostra realtà corrente e la nostra visione del futuro. Noi siamo come contesi da due forze, una che ci lega alla realtà corrente ed alla difficoltà di cambiarla, ed una che ci lega alla visione, che chiamiamo, e che rappresenta la nostra volontà di perseguirla.

Nasce un conflitto strutturale tra forze che dà origine, a seconda di come ci poniamo davanti ad esso, ad una Tensione Emotiva o ad una Tensione Creativa. La Personal Mastery ci insegna che è fondamentale accettare e gestire queste due forze evitando di essere schiacciati sulla realtà corrente o di perdere il radicamento nella realtà a causa di un completo attaccamento alla visione. E ci insegna che lo strumento principale per riuscire in questo intento è il principio della verità, ovvero il dirsi ed il dire sempre la verità, il riconoscere sempre le situazioni cosi come sono e non come si vorrebbe che fossero.

Elasticità

La Theory U ci suggerisce invece che la leadership di successo dipende dalla qualità di attenzione e di intenzione che il leader porta in qualsiasi situazione. Due leader nelle stesse circostanze, che fanno la stessa cosa, e la fanno con le stesse modalità, possono portare risultati completamente diversi, a seconda del luogo interiore da cui ognuno opera, dello scopo ultimo per in funzione del quale è fatta l’azione.

Da una ricerca su 150 persone illustri in svariati campi è emerso che il Leader riesce a raggiungere risultati eccezionali quando riesce ad essere in contatto con il luogo profondo dentro di se dal quale origina la sua autentica motivazione. Molti esempi di quelle che vengono definite Pick Performance li troviamo generalmente nel mondo dello sport e in quello dell’arte, mentre assai poche ne troviamo nei mondi della politica e del business.

Tutti ricordiamo il famoso discorso di Martin Luther King jr “I have a dream” e il discorso di Bob Kennedy sul PIL nel 1968: sono due ottimi esempi di leadership autentica che nasce da una profonda connessione col proprio sè e da un’esemplare gestione della tensione tra realtà corrente e visione.

In entrambi i casi sono parole che diventano un motore eccezionale di motivazione nelle persone che ascoltano, e che si mobilitano perché chiamati da qualche cosa superiore a loro stessi.

Pick performance

In SOL la leadership viene appunto intesa così, come una capacità autentica, un modo di essere prima ancora che di agire, che porta un individuo di spicco e con positive motivazioni a mobilitare le persone in modo ampio a profondo.

Chi fosse interessato ad approfondire il tema di Personal Mastery e di Theory U allora segni in agenda questo appuntamento, perché a Bologna dal 18 al 21 giugno si terrà un corso a tal proposito, “Corso Intensivo Teoria U e Laboratorio Society 4.0”.
Per maggiori info si consulti il sito Solonline.org e ci si registri per fare un colloquio con gli organizzatori del corso, nonché docenti-facilitatori, che possono essere contattati anche via email ai seguenti indirizzi:
luigi.spiga@solitaly.org
giancarlo.manzoni@solitaly.org
rino.paretti@solitaly.org

Saranno ammessi massimo 24 partecipanti, che verranno divisi in 3-4 gruppi di lavoro: ecco perché è importante aderire chiedendo un colloquio orientativo.

Unconventional Days: Axe Exit [- 5 al corso in "NON-CONVENTIONAL & VIRAL MKTG"]

Unconventional Marketing: Axe Exit

Manca davvero poco al corso in Non-Conventional e Viral Marketing targato Ninja Academy!

Anche oggi, l’appuntamento unconventional ci offre il pretesto per riportare alla memoria le campagne di guerrilla marketing che hanno fatto la storia!

E’ la volta di Axe Exit, lo sticker che applicato accanto al cartello che indica una comunissima uscita di sicurezza, ha spiazzato tutti nel 2007. L’ironia della campagna di guerrilla del deodorante, conosciuto anche col nome Lynx, nel Regno Unito, ricorda tanto quella di Clet Abraham, l’artista che ha letteralmente stravolto la natura e la convenzionalità dei cartelli stradali rendendoli assolutamente unconventional.

Sovvertire l’ordine, de-semantizzare e de-contestualizzare, combinando assieme elementi improbabili e nuovi rispetto a un contesto noto, sono  le fasi per rendere non convenzionale, il simbolo della convenzione per antonomasia: un cartello.

Le parole sono superflue, la campagna si commenta da sola!

Unconventional Marketing: Axe Exit

L'esperimento di Göteborg: lavorare meno rende più efficienti

Nella storia dell’umanità, il problema dell’efficienza organizzativa si è sempre limitata principalmente a tre aspetti: all’organizzazione degli organi statuali, all’organizzazione della religione e all’organizzazione degli eserciti. Con la rivoluzione industriale si è posto, poi, un nuovo problema. Con la crescita dimensionale delle imprese occorreva organizzare la forza lavoro, e più avanti, gli aspetti giurislavoristici connessi ai diritti dei lavoratori.

In questa prospettiva rientra la durata dell’orario di lavoro, questo elemento, tra l”altro, è uno dei cardini di ogni contratto di lavoro che stabilisce la durata della prestazione lavorativa e quindi la retribuzione dovuta. In genere la durata dell’orario di lavoro è di 40 ore alla settimana. È proprio su questo elemento che ci sono studi che mirano a verificare per quanto tempo il lavoratore mantenga un’efficienza ottimale a livello fisico e intellettuale, trascorso il quale si entra in uno stato di stanchezza che pregiudicherebbe la produttività.

È nota la teoria della curva dell’attenzione secondo la quale la soglia di attenzione è di 40-45 minuti, il consiglio di molti esperti infatti, sarebbe di osservare una pausa di 15 minuti nel corso della mattinata, in modo da preservare l’efficienza attentiva. Ad influenzare la durata dell’attenzione posso concorrere anche caratteristiche personalio alcuni aspetti del contesto lavorativo. Inoltre le capacità attentive non rimangono invariate nell’arco della vita, ma vanno inevitabilmente incontro a un processo di normale decadimento con l’avanzare dell’età.

A tal proposito un esperimento sarà presto avviato in Svezia dove viene portato alla ribalta il problema dell’inefficienza dei dipendenti pubblici ad opera del partito maggioritario della città di Göteborg. La giunta comunale, della città svedese, infatti, è convinta che lavorare meno ore al giorno possa permettere ai dipendenti comunali di essere più efficienti nello svolgimento delle loro attività lavorative. Orario di lavoro ridotto, ma senza decurtazioni in busta paga; è questa l’idea del vice sindaco e assessore al pubblico impiego Mats Pilhem che quest’anno darà vita ad un vero e proprio esperimento, per questo accusato di populismo dall’opposizione.

L’esperimento

Riguarderà solo una trentina di dipendenti comunali che godranno dell’orario ridotto rispetto ai loro colleghi, per un totale di 30 ore lavorative alla settimana. Quest’ultimi, invece, continueranno a lavorare secondo i ritmi tradizionali, percependo lo stesso stipendio degli altri. Al termine dell’esperimento, dal confronto fra le prestazioni dei due gruppi, si tireranno le somme. In caso di successo il nuovo sistema verrà generalizzato.

I sostenitori dell’orario lavorativo ridotto affermano che lavorare meno ore renderà i dipendenti più sereni e automaticamente più produttivi. Questa convinzione nasce dall’idea che turni meno lunghi ridurranno le imprecisioni, accelereranno le tempistiche e ridurranno il numero di assenze per malattia dei dipendenti. “Chi lavora meno e quindi si stanca meno – dice Pilhem – è al meglio della sua forma, è meno assenteista e quindi lavora meglio”.

La città di Göteborg non è la prima ad avviarsi in questa direzione. Esperimenti simili si sono già verificati in passato nella stessa città e in altre d’Europa con scarsi risultati. Perseguire l’efficienza è senz’altro auspicabile, anzi diventa indispensabile in un periodo di necessario e faticoso risanamento dei conti, ma sarà questa la via risolutiva al problema?

Questa strada non è la sola, ce ne possono essere altre, ad esempio predisporre pause più frequenti nel corso dell’orario standart di lavoro e favorire un clima disteso attraverso la predisposizione di apposite aree ricreative che permettano un ristoro e recupero dallo stress lavorativo.
Funzionerà? Staremo a vedere.

Con Steller e Storehouse il visual storytelling è a portata di app

Raccontare con le immagini: il visual storytelling non è più soltanto un fenomeno nel mondo del marketing ma è ormai un fenomeno sociale, trainato prima di tutto dalla diffusione di social network dedicati come Pinterest e poi definitivamente confermato dalla mobile experience.

Ad oggi molte applicazioni dedicate alla raccolta, creazione e condivisione di immagini e video fanno parte della nostra vita quotidiana, prima fra tutte Instagram. Ma i mobile users sono sempre più esigenti e cercano applicazioni che in pochi tap permettano loro di condividere non solo immagini e video, ma “storie”.

E allora segnatevi queste due app, Storehouse e Steller, rispettivamente per iPad e per iPhone e iPod Touch. Al momento ci limitiamo al mondo iOS, ma aspettatevi presto qualche consiglio a proposito anche per Android!

 Steller

Steller è una visual storytelling app gratuita sviluppata da Mombo Labs , che consente di creare foto e video storie con una particolare attenzione al design . E’ stato appena lanciata su App Store di Apple in Nord America, Europa , Australia e Nuova Zelanda .

Karen Poole del team di progettazione di Steller, dice : “Abbiamo voluto creare un app che è stata specificamente progettata per i dispositivi mobile, consentendo la narrazione in tempo reale, autentica e on-the-go”

Steller è caratterizzato da un design minimalista, elegante e raffinato. Quando si apre l’app  è possibile subito sfogliare le storie realizzati dagli altri users dell’app divisi anche in  Collections , cioè categorie di storie che potrete scegliere di seguire.

Il menu è accessibile facendo swipe verso destra e da lì potete iniziare per creare in pochi tap le vostre storie caricando dalla vostra raccolta di immagini e video. L’app vi offre una scelta limitata di layout con un bel design e di font con cui scrivere la vostra storia: a voi basterà aggiungere le vostre pagine in cui caricare foto o video e il gioco è fatto!

Terminato l’editing, si può pubblicare la storia sulla propria rete di Steller e poi condividerlo sia all’interno della app, così come su altri siti di social networking, tra cui Twitter e Facebook.

Potete scaricare l’app cliccando sul logo qui sotto:

 

Storehouse

Storehouse esiste già da un anno sull’Appstore; realizzata da Mark Kawano, ex UI designer di Apple, questa app permette la creazione di contenuti  visivamente accattivante, così come facilmente accessibile.

Storehouse consente di inserire foto o clip video dal rullino fotografico, da Instagram, da Flickr o da Dropbox nella propria storia. Anche quest’app come Steller si distingue per la facilità d’uso e permette di combinare un layout personalizzabile a una navigazione intuitiva.

Inoltre Storehouse offre molte funzionalità interessanti per l’editing e permette di realizzare storie che possono essere condivisibile su tutti i social ma anche sul proprio sito, grazie al codice di embed. Guardate qui sotto un esempio di storia realizzabile con Storehouse, che può darvi l’idea anche di come questo tool possa essere utile anche per il marketing.

 

Se volete scaricare l’app, cliccate sull’immagine qui sotto:

Unconventional Days: Serie TV [-6 al corso in "NON-CONVENTIONAL & VIRAL MKTG"]

Marketing Non Convenzionale

Continuano i Ninja Unconventional Days, lo speciale della sezione marketing con cui vi stiamo proponendo le migliori campagne di guerrilla e viral marketing.

Da telefilm addicted quale sono, era impossibile non proporvi una serie di iniziative unconventional ideate per promuovere delle serie tv! Divertitevi!

True Blood

guerrilla marketing

True Blood

Ugly Betty

Marketing Non Convenzionale

Weeds

Non convenzionale

Game of Thrones

Guerrilla Marketing

unconventional newspaper

game of Thrones

The Sopranos

Guerrilla Marketing

Mad Men

Ambient Marketing

The Vampire Diaries

The Vampire Diaries

Doctor Who

Guerrilla Marketing

Doctor Who

Dexter

Viral marketing

The Walking Dead

The Walking Dead Guerrilla Marketing

Viral Marketing

Venite a scoprire i segreti del guerrilla e viral marketing al Corso di alta formazione professionale in“Non-Conventional & Viral Marketing” della Ninja Academy!

Le 50 professioni più ricercate dal web

Nel primo trimestre 2014, oltre 270.000 posti di lavoro sono stati analizzati per fornire un’immagine complessiva di quello che richiede attualmente il mondo dell’impiego. Freelancer.com, il noto sito mondiale che permette di rivelare trend e soprattutto di trovare e offrire lavoro in ambito digitale, ha infatti reso note, con una ricerca, le 50 professioni più richieste attualmente dal web.

Mobile OS developers, Android al primo posto

Con il 33,9%, contro il 32%, Freelancer.com ci rivela che il numero di offerte di lavoro per sviluppatori Android ha superato, addirittura già dal 2013, quelle per iPhone. Merito di questo incremento va soprattutto al flop degli iphone 5C e all’Asia, dove gli androidiani stanno continuamente aumentando; si registra, in particolare, una crescita del 5 % al mese.

Grafica e 3D

Il primo trimestre del 2014 ha evidenziato un grande salto per tutte le professioni impegnate nel mondo della grafica. L’indagine statistica ci mostra soprattutto un aumento per quanto concerne il 3D Rendering (43,9%), 3D Animation (35,7%) e 3D Modeling (34,5%). Il fascino globale per il “tridimensionale” si è poi intensificato grazie al notevole sviluppo e progresso del 3D Printing. Allo stesso modo, i lavori di Graphic Design e Illustration sono aumentati fino al 32,7% e gli Animation jobs sono in crescita del 21,3%.

Mobile app developer jobs

Dopo il successo di Candy Crush e Flappy Bird, capaci di far guadagnare più di 50.000 dollari al giorno in entrate pubblicitarie, i lavori per lo sviluppo di applicazioni mobile sono stati molto richiesti. Dal 2014 le offerte di mobile app developer sono aumentate del 35,3%.

Content, scrivere per lavoro

“Il contenuto è ancora il re”, afferma l’analisi. Un fortissimo rimbalzo hanno visto infatti i lavori di scrittura online. Ghostwriting (41,5%) e Copywriting (17,7%) si aggiudicano i primi posti nel settore. Assumere esperti in grado di saper comporre articoli con contenuti di alta qualità sembra essere una delle chiavi di volta per avere un notevole successo e rilevanza nel mercato.

Fare Business col web

BPO, Business Process Outsourcing, classificato generalmente come tutte quelle funzioni aziendali interne ed esterne, quali, ad esempio, risorse umane e contact center, ha visto una notevole crescita in determinati settori. Le imprese hanno iniziato il nuovo anno impiegando al loro interno moltissimi freelance, in particolare Accounting (26,5%), Sales jobs (20,5%), Leads (17,7%), Business Analysis (15,8%) e Virtual Assistant (13,3%).

Jobs Act review di Adecco: alcune novità sui contratti [INFOGRAFICA]

Visto il tasso di disoccupazione del 13%, che tra i giovani raggiunge l’elevatissima cifra del 43%, per (ri)favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, il governo Renzi ha avanzato il testo denominato Jobs Act, sulla riforma del lavoro, al fine di snellire alcune tipologie contrattuali di lavoro per rilanciare l’occupazione, in particolare quella giovanile.

Gli obiettivi, che con il Decreto Legge 34/2014 , in vigore dal 21 marzo 2014, il governo intende raggiungere, vanno dalla semplificazione delle procedure che regolano la gestione del rapporto di lavoro, riordinando e riducendo le diverse tipologie di contratto, alla razionalizzazione degli incentivi per le assunzioni. Sono previste, inoltre, norme volte a tutelare le donne lavoratrici in maternità e quelle volte a ridefinire il sistema degli ammortizzatori sociali, al fine di garantirne uno più vantaggioso per tutti i lavoratori in caso di inoccupazione involontaria. Altro obiettivo è l’abolizione del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che sarà sostituito da un modulo da compilare su internet.

Sebbene sarebbe il caso di attendere che il decreto legge venga convertito in legge definitiva, con le conseguenti circolari esplicative, prima di dare indicazioni che allo stato attuale potrebbero rivelarsi fuorvianti o fallaci, l’infografica realizzata da Adecco risulta molto utile per capire quali sono le principali novità introdotte a livello di contratti e in che modo impatteranno sui lavoratori.

 La sintesi grafica realizzata da Adecco mette a confronto la situazione attuale, in materia di lavoro, e le riforme avanzate nel Jobs Act rispetto ai contratti a tempo determinato, di somministrazione a tempo determinato e contratti di apprendistato.

Contratti a tempo determinato e di somministrazione

Il decreto Jobs Act prevede per i contratti a tempo determinato e di somministrazione (ad oggi disciplinati dal D. Lgs 368/2001) una durata massima di 36 mesi venendo meno l’obbligo di specificare il motivo dell’assunzione e l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro. E’ previsto, inoltre, per i CTD la possibilità di prorogarli fino ad un massimo di 8 volte, nell’arco di 3 anni, senza  più dover giustificarne la causa;

mentre per i contratti di somministrazione continua a valere l’attuale normativa che prevede la possibilità di prorogare il contratto fino ad un massimo di 6 volte. Infine le assunzioni potranno coinvolgere solo il 20% della forza lavoro assunta con un CTD mentre per i contratti di somministrazione si continua a far riferimento ai limiti fissati dai CCNL dei vari settori.

Contratti di apprendistato professionalizzante

Per quanto riguarda i contratti di apprendistato non sarà più obbligatorio mettere per iscritto il progetto formativo e diventa facoltativa la formazione di tipo trasversale somministrata dalle regioni. Infine non sarà più obbligatorio neppure confermare il 50% dei precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo per assumerne altri con il medesimo contratto.

In conclusione, come è evidente lo sforzo di Adecco, di realizzare una sintesi chiara e utile, è senz’altro riuscito. L’infografica risulta estremamente accessibile anche ad un lettore che si sente confuso dal mare magnum della normativa sul lavoro. C’è da dire però che la riforma contenuta nel Jobs Act di Renzi non è, al contrario, ancora così chiara, sia per il contratto a termine che per l’apprendistato e non solo.

C’è da chiedersi, infatti, per quali contratti a termine si applica la riforma Jobs Act: per quelli in corso già da prima o solo per i nuovi? E per l’apprendistato le regioni che fine faranno, rinunceranno così supinamente alla formazione nonostante l’art. 117 della Costituzione la ponga a loro appannaggio? E se non c’è l’obbligatorietà del profilo formativo le aziende come faranno ad organizzare la formazione? E se il CCNL prevede il profilo formativo scritto, deve essere elaborato o no?..